venerdì 3 luglio 2026

Forza marittima di autodifesa - 海上自衛隊 - romaji Kaijō Jieitai - JMSDF (Japan Maritime Self-Defense Force): in data 29 giugno 2026, la Mitsubishi Heavy Industries ha consegnato al Ministero della Difesa giapponese la fregata JS Nagara, decima unità della classe Mogami. Nel mese di agosto 2025, anche l'Australia ha selezionato la versione EVOLVED del progetto Mogami per la costruzione di 11 fregate nell'ambito del suo programma SEA 3000.










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Forza marittima di autodifesa - 海上自衛隊 - romaji Kaijō Jieitai - JMSDF (Japan Maritime Self-Defense Force)

La Forza marittima di autodifesa (in Shinjitai: 海上自衛隊 - romaji Kaijō Jieitai), anche nota internazionalmente con la sigla inglese JMSDF (Japan Maritime Self-Defense Force) è la componente navale delle Forze di autodifesa nipponiche, e ha il compito della difesa delle acque territoriali e delle comunicazioni navali del Giappone. 

Essa è stata formata dopo la fine della seconda guerra mondiale in seguito alla dissoluzione della Marina imperiale giapponese, ed è una marina d'altura con significative capacità operative che la rendono una delle prime forze navali al mondo come tonnellaggio e tecnologia. Ha partecipato a operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite e a operazioni di interdizione marittima, Maritime Interdiction Operations (MIO).
Ultimamente la JMSDF sta modificando una classe di navi, ufficialmente classificate come cacciatorpediniere portaelicotteri, ma in realtà portaerei leggere da 27 000 tonnellate, conosciute originariamente come 22DDH e infine come classe Izumo, dalle quali far operare i futuri velivoli F-35 JSF.
La JMSDF ha una forza ufficiale di 46 000 uomini, con 119 navi da guerra, tra le quali 25 sottomarini, 47 cacciatorpediniere, 8 fregate, 29 unità cacciamine, 6 pattugliatori e 9 unità anfibie, per un dislocamento complessivo di 432 000 tonnellate. Il prefisso per le navi è JDS (Japanese Defense Ship) per tutte le navi entrate in servizio prima del 2008. Le navi entrate in servizio successivamente usano il prefisso JS (Japanese Ship) per riflettere l'evoluzione della Agenzia di Difesa giapponese in Ministero della Difesa.
La Marina giapponese ha anche un'aviazione di marina, chiamata Forza aerea della flotta, erede della Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu, è dotata di 200 velivoli ad ala fissa, di 150 elicotteri, questi ultimi hanno soprattutto impieghi antisommergibile e di caccia alle mine navali.





In data 29 giugno 2026 la Mitsubishi Heavy Industries ha consegnato la fregata JS Nagara

Una nave da guerra che necessita di meno della metà dell'equipaggio dei vecchi DDG giapponesi è entrata a far parte della flotta, e rappresenta la decima prova che un Paese che si trova ad affrontare un calo demografico può ancora costruire rapidamente una marina moderna.
Il 29 giugno 2026, la Mitsubishi Heavy Industries ha consegnato la fregata JS Nagara al Ministero della Difesa giapponese, durante una cerimonia di consegna e presentazione della bandiera tenutasi presso il cantiere navale di Nagasaki. Si tratta della decima unità della classe Mogami ad entrare in servizio con la Forza di autodifesa marittima giapponese. La nave prende il nome dal fiume Nagara, che attraversa la prefettura di Gifu, nel Giappone centrale, e sarà assegnata al 2° Squadrone di pattugliamento e difesa della Forza di autodifesa marittima giapponese, con base navale a Kure, nella prefettura di Hiroshima.
Il viceministro parlamentare della Difesa Shinji Yoshida si è rivolto ai circa 90 marinai che compongono l'equipaggio della nave durante la cerimonia, interpretando il nome dell'imbarcazione come un augurio per il suo servizio futuro.
"Prego che, come il fiume Nagara, questa nave diventi un'imbarcazione che sostenga la nostra nazione a lungo e con forza", ha detto Yoshida.
Il numero di membri dell'equipaggio, appena 90 marinai, è il dettaglio che distingue la classe Mogami tra le navi da guerra moderne, dato che un DDG convenzionale della JMSDF di dimensioni comparabili richiede in genere un equipaggio di circa 200 persone per operare. 

Il Giappone ha deliberatamente integrato questa riduzione nella classe, utilizzando un'ampia automazione nel Centro informazioni di combattimento della nave e sistemi digitali integrati per compensare una crisi demografica che ha reso difficile per la JMSDF reclutare e trattenere un numero sufficiente di marinai per equipaggiare la flotta con i livelli di personale tradizionali. 

La nave stessa misura 132,5 metri di lunghezza con una larghezza di 16,3 metri e ha un dislocamento di circa 5.500 tonnellate a pieno carico, alimentata da un sistema di propulsione combinato diesel e a gas che abbina una singola turbina a gas a due motori diesel che le consente di superare i 30 nodi (35 mph) mantenendo l'autonomia necessaria per lunghe missioni in alto mare.

La Nagara è dotata di un sistema di lancio verticale Mk 41 a 16 celle, installato durante la costruzione anziché aggiunto in seguito. 

Questo sistema è in grado di lanciare una vasta gamma di munizioni guidate, sia superficie-aria che di altro tipo, da celle sigillate integrate nel ponte della nave, conferendo alla fregata una capacità di difesa aerea significativamente superiore rispetto alle prime unità della classe Mogami, entrate in servizio senza tale sistema e successivamente dotate di esso durante le operazioni di manutenzione. L'unità è inoltre equipaggiata con un cannone navale da 127/62 mm (5 pollici), un sistema d'arma a corto raggio SeaRAM progettato per abbattere missili, droni e aerei in arrivo, sensori per la guerra ASW e apparecchiature per la contromisura delle mine, a testimonianza della concezione della classe come piattaforma multiruolo in grado di adattare i propri ruoli, piuttosto che come unità specializzata in un singolo tipo di combattimento navale.

La costruzione della Nagara è avvenuta a un ritmo eccezionale, persino per gli standard di un programma concepito per la velocità: la chiglia è stata posata il 6 luglio 2023, lo scafo è stato varato il 19 dicembre 2024 e la consegna è stata completata in meno di tre anni dall'inizio dei lavori. 

La Mitsubishi Heavy Industries ha mantenuto in produzione simultaneamente dieci scafi della classe Mogami presso il suo stabilimento di Nagasaki sin dall'inizio del programma nel 2019, con l'obiettivo di sostituire le vecchie motovedette lanciamissili classe Hayabusa e i DDG di scorta classe Abukuma. La capacità del cantiere di consegnare circa due fregate all'anno ha trasformato quello che era iniziato come un concetto sperimentale di automazione in un ritmo di produzione costante che i funzionari giapponesi ora indicano come prova della capacità del Paese di costruire navi da guerra ad una velocità che poche altre marine militari sono attualmente in grado di eguagliare.

Il Ministero della Difesa giapponese ha confermato che le due navi rimanenti del programma base della classe Mogami, gli scafi undici e dodici, saranno consegnate entro l'attuale anno fiscale giapponese, che si concluderà a marzo 2027, portando così a termine la costruzione dell'intera classe di 12 navi circa otto anni dopo l'inizio dei lavori. 

Anziché fermarsi qui, il Ministero si è già impegnato a realizzare un programma successivo per altre 12 fregate della classe Mogami Evolved, una variante più grande con scafo allungato, maggiore dislocamento e una capacità di lancio verticale raddoppiata a 32 celle, montata a prua, per aumentare sostanzialmente la capacità della nave di difendersi da un attacco missilistico di saturazione.
Il progetto aggiornato ha già trovato il suo primo cliente per l'esportazione: l'Australia ha infatti selezionato la variante migliorata del Mogami nell'agosto del 2025 per il suo programma SEA 3000 General Purpose Fregate, impegnandosi ad acquisire 11 navi, le prime tre costruite in Giappone e le restanti otto in Australia Occidentale. Questo accordo rappresenta una pietra miliare per l'industria giapponese dell'esportazione di armamenti, data la posizione storicamente restrittiva del Paese sulla vendita di materiale militare all'estero. 

Anche la Nuova Zelanda ha selezionato lo stesso progetto aggiornato del Mogami, in competizione con la fregata britannica Type 31, per il proprio futuro programma di fregate, con una decisione prevista entro la fine del 2027. 

Secondo quanto riportato sulle prospettive di esportazione del programma, anche Taiwan e Indonesia hanno espresso interesse per la piattaforma.

La fregata di classe Mogami (in giapponese:もがみ型護衛艦, romanizzata:  Mogami-gata-goei-kan), nota anche come 30FFM, 30FF, 30DX o 30DEX, è una fregata stealth multiruolo giapponese in servizio presso la Forza di autodifesa marittima giapponese (JMSDF).

Il profilo stealth delle navi è elaborato e spinto al fine di rendere difficoltoso l'ingaggio da parte dei missili antinave a guida radar. 

Le superfici inclinate giungono sino alla prua con un singolo taglio, e comprendono entrambi i lati della nave e la torre. 



È installato un albero integrato che contiene i principali dispositivi elettronici, compresi i radar. 

Il lungo bulbo prodiero ha funzione essenzialmente idrodinamica, mentre il sonar è posizionato sotto la chiglia, al centro della nave. Un portellone posteriore, sito a poppa, permette l'accesso al bacino allagabile in cui possono alloggiare contemporaneamente due gommoni, un USV (Unmanned Surface Vehicle) e un UUV (Unmanned Underwater Vehicle) Mitsubishi OZZ-5 per il rilevamento delle mine. Le fregate classe Mogami sono lunghe 133 m e larghe 16,3 m, con un dislocamento di 3.900 tonnellate che sale a 5.500 t a pieno carico. 


Il sistema propulsivo è del tipo CODAG (Combined Diesel And Gas) costituito da una turbina a gas Rolls-Royce MT30 e due motori diesel MAN 12V28/33D STC in grado di erogare una potenza complessiva di 70.000 CV distribuita da due assi alle eliche. La velocità massima raggiungibile e di 30 nodi. L'equipaggio e di 90 persone.
L'armamento è composto da un cannone a doppio scopo BAE Systems Mk 45 Mod 4 da 127/62 mm, cui si aggiungono due mitragliatrici a controllo remoto Browning M2 da 12,7 mm.
Per la difesa di punto è disponibile un lanciatore a 11 celle Raytheon RIM-116 SeaRAM associato al radar e al sistema di guida del sistema CIWS Mk.15 Phalanx.
Il sistema di lancio Mk 41 VLS (Vertical Launching System) con 16 celle può contenere i missili superficie-aria Mitsubishi A-SAM con portata di oltre 100 km, capaci di raggiungere un'altitudine massima di 15-20 km, e di abbattere missili cruise supersonici e missili antinave volanti a pelo d'acqua. Tale missile conferisce alle Mogami anche una capacità di difesa contro i missili balistici a medio raggio. La capacità di attacco antinave comprende 2 lanciamissili quadrupli per missili antinave a guida radar attiva Mitsubishi Type 17 (SSM-2) con gittata di circa 400 km. La difesa antisommergibile è fornita dal sistema di lancio verticale Mk 41 che può caricare il missile antisommergibile Type 07 SUM con siluri Type 97 o Type 12 dotati di un sofisticato side-scan sonar. Si aggiungono come arma antisom anche due lanciatori tripli HOS-303 che impiegano i medesimi siluri. Inoltre è disponibile un hangar con relativo ponte di volo per l'impiego di 1 elicottero ASW Mitsubishi SH-60K/L Seahawk che può utilizzare i siluri Type 97 o Type 12 o missili aria-superficie AGM-114M Hellfire.

Il CIC (Combat Information Center) ha forma circolare, con la gran parte delle consolle poste in cerchio intorno agli operatori. 

La gestione dei dati prevede un Combat Management System OYQ-1 associato al sottosistema Consolle Displey System OYX-1-29. Essi sfruttano le tecnologie allo stato dell'arte come la realtà aumentata e quella virtuale.




Le fregate della classe Mogami della Japan Maritime Self-Defense Force (JMSDF) utilizzano il Combat Management System (CMS) OYQ-1, sviluppato da Mitsubishi Electric. 

I dettagli chiave del sistema includono:
  • Centro di Controllo Avanzato (CIC): L'OYQ-1 lavora in tandem con le console OYX-1 all'interno del "Advanced Integrated CIC", caratterizzato da uno schermo a 360 gradi in realtà aumentata. Esso fonde i dati di combattimento, ingegneria e navigazione in un'unica sala operativa. 
  • Architettura aperta: Progettato per consentire una più agevole e rapida integrazione di nuovi sistemi e sensori. 
  • Sensori principali: Il CMS si interfaccia nativamente con il radar multifunzione AESA in banda X OPY-2, sempre di Mitsubishi Electric.
  • Automazione estrema: Il sistema gestisce una vasta gamma di funzioni automatizzate, consentendo alla nave di operare con un equipaggio ridotto di circa 90 persone.
  • Evoluzione futura: Nelle varianti aggiornate (06FFM), il CMS è stato modificato per integrare armi aggiuntive, come i missili SM-2, SM-6 e Tomahawk.

Il radar principale è lo OPY-2, un sistema multifunzione AESA (Active Electronically Scanned Array) operante in banda X, con capacità di tracciare 300 bersagli e di attaccarne contemporaneamente circa 60. Le antenne planari del sistema radar OPY-2 sono quattro, e sono allineate sulle facce poste sul mast integrato nella struttura della nave. Tale radar può essere impiegato sia come sistema ESM (Electronic Support Measures) che come sistema ECM (Electronic Counter Measures). Per la guerra elettronica è disponibile un sistema NOLQ-3E. Per la lotta antisommergibile vi è un sistema OQQ-25 composto da un sonar attivo a profondità variabile (VDS) e un sonar passivo trainato (TAS), mentre per la lotta antimine e presente un sonar di scafo OQQ-11. Il sensore elettro-ottico OAX-3 EQ/IR fornisce diversi tipi di immagine, tra cui quelle all'infrarosso, ed è utile nelle missioni di pattugliamento. Il sistema di controllo dei danni, sviluppato dalla Mitsubishi, comprende una suite di sensori DSS (Distributed Smart Sensors). Il sistema data link permette collegamenti utilizzando le reti Link 11, Link 16 e Link 22 con router ORQ-2B. I collegamenti satellitari sono consentiti da una antenna NORA-50 installata sul mast.
Il sistema J-CEC (Japan Cooperative Engagement Capability) comprende un network di sensori che permettono di coordinare il tiro da piattaforme diverse, al fine di condividere i dati sull'obiettivo da colpire.
La prima unità della classe, designata FFM-1 Mogami, è stata impostata il 29 ottobre 2019 presso il cantiere navale di Mitsubishi Heavy Industries di Nagasaki, e varata il 3 marzo 2021 con molto ritardo a causa di un guasto all'impianto motore. La seconda unità, FFM-2 Kumano, è stata impostata presso il cantiere navale Mitsui Engineering and Shipbuilding di Tamano il 30 ottobre 2019, e varata il 19 novembre 2020. La terza unità, FFM-3 Noshiro, è stata impostata presso il cantiere navale di Mitsubishi Heavy Industries di Nagasaki il 15 luglio 2020 e varata il 21 giugno 2021.
La costruzione è avanzata celermente con circa due navi fabbricate all'anno. L'ultima delle 12 unità della classe, la fregata Yoshii, è stata varata il 22 dicembre 2025, completando il programma 30FFM, al quale è immediatamente subentrato il programma 06FFM con una versione più grande e potenziata delle fregate Mogami.
Interesse per l'acquisizione di unità di questa classe è stato espresso dall'Indonesia, che ha firmato accordi preliminari per un possibile acquisto di 8 navi, e dal Vietnam.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, NavalNews, WIKIPEDIA, You Tube)





































 

giovedì 2 luglio 2026

Marina cinese (PLAN): la classe Hainan, o Type 075 secondo la classificazione cinese (nome in codice NATO: classe Yushen), è una classe di portaelicotteri d'assalto anfibio (LHD) di fabbricazione cinese, sviluppata negli anni duemiladieci per conto della Marina militare cinese presso la quale è entrata in servizio a partire dal 2021.










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.








La classe Hainan, o Type 075 secondo la classificazione cinese (nome in codice NATO: classe Yushen), è una classe di portaelicotteri d'assalto anfibio (LHD) di fabbricazione cinese, sviluppata negli anni duemiladieci per conto della Marina militare cinese presso la quale è entrata in servizio a partire dal 2021.






In data 2 marzo 2026, la LHD HAINAN, ha ufficialmente raggiunto la capacità operativa iniziale. L’unità è entrata in servizio nell’aprile del 2021 per poi partire per un tour addestrativo intorno al globo per conseguire la piena capacità operativa. Quasi sicuramente, la LHD HAINAN svolgerà un ruolo fondamentale per incrementare le capacità di proiezione anfibia della Marina cinese (PLAN) con 8 LPD TYPE 071 classe YUZHAO da 25.000 tonn, nell’ottica di possibili sbarchi per assumere o consolidare il controllo su isolotti e reef situati nel Mar Cinese Meridionale, nonché in vista di possibili operazioni per l’invasione dell’isola di Taiwan. L’HAINAN sarà affiancata da 2 ulteriori LHD dell’omonima classe YUSHEN: la GUANGXI, consegnata alla PLAN lo scorso dicembre 2025 dopo la fine delle prove in mare; la 3ª unità ANHUI, le ha da poco iniziate. 



DATI GENERALI:
  • Costruttore:Hudong-Zhonghua Shipbuilding Co. Ltd., Shanghai, Cina;
  • Dislocamento: 36000-40000 tonnellate (a pieno carico)
  • Lunghezza: 237 metri (778 piedi)
  • Larghezza: 36 metri (118 piedi)
  • Pescaggio: 8,1 metri (26 piedi 7 pollici)
  • Velocità: 25 nodi (46 km/h)
  • Autonomia: ?
  • Complemento: 1100 (nave) ;
  • Propulsione: (Diesel combinato e Diesel - CODAD) 4 motori diesel SEMT-Pielstick (licenza) 16PC2-6B (64000 kW / 87000 CV, totale) 2 alberi / 2 eliche ;
  • Armamento: 2 lanciatori a 14 celle per missili antiaerei a corto raggio HQ-10 (SAM) 2 sistemi d'arma a corto raggio H/PJ-11 (Tipo 1130) da 30 mm (CIWS) ;
  • Aviazione: ponte di volo completo e ponte hangar per un massimo di 30 elicotteri + UAV Mezzi da sbarco + truppe: 3 mezzi da sbarco Type 726, a cuscino d'aria (LCAC) Veicoli d'assalto anfibi corazzati (AAV) fino a 1600 soldati imbarcati ;
  • Sistemi: radar di ricerca a lungo raggio 3D H/LJQ-382 radar phased array a medio e corto raggio;
  • 7 spot per il decollo di 28/30 elicotteri (tra vecchi Z-18 da trasporto pesante, i loro successori Z-20 ed i più piccoli utility Z-9, numeri enormi rispetto agli appena 4 Z-18 imbarcabili sulle LPD TYPE 071); 
  • 2 elevatori che collegano il ponte di volo con l’hangar; 
  • 2 sistemi per la difesa di punto CIWS H/PJ-11/TYPE 730 a 11 canne da 30 mm (uno dei 2 situato a babordo a mezza nave); 
  • una coppia di sistemi antiaerei a corto raggio HQ-10/FL-3000N (uno a mezza prora, davanti all’isola, l’altro poppiero); 
  • imbarcano un’aliquota che oscilla tra 600 e 800 soldati; 
  • dovrebbero poter ospitare non meno di 1.000 marines, 6/8 hovercraft LCAC Type 726 YUYI ospitati nel bacino allagabile; 
  • Sarebbero già predisposte o “predisponibili” per imbarcare aeromobili Stov/L.

Le unità appartenenti a questa classe sono state le prime di questa categoria ad essere prodotte autonomamente dall'industria navale cinese ed hanno costituito la base per la progettazione delle unità Tipo 076, al 2025 in fase di prove in mare.

Come sopra detto, le LHD hanno un ponte di volo a tutta lunghezza per le operazioni con elicotteri e presenta un ponte di carico allagabile da cui sbarcare hovercraft e veicoli d'assalto anfibi corazzati. 
Nel 2011, il Marine Design and Research Institute of China (Istituto 708) della China State Shipbuilding Corporation iniziò i lavori di progettazione.  Il dibattito sul risultato desiderato potrebbe essere continuato fino al 2016. Secondo quanto riferito, il Dipartimento per lo sviluppo delle attrezzature della Commissione militare centrale era favorevole a un progetto più piccolo rispetto al Type 075 finale, di fatto un Type 071 ingrandito, forse a causa di preoccupazioni sul fatto che l'impianto di propulsione esistente fosse insufficiente per una nave più grande. In definitiva, prevalse il desiderio della PLAN di un LHA.  Nel 2018, Hudong–Zhonghua Shipbuilding ricevette il contratto e la costruzione iniziò quello stesso anno. 
Nel giugno 2019 sono apparse le immagini di Hainan, la prima nave in costruzione in bacino di carenaggio. Nell'aprile 2020, ha subito un piccolo incendio durante l'allestimento che non ha rallentato la costruzione.  Nell'aprile 2021, Hainan è stata commissionata, e ha raggiunto la capacità operativa iniziale nel marzo 2022. 
Nel novembre 2022, la PLAN annunciò che le prime due navi erano pronte al combattimento. 

Progetto

Il ponte di volo è lungo 226 metri (741 piedi e 6 pollici) e largo 36 metri (118 piedi e 1 pollice). Ci sono sette piazzole di volo: sei lungo il lato di babordo e una a poppa dell'isola.  L'elevatore per aerei di prua può trasportare un elicottero medio con i rotori ripiegati; l'elevatore di poppa è più grande e può trasportare elicotteri Changhe Z-8 con i rotori ripiegati.  La classe può anche lanciare un tipo di elicottero senza pilota imbarcato, l' AR-2000. 
Due ascensori per armi sono situati sul ponte di volo anteriore.  L'hangar può essere lungo 150 m (492 piedi e 2 pollici), largo 20 m (65 piedi e 7 pollici) e alto 6 m (19 piedi e 8 pollici). La nave può operare da 20 a 35 aerei. 
Il ponte di carico e il ponte veicoli sono un unico spazio continuo.  Il ponte di carico ha un portellone largo 20 metri (66 piedi) e può essere lungo 80-90 m (262 piedi 6 pollici - 295 piedi 3 pollici), sufficiente per due o tre LCAC di tipo 726. Il ponte veicoli è abbastanza grande per una compagnia di fanteria meccanizzata anfibia del Corpo dei Marines della PLAN più ulteriori elementi di carri armati o artiglieria delle dimensioni di un plotone. Un'apertura su ciascun lato consente l'accesso roll-on/roll-off al ponte veicoli.  
La nave è dotata di radar di ricerca 3D a lungo raggio H/LJQ-382, radar AESA (Active Electronically Scanned Array), radar di avvicinamento e sistema di sensori per la guerra elettronica. L'autodifesa è assicurata da due sistemi missilistici di difesa aerea a corto raggio HHQ-10 e due sistemi d'arma a corto raggio (CIWS) H/PJ-14 a 11 canne, nonché da lanciarazzi anti-nuotatore/antisabotaggio. 
Nel dicembre 2025, la classe Type 075 è stata dispiegata nel Mar delle Filippine. 
Alla fine di dicembre 2025, la Type 075 è stata coinvolta nell'esercitazione militare dell'Esercito Popolare di Liberazione Justice Mission 2025 intorno a Taiwan. La classe Type 075 viene descritta dai media dell'Esercito Popolare di Liberazione come parte della forza di deterrenza e blocco.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, RID, WIKIPEDIA, You Tube)