mercoledì 16 settembre 2026

MARINA MILITARE ITALIANA 2026: la Marina Militare acquisirà a breve 4 droni VTOL REVOLUTION di General Defence (controllata da Umbra Group). La Marina prevede l'acquisizione di 2 sistemi, composti ciascuno da 2 UAV (per un totale di 4) e 2 stazioni di controllo.










Marina Militare italiana (M.M.)

La Marina Militare è la componente operativa marittima della difesa militare della Repubblica Italiana e costituisce una delle quattro forze armate, insieme a Esercito Italiano, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri. A essa sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali e internazionali. È l'unica forza armata in grado di operare sia sulla terraferma, sia nel mare e sia nell'aria.


L'attuale denominazione è stata adottata nel 1946, con la proclamazione della Repubblica dopo la Seconda guerra mondiale, ereditando la stessa struttura della Regia Marina e le unità navali che le condizioni armistiziali e del trattato di pace lasciavano all'Italia. Dopo un'espansione dovuta anche alla cessione da parte degli Stati Uniti d'America di alcune unità navali e a un programma di costruzioni noto come "legge navale", necessario per far fronte alla minaccia proveniente dal Patto di Varsavia, a partire dalla fine del XX secolo è stato attuato un programma di ridimensionamento dovuto alla rivalutazione dei compiti della forza armata.
La sua missione, inizialmente all'interno della NATO e successivamente anche dell'Unione europea, consiste nel mantenimento di una continua e credibile presenza nell'area mediterranea, nel controllo dei mari italiani con unità aeronavali e relativo supporto terrestre, nella cooperazione con le forze navali alleate, nel mantenimento di una forza di superficie e di una forza subacquea in grado di operare autonomamente, garantendosi una protezione da offese aeree, di superficie e subacquee, cui affiancare una componente anfibia in grado di svolgere limitate operazioni.

LA SOCIETA’ GENERAL DEFENCE UMBRIA GROUP

In data 23 luglio 2026, il gruppo industriale italiano UMBRAGROUP ha firmato un accordo strategico per l'acquisizione della quota di controllo di maggioranza di General Defence. Questa operazione segna l'ingresso ufficiale di UMBRAGROUP nel promettente mercato dei sistemi aerei senza pilota (UAS) e delle soluzioni integrate dual-use (civili e militari), potenziando l'intera filiera della difesa nazionale. 

Operazione e assetto aziendale
  • Continuità manageriale: Francesco Colandrea mantiene la carica di Amministratore Delegato di General Defence, garantendo la stabilità della gestione e del know-how tecnico accumulato dall'azienda.
  • Sede e Brand: L'azienda mantiene il proprio marchio indipendente e il quartier generale a Roma.
  • Impatto strategico: L'unione combina le tecnologie di precisione di UMBRAGROUP con lo sviluppo di droni di ultima generazione di General Defence, inclusi sciami di droni connessi in rete mesh e droni kamikaze sperimentati nelle recenti esercitazioni NATO e della Marina Militare. 
  • Supporto istituzionale: L'operazione è stata accolta con forte entusiasmo dall'Agenzia Industrie Difesa (AID), che vede in questo accordo una garanzia di sovranità tecnologica per il Paese. General Defence vanta tra l'altro una partnership con l'AID per una linea di assemblaggio droni a Castellammare di Stabia.


La Marina Militare acquisirà a breve 4 droni VTOL REVOLUTION di General Defence (controllata da Umbra Group).

E’ prevista l'acquisizione di 2 sistemi, (2 UAV per un totale appunto di 4 e 2 stazioni di controllo ciascuna composta da 2 consolle, una per il pilota e una per l'operatore dei sistemi: la spesa complessiva prevista è di 2,5 milioni di €.

Come noto agli addetti ai lavori, il REVOLUTION è un UAV a decollo e atterraggio verticale appartenente alla categoria mini: pesa circa 25 kg e dispone di un carico utile di 10 kg. E’ dotato di un multisensore elettro-ottico/infrarosso con telemetro laser.
Sono previsti payload aggiuntivi per acquisizione multibanda, ripetitore dati in UHF, LIDAR, rilievo aero-fotogrammetrico 3D, sensore termo-grafico IR e munizionamento loitering.
General Defence sviluppa 2 droni: il RACER, che è un quadricottero di circa 2,5 kg che porta agganciata ventralmente una carica o una granata e ingaggia il bersaglio sfruttando la camera di bordo; e la GD-LO, più indietro nello sviluppo, che è un quadricottero declinato in 3 versioni da 10, 13 e 16 pollici (GD-LO 10/13/16), pesa poco meno di 900 g senza batterie e payload. 
Le lavorazioni avverranno in 3 fasi dal 2026 al 2028, con il solo assemblaggio finale della fusoliera per poi arrivare alla produzione, manutenzione, addestramento e supporto post-vendita.
Lo Stato Maggiore Marina motiva la scelta per i più elevati livelli di sicurezza e riservatezza, nonché per la salvaguardia della sovranità tecnologica nazionale.

DRONI VTOL REVOLUTION della italiana General Defence

I droni VTOL REVOLUTION di General Defence (azienda romana controllata da Umbra Group) sono sistemi aerei senza pilota (UAV) a decollo e atterraggio verticale, ideati per missioni tattiche, di ricognizione e sorveglianza. Recentemente, a settembre 2026, la Marina Militare italiana ha avviato l'acquisizione di 4 di questi droni (suddivisi in 2 sistemi completi) per un investimento complessivo di circa 2,5 milioni di euro. 

CARATTERISTICHE TECNICHE:
  • Il REVOLUTION combina i vantaggi aerodinamici dell'ala fissa con la flessibilità del decollo verticale (VTOL), eliminando il bisogno di piste o catapulte di lancio.
  • Peso Massimo al Decollo (MTOW): Circa 25,8 kg, mantenendosi strategicamente intorno al limite dei 25 kg per agevolare i requisiti di pilotaggio.
  • Capacità di Carico (Payload): Fino a 10 kg, consentendo l'integrazione di sensori avanzati (torrette multisensore EO/IR giorno/notte). 
  • Autonomia e Raggio d'Azione: Garantisce un tempo di volo di circa 4 - 4,5 ore, con un raggio operativo dal Ground Control Station fino a 150 km e una distanza totale percorribile di 410 km. 
  • Propulsione e Struttura: Alimentazione puramente elettrica con un'elica spingente principale per il volo orizzontale e un doppio trave alare equipaggiato con 4 motori brushless dedicati alla fase verticale. La struttura a "pesce" con deriva a V rovesciata è realizzata in materiali leggeri e resistenti come fibra di carbonio, vetro e kevlar. 
  • Quota Massima (Tangenza): Può operare fino a una quota massima di poco superiore ai 7.000 metri.

La fornitura approvata dal Ministero della Difesa prevede una struttura modulare: 
  • 4 UAV REVOLUTION VTOL complessivi.
  • 2 Stazioni di Controllo a Terra (GCS), ognuna configurata con due consolle distinte: una dedicata alla condotta di volo del pilota e l'altra riservata all'operatore dei sistemi e dei payload video/ottici.
  • I droni verranno materialmente assemblati e gestiti in collaborazione con l'Agenzia Industrie Difesa (AID).






https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, RID, WIKIPEDIA, You Tube)
















 

Il Land Cruise Missile (LCM) Mk2 (noto anche come NCM-LCM Mk2) è un sistema di missili da crociera a lunghissimo raggio di nuova generazione sviluppato da MBDA.




Il Land Cruise Missile (LCM) Mk2 (noto anche come NCM-LCM Mk2) è un sistema di missili da crociera a lunghissimo raggio di nuova generazione sviluppato da MBDA. Svelato ufficialmente sotto forma di mock-up a Eurosatory 2026, rappresenta un'evoluzione profonda del già collaudato missile da crociera navale MdCN (Missile de Croisière Naval / SCALP Naval), riprogettato per colpire obiettivi strategici in profondità sia da piattaforme navali sia da lanciatori terrestri. 





MBDA ha presentato ai media il suo missile da crociera di nuova generazione "Naval Cruise Missile - Land Cruise Missile (NCM-LCM) MK2", il missile da crociera europeo a lunghissimo raggio e ad alte prestazioni. Integrando il già collaudato missile NCM con un lanciatore terrestre, l'LCM offre una capacità sovrana disponibile in tempi brevi.
Con un raggio d'azione di oltre 1.000 km , l'NCM-LCM MK2 beneficia di quattro importanti vantaggi operativi. Offre capacità migliorate per operare in ambienti disturbati grazie a un dispositivo anti-jamming di nuova generazione. Garantisce una maggiore sopravvivenza grazie a una migliore furtività e a prestazioni di volo superiori, oltre a un raggio d'azione e una letalità maggiori.
Gli utilizzatori dei missili LCM beneficeranno anche delle tecnologie più recenti che rispondono ai requisiti specifici dei missili terra-aria. Un primo sistema di lancio, noto come "Ground Launch System", disponibile dal 2029, è in fase di sviluppo sulla base del sistema di lancio NCM esistente.
Progettato per essere mobile e operativo da posizioni non preparate, l'LCM può essere schierato in batteria in meno di 15 minuti, con quattro missili pronti al lancio e già caricati a bordo.

Aperto alla cooperazione europea, l'NCM-LCM MK2 rappresenta un'innovazione di punta di MBDA.

Il missile da crociera terrestre (LCM) è un sistema di attacco a lunghissimo raggio, lanciato da terra, progettato per conflitti ad alta intensità. L'LCM si basa sul collaudato missile da crociera navale (NCM), in servizio con la Marina francese su fregate e sottomarini d'attacco. Sfruttando le prestazioni di un missile già in servizio, MBDA garantisce una soluzione matura e rapidamente immessa sul mercato.
Il missile da crociera a lungo raggio (LCM) beneficia di decenni di esperienza operativa e di padronanza tecnologica nelle missioni di attacco a lungo raggio. Riflette la capacità di MBDA di soddisfare i requisiti multidominio, mantenendo al contempo elevati livelli di affidabilità, prestazioni e prontezza operativa. 
Progettato, prodotto e assemblato in Europa, l'LCM rappresenta una  soluzione unica di attacco in profondità a lancio terrestre nel panorama della difesa europea.
L'LCM rappresenta un nuovo sistema missilistico che spinge al limite le capacità di attacco a lungo raggio con missili lanciati da terra. Con una gittata superiore a 1.000 km,  fornirà alle forze armate la capacità di ingaggiare un ampio bersaglio a lunghissima distanza, mantenendo al contempo eccezionale precisione e letalità. L'unità di lancio terrestre può impiegare fino a quattro missili, offrendo una notevole potenza di fuoco unita a flessibilità e reattività. L'LCM consente operazioni sincronizzate sul bersaglio, permettendo a più missili di colpire simultaneamente  e penetrare qualsiasi difesa.
Il missile è progettato per penetrare i moderni sistemi integrati di difesa aerea (IADS) nemici grazie alla sua eccezionale capacità di penetrazione , alla ridotta sezione radar equivalente e al profilo di volo che segue il terreno. Combinando gittata, capacità di sopravvivenza, precisione e letalità, l'LCM è una soluzione estremamente versatile, adatta a un ampio spettro di missioni.
In quanto soluzione sovrana europea, la LCM rafforza l'autonomia strategica  attraverso la libertà d'azione e la sicurezza degli approvvigionamenti. Consente alle nazioni europee di beneficiare di una capacità di attacco in profondità permanente e all'avanguardia contro qualsiasi avversario,
Con il programma LCM, MBDA conferma il suo impegno a fornire capacità sovrane agili e all'avanguardia che combinano prestazioni comprovate, innovazione ed efficacia operativa per affrontare le sfide dei decenni a venire.

Caratteristiche Principali e Prestazioni
  • Gittata Estesa: Il missile è progettato per colpire con precisione millimetrica bersagli situati a oltre 1.000 km di distanza.
  • Dispositivo Anti-Jamming: Integra un sistema di protezione elettronica di nuova generazione, che lo rende altamente resiliente e robusto in ambienti con segnale GPS disturbato o negato (GPS-denied environments).
  • Maggiore Furtività ed Evoluzione Tecnologica: Presenta una sezione frontale completamente ridisegnata per ridurre la sezione radar (Radar Cross Section o RCS), incrementando la discrezione e la sopravvivenza contro i moderni sistemi integrati di difesa aerea nemici (IADS).
  • Capacità Distruttiva e Modularità: Offre un incremento della letalità, del carico utile complessivo e opzioni modulari per adattarsi a diversi scenari operativi. 

Il Sistema di Lancio Terrestre (GLS)

Per la versione terrestre (LCM), MBDA ha sviluppato il Ground Launch System (GLS), basato su un lanciatore mobile montato su camion/rimorchio:
  • Il sistema trasporta una cella con quattro missili pronti al fuoco.
  • Supporta attacchi simultanei e sincronizzati sul bersaglio (Time-on-Target) per saturare e penetrare le difese avversarie.
  • Garantisce un'elevata mobilità tattica: la batteria può essere schierata, lanciare i vettori e abbandonare la posizione non preparata in meno di 15 minuti (shoot-and-scoot). 
Tempistiche di Sviluppo

Il programma prevede una prima dimostrazione del sistema di lancio terrestre nel 2028. La piena prontezza operativa e l'avvio della produzione in serie del missile standard Mk2 sono pianificati per il 2030, in stretta sinergia con la DGA (l'agenzia per gli appalti della difesa francese) e aperto ad altre collaborazioni europee.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.





IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, MBDA, WIKIPEDIA, You Tube)
















 

martedì 15 settembre 2026

Heil HaYam HaYisraeli - חיל הים הישראלי: in data 31 luglio 2026, i cantieri tedeschi ThyssenKrupp Marine Systems (TKMS), hanno consegnato al committente il sottomarino “DRAKON”.










Heil HaYam HaYisraeli

Il Corpo navale israeliano (in ebraico חיל הים הישראלי, Heil HaYam HaYisraeli).


E’ la marina militare dello Stato di Israele. Questo corpo opera soprattutto nel mar Mediterraneo, ad ovest del Golfo di Aqaba, nel mar Rosso e nella parte meridionale del golfo di Suez.

Struttura e Compiti:
  • Aree operative: Opera nel mar Mediterraneo (con le basi principali ad Haifa e Ashdod) e nel mar Rosso (dal porto di Eilat).
  • Flotta: Dispone di corvette avanzate (come le classi Sa'ar) altamente armate e sottomarini classe Dolphin (tra cui il recente sottomarino Drakon consegnato nel 2026) in grado di garantire la difesa delle coste e delle infrastrutture energetiche offshore.
  • Operazioni: Protegge le rotte commerciali marittime e applica il blocco navale di sicurezza lungo la striscia di Gaza.





L'INS Drakon, o Drago, è un sottomarino israeliano classe Dolphin 2. 

Il sottomarino è stato costruito a Kiel, in Germania, e dovrebbe aver effettuato le prime prove in mare all'inizio del 2022. Sebbene non confermato né dal governo tedesco né da quello israeliano, si vocifera che il Drakon sarà più lungo dei precedenti sottomarini della sua classe e potrebbe avere nuove capacità di armamento, incluso un sistema di lancio verticale (VLS). Le illustrazioni rilasciate da ThyssenKrupp Marine Systems (TKMS), l'appaltatore principale, mostrano una torretta ingrandita e una forma dello scafo nettamente modificata. TKMS ha poi descritto il Drakon come "un progetto completamente nuovo, che deve essere specificamente progettato per soddisfare i requisiti operativi della Marina israeliana".
Nel 2018 la Marina israeliana avrebbe deciso di apportare un importante cambiamento strategico al progetto, il che ha comportato ritardi e costi significativi.
L'INS Drakon è il sesto sottomarino classe Dolphin (e il terzo della sottoclasse Dolphin-II) della Marina israeliana, costruito in Germania dal cantiere navale ThyssenKrupp Marine Systems (TKMS):
  • Dimensioni: Lungo circa 74 metri, con un dislocamento di 2.050 tonnellate in superficie e 2.400 tonnellate in immersione.
  • Torretta (vela): Presenta una struttura allungata e insolitamente grande, progettata per ospitare probabili sistemi di lancio verticale (VLS) o vani per droni subacquei. 
  • Armamento: Dispone di 10 tubi lanciasiluri totali (6 interni da 533 mm e 4 esterni più ampi da 650 mm) per siluri, missili antinave e missili da crociera a lungo raggio con capacità di deterrenza nucleare second-strike. 
  • Propulsione: Sistema ibrido con propulsione indipendente dall'aria (AIP) che consente lunghe missioni in immersione. 
  • Costo e consegna: Battezzato a Kiel a novembre 2024 e partito per Israele nel corso del 2026, ha un costo stimato intorno ai 650 milioni di euro.
È stato riferito che l'imbarcazione è stata tirata fuori dall'acqua, ma è stata varata nuovamente nell'agosto 2023. Con il varo, le fotografie confermano una vela molto più grande che potrebbe ospitare i suoi silos missilistici a lancio verticale, se questi sono effettivamente adatti all'imbarcazione. Secondo un'analisi condotta da Matus Smutny, la vela "potrebbe anche contenere uno speciale compartimento di rilascio per veicoli subacquei senza equipaggio (UUV), droni aerei e/o altre attrezzature per operazioni speciali e raccolta di informazioni. La vela rivista potrebbe anche essere correlata a una sorta di prova di concetto per la tecnologia da utilizzare nella prossima classe Dakar". 
In origine si prevedeva che la nave si chiamasse Dakar, come un'imbarcazione che affondò misteriosamente nel 1968 con tutto il suo equipaggio a bordo. 
La INS Drakon è stata battezzata a Kiel il 12 novembre 2024 e a luglio 2025 risultava impegnata nelle prove in mare.  La sua consegna era prevista per il 2025 e avrebbe dovuto includere nuovi sistemi tecnici. In tale cerimonia è stato celebrato anche l'inizio della costruzione della futura classe Dakar. Il sottomarino ha lasciato la Germania nell'agosto 2026 per il suo viaggio di consegna in Israele.

Il sottomarino DRAKON è stato formalmente consegnato alla Marina Israeliana e il trasferimento da TKMS si è concluso nel corso di una cerimonia svoltasi il 31 luglio 2026 in forma riservata nei cantieri navali di Kiel.

Nel corso della cerimonia, un rappresentante del Ministero della Difesa israeliano - Zeev Landau e - tra gli altri - il Vice Ammiraglio Jan Christian Kaack, Capo di Stato Maggiore della Marina Tedesca e Oliver Burkhard di TKMS. Il giorno successivo il sottomarino DRAKON ha eseguito la sua prima uscita in mare al largo di Kiel sotto bandiera Israeliana. Il 31 agosto 2026 ha segnato la partenza del DRAKON verso la base navale di Haifa.
L'INS Drakon, il sottomarino israeliano tecnologicamente più avanzato, amplierà le capacità operative della Marina israeliana per gli anni a venire, operando lontano dagli occhi del pubblico e persino dalle coste del paese. Dalla classe Dolphin ai più grandi e potenti Dolphin II e ora all'INS Drakon, il cui arrivo ad Haifa è previsto nelle prossime settimane. Il sottomarino è dotato di "tecnologie avanzate e innovative che posizioneranno Israele all'avanguardia della tecnologia militare globale e miglioreranno la flessibilità operativa israeliana.
Inizialmente, tre sottomarini classe Dolphin furono consegnati tra il 1999 e il 2000: INS Dolphin, INS Leviathan e INS Tekumah; personalizzati secondo le specifiche israeliane, questi sottomarini diesel-elettrici presentavano uno scafo compatto, un sistema sonar all'avanguardia per l'epoca e un sistema ibrido di lancio dei siluri.
I successivi Dolphin II, l’INS Tanin e l'INS Rahav entrarono in servizio nel 2014 / 2016.
Pur ufficialmente classificato come sottomarino della classe Dolphin II, l'INS Drakon possiede caratteristiche nettamente diverse oltre che uniche.
Le foto diffuse durante la cerimonia del varo mostrano uno scafo più lungo e una torretta di comando notevolmente ampliata che avvalorano la tesi che il sottomarino disponga di spazio aggiuntivo al suo interno per sistemi di missione supplementari, sistemi di lancio verticale (VLS), sensori avanzati, veicoli sottomarini senza equipaggio UUV o qualcosa di completamente diverso e segreto: né Israele né la Germania hanno ancora reso pubblica la configurazione esatta o i nuovi tipi di carico utile di cui è dotato il Draken che è progettato per ampliare le capacità di Israele in materia di operazioni segrete a lungo raggio, offrendo maggiore flessibilità nella raccolta di informazioni e nel supporto alle operazioni speciali. 
Inoltre, il suo sistema di lancio verticale aumenta considerevolmente la flessibilità degli armamenti del sottomarino, consentendogli potenzialmente di trasportare missili più grandi o di nuova generazione, oltre ai tradizionali siluri e missili.
Il sistema di propulsione dell'INS Draken rimane una combinazione diesel-elettrica con un sistema di propulsione indipendente dall'aria (AIP) che utilizza celle a combustibile. La disposizione dei tubi lanciasiluri è rimasta invariata: sei tubi lanciasiluri da 533 mm e quattro da 650 mm, in grado di lanciare un massimo di 16 siluri e cinque missili.
L'INS Draken sarà in grado di impiegare siluri pesanti, missili antinave, mine e attrezzature da combattimento speciali.
La sezione ampliata della torre di comando ospiterà apparecchiature di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), sistemi di guerra elettronica e di comunicazione, o sistemi per il dispiegamento di veicoli sottomarini senza equipaggio e altri carichi utili, coerenti con le missioni che ci si aspetta dai sottomarini israeliani.
Secondo le dichiarazioni ufficiali, la missione dei nuovi sottomarini sarà quella di raccogliere informazioni, condurre pattugliamenti sotto copertura e supportare le forze speciali. 
I sottomarini hanno dimostrato la capacità di Israele di operare silenziosamente e con persistenza in tutto il Mediterraneo, nel Mar Rosso e, potenzialmente, anche in aree più remote.

I battelli della classe DOLPHIN II sono più lunghi dei precedenti DOLPHIN - 68,6 m contro 57,3 m - con un aumento del dislocamento in immersione fino a 2.400 t. 

Lo scafo, realizzato in acciaio amagnetico, è caratterizzato da una sezione maestra prismatica e da un raccordo armonioso con la falsatorre, il tutto per abbatterne la segnatura.
I DOLPHIN II sono dotati anche di un compartimento a tenuta stagna per gli operatori delle forze speciali, che potranno impiegare anche un Dry Dock Shelter da sistemare in coperta a poppavia della falsatorre che ospiterà un numero imprecisato di tubi di lancio verticali per l'impiego di missili da crociera e/o balistici (eventualmente dotati anche di testate nucleari); non si esclude l'impiego di droni subacquei e aerei, missili anti-elicotteri e altri sistemi per la raccolta di informazioni.
E’ probabile che la struttura esterna avvolgente la parte superiore dei tubi di lancio nella falsatorre sia stata realizzata in materiali compositi in virtù di una collaborazione in corso fra aziende tedesche e israeliane. 





Il DRAKON sarà equipaggiato con i siluri e con i missili antinave compatibili con il diametro dei predetti tubi, ossia i DM-2A4 SEEHAKE e gli UGM-84 HARPOON. Le 2 coppie di tubi più esterne sono da 650 mm e sono destinate al lancio di missili da crociera a lungo raggio, per esempio il POPEYE TURBO, in grado di trasportare testate nucleari per la funzione di deterrenza second-strike: in alternativa, i tubi da 650 mm consentono il rilascio di droni subacquei e/o di operatori delle forze speciali o la posa di mine.
I missili POPEYE TURBO, accreditati di un raggio d'azione di 1.500 km, rende più credibile l'impiego dei tubi verticali per il lancio di missili balistici o da crociera con prestazioni ben superiori. La configurazione della falsatorre del DRAKON potrebbe inoltre essere correlata ad una tecnologia che verrà utilizzata nei sottomarini destinati a sostituire nel prossimo decennio i DOLPHIN.













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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Covert Shores, RID, Vietnam.vn, WIKIPEDIA, You Tube)