Visualizzazione post con etichetta ARMI NUCLEARI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ARMI NUCLEARI. Mostra tutti i post

giovedì 17 settembre 2026

Voenno-morskoj flot o VMF (Военно-морской флот): nel mese di settembre 2026, l’ADMIRAL NAKHIMOV, prima unità riattivata nell'ambito del programma di rimessa in servizio degli incrociatori da battaglia a propulsione nucleare; ha completato le prove in mare e dovrebbe entrare in servizio attivo con la Flotta del Nord. L'Admiral Nakhimov (in russo Адмирал Нахимов) è un incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare della classe Kirov (Progetto 1144 Orlan).








Voenno-morskoj flot - VMF - Военно-морской флот

E’ la marina militare della Federazione Russa che, assieme alle Forze terrestri e alle Forze aerospaziali, compone le Forze armate del Paese euroasiatico dal 1992.
A seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, avvenuta nel 1991, ha ereditato gran parte del naviglio della Marina militare sovietica, suddiviso come quest'ultima, in cinque flotte: la Flotta del Nord, la Flotta del Pacifico, la Flotta del Mar Nero, la Flotta del Baltico e la Flottiglia del Caspio. Completano la struttura della Forza armata i corpi dell'Aviazione navale e delle Truppe costiere nonché le forze in distaccamento permanente quali il 5º squadrone Medio Oriente, con base a Tartus in Siria, e il futuro distaccamento in Sudan.
Il lignaggio della marina russa viene fatto risalire alla Marina imperiale russa, istituita nell'ottobre 1696 dallo zar Pietro il Grande.
Profondamente segnata dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, la Marina ha sofferto di un lungo periodo di stagnazione dovuto sia all'assenza di una strategia d'impiego sia di un apparato statale/governativo forte. La mancanza di fondi adeguati, infine, portò, dagli anni 1990 all'inizio degli anni duemila, alla cronica insufficiente manutenzione dei mezzi e alla scarsa formazione del personale, situazioni che contribuirono a un esteso stato di degrado delle risorse a disposizione della Marina stessa.
Nell'agosto 2014, il ministro della difesa Sergej Šojgu ha affermato che le capacità navali russe sarebbero state rafforzate con nuove armi ed equipaggiamenti entro i successivi sei anni in risposta agli schieramenti della NATO nell'Europa orientale e ai recenti sviluppi in Ucraina e nel Mar Nero.
Al 2021, è in corso un ambizioso piano di ammodernamento delle unità navali della Forza armata già supportato negli anni precedenti da un consistente miglioramento delle condizioni di servizio dei coscritti e delle infrastrutture a loro disposizione e supportato attivamente dall'industria cantieristica domestica.






DOPO CIRCA 28 ANNI E’ TERMINATO L’AGGIORNAMENTO DELL’ADMIRAL NAKHIMOV

Come segnalato dal sito di R.I.D. (Rivista (italiana Difesa), l’ADMIRAL NAKHIMOV, prima unità riattivata nell'ambito del programma di rimessa in servizio degli incrociatori da battaglia a propulsione nucleare KIROV, ha completato le prove in mare e dovrebbe entrare in servizio attivo con la Flotta del Nord entro la fine del 2026. L’unità nucleare è stata rimessa a galla in data 25 luglio 2025 ed ha navigato con i propri mezzi per la prima volta dopo 28 anni.
Subito dopo, è entrata nella fase finale delle prove rientrando a Severodvinsk il 21 luglio 2026 per i collaudi di accettazione.

L’ADMIRAL NAKHIMOV resta la più grande e la più pesantemente armata nave da combattimento di superficie in servizio e rappresenta il più ambizioso programma di ammodernamento navale dell'era post-sovietica. 

L’apparato motore si basa su di un sistema CONAS (Combined Nuclear And Steam) composto da 2 reattori ad acqua pressurizzata (PWR) KN-3, affiancati da 2 caldaie ausiliarie convenzionali, alimentano turbine a vapore con una potenza complessiva di circa 140.000 SHP, per una velocità massima prossima ai 32 nodi. 
Ha una capacità di un massimo di 3 elicotteri imbarcati Ka-27.
L’armamento per la difesa aerea ha 96 celle di lancio per missili superficie-aria a lungo raggio, forse una variante navale del sistema S-400 o un derivato navale dell'S-300. 
La capacità di attacco anti-nave e land-attack è assicurata da 80 celle di lancio verticale VLS (Vertical Launch System) per missili da crociera, incluso il sistema ipersonico antinave e per l'attacco terrestre ZIRCON.
Come noto, in 28 anni l'intervento si è trasformato in una ricostruzione pressoché totale dei sistemi di combattimento, dei sensori, dell’elettronica, dei cablaggi e di gran parte dei macchinari interni sono stati sostituiti integralmente.




L'Admiral Nakhimov (in russo Адмирал Нахимов) è un incrociatore lanciamissili pesante a propulsione nucleare della classe Kirov. 

Con i suoi 251 metri di lunghezza e un dislocamento a pieno carico di circa 28.000 tonnellate, rappresenta la più grande nave da combattimento di superficie al mondo, esclusi i vettori aerei, ed è spesso definita un "battlecruiser" (incrociatore da battaglia). 
Entrato originariamente in servizio con la Marina sovietica nel 1988 con il nome di Kalinin, l'incrociatore è stato successivamente rinominato in onore dell'ammiraglio imperiale Pavel Nakhimov. 

Il Progetto 1144 Orlan (Орла́н, lett.  'aquila di mare', nome in codice NATO classe Kirov)

L’ incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare iniziò ad essere sviluppato nel 1968 con lo scopo di dare la caccia ai sottomarini nemici. L'Ufficio di progettazione settentrionale inizialmente progettò che fosse molto più piccolo, con un dislocamento non superiore a 8.000-9.000 tonnellate, ma questo fu respinto dal comandante in capo della Marina sovietica, l'ammiraglio della flotta dell'Unione Sovietica Sergej Gorškov. Nel 1971 si decise che avrebbe dovuto includere ulteriori sistemi d'arma, il che richiedeva un progetto più grande. L'incrociatore del Progetto 1144, destinato principalmente alla guerra antisommergibile, fu fuso con il Progetto 1165, che avrebbe trasportato missili antinave. Per ospitare missili antisommergibile, antinave e antiaerei, la classe Kirov ha un dislocamento standard di 24.000 t  e un dislocamento di 28.000 t a pieno carico. Ciò rende le Kirov le più grandi navi da guerra di superficie costruite dalla Seconda Guerra Mondiale, a parte le portaerei.  Essendo più grande di qualsiasi incrociatore occidentale, viene spesso descritta come un incrociatore da battaglia. 
L'incrociatore da battaglia ha una velocità massima di 32 kn.  Per una nave così grande, per raggiungere tale velocità, la classe Kirov è dotata di un sistema combinato nucleare e a vapore (CONAS) che fornisce 140.000 cavalli vapore (100.000 kW) ai suoi due alberi dell'elica. Entrambe le sue due turbine a vapore sono collegate a un reattore nucleare KN-3 e a una caldaia a olio, quest'ultima fornendo ulteriore potenza alla nave per poter raggiungere la sua velocità massima.  L'alternativa, avere da quattro a sei reattori nucleari, è stata scartata dai progettisti in quanto comportava un rischio di progettazione troppo elevato.  Ha un'autonomia praticamente illimitata a velocità inferiori e una velocità massima di 25 kn (46 km/h; 29 mph), mentre è a propulsione nucleare, ma la sua autonomia a 32 nodi è limitata dal carburante.  I Kirov hanno una lunghezza di 251,1 metri (823 piedi 10 pollici), una larghezza di 59 metri (193 piedi 7 pollici) e un pescaggio di 10,3 metri (33 piedi 10 pollici).  L'equipaggio è composto da 710 persone. Gli ufficiali e i sottufficiali hanno circa 150 cabine singole o doppie, mentre i sottufficiali e i marinai arruolati hanno 30 alloggi per 8-30 persone ciascuno.          
La classe Kirov fu descritta dalla comunità di intelligence statunitense negli anni '80 come dotata di "una serie di armi che la rendono una delle navi da guerra di superficie più potentemente armate al mondo". L'armamento originale dell'Admiral Nakhimov comprendeva 20 lanciatori di missili antinave P-700 Granit, con un missile in ciascuno; dodici lanciatori di missili superficie-aria S-300F con un totale di 96 missili, due batterie 4K33 Osa-M con un totale di 40 missili superficie-aria. Inoltre l'incrociatore da battaglia aveva un cannone a doppio scopo AK-130 da 130 mm (5,1 pollici), un lanciatore di missili antisommergibile RBU-6000 e due RBU-1000 e dieci tubi lanciasiluri da 533 mm (21,0 pollici). Aveva anche sei sistemi d'arma a corto raggio Kortik.  Ha una piattaforma di atterraggio e un hangar sottocoperta per ospitare fino a tre elicotteri.  L'incrociatore da battaglia è progettato per contrastare i sottomarini NATO e i gruppi d'attacco delle portaerei.
La nave è al centro delle cronache militari globali per via di un mastodontico programma di ammodernamento e per i suoi recenti sviluppi operativi.

Lo stato attuale e il rientro in servizio (settembre 2026):
  • Completamento delle prove in mare: Nel settembre 2026, il Comandante in Capo della Marina Russa ha confermato che l'unità ha completato con successo le prove in mare conclusive. I test finali di navigazione, iniziati ufficialmente a giugno, hanno convalidato i complessi sistemi di bordo dopo che la nave si era mossa autonomamente per la prima volta nell'estate del 2025.
  • Consegna imminente: L'incrociatore è in fase di accettazione finale ed è previsto che entri in servizio attivo all'interno della Flotta del Nord entro la fine del 2026. 
  • Una ristrutturazione da record: Questo traguardo chiude un'epopea logistica e industriale durata quasi 30 anni. La nave era infatti entrata nei cantieri Sevmash di Severodvinsk per riparazioni e ammodernamenti tra il 1997 e il 1999, subendo infiniti ritardi dovuti a crisi economiche e complessità tecniche. I costi stimati dell'intero refit oscillano tra i 200 miliardi di rubli (oltre 2 miliardi di dollari) e i 5 miliardi di dollari. 

L’Arsenale russo e 28 anni di modernizzazione

Il refit ha trasformato una reliquia della Guerra Fredda in una formidabile e moderna piattaforma missilistica, dotandola di ben 176 celle di lancio verticale (VLS) complessive: 
  • Capacità d'attacco a lungo raggio: I vecchi e pesanti missili sovietici P-700 Granit sono stati rimossi per fare spazio a 80 celle universali UKSK. Queste possono ospitare missili da crociera Kalibr, missili antinave Oniks e, soprattutto, i nuovi missili ipersonici 3M22 Zircon. 
  • Difesa aerea impenetrabile: Il comparto antiaereo si affida a 96 celle verticali dedicate a una versione navalizzata del sistema a lungo raggio S-400 (Fort-M), coadiuvata da sistemi a corto raggio Pantsir-M.
  • Sistemi complementari: La nave monta il nuovo cannone prodiero AK-192M da 130 mm, sistemi antisommergibile Paket-NK e Otvet, e dispone di un hangar per tre elicotteri modernizzati Ka-27M.

Ruolo Strategico

La propulsione dell'Admiral Nakhimov combina due reattori nucleari KN-3 e due caldaie tradizionali (sistema CONAS), garantendo un'autonomia virtualmente illimitata e una velocità massima di 32 nodi. 
Una volta operativo, l'incrociatore diventerà la nuova ammiraglia di superficie russa, prendendo di fatto il posto della nave gemella Pyotr Velikiy (Pietro il Grande), destinata al pensionamento anticipato a causa degli insostenibili costi di gestione simultanea di due giganti di questa portata. Il suo compito principale sarà quello di proiettare la forza di Mosca nelle aspre e contese acque dell'Artico e del Nord Atlantico, proteggendo i bastioni dei sottomarini nucleari russi.


(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, RID, Covert Shores,  WIKIPEDIA, You Tube)








https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.
































 

giovedì 30 luglio 2026

US AIR FORCE: la B61-13 è una nuova bomba nucleare a gravità degli Stati Uniti, caratterizzata da una potenza massima di circa 360 kilotoni e da un sistema di guida di precisione.










https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.








La B61-13 è una nuova bomba nucleare a gravità degli Stati Uniti, caratterizzata da una potenza massima di circa 360 kilotoni e da un sistema di guida di precisione. 





Caratteristiche Principali:
  • Potenza: Raggiunge una resa di 360 kilotoni, risultando circa 24 volte più potente dell'ordigno di Hiroshima e pari alla vecchia versione B61-7;
  • Precisione: Sfrutta un kit di coda guidato ereditato dal modello B61-12 per colpire con esattezza i bersagli;
  • Impiego: È progettata per essere sganciata da bombardieri strategici invisibili ai radar come il B-2 Spirit e il futuro B-21 Raider. 

Obiettivi e Funzione:
  • Bunker buster: Ha lo scopo di distruggere installazioni sotterranee molto profonde, centri di comando fortificati e silos missilistici.
  • Modernizzazione: Sostituisce le varianti più datate dell'arsenale statunitense, unendo una elevata potenza distruttiva a una maggiore accuratezza operativa.




La bomba nucleare a caduta libera B61 costituisce la pietra angolare della capacità di deterrenza aerea degli Stati Uniti. La B61 è l'arma più longeva e versatile che contribuisce alla componente aerea della triade nucleare statunitense. Quest'arma versatile può essere integrata con una varietà di velivoli, fornendo opzioni militari uniche e personalizzabili al comando nazionale.
Decenni di dati di progettazione e qualificazione della B61 hanno dato al Centro per le armi nucleari dell'Aeronautica Militare e ai responsabili del programma della National Nuclear Security Agency la certezza che gli ingegneri delle agenzie di progettazione e produzione per la sicurezza nucleare potessero estendere e migliorare la vita operativa dei sistemi d'arma B61. L'attuale serie B61 è il risultato delle attività del Programma di Estensione della Vita (Life Extension Program, LEP) volte a ricondizionare, riutilizzare o sostituire i componenti nucleari e non nucleari della bomba. I LEP hanno esteso la vita operativa della B61 di decenni. 
Attualmente, le armi B61 sono impiegate in due varianti: la B61-12 e la B61-13. La B61-12 è il perno del programma di condivisione nucleare della NATO, poiché può essere integrata e impiegata da alcuni velivoli alleati.

Bomba a caduta libera B61-12

Durante il programma di estensione della vita operativa della B61-12, la National Nuclear Security Administration del Dipartimento dell'Energia è stata responsabile dell'assemblaggio della bomba nucleare B61-12, mentre l'Aeronautica Militare è stata responsabile dell'assemblaggio del kit di coda della B61-12. La B61-12 può essere trasportata e sganciata da vari aerei da caccia e bombardieri, offrendo opzioni di impiego flessibili per i pianificatori degli armamenti e l'autorità di comando nazionale. La B61-12 incorpora caratteristiche di sicurezza e protezione migliorate, coerenti con le opzioni di dispiegamento e impiego disponibili per i militari di tutto il mondo.

Bomba a caduta libera B61-13

La B61-13 rafforzerà la deterrenza fornendo al presidente ulteriori opzioni contro determinati obiettivi militari più difficili e di grandi dimensioni. La B61-13 manterrà le moderne caratteristiche di sicurezza, protezione e precisione della B61-12, ma avrà una potenza esplosiva maggiore. La produzione della B61-12 è stata ridotta per garantire che la B61-13 non aumenti il numero complessivo delle scorte.
La modifica B61-13 ha utilizzato capacità produttive collaudate che hanno supportato la B61-12; Questa efficienza ha accelerato notevolmente i tempi, consentendo la realizzazione della prima unità di produzione nel maggio 2025. Per soddisfare i requisiti di certificazione nucleare, gli ingegneri conducono le "fasi di progettazione", ovvero le rigorose revisioni effettuate in ogni fase del processo di progettazione di un'arma. Grazie ai numerosi dati e all'esperienza acquisita con il B61, i team tecnici del National Laboratory sono stati in grado di semplificare o combinare le fasi di progettazione e di avviare la produzione prima di quanto previsto da un programma standard. Queste pratiche hanno permesso di produrre l'hardware del B61-13 appena tre mesi dopo che il programma aveva ricevuto l'autorizzazione e lo stanziamento di fondi dal Congresso.
La prima unità di produzione della bomba a gravità B61-13 è stata completata con circa un anno di anticipo rispetto alla tabella di marcia, segnando un traguardo importante per i Sandia National Laboratories e per l'intero sistema di sicurezza nucleare statunitense.
Sandia funge da integratore di sistemi principale e da agenzia di progettazione per i componenti non nucleari del B61-13. Gran parte della configurazione del nuovo sistema si basa sul B61-12, la cui produzione è stata completata alla fine del 2024.
"La ragione per cui è stato possibile procedere così rapidamente risiede nella somiglianza tra le due bombe, la B61-12 e la B61-13", ha affermato Lysle Serna, un responsabile di Sandia che ha iniziato a lavorare sulla B61-12 nel 2020. "Abbiamo potuto sfruttare molti dati di qualificazione della B61-12, così come i processi e le procedure di assemblaggio e smontaggio della Pantex."
La prima unità produttiva è stata completata presso lo stabilimento di Pantex a maggio, appena 13 mesi dopo che il Congresso aveva approvato i finanziamenti per il programma.
"Non saremmo certamente riusciti ad andare così veloci se non avessimo sfruttato una parte significativa del progetto, e in particolare i dati di qualificazione, del B61-12 per garantire la sicurezza dell'arma", ha affermato Arthur Gariety, responsabile dei sistemi d'arma presso Sandia per il B61-13. "Senza queste similitudini, non saremmo stati in grado di realizzare la prima unità di produzione così rapidamente".
Il team ha inoltre impiegato creatività e innovazione nel processo di realizzazione del prodotto di deterrenza nucleare per superare responsabilmente i limiti e ottenere una consegna anticipata.
Molti dipendenti di Sandia sono passati dal programma B61-12 al B61-13, portando con sé anni di esperienza e competenza, oltre a un'instancabile etica del lavoro.
“Sono estremamente orgogliosa di questa squadra. Dal 2018, questo team ha lavorato a ritmo serrato per risolvere le sfide tecniche. Trovano sempre il modo di raggiungere il successo”, ha affermato Serna. Ha aggiunto che il programma B61-13 ha tratto grande beneficio dalla stretta collaborazione tra numerose organizzazioni di Sandia, nonché con i partner del Los Alamos National Laboratory.
Le consegne anticipate di componenti hardware provenienti dal complesso di sicurezza nazionale Y-12 e dal campus di sicurezza nazionale di Kansas City hanno contribuito ad accelerare i tempi, garantendo che i componenti critici arrivassero allo stabilimento di Pantex in tempo per l'assemblaggio.
"È stato un processo altamente collaborativo che ha coinvolto l'intero sistema di sicurezza nucleare", ha affermato Gariety. "Abbiamo lavorato al di là dei confini dei singoli siti per risolvere insieme le sfide. Quando tutti sono sulla stessa lunghezza d'onda, possiamo fare grandi cose a supporto della missione."
Sebbene l'autorizzazione formale per il finanziamento del programma sia stata ricevuta nell'aprile 2024, Sandia e i suoi partner avevano avviato studi di fattibilità, costi e tempistiche già nel 2022, ottenendo così un vantaggio iniziale rispetto al programma, con l'avvio ufficiale delle attività nella Fase 6.4, Ingegneria di Produzione.
A maggio, il Segretario dell'Energia Chris Wright ha partecipato a una cerimonia presso l'impianto di Pantex per apporre il marchio di qualità a diamante sulla prima unità di produzione del reattore B61-13. Il marchio a diamante indica la qualità dell'unità e la sua prontezza per essere impiegata nell'arsenale nucleare statunitense.
"La straordinaria velocità di produzione del B61-13 testimonia l'ingegno dei nostri scienziati e ingegneri e l'urgenza di rafforzare la deterrenza in una nuova era instabile", ha affermato Wright. "È stato un onore per me apporre il marchio sulla prima unità completata presso lo stabilimento Pantex di Amarillo, in Texas, dove tutti gli sforzi dei laboratori, degli impianti e dei siti della NNSA sono culminati in questo incredibile traguardo".
Il completamento della prima unità di produzione del B61-13 è il risultato di una stretta collaborazione tra i laboratori nazionali di Sandia e Los Alamos, il Kansas City National Security Campus, l'impianto di Pantex, il complesso di sicurezza nazionale Y-12, il sito di Savannah River, la National Nuclear Security Administration e l'aeronautica militare statunitense.
Il modello B61-13 offrirà una maggiore resa rispetto al B61-12, pur mantenendo le moderne caratteristiche di sicurezza, protezione e precisione del B61-12.
Il B61-13 non aumenterà il numero complessivo di armi nell'arsenale statunitense. Il numero di unità B61-12 prodotte è stato ridotto della quantità prevista di B61-13 per mantenere il totale combinato in linea con i piani originali.
Il programma ora sposta l'attenzione sul Gruppo di revisione e accettazione del progetto e passa alla produzione a pieno regime.

Le B61 sono bombe nucleari all'idrogeno di fabbricazione statunitense, prodotte nell'epoca della guerra fredda e tuttora presenti nell'arsenale nucleare americano. 

Le bombe B61 sono state progettate e costruite dai Sandia National Laboratories e Los Alamos National Laboratory a Los Alamos, nel Nuovo Messico.
Queste bombe rientrano nella condivisione nucleare, che prevede il dislocamento statunitense di armi nucleari tattiche e strategiche in Europa, e possono essere usate anche dai cacciabombardieri F-16 statunitensi, belgi e olandesi e dai bombardieri Tornado e F-35 italiani e tedeschi.
Nell'aprile 2013 il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America ha stanziato 11 miliardi di dollari per sostituire le 200 B61 presenti in Europa. Esse verranno aggiornate per essere utilizzate dai futuri F-35 Lightning e saranno dotate di alette di coda per diventare teleguidate. Queste nuove B61 denominate modello 12 sono classificate come ordigni tattici e strategici.
In Italia sono dislocate 70-90 di queste bombe, custodite nelle basi NATO di Aviano (50) e Ghedi (20-40).

Sviluppo

La B61, conosciuta prima del 1968 come TX-61, fu progettata nel 1963. Fu disegnata e costruita presso il Los Alamos National Laboratory in Nuovo Messico. Il programma di sviluppo fu iniziato nel 1961. L'ingegnerizzazione iniziò nel 1965, con produzione effettiva nel 1968 a seguito di problemi di sviluppo.
La produzione totale delle bombe è di 3.155 esemplari, delle quali 1.925 sono in servizio (anno 2002), e circa 1.265 sono considerate operative. La testa della bomba è cambiata negli anni per garantire l'implementazione di sistemi di sicurezza sempre più avanzati.
Secondo la rivista Physics Today, del settembre 2013, ci sono 200 B61 attive dislocate negli USA mentre, come citato il 26 ottobre 2013 sul The Bulletin of the Atomic Scientists, altre 180 sono condivise con gli alleati NATO in Europa.
Delle tredici versioni di B61 progettate, ne sono state effettivamente prodotte solo nove, tutte realizzate sulla base dello stesso progetto ma con differenti potenziali esplosivi.
La versione più recente, al 2018, è la B61 Mod 11, dispiegata nel 1997, con capacità penetranti bunker buster, la quale, dopo il 2020, sarà sostituita dalla nuova B-61-12 LEP (Life Extension Program) andrà a sostituire tutte e 4 varianti esistenti della bomba B61 (B61-3/4/7/11).
Il sito russo di continuità governativa realizzato a Kos'vinskij Kamen', finito nel 1996, fu progettato per resistere alle bombe americane così come il Cheyenne Mountain Complex. La tempistica del completamento del sito Kosvinsky fu in linea con il dispiegamento della versione ultima B-61 mod 11 del 1997: Kosvinsky è protetto da circa 300 m di granito.
La B61 non deve essere confusa con il missile da crociera MGM-1 Matador, sviluppato originariamente con il nome di "progetto B-61".
Quando la B61 era ancora classificata, l'uso del termine "B61" non era permesso agli aviatori. Venne chiamata "shape" (profilo), "silver bullet" (proiettile d'argento), o "external delivery" (consegna esterna).

Dispiegamento

La B61 è dispiegata presso basi militari USA per l'utilizzo su velivoli come B-1 Lancer, B-2 Spirit, B-52 Stratofortress, F/A-18 Hornet, F-15 Eagle, F-15E Strike Eagle e F-16 Falcon; Royal Air Force, Luftwaffe e Aeronautica Militare Panavia Tornado IDS. USAFE e NATO possono disporre della B61. Durante la guerra fredda erano abilitati all'utilizzo della B 61: l'F-101 Voodoo, l'F-100 D e F Super Sabre, l'F-104 Starfighter, l'F-111 e FB-11A Aardvark, l'F-4 Phantom II, l'A-4 Skyhawk, l'A-6 Intruder, l'A-7 Corsair II e il Lockheed S-3 Viking.
La bomba termonucleare B61 può essere utilizzata da tutte le versioni del Lockheed Martin F-35 Lightning II.




Il numero di esemplari in Europa (NATO+USAFE) e la rispettiva dislocazione è di difficile determinazione, una ricerca del Natural Resources Defense Council suggerisce approssimativamente 180 solo per la United States Air Force Europe.

Progetto

La B61 è una bomba a potenziale variabile progettata per il trasporto su velivoli supersonici. La bomba è lunga 3,58 m, con un diametro di 33 cm e peso standard di 320 kg, dipendentemente dalla configurazione della bomba (fuze/retardation). La potenza a seconda del modello e della programmazione può variare da meno di 1 chilotone a 340 chilotoni.

Versioni:
  • B61-3;
  • B61-4;
  • B61-7;
  • B61-11;
  • B61-12 LEP – L'ordigno B61-12 LEP (Life Extension Program) andrà a sostituire 4 varianti esistenti della bomba B61 (B61-3/4/7/11);
  • B61-13 - aggiornamento della B61-7, 24 volte più potente della bomba di Hiroshima.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, afnwc.af, newsreleases.sandia.gov, WIKIPEDIA, You Tube)