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mercoledì 31 dicembre 2025
martedì 30 dicembre 2025
Forze armate della Federazione Russa - Вооружённые силы Российской Федерации, Vooružënnye sily Rossijskoj Federacii: le forze armate russe hanno probabilmente ricevuto un primo lotto del fucile d'assalto compatto AK-15K calibro 7,62 x 39 mm, secondo un comunicato stampa del gruppo Kalashnikov. Non sono state fornite informazioni sulle quantità consegnate o sul valore dell’ordine.
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Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Forze armate della Federazione Russa - Вооружённые силы Российской Федерации, Vooružënnye sily Rossijskoj Federacii
Le Forze armate della Federazione Russa (in russo Вооружённые силы Российской Федерации, Vooružënnye sily Rossijskoj Federacii) sono costituite da tre rami di servizio principali, le Forze terrestri, la Marina militare e le Forze Aerospaziali e tre rami di servizio indipendenti, le Forze missilistiche strategiche, le Truppe aviotrasportate e il 12 novembre 2025 il Ministero della Difesa ha mostrato per la prima volta l'emblema delle nuove truppe di sistemi senza pilota, che raffigura ali incrociate da una freccia e una spada, e al centro un microchip con una stella d’oro.
Istituite nel 1992, hanno rilevato la maggior parte dell'eredità materiale e giuridica delle Forze armate sovietiche. In termini di personale in servizio attivo, sono la quarta forza militare più grande del mondo, con 1,320 milioni di uomini e almeno 2 milioni di riservisti.
Secondo la CIA, "la Russia prevede di espandere il suo personale attivo a 1,5 milioni entro il 2026, il che la renderà la terza più grande al mondo, dopo Cina e India".
Fucile d'assalto compatto AK-15K calibro 7,62 x 39 mm
Le forze armate russe hanno probabilmente ricevuto un primo lotto del fucile d'assalto compatto AK-15K calibro 7,62 x 39 mm, secondo un comunicato stampa del gruppo Kalashnikov. Non sono state fornite informazioni sulle quantità consegnate o sul valore dell’ordine.
Il gruppo Kalashnikov ha presentato per la prima volta il nuovo fucile d'assalto in calibro 7,62 × 39 mm con la denominazione AK-15K nella versione di serie alla fiera internazionale degli armamenti IDEX 2025 nel febbraio 2025 ad Abu Dhabi.
Si tratta di una versione accorciata dell'AK-15, un adattamento dell'AK-12 nel calibro 7,62 x 39 mm. Sia l'AK-15 che il modello base AK-12 sono stati sviluppati per il sistema militare russo Ratnik e introdotti nell'ambito del relativo programma. Il prototipo della versione compatta AK-15K è già stato presentato da Kalashnikov in una fiera in Russia nel 2017. Tuttavia, Kalashnikov avrebbe ricevuto solo all'inizio di quest'anno il via alla produzione di serie e i relativi ordini che giustificano la produzione.
Il fucile d'assalto ha tutti i vantaggi ergonomici dell'AK-12, come il supporto per le spalle regolabile in lunghezza, e quindi si differenzia dai progetti di epoca sovietica. Inoltre, grazie alla guida Picatinny, i miri ottici e optronici possono essere fissati all'arma, il che è possibile con i fucili AKM dello stesso calibro solo tramite un montaggio laterale su di una lunghezza significativamente maggiore. Il fucile con una lunghezza della canna di 290 mm, pesa circa lo stesso di un normale AKM, con 3,4 kg. Il comunicato stampa rilasciato ai media sottolinea anche che l'arma viene consegnata in un modello mimetico simile al multicam. Secondo l'azienda, questa finitura è disponibile da quest'anno per tutte le armi russe.
Sebbene sia disponibile una cartuccia più moderna 7N6 nel calibro 5,45 x 39 mm, che dal 1974 è stata utilizzata con l'indice GRAU (sistema di designazione per le armi, le munizioni e le attrezzature delle forze armate originariamente sovietiche, poi russe), la popolarità del calibro 7,62 x 39 è ininterrotta. La ragione di ciò, oltre ad alcuni altri sviluppi balistici propri favorevoli, è apparentemente l'elevata compatibilità con i riduttori del suono mantenendo allo stesso tempo gran parte delle prestazioni. Inoltre, il calibro è diffuso in tutto il mondo, il che significa che ha una significativa rilevanza per le esportazioni russe, limitata dalle sanzioni. Questo spiega anche perché, oltre all'AK-15 di Kalashnikov, sono stati sviluppati un AK-15SK ancora più corto e una mitragliatrice leggera denominata RPL-7.
Ak-15K: è la versione in 7,62×39 dell’Ak-12K, con la canna misura 290 millimetri (11,4 pollici contro i 16,3 della versione fucile), è dotata di spegni-fiamma diverso e più compatto e il peso, scende a 3,4 Kg a vuoto. Conserva le normali forniture sintetiche della serie Ak-12 ma la calciatura ribaltabile perde il poggia guancia.
Ak-15Sk: è la versione in 7,62×39 dell’Ak-12Sk, adotta canna da 228 millimetri (8,9 pollici) e pesa a vuoto 3,2 Kg, la calciatura polimerica e ribaltabile è invece quella più compatta utilizzata già dalla Smg in 9×19 Kalashnikov Ppk-20.
Rpl-7: è la versione in 7,62×39 della Lmg a nastro Kalashnikov Rpl-20 (5,45×39 e giunta alla Gen II); incorpora inferiormente un tratto di guida Picatinny e adotta canna accorciata da 415 millimetri (16,3 pollici); pesa 5,5 Kg a vuoto e impiega nastro non disintegrabile da 80 colpi contenuti in una sacca o soft pouch agganciata inferiormente al fusto.
Le tre armi sopra specificate evidenziano l’interesse per il calibro storico 7,652 × 39 , diffuso in tutto il mondo e non solo nelle aree medio-orientali/africane.
Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA,
storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri
di un reparto militare
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà:
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!
Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti
sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace,
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non,
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo:
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Hartpunkt, Armi e Tiro, Wikipedia, You Tube)
LA CORSA AI MICRO REATTORI NUCLEARI PER LA PROPULSIONE NAVALE
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Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
- IL TEMA SPINOSO DEL NUCLEARE - MICRO REATTORI SULLE NAVI DA SALVATAGGIO;
- I MICRO-REATTORI NUCLEARI STATUNITENSI DELL’IDAHO NATIONAL LABORATORY;
- IL PROGETTO DI FINCANTIERI NELLA PROPULSIONE NUCLEARE NAVALE (nell’Arsenale di Venezia si trova una riproduzione reale del reattore nucleare raffreddato a piombo liquido TL-40 progettato da Newcleo, un reattore sicuro, sostenibile e compatto studiato per la propulsione di grandi navi e per la produzione di energia in aree isolate e off-grid);
- IL PROGRAMMA “MINERVA”, cioè la Marinazzazione di Impianto Nucleare per l’Energia a boRdo di Vascelli Armati.
LA CORSA AI MICRO REATTORI NUCLEARI
Nell’ambito di Google, Microsoft, di colossi industriali come Siemense e della startup Newcleo fondata dal fisico italiano Stefano Buono sono stati da tempo messi a punto micro reattori nucleari modulari o “Small modular reactor (Smr)”; inoltre, l’alleanza promossa dalla Commissione europea per sviluppare impianti di energia atomica di piccola taglia ha tra i suoi iscritti, oltre ai giganti globali del digitale, anche università, piccole imprese e multinazionali del settore.
L’obiettivo, come noto agli addetti ai lavori, è quello di costituire una rete che faccia avanzare l'industria europea nel mercato dei mini reattori nucleari modulari che sono di fatto impianti atomici piccoli rispetto alle centrali tradizionali, sia per dimensione che per potenza. Gli stessi utilizzano tecnologie a fissione per produrre dai 10 ai 300 megawatt di energia; i nuovi micro-reattori dovranno utilizzare strutture modulari per facilitare la produzione in serie e nuove procedure di assemblaggio, come spiega l’italiana Enea.
Di fatto, da diverso tempo, allo scopo di diversificare le fonti energetiche, l’Unione Europea ha inserito il nucleare tra le tecnologie destinate a ricevere finanziamenti per raggiungere gli obiettivi di abbattimento delle emissioni; l'alleanza sui mini reattori nucleari deve servire a creare un'industria europea in grado di soddisfare il fabbisogno dei 27 membri senza dipendere da fornitori esterni, come è successo con la Cina-comunista per i pannelli solari e altro.
Dal 2024, la rete di imprese e centri di ricerca mira a tagliare il traguardo dell'installazione di un reattore “SMR” entro il 2030. A settembre sono stati scelti i progetti di piccoli reattori che l'alleanza intende sostenere, dal punto di vista economico e della ricerca, attraverso otto gruppi di lavoro (dalla filiera della fornitura al trattamento delle scorie radioattive).
IL TEMA SPINOSO DEL NUCLEARE
Ad oggi, soltanto 13 nazioni europee su 27 si affidano anche a centrali atomiche per il loro fabbisogno di energia, con la Francia al primo posto. La Germania ha chiuso la sua stagione dell'atomo nella primavera del 2023 e solo dopo la crisi energetica provocata dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, Berlino ha spinto per sfumare il riferimento al nucleare.
Ad oggi, hanno passaporto francese un iscritto su quattro: 72 imprese, tra cui ci sono anche la statunitense Jacobs o la coreana Kepco, ma anche aziende e università locali. L’azienda francese Orano, con 4,8 miliardi di euro di ricavi nel 2023, ha in cantiere due progetti di “SMR”.
Anche Newcleo, ha aderito attraverso il suo ramo d'0ltralpe.La startup di Buono ha ottenuto l'autorizzazione per la realizzazione dei suoi reattori in Francia, dove ha impostato un piano di investimenti fino a 3 miliardi che ha suscitato l'interesse dell'Eliseo. Anche Newcleo è stata selezionata nei progetti di France 2030. E in questa cornice ha stretto una partnership industriale con Naarea, startup francese a sua volta aderente all'alleanza europea.
Dopo la Francia, per numero di iscritti alla rete degli smr, si colloca a sorpresa, l’Italia con 39 iscritti: è il secondo paese più rappresentato nella coalizione di Bruxelles. Sebbene l'Italia abbia chiuso quasi 40 anni fa con l'atomo, la filiera industriale non si è sfaldata e i campioni nazionali dell'energia, Eni ed Eni e Ansaldo Nucleare sono impegnati nello sviluppo di almeno tre modelli di “SM”; Fincantieri e Rina, sono molto interessate alle applicazioni in ambito marittimo tramite l’Agenzia industrie difesa, una società pubblica che sovrintende la produzione di stabilimenti e arsenali delle forze armate.
La Walter Tosto di Chieti, realizza infrastrutture critiche ed ha fornito pezzi anche al reattore sperimentale europeo per la fusione nucleare, Iter, in costruzione nel sud della Francia; la mantovana Bellelli Energy; la bergamasca Brembana&Rolle, produttrici di parti di reattori e scambiatori di calore. Tra le università presenti, ci sono Pisa e il Politecnico di Milano.
Anche la Polonia è considerata tra i paesi più avanzati al mondo nei programmi sugli “SMR”r. Seguono la Repubblica Ceca e la Germania. Benché l'alleanza si professi “europea”, la Commissione ha sfruttato l'architettura del progetto per alcune mosse diplomatiche con cui avvicinare paesi vicini alla sua orbita industriale. Prima l'Ucraina, che possiede la centrale atomica più grande del continente, quella di Zhaporizhzhia, ora sotto il controllo delle truppe russe, con 10 enti (tra cui Energoatom, l'azienda nazionale per l'energia nucleare), e poi la Turchia.
Seduti al tavolo, per interposte filiali europee, ci sono anche le statunitensi Google e Microsoft, due colossi del tech che stanno monitorando gli sviluppi dell'industria nucleare per alimentare in particolare i data center, che bruciano sempre più energia sulla scia degli sviluppi dell'intelligenza artificiale. I due giganti del Web sono interessanti a finanziare la ricerca e assicurarsi contratti di favore per sperimentare tecnologia d'avanguardia. Anche Westinghouse o Worley, mediante i loro centri di ricerca nel Vecchio continente, sono interessate ai nuovi modelli di “SMR”.
Per la Commissione europea questo è l'ennesimo test sull'efficacia delle sue alleanze industriali, che sono lo strumento con cui vuole fare rete nel mercato interno per fronteggiare la concorrenza internazionale. Al momento ne sono attive undici: dalla batterie alle terre rare, dal fotovoltaico ai semiconduttori. Tutti settori in cui l'Europa arranca dietro a Cina e Stati Uniti. L'alleanza sul cloud, per esempio, finora non ha dato i risultati sperati. La bilancia pende sempre a favore dei colossi USA e l'avvento dell'AI generativa ha allargato ancor più il divario esistente.
Sui mini reattori nucleari la partita è tutta da giocare, anche se Stati Uniti e Cina sono avanti. La Cina, come si sa, ha vinto la corsa ad attivare il primo reattore, a fine 2023.
La commercializzazione di questi nuovi impianti non è prevista prima del 2030. Come spiega l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Iaea), parte delle Nazioni Unite, in un suo documento, “ci sono vari modelli di smr a diversi stadi di sviluppo”. Per l'Europa gli ostacoli sono di natura politica. L'energia atomica ha ricevuto un nuovo impulso dopo l'invasione dell'Ucraina per assicurare indipendenza, ma con approcci contrastanti per i costi necessari e i tempi del percorso verso le zero emissioni nel 2050.
L'Europa deve necessariamente tenere il passo anche sul fronte della fusione nucleare. Secondo l'ultimo rapporto dell'Associazione per la fusione nucleare, a metà del 2024 i finanziamenti per la tecnologia che riprodurrà sulla Terra il meccanismo che genera energia sulle stelle (fondendo i nuclei, anziché spezzandoli) hanno raggiunto i 7,1 miliardi di dollari. L'Europa unita ad oggi può contare su sei realtà.
MICRO REATTORI SULLE NAVI DA SALVATAGGIO
La società australiana Seatransport, insieme a quella statunitense Deployable Energy e al Lloyd's Register, stanno studiando un prototipo di nave da impiegare nelle aree più remote.
Il gruppo di progettazione navale australiano del Queensland, Seatransport, e quello di servizi ingegneristici Deployable Energy, con sede a Houston, in Texas, stanno collaborando con il Lloyd's Register (LR) per sviluppare una nuova generazione di propulsori a energia nucleare da impiegare sulle navi dislocate soprattutto nelle aree più remote del pianeta.
Si utilizzerà la tecnologia dei micro reattori modulari (MMR), da 2 a 5 parti per la precisione, da 1 MWe ciascuno. Il progetto a cui lavorano i tre soggetti prevede l'alimentazione di una nave anfibia di 73 metri di lunghezza, progettata per interventi di emergenza e soccorso in caso di calamità. La propulsione nucleare consentirà alla nave di operare senza fare alcun rifornimento di carburante per almeno otto anni, con notevoli vantaggi logistici ed economici. Inoltre, grazie alla notevole quantità di energia a disposizione fornita dalla tecnologia nucleare, la nave potrà immettere energia nella rete elettrica costiera delle aree colpite.
I MICRO - REATTORI NUCLEARI STATUNITENSI DELL’IDAHO NATIONAL LABORATORY
L'Idaho National Laboratory (INL) ha annunciato la selezione iniziale di cinque team per condurre i primi esperimenti per l'utente finale sul banco di prova Microreactor Application Research Validation and Evaluation (MARVEL) che includono l'alimentazione dei data center per la corsa all'intelligenza artificiale (AI) e l'avanzamento della desalinizzazione delle acque; mirano a liberare l'innovazione del settore privato e accelerare l'implementazione dell'energia nucleare commerciale.
Il MICRO-REATTORE MARVEL è un banco di prova unico progettato per aprire la strada all'integrazione dell'energia nucleare in applicazioni non tradizionali: è compatto, ed ha all'incirca le dimensioni di una berlina; è alto solo 15 piedi.
È previsto per il funzionamento presso il Transient Reactor Test Facility presso l'INL, per dimostrare utilizzi innovativi su di un sistema operativo.
Nonostante la sua piccola impronta, il MARVEL è una centrale elettrica di capacità termiche. Agisce come un micro-reattore raffreddato da sodio-potassio utilizzando combustibile idruro di uranio-zirconio, simile a quello utilizzato nella ricerca universitaria.
Il sistema utilizza il raffreddamento a circolazione naturale per operare a un intervallo di temperatura da 500°C a 550°C, producendo 85 kilowatt (kW) di energia termica e circa 20 kW di elettricità.
Con il MARVEL, le aziende potranno verificare come i micro-reattori ci aiuteranno potenzialmente a vincere la corsa globale all'IA, risolvere le sfide dell'acqua e molto altro ancora. Il banco di prova MARVEL esemplifica come l'energia nucleare possa aprire la porta ad un futuro più sicuro e più prospero per tutti.
Amazon Web Services propone di accoppiare il MARVEL con un data center modulare allo scopo di creare un sistema autosufficiente per la difesa e le agenzie governative in grado di operare indipendentemente dalle infrastrutture elettriche tradizionali.
DCX USA e l'Arizona State University pianificano di dimostrare la fattibilità di un micro-reattore che alimenta un data center per l'intelligenza artificiale, raccogliendo dati su come fornire la potenza stabile e continua necessaria per l'elaborazione dell'IA. Anche i progressi operativi e la gestione delle risorse sono i punti chiave degli esperimenti selezionati.
General Electric Vernova intende dimostrare operazioni di reattore remoto e autonomo per stabilire standard di controllo per un'applicazione commerciale più ampia. Radiation Detection Technologies testerà tecnologie avanzate di sensori ad alte prestazioni per monitorare le prestazioni dei reattori avanzati.
Shepherd Power, NOV e ConocoPhillips lanceranno un progetto di desalinizzazione pilota utilizzando il calore di processo generato dal nucleare nelle operazioni afferenti il petrolio e il gas naturale.
I team selezionati si coordineranno ora con il Dipartimento dell'Energia e gli esperti di laboratorio nazionali per verificare la fattibilità delle applicazioni proposte entro il 2026.
IL PROGETTO DI FINCANTIERI NELLA PROPULSIONE NUCLEARE NAVALE
Nell’Arsenale di Venezia si trova una riproduzione reale del reattore nucleare raffreddato a piombo liquido TL-40 progettato da Newcleo; è un reattore sicuro, sostenibile e compatto studiato per la propulsione di grandi navi e per la produzione di energia in aree isolate e off-grid.
Il funzionamento del reattore avrà la capacità di bruciare le scorie prodotte dalle centrali nucleari tradizionali, e le sue caratteristiche di sicurezza passiva che lo renderanno una soluzione ideale per alimentare le attività umane energivore in maniera sostenibile.
La società Pininfarina ha disegnato qualità estetiche e simboliche aumentandone l’attrattiva e il fascino, rendendolo accessibile al pubblico. Il reattore in mostra al pubblico è in una configurazione aperta, osservabile da ogni angolazione.
La sua forma offre le linee di un grande vaso, e suggerisce un senso di leggerezza, in netto contrasto con la sua massa effettiva, superiore ai 2.000 Kg. L’involucro esterno è contraddistinto da lamelle ravvicinate e genera raffinati giochi di luce e ombre; l’intera struttura risulta alta circa cinque metri e mezzo.
Progettato dai designer, il reattore consente una visione diretta del suo interno e permette ai visitatori di cogliere con immediatezza i principi e i processi che regolano la generazione dell’energia.
I piccoli reattori modulari di quarta generazione Newcleo rappresentano un approccio rivoluzionario alla sfida della decarbonizzazione offrendo la risposta ai problemi percepiti del nucleare tradizionale. L’innovativo sistema di raffreddamento al piombo introduce sistemi di sicurezza passiva che eliminano il rischio di incidenti nucleari attraverso le leggi fisiche che governano il funzionamento del reattore. Questi reattori sono in grado di eliminare le scorie nucleari generate dalle centrali nucleari tradizionali attraverso un sistema virtuoso di multi-riciclo che consente di bruciarle generando energia pulita, economica e quasi inesauribile.
L’Ad di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ha detto in merito: «Il nucleare con reattori più piccoli consente di essere utilizzato non solo su sommergibili e portaerei, ma anche sulle navi più piccole come incrociatori o, addirittura, le Fregate lanciamissili. Questa innovazione ci renderebbe unici al mondo».
Sono in progetto navi d’assalto anfibie LHA e sottomarini a propulsione nucleare SSN nel futuro della Marina Militare italiana.
La Direzione degli armamenti navali ha di recente dato incarico a Fincantieri di elaborare un piano che “esplori in modo esaustivo e dettagliato gli impatti dell’impiego della propulsione nucleare a bordo delle unità navali maggiori e dei sottomarini” per valutarne la sostenibilità nel tempo.
Sulla base della LHD portaeromobili Trieste e di sottomarini AIP U212NFS, lo studio dovrà specificare quali modifiche progettuali dovranno essere necessarie per utilizzare un reattore navale a fissione di terza o quarta generazione su tali mezzi navali.
Dopo i vincoli progettuali per le future unità navali, che sicuramente avranno maggiori dimensioni rispetto alle attuali, si dovranno prendere in considerazione gli aspetti industriali e di gestione. Si dovrà altresì scegliere dove ospitare il prototipo del futuro reattore, dove costruirlo, la catena di realizzazione, in quale sito industriale integrarlo con la nave nucleare, quali infrastrutture critiche saranno necessarie per la sua gestione, dove fare il pieno “di energia” e dove stoccare il materiale fissile esausto. Il tutto partendo da un’analisi delle pratiche utilizzare dalle altre nazioni che utilizzano già questo tipo di unità: Stati Uniti, Francia e Inghilterra in primis.
Lo studio dovrà tener conto dei requisiti di cui dovranno tener conto le fabbriche e i cantieri navali per la costruzione e la manutenzione dei reattori e delle unità navali e dei sottomarini a propulsione nucleare. Le basi navali attrezzate per il Nuclear Naval Base dovranno essere idonee allle operazioni di fuelling, di refuelling ed alle manutenzioni sui reattori. Nei cantieri navali e negli arsenali marittimi di domani dunque potrebbe esserci anche questo tipo di capacità tecnologica.
Da tempo la Marina Militare ha operato presso il Centro interforze studi per le applicazioni militari Cisam di Pisa su di un reattore a fissione spento nel 1980. In anni recenti la creazione di reattori di piccole dimensioni per impiego navale era già tornata in auge con il progetto Minerva (Marinizzazione di impianto nucleare per l’energia di bordo di vascelli armati) compreso nel Piano nazionale della ricerca militare, a cura di Fincantieri, Cetena, Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università degli Studi di Genova.
Un passaggio che ha riacceso l’attenzione sulla possibilità di utilizzare la tecnologia nucleare a supporto del naviglio militare in quanto per Fincantieri è uno snodo indispensabile; nei piani del manager Folgiero, il nucleare è un tassello importante della road map verde del gruppo che punta a emissioni zero per le nuove unità navali. Da tali lineee guida nasce la scelta dell’azienda di partecipare allo sviluppo del programma francese Iter. Fincantieri SI opera come capofila di diversi progetti ed alle alleanze con gli attori cruciali Newcleo e Rina.
IL PROGRAMMA “MINERVA”
La sfida alla quale ha accennato il ceo di Fincantieri si chiama “Minerva”, una delle tessere del Piano nazionale della ricerca militare. Minerva è un acronimo (Marinazzazione di Impianto Nucleare per l’Energia a boRdo di Vascelli Armati) e nel 2023 la Direzione degli Armamenti Navali del ministero della Difesa ha lanciato un bando per lo studio e l’integrazione a bordo di una nave militare di prima linea di un reattore nucleare di nuova generazione per la produzione e generazione elettrica.
Il programma prevede tre fasi:
- lo studio per l’impiego navale militare dei reattori nucleari di nuova generazione.
- un case study con il concept design di una unità navale combattente nucleare;
- il confronto tra una unità esistente e la soluzione con propulsione nucleare con l’obiettivo di determinare vantaggi e svantaggi collegati all’integrazione.
L’incarico per lo studio è stato affidato a un’associazione tra Fincantieri (in qualità di mandataria) tramite la controllata Cetena (Centro di ricerca in campo marittimo), Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università degli Studi di Genova.
Una squadra molto attrezzata per approfondire i confini della propulsione nucleare sulla quale, va ribadito, Fincantieri si è mossa già dal mese di luglio 2023.
La Direzione Nazionale degli Armamenti della Difesa - Divisione “Propulsione ed energia” degli Armamenti navali, ha suggerito i tempi entro cui la Marina militare italiana dovrà raggiungere una svolta nucleare: due anni per i nuovi sistemi per la propulsione navale.
Il Ministero della Difesa italiano ha aperto una consultazione per coinvolgere aziende capaci di inserirsi nella costruzione di questa nuova filiera per lo studio “degli impatti nei diversi domini dell’impiego della propulsione nucleare a bordo delle unità di superficie e subacquee“. Due sarebbero le piattaforme navali per le quali la Difesa chiede che vengano effettuate “considerazioni relative ad impianti, materiali, tabelle d’armamento e siti di costruzione e manutenzione“: le unità navali LHD con funzioni anche anfibie e i nuovi sottomarini U212NFS: entrambe le tipologie di navi sono in costruzione nei cantieri Fincantieri del Muggiano, nei pressi di La Spezia.
Fincantieri sarà la “design authority” e si può immaginare che almeno alcuni nomi rientreranno nel progetto generale: la controllata di Fincantieri Cetena, Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università degli Studi di Genova, tutte realtà coinvolte a vario titolo nello sviluppo di reattori di piccole dimensioni per impiego navale; come già evidenziato il progetto è denominato Minerva (“Marinizzazione di impianto nucleare per l’energia di bordo di vascelli armati”), e fa parte del Piano nazionale della ricerca militare.
Il progetto Minerva sarà indirizzato verso lo sviluppo di una portaerei a propulsione nucleare, come già ribadito da Enrico Credendino, capo di Stato Maggiore della Marina italiana. Il riarmo e la trasformazione verso un’economia di guerra si intreccia sempre più con la capacità di proiezione italiana verso il cosiddetto Mediterraneo allargato, per la quale la marina avrà un peso fondamentale.
Lo studio dovrà considerare l’impiego di reattori nucleari a fissione di ultima generazione (3+ e 4), e su tali tecnologie lavorerà anche Nuclitalia, la società nata dallo sforzo congiunto di Enel, Leonardo e Ansaldo Energia.
La nuova “alleanza” imprenditoriale che sta prendendo piede intorno al ritorno al nucleare è chiaramente un’alternativa “green" per garantirsi autonomia energetica e la ricerca sull’atomo è anche un settore strategico per adeguare il riarmo europeo ed italiano alla competizione globale.
Ad ogni buon conto, la Difesa richiede anche di lavorare anche agli stabilimenti dove costruire il reattore e integrarlo con la produzione navale, con il necessario adeguamento delle infrastrutture portuali. Da circa quattro anni, i processi produttivi sono sempre più rimodellati verso un’economia di guerra.
La guerra ci è stata imposta in casa, e una filiera di aziende stanno rispondendo alle esigenze strategiche di Bruxelles, che cerca di recuperare il terreno perso sul piano internazionale e industriale.
Il nucleare con reattori più piccoli «consente di essere utilizzato non solo su sommergibili e portaerei, ma anche sulle navi più piccole come incrociatori o, addirittura, le Fregate. Questa innovazione ci renderebbe unici al mondo». Lo ha affermato di recente l'amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, intervenendo alla tavola rotonda "Energia nucleare sostenibile: dialogo con l'industria italiana", promossa da Confindustria Udine e Newcleo.
Il gruppo cantieristico sta lavorando da diversi anni a progetti e studi per implementare l'energia nucleare nella propulsione e nell'alimentazione navale guardando però alle tecnologie più recenti e per certi versi avveniristiche. Tra questi progetti si annovera il programma francese "Iter" dove Fincantieri SI è capofila, ma anche le alleanze strette con Newcleo, startup italiana dedicata all'energia nucleare di nuova generazione, e con la multinazionale della classificazione Rina.
Alla base di tutto c'è la quarta generazione di reattori nucleari, dei quali il più promettente è il reattore nucleare a neutroni veloci refrigerato a piombo, di cui ne esistono versioni miniaturizzate perfette da usare come fonti di energia a bordo di una nave, come quello sviluppato da Newcleo. Uno dei principali vantaggi di questo tipo di reattore – oltre al fatto che è miniaturizzato e quindi occupa poco spazio - è che un'eventuale fuga di liquido refrigerante nel corso del suo funzionamento causerebbe un'emissione modesta di radiazioni, visto che l'eventuale colata del refrigerante (il piombo) è in grado esso stesso di schermare buona parte delle radiazioni.
Come già evidenziato, su questo fronte, uno dei più promettenti è il progetto “Minerva”; il bando è stato vinto da un'associazione temporanea di imprese formata da Fincantieri (mandataria) con la controllata Cetena, Ansaldo Nucleare, Rina Services e Università di Genova.
Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA,
storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri
di un reparto militare
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà:
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!
Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti
sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace,
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non,
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo:
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, WIRED, Informazioni marittime, Interestingengineering, IlSole24Ore, Contropiano, InformazioniMarittime, Wikipedia, You Tube)
sabato 27 dicembre 2025
US NAVY - 13 gennaio 1988: un team tra McDonnell Douglas e General Dynamics cercò di sviluppare il velivolo stealth A-12 Avenger II. La forma triangolare tagliente dell'A-12 alla fine gli valse il soprannome di "Dorito volante".
https://svppbellum.blogspot.com/
Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Nell'ottobre 1983, il primo aereo stealth operativo al mondo prese il volo sotto copertura di oscurità sia letterale che figurativa. Questo nuovo cacciabombardiere, denominato F-117 Nighthawk, avrebbe rivoluzionato l'approccio degli Stati Uniti d’America alla guerra aerea, allontanandosi dal mantra "più alto e più veloce" che aveva dominato gran parte della Guerra Fredda e verso la dottrina dello stealth. Dopo l'introduzione del concetto nel 1983, essere subdoli divenne più importante che essere potenti nell'aviazione militare. Mentre questa frontiera tecnica è stata esplorata per la prima volta dal’US Air Force, quando il Nighthawk del ramo era già in servizio, la US NAVY voleva anch’essa una piattaforma stealth tutta sua.
Alla fine, la Lockheed avrebbe lanciato l'idea di un F-117N Seahawk significativamente più capace, basato sul suo primo del suo genere Nighthawk. Tuttavia, il Seahawk non è stato il primo passaggio della Marina statunitense verso un aereo d’attacco stealth imbarcato. Dieci anni prima che la proposta Seahawk raggiungesse i notabili della Marina, la US NAVY stava già iniziando il suo programma Advanced Tactical Aircraft (ATA). L'ATA inizialmente cercò di dare un sostituto al Grumman A-6 Intruder entro la metà degli anni '90. L'Intruder era stato in servizio per la US NAVY come piattaforma d’attacco al suolo e anti-nave dal 1963, e la Marina aveva scelto un programma sostitutivo come un'opportunità perfetta per entrare nel gioco dei velivoli “stealth”.
Il 13 gennaio 1988, un team congiunto di McDonnell Douglas e General Dynamics ricevette un contratto di sviluppo per quello che sarebbe diventato l'A-12 Avenger II (da non confondere con la proposta di Lockheed A-12 degli anni '60, che cercava di armare un velivolo fratello dell’SR-71 con sistemi di armi aria-aria). Una volta completato, l'A-12 della Marina sarebbe stata un’ala volante che ricorda il B-2 Spirit o il B-21 Raider di Northrop Grumman, anche se molto più piccolo.
Destinato a servire a bordo delle portaerei, l'A-12 Avenger II era lungo poco più di 37 piedi, con un'apertura alare di pochi pollici più di 70 piedi. Queste dimensioni avrebbero reso l'A-12 significativamente più corto dell'Intruder lungo quasi 55 piedi, mentre vantava un'apertura alare molto più ampia che si estendeva abbastanza da consentire a due A-12 di sedersi fianco a fianco su catapulte adiacenti su di un ponte di volo di una portaerei. In effetti, l'apertura alare dell'A-12 avrebbe persino superato le ali estese dell'F-14 Tomcat di ben sei piedi.
Sebbene l'A-12 Avenger II utilizzasse un design ad ala volante, la sua forma generale differiva dal B-2 Spirit allora in fase avanzata di sviluppo per l'Air Force. La forma triangolare tagliente della A-12 alla fine gli è valsa il soprannome di "Dorito volante".
Nonostante la larghezza dell'A-12 Avenger II, tuttavia, l'aereo stesso era destinato solo a trasportare solo 5.150 libbre di ordigni interni, che avrebbero superato il misero carico utile del Nighthawk di sole due bombe guidate al laser GBU-27 da 2.000 libbre, ma non era neanche lontanamente vicino alle 18.000 libbre offerte dall'Intruder.
Tuttavia, come i moderni aerei stealth di oggi, l'A-12 Avenger non è mai stato destinato a volare in battaglia sprovvisto di armamento. Nella mente di molti funzionari della difesa, la sua capacità di colpire obiettivi senza preavviso nello spazio aereo altamente contestato era più utile di un enorme carico utile. In un altro esempio di come l'aviazione militare stesse cambiando rapidamente durante la Guerra Fredda, coprire un'area con munizioni non era più considerato il mezzo più efficace per affrontare un nemico ostile. Invece, la furtività combinata con munizioni di precisione altamente precise avrebbe permesso all'A-12 Avenger II di colpire chirurgicamente i bersagli nemici proprio dove fa più male.
Nonostante servisse chiaramente in una capacità di attacco, l'F-117 Nighthawk della Lockheed aveva ricevuto la designazione "F" (e il soprannome informale di "cacciatore furtivo") intenzionalmente. L'F-117 non possedeva alcuna capacità aria-aria, una caratteristica distintiva per un aereo da "caccia", ma i funzionari dell’US Air Force speravano che il concetto di "caccia stealth" risultasse altamente funzionale.
La Marina non aveva scelto tale dicitura per il proprio jet furtivo, progettando di denominare la nuova piattaforma con un prefisso "A" per dimostrare il suo utilizzo preminente contro bersagli navali e terrestri - nonostante avesse effettivamente la capacità di coinvolgere obiettivi aerei utilizzando i suoi due missili aria-aria AIM-120 AMRAAM immagazzinati internamente. In altre parole, l'A-12 Avenger II sarebbe stato in realtà il primo caccia stealth statunitense.
Tuttavia, l'A-12 non sarebbe stato adatto per combattere i potenti e acrobatici velivoli combattenti di quarta generazione schierati da avversari come l'Unione Sovietica e poi la Russia post-collasso. Con una velocità massima di sole 580 miglia all'ora e una tangenza operativa di 40.000 piedi, questo aereo subsonico poteva essere stato armato con i missili necessari ad abbattere un caccia nemico basandosi sulla furtività, piuttosto che sulla potenza di fuoco.
Oltre ai suoi due missili aria-aria, l'A-12 Avenger II era destinato anche ad utilizzare 2 missili aria-terra AGM-88 HARM che erano entrati in servizio già nel 1985. L'AGM-88 era un missile anti-radiazioni, il che significa che poteva agganciare le onde elettromagnetiche degli array radar di allerta precoce e dei sistemi di tiro delle piattaforme missilistiche terra-aria. In altre parole, l'A-12 Avenger II sarebbe stato in grado di servire in una capacità simile agli F-35 Joint Strike Fighter di oggi nello spazio aereo contestato. L'A-12 avrebbe dato la caccia ai sistemi di difesa aerea per eliminarli e per liberare la strada a piattaforme meno furtive cariche di armi che sarebbero seguite subito dopo.
In assenza di radar ostili nemici, i missili AGM-88 HARM potevano essere sostituiti con bombe non guidate o di precisione per un'azione continua contro i bersagli terrestri.
A un certo punto, la US NAVY aveva in programma di acquisire 620 A-12 Avenger II, con il Corpo dei Marines che ne ordinava altri 238, e persino l’US Air Force che pensava ad un ordine di 400 varianti A-12 modificate per sostituire gli oramai datati F-111 Aardvarks. È importante notare che solo 59 F-117A Nighthawk operativi sono stati costruiti, quindi l'A-12 Avenger II prometteva di diventare il principale aereo stealth degli Stati Uniti d'America per gli anni a seguire, con un totale di 1.258 aerei operativi. Se tutti questi ordini fossero stati evasi, l'A-12 Avenger II sarebbe diventato uno degli aerei più numeroso degli Stati Uniti, oltre la massiccia flotta di UH-60 Black Hawk dell’US ARMY.
Per qualche tempo, sembrava che il programma A-12 Avenger II stesse procedendo senza intoppi, ma poi, apparentemente senza preavviso, venne cancellato dal segretario alla Difesa (e futuro vicepresidente degli Stati Uniti) Dick Cheney nel gennaio del 1991.
La verità è che, per quanto ne sapeva Cheney (secondo alcuni resoconti), il programma sembrava procedere per il meglio, poiché i funzionari della Marina, il Pentagono e McDonnell Douglas e General Dynamics sembravano tutti intenzionati a nascondere i problemi del programma.
All'insaputa di molti, l'aereo, che non aveva ancora volato all'inizio del 1991, era già significativamente sovrappeso, 18 mesi indietro con il programma ed enormemente oltre il budget.
Nell’aprile 1991, tre mesi dopo la cancellazione del programma A-12 Avenger II, gli esperti del Pentagono davano la colpa a quattro fattori separati e significativi:
In primo luogo, “funzionari della Marina eccessivamente protettivi, che non volevano mettere in pericolo l'aereo sottolineando i problemi. Un analista del Pentagono aveva rilevato per la prima volta un possibile sforamento dei costi due anni prima, ma il responsabile del programma della Us Navy continuava a descrivere l'A-12 sulla buona strada fino a un'importante revisione del Pentagono l'anno prima.”
In secondo luogo, una parte dei burocrati del Pentagono era consapevole dei problemi ma riluttante a smentire i vertici per affrontare i problemi insorti. Un rapporto subito dopo segnalava i problemi dell’A-12 nascosti e volutamente ridimensionati.
In terzo luogo, “gli sviluppatori dell’A-12 eccessivamente ottimisti, avevano calcolato male l'entità delle difficoltà tecniche nella produzione di un tale velivolo e avevano nascosto i problemi al governo. Un'indagine del vice consigliere generale della Marina Chester Paul Beach rivelò che General Dynamics e McDonnell Douglas avevano evidenziato "l'aumento delle variazioni di costi e di pianificazione", ma non avevano avvisato la Marina in modo tempestivo.”
E in quarto luogo, “una eccessiva segretezza copriva il progetto e impediva esami che avrebbero potuto portare alla luce le problematiche. I funzionari assegnati ai segretari Cheney e Garrett furono tenuti lontani e le procedure di segnalazione standard erano state abbandonate e le informazioni erano state inviate verbalmente piuttosto che per iscritto.”
Negli anni successivi, il governo degli Stati Uniti e le aziende incaricate di sviluppare l'A-12 Avenger II, McDonnell Douglas e General Dynamics, sarebbero passate attraverso ripetuti contenziosi per violazioni contrattuali fino alla Corte Suprema.
Nel gennaio 2014, la Boeing acquisì la McDonnell Douglas, e con la General Dynamics si concordò di rimborsare al governo USA 200 milioni di dollari ciascuno per non aver rispettato i requisiti contrattuali iniziali.
Caratteristiche generali:
- Equipaggio: 2
- Lunghezza: 37 piedi e 10 in (11,53 m)
- Apertura alare: 70 piedi 3 in (21,41 m)
- Larghezza: 36 piedi 3 pollici (11,05 m) ali piegate
- Altezza: 11 piedi 3 pollici (3,43 m)
- Superficie alare: 1.308 piedi quadrati (121,5 m2)
- Peso a vuoto: 39.000 libbre (17.690 kg)
- Peso massimo al decollo: 80.000 libbre (36.287 kg)
- Capacità del carburante: 21.322 libbre (9.700 kg) (interno)
- Centrale elettrica: 2 motori turbofan × General Electric F412-GE-D5F2, spinta di 13.000 lbf (58 kN) ciascuno.
Prestazioni:
- Velocità massima: 500 kn (580 mph, 930 km/h)
- Raggio d’azione: 800 nmi (920 miglia, 1.500 km)
- Tangenza: 40.000 piedi (12.000 m)
- Velocità di salita: 5.000 piedi/min (25 m/s)
- Carico alare: 61 lb/sq ft (300 kg/m2)
- Rapporto Spinta/peso: 0,325.
Armamento:
- Capacità di carico utile: 5.160 libbre (2.300 kg) nel vano armi interno tra cui:
- 2× missili aria-aria AIM-120 AMRAAM
- 2× missili aria-terra AGM-88 HARM
- Bombe non guidate o guidate di precisione.
Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA,
storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri
di un reparto militare
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà:
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!
Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti
sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace,
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non,
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo:
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
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(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, SANDBOXX, Wikipedia, You Tube)
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