mercoledì 11 febbraio 2026

FCAS (Future Combat Air System) 2040: il programma franco-tedesco-spagnolo sembra essere giunto al capolinea.












https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.












L'Associazione delle Industrie Aerospaziali Tedesche (BDLI) e il sindacato IG Metall intendono implementare una soluzione a due velivoli per il futuro Sistema Aereo da Combattimento Europeo (FCAS). Attualmente, il velivolo pilotato FCAS prevede lo sviluppo di un singolo caccia di nuova generazione (NGF), da impiegare insieme a droni di scorta e a un sistema di combattimento cloud. L'industria e il sindacato tedeschi sono convinti che la soluzione a due velivoli aprirà la strada a condizioni chiare e prospettive future. Ciò non solo risolverebbe l'attuale disaccordo, ma eliminerebbe anche le incertezze di pianificazione e aprirà nuove opportunità di politica industriale, soprattutto per la Germania. 
Come noto agli addetti ai lavori, il ricorso nasce dalla controversia tra Dassault e Airbus Defence and Space sulla divisione dei compiti per il Next Generation Flight Facility. Contrariamente agli accordi originali, Dassault continua a richiedere una quota significativamente superiore al 50%, che Airbus non accetta. Secondo fonti del settore, la situazione di stallo può ora essere risolta solo politicamente.
"Una soluzione con due velivoli non è un fallimento, ma piuttosto la maturazione del FCAS. Tiene conto delle diverse priorità nazionali e riduce gli attriti, poiché la cooperazione avviene dove ha senso dal punto di vista economico e tecnologico", ha affermato Marie-Christine von Hahn, CEO dell'Associazione delle Industrie Aerospaziali Tedesche (BDLI). 
La Germania ha un'ampia struttura industriale composta da grandi produttori e piccole e medie imprese con molti anni di esperienza nella costruzione di aeromobili, ha sottolineato von Hahn. "Insieme a un solido bilancio federale, siamo in grado di investire con fiducia e quindi perseguire percorsi di politica industriale coraggiosi".
Il secondo presidente di IG Metall, Jürgen Kerner, ha dichiarato: "Sosteniamo espressamente le partnership cooperative nell'industria della difesa in Europa. Tuttavia, deve essere chiaro che se il governo tedesco investe il denaro dei contribuenti in un progetto europeo come l’FCAS, una quota equa del valore aggiunto deve essere generata in Germania e qui devono essere garantiti posti di lavoro". La soluzione con due velivoli può garantire tutto questo. Questa soluzione rafforzerà l'occupazione lungo l'intera catena del valore in Germania, dalle piccole imprese alle grandi aziende, ha aggiunto Kerner. Inizialmente, il governo tedesco intendeva prendere una decisione su come procedere con il FCAS entro la fine del 2025. Tuttavia, ciò non è avvenuto. A quanto pare, la questione è ora di competenza della Cancelleria federale.






Se Dassault Aviation non fosse soddisfatta del progetto del caccia di nuova generazione FCAS (Future Combat Air System), avrebbe la possibilità di uscirne, ha affermato l’amministratore delegato di Airbus, Guillaume Faury, in risposta alle lamentele del suo partner francese.


Intervenuto a margine della conference call sui risultati finanziari trimestrali dell’azienda, l’amministratore delegato della multinazionale produttrice di aerei ha dichiarato ai media che è ovvio che il loro partner francese non è soddisfatto e vuole rinegoziare la quota di lavoro concordata del progetto per costruire il velivolo da combattimento di sesta generazione europeo, collegato in rete con un sistema di droni collaborativi o guidati dal’A.I.. “Quindi, se non sono soddisfatti di quanto deciso e non accettano di continuare con questa impostazione, sono liberi di decidere di uscire dal FCAS”, ha affermato Faury.
Tutti hanno la responsabilità di garantire il successo del progetto europeo per la realizzazione del caccia di nuova generazione, ha dichiarato l’amministratore delegato del principale appaltatore spagnolo.



Il conflitto tra i partner industriali francesi e tedeschi e spagnoli di Indra

La società Dassault, appaltatore principale per la Francia nel progetto da oltre 100 miliardi di euro, ribadisce di voler assumere un ruolo guida più forte nello sviluppo del velivolo pilotato del sistema di combattimento aereo, affermando persino che preferirebbe sviluppare autonomamente un caccia di nuova generazione piuttosto che continuare a collaborare con la tedesca Airbus Defence. Dato che la Francia si è ritirata da due precedenti progetti europei di caccia, tra cui l’Eurofighter, la minaccia non è da prendere sottogamba.
Mentre i governi tedesco e francese hanno avevano fissato una scadenza per risolvere il conflitto entro la fine del 2025, il nuovo governo francese sta ora mettendo a repentaglio i tempi necessari per risolvere la frattura industriale. Inizialmente, i ministri della Difesa dei tre paesi partner del FCAS, Germania, Francia e Spagna, avrebbero dovuto incontrarsi a Berlino a ottobre 2025 per tracciare le linee guida da seguire. L’incontro è stato rinviato a causa della crisi politica francese.
Il ministero della Difesa tedesco conferma ai media che sta lavorando per stabilire una nuova data per un incontro risolutivo.
Di recente, la nuova vice-ministra della Difesa francese Alice Rufo ha incontrato il suo omologo Jens Plötner a Berlino.

Sostituire a partire dal 2040 gli attuali aerei da combattimento, come i caccia francesi Rafale e gli Eurofighter di Germania e Spagna, con avveniristici caccia di sesta generazione: era questo l'obiettivo iniziale del Future Combat Air System, il progetto lanciato nel 2017 da Emmanuel Macron e Angela Merkel per rafforzare la difesa europea ma che ora, secondo indiscrezioni, sarebbe "sull'orlo del collasso”.

Il progetto - stimato in oltre 100 miliardi di euro - non riguarda solo gli aerei, ma un intero sistema di velivoli, sia mezzi con equipaggio che droni senza pilota, che dovrebbero lavorare insieme per il combattimento e la ricognizione. 
Al programma si è unita nel 2019 anche la Spagna, che con Francia e Germania condivide quote paritetiche del 33%.
Ma il progetto - che dunque non coinvolge solo nuovi jet, ma anche droni e un cloud di combattimento - si è fermato a più riprese a causa di controversie nella pianificazione e nella progettualità tra il costruttore francese Dassault ed il gruppo Airbus, che rappresenta gli interessi tedeschi e spagnoli. 
Già nel 2022 il ceo di Dassault aveva dichiarato che la tabella di marcia che prevede la disponibilità operativa del nuovo modello di caccia entro il 2040 non poteva più essere rispettata e che il nuovo obiettivo potrebbe essere il 2050! 
Il colosso aeronautico francese aveva anche chiesto maggiore autonomia nel suo ruolo di appaltatore principale, una posizione che ha sollevato i malumori di Berlino e Madrid.  
Nel mese di gennaio 2026 il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva affermato che “per quanto riguarda lo sviluppo e la costruzione di aerei comuni, al momento stiamo conducendo un intenso dialogo con la Francia e presumo che nelle prossime settimane arriveremo a una decisione comune". Decisione che, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe essere vicinissima ad una fine del progetto. 
Quando nel 2017 Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno presentato il Future Combat Air System (FCAS), lo hanno venduto come l'incarnazione dell'autonomia strategica e della sovranità tecnologica europea; meno di un decennio dopo, il programma di punta rischia di diventare un caso di studio su come non progettare un caccia, perché nessuno ha mai deciso realmente quale guerra avrebbe dovuto combattere.

Quando strategia, dottrina e programmi divergono

Ogni politica della difesa parte da semplici concetti: definire le minacce, derivare gli obiettivi di politica estera, fissare gli obiettivi di difesa e sicurezza, assegnare le missioni ai militari, tradurle in compiti operativi, abbinare i compiti alle risorse e solo allora progettare le forze e gli equipaggiamenti. In termini dottrinali, la pianificazione degli equipaggiamenti si trova alla base di una piramide di pianificazione strategica; se si parte dal basso, non si sta più facendo pianificazione della difesa, ma politica industriale in uniforme.

La storia dell'FCAS tra Francia e Germania ribalta ogni dottrina. 

Il Libro bianco tedesco del 2016 poneva al primo posto la cooperazione con la NATO e con la UE per la gestione delle crisi, non identificando un chiaro avversario ostile che richiedesse un sistema di dominio aereo di sesta generazione; si richiedeva una Bundeswehr moderna e capace, in grado di sostenere gli alleati e scoraggiare i “potenziali avversari” in termini generali.
La Loi de Programmation Militaire francese 2017-2024 hanno fissato la pianificazione delle forze armate ad ambizioni esplicitamente nazionali, con il RAFALE come strumento di combattimento aereo principale, e hanno visto l'FCAS come un futuro sostituto di uno strumento già centrale nell'azione esterna francese.
La dottrina ci ricorda che qualsiasi programma di armamento dovrebbe derivare dall'identificazione e dalla classificazione delle minacce concrete alla sovranità, agli interessi vitali e ai cittadini, quindi dalle decisioni politiche su quando ricorrere alla forza e solo successivamente dagli obiettivi e dalle missioni di difesa che ne derivano.
L'FCAS non ha mai superato questa prova: invece di rispondere ad una serie coerente di questioni strategiche franco-tedesche, gli è stato chiesto di conciliare due piramidi nazionali diverse – una incentrata sulla NATO e titubante sul potere militare, l'altra interventista e orientata all'autonomia – senza una minaccia condivisa al vertice.

Un aereo alla ricerca di un nemico

Quando Macron eAngela Merkel annunciava l'FCAS come progetto franco-tedesco nel 2017, la narrativa politica poneva in evidenza l'integrazione della difesa europea dopo la Brexit e la necessità di un programma simbolico di punta. Nei documenti strategici di Berlino dell'epoca, tuttavia, la Germania non aveva nominato esplicitamente alcun nemico; al contrario, il linguaggio ruotava attorno ad uno spettro astratto di rischi, dal terrorismo alle minacce informatiche e all'instabilità regionale, formulati nell'ambito dei quadri della NATO e dell'UE, nonostante la Russia avesse già invaso la Crimea e fosse intervenuta in Siria, la Cina fosse già in fase di crescita militare esponenziale e Trump avesse già espresso la sua linea dura nei confronti dell'Europa.
Tuttavia, la Germania cercava un caccia di nuova generazione sofisticato per sostenere la sua industria aerospaziale e dimostrare la leadership europea nel settore dell'aviazione da combattimento di alto livello, anche se esitava a definire contro chi avrebbe combattuto il velivolo.
La Francia è entrata nell'FCAS da una direzione quasi opposta: aveva un requisito concreto, plasmato da decenni di operazioni unilaterali o di coalizione dal Sahel al Levante, ma voleva condividere i costi molto elevati di un successore del RAFALE, il cui successo nelle esportazioni garantiva comunque la sua libertà strategica.

Ciò solleva la questione centrale: quali nemici intendono realmente combattere insieme Francia e Germania con l'FCAS? 

Berlino ha ancorato la sua difesa alla difesa collettiva della NATO e alla gestione delle crisi dell'UE, spesso limitata dallo scetticismo parlamentare nei confronti delle operazioni di combattimento vere, mentre Parigi ha sostenuto l'autonomia strategica e, come è noto, la critica di Macron alla coesione politica della NATO nel 2019, definita “cerebralmente morta”. Senza un allineamento sulla natura, la geografia e le condizioni politiche dei futuri combattimenti, l'FCAS è diventato una “non risposta” ad un problema operativo.
A causa dei profondi disaccordi sulla divisione del lavoro e delle tecnologie avanzate, sull'incertezza sul suo ruolo di appaltatore principale per il Next Generation Fighter (aereo da combattimento) e sulla proprietà intellettuale, l'amministratore delegato di Dassault Aviation ha menzionato pubblicamente la possibilità di un Piano B con uno sviluppo simile al progetto nEUROn quando ha parlato al Senato francese nel marzo 2021.
La questione della proprietà intellettuale e un possibile trasferimento di tecnologia dalla Francia alla Germania hanno portato ad una controversia tra i giganti Airbus e Dassault. 
La parte francese temeva di perdere la sua leadership economica e tecnologica come principale azienda aerospaziale dell'UE se le aziende tedesche e spagnole avessero acquisito congiuntamente i due terzi dello sviluppo e della produzione. Nel maggio 2021, le nazioni partecipanti hanno concordato di proseguire il progetto FCAS. Diverse fonti dell'industria della difesa sono state contattate dal quotidiano economico francese Challenges e hanno negato che fosse stato raggiunto un accordo. Una fonte ha descritto la notizia di un accordo come "una posizione comunicativa" e una "dichiarazione fuorviante" da parte dei tre paesi. 

L'amministratore delegato di Dassault ha affermato che non vi era "alcun accordo sul bilancio o sulla proprietà intellettuale". 

Al Salone dell'aeronautica di Parigi del luglio 2025, Éric Trappier, CEO di Dassault Aviation, chiese ancora una volta una quota maggiore del FCAS per l'industria francese. Così facendo, mise in discussione gli accordi esistenti sulla divisione dei compiti e accennò a un'uscita alternativa dal programma. Poco dopo, si seppe che Dassault Aviation avrebbe ricevuto l'80% della quota di lavoro del FCAS, il che avrebbe rappresentato uno svantaggio significativo per l'industria della difesa tedesca. Poco dopo, l'allora ministro della Difesa Lecornu visitò la Germania e incontrò il suo omologo Boris Pistorius. Il Ministero federale della Difesa tedesco emise un comunicato stampa in cui affrontava le questioni (diplomaticamente definite "sfide") relative ai progetti FCAS e Main Ground Combat System. Il 5 ottobre 2025, Pistorius minacciò pubblicamente di porre fine al progetto FCAS. Disse che avrebbe incontrato i suoi colleghi di Francia e Spagna non appena fosse stato insediato il prossimo governo francese.  Pochi giorni dopo, entrò in carica il secondo governo Lecornu.
A metà novembre 2025, il ministro della Difesa francese Catherine Vautrin ha dichiarato pubblicamente che la Germania non aveva attualmente la capacità di costruire un aereo da combattimento. Ciò non poteva essere fatto dall'oggi al domani. Richiedeva competenze specifiche. 
In alternativa, voci sempre più insistenti e recentissimi incontri intergovernativi, confermano che la Germania e la Spagna potrebbero aderire al Global Combat Air Program (GCAP), un progetto avanzato che coinvolge Regno Unito, Italia e Giappone: l’Italia sembrerebbe essere d’accordo, il Giappone ha timori su possibili slittamenti dei termini per l’entrata in servizio operativo (a causa di una prossima crisi a Taiwan?). 
Si resta ora in attesa dell’atteggiamento del governo britannico che potrà sbloccare o non la partita.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, ANSA, WIKIPEDIA, You Tube)





















 

Bundeswehr /ˈbʊndɛsˌveːɐ̯/: Mehler Protection “Omega Core”, un elmetto da combattimento ultraleggero realizzato in composito di polietilene ad alte prestazioni.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.






Bundeswehr /ˈbʊndɛsˌveːɐ̯/

La Bundeswehr (AFI: /ˈbʊndɛsˌveːɐ̯/; lett. "difesa federale") è il nome ufficiale delle forze armate della Repubblica Federale di Germania e della loro sezione civile. 


Durante gli anni della guerra fredda e della Germania divisa, la Bundeswehr era equipaggiata con migliaia di carri armati moderni e costituiva un pilastro fondamentale dello schieramento NATO in Europa, pronta ad affrontare una eventuale invasione portata dalle forze del Patto di Varsavia.




Mehler Protection “Omega Core”

La società Mehler Protection sta ampliando la sua ampia offerta di elmetti balistici con la versione “Omega Core”, un casco da combattimento ultraleggero realizzato in composito di polietilene ad alte prestazioni progettato per le moderne applicazioni tattiche e militari; Omega Core combina un nucleo composito UHMWPE ottimizzato con un sistema integrato di dissipazione dell'energia e una protezione interna dal design ergonomico. 
Il risultato è un rapporto peso/prestazioni balistiche ottimale, che aumenta la mobilità e riduce l'affaticamento e la tensione del collo dei soldati durante le operazioni di guerra e durante l’addestramento. 
Rispetto all'attuale elmetto delle Forze Armate tedesche, la nuova versione offre un risparmio di peso di circa il 20% senza comprometterne la protezione, l'ergonomia o l'integrazione del sistema. I nuovi elementi, unitamente ad altre protezioni offerte dall’azienda, saranno presentati alla fiera Enforce Tac 2026.
Secondo il produttore, l'Omega Core combina un design balistico tecnicamente sofisticato con un'architettura a binario aperto e interfacce modulari, ad esempio per supporti NVG, mirini, dispositivi di comunicazione e protezioni acustiche. I componenti interni utilizzano imbottiture multi-camera e punti di fissaggio adattivi per ridurre al minimo i micro-movimenti sotto carichi dinamici, migliorando così stabilità, comfort e la vestibilità.
La rete di protezione per la testa regolabile individualmente garantisce una ventilazione continua, riducendo al minimo la sudorazione e l'accumulo di calore. Il design della calotta è ottimizzato per ridurre al minimo la deformazione della parte posteriore e la dispersione dei frammenti. Grazie alla sua architettura modulare, il casco potrà essere adattato a diversi profili di missione in futuro, dalle operazioni ad alta mobilità a situazioni con scenari di minaccia variabili.
Il sistema è stato testato, tra le altre cose, secondo il sistema completo "Ballistic Helmet" (Capitolo 3.2, maggio 2010), lo standard STANAG 2920 (procedura V50 per la protezione dalla frammentazione) e lo standard NIJ STD 0106.01. I test di tiro vengono condotti con munizioni per pistola (ad esempio: 9 mm FMJ RN, .357 SIG FMJ FN, .44 Mag SJHP) per valutarne le caratteristiche prestazionali. Queste linee guida e altre procedure garantiranno che le prestazioni balistiche, l'assorbimento degli urti e la durata dei materiali soddisfino i requisiti degli utenti militari.
La produzione in serie avviene in uno stabilimento dedicato a Fulda, in Germania. Secondo il produttore, la linea di produzione automatizzata ha una capacità di oltre 50.000 caschi all'avanguardia all'anno. Mehler Protection possiede le capacità organizzative e tecniche per aumentare la produzione fino a tre volte la sua capacità attuale, con breve preavviso al ricevimento di un ordine. Ciò garantisce che le esigenze delle forze armate possano essere soddisfatte in modo rapido e affidabile. La strategia di produzione si basa su una rapida scalabilità, una doppia strategia di approvvigionamento per i componenti critici e una rete di fornitori qualificati in Europa.
Mehler Protection è un fornitore leader di sistemi di protezione balistica di alta qualità per forze dell'ordine, militari e forze speciali. Il portfolio include giubbotti antiproiettile, protezioni da taglio e da taglio, caschi, scudi e protezioni per piattaforme per navi, aerei, veicoli terrestri e infrastrutture critiche.



Mehler Protection Omega Core: un equilibrio tra peso e protezione

La struttura del casco Omega Core combina un'anima composita ottimizzata in UHMWPE (polietilene ad altissimo peso molecolare) con un sistema di distribuzione dell'energia e un interno dalla forma ergonomica. Il risultato è un equilibrio tra peso e livello di protezione, che aumenta la mobilità dell'utente e riduce l'affaticamento.
Il produttore invita calorosamente gli specialisti, in particolare quelli che rappresentano le forze armate europee, a visionare personalmente questo nuovo prodotto.
Come già evidenziato, l’elmetto Omega Core si integra con un sistema di guide per accessori e punti di attacco modulari, inclusi quelli destinati a dispositivi di visione notturna, sistemi di comunicazione, protezioni acustiche e altro ancora. L'interno è dotato di imbottiture multi-camera e molteplici punti di fissaggio progettati per ridurre al minimo i movimenti indesiderati sotto carico, con conseguente miglioramento della vestibilità e del comfort. Il design delle sospensioni regolabili è progettato per fornire un flusso d'aria libero per ridurre la sudorazione e l'accumulo di calore. Il guscio dell’elmetto stesso è progettato per ridurre al minimo la deformazione della faccia posteriore e ottimizzare la deviazione dei frammenti. I punti di fissaggio modulari sono progettati per offrire flessibilità per diverse esigenze operative e profili di minaccia mutevoli.
Il sistema è 'Made in Germany', supportato da una solida catena di fornitura europea. Gli operatori beneficeranno di un risparmio di peso di circa il 20% rispetto all'attuale casco da combattimento della Bundeswehr.
Secondo Mehler Systems, l’Omega Core è stato progettato come un "sistema ultraleggero” ed è destinato a posizionarsi ai vertici della sua categoria e a offrire vantaggi in termini di mobilità e riduzione dell'affaticamento durante operazioni prolungate. 
La strategia di produzione si basa sulla rapida scalabilità, sul doppio approvvigionamento di materie prime e componenti chiave e su di una rete di fornitori europei qualificati. I precedenti successi nella realizzazione di programmi su larga scala sono presentati a conferma di queste capacità.






IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, HARTPUNKT, Milmag, WIKIPEDIA, You Tube)


















 

martedì 10 febbraio 2026

LE ORIGINI DEL CANNONE IMBARCATO “Leonardo 76/62 SP Sovraponte”. La nuova avanzatissima arma imbarcata impiega soluzioni “elettriche”: tutti gli attuatori e tutti i sistemi di movimentazione sono ad azionamento mediante motori brushless, cioè privi di spazzole. La torre è dotata inoltre di un nuovo scudo stealth con una “camicia” in materiale radar riflettente che protegge anche la canna.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.







Il cannone OTO Melara da 76 mm, commercializzato come OTO 76/62 Gun Mount, è un cannone automatico navale costruito e progettato dall'azienda di difesa italiana OTO Melara. È basato sull'OTO Melara 76/62 Compatto e si è evoluto verso il 76/62 SR e il 76/62 Strales. 





IL CANNONE IMBARCATO LEONARDO 76/62 SOVRAPONTE

Il 76/62 Sovraponte ("sopra coperta") è un nuovo supporto compatto e leggero per il cannone calibro 76/62. Il sistema è circa il 30-40% più leggero del Super Rapid standard e la sua installazione non richiede la perforazione del ponte sottostante. Il supporto ospita 76 colpi pronti al fuoco ed è disponibile per la vendita sia con che senza il sistema Strales. Il supporto Sovraponte è stato installato per la prima volta sul pattugliatore polivalente d'altura Paolo Thaon di Revel della Marina Militare italiana, posizionato sopra il tetto dell'hangar per gli elicotteri. 



Il sistema è sufficientemente compatto da poter essere installato anche su navi da guerra relativamente piccole. La sua elevata cadenza di fuoco e la disponibilità di diversi tipi di munizioni lo rendono idoneo per la difesa antimissile a corto raggio, la difesa antiaerea, antisuperficie e per il tiro di precisione contro obiettivi costieri. Le munizioni includono proiettili perforanti, incendiari, a frammentazione diretta e un proiettile guidato in grado di distruggere missili antinave in manovra. L’arma è installata in una torretta stealth.
In data 20 luglio 2023, il MoD dei Paesi Bassi ha ordinato alla italiana Leonardo i cannoni da 76/62 mm SOVRAPONTE destinati alle 4 nuove fregate ASW: 2 olandesi e 2 belghe.  Le 4 torrette stealth per le fregate ASW più 1 da tenere in arsenale, saranno consegnate dall'azienda italiana a partire dall'inizio del 2027. L’accordo prevede inoltre un'opzione per altri 3 torrette stealth SOVRAPONTE: 2 destinate rispettivamente alla Joint Support Ship, JSS KAREL DOORMAN e alla LPD JOHAN DE WITT in sostituzione degli attuali CIWS GOALKEEPER Gatling da 30 mm e la 3^ per la nuova unità da rifornimento HNLMS DEN HELDER in servizio nel 2025; il 76/62 SOVRAPONTE sarà comunque installato in un secondo momento.
Seguendo gli ultimi sviluppi tecnologici e per far fronte alle minacce in continua evoluzione, l’italiana Leonardo ha pensato bene di progettare e mettere a punto l’ultima iterazione (oltre 60 paesi) del più venduto sistema d’artiglieria navale di medio calibro rappresentato dalla famiglia Compatto/Super Rapido da 76/62 mm. 
La nuova arma navale multiruolo è destinata al supporto di fuoco di precisione contro-costa, passando attraverso la difesa antimissile e asimmetrica della nave. 
E’ appena il caso di ricordare che nella crisi libica del 2011 le unità navali francesi hanno sparato oltre 3000 proiettili da 76 e da 100 mm; le unità più recenti della Marina Nationale hanno da tempo scelto l’affusto da 76/62 mm Super Rapido di Leonardo.
E’ emersa anche la necessità di disporre di artiglierie multi-impiego e di sistemi d’arma per la difesa di punto con portata sempre più estesa per far fronte alle più recenti minacce missilistiche ed asimmetriche (UAV e droni circuitanti). 
Il 76/62 mm viene ora proposto con la capacità di impiegare la famiglia di munizionamento di precisione a lunga gittata Vulcano in aggiunta alla possibilità di utilizzare il munizionamento guidato DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight) con il kit di guida Davide/Strales montato su medesimo affusto del Super Rapido oppure in combinazione con l’impiego della nuova direzione del tiro (DT, Direzione del Tiro o FCS, Fire Control System) con radar bi-banda ed elettro-ottica NA-30S Mk2, per soddisfare i requisiti e fronteggiare le ultime minacce al potere navale. 
Il “76” ha ora un rateo di fuoco di 120 colpi al minuto, un ingombro e un peso a bordo limitati (7.900 kg di massa senza munizioni che salgono a 9.200 kg con il kit Davide/Strales sull’affusto) che ne consentono l’utilizzo come artiglieria primaria sulle unità navali di piccole dimensioni come le Fast Attack Craft (FAC) e secondario sulle più grandi unità come fregate e caccia lanciamissili; le più recenti versioni di base del 76/62 mm si caratterizzano per il sistema di caricamento e per il magazzino tipo Multiple-Feeding basato su un doppio sistema di caricamento e relativo magazzino in grado di ospitare fino a 38 colpi ciascuno (76 in totale), che consente l’impiego vari tipi di munizioni specifiche per diverse minacce. Il sistema imbarcato è inoltre dotato del nuovo programmatore di munizioni universale in grado di impostare sia la più recente spoletta programmabile 4AP che la relativa versione per il munizionamento sub-calibrato a lunga gittata Vulcano, destinata a migliorare sia le capacità anti aeree/missilistiche che contro minacce di superficie del munizionamento impiegato, grazie alle quattro modalità d’impiego programmabili di prossimità, altimetrica, impatto/impatto ritardato e tempo. 
I nuovi affusti sono inoltre dotati della nuova console digitale AC3v2 per il controllo/monitoraggio a fini manutentivi / interfaccia con il sistema di combattimento, che consente non solo di ridurre le necessità manutentive ed i costi del ciclo di vita operativa, ma anche di far fronte ai più recenti requisiti d’artiglieria navale con il modulo di controllo del fuoco navale (NSFS) e il collegamento digitale in fibra ottica con le direzioni del tiro per gestire al meglio le nuove funzionalità. 
Tutti gli affusti di nuova produzione sono predisposti per l’impiego del kit 76 Vulcano, con cui sarà possibile impiegare il munizionamento di precisione a lunga gittata o Guided Long Range (GLR) della famiglia Vulcano. Per le sue ben note e dimostrate capacità d’arma di medio calibro affidabile, precisa, con elevato rateo di fuoco e di facile installazione, il sistema d’arma da 76/62 mm ha avuto e sta avendo una larga diffusione non soltanto fra le Marine con naviglio che comprende unità di medie dimensioni come le fregate e le corvette ma anche quelle che vengono comunque indicate di primo rango con unità navali più grandi e capaci.
Tale arma, che ha da tempo superato la fase di test al poligono di Cottrau dopo un'intensa campagna di tiri, rappresenta una soluzione per molti versi rivoluzionaria rispetto ai precedenti cannoni da 76/62 mm (COMPATTO e SUPER RAPIDO) realizzati da Leonardo.  
Il 76/62 mm SOVRAPONTE, rispetto ai modelli precedenti, è caratterizzato da una straordinaria leggerezza con un peso del 30-40% inferiore rispetto al SUPER RAPIDO e dal fatto di non comportare alcuna penetrazione del ponte ove si decide di installarlo. L'arma non utilizza la parte sottocoperta ed i colpi di pronto impiego sono collocati in 2 sistemi di alimentazione o “ventagli”, contenenti rispettivamente 38 colpi ciascuno; svolgono la medesima funzione del sistema Multifeeding installato su alcuni dei 76/62 mm modello SUPER RAPIDO ed hanno le sue stesse peculiarità, ma sono stati adattati per essere montati solidalmente alla massa oscillante. In tal modo tutti i colpi non solo sono presenti nella torre, ma compiono un percorso relativamente breve per arrivare alla calcata, un percorso che va direttamente dal ramo di caricamento alla cucchiaia. 
La nuova avanzatissima arma navale impiega soluzioni “elettriche”: tutti gli attuatori e tutti i sistemi di movimentazione sono ad azionamento mediante motori brushless, cioè privi di spazzole. La torre è dotata inoltre di un nuovo scudo stealth con una “camicia” in materiale radar riflettente che protegge anche la canna.



Il 76/62 SOVRAPONTE utilizza sia un kit STRALES, sia una configurazione che ne è priva. 

La prima soluzione prevede il posizionamento dell'antenna di guida del proietto anti-aereo/anti-missile DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight) sotto la bocca da fuoco e non di lato come avviene nel kit STRALES del 76/62 mm SUPER RAPIDO (sistema DAVIDE/DART a bordo delle fregate FREMM, della portaerei CAVOUR, sul CAIO DUILIO e in fase di installazione sull'ANDREA DORIA).  
Sul SOVRAPONTE l'antenna è stata ruotata di 180° ed è protetta da 2 portelli che la riparano dalle intemperie e garantiscono la sagomatura stealth quando l'arma è a riposo: tali portelli vengono aperti ogni qual volta l'arma va in punteria. La nuova arma navale si può caricare dall'esterno ma è possibile anche effettuare tale operazione da sottocoperta installando una noria dedicata allo scopo: si tratta di un tubo cilindrico di diametro molto limitato.  A bordo dei nuovi PPA, il 76 SOVRAPONTE è installato sul cielo dell'hangar, sul lato sinistro ed è stata messa a punto una soluzione costituita da 2 norie ed un traslatore: una prima “noria” sale dalla riserva munizioni, collocata nei ponti inferiori, fino ad un livello alto dell’hangar sotto il cannone, un “traslatore” muove poi orizzontalmente i colpi fino ad allinearli alla noria di “caricamento” che infine li “introduce” dentro il 76/62 SOVRAPONTE.

La nuova arma imbarcata di Leonardo si avvia a ripetere e ad ampliare il successo mondiale del 76 COMPATTO.

L'OTO Melara da 76 mm è stato ampiamente esportato ed è in uso presso oltre sessanta marine militari ed è stato a suo tempo preferito al cannone navale francese da 100 mm per il progetto congiunto franco-italiano dei DDG classe Horizon e per le fregate multiruolo FREMM.
La variante Super Rapid Gun Mount (SRGM) è prodotta su licenza in India da Bharat Heavy Electricals Limited (BHEL) nel suo stabilimento di Haridwar in Uttarakhand, India dal 1994. Diverse navi da guerra della Marina e della Guardia costiera indiana hanno schierato l'SRGM come cannone navale antimissile/antiaereo.  BHEL ha prodotto la variante SRGM aggiornata che incorpora il sistema Strales (con radar direttore integrato) e munizioni DART (proiettile guidato) e Vulcano (a gittata efficace estesa). Il 28 novembre 2023, BHEL ha ricevuto un contratto del valore di ₹ 2.956,89 crore (350 milioni di dollari) per la produzione di 16 cannoni SRGM aggiornati per navi in servizio e in costruzione presso GRSE e MDL.  L'INS  Nilgiri è la prima nave della Marina indiana ad essere dotata di OTO Melara Strales. 
Il 27 settembre 2006 l'Iran ha annunciato di aver avviato la produzione di massa del Fajr-27, che è una copia sottoposta a reverse engineering del cannone compatto OTO Melara da 76 mm. 
Anche la Turchia ha di recente “clonato” il cannone da 76/62 ed ha messo in produzione anche per l’export una “sua” versione.

VARIANTI DEL CANNONE IMBARCATO

IL 76/62 “COMPATTO”

Dopo l'entrata dell'Italia nella NATO, la società riprese la produzione nel settore della difesa e nella seconda metà degli anni cinquanta la produzione del cannone navale 76/62 mm MMI, per le navi della Marina Militare Italiana. 



Nei primi anni sessanta apportò sostanziali modifiche al 76/62 MMI progettando e sviluppando il nuovo cannone alleggerito (Compatto) che sarebbe diventato uno dei più grandi successi nella storia della produzione OTO Melara. L'azienda all'epoca era gestita dal presidente Gustavo Stefanini assistito da Sergio Ricci, Arcangelo Ferrari, Alberto Conforti e Piero Borachia, membri del gruppo che fu poi soprannominato "I ragazzi del 76", ovvero coloro che seppero difendere il prodotto di punta dell'azienda, dalla concorrenza statunitense, preservando la realtà industriale della ditta e del suo indotto locale.
Nel 1989, poco prima della caduta del muro di Berlino, la sede di La Spezia si trovò al centro di un'operazione di controspionaggio nell'ambito della guerra fredda: alcune spie del patto di Varsavia, infatti, cercarono di carpire i segreti della OTO Melara e di un’azienda triestina che collaborava al progetto di un sistema di comunicazioni della NATO (il sistema CATRIN). Furono emessi mandati di cattura contro cinque persone, tra cui due presunti agenti del KGB e uno dell’intelligence bulgara: i tre stranieri e un ex carabiniere disertato a Sofia - purtroppo - riuscirono a sottrarsi agli arresti.
L'OTO Melara 76/62 è un cannone multiruolo progettato e prodotto dalla società italiana Leonardo (precedentemente da OTO Melara, confluita nel gruppo il 31 dicembre 2015).
Il cannone è caratterizzato da una cadenza di tiro molto elevata, soprattutto nella versione Super Rapido (i primi esemplari avevano un rateo di fuoco di 85, in seguito 120 colpi al minuto), che lo rende particolarmente adatto per la difesa antiaerea e anti-missile e per la difesa di punto, anche se, visto il suo calibro, può essere usato anche in altri ruoli come il bombardamento navale e costiero. Il cannone è dotato di munizionamento convenzionale, che varia a seconda del tipo di impiego e la sua polivalenza di usi è data anche dalla gran quantità di tipi di munizionamento che vanno dall'incendiario al perforante, fino ai proiettili a frammentazione con spoletta di prossimità. L'intero sistema è inoltre molto compatto ed è quindi installabile anche su navi di piccole dimensioni come le corvette o le vedette costiere, oltre ad essere completamente controllabile da remoto. Recentemente è stato aggiunto il nuovo munizionamento guidato DART.
Questo cannone ha rappresentato un notevole successo commerciale, essendo stato adottato da oltre 60 marine in tutto il mondo: l'ultimo importante successo è stato lo scalzare il cannone navale da 100 mm della marina francese nel progetto Orizzonte.
Nel sistema di controllo del fuoco del cannone nel corso degli anni c'è stata un'evoluzione. Le prime versioni erano dotate del radar RTN-10X Orion della Selenia. A partire dalla metà degli anni ottanta venne utilizzato il RTN-30X (SPG-73) nel sistema di difesa di punto Dardo-E e poteva essere abbinato oltre che all'Otobreda Compatto e Super Rapido anche al cannone da 127/54, al Breda Dardo e ai missili Sea Sparrow/Aspide. Il sistema Dardo-E fece il suo debutto nella Marina Militare sull'incrociatore portaeromobili Garibaldi, ma il radar RTN-30X era già stato imbarcato sulle Maestrale, dove però alle due torrette binate del CIWS Dardo erano asserviti due radar RTN-20X, mentre le prime unità equipaggiate con sistema Dardo-E con il 76mm Super Rapido sono stati i due cacciatorpediniere lanciamissili Audace dopo gli ammodernamenti e le prime unità ad essere equipaggiate sin dalla costruzione con il Dardo-E abbinato ai 76mm SR furono i due cacciatorpediniere Classe Durand de la Penne.
Come già detto, la versione originale aveva una cadenza di fuoco di 85 colpi al minuto.


76/62 “SUPER RAPIDO” (SR)

La variante Super Rapid o "Super Rapido" (SR), con una cadenza di fuoco più elevata di 120 colpi al minuto, è stata sviluppata nei primi anni '80 ed è tuttora in uso nel 2026.  La cadenza di fuoco più elevata della Super Rapid è stata ottenuta progettando un sistema di alimentazione più veloce. 
Da giugno 2025, la Marina indiana ha iniziato a introdurre le prime canne di fabbricazione indiana per il tipo di cannone che sarà utilizzato su tutte le sue attuali e future navi da guerra. Le canne indigene sono state sviluppate in tre anni da un team di 12 ingegneri e vengono prodotte presso la Field Gun Factory di Kanpur. 



SISTEMA STRALES

La Marina italiana preferì il Super Rapido migliorato con sistema Strales e munizioni DART al Fast Forty 40 mm CIWS nel ruolo di difesa antimissile poiché è in grado di contrastare diversi missili subsonici fino a 8.000 metri di distanza.  È un cannone di medio calibro con gittata relativamente ampia e può essere utilizzato anche contro bersagli di superficie.  Il sistema avanzato Strales è prodotto anche dalla BHEL in India ed è impiegato sulle fregate di classe Nilgiri. 

IL CANNONE “SP SOVRAPONTE”

Il nuovo 76/62 Sovraponte ("sopra coperta") è un nuovo supporto compatto e leggero per il cannone 76/62. Il sistema è circa il 30-40% più leggero del Super Rapid standard e la sua installazione non richiede la perforazione del ponte sottostante. Il supporto ospita 76 colpi pronti al fuoco ed è disponibile per la vendita sia con che senza il sistema Strales.



MUNIZIONI - Per fornire molteplici ruoli per il cannone, Leonardo-OTO fornisce all'utente un'ampia gamma di munizioni specializzate: 
  • Standard HE : peso 6,296 kg, gittata 16 km, efficacia 8 km (10 km contro bersagli aerei a 85°);
  • MOM: sviluppato da OTO (Multirole OTO Munition);
  • PFF: proiettile antimissile, con spoletta di prossimità e sfere di tungsteno incorporate nel guscio per un effetto di frammentazione definito;
  • SAPOM: 6,35 kg (0,46 kg HE), gittata 16 km (SAPOMER: 20 km) semi-perforante;
  • DART: proiettile guidato per bersagli di manovra antiaerei e antimissile; 
  • VULCANO: proiettile guidato (GLR) da 5 kg con gittata massima di circa 40 km (è una versione più piccola del Vulcano da 127 mm).






SISTEMI DI CONTROLLO DEL TIRO

Anche i sistemi di controllo del fuoco del cannone hanno subito una costante evoluzione tecnologica. Le prime versioni (Compatto) utilizzavano radar come l'RTN-10X Orion (prodotto dalla Selenia, ora Selex ).
Dall'inizio degli anni '80 il cannone fu equipaggiato con un sistema più potente e flessibile, l'RTN-30X (utilizzato con il sistema CIWS Dardo-E e noto all'interno della Marina Militare italiana come SPG-73), in grado di gestire sia cannoni (calibri 40, 76 e 127 mm) che missili ( Sea Sparrow - Aspide ). Questo sistema entrò in servizio con la Marina Militare italiana sull'incrociatore Garibaldi (C551: l'RTN-30X entrò in servizio prima sulle fregate classe Maestrale; la torretta da 40 mm del Dardo fu asservita ai radar RTN-20X più piccoli e datati), ma ancora con le torrette binate da 40 mm del Dardo. La prima nave equipaggiata con Dardo E e Super Rapido da 76 mm fu il cacciatorpediniere classe Audace aggiornato, seguito dalla classe Durand de la Penne. 
Il 76/62 è stato utilizzato anche con molti altri sistemi di controllo del tiro sulle torrette esportate.
Le navi della Marina indiana utilizzano il sistema di controllo del fuoco BEL Lynx-U2 progettato, sviluppato e prodotto da Bharat Electronics per questi cannoni. 

SPOLETTE DI PROSSIMITA’

Numerosi sono stati gli sviluppi nel campo delle spolette, essenziali per abbattere i missili e i droni a bassa quota. La migliore spoletta sviluppata per i cannoni 76/62 è probabilmente la spoletta multiruolo programmabile 3A-Plus, prodotta da OTO Melara e Simmel Difesa, introdotta all'inizio degli anni 2000. Questa spoletta richiede l'installazione di un programmatore di spolette nel supporto.  La spoletta multiruolo programmabile è dotata di diverse modalità, tra cui una modalità temporizzata per l'esplosione aerea e diverse modalità di prossimità: prossimità controllata, prossimità antimissile, prossimità di difesa aerea convenzionale e prossimità antisuperficie. 
La spoletta include un DSP che elimina i disturbi terra/mare ed è quindi in grado di rilevare un missile che vola fino a due metri sopra il livello del mare. È in grado di riconoscere un bersaglio ad una distanza di 10 metri. Nel complesso, la spoletta aumenta notevolmente l'efficacia del cannone nell'ingaggio dei missili antinave.



IL SISTEMA DARDO

Dagli anni '80 sono stati compiuti sforzi per lo sviluppo di munizioni guidate da 76 mm, ma questo non è stato raggiunto fino a tempi recenti. La prima munizione di questo tipo è stata la CCS (Course Corrected Shell), nota anche come 'CORRETTO'; un programma congiunto di OTO e British Aerospace.  I lavori sono iniziati nel 1985. Il proiettile aveva diversi piccoli razzi per deviare la traiettoria. I comandi radio venivano inviati dal FCS della nave che non conosceva la posizione esatta del proiettile, ma solo quella del bersaglio. Questo sistema era troppo complesso e inaffidabile, quindi la OTO ha studiato un altro sviluppo per ottenere una vera e propria 'munizione guidata'.
Il risultato di questo sviluppo è un sistema che è stato chiamato DAVIDE solo per il mercato italiano e STRALES per l'esportazione mentre la munizione guidata sparata è chiamata DART (Driven Ammunition Reduced Time of flight). 
Il proiettile DART è simile per molti aspetti ad altri sistemi iperveloci, ad esempio la testata multi-dardo del missile Starstreak SAM, ma è un proiettile per cannone guidato con controlli radio e una spoletta di prossimità per l'ingaggio a bassa quota (fino a 2 metri sopra il mare). Il DART viene sparato a 1.200 m/s (3.900 piedi/s) e può raggiungere una gittata di 5 km in soli 5 secondi e può eseguire manovre fino a 40G.  Il proiettile DART è composto da due parti: quella anteriore è libera di ruotare e ha due piccole alette canard per il controllo del volo. La parte posteriore ha la testata da 2,5 kg (con cubi di tungsteno e la nuova spoletta a onda millimetrica da 3 A), sei ali fisse e i ricevitori radio. 
Il sistema di guida è Command Line of Sight (CLOS). Utilizza un'antenna TX installata sul cannone. Il comando radio per essi è fornito su un collegamento dati broadcast (banda Ka). 
Il primo lotto di munizioni guidate DART da 76 mm, prodotte dalla OTO Melara, è stato testato con successo alla fine di marzo 2014. Le prove di tiro sono state condotte a bordo di una delle navi della Marina Militare italiana equipaggiata con lo Strales da 76 mm SR e sistema di controllo del tiro Selex NA25.  Le prime prove di tiro delle munizioni DART acquistate dalla Colombia nel 2012 sono state condotte con successo nel Mar dei Caraibi dal sistema di difesa a strato interno Strales da 76/62 installato sulle sue fregate modernizzate di classe Padilla FS 1500. 


LE MUNIZIONI LEONARDO “VULCANO”

Lo sviluppo più recente è il sistema di munizioni VULCANO 76. Fondamentalmente, si tratta di una versione ridotta della famiglia di proiettili a lungo raggio Vulcano da 127–155 mm sviluppata da OTO Melara; guidato da un sistema di navigazione inerziale e da sistemi di posizionamento globale, è in grado di colpire bersagli ad una distanza doppia rispetto alle normali munizioni da 76 mm.  Guida GPS-IMU e sensore terminale IR o SALT. Si prevede che le munizioni Vulcan 76 GLR hanno completetato il processo di sviluppo, test e qualificazione nel 2022, con la consegna dei proiettili di produzione ai clienti dal 2023-24 in poi.

ALTRI UTILIZZI DEL CANNONE

La maggior parte dei tipi di munizioni di base offerti per l'OTO Melara da 76 mm possono essere sparati anche dall'autoblindo sudafricana Rooikat con lievi modifiche per passare dagli inneschi elettrici a quelli a percussione. Questo è l'unico sistema di veicoli terrestri in grado di utilizzare le stesse munizioni della sua controparte navale. Sono stati sviluppati diversi mezzi blindati progettati sulla falsariga dell’OTO MELARA “Draco”.
Di recente, Leonardo ha iniziato la messa a punto dell'Hystrix 76 ADS che sarà un sistema per la difesa aerea terrestre. L'Hystrix a lungo raggio sarà sviluppato sulla base del 76/62 mm nella versione “SP" o SovraPonte, la variante non penetrante il ponte delle unità navali e chiaramente facilmente installabile anche su di un rimorchio; un prototipo sarà disponibile entro la fine del 2026 e sarà denominato Hystrix 76 ADS per la difesa aerea.
L'attività di sviluppo procede con finanziamenti dell'azienda; i rendering rivelati ai media mostrano un rimorchio posto su di un pianale con due assi, dotato di quattro stabilizzatori idraulici, con una piattaforma sopra la barra di traino. L’arma da 76 mm è posizionata sul pianale, leggermente più avanti dell'asse anteriore, mentre la piattaforma ospita un contenitore che ospita l'elettronica di controllo del tiro, i sistemi di comunicazione che garantiscono la connessione dati con i sistemi di comando e controllo e un generatore che alimenta il sistema in un contenitore standard.
Il cannone sarà controllato a distanza mediante un collegamento dati bidirezionale che consente al sistema C2 di assegnare le missioni di fuoco tenendo conto, ad esempio, delle munizioni rimanenti su ciascun effettore. Ciò significa che è possibile lasciare i cannoni sul campo e controllarli a distanza.
Il  cannone a/a potrà aprire il fuoco nell’arco di 360° in continuo, con un arco di elevazione di -5°/+85°, ha una doppia capacità di alimentazione con 36 colpi per caricatore. Il cannone sarà in grado di utilizzare un'ampia varietà di munizioni: HE-PF-IM6-OES equipaggiato con spoletta multifunzionale programmabile 3AP, HE-MOMA1 (MOM sta per Munizione Multiruolo OTO) con spoletta 4AP, Vulcano 76 BER con spoletta MFF BER, munizione guidata DART con spoletta multifunzionale programmabile in volo MFF DART. Saranno presto disponibili altre due munizioni Vulcano 76 GL IR e Vulcano 76 GLR SAL, rispettivamente con un cercatore laser infrarosso e uno semiattivo. 
Con le munizioni DART, il cannone dovrà essere equipaggiato con il kit di guida Davide o Davide Plus, che garantirà non solo la guida del proiettile ma anche il tracciamento, facendo funzionare il cannone come un sistema autonomo una volta ricevuti i dati di tiro.
Con l’esperienza nella crisi del Mar Rosso, le munizioni esistenti si sono dimostrate altamente efficaci contro i droni. 
Secondo Leonardo, la difficoltà principale non è tanto quella di distruggere i droni ostili, quanto piuttosto di vederli, e il radar tattico multimissione (TMMR) in banda C dell'azienda si è comportato molto bene durante una dimostrazione: l'esplosione di un proiettile da 76 mm ha distrutto più droni nel caso in cui fosse stato preso di mira uno sciame, un calibro che risulta addirittura eccessivo contro alcuni tipi di UAV.
Per aggiungere un cannone da 76/62 mm più leggero, installabile su piattaforme 8x8 o cingolate, Leonardo ha deciso di intraprendere lo sviluppo di un sistema completamente nuovo, ottenuto tuttavia riutilizzando diversi sottogruppi già disponibili. Il risultato sarà un sistema di peso inferiore a 4 tonn denominato Hystrix 76 ADS Light.
Come già evidenziato, Leonardo intende avviare i primi test dell'Hystrix 76 ADS prima della fine del 2026, mentre un prototipo dell'Hystrix 76 ADS Light sarà disponibile a breve e sarà un vero e proprio semovente AA ruotato (degno erede del cingolato OTOMATIC e del ruotato DRACO, quest’ultimo rimasto allo stadio di mock-up: NdA). L’HYSTRIX 76 ADS Light consisterà in una nuova torre da 76/62 mm da installare su uno scafo 8x8 VBM Plus (o 10x10) opportunamente allungato (analogamente a quanto previsto per il semovente da 155 mm dotato di torre HITFIRE).









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Leonardo, AnalisiDifesa,  WIKIPEDIA, You Tube)