venerdì 15 maggio 2026

SWISS P è un marchio registrato di SwissP Defence AG: la nuova munizione anti-drone “SHATTER4K” combina l'esperienza svizzera nel settore delle munizioni con un design incentrato sull'interazione con bersagli aerei leggeri. Il proiettile è progettato per rilasciare gli effettori in modo controllato, quadruplicando la probabilità di abbattere efficacemente il drone e riducendo gli effetti indesiderati al di fuori dell'area bersaglio.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.








SwissP Defence AG (del Gruppo Beretta BDT) è un produttore svizzero di munizioni di piccolo calibro con sede a Thun.

SwissP Defence AG è un produttore svizzero di munizioni di piccolo calibro. Con sede a Thun, l'azienda è di proprietà di Beretta ed è il successore legale della Eidgenössische Munitionsfabrik Thun ( lett. ' Fabbrica federale di munizioni di Thun ' ). Ha acquisito il suo nome attuale nel 2022, quando Beretta ha acquisito la divisione RUAG Ammotec del produttore svizzero di armi RUAG.  Le radici dell'azienda di munizioni risalgono al mulino da polvere di Steffisburg, fondato nel 1586.  La storia vera e propria della SwissP Defence iniziò nel 1863, quando Hans Herzog fondò il Laboratorio Federale di Thun.  Dal 1874 al 1995, l'azienda operò con il nome di Eidgenössische Munitionsfabrik Thun. Durante la prima guerra mondiale, l'azienda impiegava fino a 2050 persone, e durante la seconda guerra mondiale, rispettivamente fino a 2400 e 2450. Dopo diverse fusioni, il produttore di munizioni con sede a Thun è entrato a far parte della divisione di piccolo calibro di RUAG nel 2002 e ha operato come RUAG Ammotec, che includeva anche una filiale tedesca (oggi: RWS GmbH ). Beretta ha acquisito RUAG Ammotec nel 2022. La filiale svizzera si chiama SwissP Defence dalla fine del 2022.  Il 1° ottobre 2024, Hannes Hauri è diventato il nuovo CEO di SwissP. Hauri era stato precedentemente criticato dalla Corte dei Conti federale svizzera per il suo ruolo in uno scandalo di corruzione presso RUAG. In qualità di responsabile del dipendente che avrebbe venduto fraudolentemente parti del Leopard 1 a prezzi inferiori a quelli di mercato, Hauri aveva avvertito il dipendente di accuse anonime. Blick ha riferito che documenti interni dell'azienda accusavano Hauri di "leadership e documentazione insufficienti", ma ha notato che ciò sembrava non avere alcun impatto sulla sua carriera. Nell'ambito dell'acquisto di RUAG Ammotec, Beretta garantì di mantenere lo stabilimento di Thun per almeno cinque anni. Due anni dopo, nel 2024, SwissP minacciò di chiudere lo stabilimento di Thun, citando controlli sulle esportazioni sempre più restrittivi e il calo degli ordini da parte delle Forze Armate svizzere. In risposta, il Dipartimento federale della Difesa svizzero aumentò i suoi ordini di munizioni, nonostante l'obiettivo fosse quello di ridurre i costi di approvvigionamento.  Nel marzo 2025, SwissP ha licenziato 22 dipendenti. Secondo quanto riferito, è l'unica fabbrica Beretta in perdita. Il Tages-Anzeiger ha riportato i licenziamenti nel contesto del crollo dei ricavi degli esportatori di armi svizzeri a causa delle rigide restrizioni all'esportazione, soprattutto in seguito alla decisione del Consiglio federale del 2022 di vietare la riesportazione di munizioni di fabbricazione svizzera per il cannone antiaereo semovente Gepard dalla Germania all'Ucraina.  Le munizioni dell'azienda sono commercializzate con il marchio "SWISS P". Si tratta principalmente di munizioni per cecchini. I tipi di proiettili sono forniti in tutti i calibri comuni. L'azienda offre anche soluzioni di sistema per pistole. Queste includono armi speciali personalizzate, silenziatori, mirini ottici e altri accessori.  I clienti di SwissP sono le forze armate e le autorità di polizia. Nel 2025, la Neue Zürcher Zeitung ha riferito che SwissP stava sviluppando una versione più potente del GP 90, la munizione standard delle forze armate svizzere, in grado di penetrare i giubbotti antiproiettile. Non è chiaro se le forze armate svizzere o la NATO siano interessate all'acquisto della nuova munizione. 


LA NUOVA MUNIZIONE ANTI-DRONE DENOMINATA “SHATTER4K”

I droni commerciali sono economici, agili e sempre più utilizzati in scenari ostili. Le munizioni convenzionali di piccolo calibro non sono state progettate per ingaggiare bersagli aerei leggeri. Ciò si traduce in opzioni di interazione limitate e rischi imprevedibili.
Gli operatori necessitano di una soluzione efficace contro le minacce, ma priva della significativa zona di pericolo associata alle munizioni convenzionali.
La munizione anti-drone “SHATTER4K” combina l'esperienza svizzera nel settore delle munizioni con un design incentrato sull'interazione con bersagli aerei leggeri.
Il proiettile è progettato per rilasciare gli effettori in modo controllato, quadruplicando la probabilità di abbattere efficacemente il drone e riducendo gli effetti indesiderati al di fuori dell'area bersaglio.
Anziché basarsi sul comportamento convenzionale dei proiettili, lo SHATTER4K è progettato per interagire con strutture leggere attraverso la frammentazione.
Quando il proiettile SHATTER4K viene sparato, si separa poco dopo aver lasciato la canna. Quattro effettori continuano la loro traiettoria leggermente decentrati rispetto all'asse di lancio e si dirigono verso il bersaglio. Questo crea molteplici traiettorie di impatto da un singolo colpo, aumentando significativamente la probabilità di interazione con bersagli aerei leggeri, soprattutto i temutissimi droni o le munizioni vaganti.
Il nuovo proiettile SHATTER4K è compatibile con fucili e mitragliatrici standard e può essere utilizzato senza modifiche ai vari sistemi d'arma. 

Un semplice cambio di caricatore trasforma istantaneamente l'arma in un efficace strumento per abbattere i droni, senza bisogno di regolare il mirino.

Con lo Shatter 4 K, l’azienda del Gruppo Beretta BDT introduce una soluzione di munizioni appositamente progettata per operazioni anti-drone efficaci. Subito fuori alla canna, il proiettile si separa in modo controllato in quattro sotto-proiettili, aumentando significativamente la probabilità di colpire droni o aeromobili a pilotaggio remoto di piccole e medie dimensioni. 

Il proiettile è disponibile nei calibri standard Nato: 
  • 5,56×45 mm; 
  • e 7,62×51 mm. 
Come già evidenziato, lo Shatter 4 K può essere sparato da fucili d’assalto e mitragliatrici standard senza alcuna modifica:
La nuova cartuccia per la difesa dai droni, destinata all'uso militare e delle forze dell'ordine. Il proiettile è progettato per rilasciare quattro effettori in modo controllato, quadruplicando la probabilità di abbattere efficacemente il drone e riducendo gli effetti indesiderati al di fuori dell'area bersaglio.

SPECIFICHE AGGIUNTIVE per 5.56x45 SHATTER4K 2,9 g / 45 gr:
  • Calibro:  5,56x45 / .223 Rem.
  • Tipo di proiettile:  SHATTER4K
  • Peso del proiettile:  2,9 g / 45 gr
  • Senza piombo:  no
  • Primer:  SINOXID
  • Velocità a 2,5 m: 960 ± 35 m/s (3.150 ± 115 fps) ,
  • Energia di un singolo proiettile a 2,5 m (min - max): 267 J (248–281 J).

La gittata effettiva deliberatamente limitata riduce sostanzialmente i rischi collaterali; l’energia cinetica residua dei piccoli proiettili rilasciati è sufficiente a distruggere significativamente i componenti elettronici principali dei droni come i rotori, i motori, i componenti elettronici e i pacchi batteria. 
Come sopra evidenziato, il nuovo proiettile è stato sviluppato e testato in Svizzera. 
Lo Shatter 4K offre agli utenti militari e delle forze dell’ordine una soluzione anti-drone pratica e immediatamente operativa; pur essendo imprecisa è correttamente progettata.  
Allo stato, bisognerebbe solo testarla sui numerosi campi di battaglia dei giorni nostri.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Swiss-P, Armi e Tiro, WIKIPEDIA, You Tube)















 

Di recente è stata presentata sui media la Kel-Tec KP50, cioè una nuova famiglia di pistoloni semi-automatici calibro 5.7x28mm. L’arma da fianco è troppo grande per essere una pistola, troppo corta per essere una carabina, certamente non è una semiautomatica facile da portare, oltretutto camerata per una cartuccia che a molti non è familiare.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.










In data 23 febbraio 2026 è stata presentata la statunitense Kel-Tec KP50, cioè una nuova famiglia di pistoloni semi-automatici calibro 5.7x28mm con funzionamento a massa e ciclo di fuoco a otturatore chiuso che si propongono come versione migliorata del modello P50 lanciato ai primi del 2021 e come arma da difesa personale (PDW) o per la difesa abitativa, per il personale degli istituti di vigilanza privata, le guardie del corpo e i corpi armati dello Stato.




Oltre al modello-base KP50, la serie comprende anche: 
  • modelli dotati di calciolo polimerico o di Armbrace su di un tubo pieghevole sul lato destro;
  • un modello denominato "Defender" con Armbrace pieghevole, 
  • ottica Vortex Crossfire e mire abbattibili MagPul MBUS fornite di serie; 
  • e la MP50, versione a fuoco selettivo per gli acquirenti istituzionali, con mire abbattibili MBUS, calcio pieghevole e rateo di fuoco di 850 colpi al minuto nel tiro a raffica.

La serie KP50 di Kel-Tec risulta più semplice nella costruzione e migliorata nell'ergonomia generale. 

Il gruppo di scatto in polimeri presenta un'impugnatura verticale B5 Systems, una leva di sgancio del caricatore a T sotto la guardia del grilletto e una sicura manuale ambidestra con angolo di 45 gradi; sul modello a raffica il selettore è a tre posizioni e quella della raffica richiede un movimento in avanti.

L'espulsione dei bossoli avviene verso l'alto. 

La manetta d'armamento tipo AR-15 rende le Kel-Tec KP50 completamente ambidestre, adeguate all'uso da parte di tiratori destrimani o mancini senza bisogno di adattamento o modifiche.
Le KP50 si alimentano tramite i caricatori polimerici bifilari da cinquanta colpi a dispenser rotante progettati e prodotti dalla belga FN per la pistola-mitragliatrice P90 e le armi derivate; i caricatori si installano sotto l'affusto in lega con un movimento verso l'alto molto più semplice rispetto a quello della precedente P50.
Per i modelli Defender, con calcio pieghevole, e per la versione a raffica MP50 è disponibile un accoppiatore in polimero che consente di portare due caricatori montati sull'arma, offrendo miglior appoggio e presa per la mano debole e velocizzando la ricarica, in modo da garantire la disponibilità di cento colpi sempre a portata di mano dell'operatore.
Tutti i modelli presentano una slitta Picatinny a piena lunghezza sul cielo del fusto per l'installazione di ottiche di puntamento o mire abbattibili; una porzione di rotaia verticale più corta in coda al pacchetto di scatto, per l'installazione di calcioli sui modelli che non ne sono dotati di fabbrica (compatibilmente con le leggi in vigore in ciascun Paese); e una canna da 244 mm con rompifiamma di tipo "a gabbietta d'uccello" montato su filettatura da 1/2x28 TPI alla volata.

Per tutti i modelli: 
  • la lunghezza è di 472 mm, 
  • per un peso a vuoto di circa 1,45 Kg. 

Per i modelli con calciolo o Armbrace pieghevole: 
  • la lunghezza a calciatura estesa arriva a 719 mm 
  • e il peso senza caricatore a 1,8 Kg. 

Il prezzo sul mercato statunitense parte da 899 dollari per arrivare a 1.099 dollari per i modelli con calcio o Armbrace pieghevole e a 1.399 dollari per il modello Defender munito di ottica dalla fabbrica. 
Il prezzo del modello a raffica MP50 è disponibile solo su richiesta da parte di acquirenti istituzionali.


Per molto tempo la munizione 5,7x28 mm è stato una sorta di chimera. 

Tale munizione venne sviluppata dalla FN Herstal in Belgio circa trent'anni fa in risposta alle richieste della NATO di sostituire la cartuccia 9×19mm Parabellum per la classe delle armi da fuoco compatte da difesa personale (PDW); FN ha anche progettato l'innovativa pistola mitragliatrice P90 e la pistola Five-seveN. 
Eppure, era considerata da molti come semplice "stranezza militare", almeno fino a quando alcuni popolari produttori statunitensi hanno cominciato a mostrare interesse per questa munizione. 
La Ruger era una di questi, per esempio, con la pistola Ruger-57 presentata alla fine del 2019. 
Presto altre aziende si sono accodate a questa tendenza, e gradualmente la cartuccia a lungo ignorata ha assunto un ruolo di rilievo nel mondo delle munizioni, almeno sul mercato statunitense.

La nuova pistola KelTec P50 ne è un'ulteriore prova, ed è in realtà qualcosa di speciale in sé. 

A partire dal suo aspetto retro-futuristico, che ricorda un po' i film di fantascienza degli anni Cinquanta, e dal suo caricatore montato in alto con una capacità impressionante di 50 colpi, cioè lo stesso caricatore prismatico brevettato da Rene Predazzer nel 1989 e utilizzato per la FN P90, con un corpo in polimero traslucido con finitura fumé. In questo caricatore le cartucce sono disposte su due file sfalsate di 90° rispetto all'asse della canna. Vengono poi alimentate singolarmente in una rampa di alimentazione a spirale e ruotate di 90 gradi, allineandole con la camera di cartuccia.
Con una lunghezza complessiva di 38 cm, la KelTec P50 è decisamente lunga, e il suo design suggerisce la possibilità di potervi montare un qualche tipo di calcio pieghevole. In ogni caso, il produttore afferma che "Sebbene la P50 sia una pistola di grandi dimensioni, utilizzando con una certa creatività la cinghia tattica è possibile ottenere una precisione eccellente sia nel tiro sportivo sia in quello venatorio”. 
La canna è lunga 244 mm, il che dovrebbe permettere di sfruttare al meglio la precisione intrinseca e la portata della cartuccia a vantaggio sia dei tiratori che dei cacciatori. L'abbondanza di spazio per la guida Picatinny nella parte superiore e nel sotto-fusto permette il montaggio di ottiche e accessori come le torce.

I primi esemplari hanno raggiunto le armerie nel primo trimestre del 2021. 

L’arma da fianco è troppo grande per essere una pistola, troppo corta per essere una carabina, certamente non è una semiautomatica facile da portare, oltretutto camerata per una cartuccia che a molti non è familiare, e che più che sul terreno di caccia è probabilmente destinate al poligono di tiro. Farà sicuramente la gioia degli appassionati di armi originali, che non amano passare inosservati ed è sicuramente destinata a far parlare di sé.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, Gunsweek, all4shooters, You Tube)


























 

giovedì 14 maggio 2026

Beretta Defense Technologies / Fkmd (Fox knives military division): nel 165° anniversario della fondazione dell’E.I., sono stati presentati al pubblico i primi fucili d'assalto Beretta Narp muniti della nuova baionetta Fox knives.













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.












Beretta Defense Technologies (BDT) rappresenta l'alleanza strategica tra le aziende del gruppo Beretta Holding dedicate al settore militare e della difesa: 
  • Cos'è BDT: È l'alleanza tra Beretta, Benelli, Sako, Steiner e Tikka, progettata per offrire soluzioni integrate (fucili, ottiche, munizioni) per eserciti e forze di polizia.
  • Ultimi Progetti (NARP): BDT ha recentemente sviluppato il New Assault Rifle Platform (NARP), un fucile d'assalto modulare calibro 5,56 mm NATO, progettato per il soldato moderno.
  • Prodotti Principali: L'alleanza BDT gestisce piattaforme come il fucile d'assalto ARX160/ARX200, la pistola APX e le nuove carabine Sako M23. 




Fox knives, Maniago (PN) - Via Cristans 22 - 33085 Maniago PN - Italy

Nel 1977 Oreste Frati, dopo una lunga esperienza nel settore produttivo e in quello commerciale, fonda le Coltellerie FOX. Nel panorama del mercato nazionale e internazionale, il riuscito binomio tra la consolidata tradizione professionale e il desiderio di innovazione tecnica, ha reso il Gruppo FOX un’azienda di prim’ordine.
Nel 2008 Oreste Frati insieme al figlio Gabriele e ad Andrea De Lorenzi, artigiano coltellinaio di Maniago, ha costituito la sede produttiva di Euro Knives Italia srl, con l’obiettivo di offrire prodotti all’avanguardia e in grado di rispondere alle richieste di un mercato sempre più esigente. Nel 2020 Fox ed Euroknives si fondono diventando un’unica realtà la FOX2 Produzione. In questa realtà vengono concentrate le fasi peculiari della progettazione e produzione della coltelleria moderna a marchio FOX, FKMD e altri importanti brand di rilevanza mondiale.
Personale altamente qualificato, macchinari a controllo numerico di ultima generazione, alto contenuto tecnologico ed ampia scelta dei migliori materiali da impiegare durante le fasi di campionatura e di produzione sono la garanzia di quanto realizzato e destinato a forze amate, caccia e tempo libero, seguendo in modo attento e rigoroso le specifiche del cliente. prodotti finiti vengono poi trasferiti presso le Coltellerie Fox, dove si svolgono le attività di controllo qualità, logistica e spedizioni, seguendo tutte le direttive del sistema ISO 9001.




Nel 165° anniversario della fondazione dell’E.I., le truppe hanno presentato in una manifestazione pubblica i primi fucili d'assalto Beretta Narp muniti della nuova baionetta prodotta dalla divisione militare della Fox knives di Maniago.

Si sapeva da tempo che i fucili d’assalto Beretta Narp fossero stati già consegnati ad alcune unità dell’E.I.: ora si sono viste anche le varianti adottate munite di canna da 14,5 pollici (368 mm) e quelle per le nostre Forze speciali che utilizzano lunghezze di canna di 11,5 pollici (292 mm) con silenziatore Beretta B-silent Qd con attacco/sgancio rapido. 
Tali modelli utilizzeranno la calciatura “intermedia” ribaltabile-estensibile in polimero estensibile, e quella metallica non estensibile-ribaltabile. L’arma d’assalto, ad ogni buon conto, prevede anche versioni munite di canna da 16 pollici (406 mm) Marksman.
La nuova baionetta di recente adottata è nata dalla collaborazione tra Beretta e Fkmd (Fox knives military division) e appare ispirata alla baionetta Fkmd “Leonida” ma è di sezione cilindrica ed è munita di uno speciale attacco posteriore che si serra direttamente sulla slitta Picatinny inferiore dell’astina del fucile. 
La lama della baionetta è a doppio filo sulla punta ma ha l’ultima parte convessa con seghettatura; ricorda la spada Kopis dei greci o della sua variante Falcata iberica (non è un caso se la baionetta ispiratrice della Fox si chiama “Leonida”). 
Si tratta di una soluzione tecnica che unisce le esigenze militari per il combattimento ravvicinato e per l’utilizzo come utensile da campo. Sulla sommità della lama vi è una fessura rettangolare che, se inserita nella parte inferiore del fodero in acciaio, trasforma la baionetta in trancia-fili. L’arma da fianco dovrebbe avere una lama lunga circa 18,5 cm in acciaio speciale N690Co con durezza di 58-60 Hrc e un peso di circa 295 g.

L’Assault Rifle Platform NARP è un fucile d'assalto italiano camerato per il calibro 5,56 × 45 mm NATO, sviluppato e prodotto dalla Beretta BDT.


Lo sviluppo del NARP è iniziato nel 2018, con varianti via via sottoposte alle forze speciali nazionali per i test a fuoco. L'arma è stata presentata ufficialmente nel corso del salone londinese DSEI del 2023, dopo 15 anni dal lancio del Beretta ARX-160.
Il progetto trae origine dalla diretta collaborazione tra l’Azienda Beretta ed il Comando delle forze speciali dell’esercito (COMFOSE) e alla fine risulta un grande salto in avanti rispetto agli attuali dispositivi in servizio.





L’AR70/90 e l’ARX 160, su giudizio degli organi tecnici dell’Esercito, hanno mostrato dopo alcuni anni:
  • un peso eccessivo,
  • l’assenza della slitta picatinny, 
  • eccessivo utilizzo di componenti in plastica, 
  • problemi di chiusura dell’otturatore. 

Il NARP è una piattaforma unica e moderna, con ergonomia simile alle piattaforme AR ma con feature e caratteristiche uniche sviluppate da Beretta grazie ad anni di esperienza nel settore militarte che spingono le prestazioni del prodotto verso nuovi limiti. Grazie al peso ridotto di 3,3kg (caricatore vuoto incluso) ed una lunghezza totale inferiore a 90cm, il NARP è adatto ad ogni tipo di operatore offrendo controlli ambidestri e simmetrici, la possibilità di installare diverse tipologie di calcio (telescopico, pieghevole, collassabile), nonché impugnature e calcioli brevettati che consentono una maneggevolezza eccellente ed una transizione veloce in ogni circostanza di impiego.
Modularità e versatilità fanno del NARP un’arma che si adatta ad ogni scenario operativo, anche agli ambienti più complessi e rischiosi: upper e lower receiver realizzati in leghe di derivazione aeronautica e copertura addizionale antipolvere garantiscono prestazioni eccellenti anche a temperature molto basse o molto alte e in ambienti fangosi e polverosi.
Grazie ad un controllo eccellente e completo, il NARP offre una precisione millimetrica a qualsiasi distanza, con la certezza di colpire il bersaglio e completare la missione con successo.
Presentato ai DSEI in 3 varianti in calibro 5.56 NATO, il NARP sarà il primo tassello di una nuova famiglia di fucili d’assalto,. Integrato con il nuovo silenziatore B-Silent creato da Beretta, prodotto usando la tecnologia produttiva additiva, il nuovo fucile riduce drasticamente la traccia termica ed acustica degli operatori militari, incrementando quindi la capacità di sopravvivenza sul campo di battaglia.
Il nuovo fucile ha diversi miglioramenti in termini di ergonomia, modularità e protezione, con la possibilità di adottare vari calibri e configurazioni, incluse soluzioni per la riduzione della vampa e del rumore; utilizza un sistema di funzionamento con pistone a corsa corta tipo “tappet”, porta otturatore che scorre su una guida in acciaio ed è dotato di molla di ritorno interna e un otturatore rotante multi-risalto. L’impiego della molla di ritorno interna permette l’utilizzo della indispensabile calciatura pieghevole.
La costruzione, come noto, è interamente metallica con due semi castelli in lega di alluminio 7075 incernierati tra loro; l’astina è dotata di interfacce M-Lok per il montaggio degli accessori tattici.

A dicembre 2025 è stata annunciata l'acquisizione da parte dell'Esercito Italiano, nelle cui unità operative il NARP andrà a sostituire il predecessore ARX-160.

Bdt (Beretta defense technologies), la commessa iniziale è di 7 mila esemplari, con una proiezione su un complessivo di 50 mila esemplari. L’obiettivo è quello di sostituire sia i fucili d’assalto Beretta Arx 160, sia i più vecchi 70/90, nel quadro di un ammodernamento generale della forza armata. I primi reparti a ricevere il nuovo fucile d’assalto sono il 9° reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin e il 4° reggimento ranger paracadutisti alpini. Le armi sono camerate in 5,56×45, con canne lunghe 11,5 e 14,5 pollici, c’è tuttavia anche la previsione di una variante in 7,62×51.
Il fucile d’assalto NARP non condivide alcuna parte meccanica con il sistema AR-15. L’arma da fianco è composta da due semi-castelli in lega di alluminio Ergal, accoppiati da due perni passanti, uno posteriore di apertura e uno anteriore di smontaggio. Il lower receiver, verso il bocchettone di alimentazione, presenta la leva di selezione ambidestra con 3 posizioni: sicura, colpo singolo e raffica. Il pulsante di sgancio del caricatore e la leva di sblocco dell'otturatore sono ambidestri. Sull’upper receiver superiore è presente posteriormente la leva a T di armamento, superiormente una guida STANAG 4694, che si raccorda frontalmente con quella presente sull'astina paramano traforata. 
Le mire metalliche sono ribaltabili, amovibili e sono composte da tacca di mira a diottra e mirino. La calciatura in stile AR-15 è di tipo ribaltabile metallica scheletrata, con poggia-guancia.
Le canne inizialmente previste in calibro 5,56 mm NATO sono da 11,5 pollici per la versione CQB (Close Quarters Battle) e 14,5 pollici per la versione Carbine. Sviluppi futuri potranno essere una versione CQB con canna da 7 pollici in calibro .300 AAC Blackout (7,62 × 35 mm NATO), una versione Infantry Automatic Rifle (mitragliatrice leggera) con canna da 16 pollici e un Designated Marksman Rifle con canna da 18 pollici. Le canne sono munite di spegnifiamma a 3 rebbi e sono predisposte per un silenziatore appositamente sviluppato, il Beretta B-SILENT.
L'arma è alimentata da caricatori prismatici STANAG NATO da 20 o 30 colpi, ma è in grado di utilizzare anche caricatori a tamburo. Sarà inoltre compatibile con il lanciagranate Beretta GLX 160 tramite un'apposita interfaccia. Il sistema di funzionamento, coperto da un nuovo brevetto Beretta, è a sottrazione di gas con pistone a corsa corta.




Beretta Narp nella versione “Praetorian” in calibro 6,5 Grendel (6,5×39)

Nel 2025, è stato presentato al pubblico il Beretta Narp nella versione “Praetorian” in calibro 6,5 Grendel (6,5×39), sviluppato in collaborazione con Swiss P per quanto riguarda la munizione e su richiesta di un noto gruppo anti terrorismo francese; non è stato svelato quale reparto per motivi contrattuali.

Nel “Praetorian” emergono alcune richieste specifiche: 
  • il nuovo calciolo compatto, telescopico e ribaltabile con appoggia-guancia,
  • comandi ambidestri di serie, 
  • lunghezza massima della canna di 14,5 pollici con il compatto moderatore-spegni fiamma B-Silent,  la lunghezza di canna “vera” del Praetorian è di 11,5 pollici, 
  • misura 847 millimetri con calciolo esteso e 629 millimetri con calcio ribaltato, 
  • il peso e di circa 3.500 grammi,
  • tre munizioni 6,5 Grendel specialistiche sviluppate appositamente dalla Swiss P sono le seguenti: una con palla Fmj di 120 grani per uso generale/precisione, una Armor piercing di 120 grani per bersagli protetti, e una espansiva di 123 grani della linea Styx.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Armi e Tiro, Tacticalpress, Beretta BDT, Fox knives, Wikipedia, You Tube)