martedì 1 settembre 2026

Exército Brasileiro 2028: in data 31 agosto 2026, presso il suo quartier generale dell’Esercito Brasiliano è stato firmato con il CIO (Consorzio IDV - Oto Melara, design authority del veicolo) un contratto per la fornitura di un lotto di 7 blindo pesanti 8x8 CENTAURO II (Viatura Blindada de Combate de Cavalaria, VBC Cav) all’Exército Brasileiro.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.






Exército Brasileiro

L'Exército Brasileiro (Esercito brasiliano) è l'arma terrestre delle forze armate brasiliane. L'esercito brasiliano ha combattuto in diversi conflitti internazionali, principalmente in Sud America durante il XIX secolo. Nel XX secolo, ha combattuto a fianco degli Alleati nella prima e nella seconda guerra mondiale.[2] Allineato con il blocco occidentale, durante il periodo della dittatura militare in Brasile dal 1964 al 1985, ebbe anche una partecipazione attiva alla Guerra fredda, in America Latina e nell'Africa meridionale portoghese, oltre a prendere parte alle missioni di pace delle Nazioni Unite in tutto il mondo dalla fine degli anni '50.


Sul piano interno, oltre ad aver affrontato diverse ribellioni nel corso di questi due secoli, con il sostegno delle élite politiche ed economiche locali, l'esercito ebbe un ruolo di primo piano nel porre fine alla monarchia (golpe repubblicano del 1889), influenzando inoltre le successive scelte politiche ed economiche del Paese. I militari controllarono direttamente la politica brasiliana durante i periodi 1889–1894 (República da Espada, governo dei marescialli Deodoro da Fonseca e Floriano Peixoto); 1930–1951 (Era Vargas ed anni della presidenza Dutra); 1964–1985 (Dittatura militare brasiliana).






L'Esercito Brasiliano ha compiuto un passo storico firmando il primo contratto per la produzione di serie del blindato 8x8 Centauro II. 

L'accordo prevede l'acquisizione di un primo lotto di 7 veicoli di serie, denominato LED (Lote de Experimentação Doutrinária), con consegne programmate a partire dal 2028. Questo lotto iniziale fa parte di un programma strategico molto più ampio (Programa Estratégico Forças Blindadas) che stima l'acquisto totale di 98 unità, con l'opzione di estendere la flotta fino a 221 veicoli complessivi. 
In data 31 agosto 2026, presso il suo quartier generale dell’Esercito Brasiliano è stato firmato con il CIO (Consorzio IDV - Oto Melara, design authority del veicolo) un contratto per la fornitura di un lotto di 7 blindo pesanti 8x8 CENTAURO II (Viatura Blindada de Combate de Cavalaria, VBC Cav) all’Exército Brasileiro.
La consegna dei mezzi “Lote de Experimentacao Doutrinaria”, è prevista a partire dal 2028: il totale dei blindati 8 x 8 CENTAURO II ordinate/acquisite dal Brasile ha raggiunto 9 unità complessive.
Come noto agli addetti ai lavori, l’Esercito Brasiliano ha approvato un programma per 98 CENTAURO II (VBC Cav), 2 delle quali sono state consegnate all'inizio del 2025; restano ancora altre 89 blindo ancora da contrattualizzare; a questi 98 mezzi potrebbero dunque seguirne altri...

Il ruolo e lo stato del programma

  • Sperimentazione completata: Il contratto di produzione di serie è stato siglato in seguito al successo dei test operativi condotti sui primi due prototipi di valutazione precedentemente integrati nella flotta. 
  • Sostituzione strategica: Il Centauro II è destinato a rimpiazzare progressivamente i vecchi blindati EE-9 Cascavel risalenti agli anni '60, aggiornando le capacità di ricognizione e sicurezza dei reggimenti di cavalleria meccanizzata brasiliani.
  • Schieramento ai confini: Le prime unità operative sono destinate a proteggere i confini strategici del Paese, con un'attenzione iniziale focalizzata sulle regioni sensibili del nord, come lo Stato di Roraima. 
  • Produzione e offset: Sebbene le prime unità saranno fornite dal consorzio, l'accordo include un importante piano di trasferimento tecnologico e offset che prevede la futura produzione parziale e l'assemblaggio dei veicoli direttamente in Brasile, presso gli stabilimenti di IDV a Sete Lagoas. 

Caratteristiche Tecniche del Centauro II BR

Il veicolo, sviluppato dal consorzio italiano CIO (Iveco Defence Vehicles - Oto Melara / Leonardo), introduce innovazioni radicali per lo scenario sudamericano:
  • Armamento: È equipaggiato con una torre HITFACT MkII e un cannone ad anima liscia da 120 mm/45 calibri, rendendolo l'unico mezzo ruotato 8x8 al mondo con questa potenza di fuoco da carro armato pesante.
  • Propulsione: Dispone di un motore di ultima generazione da 720 HP combinato con una trasmissione ad "H", in grado di raggiungere una velocità massima di 105 km/h.
  • Protezione avanzata: Lo scafo balistico monoscocca in acciaio ad alta resistenza presenta una forma a "V" appositamente studiata per resistere a mine, ordigni esplosivi improvvisati (IED) e minacce cinetiche di ultima generazione.
  • Digitalizzazione: Integra sistemi optronici avanzati (camere termiche e telemetri laser), comunicazioni radio di ultima generazione (L3Harris) e sistemi di gestione del campo di battaglia interoperabili con i comandi dell’Esercito.

Leonardo, attraverso il Consorzio CIO (IDV – OTO Melara), ha firmato un primo contratto di produzione di serie con l’Esercito Brasiliano, nell’ambito del Programa Estratégico Forças Blindadas, per il progetto Viatura Blindada de Combate de Cavalaria Média sobre Rodas (VBC Cav - MSR 8x8).
Il contratto prevede la fornitura di sette veicoli ruotati 8x8 Centauro II con armamento principale da 120 mm e rappresenta il primo lotto di produzione di serie di un programma complessivo di 98 unità da completarsi tramite tranche annuali.
L’accordo è stato siglato a seguito del positivo completamento dei test operativi e della consegna dei due veicoli del lotto iniziale di valutazione.
Il Centauro II rappresenta l’evoluzione più avanzata di questo modello di veicolo blindato ruotato, concepito per rispondere alle esigenze dei moderni scenari operativi. Interamente digitalizzato e interoperabile, è progettato per operare con efficacia in un ampio spettro di missioni, sia di sicurezza nazionale sia per operazioni di supporto e mantenimento della pace, fino agli impieghi più complessi nei diversi teatri operativi.
Equipaggiato con la torre HITFACT MkII, un moderno impianto propulsivo da 720 HP e una trasmissione ad H, questo veicolo coniuga la potenza di fuoco di un carro armato moderno con l’elevata mobilità strategica di una piattaforma ruotata.
Le sue prestazioni si distinguono per capacità di osservazione, precisione nella condotta del tiro, qualità delle comunicazioni, ergonomia e un elevato livello di protezione dell’equipaggio.
Il Centauro II, a oggi, rimane l’unico veicolo in servizio in grado di integrare un armamento da 120 mm su una piattaforma ruotata.
Già adottato dall’Esercito Italiano, che ha contrattualizzato 150 esemplari, questo veicolo si afferma come punto di riferimento a livello mondiale nel settore dei veicoli blindati ruotati anticarro con armamento di grande calibro.

L'autoblindo Centauro II è dotato di un’architettura interamente digitale, frutto di una stretta collaborazione tra l’Industria e la Difesa. 

Il risultato è un veicolo blindato di nuova generazione, in grado di operare in ogni scenario: dalle missioni a difesa della sicurezza nazionale agli interventi in aiuto delle popolazioni a seguito di catastrofi naturali, dalle operazioni di supporto e mantenimento della pace, ad ogni altro teatro operativo in cui le Forze Armate siano chiamate ad intervenire.[4]
Le innovazioni di Leonardo installate sul Centauro II, iniziano dalla nuova torre, dotata di elettro-ottiche di ultima generazione per il comandante e il puntatore, con il periscopio panoramico ATTILA D e l’unità di puntamento Lothar SD e una serie di sistemi di comunicazione con ben sei radio e il sistema di comando e controllo SICCONA. Tale innovazioni assicurano la massima interoperabilità e disponibilità di informazioni sul teatro operativo. Sulla torre è installata una torretta a controllo remoto, la Hitrole Light, in grado di aumentare la flessibilità del mezzo e di garantire la massima protezione dell’equipaggio, oltre a un Jammer H3, per inibire l’attivazione a distanza di ordigni improvvisati.
Il Centauro II può essere equipaggiata con torretta Hitfact dotata di un cannone da 105/52 mm, come la precedente Centauro, o con la torretta Hitfact MkII dotata di cannone di ultima generazione da 120/45 mm, che conferisce al mezzo una potenza di fuoco pari a quella dei più moderni carri armati da battaglia e compatibile con il munizionamento standard NATO di ultima generazione. Nonostante l’elevato livello di protezione balistica, il cannone di grosso calibro e la vasta dotazione degli equipaggiamenti di bordo, la torre della Centauro II ha un peso molto ridotto, che non va a incidere sulle capacità e sulla mobilità del mezzo.
Il Centauro II è equipaggiata con un motore 8V diesel di 20 litri della famiglia IVECO VECTOR (Euro 3), ha una potenza di 533 kW (720 hp) e una coppia di 2500 Nm, il motore è accoppiato ad un cambio automatico ZF Ecomat 7HP902 a 7 rapporti + 1 retro.
Il prezzo di ogni Centauro II per l'Esercito Italiano è di 6,7 milioni di euro.
Lo scafo è sagomato a "V" per garantire una migliore protezione antimina e da ordigni esplosivi improvvisati, ed è dotato, come la torre, di corazzature balistiche ad alta efficienza. Notevole innovazione, rispetto al passato, è la scelta di adottare un sistema che permette la guida del mezzo con la sola visione "indiretta" mediante telecamere installate esternamente. Per assicurare la massima mobilità sono stati sviluppati, inoltre, un motore di nuova generazione con un nuovo cambio automatico e un sistema elettronico di frenaggio e controllo.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, RID, WIKIPEDIA, You Tube)





























 

lunedì 31 agosto 2026

Armée de l'air et de l'espace, già Armée de l'air spesso abbreviata in ALA - 1949: lo SNCASO SO.6025 Espadon (pesce spada in francese) è stato un prototipo di caccia intercettore sperimentale francese ad ala media degli anni quaranta e cinquanta, il primo aereo europeo a superare il muro del suono in volo orizzontale il 15 dicembre 1953.














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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









L'Armée de l'air et de l'espace, già Armée de l'air spesso abbreviata in ALA

E’ l'attuale aeronautica e astronautica militare della Francia e parte integrante dell'Armée française, insieme all'Armée de terre (esercito), alla Marine nationale (marina militare) e alla Gendarmerie nationale.
Formata nel 1909 come Aéronautique Militaire, parte dell'Armée de terre, è diventata Forza armata indipendente nel 1934 ed è tra le forze aeree militari più antiche del mondo.

Il 24 luglio 2020 il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron ha dichiarato la volontà di modificare la denominazione ufficiale della forza armata in Armée de l'air et de l'espace, a sottolineare l'accresciuta importanza della dimensione spaziale per le forze armate francesi, denominazione diventata ufficiale dall'11 settembre 2020.








Lo SNCASO SO.6025 Espadon (pesce spada in francese)

E’ stato un prototipo di caccia intercettore sperimentale francese ad ala media degli anni quaranta e cinquanta, celebre per essere stato il primo aereo europeo a superare il muro del suono in volo orizzontale il 15 dicembre 1953. 
Sviluppato dal consorzio Société nationale des constructions aéronautiques du sud-ouest (SNCASO), il velivolo nacque come modifica del terzo prototipo della serie originaria SO.6020. Il programma militare fu inizialmente cancellato a causa dell'eccessivo peso e della scarsa manovrabilità del mezzo, ma la cellula fu riutilizzata con successo per la ricerca sui motori a propulsione mista. 

Caratteristiche Tecniche Principali:
  • Propulsione mista: Oltre al turbogetto principale Hispano-Suiza Nene, la variante SO.6025 venne equipaggiata con un motore a razzo ausiliario a combustibile liquido SEPR 25 (posizionato sotto la fusoliera) per garantire la spinta necessaria ai regimi supersonici. 
  • Fusoliera imponente: Progettata per ospitare internamente tutto il carburante, l'armamento (previsto ma non installato di serie), i radar e il carrello retrattile, lasciando le ali estremamente sottili. 
  • Primato storico: Pilotato dall'aviatore Charles Goujon, il velivolo raggiunse Mach 1 in volo livellato, segnando una pietra miliare per l'aviazione europea. 

I dati e i test raccolti con l'Espadon servirono successivamente come fondamentale banco di prova per lo sviluppo del caccia intercettore leggero a propulsione mista SNCASO SO.9000 Trident. L'unico esemplare superstite (gravemente danneggiato dal tempo) è attualmente conservato presso l'associazione Ailes Anciennes Toulouse in Francia.

Il Sud-Ouest SO.6020 Espadon (Pesce Spada) era un prototipo di intercettore francese del dopoguerra, progettato e costruito dalla SNCASO alla fine degli anni '40. 
L'Armée de l'Air giudicò il progetto un fallimento, nonostante avesse stabilito alcuni record, e annullò i piani per la sua messa in servizio nel 1951. Furono costruiti solo quattro esemplari, che vennero successivamente modificati per servire da banchi di prova per il programma SNCASO SO.9000 Trident, dotato di propulsione mista a razzo e turbogetto. Solo un esemplare, gravemente danneggiato, è sopravvissuto.

Premesse e descrizione

Il progettista Lucien Servanty e il suo team alla SNCASO iniziarono a lavorare sui caccia a reazione nel 1945 e presentarono una proposta di progetto che l'azienda designò come SO.6020 quando l'Aeronautica francese emise una specifica per un caccia intercettore d'assalto monoposto il 25 marzo 1946. Il velivolo doveva avere una velocità superiore a 900 chilometri orari (559 mph) a un'altitudine di 10.000 metri (32.808 piedi), un'autonomia di un'ora con 15 minuti in combattimento, una distanza di decollo inferiore a 1.200 metri (3.937 piedi), una cabina di pilotaggio blindata contro proiettili da 12,7 millimetri (0,5 pollici) e un armamento di sei cannoni automatici da 20 millimetri (0,8 pollici) o quattro da 30 millimetri (1,2 pollici). Il 28 giugno l'aeronautica militare ordinò tre prototipi, con l'intenzione di ordinare più di 230 intercettori se l'aereo avesse soddisfatto i requisiti.
Come costruito, l'aereo era un monoplano ad ala media con rivestimento metallico alimentato da un motore turbogetto Rolls-Royce Nene da 22,2 kilonewton (5.000 lb f) costruito su licenza dalla Hispano-Suiza. Aveva un'ala a freccia a un longherone dotata di slat sul bordo d'attacco, flap a fessura e alettoni . Il carrello d'atterraggio triciclo a carreggiata larga si ritraeva nella fusoliera mentre i montanti del carrello d'atterraggio principale si ritraevano nella parte inferiore dell'ala. La cupola della cabina di pilotaggio era insolitamente alta perché l'Aeronautica Militare decise di fornire al pilota un paracadute nonostante il sedile eiettabile Heinkel. L'SO.6020 aveva una capacità totale di carburante di 2.150 litri suddivisi tra quattro serbatoi di carburante.

Sviluppo

Il primo prototipo disarmato effettuò il suo volo inaugurale il 12 novembre 1948, ritardato dalla consegna tardiva delle apparecchiature radio. Questo velivolo aveva una presa d'aria ventrale per il motore che si rivelò molto inefficiente e tendeva a raccogliere oggetti dalla pista. Ciò causò una scarsa potenza al prototipo, che non riuscì a soddisfare quasi tutte le specifiche. Il 1° dicembre 1949 subì un'avaria al motore in volo che causò un atterraggio di emergenza, ma fu riparato e tornò ai test di volo. Successivamente fu modificato per le prove di volo con piccoli turboreattori montati alle estremità alari.
Il secondo prototipo avrebbe dovuto effettuare il suo primo volo il 15 agosto 1948, ma questo fu rimandato al 16 settembre 1949, probabilmente a causa della necessità di rivedere la presa d'aria per migliorare il flusso al motore. La SNCASO optò per una coppia di prese d'aria sporgenti sui lati della fusoliera sotto il bordo d'uscita delle radici alari. L'aereo era dotato di sei cannoni nel muso. I test di volo mostrarono che c'era stato un miglioramento minimo nell'alimentazione d'aria al motore e che non era molto manovrabile poiché era necessaria molta forza per muovere il timone. La stabilità longitudinale e trasversale dell'aereo era scarsa e non era efficace come piattaforma di tiro al di sopra di velocità di 600 chilometri orari (373 mph) poiché i comandi richiedevano uno sforzo maggiore per essere mossi ad alta velocità. Le caratteristiche di atterraggio furono valutate come buone sebbene avesse aerofreni marginalmente efficaci.
Il terzo prototipo era destinato a fungere da aereo da ricognizione disarmato , ma durante la costruzione fu convertito nel SO.6025 per supportare il programma SNCASO SO.9000 a propulsione mista. Ripristinò la presa d'aria ventrale del primo prototipo, seppur in una forma allungata e rivista. La sezione posteriore della carenatura della presa d'aria fu estesa per ospitare un motore a razzo a propellente liquido SEPR 25 da 14,7 kilonewton (3.300 lbf). L'aereo ricevette anche l'ala ingrandita utilizzata dal caccia di pre-produzione SO.6021 e uno stabilizzatore verticale di dimensioni maggiori. Alcuni dei serbatoi di carburante interni furono convertiti per il propellente a razzo furalina (C₁₃H₁₂N₂O) e l' ossidante a base di acido nitrico fu trasportato in un serbatoio tra la presa d'aria e il razzo, dove poteva essere scaricato in sicurezza se necessario. L'aereo effettuò il suo primo volo il 28 dicembre 1949, utilizzando esclusivamente il suo turbogetto, e il suo primo volo a propulsione a razzo il 10 giugno 1952. Divenne il primo aereo europeo a superare la barriera del suono in volo orizzontale il 15 dicembre 1953.
La variante di produzione proposta, l'SO.6021, fu alleggerita nella speranza di migliorarne le prestazioni riducendo la quantità di corazza e le dimensioni della cabina di pilotaggio. Fu dotata di un'ala più grande e di un nuovo stabilizzatore verticale e pesava circa 400 chilogrammi (880 libbre) in meno rispetto al primo prototipo SO.6020. L'aereo effettuò il suo primo volo il 3 settembre 1950. Poteva raggiungere Mach 0,96 in picchiata, ma subiva forti turbolenze a Mach 0,75 in volo orizzontale e la sua manovrabilità era pessima, al pari dei suoi predecessori. Insoddisfatta delle sue prestazioni, l'Aeronautica Militare francese annullò i piani per la produzione dell'SO.6021 il 5 luglio 1951. A quel punto, l'Aeronautica aveva già deciso di utilizzare l'aereo a supporto del programma SO.9000, testando vari piccoli motori turbogetto montati sulle estremità alari. Tra questi figuravano il Turbomeca Marboré da 4 kN (900 lbf) e il più potente Turbomeca Gabizo, sia in configurazione con postbruciatore che senza. Ad un certo punto, l'aereo volò con un esemplare di ciascun tipo, nonostante i diversi pesi e dimensioni. Questi test durarono fino al 1956. 
Il secondo prototipo fu successivamente convertito nel SO.6026 con un razzo SEPR 25 sotto il tubo di coda, anche a supporto del programma SO.9000. Volò per la prima volta con il razzo installato il 15 ottobre 1951, ma il primo volo a propulsione a razzo non avvenne fino al 26 marzo 1953. Dimostrò la capacità del suo razzo di salire al Salone aeronautico di Parigi del 1953, ma effettuò solo un totale di 28 voli prima di essere messo in deposito all'inizio del 1955, di cui solo 13 utilizzarono il suo razzo.

Varianti:
  • SO.6020-01 - Prototipo alimentato da Nene, successivamente dotato di due piccoli turboreattori montati sulle estremità alari. 
  • SO.6020-02 - Secondo prototipo, successivamente modificato con l'aggiunta di un motore a razzo SEPR 25 e ridesignato SO.6026. 
  • SO.6020-03 - Terzo prototipo, modificato durante la costruzione come SO.6025 anche con un razzo SEPR 25. 
  • SO.6021 - L’aereo di produzione proposto con una varietà di modifiche strutturali per ridurre il peso e migliorare le prestazioni. Non ebbe successo e fu anche utilizzato in seguito per testare i turboreattori alle estremità alari. 
  • SO.6025 - Il terzo prototipo era dotato di un SEPR 25 sotto la fusoliera. 
  • SO.6026 - Anche il secondo prototipo è stato modificato con un SEPR 25 in un'installazione più ordinata nella coda.

Velivoli sopravvissuti

L'unico SO.6025 si trova presso il Museo Ailes Anciennes di Tolosa in cattive condizioni. 

Specifiche (SO.6021) - Caratteristiche generali:

  • Equipaggio: 1
  • Lunghezza: 15  m (49  piedi e 3  pollici)
  • Apertura alare: 10,6  m (34  piedi e 9  pollici)
  • Altezza: 4,72  m (15  piedi e 6  pollici)
  • Superficie alare: 26,5  m² (285 piedi quadrati )  
  • Peso a vuoto: 4.750  kg (10.472  libbre)
  • Peso lordo: 6.870  kg (15.146  libbre)
  • Propulsore: 1 motore turbogetto centrifugo Rolls-Royce Nene, spinta di 22,2 kN (5.000  lbf).

Prestazioni
  • Velocità massima: 860  km/h (530  mph, 460  nodi) al livello del mare
  • Velocità massima: Mach 0,96
  • Autonomia: 2,5 ore
  • Tangenza: 13.000  m (43.000  piedi)
  • Velocità di salita: 27  m/s (5.300  piedi/min)
  • Tempo di salita: 8 minuti e 20 secondi per raggiungere i 10.000  m (33.000  piedi).

Armamento
  • Cannoni: 6 cannoni automatici da 20  mm (0,8  pollici).










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, WIKIPEDIA, You Tube)