Visualizzazione post con etichetta ARMI NUCLEARI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ARMI NUCLEARI. Mostra tutti i post

giovedì 7 maggio 2026

Voenno-morskoj flot o VMF - Военно-морской флот 2026: la classe Khabarovsk (Хабаровск) anche nota con il nome di Progetto 09851; sono sottomarini ad uso speciale basati sul design della classe Borei; sono sprovvisti di tubi di lancio verticali e sono progettati per trasportare i siluri nucleari a guida autonoma Poseidon.










https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.













Voenno-morskoj flot o VMF - Военно-морской флот

La Voenno-morskoj flot o VMF (in russo Военно-морской флот) è la marina militare della Federazione Russa che, assieme alle Forze terrestri e alle Forze aerospaziali, compone le Forze armate del Paese euroasiatico dal 1992.


A seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, avvenuta nel 1991, ha ereditato gran parte del naviglio della Marina militare sovietica, suddiviso come quest'ultima, in cinque flotte: la Flotta del Nord, la Flotta del Pacifico, la Flotta del Mar Nero, la Flotta del Baltico e la Flottiglia del Caspio. Completano la struttura della Forza armata i corpi dell'Aviazione navale e delle Truppe costiere nonché le forze in distaccamento permanente quali il 5º squadrone Medio Oriente, con base a Tartus in Siria, e il futuro distaccamento in Sudan.
Il lignaggio della marina russa viene fatto risalire alla Marina imperiale russa, istituita nell'ottobre 1696 dallo zar Pietro il Grande.
Profondamente segnata dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, la Marina ha sofferto di un lungo periodo di stagnazione dovuto sia all'assenza di una strategia d'impiego sia di un apparato statale/governativo forte. La mancanza di fondi adeguati, infine, portò, dagli anni 1990 all'inizio degli anni duemila, alla cronica insufficiente manutenzione dei mezzi e alla scarsa formazione del personale, situazioni che contribuirono a un esteso stato di degrado delle risorse a disposizione della Marina stessa.
Nell'agosto 2014, il ministro della difesa Sergej Šojgu ha affermato che le capacità navali russe sarebbero state rafforzate con nuove armi ed equipaggiamenti entro i successivi sei anni in risposta agli schieramenti della NATO nell'Europa orientale e ai recenti sviluppi in Ucraina e nel Mar Nero.

Al 2021, è in corso un ambizioso piano di ammodernamento delle unità navali della Forza armata già supportato negli anni precedenti da un consistente miglioramento delle condizioni di servizio dei coscritti e delle infrastrutture a loro disposizione e supportato attivamente dall'industria cantieristica domestica.






SOTTOMARINI NUCLEARI classe Khabarovsk - Хабаровск

La classe Khabarovsk (in cirillico: Хабаровск) anche nota con il nome di Progetto 09851 è una classe di sottomarini ad uso speciale in fase di costruzione per conto della Marina russa.
Basati sul design adottato per la classe Borei ma sprovvisti di tubi di lancio verticali, i sottomarini di questa classe sono progettati per trasportare i siluri nucleari a guida autonoma Poseidon; secondo tipo di vettore dopo il K-329 Belgorod. 
Il dislocamento dovrebbe aggirarsi attorno alle 10.000 tonnellate ed è probabile che vengano equipaggiati missili anti-nave e da attacco terrestre.
Alcune fonti inoltre suggeriscono che le unità successive alla capoclasse, appartengano ad un progetto più avanzato denominato Progetto 09853.
Il varo della capoclasse Khabarovsk, che doveva avvenire a giugno del 2020, è avvenuto il 1° novembre 2025.
Questa classe di sottomarini è basata sullo scafo degli SSBN BOREI, ma è significativamente più piccola in quanto non ha la sezione per missili balistici. Il dislocamento in superficie è stimato intorno alle 10.000 tonnellate.  La classe è destinata a trasportare sei siluri nucleari a lungo raggio Poseidon e sarà il secondo sottomarino a trasportare quest'arma dopo il Belgorod.  È probabile che la classe trasporti anche missili antinave e missili d'attacco terrestre, oltre ai siluri. 

Caratteristiche

I dati limitati disponibili da fonti aperte suggeriscono le seguenti specifiche per il sottomarino: 
  • lunghezza — da 113 m a 135-140 m ;
  • larghezza — da 10+ m a 13,5 m ;
  • dislocamento: 10.000 tonnellate;
  • velocità sott'acqua: fino a 30-32 nodi;
  • profondità operativa: fino a 500 m;
  • equipaggio — 100 marinai;
  • Durata della missione: 90-120 giorni.

Unità

Secondo fonti aperte, sono stati ordinati in totale tre o quattro sottomarini. Tuttavia, mentre alcune fonti suggeriscono che tutti siano della stessa classe (Progetto 09851), altre suggeriscono che le unità successive potrebbero appartenere a una classe diversa (09853).
Come noto agli addetti ai lavori, la Russia sta investendo massicciamente in una nuova generazione di "super armi" progettate per eludere e potenzialmente neutralizzare le difese convenzionali. Tra queste spicca il “Poseidon”, cioè un siluro, di fatto un sottomarino autonomo a propulsione nucleare, dotato di testata nucleare e con una gittata effettiva intercontinentale. I dettagli sul recente sottomarino “Khabarovsk”, stanno emergendo solo gradualmente.
E’ evidente che la marina russa continua a preparare le super-armi rivelate dal suo presidente nel 2018 e descritte come "invincibili" e impossibili da intercettare. In ambito navale, ciò include il Poseidon, un gigantesco siluro intercontinentale a propulsione nucleare dotato di testata nucleare.  Pur definito un drone, il Poseidon è di fatto un siluro gigante estremamente costoso. Oltre ai costi di sviluppo, alle piattaforme di prova che includono diverse navi e un sottomarino, e alle speciali strutture per la gestione delle armi, a causa delle sue dimensioni richiede la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare specializzati per il suo trasporto. 

La seconda unità della classe, il Khabarovsk, si trova attualmente a Severodvinsk, nell'Artico russo. 

Al momento del varo, avvenuto nel novembre 2025, erano consentite pochissime fotografie. I media statali mostrarono solo la poppa e uno scorcio della sua vela. La poppa, dove si trova l'elica, è tradizionalmente la parte più sensibile di un sottomarino, ma non nel caso del Poseidon. Ora, lentamente, emergono maggiori dettagli sulla sua configurazione grazie a immagini satellitari e fonti aperte. Una cosa è certa: il sottomarino nucleare è progettato esclusivamente per trasportare il siluro nucleare Poseidon. 

Il sottomarino sfrutta elementi di design preesistenti. 

Utilizza di fatto la poppa di un sottomarino lanciamissili balistici classe Borei e la prua del Belgorod, il primo sottomarino armato con i Poseidon: la classe Khabarovsk risultante è leggermente più corta in quanto risulta priva della sezione centrale di entrambi relativa ai tubi di lancio verticali per i missili balistici Bulava. Sul Belgorod, invece, è la zona di attracco per i sottomarini in immersione profonda. 
Ad ogni buon conto, il Khabarovsk rimane un sottomarino di grandi dimensioni, lungo circa 135 metri e largo circa 13,5 metri. 
La prua, dove sono alloggiati i tubi lanciasiluri Poseidon e quelli standard, è molto simile a quella del Belgorod. I Poseidon, sono probabilmente sei, contenuti in due hangar allagati, uno per lato, caricati e lanciati attraverso grandi portelli a prua, che danno l'impressione di giganteschi tubi lanciasiluri. Nel mezzo, una sala siluri ospita i siluri pesanti standard.
La presenza della sala siluri, ricavata tra gli hangar Poseidon, è dimostrata dai portelli di accesso sul ponte, supportata dall'analisi del Belgorod, che presenta una configurazione simile. Ciò ricorda la disposizione scelta per i sottomarini lanciamissili da crociera sovietici dell'epoca della Guerra Fredda (classi Papa e Charlie). 
Di fatto, è probabile che il Khabarovsk adotti un'insolita configurazione a doppio scafo pressurizzato per massimizzare lo spazio interno, nonostante la ristrettezza dello spazio tra i tubi lanciasiluri Poseidon. 
Non è possibile valutare quanti tubi lanciasiluri standard ci siano e quante ricariche siano trasportate, ma saranno certamente molti meno rispetto ai normali sottomarini d'attacco a propulsione nucleare, poiché non c'è spazio per una grande sala siluri. 

Ciò sottolinea per il Khabarovsk una importanza specifica per l’arma d’attacco Poseidon nella concezione del sottomarino.

Nella sezione di poppa, ripresa in gran parte dalla versione migliorata della classe Borei-A (progetto 955A, nome in codice NATO Dolgorukiy-II), vi è un singolo reattore nucleare OK-650V che da al sottomarino un elevato livello di silenziosità, essenziale per la furtività.
La capsula di salvataggio, che consente all'equipaggio di abbandonare il sottomarino in caso di emergenza, è situata nella torretta, anziché nella cassa di poppa ed è una soluzione tipica dei sottomarini russi rispetto all'innovativa disposizione del Borei. 

La torretta è comunque piuttosto piccola, almeno rispetto ad altri sottomarini russi di dimensioni simili.

Il Khabarovsk punta tutto sull'arma Poseidon e le sue capacità convenzionali risultano gravemente compromesse.





Il siluro nucleare a guida autonoma Poseidon (2M39, nome in codice NATO Kanyon) è un'arma strategica progettata per minacciare città costiere e obiettivi strategici. 

E’ possibile che tale arma possa essere utilizzata anche per attaccare obiettivi tattici, inclusi i gruppi da battaglia delle portaerei.
Alla fine di ottobre 2025, la Russia ha annunciato i test del veicolo sottomarino senza equipaggio a propulsione nucleare Poseidon, presentato come un sistema in grado di colpire obiettivi a distanze praticamente illimitate.
Secondo quanto riferito da funzionari russi, i test si sono svolti il 28 ottobre 2025. Dopo il lancio da un sottomarino, il prototipo avrebbe utilizzato per la prima volta l’apparato motore nucleare di bordo per percorrere una rotta sottomarina prestabilita. Si ritiene che il sistema sia in grado di trasportare carichi utili sia convenzionali che nucleari, con la propulsione nucleare che garantirebbe un'autonomia pressoché illimitata.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, NavalNews, Militarnyl, HI SUTTON, WIKIPEDIA, You Tube)

























 

mercoledì 29 aprile 2026

Voenno-vozdušnye sily o Военно-воздушные силы - 27 agosto 1962: …degli oltre 2.000 test nucleari effettuati dopo il 1945, solo pochissimi hanno coinvolto un'arma reale sganciata da un cacciabombardiere; almeno un test di questo tipo ebbe luogo in Unione Sovietica da un velivolo d'attacco “Su-7B Fitter”. La “244N”, dalla forma aerodinamica, fu la prima bomba nucleare tattica sovietica prodotta in serie, specificamente progettata per essere trasportata da aerei supersonici.











https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.











Voenno-vozdušnye sily - Военно-воздушные силы

Le Voenno-vozdušnye sily (in russo Военно-воздушные силы) costituirono l'aeronautica militare dell'Unione Sovietica e parte integrante delle forze armate sovietiche.  


Le VVS furono fondate il 24 maggio 1918 le forze aeree furono costituite come "Flotta aerea rossa dei lavoratori e dei contadini" (in russo Рабоче-крестьянский Красный воздушный флот, Raboče-krest’ânskij Krasnyj vozdušnyj flot). Nel 1991, a seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, furono divise tra i Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti.



27 AGOSTO 1962, UN TEST NUCLEARE EFFETTUATO DA UN CACCIABOMBARDIERE “Su-7 Fitter” ARMATO CON LA BOMBA NUCLEARE TATTICA “244N”




In alcuni video resi disponibili e numerose altre immagini testimoniano la straordinaria potenza distruttiva delle detonazioni nucleari che rimangono tra le eredità più durature della Guerra Fredda. Ma degli oltre 2.000 test nucleari effettuati dal 1945, solo pochissimi hanno coinvolto un'arma reale sganciata da un cacciabombardiere.
Almeno un test di questo tipo ebbe luogo in Unione Sovietica. Sam Wise, analista aeronautico, ha portato alla nostra attenzione un filmato che presumibilmente mostra quel test, o almeno alcune sue parti.
Il test in questione era particolarmente degno di nota in quanto prevedeva il lancio di una bomba nucleare tattica in caduta libera da parte di un cacciabombardiere con equipaggio, nello specifico un aereo d'attacco Su-7 Fitter, in una prova completa.
Di questi oltre 2.000 test nucleari, solo una piccola parte ha coinvolto bombe sganciate da aerei di qualsiasi tipo: circa 200-250, secondo i dati raccolti dall'Organizzazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari. Questi test hanno quasi sempre coinvolto bombardieri, aerei plurimotore, con diversi membri dell'equipaggio e, spesso, specificamente progettati per il trasporto di armi nucleari.
La stragrande maggioranza dei test nucleari è stata condotta sottoterra, in mare o sulla terraferma. In quest'ultimo caso, gli ordigni venivano solitamente fatti detonare da una posizione elevata, in cima ad una torre o sospesi ad un pallone aerostatico. Questo permetteva di riprodurre meglio le condizioni di una tipica detonazione nucleare, con l'arma progettata per esplodere in aria sopra il suolo, per ottenere il massimo effetto.
Una delle ragioni della relativa scarsità di test nucleari effettuati con bombe sganciate dall'aria fu il Trattato sulla messa al bando parziale degli esperimenti nucleari del 1963, che spinse i test a svolgersi in clandestinità e nella massima possibile segretezza.
Allo stesso tempo, sganciare un'arma nucleare attiva da un aereo con equipaggio comporta rischi aggiuntivi a fronte di benefici relativamente scarsi.
Agli albori dell'era nucleare, i test con bombe sganciate da aerei si rivelarono utili per dimostrare la possibilità di trasportare le bombe, ma erano inefficienti in termini di misurazioni scientifiche e più rischiosi dal punto di vista della sicurezza. Sganciare un ordigno nucleare da un aereo introduce variabili (altitudine, velocità, traiettoria) che complicano le misurazioni. Se qualcosa va storto, si rischia di perdere l'aereo o, peggio, una detonazione accidentale o la dispersione di materiale radioattivo.
In base alle informazioni disponibili, sembra che le forze armate statunitensi non abbiano mai testato una bomba nucleare tattica reale sganciata da un aereo da combattimento, nonostante le numerose piattaforme, sia dell'USAF che della US NAVY, autorizzate a trasportarle operativamente.
Va notato che l'aeronautica militare statunitense fece detonare un'arma nucleare tattica dopo il lancio da un caccia. Tuttavia, si trattava di un missile aria-aria, il Genie a testata nucleare, che in quell'occasione fu lanciato da un intercettore F-89, durante l'Operazione Plumbbob John del 1957.
Sembra che la Francia abbia effettivamente condotto un test dal vivo di una bomba nucleare tattica sganciata da un aereo, con una AN52 sganciata da un caccia d'attacco Jaguar nell'agosto del 1972, per contribuire a dimostrare l'idoneità all'impiego di tale arma.

Il 27 agosto 1962, di ritorno in Unione Sovietica, il tenente colonnello Al. Shein decollò a bordo di un Sukhoi Su-7B monoposto, con una bomba nucleare attiva da 244N alloggiata nella postazione centrale sotto la fusoliera. 

Si diresse quindi verso il poligono di Semipalatinsk, nella steppa sovietica. Conosciuto anche come "Il Poligono”; il poligono di Semipalatinsk era il principale sito di test per le armi nucleari sovietiche. Si trova nella regione di Abai, nell'attuale Kazakistan.
Shein fece salire di quota il caccia con un angolo di circa 45 gradi. Si trattava di una manovra di lancio "a spalla", tipica dei cacciabombardieri di quell'epoca. Questa manovra prevedeva che l'aereo attaccante effettuasse una virata verso l'alto prima di sganciare la bomba per compensare la caduta libera dell'arma in volo. In questo modo, la bomba sarebbe finita sul bersaglio senza che l'aereo dovesse sorvolarlo. Invece, il jet avrebbe eseguito una mezza virata e (si sperava) evitato gli effetti dell'esplosione, riuscendo così a fuggire in tempo. 

La sequenza della manovra di lancio, come mostrata nel video, è apparentemente simulata o, quantomeno, pesantemente modificata.

Shein in seguito ricordò : «Decollo, l'eccitazione si placa, entro nella rotta di combattimento e mi avvicino. Tutto è normale, mi avvicino per il rilascio della bomba, metto l'aereo in assetto di beccheggio e monitoro le forze G. Dopo quattro secondi, sento un segnale, poi un secondo, un terzo breve, e premo il grilletto di 'rilascio'. La luce verde si spegne, indicando che il rilascio è stato completato. Il rilascio della bomba si avverte per la scossa dell'aereo. Mantengo l'assetto di beccheggio. Per il controllo, annoto l'angolo di rilascio; è quasi costante e pari a 44-50 gradi. Dopo aver superato il punto più alto, scendo con un angolo di 50-60 gradi, eseguo un mezzo rollio, aumento il regime del motore e, di conseguenza, la velocità dell'aereo, scendo alla quota più bassa possibile e cerco di allontanarmi il più possibile e il più velocemente possibile dal bersaglio.»

Questo metodo richiedeva un computer di bordo per calcolare il punto di sgancio della bomba. 

Per l'aeronautica statunitense, si trattava del Low Altitude Bombing System (LABS), mentre il Su-7 era dotato del dispositivo equivalente PBK-1, una scatola separata aggiunta sul lato sinistro del pannello strumenti. In questo contesto, PBK indicava Pritsel dliya Bombometaniya s Kabrirovaniya, ovvero "mirino per il lancio della bomba".
Dopo essere stata sganciata dal Su-7, la bomba esplose ad un'altitudine di circa 800 piedi, alle coordinate 50,4°N e 77,8°E. L'esplosione ebbe una potenza di 11 chilotoni.
Per quanto riguarda il Su-7, si trattava del primo velivolo d'attacco supersonico dell'Unione Sovietica. Venne rapidamente impiegato nei reggimenti di cacciabombardieri e l'attacco nucleare sarebbe diventato uno dei suoi compiti più importanti.
La 244N, dalla forma aerodinamica, fu la prima bomba nucleare tattica sovietica prodotta in serie, specificamente progettata per essere trasportata da aerei supersonici.
Una foto allegata mostra la precedente bomba tattica a caduta libera RDS-4, non aerodinamica.
A questo punto, va notato che esiste la possibilità che il video mostri non la 244N, bensì una IAB-500, una cosiddetta "bomba imitazione" che replicava la forma, le dimensioni, il peso e le caratteristiche di volo dell'ordigno nucleare. Riempita con una miscela di petrolio liquido e fosforo bianco, anch'essa produceva una grande palla di fuoco che successivamente si trasformava in una nube a fungo.
Tenendo conto di ciò, il video potrebbe almeno mostrare parti di un test IAB-500, sebbene la posizione e la voce fuori campo originale indichino chiaramente il test di Semipalatinsk del 1962. L'apparente installazione di un pod per telecamera sotto l'ala del Su-7, per registrare la detonazione, suggerisce inoltre un test nucleare piuttosto che un'esercitazione.
Ciononostante, la 244N fu testata con successo e messa in servizio operativo in diverse varianti, anche con potenze diverse fino a un massimo di 30 chilotoni. La maggior parte di queste bombe fu impiegata da unità sovietiche dislocate vicino a quella che sarebbe stata la linea del fronte in caso di confronto con la NATO: nella Germania dell'Est, in Ungheria e in Polonia.
A partire dal 1967, i servizi segreti occidentali iniziarono a rilevare attività di addestramento con armi nucleari nelle basi aeree sovietiche nella Germania dell'Est, tra cui la partecipazione di Su-7 a manovre di tipo LABS.
In uno dei suoi rapporti del 1967, la Missione di collegamento militare statunitense (USMLM) rilevò che il suo personale aveva identificato dei Su-7 provenienti dalla base aerea di Grossenhain che effettuarono almeno quattro voli di addestramento al lancio di bombe LABS il 7 ottobre di quell'anno.
"L'aereo è passato sopra l'aeroporto a circa 2.000 piedi, ha iniziato una salita verticale fino a 3.500 piedi, si è capovolto, ha volato a testa in giù per diversi secondi, poi si è raddrizzato di nuovo allontanandosi verso ovest."
Due giorni dopo, l'USMLM riferì di aver svolto "un programma molto attivo di navigazione locale, atterraggi e decolli rapidi, manovre LABS e possibili attività di poligono, effettuate da velivoli Fitter e Su-7 Moujik biposto basati a Grossenhain”.

Le armi nucleari tattiche sganciate da aerei rivestono ancora un ruolo significativo nella strategia militare russa, come dimostrano i recenti spostamenti di questi dispositivi in Bielorussia. 

Molti aerei da combattimento russi hanno varianti in grado di trasportare bombe nucleari e la maggior parte dei missili russi lanciati dall'aria, del peso di circa 450 kg, offre la possibilità di essere equipaggiati con una testata nucleare.
A partire dagli anni '60, la bomba 244N fu sostituita da una versione modernizzata della stessa arma, l'RN-24 da 10 chilotoni, e dall'RN-28 da un chilotone. Queste armi furono impiegate, tra gli altri, dal MiG-21 e dal Su-7.
Negli anni '80, a queste bombe fecero seguito le RN-40 e RN-41, impiegate dai velivoli MiG-23, MiG-27, MiG-29,  Su-24 e Su-27.
Ancora oggi, la bomba IAB-500 viene utilizzata per addestrare i piloti di aerei da combattimento al lancio di bombe nucleari. Parallelamente, sebbene molto meno conosciute e raramente viste, esistono le bombe nucleari tattiche, discendenti della 244N, la cui efficacia fu dimostrata in un test unico nel 1962.



RDS-4 "Tatyana" 8U69 / SN69 / 244N

La prima vera bomba nucleare di serie destinata al combattimento fu la Tatiana da 30 chilotoni ("prodotto 244N"), lanciata nel 1953 con la carica RDS-4T. La 244N fu la prima bomba atomica prodotta in serie e adottata per l'armamento dell'aviazione di prima linea e a lungo raggio, con una lunghezza di 3365 mm, un diametro di 580 mm e un peso di 450 kg. Presentava una forma aerodinamica con basso coefficiente di resistenza. Le ali di coda erano del tipo "a piuma libera". Il bombardamento era consentito da un'altitudine di 500 a 30.000 m e a velocità fino a 3000 km/h, sia in volo orizzontale che con una complessa manovra.
La "Tatiana" si rivelò molto compatta: il suo peso (1200 kg) e le sue dimensioni erano quattro volte inferiori a quelle del "prodotto 501", il che permise alla nuova bomba di essere impiegata non solo dall'aviazione a lungo raggio (bombardieri Tu-4, turboelica Tu-95, reattivi Tu-16, M-4, 3M e supersonici Tu-22), ma anche da quella di prima linea (bombardieri a reazione Il-28 e Tu-2 a pistoni, supersonici Yak-26, Yak-28, MiG-19, MiG-21 e altri).
Nel 1954, durante le famose esercitazioni Totsky, Tatyana fu sganciata nella "roccaforte del battaglione di fanteria dell'esercito americano", dove le truppe attraversarono il centro dell'esplosione nucleare, risolvendo il compito di addestramento "Sfondamento da parte del corpo di fanteria della difesa tattica predisposta del nemico con l'uso di armi atomiche". La bomba fu utilizzata per scopi convenzionali dal bombardiere Tu-4A.
Già nel 1952, il quartier generale dell'USAF dichiarava che "l'Unione Sovietica disponeva di un numero sufficiente di aerei, piloti addestrati e basi, tali da consentire un tentativo di consegnare agli Stati Uniti l'intero arsenale nucleare disponibile". Secondo i servizi segreti statunitensi, nella prima metà degli anni '50 l'URSS possedeva nove reggimenti di bombardieri pesanti Tu-4A "con un arsenale fisso di 28 armi nucleari, ma l'armamento effettivo si attestava in media al 67% dello standard". Certo, la capacità del Tu-4 di raggiungere il territorio statunitense, anche con il rifornimento in volo (gli specialisti sovietici erano riusciti a creare un sistema di rifornimento in volo), era estremamente dubbia. Ma sul fronte europeo e in Asia, avrebbero davvero potuto scatenare un'apocalisse nucleare.
La "Tatiana" si rivelò molto compatta: il suo peso (1200 kg) e le sue dimensioni erano quattro volte inferiori a quelle del "prodotto 501", il che permise alla nuova bomba di essere impiegata non solo dall'aviazione a lungo raggio (Tu-4, turboelica Tu-95, reattiva Tu-16, M-4, 3M e supersonica Tu-22), ma anche da quella di prima linea (bombardieri a reazione Il-28 e Tu-2 a pistoni, supersonica Yak-26, Yak-28, MiG-19, MiG-21 e altri). Teoricamente, avrebbe potuto imbarcare la Tatiana e un bombardiere-silurante navale Tu-14T.

La miniaturizzazione delle cariche nucleari permise la creazione della bomba atomica tattica a bassa potenza 8U69 (5 kt), destinata ai primi cacciabombardieri supersonici sovietici Su-7B, lanciati nella serie del 1960. 

Presumibilmente il suo vettore poteva essere un caccia MiG-21S in una versione speciale dell'E-7N. Un'ulteriore ottimizzazione delle cariche nucleari permise agli specialisti dell'NII-1011 (ora VNIITF) di creare una bomba atomica tattica a bassa potenza (cinque chilotoni) 8U69, progettata per l'impiego su supporti esterni di velivoli supersonici. A tale scopo, la SN69, nota anche come prodotto "244N", presentava una speciale forma a fuso con bassa resistenza aerodinamica. Si trattava di una bomba di soli 450 chilogrammi.
Le modifiche ai caccia supersonici MiG-19C (versione SM-9/9) e MiG-21F (E-6/9) dell'ufficio di progettazione di Artem Mikoyan furono completate nell'ambito dell'ordine 8U69. 

Questi velivoli furono testati con successo, ma il cacciabombardiere supersonico Sukhoi Su-7B fu scelto come principale vettore della bomba atomica 8N69 dal comando dell'Aeronautica militare a cavallo tra gli anni '50 e '60. 

Fu questo, e non lo Yak-28, a diventare per un intero decennio il principale armamento d'attacco dell'aviazione sovietica di prima linea. Il prodotto "244" ("8") era destinato all'armamento di aerei ed elicotteri antisommergibile per distruggere i sottomarini nemici. 

Questa bomba di piccole dimensioni, adottata nel 1971 e ritirata dal servizio nel 1979, rappresentava la risposta alla munizione americana B57.

La prima bomba atomica sovietica prodotta in serie, i cui vettori potevano essere i bombardieri di prima linea. La bomba prese il nome di RDS-4 e fu chiamata "Tatiana". I suoi test di successo furono effettuati il 23 agosto 1953, quando una bomba atomica del peso di 1.200 kg fu sganciata da un bombardiere a reazione Il-28 in volo a un'altitudine di 11 km. La potenza dell'esplosione, avvenuta a un'altitudine di 600 m, fu di 28 kt. L'RDS-4, nota anche come Tatiana, fu la prima arma nucleare tattica dell'Unione Sovietica prodotta in serie. La bomba rimase in servizio tra il 1954 e il 1965 e poteva essere sganciata dagli aerei Tu-4, Tu-16, Il-28 e Yak-26.
Le bombe RDS-2 e RDS-3 furono create come munizioni (bombe aeree) per bombardieri pesanti. I piani per un ulteriore miglioramento delle bombe aeree erano legati alla creazione di una bomba atomica di calibro e massa inferiori, con l'obiettivo di utilizzarla per bombardamenti da parte dei bombardieri a reazione a medio raggio IL-28, basati sugli aeroporti del teatro operativo europeo.
Durante i test del 1953, furono risolti numerosi problemi scientifici e tecnici importanti per migliorare le cariche nucleari. Innanzitutto, si lavorò per una significativa riduzione (di 1,5 volte) del diametro della carica nucleare e una corrispondente diminuzione (di 3 volte) della sua massa. In termini di dimensioni, peso ed elementi di sospensione, una tale bomba atomica doveva corrispondere a una bomba ad alto potenziale esplosivo. Il progetto di base di questo sviluppo, denominato RDS-4, si fondava sull'esperienza acquisita con lo sviluppo di RDS-2 e RDS-3. Nell'RDS-4 vennero utilizzati il materiale di riempimento nucleare e la spoletta a neutroni dell'RDS-2. Come esplosivo venne utilizzata anche la miscela TG 50/50, ma il volume di esplosivo fu notevolmente ridotto.
Progettato dal comitato KB-11 sulla base delle esperienze acquisite con i dispositivi RDS-2 e RDS-3 nel 1951, questo ordigno faceva parte di un piccolo ramo di ricerca sulle armi tattiche, da cui derivò l'RDS-5, simile all'RDS-4, che utilizzava una sfera composta da plutonio-239/uranio-235. Quest'arma era una bomba a fissione intensificata con una carica nucleare "levitante" di tipo a implosione di plutonio. Il suo progetto consisteva in una carica nucleare di plutonio pari a quella dell'RDS-2, circondata da uno strato ridotto di esplosivo composto da parti uguali di TNT e RDX, sospeso tramite cavi all'interno dell'involucro. Aveva un diametro di circa 1 metro, un peso di 1200 chilogrammi e la sua potenza nominale era di 30 chilotoni (circa il doppio della bomba sganciata su Hiroshima).
Oltre all'IL-28, altri velivoli dell'aviazione da combattimento e a lungo raggio potevano essere utilizzati per trasportare la bomba RDS-4. Tuttavia, per una serie di motivi, la bomba stessa non rimase in servizio a lungo. 

In produzione, fu presto sostituita dalla molto più leggera e compatta 8U49 Natasha, con una capacità di 40 chilotoni. 

Il peso della bomba fu ridotto a 450 kg. Inizialmente, la "Natasha" poteva essere impiegata sui bombardieri leggeri Yak-26, ma in seguito l'elenco dei velivoli compatibili fu notevolmente ampliato.
La prima detonazione di un ordigno RDS-4 avvenne il 23 agosto 1953 alle 02:00 (ora GMT) presso il poligono di tiro di Semipalatinsk. Gli americani lo chiamarono Joe-5 (in onore di Joseph Stalin). Un aereo IL-28, il cui equipaggio era comandato da V.I. Shapovalov, accompagnato da un aereo di supporto e da due MiG-17, sganciò la bomba da un'altitudine di 11 km. L'ordigno esplose a 600 metri dal suolo, rilasciando un'energia di 28 chilotoni. Il test ebbe successo e il progetto dell'ordigno fu inviato alla produzione in serie.
La bomba RDS-4 fu utilizzata durante le esercitazioni Totsky nel settembre del 1954, sotto il comando del maresciallo Georgij Žukov. Si ritiene che durante le esercitazioni circa 45.000 soldati e 10.000 residenti locali abbiano ricevuto dosi pericolose di contaminazione radioattiva. Le esercitazioni simulavano l'offensiva delle truppe attraverso la zona di impatto nucleare, con l'obiettivo di sfondare le difese nemiche. Esercitazioni militari simili furono condotte negli Stati Uniti (operazione in codice Desert Rock), tuttavia le esercitazioni Totsky si distinguevano per la potenza della bomba utilizzata, combinata con il passaggio di truppe non protette direttamente attraverso l'epicentro e il volo di aerei da combattimento attraverso il fungo atomico dell'esplosione.
In seguito, la carica della bomba RDS-4 fu utilizzata anche come equipaggiamento bellico per i missili balistici a medio raggio R-5M. In conformità con il decreto del governo del 10 aprile 1954, lo sviluppo del missile R-5M fu avviato presso l'OKB-1, diretto dal capo progettista S.P. Korolev. La gittata massima del missile era di 1200 km, il che gli consentiva di raggiungere diversi obiettivi in Europa. Questo sistema fu il primo missile balistico a raggio esteso con testate nucleari. Si trattava di un razzo a propellente liquido monostadio con un propulsore monoblocco e un peso di lancio di 1,35 tonnellate.
Nel 1953 e nel 1954 furono effettuati calcoli teorici e studi di progettazione relativi alla riduzione della massa di plutonio mancante nelle cariche. In quel periodo, la quantità di materiale fissile necessaria non era ancora stata prodotta.
Nel 1949, durante lo sviluppo della prima bomba atomica, I.V. Stalin, ascoltando i rapporti dei dirigenti sulla preparazione dell'RDS-1 per i test, chiese a Yu.B. Kharitonu: "È possibile costruire due bombe invece di una con la quantità di plutonio disponibile, anche se meno potenti? Una sarebbe rimasta di riserva". Yu.B. Kharitonu, considerando che la quantità di plutonio prodotta fino ad allora corrispondeva esattamente alla carica prodotta dal progetto americano e che il rischio eccessivo era inaccettabile, rispose negativamente. Non è da escludere che questo episodio abbia influenzato notevolmente lo sviluppo della ricerca sulla minimizzazione della quantità di plutonio nelle cariche, la determinazione sperimentale della sua dipendenza dalla potenza e lo studio di altri effetti fisici che ne derivano.
Durante i test sul poligono del 1953 e del 1954 furono ottenuti risultati importanti per l'ulteriore elaborazione e ottimizzazione della massa di plutonio e del rilascio di energia della carica secondo il principio dell'implosione. I risultati di questi test sul poligono furono utilizzati come base per lo sviluppo della modifica della bomba atomica RDS-4 con un riempimento nucleare più piccolo e, di conseguenza, una potenza inferiore, la versione RDS-4M.

Nel 1962, i caccia Su-7B furono impiegati in veri e propri test nucleari presso il poligono di Semipalatinsk. 

Per utilizzare le bombe 8U69 (una di queste era sospesa sul pilone ventrale), i Su-7B erano equipaggiati con l'ingegnoso dispositivo PBK-1. L'acronimo si traduceva in "strumento per il bombardamento con cabina". Si trattava di un meccanismo elettromeccanico che determinava il momento preciso del lancio della bomba. Una delle principali modalità di utilizzo da parte dei Su-7B consisteva nel lancio a una velocità di 1.050 chilometri orari, con una rapida salita fino a 3.500-4.000 metri (secondo la calibrazione). Dopo essersi inclinata di 45 gradi rispetto all'orizzonte a una distanza di 6-8 chilometri dal bersaglio, la bomba seguiva una traiettoria balistica e, durante questa fase, il cacciabombardiere si spostava bruscamente per evitare di essere colpito dall'onda d'urto dell'esplosione nucleare.

Oltre all'aeronautica militare sovietica, anche le forze aeree di Polonia e Cecoslovacchia equipaggiarono i velivoli Su-7B adattati per il trasporto di armi nucleari. 

Naturalmente, le bombe atomiche destinate a questi velivoli erano custodite in depositi speciali sovietici e potevano essere fornite agli alleati solo in caso di guerra. Allo stesso tempo, i piloti cecoslovacchi e polacchi di Su-7B perfezionarono costantemente le proprie competenze nell'eventuale utilizzo di armi nucleari. Questo aspetto è descritto, ad esempio, nell'interessante libro dello scrittore ceco Libor Reznyak, pubblicato nel 1996, intitolato "Atomovy bombarder Su-7 ceskoslovenskeho vojenskeho letectva". In altri paesi (India, Egitto, Corea del Nord, ecc.) i Su-7B furono consegnati in una versione commerciale, priva dell'unità di sospensione speciale e del dispositivo PBK-1. Tuttavia, gli "acquirenti terzi" si dimostrarono molto interessati alla gamma di capacità del Su-7B.











IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, TWZ, GlobalSecuruty, WIKIPEDIA, You Tube)