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martedì 10 febbraio 2026

LE ORIGINI DEL CANNONE IMBARCATO “Leonardo 76/62 SP Sovraponte”. La nuova avanzatissima arma imbarcata impiega soluzioni “elettriche”: tutti gli attuatori e tutti i sistemi di movimentazione sono ad azionamento mediante motori brushless, cioè privi di spazzole. La torre è dotata inoltre di un nuovo scudo stealth con una “camicia” in materiale radar riflettente che protegge anche la canna.









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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.







Il cannone OTO Melara da 76 mm, commercializzato come OTO 76/62 Gun Mount, è un cannone automatico navale costruito e progettato dall'azienda di difesa italiana OTO Melara. È basato sull'OTO Melara 76/62 Compatto e si è evoluto verso il 76/62 SR e il 76/62 Strales. 





IL CANNONE IMBARCATO LEONARDO 76/62 SOVRAPONTE

Il 76/62 Sovraponte ("sopra coperta") è un nuovo supporto compatto e leggero per il cannone calibro 76/62. Il sistema è circa il 30-40% più leggero del Super Rapid standard e la sua installazione non richiede la perforazione del ponte sottostante. Il supporto ospita 76 colpi pronti al fuoco ed è disponibile per la vendita sia con che senza il sistema Strales. Il supporto Sovraponte è stato installato per la prima volta sul pattugliatore polivalente d'altura Paolo Thaon di Revel della Marina Militare italiana, posizionato sopra il tetto dell'hangar per gli elicotteri. 



Il sistema è sufficientemente compatto da poter essere installato anche su navi da guerra relativamente piccole. La sua elevata cadenza di fuoco e la disponibilità di diversi tipi di munizioni lo rendono idoneo per la difesa antimissile a corto raggio, la difesa antiaerea, antisuperficie e per il tiro di precisione contro obiettivi costieri. Le munizioni includono proiettili perforanti, incendiari, a frammentazione diretta e un proiettile guidato in grado di distruggere missili antinave in manovra. L’arma è installata in una torretta stealth.
In data 20 luglio 2023, il MoD dei Paesi Bassi ha ordinato alla italiana Leonardo i cannoni da 76/62 mm SOVRAPONTE destinati alle 4 nuove fregate ASW: 2 olandesi e 2 belghe.  Le 4 torrette stealth per le fregate ASW più 1 da tenere in arsenale, saranno consegnate dall'azienda italiana a partire dall'inizio del 2027. L’accordo prevede inoltre un'opzione per altri 3 torrette stealth SOVRAPONTE: 2 destinate rispettivamente alla Joint Support Ship, JSS KAREL DOORMAN e alla LPD JOHAN DE WITT in sostituzione degli attuali CIWS GOALKEEPER Gatling da 30 mm e la 3^ per la nuova unità da rifornimento HNLMS DEN HELDER in servizio nel 2025; il 76/62 SOVRAPONTE sarà comunque installato in un secondo momento.
Seguendo gli ultimi sviluppi tecnologici e per far fronte alle minacce in continua evoluzione, l’italiana Leonardo ha pensato bene di progettare e mettere a punto l’ultima iterazione (oltre 60 paesi) del più venduto sistema d’artiglieria navale di medio calibro rappresentato dalla famiglia Compatto/Super Rapido da 76/62 mm. 
La nuova arma navale multiruolo è destinata al supporto di fuoco di precisione contro-costa, passando attraverso la difesa antimissile e asimmetrica della nave. 
E’ appena il caso di ricordare che nella crisi libica del 2011 le unità navali francesi hanno sparato oltre 3000 proiettili da 76 e da 100 mm; le unità più recenti della Marina Nationale hanno da tempo scelto l’affusto da 76/62 mm Super Rapido di Leonardo.
E’ emersa anche la necessità di disporre di artiglierie multi-impiego e di sistemi d’arma per la difesa di punto con portata sempre più estesa per far fronte alle più recenti minacce missilistiche ed asimmetriche (UAV e droni circuitanti). 
Il 76/62 mm viene ora proposto con la capacità di impiegare la famiglia di munizionamento di precisione a lunga gittata Vulcano in aggiunta alla possibilità di utilizzare il munizionamento guidato DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight) con il kit di guida Davide/Strales montato su medesimo affusto del Super Rapido oppure in combinazione con l’impiego della nuova direzione del tiro (DT, Direzione del Tiro o FCS, Fire Control System) con radar bi-banda ed elettro-ottica NA-30S Mk2, per soddisfare i requisiti e fronteggiare le ultime minacce al potere navale. 
Il “76” ha ora un rateo di fuoco di 120 colpi al minuto, un ingombro e un peso a bordo limitati (7.900 kg di massa senza munizioni che salgono a 9.200 kg con il kit Davide/Strales sull’affusto) che ne consentono l’utilizzo come artiglieria primaria sulle unità navali di piccole dimensioni come le Fast Attack Craft (FAC) e secondario sulle più grandi unità come fregate e caccia lanciamissili; le più recenti versioni di base del 76/62 mm si caratterizzano per il sistema di caricamento e per il magazzino tipo Multiple-Feeding basato su un doppio sistema di caricamento e relativo magazzino in grado di ospitare fino a 38 colpi ciascuno (76 in totale), che consente l’impiego vari tipi di munizioni specifiche per diverse minacce. Il sistema imbarcato è inoltre dotato del nuovo programmatore di munizioni universale in grado di impostare sia la più recente spoletta programmabile 4AP che la relativa versione per il munizionamento sub-calibrato a lunga gittata Vulcano, destinata a migliorare sia le capacità anti aeree/missilistiche che contro minacce di superficie del munizionamento impiegato, grazie alle quattro modalità d’impiego programmabili di prossimità, altimetrica, impatto/impatto ritardato e tempo. 
I nuovi affusti sono inoltre dotati della nuova console digitale AC3v2 per il controllo/monitoraggio a fini manutentivi / interfaccia con il sistema di combattimento, che consente non solo di ridurre le necessità manutentive ed i costi del ciclo di vita operativa, ma anche di far fronte ai più recenti requisiti d’artiglieria navale con il modulo di controllo del fuoco navale (NSFS) e il collegamento digitale in fibra ottica con le direzioni del tiro per gestire al meglio le nuove funzionalità. 
Tutti gli affusti di nuova produzione sono predisposti per l’impiego del kit 76 Vulcano, con cui sarà possibile impiegare il munizionamento di precisione a lunga gittata o Guided Long Range (GLR) della famiglia Vulcano. Per le sue ben note e dimostrate capacità d’arma di medio calibro affidabile, precisa, con elevato rateo di fuoco e di facile installazione, il sistema d’arma da 76/62 mm ha avuto e sta avendo una larga diffusione non soltanto fra le Marine con naviglio che comprende unità di medie dimensioni come le fregate e le corvette ma anche quelle che vengono comunque indicate di primo rango con unità navali più grandi e capaci.
Tale arma, che ha da tempo superato la fase di test al poligono di Cottrau dopo un'intensa campagna di tiri, rappresenta una soluzione per molti versi rivoluzionaria rispetto ai precedenti cannoni da 76/62 mm (COMPATTO e SUPER RAPIDO) realizzati da Leonardo.  
Il 76/62 mm SOVRAPONTE, rispetto ai modelli precedenti, è caratterizzato da una straordinaria leggerezza con un peso del 30-40% inferiore rispetto al SUPER RAPIDO e dal fatto di non comportare alcuna penetrazione del ponte ove si decide di installarlo. L'arma non utilizza la parte sottocoperta ed i colpi di pronto impiego sono collocati in 2 sistemi di alimentazione o “ventagli”, contenenti rispettivamente 38 colpi ciascuno; svolgono la medesima funzione del sistema Multifeeding installato su alcuni dei 76/62 mm modello SUPER RAPIDO ed hanno le sue stesse peculiarità, ma sono stati adattati per essere montati solidalmente alla massa oscillante. In tal modo tutti i colpi non solo sono presenti nella torre, ma compiono un percorso relativamente breve per arrivare alla calcata, un percorso che va direttamente dal ramo di caricamento alla cucchiaia. 
La nuova avanzatissima arma navale impiega soluzioni “elettriche”: tutti gli attuatori e tutti i sistemi di movimentazione sono ad azionamento mediante motori brushless, cioè privi di spazzole. La torre è dotata inoltre di un nuovo scudo stealth con una “camicia” in materiale radar riflettente che protegge anche la canna.



Il 76/62 SOVRAPONTE utilizza sia un kit STRALES, sia una configurazione che ne è priva. 

La prima soluzione prevede il posizionamento dell'antenna di guida del proietto anti-aereo/anti-missile DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight) sotto la bocca da fuoco e non di lato come avviene nel kit STRALES del 76/62 mm SUPER RAPIDO (sistema DAVIDE/DART a bordo delle fregate FREMM, della portaerei CAVOUR, sul CAIO DUILIO e in fase di installazione sull'ANDREA DORIA).  
Sul SOVRAPONTE l'antenna è stata ruotata di 180° ed è protetta da 2 portelli che la riparano dalle intemperie e garantiscono la sagomatura stealth quando l'arma è a riposo: tali portelli vengono aperti ogni qual volta l'arma va in punteria. La nuova arma navale si può caricare dall'esterno ma è possibile anche effettuare tale operazione da sottocoperta installando una noria dedicata allo scopo: si tratta di un tubo cilindrico di diametro molto limitato.  A bordo dei nuovi PPA, il 76 SOVRAPONTE è installato sul cielo dell'hangar, sul lato sinistro ed è stata messa a punto una soluzione costituita da 2 norie ed un traslatore: una prima “noria” sale dalla riserva munizioni, collocata nei ponti inferiori, fino ad un livello alto dell’hangar sotto il cannone, un “traslatore” muove poi orizzontalmente i colpi fino ad allinearli alla noria di “caricamento” che infine li “introduce” dentro il 76/62 SOVRAPONTE.

La nuova arma imbarcata di Leonardo si avvia a ripetere e ad ampliare il successo mondiale del 76 COMPATTO.

L'OTO Melara da 76 mm è stato ampiamente esportato ed è in uso presso oltre sessanta marine militari ed è stato a suo tempo preferito al cannone navale francese da 100 mm per il progetto congiunto franco-italiano dei DDG classe Horizon e per le fregate multiruolo FREMM.
La variante Super Rapid Gun Mount (SRGM) è prodotta su licenza in India da Bharat Heavy Electricals Limited (BHEL) nel suo stabilimento di Haridwar in Uttarakhand, India dal 1994. Diverse navi da guerra della Marina e della Guardia costiera indiana hanno schierato l'SRGM come cannone navale antimissile/antiaereo.  BHEL ha prodotto la variante SRGM aggiornata che incorpora il sistema Strales (con radar direttore integrato) e munizioni DART (proiettile guidato) e Vulcano (a gittata efficace estesa). Il 28 novembre 2023, BHEL ha ricevuto un contratto del valore di ₹ 2.956,89 crore (350 milioni di dollari) per la produzione di 16 cannoni SRGM aggiornati per navi in servizio e in costruzione presso GRSE e MDL.  L'INS  Nilgiri è la prima nave della Marina indiana ad essere dotata di OTO Melara Strales. 
Il 27 settembre 2006 l'Iran ha annunciato di aver avviato la produzione di massa del Fajr-27, che è una copia sottoposta a reverse engineering del cannone compatto OTO Melara da 76 mm. 
Anche la Turchia ha di recente “clonato” il cannone da 76/62 ed ha messo in produzione anche per l’export una “sua” versione.

VARIANTI DEL CANNONE IMBARCATO

IL 76/62 “COMPATTO”

Dopo l'entrata dell'Italia nella NATO, la società riprese la produzione nel settore della difesa e nella seconda metà degli anni cinquanta la produzione del cannone navale 76/62 mm MMI, per le navi della Marina Militare Italiana. 



Nei primi anni sessanta apportò sostanziali modifiche al 76/62 MMI progettando e sviluppando il nuovo cannone alleggerito (Compatto) che sarebbe diventato uno dei più grandi successi nella storia della produzione OTO Melara. L'azienda all'epoca era gestita dal presidente Gustavo Stefanini assistito da Sergio Ricci, Arcangelo Ferrari, Alberto Conforti e Piero Borachia, membri del gruppo che fu poi soprannominato "I ragazzi del 76", ovvero coloro che seppero difendere il prodotto di punta dell'azienda, dalla concorrenza statunitense, preservando la realtà industriale della ditta e del suo indotto locale.
Nel 1989, poco prima della caduta del muro di Berlino, la sede di La Spezia si trovò al centro di un'operazione di controspionaggio nell'ambito della guerra fredda: alcune spie del patto di Varsavia, infatti, cercarono di carpire i segreti della OTO Melara e di un’azienda triestina che collaborava al progetto di un sistema di comunicazioni della NATO (il sistema CATRIN). Furono emessi mandati di cattura contro cinque persone, tra cui due presunti agenti del KGB e uno dell’intelligence bulgara: i tre stranieri e un ex carabiniere disertato a Sofia - purtroppo - riuscirono a sottrarsi agli arresti.
L'OTO Melara 76/62 è un cannone multiruolo progettato e prodotto dalla società italiana Leonardo (precedentemente da OTO Melara, confluita nel gruppo il 31 dicembre 2015).
Il cannone è caratterizzato da una cadenza di tiro molto elevata, soprattutto nella versione Super Rapido (i primi esemplari avevano un rateo di fuoco di 85, in seguito 120 colpi al minuto), che lo rende particolarmente adatto per la difesa antiaerea e anti-missile e per la difesa di punto, anche se, visto il suo calibro, può essere usato anche in altri ruoli come il bombardamento navale e costiero. Il cannone è dotato di munizionamento convenzionale, che varia a seconda del tipo di impiego e la sua polivalenza di usi è data anche dalla gran quantità di tipi di munizionamento che vanno dall'incendiario al perforante, fino ai proiettili a frammentazione con spoletta di prossimità. L'intero sistema è inoltre molto compatto ed è quindi installabile anche su navi di piccole dimensioni come le corvette o le vedette costiere, oltre ad essere completamente controllabile da remoto. Recentemente è stato aggiunto il nuovo munizionamento guidato DART.
Questo cannone ha rappresentato un notevole successo commerciale, essendo stato adottato da oltre 60 marine in tutto il mondo: l'ultimo importante successo è stato lo scalzare il cannone navale da 100 mm della marina francese nel progetto Orizzonte.
Nel sistema di controllo del fuoco del cannone nel corso degli anni c'è stata un'evoluzione. Le prime versioni erano dotate del radar RTN-10X Orion della Selenia. A partire dalla metà degli anni ottanta venne utilizzato il RTN-30X (SPG-73) nel sistema di difesa di punto Dardo-E e poteva essere abbinato oltre che all'Otobreda Compatto e Super Rapido anche al cannone da 127/54, al Breda Dardo e ai missili Sea Sparrow/Aspide. Il sistema Dardo-E fece il suo debutto nella Marina Militare sull'incrociatore portaeromobili Garibaldi, ma il radar RTN-30X era già stato imbarcato sulle Maestrale, dove però alle due torrette binate del CIWS Dardo erano asserviti due radar RTN-20X, mentre le prime unità equipaggiate con sistema Dardo-E con il 76mm Super Rapido sono stati i due cacciatorpediniere lanciamissili Audace dopo gli ammodernamenti e le prime unità ad essere equipaggiate sin dalla costruzione con il Dardo-E abbinato ai 76mm SR furono i due cacciatorpediniere Classe Durand de la Penne.
Come già detto, la versione originale aveva una cadenza di fuoco di 85 colpi al minuto.


76/62 “SUPER RAPIDO” (SR)

La variante Super Rapid o "Super Rapido" (SR), con una cadenza di fuoco più elevata di 120 colpi al minuto, è stata sviluppata nei primi anni '80 ed è tuttora in uso nel 2026.  La cadenza di fuoco più elevata della Super Rapid è stata ottenuta progettando un sistema di alimentazione più veloce. 
Da giugno 2025, la Marina indiana ha iniziato a introdurre le prime canne di fabbricazione indiana per il tipo di cannone che sarà utilizzato su tutte le sue attuali e future navi da guerra. Le canne indigene sono state sviluppate in tre anni da un team di 12 ingegneri e vengono prodotte presso la Field Gun Factory di Kanpur. 



SISTEMA STRALES

La Marina italiana preferì il Super Rapido migliorato con sistema Strales e munizioni DART al Fast Forty 40 mm CIWS nel ruolo di difesa antimissile poiché è in grado di contrastare diversi missili subsonici fino a 8.000 metri di distanza.  È un cannone di medio calibro con gittata relativamente ampia e può essere utilizzato anche contro bersagli di superficie.  Il sistema avanzato Strales è prodotto anche dalla BHEL in India ed è impiegato sulle fregate di classe Nilgiri. 

IL CANNONE “SP SOVRAPONTE”

Il nuovo 76/62 Sovraponte ("sopra coperta") è un nuovo supporto compatto e leggero per il cannone 76/62. Il sistema è circa il 30-40% più leggero del Super Rapid standard e la sua installazione non richiede la perforazione del ponte sottostante. Il supporto ospita 76 colpi pronti al fuoco ed è disponibile per la vendita sia con che senza il sistema Strales.



MUNIZIONI - Per fornire molteplici ruoli per il cannone, Leonardo-OTO fornisce all'utente un'ampia gamma di munizioni specializzate: 
  • Standard HE : peso 6,296 kg, gittata 16 km, efficacia 8 km (10 km contro bersagli aerei a 85°);
  • MOM: sviluppato da OTO (Multirole OTO Munition);
  • PFF: proiettile antimissile, con spoletta di prossimità e sfere di tungsteno incorporate nel guscio per un effetto di frammentazione definito;
  • SAPOM: 6,35 kg (0,46 kg HE), gittata 16 km (SAPOMER: 20 km) semi-perforante;
  • DART: proiettile guidato per bersagli di manovra antiaerei e antimissile; 
  • VULCANO: proiettile guidato (GLR) da 5 kg con gittata massima di circa 40 km (è una versione più piccola del Vulcano da 127 mm).






SISTEMI DI CONTROLLO DEL TIRO

Anche i sistemi di controllo del fuoco del cannone hanno subito una costante evoluzione tecnologica. Le prime versioni (Compatto) utilizzavano radar come l'RTN-10X Orion (prodotto dalla Selenia, ora Selex ).
Dall'inizio degli anni '80 il cannone fu equipaggiato con un sistema più potente e flessibile, l'RTN-30X (utilizzato con il sistema CIWS Dardo-E e noto all'interno della Marina Militare italiana come SPG-73), in grado di gestire sia cannoni (calibri 40, 76 e 127 mm) che missili ( Sea Sparrow - Aspide ). Questo sistema entrò in servizio con la Marina Militare italiana sull'incrociatore Garibaldi (C551: l'RTN-30X entrò in servizio prima sulle fregate classe Maestrale; la torretta da 40 mm del Dardo fu asservita ai radar RTN-20X più piccoli e datati), ma ancora con le torrette binate da 40 mm del Dardo. La prima nave equipaggiata con Dardo E e Super Rapido da 76 mm fu il cacciatorpediniere classe Audace aggiornato, seguito dalla classe Durand de la Penne. 
Il 76/62 è stato utilizzato anche con molti altri sistemi di controllo del tiro sulle torrette esportate.
Le navi della Marina indiana utilizzano il sistema di controllo del fuoco BEL Lynx-U2 progettato, sviluppato e prodotto da Bharat Electronics per questi cannoni. 

SPOLETTE DI PROSSIMITA’

Numerosi sono stati gli sviluppi nel campo delle spolette, essenziali per abbattere i missili e i droni a bassa quota. La migliore spoletta sviluppata per i cannoni 76/62 è probabilmente la spoletta multiruolo programmabile 3A-Plus, prodotta da OTO Melara e Simmel Difesa, introdotta all'inizio degli anni 2000. Questa spoletta richiede l'installazione di un programmatore di spolette nel supporto.  La spoletta multiruolo programmabile è dotata di diverse modalità, tra cui una modalità temporizzata per l'esplosione aerea e diverse modalità di prossimità: prossimità controllata, prossimità antimissile, prossimità di difesa aerea convenzionale e prossimità antisuperficie. 
La spoletta include un DSP che elimina i disturbi terra/mare ed è quindi in grado di rilevare un missile che vola fino a due metri sopra il livello del mare. È in grado di riconoscere un bersaglio ad una distanza di 10 metri. Nel complesso, la spoletta aumenta notevolmente l'efficacia del cannone nell'ingaggio dei missili antinave.



IL SISTEMA DARDO

Dagli anni '80 sono stati compiuti sforzi per lo sviluppo di munizioni guidate da 76 mm, ma questo non è stato raggiunto fino a tempi recenti. La prima munizione di questo tipo è stata la CCS (Course Corrected Shell), nota anche come 'CORRETTO'; un programma congiunto di OTO e British Aerospace.  I lavori sono iniziati nel 1985. Il proiettile aveva diversi piccoli razzi per deviare la traiettoria. I comandi radio venivano inviati dal FCS della nave che non conosceva la posizione esatta del proiettile, ma solo quella del bersaglio. Questo sistema era troppo complesso e inaffidabile, quindi la OTO ha studiato un altro sviluppo per ottenere una vera e propria 'munizione guidata'.
Il risultato di questo sviluppo è un sistema che è stato chiamato DAVIDE solo per il mercato italiano e STRALES per l'esportazione mentre la munizione guidata sparata è chiamata DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight). 
Il proiettile DART è simile per molti aspetti ad altri sistemi iperveloci, ad esempio la testata multi-dardo del missile Starstreak SAM, ma è un proiettile per cannone guidato con controlli radio e una spoletta di prossimità per l'ingaggio a bassa quota (fino a 2 metri sopra il mare). Il DART viene sparato a 1.200 m/s (3.900 piedi/s) e può raggiungere una gittata di 5 km in soli 5 secondi e può eseguire manovre fino a 40G.  Il proiettile DART è composto da due parti: quella anteriore è libera di ruotare e ha due piccole alette canard per il controllo del volo. La parte posteriore ha la testata da 2,5 kg (con cubi di tungsteno e la nuova spoletta a onda millimetrica da 3 A), sei ali fisse e i ricevitori radio. 
Il sistema di guida è Command Line of Sight (CLOS). Utilizza un'antenna TX installata sul cannone. Il comando radio per essi è fornito su un collegamento dati broadcast (banda Ka). 
Il primo lotto di munizioni guidate DART da 76 mm, prodotte dalla OTO Melara, è stato testato con successo alla fine di marzo 2014. Le prove di tiro sono state condotte a bordo di una delle navi della Marina Militare italiana equipaggiata con lo Strales da 76 mm SR e sistema di controllo del tiro Selex NA25.  Le prime prove di tiro delle munizioni DART acquistate dalla Colombia nel 2012 sono state condotte con successo nel Mar dei Caraibi dal sistema di difesa a strato interno Strales da 76/62 installato sulle sue fregate modernizzate di classe Padilla FS 1500. 


LE MUNIZIONI LEONARDO “VULCANO”

Lo sviluppo più recente è il sistema di munizioni VULCANO 76. Fondamentalmente, si tratta di una versione ridotta della famiglia di proiettili a lungo raggio Vulcano da 127–155 mm sviluppata da OTO Melara; guidato da un sistema di navigazione inerziale e da sistemi di posizionamento globale, è in grado di colpire bersagli ad una distanza doppia rispetto alle normali munizioni da 76 mm.  Guida GPS-IMU e sensore terminale IR o SALT. Si prevede che le munizioni Vulcan 76 GLR hanno completetato il processo di sviluppo, test e qualificazione nel 2022, con la consegna dei proiettili di produzione ai clienti dal 2023-24 in poi.

ALTRI UTILIZZI DEL CANNONE

La maggior parte dei tipi di munizioni di base offerti per l'OTO Melara da 76 mm possono essere sparati anche dall'autoblindo sudafricana Rooikat con lievi modifiche per passare dagli inneschi elettrici a quelli a percussione. Questo è l'unico sistema di veicoli terrestri in grado di utilizzare le stesse munizioni della sua controparte navale. Sono stati sviluppati diversi mezzi blindati progettati sulla falsariga dell’OTO MELARA “Draco”.
Di recente, Leonardo ha iniziato la messa a punto dell'Hystrix 76 ADS che sarà un sistema per la difesa aerea terrestre. L'Hystrix a lungo raggio sarà sviluppato sulla base del 76/62 mm nella versione “SP" o SovraPonte, la variante non penetrante il ponte delle unità navali e chiaramente facilmente installabile anche su di un rimorchio; un prototipo sarà disponibile entro la fine del 2026 e sarà denominato Hystrix 76 ADS per la difesa aerea.
L'attività di sviluppo procede con finanziamenti dell'azienda; i rendering rivelati ai media mostrano un rimorchio posto su di un pianale con due assi, dotato di quattro stabilizzatori idraulici, con una piattaforma sopra la barra di traino. L’arma da 76 mm è posizionata sul pianale, leggermente più avanti dell'asse anteriore, mentre la piattaforma ospita un contenitore che ospita l'elettronica di controllo del tiro, i sistemi di comunicazione che garantiscono la connessione dati con i sistemi di comando e controllo e un generatore che alimenta il sistema in un contenitore standard.
Il cannone sarà controllato a distanza mediante un collegamento dati bidirezionale che consente al sistema C2 di assegnare le missioni di fuoco tenendo conto, ad esempio, delle munizioni rimanenti su ciascun effettore. Ciò significa che è possibile lasciare i cannoni sul campo e controllarli a distanza.
Il  cannone a/a potrà aprire il fuoco nell’arco di 360° in continuo, con un arco di elevazione di -5°/+85°, ha una doppia capacità di alimentazione con 36 colpi per caricatore. Il cannone sarà in grado di utilizzare un'ampia varietà di munizioni: HE-PF-IM6-OES equipaggiato con spoletta multifunzionale programmabile 3AP, HE-MOMA1 (MOM sta per Munizione Multiruolo OTO) con spoletta 4AP, Vulcano 76 BER con spoletta MFF BER, munizione guidata DART con spoletta multifunzionale programmabile in volo MFF DART. Saranno presto disponibili altre due munizioni Vulcano 76 GL IR e Vulcano 76 GLR SAL, rispettivamente con un cercatore laser infrarosso e uno semiattivo. 
Con le munizioni DART, il cannone dovrà essere equipaggiato con il kit di guida Davide o Davide Plus, che garantirà non solo la guida del proiettile ma anche il tracciamento, facendo funzionare il cannone come un sistema autonomo una volta ricevuti i dati di tiro.
Con l’esperienza nella crisi del Mar Rosso, le munizioni esistenti si sono dimostrate altamente efficaci contro i droni. 
Secondo Leonardo, la difficoltà principale non è tanto quella di distruggere i droni ostili, quanto piuttosto di vederli, e il radar tattico multimissione (TMMR) in banda C dell'azienda si è comportato molto bene durante una dimostrazione: l'esplosione di un proiettile da 76 mm ha distrutto più droni nel caso in cui fosse stato preso di mira uno sciame, un calibro che risulta addirittura eccessivo contro alcuni tipi di UAV.
Per aggiungere un cannone da 76/62 mm più leggero, installabile su piattaforme 8x8 o cingolate, Leonardo ha deciso di intraprendere lo sviluppo di un sistema completamente nuovo, ottenuto tuttavia riutilizzando diversi sottogruppi già disponibili. Il risultato sarà un sistema di peso inferiore a 4 tonn denominato Hystrix 76 ADS Light.
Come già evidenziato, Leonardo intende avviare i primi test dell'Hystrix 76 ADS prima della fine del 2026, mentre un prototipo dell'Hystrix 76 ADS Light sarà disponibile a breve e sarà un vero e proprio semovente AA ruotato (degno erede del cingolato OTOMATIC e del ruotato DRACO, quest’ultimo rimasto allo stadio di mock-up: NdA). L’HYSTRIX 76 ADS Light consisterà in una nuova torre da 76/62 mm da installare su uno scafo 8x8 VBM Plus (o 10x10) opportunamente allungato (analogamente a quanto previsto per il semovente da 155 mm dotato di torre HITFIRE).









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Leonardo, AnalisiDifesa,  WIKIPEDIA, You Tube)


















































 

mercoledì 4 febbraio 2026

ESERCITO ITALIANO: AGLI ALBORI DELLE ORIGINI STORICHE E TECNOLOGICHE DEL 76/62 di OTO MELARA. Da “I ragazzi del 76”, fino alla nuova famiglia Leonardo HYSTRIX (Istrice): si tratta di una serie di sistemi terrestri AA e antidrone (Counter UAS) a breve/brevissima gittata.










https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.







Tutti gli appassionati del settore e gli attenti lettori di questo blog conoscono l’italiana Oto Melara (ora Leonardo). 

Ma solo alcuni ben informati hanno mai sentito parlare di Gustavo Stefanini, "padre" dell'azienda spezzina, e del suo amico e collaboratore e successore Sergio Ricci. 
Uomini dediti al valoro ed al bene della Patria come Stefanini e Ricci e pochi altri come loro, avevano fatto del "non apparire" una scelta di vita che non prevedeva eccezioni alcune. 
Esisteva un'etica rigorosa dietro questo modo di comportarsi schivo, ma anche un'idea precisa di managerialità, e ancora una nemmeno tanto nascosta gelosia, una sorta di paura, e la sfiducia dichiarata nei confronti della politica, delle Partecipazioni Statali, e molto altro ancora. 
Questi uomini “del fare” erano consapevoli che le cose bisognava prima farle e poi dirle; subito dopo, una volta fatte le cose, dirle era inutile. 
Gustavo Stefanini e il suo amico Sergio Ricci erano certi che se le idee le sveli qualcuno poi te le sottrae o se non te le ruba comunque non ti permette di realizzarle. 
Pertanto, progetti importanti rischiano di andare perduti per sempre: niente interviste ai media, niente archivi. 
Il libro «I ragazzi del 76» racconta alcuni personaggi e l'azienda OTO-Melara e il territorio di La Spezia utilizzando il ricordo diretto di alcuni testimoni, di coloro quella storia d’Italia l'hanno vissuta in prima persona ed hanno contribuito a costruirla: Stefanini e Ricci.
Questo articolo trae innesco dai recenti fatti del Mar Rosso e da come nave Caio Duilio è stata in grado di annientare, con una “modica” spesa, alcuni droni armati, spediti dai cosiddetti ribelli Houthy manovrati dall’Iran, in fase terminale di attacco.
Come noto, nave Caio Duilio, nell’ambito dell'operazione dell'Unione europea Aspides in risposta agli attacchi Houth, ha abbattuto- in attuazione del principio di autodifesa - due droni aerei. Lo ha comunicato lo Stato Maggiore della Difesa ricordando che l'operazione Aspides ha il compito di difendere la libertà di navigazione e le rotte commerciali: ”Congratulazioni all'equipaggio del cacciatorpediniere Caio Duilio che ha abbattuto due droni nel Mar Rosso nell'ambito della missione Ue Aspides. La Marina italiana garantisce la libera navigazione e protegge i nostri mercantili. Fieri dei nostri marinai!", scrive sul social X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
I drone, lanciati dallo Yemen, volavano in direzione del Duilio facendo scattare immediatamente l'allerta a bordo e attivando i sistemi di autodifesa. I velivolo sono stati abbattuti a circa 6 Km di distanza dall'imbarcazione, grazie ad un equipaggiamento che può contare su tre cannoni OTO da 76/62 Super Rapido, due mitragliere, un sistema missilistico antiaereo ASTER, due lanciarazzi, due lanciasiluri ASW e un elicottero.
Il DDG Caio Duilio opera nel Mar Rosso per garantire la tutela del diritto internazionale e salvaguardare gli interessi nazionali. Già lo scorso 2 marzo 2024 il cacciatorpediniere italiano aveva abbattuto un drone nel Mar Rosso "dalle caratteristiche analoghe a quelli già usati in precedenti attentati: si trovava a circa 6 kilometri dalla nave italiana, in volo verso di essa". In quell'occasione Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva sottolineato che gli attacchi terroristici degli Houti sono una grave violazione del diritto internazionale e un attentato alle sicurezza dei traffici marittimi da cui dipende la nostra economia. Questi attacchi sono parte di una guerra ibrida, che usa ogni possibilità, non solo militare, per danneggiare alcuni Paesi e agevolarne altri”.
La missione Aspides, EuNavFor Aspides mira a proteggere il traffico mercantile diretto verso e proveniente dal canale di Suez dagli attacchi degli Houthi yemeniti, che hanno iniziato a prendere di mira molte navi (non quelle cinesi né quelle russe, ma quelle considerate occidentali), da quando Israele ha avviato la guerra nella Striscia di Gaza, in risposta ai pogrom del 7 ottobre perpetrati da Hamas.

IL LIBRO «I ragazzi del 76», EDITO DALLA UTET

Una interessantissima opera storico-letteraria scritta da Laura Maragnani: racconta le «vite parallele» di Gustavo Stefanini, «padre» dell'azienda spezzina Oto Melara, e del suo amico, collaboratore e successore Sergio Ricci. 
È il 5° volume della collana che Finmeccanica dedica agli uomini del gruppo che hanno ricoperto un ruolo importante nello sviluppo industriale e tecnologico dell’Italia.
Stefanini è stato il protagonista assoluto di un'epopea aziendale che ancora oggi, a vent'anni dalla sua morte, ha qualcosa di speciale. Ha reso l’azienda Oto Melara una garanzia di qualità tecnologica conosciuta in tutto il mondo: un’azienda in cui si è lavorato e si lavora, giorno e notte, per star dietro agli ordinativi che arrivano da tutto il mondo, da marine militari alleate e amiche. 
Nato nel 1910, Stefanini arrivò in Oto Melara nel 1946 e ci rimase per ben 35 anni, una vita dedicata al lavoro. 
Diventò direttore commerciale, direttore generale, amministratore delegato e poi presidente; era uomo straordinario, l’uomo del principio e della fine di questa storia. In Oto Melara è stato il Presidente con la P maiuscola. Dotato di immenso carisma, un leader, un uomo brillante, preparatissimo e con la certezza del “saper fare”.
Era stato un militare, rimasto tale fino alla fine. Ex ufficiale di Marina, arma in cui aveva combattuto durante la Seconda Guerra mondiale, addestrato a rispettare le regole e a pretendere dagli altri il rispetto delle stesse. L'Oto Melara era e ancora è una nave-azienda, di cui lui era il comandante: tutti dovevano essere responsabilizzati nel proprio ruolo.
Stefanini frequentò l'Accademia Navale Livorno e poi nel 1933 si laureò in ingegneria al Politecnico di Milano. Durante la guerra era sto un incursore della X Mas facendo parte a pieno titolo dei famosi “ragazzi della bocca del Serchio”. 
Fu catturato dai britannici che affondarono il suo smg. mentre faceva rotta per Alessandria d'Egitto. Trascorse sei anni di prigionia in India, a Bangalore e ne approfittò per imparare a memoria la Divina Commedia, per studiare l'inglese e per prepararsi a ricostruire la vita in una patria distrutta dalla guerra una volta rientrato dalla prigionia.
La carriera in Oto Melara fu fulminea: dopo soli tre anni dall'assunzione con la qualifica di tecnico, nel 1949 era già dirigente, dopo dieci anni direttore commerciale e dopo altri dieci, nel 1966, fu nominato amministratore delegato.
All’epoca la Oto Melara era diventata la più importante fabbrica italiana di carattere militare. Nel 1955 le venne affidato il contratto per il cannone da 76/62 da montare sulle fregate Centauro di nuova costruzione, un impianto innovativo antinave e antiaereo. Il suo collaboratore Sergio Ricci ebbe l'intuizione di alleggerire le torrette navali utilizzando l'alluminio: rispetto ai primi 76 in acciaio fu per l'Oto Melara un grande salto tecnologico. Il nuovo cannone fu acquisito da numerosissime marine militari, dall'Iran all'Iraq, dalla Nigeria alle Filippine, persino dalla US NAVY. Anche la Francia, che aveva un suo cannone da 100 a cui teneva molto, nel 2000 si «arrese» e si rivolse all’Oto-Melara.
L'altra svolta importante per l'Oto Melara di Stefanini, con l'appoggio naturalmente del governo italiano dell’epoca, fu il contratto con la Libia: circa 6 milioni di € attuali, che a metà degli anni Settanta significavano un contratto importante.
La Oto Melara, negli anni Trenta era un'azienda dell’IRI; passò negli anni Cinquanta a Finmeccanica, poi alla EFIM parastatale.
Il più stretto collaboratore di Stefanini fu Sergio Ricci, un'altro protagonista assoluto della storia dell'Oto Melara, dalla progettazione del cannone 76 alle partecipazioni nelle più importanti società di produzioni militari Breda Meccanica Bresciana e Officine Galileo di Firenze. 
Al culmine dello sviluppo di questa industria della difesa, la Oto aveva 2500 dipendenti, la Breda 850 e le società partecipate e l'indotto altre migliaia. 
Ricci, entrato in azienda nel 1951, fu l'erede designato di Stefanini, il suo braccio destro per trent'anni e poi il suo successore come amministratore delegato e poi presidente dell'Oto Melara. E’ stato anche un grande progettista: nel 1980 Ricci fu nominato amministratore delegato. Nel 1982 Stefanini lasciò la presidenza dell'Oto. 
Sergio Ricci, il più giovane dei due, morì nel maggio 1986, dopo una breve malattia. Lo stesso anno il presidente Cossiga nominò Stefanini cavaliere del lavoro, un riconoscimento arrivato forse tardi ma di cui è estremamente orgoglioso. Stefanini morì nel 1992.
Un aneddoto legato alla firma del contratto con la Libia traccia la figura di Stefanini. 
A Tripoli, nel luglio 1972, le trattative andavano per le lunghe; durante il mese del Ramadan si poteva lavorare solo di notte. Giunse finalmente la stipula dell'accordo da parte libica con il testo scritto in arabo. Avrebbe potuto esserci scritta qualunque cosa, i collaboratori consigliarono di non firmare. Stefanini allora si rivolse al colonnello Gheddafi: da ufficiale a ufficiale dammi la tua parola che quello che c'è scritto qui in arabo corrisponde a quanto abbiamo stabilito. «Giuro», rispose il colonnello libico alzando la mano destra. Stefanini prese la penna e tra lo stupore dei suoi firmò: «Io sono il capo e la responsabilità è sempre del capo. Me la prendo tutta». Da quel momento per i libici Stefanini divenne «fratello Gustavo».
In quella stipula al buio vi era tutto il carattere del personaggio, avventuroso e deciso: avvezzo al gioco di squadra, alla fiducia sulla parola, all'azzardo calcolato. Era in sintesi un uomo di parola, un uomo d’onore!

AGLI ALBORI DELLE ORIGINI STORICHE E TECNOLOGICHE DEL 76/62 OTO MELARA:

1939 - CANNONE A/A NAVALE CAPRONI 65/58

Il cannone antiaereo navale stabilizzato da 65/58 era stato costruito dalle Officine Caproni su specifiche della Regia marina del 1939. In sua vece fu preferito il cannone Ansaldo da 65/54 il cui impiego fu ostacolato da problemi sorti nella messa a punto.
Il cannone della Caproni ebbe una progettazione più lunga (il prototipo fu ultimato nel 1943) perché avrebbe dovuto avere prestazioni d’avanguardia:
  • Peso: 7 tonn;
  • Gittata max: 11.750 m.;
  • Celerità di tiro: 55 colpi al minuto;
  • Eliminazione del calcatoio;
  • Elevata automazione;
  • Piattaforma e culla stabilizzata con motori elettrici.
  • Il prototipo, al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943 venne requisito dai tedeschi.

1939 - CANNONE A/A ANSALDO 65/64 mm

I cannoni da 65 mm antiaerei non divennero disponibili in tempo e vennero usati solo per impieghi a terra. Il progetto dei 65/64 mm, armi ad alta velocità iniziale (850 ms) era dell'Ansaldo e venne presentato nel 1939, vincendo contro armi ancora più esasperate presentate dalla Breda e OTO, entrambi da 65/68 mm. Dopo una messa a punto laboriosissima che escluse poi il caricatore automatico, i primi 60 vennero consegnati entro il marzo del 1943. Nel 1944 altri 55 vennero costruiti per i Tedeschi. Arma simile, concettualmente, ai cannoni da 55 mm tedeschi ma ovviamente più potente dato il calibro maggiore (rimasto tipico solo delle armi italiane), era un tentativo di superare le prestazioni delle armi da 37 mm.

DATI TECNICI:
  • Anno progettazione: 1939?
  • Entrata in servizio:
  • Lunghezza: 64 calibri
  • Peso: 126 kg
  • Peso proiettile: 4,1-4,5 kg
  • V.iniziale: 850 m.sec
  • Gittata: 6,5 km a.a. max efficace 5 km
  • Cadenza di tiro: 20 c.min
  • Peso affusto:=
Verso la fine degli anni trenta del XX secolo la Regia Marina avviò lo sviluppo di un nuovo tipo di cannone antiaereo ad altre prestazioni, con cui sostituire il precedenti pezzi da Ansaldo-Odero-Terni-Orlando 100/47 nelle varie versioni fino ad allora in uso, e le mitragliere Breda da 37/54. Il nuovo sistema d'arma, sviluppato da Ansaldo, fu presentato nel 1939, ed era caratterizzato dall'avere alta cadenza di tiro, fino a 20 colpi/minuto, sistema di caricamento automatico, velocità iniziale del proietto, che pesava 4.08 kg, era pari a 950 m/s, con gittata di 7.500 m e alzo fino ad 80°. Il progetto del 65/64 Mod. 1939, che vinse contro armi ancora più esasperate presentate da Breda e OTO, originariamente doveva avere una canna di 56 calibri, aumentata poi a 62 e infine a 64 calibri (4.164 mm). Superiormente alla canna vi erano due recuperatori, ed il movimento di rinculo garantiva il funzionamento del sistema di caricamento automatico. Per armare il primo colpo vi era una apposita leva, che veniva fatta ruotare all'indietro. Per mettere il cannone in punteria erano disponibili due postazioni laterali, poste dietro allo scudo a gradino, munito di due grandi feritoie che si aprivano ribaltandosi in avanti.
Del nuovo cannone vennero realizzati alcuni prototipi, e si passò alla produzione in serie, ma il sistema di caricamento automatico a bracci oscillanti non fu mai messo a punto. Il meccanismo che allineava il proiettile alla canna e lo introduceva nella camera di scoppio si rivelò irrealizzabile, così come quello di regolazione della spoletta a tempo, che doveva avvenire in tempi rapidissimi. Dopo una messa a punto laboriosissima che escluse il caricatore automatico a favore di un caricamento manuale più lento, ma più affidabile, i primi 60 esemplari vennero consegnati nel marzo del 1943.
Le prime unità ad esserne equipaggiate dovevano essere gli incrociatori leggeri Classe Capitani Romani, 6 pezzi per nave, che però imbarcarono le mitragliere da 37/54 mm. Altre unità destinate ad esserne dotate dovevano essere la portaerei Aquila, e la similare Sparviero, con 12 pezzi per nave. Tali unità si trovavano in vari stadi di allestimento nel porto di Genova, ma la cui costruzione venne interrotta nell'estate del 1943, e poi abbandonata in seguito alle vicende armistiziali dell'8 settembre 1943. Anche i due incrociatori antiaerei classe Etna, requisiti dalla Regia Marina dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, e originariamente destinati alla marina thailandese, dovevano imbarcare, oltre alle 3 torri binate da 135/45, anche 10 pezzi singoli da 65/54. Le due unità, Etna e Vesuvio, si trovavano al 60% dell'allestimento presso la rada di Trieste. Formalmente adottato dalla Regia Marina già nel 1939, nessun esemplare del pezzo da 65/64 entrò mai in servizio sulle unità italiane.
Diversamente la Kriegsmarine, che si era impadronita di di alcuni prototipi e di vari esemplari in diversi stadi di costruzione, che giacevano presso la Ansaldo e i depositi della Regia Marina, nel corso del 1944 decise di imbarcarli a bordo di alcune unità navali senza il dispositivo di caricamento automatico, sostituito da quello manuale. Tra le unità che ne furono equipaggiate vi era il pattugliatore Petsamo, impiegato nella scorta ai convogli costieri nell'Alto Tirreno. Circa 55 esemplari vennero costruiti per i tedeschi, che stavano sviluppando un'arma concettualmente simile, il cannone 55/77 mm Gerät 58, pensato per impieghi contraerei sia terrestri che navali, ma del quale prima della fine della guerra vennero completati solo due prototipi. Tali armi risultavano meno potenti del cannone da 65/64 dato il calibro maggiore di quest'ultimo, rimasto tipico solo delle armi italiane.
Un esemplare destinato all'imbarco sulla portaerei Aquila è esposto presso il Museo tecnico navale di La Spezia.


1939 - CANNONE A/A ANSALDO-OTO 90/50 mm

Il cannone Ansaldo-OTO da 90/50 Mod. 1939 era un pezzo di artiglieria contraerei pesante italiano della seconda guerra mondiale. Sviluppato come arma navale dalla Ansaldo, da esso fu derivato l'altrettanto valido pezzo terrestre da 90/53 Mod. 1939.
L'Ansaldo nel 1938 sviluppò questo pezzo da 90 mm per conto della Regia Marina, che avrebbe dovuto sostituire il cannone da 100/47 di origine austro-ungarico. Furono sperimentate due bocche da fuoco con canna lunga 48 calibri, sperimentati sull'incrociatore San Giorgio; la versione definitiva ebbe invece una canna della lunghezza di 50 calibri e venne prodotta dall'Ansaldo e dalla OTO alla fine degli anni quaranta. Parallelamente la Direzione del Servizio Tecnico Armi e Munizioni incaricò la ditta di studiare una variante terrestre dello stesso pezzo. Gli organi tecnici di esercito e marina valutarono la possibilità di utilizzare lo stesso cannone, ma risultò che i requisiti delle due armi erano differenti, quindi ci si limitò ad unificare bossolo, esplosivo e granitura del propellente, mentre la canna dell'arma terrestre venne allungata a 53 calibri. L'arma risultante fu l'ottimo 90/53 Mod. 1939, impiegato sia nel ruolo antiaereo che controcarro.
I cannoni navali da 90/50 Mod. 1939, in torrette singole, vennero installate sulle navi da battaglia classe Littorio (12 pezzi) e sulle classe Caio Duilio ricostruite (10 pezzi), delle quali costituirono il principale armamento antiaereo. La prevista installazione, all'inizio della guerra, sull'avviso veloce Diana venne annullata e la nave fu armata con due pezzi da 102/35. Dopo la guerra, il pezzo navale 90/50 rimase in servizio nella nuova Marina Militare fino alla radiazione delle due Caio Duilio nel 1956.
La bocca da fuoco da 90/50 era formata dalla canna rigata in acciaio, sottoposta a autofrettage, che era avvitata a freddo al blocco di culatta, in modo da poter essere agevolmente sostituita dopo l'usura dell'anima. Il blocco di culatta portava un'appendice inferiore per l'asta del freno di sparo e due appendici superiori per i recuperatori idropneumatici, che lo collegavano alla culla. L'otturatore era a cuneo orizzontale.
L'arma sparava un cartoccio-proietto da 18,4 kg, con granata di 10,1 kg, propulso da una carica di 3,4 kg. Nonostante le buone caratteristiche balistiche, la granata si frammentava in schegge troppo piccole per danneggiare i bersagli, cosicché venne sostituita durante la guerra. La cadenza di tiro, di 12 colpi al minuto, con serventi ben addestrati poteva salire a 18 colpi al minuto.
L'impianto da 90/50 era tanto avanzato per il tempo da risultare non pienamente maturo. L'affusto infatti era pre-stabilizzato sui quattro assi di direzione, alzo, rollio e beccheggio, grazie ad un sistema di ben undici giroscopi. La correzione del rollio era di ±14°, quella del beccheggio di ±5°. La movimentazione dei pezzi era elettrica ed asservita alla centrale di tiro su entrambe le classi di navi da battaglia; sulle Duilio, tuttavia, poiché le torri sulle murate erano posizionate più basse e quindi soggette ad infiltrazioni d'acqua, l'impianto elettrico venne rimosso nel 1942 e sostituito con la movimentazione manuale, mentre sulle Littorio, essendo gli affusti posizionati più in alto, l'avanzato sistema automatizzato venne mantenuto.
Le torrette erano di forma ovale, fortemente inclinate e leggermente corazzate, pesanti 19 060 kg. L'elevazione andava da -3° a +75°, mentre il settore di brandeggio era di 140° a destra ed altrettanti a sinistra. La dotazione di colpi sulle Littorio era di 487 colpi per ogni cannone, per un totale di 5 842 granate antiaeree a nave. Ogni torretta aveva una riserva di 90 colpi di pronto impiego ed era alimentata da un elevatore elettrico che dal deposito munizioni trasferiva al ponte principale 30 cartocci-granata al minuto; questi venivano trasferiti a mano nel locale sottostante la torretta, da dove un altro paranco sollevava il cartoccio-granata e lo girava in orizzontale, pronto per la calcata. Nel paranco era incorporato il graduatore per le spolette automatico Borletti. I colpi venivano camerati a mano con un calcatoio a pantografo.

1954 - CANNONE a/a SMP-3 da 76/62 mm (Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli) 

Il cannone SMP-3 ("Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli - cannone da 3 pollici"), progenitore del "76/62 Allargato" era un'arma automatica a tiro rapido, la cui cadenza media del tiro era di 50 colpi al minuto, in grado di sparare colpi singoli o a raffica. Il caricamento avveniva automaticamente mediante un tamburo ruotante con 14 colpi, con i bossoli che venivano espulsi colpo per colpo. Ad esaurimento della raffica la canna si predisponeva alla massima elevazione (90°) ed il tamburo veniva ricaricato in maniera automatica con una manovra che avveniva in 3 secondi.
La versione binata del modello SMP 3 con canne sovrapposte aveva il caricamento completamente automatico e continuo che avveniva a qualsiasi elevazione. Il cannone aveva una forte velocità di brandeggio con la velocità iniziale del proiettile di 950 m/s e cadenza media di tiro di 60 colpi per canna. Il cannone era stato imbarcato negli anni cinquanta sulle fregate della classe Centauro, ma tale versione non avendo dato i risultati sperati non è stata imbarcata su nessun'altra unità della Marina Militare.
Le corvette Classe Albatros avevano in dotazione, inizialmente, il cannone da 76/62 tipo SMP-3 degli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli.
Le corvette erano le seguenti: Albatros, Alcione, Airone e poi Aquila che in un primo tempo era stata costruita per la Marina Olandese; sempre negli anni 50 dello scorso secolo.
Ora gradirei sapere se anche le 4 corvette costruite per la Marina Danese avessero lo stesso pezzo di artiglieria.
In effetti due pezzi per unità; quindi un totale di 16 pezzi costruiti.
Non i caccia ma solo le corvette per l' Indonesia (classe Surapati - Iman Bondiol) dovevano montare il cannone, impianto singolo 76/62, SMP3
Conferme che sia le corvette danesi sia la corvetta per l' Olanda (Linx) montavano tale cannone ed avevano allestimento standard con quelle italiane
Al contrario del quasi contemporaneo sviluppo del 76/62 OTO, con alimentazione e caricamento continuo, l' impianto SMP aveva una sorta di tamburo, tipo revolver, che completata la sequenza di tiro, veniva portato alla massima elevazione (90*) per la ricarica del tamburo
Evidentemente un sistema abbastanza complesso, con notevoli inerzie, ed un cero ritardo anche nel rientro in punteria.
Uno dei problemi riscontrati fu il metodo, e la velocità, di alimentazione del "tamburo) o revolver.
Sulla corvetta olandese - Linx - si verifico' un grave incidente: durante la fase di aggancio di una cartuccia nella noria, dove il movimento era assicurato da rulli, si verifico' un intoppo, bloccando la cartuccia in una determinata posizione (si parlo' a suo tempo di eccessiva od errata lubrificazione, ed il movimento dei rulli sulla cartuccia bloccata, con l'attrito, portarono al surriscaldamento ed alla successiva esplosione della carica. Purtroppo ci furono vittime, e subito dopo, anche per i risultati non proprio brillanti dell' arma, i complessi SMP3 furono sbarcati (non sono mai riuscito a seguire la sorte delle unita' indonesiane)
Lo sbarco del SMP3, ma soprattutto della DT, contribuirono a ad aumentare la stabilita' delle navi, che erano particolarmente "ballerine"
Sulle corvette classe Albatros (e sul Linx poi restituito all' Italia come Aquila) come soluzione "provvisoria" e poi definitiva i complessi SMP3 furono sostituiti con 40/70 singoli, di produzione canadese, che erano "adattamento" navale di armi originalmente destinate all' AA terrestre. Studi e commessa, navi ed armamenti, erano in gran parte finanziati dagli USA (commesse off shore); e questo fu particolarmente valide per queste corvette.
Non credo che si siano costruiti pezzi 'di riserva'; normalmente su queste commesse non si fanno "pezzi" completi, ma si ordinano parti di rispetto, soprattutto quelle di usura. Certamente le canne rientrano nelle componenti di usura.
Non mi risulta, e per esperienza non credo proprio che l'impianto partisse da esperienze o tecnologia USA: non dimentichiamo che all' epoca si stava verificando l' inadeguatezza del munizionamento aa da 40 contro gli aerei moderni, soprattutto perché tale munizionamento non permetteva l' adozione di spolette di prossimità (le prime spolette di prossimità da 40, in gran parte frutto di ricerche italiane - il gruppo del magg. AN Latini - poi riprese anche dai francesi della Thompson Houston - videro la luce a meta' degli anni 70) ed esisteva una direttiva generale NATO verso il calibro 76 mm (3").
Gli USA cercarono di automatizzare il tradizionale 76/50, gli inglesi sperimentarono su questo calibro, svedesi e francesi su calibri inferiori, e solo l' Italia, con risultati validi ancora adesso, adotto' un sistema totalmente nuovo: il successo del 76/62 si deve al sistema di caricamento continuo ed in punteria (i braccetti oscillanti) mentre l' esperienza SMP, con balistica simile e munizionamento identico, falli proprio nel sistema di caricamento (si potrebbe dire che SMP era un cannone ...semiautomatico...)
In ultima va tenuto conto che le commesse di questo cannone, sfortunato, avevano anche il compito di tentare di tenere in vita gli stabilimenti meccanici di Pozzuoli, la cui vita fu sempre legata (a un filo) alle commesse militariSi tratta di progetti con origini e sviluppi totalmente diversi, tra l'altro l'Ansaldo come impresa già IRI era totalmente fuori dal settore, e nulla ebbe a che fare con lo sviluppo della OTO (che era destinata ad entrare nell' altro conglomerato statale, l' EFIM).
Era anche un problema dello "stato dell' arte": l' utilizzo dello stabilimento di Pozzuoli per produzioni militari (ammesso che con gli stanziamenti dell' epoca fossero possibili sufficienti commesse) avrebbe comportato forti investimenti, sia sul team sia, soprattutto sulle infrastrutture e sui macchinari, impossibile da realizzare nel breve termine e non giustificabili e incompatibili con l' indirizzo che all' epoca si stava dando alle competenze ed alle specializzazioni delle partecipazioni statali.
Non credo ci sia stato nessun “complotto" per favorire un' industria o l'altra, una regione o l'altra; tra l'altro la concentrazione sulle attività ferroviarie dello stabilimento di Pozzuoli fu fatta a favore di Pozzuoli pensando che tale settore avrebbe avuto nell' immediato una maggiore ricaduta occupazionale, anche a livello di indotto regionale (es le officine meccaniche stabiesi) rispetto a quello militare
Dal punto di vista tecnico/tecnologico il concetto operativo (alimentazione, caricamento e fuoco automatico in punteria costante) del modello OTO du rivoluzionario e vincente; anche per la OTO non furono rose e fiori, come dimostrarono le limitazioni del complesso binato sovrapposto: la OTO poi seppe mantenere lo sviluppo continuo del progetto, al punto della validità della formula e la continuità (quasi) della produzione a 50 anni di distanza.
Ho un disegno dello SMP3, originale e troppo grande da scannerizzare, mentre ho un' immagine del 76/62 che credo poter digititalizzare e postare. (betasom.it)



1957 - CANNONE BINATO OTO-MELARA 76/62 A CANNE SOVRAPPOSTE

L'armamento principale della fregata CENTAURO era costituito da quattro cannoni Oto Melara da 76/62mm in due torri binate a canne sovrapposte, derivato dal tipo SMP3 singolo imbarcato sulle Albatros, la cui frequenza di tiro era di 60 colpi al minuto, che però non avendo dato i risultati sperati non sarebbe stato imbarcato su nessun'altra unità. Rispetto al modello singolo imbarcato sulle corvette Albatros, le torri delle Centauro erano a caricamento completamente automatico e continuo, consentendo così una più elevata cadenza di tiro.



1962 - CANNONE MULTIRUOLO OTO-MELARA 76/62 ALLARGATO

Il cannone da 76/62 tipo MMI "Allargato" costruito dalla Oto Melara di La Spezia è stato il pezzo standard della Marina Militare degli anni sessanta. Il cannone è stato realizzato in 84 esemplari per la Marina Militare italiana.
Il cannone è del tipo multiuso, con impiego principale antiaereo ma con capacità antinave e impiegabile anche per il tiro controcosta. Il pezzo è l'evoluzione del modello sviluppato e costruito per la Marina Militare dagli Stabilimenti meccanici di Pozzuoli agli inizi degli anni cinquanta, denominato tipo SMP3, cioè da tre pollici, da cui scaturisce la sua sigla “SMP-3”, sviluppato quando si stava verificando l'inadeguatezza del munizionamento da 40mm contro gli aerei moderni, soprattutto perché tale munizionamento non permetteva l'adozione di spolette di prossimità. Tale cannone venne imbarcato sulle corvette Albatros, prime unità di scorta costruite in Italia dopo la seconda guerra mondiale, e sulle corvette dello stesso tipo realizzate nei cantieri italiani su commesse NATO per la marina danese e olandese nell'ambito del MDAP in due esemplari, uno a poppa e uno a prora. Con lo spostamento della produzione delle artiglierie della Marina Militare alla Oto Melara di La Spezia venne sviluppata una versione binata del modello SMP 3 con canne sovrapposte. Il verificarsi di un grave incidente sulla torre prodiera della corvetta olandese Lynx e il non aver dato la versione binata i risultati sperati, portarono allo sviluppo del cannone da 76/62 di nuova progettazione, largamente testato sulla Nave Esperienze Carabiniere. Il nuovo cannone denominato Allargato avrebbe trovato posto nel corso degli anni sessanta sulle principali unità della squadra, come l'incrociatore lanciamissili Garibaldi, le fregate classe Bergamini e Classe Alpino, i Doria e il Vittorio Veneto e sarebbe stato rimpiazzato il decennio successivo dal 76/62 Compatto con l'entrata in servizio degli Audace.
Il cannone ha la canna raffreddata ad acqua e manovra elettrica e idraulica con sistema di emergenza manuale. La gittata, che con proiettili HE (High Explosive) dal peso di 6,296 kg raggiunge 18,4 km ad un'elevazione di 45°, che all'elevazione massima di 85° scende a 4 km, la velocità di brandeggio di 70°/s quella di elevazione di 40°/s e la torretta accoglie un membro dell'equipaggio.
Nella Marina Militare questi cannoni costituiscono l'armamento principale dei pattugliatori della classe Cassiopea; si tratta dei cannoni smontati dalle fregate della classe Bergamini andate in demolizione. È stato sostituito dal cannone Otobreda 76/62
Il 76mm / L62 Allargato è un cannone navale automatico a doppio uso a canna singola, di medio calibro, progettato e prodotto negli anni '60 dalla ditta di difesa italiana OTO-Melara come armamento di cannone per tutte le navi da guerra di classe media e grande costruite per la Marina Militare Italiana in quel decennio. Attualmente, l’arma rimane in servizio con le navi pattuglia della classe Cassiopea inItalia, ma è stata in gran parte sostituita dalla serie di cannoni da 76 mm Otobreda.
Dopo la seconda guerra mondiale, quando l'Italia si unì alla NATO, ricevette gran parte delle sue armi dagli Stati Uniti sotto forma di assistenza militare diretta. Ciò includeva anche il trasferimento di surplus di navi da guerra della Marina degli Stati Uniti(USN) da quella guerra. A metà degli anni '50 la Marina italiana iniziò a pianificare e finanziare un programma di modernizzazione, in cui molte di quelle navi da guerra obsolete della Seconda Guerra Mondiale sarebbero state sostituite con navi da guerra più nuove e più moderne costruite in Italia. Inoltre l'armamento verrebbe aggiornato. A quel tempo le navi da guerra italiane erano equipaggiate per lo più con cannoni navali costruiti negli Stati Uniti, con la pistola USN da 5 pollici (127 mm) e la Bofors 40 mm / L60 era la più numerosa. Secondo l'opinione della Marina Militare Italiana negli anni '50, il 5 pollici era considerato troppo pesante per molte navi da guerra, mentre il 40mm / L60 era considerato troppo leggero per essere usato come l'arma principale sulle sue corvette più piccole che erano state progettate nell'ambito del piano di modernizzazione.
Di conseguenza, la Marina Militare Italiana ha appaltato la ditta italiana OTO-Melara per progettare e produrre un cannone navale di medio calibro con capacità sia anti-superficie che antiaeree. Derivato dagli studi e dalle esperienze della Marina italiana sull'uso del cannone US NAVY da 76,2 mm, fu deciso essere il miglior compromesso per un cannone a doppio scopo. Il design di questo nuovo cannone contratto dall'OTO-Melara sarebbe stato l'armamento primario su navi da guerra più piccole, come le corvette, e l'armamento secondario su navi da guerra di classe più grande, come fregate, cacciatorpediniere e armamenti di cannoni primari dei nuovi incrociatori di elicotteri previsti.
Il primo tipo sviluppato fu un attacco a doppia canna, il Sovrapposto SMP3 da 76mm / L62 che aveva l'insolita disposizione di avere due canne una sopra l'altra anziché affiancate come con la maggior parte delle torrette navali. C'erano grandi speranze per la torretta Sovrapposto , ma in servizio sulla classe Centauro e su altre navi da guerra, le sue prestazioni si dimostrarono insoddisfacenti e nel 1958 OTO Melara iniziò a lavorare su una versione a canna singola.
Lo sviluppo iniziò nel 1958, con il primo cannone consegnato nel 1961 per i test e la produzione presto seguì. Nel 1962 il primo MMI Allargato 76/62 fu consegnato alla Marina Militare Italiana per il montaggio sulle fregate di classe Carlo Bergamini . Nei cinque anni seguenti, OTO-Melara produsse un totale di 84 in esclusiva per la Marina italiana. Tutte le navi da guerra italiane che avevano la torretta gemella Sovrapposto, che dovevano rimanere in servizio, le avevano sostituite con la torretta a canna singola Allargato. E mentre OTO-Melara tentava di commercializzare il loro nuovo cannone navale per l'esportazione, non c'erano ordini.
A partire dal 2011, l'arma è rimasta in uso solo a bordo delle navi pattuglia della classe Cassiopea.
L' Allargato ha una sola canna raffreddata a spruzzo d'acqua. Il cannone e il suo vassoio di carico sono coperti da un coperchio a torretta a tenuta stagna che è anche protezione contro piccole schegge di granata. Anche nella torretta c'è una stazione per un uomo che è necessario per dirigere il cannone dai dati forniti dal sistema di controllo del fuoco delle navi. Tutte le altre azioni quando il cannone viene sparato sono automatiche.
Il cannone è mosso da un sistema idraulico-elettrico, con un backup manuale. Le munizioni sono immagazzinate in un caricatore sotto la torretta da cui i colpi vengono alimentati nel vassoio di carico e quindi speronati nella culatta e sparati. L'involucro del guscio esausto viene espulso automaticamente fuori dalla torretta dopo essere stato sparato. Il peso totale della torretta e del caricatore è di 12 tonnellate. La velocità del fuoco può essere regolata tra 10 e 60 colpi al minuto. 
Alla fine degli anni '60, l' Allargato fu sostituito in produzione dal compatto 76mm OTO-Melara di grande successo. A causa del suo peso più elevato, l' Allargato è ora considerato obsoleto ed è stato in gran parte ritirato dalla maggior parte delle navi di servizio attive, essendo stato sostituito dal 76mm / L62 Compact o dal Breda 40mm / L70 Compact.


1965 / 1969 - CANNONE MULTIRUOLO OTO-MELARA 76/62 COMPATTO


L'OTO Melara 76/62 è un cannone multiruolo progettato e prodotto dalla Società italiana Leonardo-Finmeccanica (precedentemente da OTO Melara, confluita nel gruppo il 31 dicembre 2015).
Il cannone è caratterizzato da una cadenza di tiro molto elevata, soprattutto nella versione Super Rapido (120 colpi al minuto), che lo rende particolarmente adatto per la difesa antiaerea e anti-missile e per la difesa di punto, anche se, visto il suo calibro, può essere usato anche in altri ruoli come il bombardamento navale e costiero. Il cannone è dotato di munizionamento convenzionale, che varia a seconda del tipo di impiego e la sua polivalenza di usi è data anche dalla gran quantità di tipi di munizionamento che vanno dall'incendiario al perforante, fino ai proiettili a frammentazione con spoletta di prossimità. L'intero sistema è inoltre molto compatto ed è quindi installabile anche su navi di piccole dimensioni come le corvette o le vedette costiere, oltre ad essere completamente controllabile da remoto. Recentemente è stato aggiunto il nuovo munizionamento guidato DART.
Questo cannone ha rappresentato un notevole successo commerciale, essendo stato adottato da 53 marine: l'ultimo importante successo è stato lo scalzare il cannone navale da 100 mm della marina francese nel progetto Orizzonte.
Nel sistema di controllo del fuoco del cannone nel corso degli anni c'è stata un'evoluzione. Le prime versioni erano dotate del radar RTN-10X Orion della Selenia. A partire dalla metà degli anni ottanta venne utilizzato il RTN-30X (SPG-73) nel sistema di difesa di punto Dardo-E e poteva essere abbinato oltre che all'Otobreda Compatto e Super Rapido anche al cannone da 127/54, al Breda Dardo e ai missili Sea Sparrow/Aspide. Il sistema Dardo-E fece il suo debutto nella Marina Militare sull'incrociatore portaeromobili Garibaldi, ma il radar RTN-30X era già stato imbarcato sulle Maestrale, dove però alle due torrette binate del CIWS Dardo erano asserviti due radar RTN-20X, mentre le prime unità equipaggiate con sistema Dardo-E con il 76mm Super Rapido sono stati i due cacciatorpediniere lanciamissili Audace dopo gli ammodernamenti e le prime unità ad essere equipaggiate sin dalla costruzione con il Dardo-E abbinato ai 76mm SR furono i due cacciatorpediniere Classe Durand de la Penne.
Davide/DART
In fase operativa è anche il sistema guidato anti-missilistico Davide, in pratica si tratta di missili senza motore (proietti) DART, decalibrati rispetto al cannone, che possono correggere la loro traiettoria per controbattere le manovre del missile bersaglio e intercettarlo. Si tratta di un sistema di difesa anti missile delle navi a corto/cortissimo raggio, basato sull'impiego delle nuove centrali di tiro multisensore degli impianti da 76/62 Super Rapido, capace di sparare una munizione guidata e quindi di correggerne la rotta anche in volo indirizzandola sull'obiettivo.
La tecnologia sviluppata dalla Oto Melara è stata montata per la prima volta sulle fregate multimissione italiane del programma italo-francese FREMM.
Il sistema Davide/Strales abbinato al sistema di controllo di tiro Dardo-F, che controlla sia il bersaglio che il proiettile, è installabile anche sulle vecchie torrette con poche modifiche, mediante l'aggiornamento del firmware di controllo, l'aggiunta del radar di guida in banda Ka e scudo stealth. La torretta mediante il radar produce quattro fasci che vengono proiettati sul bersaglio e il proiettile viene radiocomandato nella sua direzione in modo tale che rimanga all'interno dei fasci. I proiettili DART sono un sottocalibro da 42 mm e grazie ad un adattatore raggiungono i 76 mm del calibro del cannone, hanno delle alette canard che gli permettono di manovrare e la sezione di coda ha sei pinne fisse e il ricevitore radio.
All'inizio dell'estate del 2008 NAVARM ha richiesto l'aggiornamento di un cannone al sistema Davide/Strales proveniente da un pattugliatore classe Cigala Fulgosi. Le prove sono state effettuate con successo presso il Poligono Interforze di Salto di Quirra nel marzo 2009 e hanno visto lo sparo contro bersagli a 8 km di due proiettili singoli e di una raffica da tre proiettili, che è quella attualmente nell'impiego antimissile. Il sistema dopo essere stato testato sul pattugliatore Comandante Foscari con prove di tiro con le nuove munizioni guidate in accoppiamento con il radar NA-25X, dopo aver terminato le prove è rimasto pienamente funzionante a bordo della nave.



Il 76/62 SP "Sovraponte"


Il cannone navale 76/62 Sovraponte è un medio calibro leggero e a fuoco rapido che offre prestazioni e flessibilità senza pari in qualsiasi ruolo di difesa aerea e anti-superficie, in particolare nella funzione anti-missilistica.
È inoltre prevista la capacità di coinvolgere in modo molto efficace obiettivi di terra per prestazioni uniche multiruolo.
Il 76/62 è adatto per l'installazione su navi di qualsiasi tipo e classe, comprese le piccole unità navali.
Sarà disponibile un'interfaccia con un'ampia varietà di sistemi di gestione dei combattimenti navali e/o FCS/EOS, secondo gli standard digitali e analogici, compresa l'architettura aperta.
La velocità di ingaggio potrà essere selezionata da scatto singolo a cottura 120 giri/min.
In condizioni operative, il tempo tattico è inferiore a 3 secondi e la deviazione standard alla cottura è inferiore a 0,3 mrad, garantendo così un'eccellente precisione.
Il 76/62 in tutte le sue continue evoluzioni è l'unico cannone navale di medio calibro disponibile nella capacità di fuoco prolungato, requisito fondamentale in qualsiasi scenario che preveda l'ingaggio simultaneo di più bersagli di manovra, come richiesto dagli emergenti scenari di guerra asimmetrica.
Il caricamento automatico avviene tramite un caricatore girevole e il caricamento rapido avviene facilmente anche durante il tiro da parte di due addetti alla movimentazione delle munizioni.
La fornitura standard include la nuova Digital Control Console (DCC) che sfrutta la tecnologia digitale per aumentare le funzioni a disposizione dell'operatore e dei manutentori.
Il 76/62 è pronto per il funzionamento del fusibile multifunzione programmabile 3AP.
Il nuovo 76/62 SR e il nuovo 76/62 SR sono dotati della flessibilità necessaria per essere equipaggiati con optional:
  • Scudo Stealth Integrale per ridurre l'RCS totale della nave;
  • Radar velocità muso per aggiornare l'FCS di eventuali deviazioni dai valori della tabella di range;
  • Dispositivo di alimentazione multipla per la movimentazione, selezione e alimentazione automatica di qualsiasi tipo di munizione caricata;
  • Sistema STRALES - un sistema di guida per il proiettile a guida DART.

Come si evince dalle ultime notizie apparse sul Web e sul sito della RIVISTA ITALIANA DIFESA e di EDR Magazine, in data 3 febbraio 2026, Leonardo ha presentato la sua nuova famiglia HYSTRIX (Istrice): si tratta di una serie di sistemi terrestri AA e antidrone (Counter UAS) a breve/brevissima gittata. 

I recenti eventi in Ucraina, in Israele e nel Mar Rosso, hanno convinto la multinazionale Leonardo a progettare e a mettere a punto un sistema di difesa integrato avanzato denominato "Michelangelo Dome"; un sistema modulare, aperto, scalabile e multidominio, basato su di un potente sistema C5 e su molteplici sensori ed effettori; con l’adozione della famiglia HYSTRIX si creerà una prima barriera difensiva modulare definita "Zona Morta" dove una minaccia ostile sarà neutralizzata da effettori di difesa di punta. 
A Brescia, negli stabilimenti del nord Italia, Leonardo ha presentato ai media come intende sfruttare i suoi avanzatissimi sistemi di artiglieria imbarcata per generare moduli terrestri statici e mobili denominati Hystrix (riccio in latino). 


L'Hystrix 76 ADS, sarà un sistema per la difesa aerea terrestre.

L'Hystrix a lungo raggio sarà sviluppato sulla base del 76/62 mm nella versione “SP" o SovraPonte, la variante non penetrante il ponte delle unità navali e chiaramente facilmente installabile anche su di un rimorchio; un prototipo sarà disponibile entro la fine del 2026 e sarà denominato Hystrix 76 ADS per la difesa aerea.
L'attività di sviluppo procede con finanziamenti dell'azienda; i rendering rivelati ai media mostrano un rimorchio posto su di un pianale con due assi, dotato di quattro stabilizzatori idraulici, con una piattaforma sopra la barra di traino. L’arma da 76 mm è posizionata sul pianale, leggermente più avanti dell'asse anteriore, mentre la piattaforma ospita un contenitore che ospita l'elettronica di controllo del tiro, i sistemi di comunicazione che garantiscono la connessione dati con i sistemi di comando e controllo e un generatore che alimenta il sistema in un contenitore standard.
Il cannone sarà controllato a distanza mediante un collegamento dati bidirezionale che consente al sistema C2 di assegnare le missioni di fuoco tenendo conto, ad esempio, delle munizioni rimanenti su ciascun effettore. Ciò significa che è possibile lasciare i cannoni sul campo e controllarli a distanza.
Il  cannone a/a potrà aprire il fuoco nell’arco di 360° in continuo, con un arco di elevazione di -5°/+85°, ha una doppia capacità di alimentazione con 36 colpi per caricatore. Il cannone sarà in grado di utilizzare un'ampia varietà di munizioni: HE-PF-IM6-OES equipaggiato con spoletta multifunzionale programmabile 3AP, HE-MOMA1 (MOM sta per Munizione Multiruolo OTO) con spoletta 4AP, Vulcano 76 BER con spoletta MFF BER, munizione guidata DART con spoletta multifunzionale programmabile in volo MFF DART. Saranno presto disponibili altre due munizioni Vulcano 76 GL IR e Vulcano 76 GLR SAL, rispettivamente con un cercatore laser infrarosso e uno semiattivo. 
Con le munizioni DART, il cannone dovrà essere equipaggiato con il kit di guida Davide o Davide Plus, che garantirà non solo la guida del proiettile ma anche il tracciamento, facendo funzionare il cannone come un sistema autonomo una volta ricevuti i dati di tiro.
Con l’esperienza nella crisi del Mar Rosso, le munizioni esistenti si sono dimostrate altamente efficaci contro i droni. 
Secondo Leonardo, la difficoltà principale non è tanto quella di distruggere i droni ostili, quanto piuttosto di vederli, e il radar tattico multimissione (TMMR) in banda C dell'azienda si è comportato molto bene durante una dimostrazione: l'esplosione di un proiettile da 76 mm ha distrutto più droni nel caso in cui fosse stato preso di mira uno sciame, un calibro che risulta addirittura eccessivo contro alcuni tipi di UAV.
Per aggiungere un cannone da 76/62 mm più leggero, installabile su piattaforme 8x8 o cingolate, Leonardo ha deciso di intraprendere lo sviluppo di un sistema completamente nuovo, ottenuto tuttavia riutilizzando diversi sottogruppi già disponibili. Il risultato sarà un sistema di peso inferiore a 4 tonn denominato Hystrix 76 ADS Light.
Come già evidenziato, Leonardo intende avviare i primi test dell'Hystrix 76 ADS prima della fine del 2026, mentre un prototipo dell'Hystrix 76 ADS Light sarà disponibile a breve e sarà un vero e proprio semovente AA ruotato (degno erede del cingolato OTOMATIC e del ruotato DRACO, quest’ultimo rimasto allo stadio di mock-up: NdA). L’HYSTRIX 76 ADS Light consisterà in una nuova torre da 76/62 mm da installare su uno scafo 8x8 VBM Plus (o 10x10) opportunamente allungato (analogamente a quanto previsto per il semovente da 155 mm dotato di torre HITFIRE).

I componenti del sistema a/a HYSTRIX costituiscono i tasselli del concetto “multistrato” MICHELANGELO DOME di Leonardo, incentrati sostanzialmente 3 armi navali di differenti calibri: 30 mm, 40 mm e 76 mm:
  • le soluzioni da 30 mm garantiscono l’autodifesa a brevissima gittata, 
  • quelle da 40 mm e da 76 mm permettono ingaggi a gittate maggiori, nell’ottica di una “difesa multistrato”. 
Sono previste: 
  • soluzioni “fisse” installate su shelter, 
  • soluzioni “trasportabili” collocate su semirimorchi (o su autocarri logistici), 
  • soluzioni “mobili” installate su blindati ruotati della classe del VBM 8x8. 

L’HYSTRIX 40 ADS

L’HYSTRIX 40 ADS utilizzerà la torre MARLIN da 40 mm collocata su di un autocarro (con struttura scarrabile, simile a quella realizzata per il lanciatore del sistema missilistico SAMP/T NG) ma anche collocabile sul medesimo semirimorchio del’HYSTRIX 76 ADS. Il sistema, in un’altra configurazione su rimorchio sarebbe già stata acquisita da un paese medio-orientale, e dovrebbe essere completato entro la fine del 2026. 

L’HYSTRIX 30 ADS

Sono in corso di sviluppo avanzata una variante fissa e una posizionata su di un autocarro della torre LIONFISH munita della nuova mitragliera X-GUN 30 di Leonardo: nella configurazione fissa, l’arma ha già effettuato una serie di test presso il poligono COTTRAU. La soluzione su autocarro sfrutterà quanto sviluppato per i 2 modelli in calibro maggiore e non necessiterà, dunque, di una messa a punto specifica. La soluzione mobile/semovente, sarà invece incentrata sulla la torre terrestre HIFIST 30 NG (prevista per il VBM 30 NG e per il nuovo LYNX A2CS/UOR), dotata anch’essa di mitragliera X-GUN 30 che verrà modificata per applicazioni A/A e anti/drone; si vocifera che la prima torre biposto HITFIST 30 NG per il Kf-41 LYNX A2CS/UOR dovrebbe essere consegnata tra pochi mesi. 



L’HYSTRIX 30 x 113 ADS

In ambito anti/drone, Leonardo sta mettendo a punto la torre remotizzata HITROLE 30x113, variante armata con la nuova mitragliera BLAZE 30 (“sorella minore” della X-GUN 30 camerata per il 30x113) della HITROLE Light. Tale arma in torretta armerà quasi sicuramente l’MBT PANTHER nella versione italianizzata e, forse, anche a bordo di diverse varianti del LYNX/A2CS/AICS.

Con l'evoluzione delle minacce globali, la domanda di sofisticate capacità di difesa aerea è aumentata vertiginosamente. 

Leonardo, un attore ai primi posti mondiali nella tecnologia della difesa, sta ultimando la messa a punto e sta per rendere operativo il “Michelangelo Dome”, un sistema di difesa integrato multi-dominio modulare e molto avanzato: questa piattaforma innovativa rafforzerà la difesa aerea nazionale e delle nazioni alleate nell’ambito delle operazioni militari odierne. Il sistema di che trattasi sfrutterà soluzioni di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Sistemi di Combattimento e Intelligence (C5I), supportato da una serie di sensori ed effettori, creando un perimetro difensivo iniziale denominato "Zona Morta", neutralizzando efficacemente le minacce attraverso avanzate capacità di difesa di punto.

L'Hystrix 76 ADS è progettato per una flessibilità operativa avanzata:
  • Controllo del fuoco: il sistema è in grado di sparare in modo continuo su un arco di 360° con un'elevazione impressionante da -5° a +85°;
  • Versatilità delle munizioni: può ospitare una gamma di munizioni ottimizzate per le minacce aeree, tra cui spolette programmabili avanzate adatte a vari profili di missione.

Il sistema Hystrix supporta diversi tipi di munizioni specificamente progettati per la difesa aerea, tra cui:
  • HE-PF-IM6-OES: Integrato con un fusibile programmabile a tre posizioni;
  • HE-MOMA1: dotato di fusibile a quattro posizioni per una maggiore versatilità;
  • Vulcano 76: precisione migliorata con un fusibile programmabile multifunzionale;
  • Munizioni guidate DART: incorporano sistemi di guida sofisticati per una maggiore precisione;
  • Vulcano 76 GL IR e il GLR SAL, che sfruttano tecnologie di guida avanzate.

Durante i test, Leonardo ha confermato l'efficacia delle munizioni esistenti contro diversi bersagli aerei, inclusi i droni. I dati presentati hanno evidenziato gittate di ingaggio ottimali per specifiche munizioni, convalidate in condizioni realistiche. Le capacità del sistema sono state ulteriormente sottolineate dal successo del radar tattico multimissione (TMMR) in banda C di Leonardo, che ha dimostrato la sua capacità di identificare e tracciare numerosi bersagli aerei.

Caratteristiche operative:
  • Intervento remoto: il sistema facilita il funzionamento remoto tramite un collegamento dati bidirezionale, consentendo il monitoraggio in tempo reale e l'assegnazione della missione;
  • Dispiegamento sul campo: l'Hystrix 76 ADS può essere installato o riposizionato in modo permanente, consentendo vantaggi strategici in ambienti di conflitto dinamici.

Le iniziative di Leonardo nella difesa aerea esemplificano la transizione del settore verso soluzioni integrate e multidisciplinari in grado di affrontare le sfide contemporanee della guerra. Mediante una particolare attenzione alla modularità, all'adattabilità e alla tecnologia avanzata, le forze armate di tutto il mondo stanno alacremente cercando di rafforzare le proprie capacità contro minacce aeree sempre più complesse nelle operazioni di difesa aerea.





IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto… tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, EDR Magazine, RID, DEFCROSS, Leonardo-OTOMELARA, You Tube)