lunedì 12 ottobre 2026

IL GIORNO DEL RICORDO NEGATO: la parlamentare europea Ilaria Salis e la bandiera titina, quell’oltraggio alla nazione nel silenzio della sinistra. Le foibe sono un monumento nazionale e il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per tutte le vittime di quella che Mattarella ha definito “spietata stagione di violenza contro gli italiani”.






La locuzione "bandiera della brigata Garibaldi" e il termine "titini" richiamano un intreccio storico complesso e tuttora oggetto di accesi dibattiti politici e storici, legato in particolare agli eventi della seconda guerra mondiale e del dopoguerra sul confine orientale italiano (Friuli, Venezia Giulia e Istria).

Da IL GIORNALE del 12 ottobre 2026: 

La Salis e la bandiera titina, quell’oltraggio alla nazione nel silenzio della sinistra.


Le foibe sono un monumento nazionale e il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per tutte le vittime di quella che Mattarella ha definito “spietata stagione di violenza contro gli italiani”.

L’editoriale di Tommaso Cerno:   “””Abbiamo una sinistra che ha cancellato la memoria, anzi ha rovesciato la storia fino a insultare gli esuli italiani. A Milano, nel corteo a cui sabato ha partecipato Ilaria Salis, è apparso il tricolore garibaldino con la stella rossa, simbolo delle armate partigiane titine che si sono macchiate dei peggiori crimini di guerra mentre noi raccontavamo che il conflitto era finito e tutti vivevano felici e contenti. E invece sul confine orientale a uccidere gli innocenti erano proprio i partigiani jugoslavi.
Che ci fa una parlamentare europea sotto quella bandiera criminale? Nel silenzio dei leader da Schlein a Conte?
Nel 1945, mentre l’Italia festeggiava la Liberazione, per tanti italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia la violenza di Tito significava foibe, deportazioni, persecuzioni. Poi l’esodo: centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare tutto. E non bastava essere antifascisti per salvarsi. A Porzûs, i partigiani comunisti uccisero altri partigiani, quelli della Osoppo. Tra loro Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo.
Per decenni questa storia è stata rimossa, minimizzata, raccontata sottovoce. Oggi qualcuno sfila con quei simboli senza farsi troppe domande. E la Salis? Dovrebbe sapere che una stella rossa non è un certificato di innocenza. Ma forse è questo il nuovo antifascismo: condannare tutte le dittature, purché non si debba disturbare quella del colore giusto. La memoria a sinistra funziona come un semaforo: col rosso, la verità si ferma. E i crimini passano.
“””.

“”””….Per troppo tempo le foibe sono state dimenticate, volutamente allontanate dai ricordi degli italiani, come a voler cancellare la vergogna di quella parentesi ignobile per il Paese, che ha portato alla morte di migliaia di persone. Ma, cosa ancora più grave, esiste una fetta di Paese, che vive a sinistra e che ama definirsi come la parte democratica dell’Italia, che continua a minimizzare, se non a negare la tragedia delle foibe, inneggiando perfino a chi ne è stato artefice.
Ilaria Salis, sabato, era in piazza con loro: si è presentata davanti al centro sociale Lambretta, dove la Lega aveva organizzato una manifestazione per chiederne la chiusura, ed è rimasta tra chi sventolava la bandiera col tricolore e la stella rossa al centro, che troppi infausti ricordi evoca a chi conosce la storia. O a chi, comunque, la rispetta. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e soprattutto nella primavera del 1945, quando i partigiani jugoslavi di Tito occuparono le zone tra il Friuli-Venezia Giulia, l’Istria e le aree circostanti sotto quella stessa bandiera, uomini e donne venivano catturati, legati, a volte torturati, le donne brutalmente violentate, anche fucilati sul bordo della cavità e poi spinti giù. In certi casi le vittime erano legate in fila: si sparava ai primi e il peso dei corpi trascinava gli altri nella caduta. Chi non moriva sul colpo restava agonizzante sul fondo, tra i cadaveri, nell’oscurità, fino a morire per inedia. Le loro grida si udivano fino ai villaggi a volte ma i corpi rimanevano lì, spesso irrecuperabili, per via del territorio insidioso e delle cavità irraggiungibili. Non era solo un metodo di eliminazione: era un modo per far sparire le persone, per cancellarne anche la memoria fisica. Oggi, la Foiba di Basovizza e la Foiba di Monrupino sono un monumento nazionale che ricorda a tutti cosa è stato capace di fare il regime di Tito in Italia, sono simboli della barbarie umana per evitare che il Paese progredisca sotto il peso di una memoria selettiva.

Il Giorno del Ricordo si celebra ogni anno il 10 febbraio: è una solennità civile, una festa nazionale istituita per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. E Ilaria Salis, non dissociandosi da quella bandiera, non ha solo offeso la memoria delle migliaia di vittime infoibate e delle loro famiglie, ha oltraggiato lo Stato italiano perché ha scelto di stare dalla parte di chi ancora oggi sventola i simboli del regime titino. E questo non è antifascismo. È l’incapacità, o il rifiuto, di fare i conti con tutte le forme di totalitarismo del Novecento, la pretesa di conservare intatto un racconto selettivo della storia. Tutto questo nel silenzio della sinistra, che non ha avuto il coraggio di alzare la voce per dissociarsi o per stigmatizzare quanto accaduto davanti al centro sociale dove, per altro, c’erano anche esponenti del Pd milanese.
“In quella zona a Oriente, così peculiare, dove, a fasi alterne, si erano incontrate, convivendo, comunità italiane, slave, tedesche e di tante altre provenienze, la violenza prese il sopravvento, trasformandola in una terra di sofferenza”, ha dichiarato il Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso del 2025 in occasione del Giorno del Ricordo, sottolineando a imperitura memoria che “nelle zone del confine orientale, dopo l’oppressione fascista, responsabile di una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave, e la barbara occupazione nazista, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone”. E di quella stagione, ha ammonito Mattarella, “contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le Foibe restano il simbolo più tetro. E nessuna squallida provocazione può ridurne ricordo e dura condanna”. Il regime di Tito e la paura di essere perseguitati, costrinse gli italiani di Istria, Dalmazia, Fiume ad andare via, un esodo che li condusse in territori dove, però, trovarono “soprattutto diffusa indifferenza, diffidenza. Financo ostilità da parte di forze e partiti che si richiamavano, in Italia, alla stessa ideologia comunista di Tito”…”””.

Per fare chiarezza, è necessario distinguere i due vessilli e comprendere il contesto in cui si sono sovrapposti.


La bandiera delle Brigate Garibaldi

  • Le Brigate Garibaldi furono le formazioni partigiane più numerose della Resistenza italiana, organizzate dal Partito Comunista Italiano (PCI) per combattere contro l'occupazione nazifascista tra il 1943 e il 1945. 
  • Composizione: È costituita dal classico tricolore italiano (verde, bianco e rosso) con l'aggiunta di una stella rossa a cinque punte posta al centro della banda bianca. 
  • Significato originario: Rappresentava l'unione tra il patriottismo della lotta di liberazione nazionale e l'ideale comunista/socialista dell'antifascismo. 

2. La bandiera dei "titini" (Partigiani jugoslavi)

  • I "titini" erano i membri dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, guidati dal maresciallo Josip Broz Tito.
  • Composizione: La loro bandiera era il tricolore jugoslavo (blu, bianco e rosso) disposto a bande orizzontali, con al centro una stella rossa bordata d'oro. 

La sovrapposizione e la controversia storica

La forte correlazione e la frequente confusione tra questi simboli nascono da dinamiche storiche precise avvenute nelle zone di confine: 
  • La subordinazione militare: Nel corso della Resistenza sul confine orientale, alcune formazioni garibaldine italiane (come la celebre Divisione Garibaldi "Natisone") passarono alla fine del 1944 sotto il comando operativo del IX Corpus dell'esercito di Tito. Di conseguenza, i partigiani comunisti italiani si trovarono a combattere fianco a fianco con quelli jugoslavi, adottando spesso parole d'ordine e coordinamento comune. 
  • I quarant'anni dell'occupazione e le foibe: Durante i drammatici eventi legati all'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria (maggio-giugno 1945), e nei tragici episodi delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, i simboli legati al comunismo e a Tito (come la stella rossa) vennero associati dalla popolazione locale alle violenze, alle deportazioni e alle rivendicazioni annessionistiche jugoslave sul territorio italiano. 
  • La bandiera della minoranza italiana in Jugoslavia: Nel dopoguerra, il regime di Tito scelse proprio il tricolore italiano con la stella rossa al centro (senza bordo oro) come bandiera ufficiale per rappresentare la minoranza linguistica italiana rimasta a vivere all'interno della Jugoslavia socialista (in Istria e a Fiume).

Il dibattito odierno

Ancora oggi, l'esposizione del tricolore con la stella rossa durante manifestazioni pubbliche o celebrazioni del 25 aprile suscita forti polemiche in Italia: 
  • Da un lato, i sostenitori e le associazioni partigiane (come l'ANPI) ne rivendicano il valore storico come vessillo della Resistenza e del sacrificio dei partigiani garibaldini.
  • Dall'altro lato, esponenti politici e associazioni degli esuli giuliano-dalmati la percepiscono come un simbolo ambiguo o offensivo, poiché sul confine orientale quella stessa combinazione di simboli richiama la collaborazione con il regime totalitario di Tito e le sofferenze patite dalla popolazione italiana.






(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Il Giornale, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.









 

US ARMY 2026: il SIG Sauer M8 è il nuovo fucile d'assalto e carabina leggero dell'esercito degli Stati Uniti, evoluzione diretta del fucile M7 nell'ambito del programma Next Generation Squad Weapon (NGSW). Sviluppato dalla SIG Sauer, l'M8 è nato per rispondere ai problemi di peso e di maneggevolezza del precedente M7.








Il SIG Sauer M8 (inizialmente sviluppato come XM8) è il nuovo fucile d'assalto e carabina leggero dell’US ARMY, evoluzione diretta del fucile M7 nell'ambito del programma Next Generation Squad Weapon (NGSW). Sviluppato dalla SIG Sauer, l'M8 è nato per rispondere ai feedback negativi dei soldati riguardanti il peso e la maneggevolezza del precedente M7.  

La distribuzione ufficiale dell'arma ai primi reparti operativi (tra cui alcune unità a Fort Bragg) inizierà a dicembre 2026. 




Caratteristiche Principali e Miglioramenti rispetto all’M7

L'M8 mantiene la stessa piattaforma tecnologica e i comandi ambidestri dell'M7 (derivato dal SIG MCX Spear) ma introduce modifiche sostanziali per migliorarne l'ergonomia:
  • Riduzione del Peso: L'M8 pesa circa 3,3 kg (7,3 libbre) a vuoto, risultando più leggero di circa 450 grammi rispetto all'M7. 
  • Dimensioni più Compatte: Adotta una canna più corta da 10 pollici (circa 25,4 cm), riducendo la lunghezza complessiva di circa 8,9 cm (3,5 pollici) rispetto all'M7. 
  • Nuovo Caricatore: Per l'M8 è stato sviluppato un nuovo caricatore da 25 colpi, che aumenta la capacità rispetto a quello originale da 20 colpi dell'M7. 
  • Calibro e Munizioni: Mantiene la potente munizione ad alte prestazioni 6,8×51 mm Common Cartridge (.277 SIG Fury), progettata per perforare le moderne protezioni balistiche a distanze superiori rispetto al classico 5,56 NATO. 
  • Calciatura e Paramani: Sostituisce il calcio pieghevole dell'M7 con un calcio telescopico fisso (simile a quello dell'M4) e introduce un paramani più rigido e alleggerito. 
LA CARABINA STANDARD DELL'US ARMY?

L'M8 è destinato a diventare la carabina standard per le forze di combattimento ravvicinato dell'U.S. Army, affiancando la mitragliatrice di squadra M250.
L' US ARMY inizierà a distribuire la sua nuova carabina M8 Next Generation Squad Weapon nel dicembre 2026, introducendo un'evoluzione più leggera e compatta del fucile M7, in quanto gli acquisti dell’esercito statunitense si stanno orientando verso la nuova arma. Sviluppata dalla SIG Sauer, la M8 riprogettata è più leggera di oltre mezzo Kg e presenta una canna più corta di 8,9 cm, rispondendo alle preoccupazioni dei soldati in merito a peso, maneggevolezza e manovrabilità, pur mantenendo le munizioni avanzate da 6,8×51 mm in dotazione all'esercito statunitense.

LE PRIME CONSEGNE

I dirigenti della SIG Sauer hanno confermato ai media che le prime consegne alle unità dell'esercito statunitense a Fort Bragg, nella Carolina del Nord, sono già programmate. 
Questa transizione rappresenta un cambiamento fondamentale nel programma di modernizzazione degli armamenti di fanteria dell’US ARMY, che privilegia la mobilità e la maneggevolezza delle armi, preservando al contempo i vantaggi balistici ricercati nell'ambito del programma Next Generation Squad Weapon.
L'M8 rappresenta una sostanziale riprogettazione dell'M7, sviluppato per sostituire la carabina M4A1 da 5,56 mm, in servizio da lungo tempo. Sebbene l'M7 introducesse un sistema di munizioni più potente, il suo peso maggiore, la lunghezza complessiva e i problemi di durata segnalati sollevarono dubbi durante le prime fasi di impiego.  L'esercito statunitense perseguì quindi una configurazione più compatta, pensata per preservare i vantaggi della cartuccia da 6,8 mm riducendo al contempo il carico fisico per il personale di fanteria.

L'OBIETTIVO PRINCIPALE E' LA RIDUZIONE DI PESO

La riduzione del peso è diventata un obiettivo ingegneristico centrale. 
L'M7 pesa più di otto libbre a vuoto e quasi dieci libbre con il silenziatore, rispetto alle circa 6,34 libbre di un M4A1 a vuoto. Secondo SIG Sauer, l'M8 riduce la differenza di peso a vuoto rispetto all'M4A1 a meno di una libbra, sebbene questo confronto escluda il silenziatore e non rappresenti una configurazione completa da combattimento.

La canna più corta modifica anche l'equilibrio e le caratteristiche di maneggevolezza dell'arma. 

Gli ingegneri di SIG Sauer hanno integrato modifiche per la riduzione del peso, preservando al contempo la robustezza alle pressioni operative più elevate associate alla cartuccia da 6,8 mm. Il produttore ha sottolineato che un'eccessiva riduzione del peso potrebbe influire sulla durata della canna e sulla resistenza al surriscaldamento, rendendo le prestazioni di fuoco prolungato un fattore importante da considerare.
Oltre alle dimensioni ridotte, l'M8 introduce miglioramenti ergonomici basati sul feedback dei soldati. Questi includono un calcio fisso che sostituisce il sistema pieghevole dell'M7, un'impugnatura più rigida per il montaggio di accessori, uno scudo termico migliorato e un calciolo più morbido. Le modifiche sono pensate per migliorare la stabilità dell'arma, il comfort dell'operatore e la maneggevolezza durante il fuoco ripetuto e gli spostamenti in ambienti ristretti.

DA XM-8 ALLO STANDARD M-8

Il passaggio dalla denominazione sperimentale XM8 alla standardizzata M8 riflette i progressi compiuti verso l'impiego sul campo dell'arma riprogettata. 
Il portavoce di SIG Sauer, Tory Mazzola, ha dichiarato in data 7 ottobre 2026 che la produzione stava aumentando per rispettare la scadenza di dicembre fissata dall'esercito statunitense, dopo le prime consegne di marzo 2026. La conferma del produttore definisce una tempistica di impiego a breve termine, sebbene l'esercito non abbia ancora reso nota la sequenza completa delle unità che riceveranno la carabina.
La posizione precedentemente assunta dall’US ARMY in merito all'XM8 richiede tuttavia un'importante distinzione. Quando annunciò l'approvazione della carabina XM8 nel marzo 2026, l'esercito descrisse esplicitamente l'arma come "non destinata a sostituire l'M7". I successivi sviluppi produttivi e i piani di approvvigionamento per l'anno fiscale 2027 indicano che la nuova configurazione sta ora avendo la priorità negli acquisti futuri, ma l'esercito non ha annunciato il ritiro immediato o la completa sostituzione del suo inventario attuale di M7.

L'ARMA MANTIENE IL CALIBRO 6,8 x 51

Nonostante le modifiche meccaniche, l'M8 mantiene la cartuccia standard da 6,8 × 51 mm utilizzata dai fucili automatici M7 e M250. 
Costruita attorno a un bossolo ibrido progettato per resistere ad elevate pressioni in camera di scoppio, questa munizione è fondamentale per gli sforzi dell’US ARMY volti a migliorare l'efficacia delle armi leggere della fanteria, superando le prestazioni delle armi tradizionali da 5,56 mm. Mantenere la stessa cartuccia consente all’Esercito USA di migliorare la maneggevolezza del fucile senza dover aggiungere un altro calibro alla sua nascente catena di approvvigionamento di armi di squadra.

I VANTAGGI BALISTICI DELLA NUOVA CARTUCCIA

L'obiettivo operativo è quello di combinare i vantaggi balistici della cartuccia da 6,8 mm con caratteristiche di maneggevolezza più adatte al moderno combattimento di fanteria. 
Una carabina più corta e leggera può facilitare gli spostamenti attraverso edifici, veicoli e trincee, riducendo al contempo il peso trasportato durante operazioni prolungate a piedi. Tuttavia, le ultime informazioni non hanno chiarito completamente come la canna più corta influisca sulla velocità alla volata, sulla distanza di ingaggio effettiva e sulla durata nel tempo.

L'introduzione dell'M8 solleva anche interrogativi sui circa 50.000 fucili M7 già consegnati all’US ARMY. 

La SIG Sauer ha indicato che potrebbe convertire i fucili esistenti alla nuova configurazione sostituendo i componenti anziché ritirarli completamente. Il produttore afferma che entrambe le armi mantengono un fusto inferiore serializzato comune, consentendo la sostituzione di componenti chiave, tra cui la canna e il paramano.
Josh Shoemaker, responsabile dei prodotti per la difesa di SIG Sauer, ha ribadito che la conversione da M7 a M8 potrebbe potenzialmente essere completata in meno di cinque minuti. Questa stima riflette la valutazione del produttore in merito al lavoro meccanico, non un processo di ammodernamento collaudato a livello dell'esercito. L'esercito non ha ancora annunciato se adotterà i kit di conversione, riassegnerà i fucili esistenti ad altre unità o manterrà alcuni M7 nella loro configurazione attuale.

LE PROSPETTIVE DI APPROVIGIONAMENTO

Le prospettive di approvvigionamento indicano tuttavia uno spostamento verso la carabina riprogettata. 
La richiesta di bilancio del Dipartimento della Difesa statunitense per l'anno fiscale 2027 include 14.944 carabine M8 e nessun fucile M7 aggiuntivo, a testimonianza della priorità assegnata alla configurazione più recente negli acquisti pianificati. Queste cifre si riferiscono agli acquisti richiesti, non agli ordini confermati o alle consegne.

Il programma di modernizzazione include anche il fucile automatico SIG Sauer M250, destinato a sostituire la mitragliatrice leggera M249. 

La richiesta per l'anno fiscale 2027 comprende 2.795 fucili M250, mentre i funzionari della SIG Sauer prevedono che la distribuzione inizierà nella prima metà del 2027. Entrambe le armi utilizzano la stessa famiglia di munizioni da 6,8 mm, supportando l'obiettivo dell'Esercito di modernizzare la potenza di fuoco a livello di squadra attorno a una cartuccia comune.

LA MODERNIZZAZIONE DEGLI ARMAMENTI DELLA FANTERIA STATUNITENSE

Il rapido sviluppo dell'M8 dimostra come il feedback operativo stia rimodellando la modernizzazione degli armamenti di fanteria statunitensi. 
L'M7 ha evidenziato la difficoltà di bilanciare le maggiori prestazioni delle munizioni con le esigenze di mobilità dei soldati che già trasportano giubbotti antiproiettile, apparecchiature di comunicazione, munizioni e altri carichi da combattimento. La nuova configurazione mira a migliorare tale equilibrio senza vanificare gli investimenti dell'esercito in munizioni per armi leggere ad alte prestazioni.

L'ENTRATA IN SERVIZIO PREVISTA PER DICEMBRE 2026

L'entrata in servizio prevista per dicembre 2026 offrirà un'importante opportunità per valutare se la riprogettazione produca i miglioramenti previsti in condizioni operative standard. 
La riduzione del peso, l'ergonomia rivista e la canna più corta potrebbero migliorare la maneggevolezza e ridurre l'affaticamento, ma l'affidabilità, la precisione e i requisiti di manutenzione rimarranno fattori decisivi per determinarne l'efficacia operativa. L'esperienza sul campo sarà particolarmente importante per valutare se il design più leggero risolva i problemi associati all'M7.
Dal punto di vista strategico, l'M8 riflette un'evoluzione insolitamente rapida di un'arma per la fanteria dell’US ARMY, con le forze armate che si preparano a introdurre una configurazione sostanzialmente rivista a meno di tre anni dall'inizio della distribuzione dell'M7. La sfida ora va oltre la carabina stessa e riguarda la gestione delle scorte esistenti, la capacità produttiva, l'addestramento e l'approvvigionamento di munizioni. Una transizione efficace, che potrebbe includere la conversione dei fucili M7 già consegnati, potrebbe preservare gli investimenti precedenti, fornendo al contempo alle unità di fanteria in prima linea un'arma più gestibile e adatta alle moderne esigenze di combattimento.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Army Recognition, WIKIPEDIA, You Tube)















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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.

























 

GCAP NEWS 2026: il Global Combat Air Programme per lo sviluppo del caccia di sesta generazione tra Italia, Regno Unito e Giappone ha registrato importanti e storici sviluppi; a inizio ottobre 2026 è stata inaugurata a Torino la prima sede nazionale di Edgewing. L'hub torinese ospiterà ingegneri provenienti da tutti e tre i Paesi partner. Inoltre, il sito di Torino Caselle è stato designato ufficialmente come il baricentro per la progettazione e la futura linea di produzione italiana del velivolo.







Il programma GCAP (Global Combat Air Programme) per lo sviluppo del caccia di sesta generazione tra Italia, Regno Unito e Giappone ha registrato importanti e storici sviluppi nel corso del 2026.

A inizio ottobre 2026 è stata inaugurata a Torino la prima sede nazionale di Edgewing, la joint venture industriale formata da Leonardo, BAE Systems e JAIE. 


L'hub torinese ospiterà ingegneri provenienti da tutti e tre i Paesi partner; il sito di Torino-Caselle è stato designato ufficialmente come il baricentro per la progettazione e la futura linea di produzione italiana del velivolo.



Contratti miliardari e avanzamento lavori

Dopo un primo accordo congiunto da 686 milioni di sterline siglato ad aprile, a luglio 2026 la GCAP Agency ha assegnato a Edgewing un secondo massiccio contratto da 4,6 miliardi di sterline (circa 5 miliardi di euro) della durata di 18 mesi. Questi fondi servono a completare la fase avanzata di analisi e concettualizzazione del caccia prima di procedere con la progettazione di dettaglio. A settembre è stato inoltre varato il consorzio G2E (GCAP Electronics Evolution) – che unisce le competenze di Elettronica, Leonardo, Leonardo UK e Mitsubishi Electric – incaricato di sviluppare i fondamentali sistemi dei sensori, le comunicazioni e la gestione dei dati del velivolo.

La struttura del programma si sta allargando per accrescere la massa degli investimenti: 
  • Canada: A luglio 2026 è entrato ufficialmente nel programma con lo status di Paese osservatore, una mossa volta a garantire maggiore autonomia tecnologica all'asse occidentale. 
  • Germania: A seguito delle crescenti difficoltà del programma concorrente franco-tedesco SCAF (Système de Combat Aérien du Futur), i vertici di Leonardo e il Ministero della Difesa italiano e i britannici hanno aperto pubblicamente alla possibilità di un ingresso della Germania all'interno dell'alleanza GCAP. 
  • Il velivolo viene concepito non come un semplice aereo autonomo, ma come un "sistema di sistemi" in grado di operare in modo interconnesso nei cinque domini (aria, terra, mare, spazio e cyber) coordinando anche droni e sistemi d'intelligenza artificiale con l'obiettivo di entrare in servizio entro il 2035. 






Il segnale lanciato dall’Italia e dalla Gran Bretagna, secondo cui Canada, Germania e Arabia Saudita potrebbero aderire al GCAP, dimostra che le politiche europee in materia di aerei da combattimento di nuova generazione stanno cambiando dopo la crisi della cooperazione franco-tedesca.
La proposta italo-britannica di coinvolgere un maggior numero di Paesi nel Programma Globale per l'Aviazione da Combattimento (GCP) ha trasformato il progetto di caccia congiunto tra Regno Unito, Italia e Giappone in un banco di prova per le mutevoli alleanze industriali nel settore della difesa in Europa.
Le autorità ritengono che vi sia spazio per l'adesione di ulteriori partner, tra cui Canada, Germania e Arabia Saudita, al GCAP, il programma per il caccia di sesta generazione guidato da Gran Bretagna, Italia e Giappone. Il programma prevede la realizzazione di un futuro aereo da combattimento intorno al 2035, destinato a sostituire l'Eurofighter Typhoon in servizio nel Regno Unito e in Italia e il Mitsubishi F-2 giapponese.

UNA PIATTAFORMA FLESSIBILE

Il GCAP si sta ora posizionando come una piattaforma flessibile, proprio mentre la cooperazione europea nel settore degli aerei da combattimento si è indebolita a causa di alcune controversie politiche e industriali.

Le specifiche tecniche principali e i pilastri tecnologici noti includono:

Struttura e Aerodinamica:
  • Architettura della cellula: Il design attuale presenta un'ampia configurazione ad ala a delta modificata (cranked delta) senza piani di coda verticali tradizionali, ottimizzata per massimizzare la firma radar ridotta (stealth passivo) e l'efficienza aerodinamica ad alte velocità. 
  • Dimensioni: Sarà un velivolo bimotore di grandi dimensioni, notevolmente più grande rispetto all'Eurofighter Typhoon e all'F-35, per garantire una stabilità e una capacità di carico senza precedenti. 
  • Materiali: Ampio impiego di materiali compositi di nuova generazione per alleggerire la struttura e resistere alle sollecitazioni termiche del volo supersonico prolungato.

Propulsione e Generazione di Energia:
  • Motori: Sviluppati dal consorzio formato da Avio Aero (Italia), Rolls-Royce (UK) e IHI (Giappone). Saranno turbofan avanzati in grado di operare a temperature di combustione elevatissime. 
  • Capacità elettrica: La caratteristica tecnica cruciale è l'altissima capacità di generazione e gestione dell'energia elettrica. I motori fungeranno da vere e proprie centrali elettriche per alimentare i sistemi di supercalcolo di bordo, i moduli di guerra elettronica e futuri armamenti ad energia diretta (laser).

Avionica, Sensori e "Combat Cloud”:
  • Radar e ISAN: Dotato di un radar AESA di nuova generazione (sviluppato con la forte leadership di Leonardo) in grado di raccogliere ed elaborare fino a 10.000 volte più dati rispetto ai sistemi radar attuali.
  • Elettro-ottica: Suite integrata di sensori distribuiti su tutta la cellula (comprese tecnologie IRST avanzate) per una consapevolezza situazionale a 360°.
  • Combat Cloud & Intelligenza Artificiale: L'aereo disporrà di un'architettura cloud ad altissima velocità. L'Intelligenza Artificiale integrata agirà come "co-pilota virtuale", riducendo il carico di lavoro del pilota del 50% e trasformandolo in un vero e proprio battle manager.

Armamento e Portata Operativa:
  • Stive interne: Progettato con ampie stive interne per preservare la tracciabilità stealth. L'obiettivo della capacità di carico è all'incirca il doppio del payload di armamento di un F-35A.
  • Armi previste: Integrazione nativa di missili ipersonici, armi intelligenti e predisposizione hardware per armi ad energia diretta (laser).
  • Autonomia: Progettato per lunghissime distanze senza rifornimento. Il requisito britannico indica carburante interno sufficiente per una traversata transatlantica diretta.

Integrazione "Manned-Unmanned" (Ecosistema):
  • Il caccia con pilota (opzionalmente a pilotaggio remoto) non opererà mai isolato, ma fungerà da "nave madre" coordinando un network composto da 4 o 5 droni gregari (Collaborative Combat Aircraft / Loyal Wingmen) equipaggiati con IA per estendere il raggio d'attacco e di ricognizione.

Timeline del Programma:
  • 2027: Volo del primo dimostratore tecnologico supersonico (attualmente completo al 75% in volume).
  • 2028: Primo volo previsto del prototipo.
  • 2035: Ingresso ufficiale in servizio operativo.

UNA CHIARA STRUTTURA TRINAZIONALE E….

Il GCAP ha già una struttura formale trinazionale. Gran Bretagna, Italia e Giappone hanno annunciato il programma nel 2022 e i partner industriali hanno successivamente creato una joint venture per sovrintenderne lo sviluppo. Nel 2024, l'Associated Press ha riportato che BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement avrebbero detenuto ciascuna un terzo della nuova joint venture GCAP, con sede nel Regno Unito e attività nei tre paesi partner.
Questa struttura è importante. Conferisce al GCAP un quadro industriale più chiaro rispetto a quello di cui hanno goduto molti progetti di collaborazione europei. Inoltre, facilita il dibattito politico sull'allargamento, poiché il programma ha già una leadership definita e un calendario preciso.

UN’OFFERTA STRATEGICA

Il segnale lanciato dall’Italia e dalla Gran Bretagna, secondo cui Germania o Canada potrebbero entrare a far parte del progetto, dovrebbe quindi essere interpretato come un'offerta strategica. Il GCAP non compete solo per tecnologia e finanziamenti, ma anche per l'influenza industriale in un momento in cui la cooperazione europea nel settore del combattimento aereo sta subendo un rimescolamento.

UN CONTESTO TRA LE TENSIONI FRANCO-TEDESCHE

Il contesto è caratterizzato dalle tensioni che circondano la cooperazione franco-tedesca nel settore degli aerei da combattimento. Il programma europeo Future Combat Air System (FEAS) avrebbe dovuto diventare il progetto di punta per Francia, Germania e Spagna. Invece, le controversie sulla leadership, la ripartizione del lavoro, il controllo tecnologico e le priorità nazionali hanno ripetutamente sollevato dubbi sulla capacità del progetto di raggiungere gli obiettivi prefissati.
E’ notorio come la cooperazione europea in materia di difesa venga indebolita dalla rivalità industriale e dalle controversie sul controllo nazionale. I programmi relativi ai caccia mettono in luce questo problema in modo più evidente rispetto a quasi qualsiasi altro settore, poiché legano i paesi per decenni. Un velivolo che dovrebbe entrare in servizio negli anni 2030 influenzerà l'occupazione industriale, le politiche di esportazione, il controllo del software, l'integrazione degli armamenti e la sovranità operativa fino alla seconda metà del secolo. 

UNA ESPANSIONE POLITICAMENTE DELICATA

I governi che aderiranno in un secondo momento vorranno avere voce in capitolo. I partner fondatori vorranno disciplina. È qui che l'offerta di espansione del GCAP diventa politicamente delicata.
Sia il Canada che l'Arabia Saudita sarebbero importanti. Il Canada apporterebbe una dimensione NATO e indo-pacifica, mentre l'Arabia Saudita offrirebbe potenziali finanziamenti e un importante segnale per il mercato delle esportazioni. Ma la Germania è l'ingresso potenzialmente più rilevante per ciò che rappresenterebbe in merito al riallineamento dei caccia europei.
Se Berlino dovesse seriamente orientarsi verso il GCAP, il segnale sarebbe inequivocabile: la Germania si tutelerebbe dall'incertezza del percorso franco-tedesco-spagnolo e cercherebbe un modello industriale più flessibile. Ciò non riguarderebbe solo un singolo velivolo, ma modificherebbe il futuro scenario dell'aviazione da combattimento europea.

I POSSIBILI PROBLEMI DI GOVERNACE

La questione è se il GCAP riuscirà ad accogliere nuovi partner senza riprodurre i problemi di governance che hanno rallentato altri programmi. Un maggior numero di membri significa più fondi, più ordini e una base tecnologica più ampia. Significa anche più regole per l'esportazione, maggiori aspettative nazionali e maggiori trattative sulla ripartizione del lavoro.
Per le forze aeree europee, la questione strategica è la capacità. La guerra della Russia contro l'Ucraina ha rafforzato l'importanza della difesa aerea, della guerra elettronica, degli attacchi a lungo raggio e di velivoli resistenti, capaci di operare in ambienti ad alta densità di minacce. I caccia del futuro dovranno inoltre funzionare come nodi in un sistema più ampio di droni, sensori, satelliti e armi di precisione.
Ecco perché il GCAP non è semplicemente un trofeo industriale. Rappresenta una parte della risposta a lungo termine alla domanda se le forze aeree europee e alleate saranno in grado di tenere il passo con gli sviluppi statunitensi nel combattimento aereo di nuova generazione.

L’OBIETTIVO 2035

Il Financial Times ha riportato che l'iniziativa industriale GCAP era stata concepita per consegnare il velivolo entro il 2035. Tale data è ambiziosa. L'ampliamento del progetto potrebbe rafforzarlo finanziariamente, ma solo se i nuovi partner accelerassero, anziché complicare, la consegna.
L'offerta italo-britannica mette dunque in luce la questione centrale nello sviluppo europeo dei caccia: un programma può essere sufficientemente aperto da attrarre partner, ma al contempo abbastanza rigoroso da consentire la costruzione di un velivolo?
Se il GCAP avrà successo, potrebbe diventare il modello più adattabile per il combattimento aereo di prossima generazione. Se invece verrà sovraccaricato da esigenze nazionali, confermerà la stessa lezione che ha afflitto altri progetti di difesa europei: la cooperazione è facile da annunciare, ma difficile da gestire.
Il Canada entra a far parte del GCAP in qualità di osservatore, sottolineando il potenziale di esportazione del programma, nonostante il Giappone mostri qualche perplessità riguardo all'ammissione di nuovi partner a pieno titolo.
Il Canada ha aderito al programma GCAP/Tempest in qualità di Stato osservatore e parteciperà alle prossime riunioni.
Di recente, i ministri della difesa di Italia, Regno Unito, Giappone e Canada si sono riuniti a Londra per discutere della partecipazione del Canada al programma di sviluppo di aerei da combattimento. Hanno accolto con favore la partecipazione del Canada in qualità di osservatore.
Il governo canadese ha scritto: "Lo status di osservatore fornirà al Canada una visione più approfondita del GCAP e l'opportunità di approfondire la comprensione della governance, delle capacità e del quadro industriale del Programma, nonché dei relativi requisiti di sicurezza e delle più ampie opportunità di collaborazione".
Il governo del Regno Unito ha dichiarato che il programma è "ancora più forte" poiché il Regno Unito, l'Italia e il Giappone danno il benvenuto al Canada nel Global Combat Air Programme (GCAP) come prima nazione osservatrice. Il nuovo Primo Ministro Andy Burnham si è detto "felice" di annunciare la partecipazione del Canada.
Per il Regno Unito, l'Italia e il Giappone, il coinvolgimento del Canada contribuirà a rafforzare un maggiore allineamento delle priorità strategiche. Segnala inoltre il potenziale di esportazione del futuro caccia.
Secondo la dichiarazione britannica, il Canada, in qualità di osservatore, potrà acquisire una conoscenza diretta del GCAP. Ciò include lo sviluppo delle capacità, la collaborazione industriale e i piani di attuazione a lungo termine.
Ciò detto, lo status di osservatore del Canada non gli conferisce un ruolo decisionale. Tale status garantisce al Canada un accesso privilegiato al programma e apre la strada a discussioni sulla futura partecipazione e sul contributo del Canada.
Ciò non significa che il Canada abbia già deciso di acquistare il caccia. Attualmente sta portando avanti i piani per l'acquisto di una flotta mista di F-35A e Gripen E. Non è chiaro come il GCAP si inserirebbe nella futura struttura delle forze armate canadesi.
Il GCAP è stato progettato per operare a fianco del caccia di quinta generazione F-35, già in dotazione o in procinto di essere impiegato da tutti e quattro i paesi. A luglio, Regno Unito, Italia e Giappone hanno finalizzato un contratto da 4,6 miliardi di sterline per accelerare la fase successiva dello sviluppo del velivolo.

UN PROGRAMMA DI SESTA GENERAZIONE APERTO ALL’EXPORT

Il GCAP/Tempest di sesta generazione è l'unico programma di aerei da combattimento di sesta generazione su larga scala, interamente finanziato, progettato specificamente per l'esportazione.
Anche Arabia Saudita, Australia e India si sono mostrate interessate, mentre la grande incognita è rappresentata dalla Germania, dopo la conclusione del suo programma FCAS con la Francia.

…LA RILUTTANZA DEL GIAPPONE

Mentre Gran Bretagna e Italia si sono dichiarate apertamente disponibili ad accogliere un maggior numero di partecipanti, il Giappone è noto per la sua riluttanza.
Il Japan Times ha riportato: "Il Giappone si è opposto all'ingresso di nuovi Paesi come partner a pieno titolo, temendo che una tale mossa possa ritardare l'avvio della produzione di massa previsto per il 2035".

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, DefenceMatters, ADSAdvance, WIKIPEDIA, You Tube)














https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.