martedì 9 giugno 2026

US ARMY 2026: in data 5 giugno 2026 General Dynamics Ordnance and Tactical Systems (del gruppo General Dynamics), ha confermato ai media di essere l’aggiudicataria di un contratto per un “nuovo” avanzato proiettile di artiglieria a gittata estesa di nuova generazione per l’US Army. Dopo aver valutato innumerevoli progetti statunitensi nell’ambito del concetto ERAP (Extended Range Artillery Projectile), ora si è scelto il proietto guidato a gittata accresciuta da 155 mm derivato dal VULCANO GLR (Guided Long Range), sviluppato dall’Italiana Leonardo con il fattivo contributo della tedesca Diehl.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.








In data 5 giugno 2026 General Dynamics Ordnance and Tactical Systems (del gruppo General Dynamics), ha confermato ai media di essere l’aggiudicaria di un contratto per un “nuovo” avanzato proiettile di artiglieria a gittata estesa di nuova generazione per l’US Army.
Dopo aver valutato innumerevoli progetti statunitensi nell’ambito del concetto ERAP (Extended Range Artillery Projectile), ora si è scelto il proietto guidato a gittata accresciuta da 155 mm derivato dal VULCANO GLR (Guided Long Range), sviluppato dall’Italiana Leonardo con il contributo della tedesca Diehl. 
Come noto, il munizionamento decalibrato VULCANO è disponibile nei calibri 155 mm, 127 mm e 76 mm; nella variante più potente cal. 155 mm, è possibile raggiungere una gittata di 70 km grazie anche all’aerodinamica avanzata. Grazie alla guida GPS e al seeker Semi Active Laser e al seeker IIR (Imaging Infra Red per i soli bersagli navali).
Il VULCANO GLR 155, con lievi modifiche alla cellula, potrà trasformarsi in una soluzione ultra-collaudata in grado di soddisfare i severi requisiti dell’US Army in termini di gittata, precisione.  L’Esercito statunitense intenderebbe utilizzare un cannone cal. 155/58 mm, con una “supercharge”.
Il trasferimento delle linee di produzione dalla Germania e dall’Italia agli Stati Uniti consentirà una soluzione a basso rischio per fornire all’US Army con tempi ridotti una capacità di fuoco di precisione a lungo raggio.
Era ora che i vertici dell’US ARMY si convincessero delle possibilità della munizione VULCANO, non essendo riusciti mai a realizzare nulla di vagamente tecnologicamente paragonabile; dopo la sgradevole esperienza del progetto FREMM/CONSTELLATION, è necessario “incrociare le dita”.






LE MUNIZIONI Leonardo/Diehl Defence  “VULCANO”

Con il nome Vulcano identifica una nuova famiglia di proiettili per il cannone navale 127mm anche nella versione 64 calibri e per gli obici da 155 mm, sia il cannone trainato Fh-70 sia per quelli che equipaggiano i semoventi M109 e PzH 2000. Nel 2024 ne è stata annunciata la versione da 120 mm e compatibile con bocche da fuoco di presenti e futuri carri armati occidentali.

Leonardo, in partnership con la tedesca Diehl Defence, ha sviluppato un sensore IR di nuova generazione specificamente ottimizzato per l’impiego terrestre: 
  • Il seeker IR permette al Vulcano di effettuare ingaggi completamente autonomi fire-and-forget, a prezzo di una maggiore complessità di identificazione dato che, ovviamente, sarà necessario pre-caricare nel sistema di guida le librerie dei bersagli per aiutare l’algoritmo di riconoscimento.
  • Guida GPS/INS: né laser né IR, in tale configurazione il proiettile può operare in modalità solo “geografica” con coordinate conosciute. In tal caso seguirà una traiettoria programmata verso un punto designato prima del lancio ed impatterà in quella zona prestabilita. La precisione dipende solo dalla guida inerziale/GPS ed è in genere sufficiente per colpire obiettivi fissi di grandi dimensioni (ad esempio infrastrutture, strutture logistiche) con pochi metri di errore.

Questi proiettili hanno la caratteristica di avere una gittata estesa rispetto al munizionamento tradizionale dello stesso calibro e, per alcune versioni, un sistema di guida che consente attacchi di precisione "sub metrica" (CEP < 5 m) contro bersagli navali o terrestri.
Lo stesso proiettile può essere sparato da calibri diversi (127 mm e 155 mm) in quanto questo risulta essere sottocalibrato e camerato tramite dei distanziali a perdere nello stesso modo dei proiettili APFSDS, la denominazione precisa per questo tipo di munizioni è HEFSDS (High Explosives Fin Stabilized Discarding Sabot) cioè proiettile ad alta esplosività, stabilizzato ad alette, ad abbandono d'involucro.
La munizioni sono composte da due sezioni: quella anteriore con 6 alette canard e la testata, quella posteriore con alette spaziatrici. 

In tutto il proiettile pesa circa 20 kg con 2,5 kg di esplosivo. Le munizioni saranno di 3 tipi:
  • Ballistic Extended Range (BER) - versione base non guidata che può raggiungere i 70 km e può essere utilizzata contro ogni tipo di obiettivo navale, terrestre o aereo.
  • Guided Long Range (GLR/IR) - versione antinave guidata nel finale da un sensore infrarosso (IR) che inizia a cercare il bersaglio ad una distanza di 6 km e ad un'altezza di 2,5 km. Può raggiungere i 90 km o anche 120 km se sparato dalla canna da 64 calibri. La testata esplode dopo aver penetrato lo scafo della nave bersaglio. Oto Melara indica una "kill probability" dell'80% con il primo colpo contro una nave delle dimensioni di una fregata.
  • Guided Long Range (GLR) - munizione completamente guidata tramite GPS e IMU (Inertial Measurement Unit) con capacità operative anche in ambienti con segnale GNSS degradato/disturbato. Il proiettile viene sparato fino a 25 km in altezza ( 5 km se sparato da calibri da 120 mm/55) dove viene guidato dal sistema IMU costantemente aggiornato dal GPS proseguendo a velocità supersonica con angolo di discesa costante. L'ultima fase del volo avviene in picchiata sull'obiettivo con la possibilità di guida terminale SAL (laser semi-attiva).

La traiettoria delle munizioni non guidate è di tipo convenzionale balistico con una gittata fino a 70 km, mentre la gittata delle versioni guidate raggiungerà i 30 km quando sparate dal cannone cal. 120/55C, i 100 km, quando sparate dal cannone cal. 127/54C e di 120 km, quando sparate dal cannone cal. 127/64LW.

La multinazionale Leonardo, insieme alle munizioni DART e 4AP, ha sviluppato una famiglia di munizioni non guidate e guidate denominate “VULCANO” con una gittata superiore alle normali munizioni e con una precisione ineguagliabile. 

Con il munizionamento Vulcano è possibile ingaggiare bersagli a lungo raggio, utilizzando solo i cannoni e risparmiando i missili per bersagli più lontani e costosi.
Il progetto in esame è stato sviluppato dalla società OTO Melara di La Spezia (poi confluita in Leonardo S.p.A.), prevede una munizione sotto-calibrata non autopropulsa dotata, nella versione guidata, di governi aerodinamici, navigazione inerziale/GPS e, in alcuni sottotipi, di un sistema di guida terminale. Il proietto è caratterizzato da una elevatissima gittata e da una precisione molto spinta con un CEP < 20m.

Una prima differenziazione tra le munizioni - il cui sviluppo è terminato - si può fare tra munizioni non guidate e munizioni guidate, denominate rispettivamente:
  • Extended Range;
  • Long Range. 

I calibri presi in considerazione da Leonardo sono:
  • il 76 mm;
  • il 120 nella versione terrestre;
  • il 127mm in quella navale;
  • il 155mm nella versione terrestre.

La traiettoria delle munizioni non guidate è di tipo convenzionale balistico con una gittata:
  • Fino a 40 Km con il 76/62 mm;
  • Fino a 70 km, mentre la gittata delle versioni guidate raggiungerà i 100 km quando utilizzate dal cannone cal. 127/54C;
  • 120 km quando sparate dal nuovo cannone cal. 127/64LW;
  • Fino a 100 Km è la gittata del 155mm.

Tali gittate saranno ottenibili grazie ad una velocità iniziale dei proiettili molto elevata ed a coefficienti aerodinamici molto bassi se confrontati con quelli di munizioni di grosso calibro in servizio.
Il nuovo munizionamento “Vulcano” di Leonardo farà fare al sistema dell’artiglieria italiana e degli alleati occidentali una notevole salto di qualità nel futuro.

Il Vulcano è un munizionamento guidato che estenderà il ruolo dell’artiglieria a missioni non effettuabili con i sistemi convenzionali. 

Per l’artiglieria navale si potranno effettuare tiri da distanza di sicurezza per la nave con tiri oltre l’orizzonte e contro bersagli in movimento in modalità “fire and forget”, in supporto a truppe operanti a terra; vi sarà poi la possibilità di neutralizzare bersagli puntiformi quali postazioni, obiettivi strategici e molto altro ancora.

Per l’artiglieria terrestre sarà possibile svolgere missioni per le quali ad oggi viene richiesto il supporto aereo utilizzando un numero minore di munizioni in aree densamente popolate.

Le artiglierie terrestri e navali potranno operare con gittate tre volte superiori a quelli standard con precisione metrica: si potrà far entrare un colpo in una finestra a 85 Km di distanza. Si potrà colpire una nave oltre la linea dell’orizzonte o annientare un nido di mitragliatrici che tiene sotto tiro i nostri soldati, senza far partire elicotteri, in ogni condizione meteorologica. Si potranno effettuare missioni impossibili nelle attuali condizioni anche entro il range dove oggi operano le artiglierie tradizionali. Insomma, si potrà completare la missione con costi inferiori ma soprattutto con intensità proporzionale alla minaccia e bassissimo tasso di danni collaterali. La riduzione dei danni collaterali si potrà ottenere su tutto il range di utilizzo grazie alla accuratezza estrema, indipendentemente dalla distanza, attraverso la selezione dell’angolo di impatto futuro. La munizione ha installate alcune sicurezze che, se del caso, possono condurre alla sua inertizzazione. In definitiva, si riduce la possibilità di danni collaterali in misura davvero inimmaginabile, sia per la precisione del sistema che per l’estrema focalizzazione degli effetti della testa in guerra. Il Vulcano è di fatto un munizionamento guidato, non intelligente. Un sistema intelligente prende decisioni in modo autonomo. Il Vulcano è un sistema esperto. Uno dei componenti essenziali del Vulcano è il “Vulcano module” che in base agli elementi di scenario calcola e prepara soluzioni di tiro. Per il suo corretto utilizzo in battaglia è raccomandata un’attività addestrativa per conoscere al meglio il nuovo sistema particolarmente in relazione alle logiche di impiego.

Sotto l’egida dei governi italiano e tedesco, Leonardo e Diehl Defense hanno sviluppato e qualificato la famiglia di munizioni di precisione per i cannoni calibro 127mm e 155mm.
La qualificazione congiunta conforme allo STANAG controllata dalle autorità italiane e tedesche è stata completata con successo.

Il cannone da 155/52 mm ed il relativo munizionamento VULCANO.

Vulcano 155mm è una famiglia di munizioni sotto-calibrate per i sistemi di artiglieria terrestre da 155mm composta da un proiettile non guidato denominato BER (Ballistic Extended Range) e da uno guidato denominato GLR (Guided Long Range). Rappresentano la tecnologia più avanzata attualmente disponibile per un tiro preciso di artiglieria terrestre.
Il proiettile Vulcano è stato specificamente concepito e realizzato per migliorare le prestazioni delle altre munizioni dello stesso calibro, sia in termini di gittata che di precisione, mantenendo la compatibilità con le cariche propulsive in servizio e con le canne da 155 mm. La sagoma della munizione è quasi identica a quella dei proiettili convenzionali, il che ne consente la gestione senza alcun onere logistico aggiuntivo.
L'applicazione principale del Vulcano 155 GLR è il supporto al fuoco a lungo raggio e ad alta precisione contro bersagli puntiformi stazionari e in movimento con una probabilità estremamente ridotta di danni collaterali.
L'eccezionale aerodinamica, unita alla guida GPS e alle capacità di modellamento della traiettoria, consentono al Vulcano 155 GLR di raggiungere una gittata massima di 70 km, mantenendo un'estrema precisione di meno di 5 m in tutti i campi operativi.
Il bossolo è riempito di esplosivo IM ed è composto da specifici anelli di tungsteno preformati e brevettati, che consentono un'efficacia estremamente elevata contro bersagli morbidi e leggermente protetti; l'innesco della detonazione è generato da una spoletta programmabile a radiofrequenza in grado di svolgere diverse funzionalità, quali l’impatto altimetrico, istantaneo e ritardato. 

Quando la spoletta a radiofrequenza viene sostituita con il sensore Semi Active Laser (SAL) dedicato, il munizionamento può anche ingaggiare efficacemente bersagli designati dal laser (è richiesto un osservatore in avanti), fissi e in movimento, con un’ulteriore precisione migliorata rispetto alla pura guida GPS.

Inoltre, la possibilità di programmare l'angolo di attacco finale del proiettile fino a 90° (cioè la caduta verticale) contro il bersaglio consente di massimizzare sia l’efficacia della testata che la precisione della guida, oltre a ridurre al minimo la probabilità di rilevamento del proiettile in volo da parte dei sistemi di difesa del nemico.
Le munizioni Vulcano 155, sia BER che GLR, sono state qualificate.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI:
  • Gittata più elevata, che estende fino a tre volte le gittate operative dell'artiglieria convenzionale;
  • Maggiore precisione a qualsiasi distanza;
  • Minori danni collaterali;
  • Minimizzazione dei costi di ingaggio;
  • Capacità di annullare l'errore di localizzazione del bersaglio (TLE) per
  • bersagli fissi e in movimento (con il cercatore SAL);
  • Design all'avanguardia della munizione insensibile (IM).











IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, AresDifesa, Leonardo, WIKIPEDIA, You Tube)




















 

AERONAUTICA SOVIETICA 1968 / 1969: il Kamov V-50 era un progetto di elicottero sovietico a doppio rotore, un rivale ad alta velocità del Mi-24 Hind.












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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.










Il Kamov V-50 era un progetto di elicottero da trasporto a doppio rotore armato della Kamov, con una velocità prevista di 400 km/h. Il progetto fu abbandonato alla fine del 1969, dopo essere stato avviato all'inizio del 1968. A causa dei tempi di sviluppo limitati, esistono poche informazioni statistiche. 

Erano previsti due modelli diversi.




Il Kamov V-50 fu progettato come elicottero d'attacco con rotori disposti in tandem. Questa variante fu preferita alla configurazione coassiale convenzionale. In volo orizzontale, si prevedeva una velocità di circa 400 km/h. Tra gli elicotteri sperimentali sviluppati in URSS, il V-50, su cui lavoravano gli uffici di progettazione Kamov, occupa un posto di rilievo. Questo elicottero insolito, con una disposizione longitudinale delle eliche, non convenzionale per gli uffici di progettazione, era destinato ad essere utilizzato contemporaneamente dalle forze di terra e dalla marina. Le caratteristiche dell'elicottero, oltre allo schema insolito per l'URSS, erano l'elevata velocità di progetto - circa 400 km/h - e la modularità dell'armamento. 

Alla fine degli anni '60, i Kamov proposero un progetto completamente nuovo per un elicottero da combattimento, il V-50. 

Lo sviluppo fu condotto sotto la guida del vice capo progettista I.A. Erlich, che in passato aveva progettato il noto elicottero a elica longitudinale Yak-24. Il V-50 avrebbe dovuto avere una disposizione longitudinale dei rotori. I lavori sul progetto furono completati nel 1969 e al giorno d’oggi ne esiste solo un modello.
Il progetto V-50 nacque nel 1969. Il velivolo, per la sua costruzione, somigliava all'elicottero Yak-24, in cui veniva utilizzato un sistema a doppio rotore longitudinale. Una soluzione diversa da quella preferita dalla Kamov. Probabilmente, la ragione di questa scelta risiedeva nel fatto che il team di progettisti della Yakovlev, responsabile della costruzione dello Yak-24, si era trasferito alla Kamov. 

A causa del sistema di propulsione utilizzato, il velivolo presentava una silhouette allungata con una cabina di pilotaggio tandem, che ricordava quella dell'elicottero Mi-24.

Sotto la fusoliera era prevista una torretta. All'altezza della cabina, su entrambi i lati della fusoliera, si estendeva un'ampia trave, sulla quale dovevano essere installati sei lanciatori di missili anticarro. Le travi fungevano anche da ali, alleggerendo il carico sui rotori nella produzione di una maggiore portanza. Dietro la cabina dell'equipaggio si trovava un ampio vano che venne ridotto nel corso della fase di progettazione. L'elicottero avrebbe dovuto essere in grado di volare ad una velocità superiore ai 400 km/h. 

La mancanza di interesse da parte delle forze di terra e della marina pose fine a tutti i lavori.

Sembra che le pale potessero urtarsi, ma in realtà, le pale venivano sollevate in volo e impostate ad un angolo specifico per evitare la collisione. Le pale non potevano mai toccarsi; un rotore girava in direzione opposta; occupavano lo stesso piano (alcuni lo fanno effettivamente) senza interferire. Le pale controrotanti annullavano anche la reazione di coppia che di solito richiede un rotore di coda. Persino i velivoli bimotore come il Mi-12 e il V-22 Osprey hanno rotori collegati.
L'idea di creare un nuovo elicottero da combattimento, il V-50, presso l'ufficio di progettazione Kamov nacque nel 1968, nell'ambito della ricerca di nuove modalità di sviluppo per l'ufficio stesso. L'ideatore di questo elicottero da combattimento completamente innovativo fu il vice capo progettista dell'azienda, Igor Aleksandrovich Erlikh. Igor Aleksandrovich aveva maturato esperienza lavorando all'elicottero sovietico Yak-24, prodotto in una piccola serie di 40 esemplari. Il progettista cercò di applicare l'esperienza acquisita con questo progetto al nuovo ambizioso progetto, denominato V-50. Il nome fu scelto in onore del 50° anniversario dell'ascesa al potere dell'Unione Sovietica.
Va notato che, presso l'ufficio di progettazione Kamov, i nuovi sviluppi sono sempre stati di natura fondamentalmente individuale, e questo progetto non fece eccezione. Nikolai Ilyich Kamov inizialmente era contrario a questo progetto, che avrebbe potuto competere con il Ka-25-2 da lui proposto, ma all'inizio non interferì attivamente con lo sviluppo del nuovo elicottero. Il nuovo progetto non fece altro che stimolare il team, che dovette elaborare diversi schemi, valutandone i pro e i contro. Oltre al team di KB Erlich, coinvolse nel progetto i suoi validi colleghi del TsAGI, con i quali aveva già collaborato durante lo sviluppo dell'elicottero Yak-24.

Uno dei compiti principali che il team di progettazione dovette affrontare per l'elicottero V-50 fu quello di garantire la minima resistenza aerodinamica possibile. 

Secondo i calcoli effettuati, la velocità dell'elicottero da combattimento avrebbe dovuto raggiungere i 405 km/h. In base a questo parametro, l'elicottero in fase di sviluppo superava tutti i modelli di elicottero di produzione allora esistenti; inoltre, dopo 50 anni, nessun elicottero di produzione è in grado di raggiungere una velocità massima di volo simile. Se il progetto fosse stato portato a termine, l'elicottero avrebbe sicuramente fatto scalpore, definendo un nuovo standard per la progettazione degli elicotteri da combattimento.
I materiali di progettazione preliminare per il V-50 erano pronti nell'autunno del 1968. Nel dicembre dello stesso anno, durante una riunione ordinaria del consiglio scientifico e tecnico del Minaviaprom, vennero discussi due progetti di elicottero: il Ka-25-2 e il V-50. Entrambi i velivoli suscitarono grande interesse tra i partecipanti. Tuttavia, durante la discussione, i rappresentanti del LII e del TsAGI assunsero posizioni opposte: di fatto, era in corso un processo di selezione per la direzione da intraprendere per l'ulteriore sviluppo dell'intero ufficio di progettazione Kamov. 

Di conseguenza, la vittoria andò all'elicottero Ka-25-2, che in seguito si trasformò nel Ka-252. Di questo particolare elicottero, entrato in servizio con la denominazione Ka-27, si decise di avviare la produzione in serie.

Dopo la riunione del consiglio scientifico e tecnico del ministero, la competizione interna all'ufficio di progettazione Kamov si intensificò. Ehrlich non perse la speranza di portare avanti il progetto di un nuovo elicottero da combattimento con schema longitudinale V-50, ma lo scontro con Kamov raggiunse nuovi livelli e durò quasi un anno, nonostante persino il Ministero dell'Aviazione avesse tentato di conciliare i progettisti. Infine, nel settembre del 1970, Igor Ehrlich fu sollevato dall'incarico di vice capo progettista presso l'ufficio di progettazione Kamov e trasferito al NIIAS come ricercatore senior; contestualmente, il ministero gli espresse i suoi ringraziamenti. Un mese dopo la sua partenza dall'ufficio di progettazione, il 19 ottobre 1970, fu completato il progetto preliminare dell'elicottero Ka-252 e l'ufficio di progettazione si concentrò completamente sulla realizzazione di questo specifico progetto.

È opportuno precisare che non tutte le caratteristiche tecniche del futuro elicottero da combattimento V-50 sono note, ad eccezione della velocità di volo stimata. 

Il lavoro di progettazione, con la selezione dei materiali necessari, i diagrammi, le tempistiche e i piani di lavoro, non è stato completato del tutto. Nonostante ciò, sia alla fine degli anni '60 che nel 2020, la versione proposta dell'elicottero d'attacco multiruolo V-50 appare come un concetto ambizioso. È interessante notare che l'elicottero fu offerto contemporaneamente sia all'esercito che alla marina, il che prevedeva la modularità degli armamenti e una diversa configurazione delle apparecchiature di bordo.
L'unicità del progetto dell'elicottero sovietico, che avrebbe dovuto raggiungere i 400 km/h, è dimostrata dal fatto che questa velocità non è ancora stata conquistata da nessun elicottero di serie. Si ritiene che il Sikorsky-Boeing SB-1 Defiant, che ha effettuato il suo primo volo nel marzo 2019, sia stato quello che più si è avvicinato a questo traguardo. Nell'ottobre 2020, l'elicottero è riuscito a raggiungere una velocità di 211 nodi (390 km/h). Allo stesso tempo, gli sviluppatori prevedono che in futuro l'elicottero sarà in grado di raggiungere una velocità di volo di 250 nodi (460 km/h).
Per il suo progetto di elicottero da combattimento multifunzionale V-50, Igor Erlikh decise di adottare la configurazione longitudinale, già implementata nel primo elicottero sovietico di serie con una configurazione simile, lo Yak-24. Lo stesso schema è utilizzato nel noto elicottero da trasporto militare americano Boeing CH-47 Chinook, la cui produzione in serie iniziò nel 1962. Una caratteristica del progetto V-50 fu lo studio approfondito delle capacità aerodinamiche del velivolo, che presentava una fusoliera piuttosto stretta e ali corte. Si presumeva che una fusoliera stretta e aerodinamica avrebbe consentito di raggiungere elevate velocità di volo.
A quanto pare, due motori turboalbero Izotov TVZ-117, sviluppati tra il 1965 e il 1972, potevano essere utilizzati come propulsori per l'elicottero. Questi motori iniziarono ad essere installati sugli elicotteri da combattimento Mi-24 e successivamente su quasi tutti gli elicotteri di serie sovietici. All'epoca, i motori TVZ-117 non erano in alcun modo inferiori ai migliori modelli stranieri e sviluppavano una potenza massima al decollo fino a 2200 l/s. Gli elicotteri d'attacco Mi-24 equipaggiati con questi motori potevano raggiungere una velocità di 310 km/h in volo orizzontale.

Come il Mi-24, l'elicottero da combattimento V-50 nella versione militare poteva trasportare fino a 8 paracadutisti (forse fino a 10 persone). 

Dai modelli di V-50 sopravvissuti, si può avere un'idea dell'aspetto e della configurazione di questo elicottero insolito. Nella parte anteriore del velivolo da combattimento si trovava una cabina di pilotaggio con due piloti disposti in tandem. L'operatore degli armamenti sedeva nella cabina anteriore, mentre il comandante dell'elicottero si trovava dietro e sopra di lui; entrambe le cabine di pilotaggio erano dotate di vetrate sufficientemente ampie per migliorare la visibilità. Immediatamente dietro la cabina di pilotaggio si trovava il supporto per un rotore a tre pale, seguito da una cabina di carico anfibia, dietro la quale, nella coda dell'elicottero, erano alloggiati due motori e una deriva con un supporto integrato per un secondo rotore a tre pale.
L'approccio innovativo consisteva nel creare un aliante unico per un elicottero, destinato all'impiego nell'esercito e nella marina. Nella stragrande maggioranza dei casi, gli elicotteri vengono progettati per operazioni navali o per impiego terrestre, poiché le condizioni operative, la gamma di compiti da svolgere e i sistemi d'arma utilizzati sono profondamente diversi. Nello sviluppo dell'elicottero da combattimento V-50, i progettisti sovietici cercarono di ovviare a questo problema creando un aliante e un design adatti a svolgere una varietà di compiti. Era previsto che l'elicottero potesse essere adattato per la guerra anticarro, la ricognizione e la lotta antisommergibile.

Il design, gli armamenti e i sistemi avionici utilizzati avrebbero potuto essere modulari. 

In particolare, la versione terrestre dell'elicottero potrebbe essere dotata di un sistema di artiglieria automatica nella parte anteriore, sotto la cabina di pilotaggio. Nella versione navale, invece, tale sistema potrebbe essere sostituito da un radar di ricerca. L'elicottero V-50 potrebbe essere equipaggiato con diversi tipi di missili, sia guidati che non guidati, dislocati su 6 punti di attacco (tre per ala). Molto probabilmente, l'elicottero avrebbe potuto essere armato con missili anticarro guidati dei complessi Falanga e Falanga-P.
È sorprendente che il progetto originale di un elicottero da combattimento con caratteristiche di velocità dichiarate uniche, che si cercò di realizzare presso l'ufficio di progettazione Kamov, sia rimasto praticamente sconosciuto. Già solo l'aspetto di questo elicottero da combattimento lo distingueva dalla serie di velivoli ad ala rotante di produzione nazionale. Sfortunatamente, esistono pochissimi materiali sull'elicottero da combattimento V-50 in fonti aperte, e l'unica caratteristica tecnica nota è la velocità di volo. 

Di fatto, tutto il materiale sul V-50 si limita a un articolo del progettista generale Sergei Viktorovich Mikheev, che, in qualità di dipendente dell'ufficio di progettazione Kamov alla fine degli anni '60, collaborò con Ehrlich al progetto dell'elicottero V-50. Mikheev descrisse il processo di sviluppo dell'elicottero V-50 e il confronto che si svolse all'interno del team KB nel suo articolo pubblicato sulla rivista Aviation and Cosmonautics del 2017

Come già evidenziato, il Kamov V-50, dall'aspetto futuristico, era stato progettato per svolgere diverse missioni alla velocità di 250 miglia orarie.

L'elicottero V-50, su cui l'ufficio di progettazione sovietico Kamov iniziò a lavorare alla fine degli anni '60, rappresentava un concetto radicale per un elicottero da combattimento multiruolo, proposto con ambizione sia all'esercito che alla marina. Con due rotori in tandem, cabine di pilotaggio in stile elicottero d'attacco e opzioni di armamento modulari, il V-50 era progettato per piombare in battaglia a velocità di gran lunga superiori a quelle della maggior parte degli elicotteri contemporanei.
Gli elicotteri si affermarono come armi da guerra affidabili solo negli anni '50, raggiungendo la piena maturità durante il conflitto statunitense nel Sud-est asiatico e, parallelamente, nelle mani della Francia nelle campagne nordafricane. Per gran parte della Guerra Fredda, lo sviluppo degli elicotteri, con poche eccezioni, tendeva ad essere piuttosto conservativo, con i progettisti che si attenevano a concetti collaudati e creavano famiglie durature di modelli interconnessi, come gli iconici Bell H-1 Huey e Sikorsky H-53 dell'esercito statunitense.

Nell'Unione Sovietica, intanto, questo conservatorismo in materia di elicotteri si espresse in una lunga serie di elicotteri da trasporto per le forze di terra, piuttosto convenzionali, seppur sempre più grandi e performanti, progettati dall'ufficio di progettazione Mil. Nel frattempo, Kamov sviluppò una famiglia di modelli più compatti, pensati appositamente per la Marina sovietica, con rotori coassiali controrotanti che contribuivano a ridurre l'ingombro sui ponti di volo delle navi da guerra più piccole.

Kamov, tuttavia, propose anche un progetto di elicottero molto diverso e ben più radicale, il V-50, come un "elicottero universale" in grado di servire sia le forze di terra che la marina e che si prevedeva raggiungesse una velocità di quasi 250 miglia orarie. 

Al contrario, l'ormai iconico Mi-8 Hip, che stava entrando in servizio come elicottero d'assalto standard per l'esercito sovietico, aveva una velocità massima di 155 miglia orarie.
 
Nel frattempo, negli Stati Uniti, i produttori stavano cercando anche modi per aumentare la velocità degli elicotteri militari, il che portò al notevole Lockheed AH-56 Cheyenne, un elicottero d'attacco che adottava un design composito, con rotori principali e di coda convenzionali supportati da un'elica spingente nella coda. Nonostante i problemi che alla fine portarono alla cancellazione del contratto di produzione nel 1969, il Cheyenne dimostrò una velocità di 247 miglia orarie in volo orizzontale, collocandosi molto nella stessa fascia di prestazioni del previsto V-50. 

L'elicottero Sikorsky-Boeing SB>1, un nuovo modello a rotori coassiali compositi che ha effettuato il suo primo volo all'inizio del 2019, è progettato per raggiungere una velocità di 290 miglia orarie, ma non l'ha ancora raggiunta. 

L'idea di una cellula comune per applicazioni sia terrestri che marittime era anch'essa innovativa, poiché fino a quel momento la maggior parte degli elicotteri era stata sviluppata per soddisfare i requisiti dell'esercito o della marina, dato che le condizioni operative, lo spettro delle missioni, l'avionica e l'armamento di questi corpi erano così diversi. Con il progetto V-50, tuttavia, Kamov cercò di superare questa sfida, con una cellula che potesse essere adattata a ruoli diversi come la guerra antisommergibile (ASW), la ricognizione o le operazioni anticarro. In un altro esempio di lungimiranza, l'equipaggiamento sarebbe stato fornito in pacchetti modulari per ogni specifica missione. 

È significativo notare che Kamov ruppe anche con la sua tradizione interna di rotori coassiali controrotanti, la cui tecnologia era stata sviluppata dallo stesso Nikolay Kamov subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Il progetto del V-50 utilizzava invece una coppia di rotori in tandem, disposti come quelli dell'elicottero americano CH-47 Chinook, tra gli altri progetti contemporanei, allineati con una fusoliera molto stretta. I doppi rotori in tandem furono quasi certamente un'idea di Igor Erlikh, che guidava il team di progettazione e che, alla fine degli anni '50, aveva progettato lo Yakovlev Yak-24 Horse, il primo elicottero sovietico prodotto in serie ad adottare una configurazione a rotori in tandem. Nel frattempo, la fusoliera stretta del V-50 era stata concepita per garantire che il V-50 raggiungesse le elevate velocità operative previste. 

La scelta ricadde su una coppia dei nuovi turboalberi Isotov TV3-117, selezionati anche per l' elicottero d'assalto Mi-24 Hind, il cui prototipo effettuò il suo primo volo nel settembre del 1969. 

Questi motori sviluppavano una potenza di 1.900 cavalli all'albero al decollo e furono successivamente utilizzati anche per rimotorizzare l'Mi-8/17. 
L'elicottero progettato da Kamov doveva essere pilotato da due piloti seduti in tandem, sotto cupole vetrate separate. Nella versione d'assalto terrestre, la fusoliera stretta del V-50 poteva ospitare otto paracadutisti, mentre l'armamento offensivo sarebbe stato trasportato su punti d'attacco esterni sotto lunghe ali laterali fissate alla parte anteriore della fusoliera. I missili anticarro previsti per la versione terrestre sarebbero stati sostituiti con missili antinave o altre armi navali nella versione marittima del V-50. Mentre la versione terrestre prevedeva una torretta con mitragliatrice sotto il muso, questa fu sostituita da un radar di ricerca nella versione navale. 

Non esistono informazioni precise sul tipo di missili che il V-50 di produzione avrebbe potuto trasportare, ma i modelli ufficiali disponibili suggeriscono che, almeno inizialmente, sarebbe stato equipaggiato con quattro missili anticarro a guida manuale 9M17M Falanga-M, noti alla NATO come AT -2 Swatter. Questi missili anticarro di prima generazione, lanciati dall'aria, furono sostituiti all'inizio degli anni '70 dal 9M17P Falanga-P, che introdusse una tecnica di guida semiautomatica a linea di vista (SACLOS) molto più efficace.

Il progetto V-50 proseguì fino a uno stadio piuttosto avanzato, che includeva test in galleria del vento, ma l'esercito sovietico decise infine di non ordinarlo, ritenendo che il Mi-24 fosse sufficiente a soddisfare i requisiti per un elicottero d'assalto e trasporto. In realtà, l'Hind avrebbe richiesto una revisione completa prima di diventare un velivolo realmente soddisfacente e, nel processo, avrebbe perso la sua originale cabina di pilotaggio con vetratura a "serra" a favore della configurazione a sedili tandem sfalsati, scelta per il V-50 e per quasi tutti gli altri elicotteri d'assalto/attaccanti. 

Poiché l'esercito sovietico non era convinto del V-50, l'idea di un elicottero modulare in grado di soddisfare le esigenze sia delle forze terrestri che di quelle navali svanì. Anche la Marina sovietica decise di seguire una strada più conservativa per i suoi nuovi elicotteri antisommergibile e di ricerca e soccorso imbarcati. Optò per il Ka-27 Helix, esternamente molto simile al suo predecessore Ka-25 Hormone, sebbene dotato dei nuovi motori TV3-117 che erano stati proposti per il V-50.
Il potenziale del V-50 aveva tuttavia attirato l'attenzione della Marina sovietica sull'idea di un elicottero d'assalto marittimo, una classe di elicotteri alla quale non aveva precedentemente dedicato molta attenzione. Sarebbero passati diversi anni, tuttavia, prima che la Marina mettesse effettivamente in pratica questi piani e sviluppasse l'elicottero d'assalto Ka-29 sulla base del Ka-27. Nel complesso, questo progetto era molto meno ambizioso del V-50, essendo essenzialmente una versione con modifiche minime dell'Helix, dotata di cabina per l'equipaggio e armamento. La produzione in serie del Ka-29 iniziò solo nel 1984.

In definitiva, in assenza di un elicottero universale V-50 di produzione in serie, il Mi-24 e il Ka-27 erano destinati a rimanere i pilastri dell'aviazione militare e delle flotte di elicotteri imbarcati dell'Unione Sovietica, rispettivamente, fino alla fine della Guerra Fredda nel 1991.

Nella sua configurazione finale, con abitacoli tandem a gradini, armamento pesante montato su ali corte e una cabina con alloggi per una squadra di soldati, l'Hind ha condiviso alcune ampie somiglianze di progettazione con il concept V-50, e il suo successo come elicottero d'attacco per il trasporto truppe fa sì che sia ancora in produzione oggi. 

A conti fatti, Kamov dovette attendere ancora un po' prima di raggiungere il successo con un elicottero da combattimento per le forze di terra. Si trattava del Ka-52 Hokum, per il quale l'azienda mantenne i collaudati rotori coassiali controrotanti, combinati con una configurazione atipica con i posti a sedere dell'equipaggio affiancati. Il percorso del Ka-52 verso il servizio in prima linea fu tuttavia lungo e, sebbene l'elicottero abbia effettuato il suo primo volo nel 1982, il programma fu interrotto dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica e non iniziò ad essere impiegato operativamente dall'Aeronautica militare russa fino al 2011.

Oggi, lo sviluppo di elicotteri militari multiruolo ad alta velocità è un tema di grande attualità negli Stati Uniti e altrove, con importanti programmi come il Future Vertical Lift, che promette di fornire alle forze armate statunitensi una famiglia di elicotteri di nuova generazione per sostituire l'intera flotta di modelli obsoleti. Anche in Europa, Russia e probabilmente in Cina, le forze armate stanno iniziando a valutare progetti di elicotteri del futuro che privilegiano velocità e versatilità, e che potenzialmente sfruttano concetti di propulsione innovativi. 
Con lo sguardo rivolto ancora una volta al volo ad alta velocità con elicotteri, l'Istituto Centrale di Aero-idrodinamica russo, noto anche con l'acronimo russo TsAGI, ha recentemente esaminato diversi concetti per un elicottero composito, apparentemente destinato a ruoli di soccorso e trasporto leggero nella regione artica.

Sebbene l'attuale Ka-52 possa essere un degno successore del V-50, mai realizzato, nel ruolo di elicottero d'attacco, non sapremo mai se il rivoluzionario concetto di Kamov a rotori in tandem della fine degli anni '60 avrebbe mantenuto le sue promesse se il programma fosse stato ultimato.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, GlobalSecurity, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)