giovedì 2 aprile 2026

Global Combat Air Programme (GCAP): è stato siglato il primo contratto internazionale per il GCAP tra le 2 interfacce coinvolte nel programma: il GIGO (GCAP International Government Organisation), e la joint venture Edgewing. Numerose nazioni alleate hanno fatto richiesta di adesione al programma di sesta generazione afferente il “velivolo pilotato” e i droni collaborativi “C.C.A.”.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.








Come pone in evidenza l’autorevole sito della RIVISTA ITALIANA DIFESA, risulta siglato il primo contratto internazionale per il GCAP tra le 2 interfacce coinvolte nel programma: 
  • quella governativa, il GIGO (GCAP International Government Organisation), 
  • e quella industriale, cioè la joint venture Edgewing. 
Il contratto stipulato ammonterebbe a 686 milioni di sterline e riguarda le attività chiave di progettazione e ingegneria relative allo sviluppo del caccia pilotato del programma tra Italia, Gran Bretagna e Giappone (…per ora!). 
Il contratto coprirebbe le attività del biennio 2026-2027 riguardanti il completamento della fase di Concepting & Assessment e l’avvio della fase di design e sviluppo.
La società Edgewing, come noto agli addetti ai lavori ed agli appassionati del settore, ha il ruolo di autorità progettuale del caccia madre pilotato del GCAP, dalle attività iniziali fino all’entrata in servizio del 2035 (se tutto procede senza intoppi) e per l’intera vita operativa, ben oltre il 2070!









Il Global Combat Air Programme (GCAP) è un programma di collaborazione internazionale che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone con l'ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il 2035. 

Leonardo è partner strategico insieme alla britannica BAE Systems e alla giapponese Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd.
Il futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, opererà nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il fighter di nuova generazione sarà la “core platform” connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati.
Una capacità tecnologica, digitale in tutte le sue componenti, in grado di effettuare le missioni in maniera coordinata e sinergica, attraverso l’ausilio di un'infrastruttura di comando e controllo e di comunicazioni, basata su intelligenza artificiale e super calcolo, architettura combat cloud e datalink cyber resilienti, auto-adattabili e superveloci nel trasferimento di elevati volumi di dati.
Il GCAP farà da volano per lo sviluppo tecnologico e per la crescita a lungo termine delle economie dei paesi coinvolti, creando posti di lavoro altamente qualificati e sostenendo gli ecosistemi produttivi lungo tutta la catena di approvvigionamento. L’industria nazionale vede coinvolte al fianco di Leonardo altre importanti aziende leader del settore come Avio Aero, Elettronica e MBDA Italia e le filiere ad esse connesse (università, centri di ricerca, PMI e start-up).
Il GCAP è uno dei programmi più sfidanti e avveniristici per l’industria dell’aerospazio, difesa e sicurezza che garantirà la sovranità tecnologica per le generazioni a venire.
Edgewing è una joint venture che unisce le competenze di livello mondiale di BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd per guidare la realizzazione del Global Combat Air Programme.




Il velivolo

Il velivolo porterà con sé le caratteristiche sviluppate nei progetti Tempest e F-X, e quelle future derivate dal nuovo accordo fra le parti.
Leonardo S.p.A., che si occuperà, tra le altre cose, dell'elettronica, definisce l'aereo non più come di interesse aeronautico, ma aerospaziale, in grado di dominare aria, terra, mare, spazio e cyber-sicurezza e potrà fungere da piattaforma mobile connessa con altri sistemi periferici (basi spaziali, navicelle spaziali, satelliti e sciami di droni), grazie all'intelligenza artificiale. Il velivolo stesso potrà essere pilotato da remoto o avere una guida autonoma. Il sistema, inoltre, sarà connesso a un cloud in grado di comunicare, trasferire e scaricare grandi quantità di dati ad altissima velocità.
Sono in corso da tempo le fasi di produzione e assemblaggio della struttura principale del primo dimostratore aereo da combattimento con equipaggio del paese da una generazione a questa parte. Oltre due terzi del peso strutturale sono già in fase di fabbricazione.
In collaborazione con Martin Baker, specialista britannico in procedure di espulsione dell'equipaggio, un team di ingegneri ha condotto test sui sedili eiettabili, utilizzando una slitta a propulsione a razzo che viaggiava a velocità superiori a 800 km/h. Ingegneri esperti hanno lavorato a fianco di membri più giovani del team per trasmettere competenze fondamentali che potranno essere utilizzate nei futuri sviluppi del Tempest.
Gli ingegneri dello stabilimento Rolls-Royce di Filton, Bristol, hanno effettuato test aerodinamici sul motore, sfruttando nuovi processi di produzione avanzati per realizzare un condotto di aspirazione dalla forma unica, studiato per rallentare il flusso d'aria da velocità supersoniche a subsoniche in corrispondenza della parte frontale del motore. Il condotto presenta un numero inferiore di parti mobili rispetto a quello di un tradizionale aereo da caccia, migliorando così le caratteristiche stealth del velivolo. 
Per la prima volta nella progettazione di velivoli militari, gli ingegneri del team hanno utilizzato la codifica automatica per creare software per sistemi critici per la sicurezza in pochi giorni anziché settimane. Ciò consente una rapida valutazione dei sistemi di controllo del volo durante manovre di volo più complesse, con il simulatore che acquisisce dati cruciali su come il velivolo pilotato si comporterà, anni prima del suo primo volo.

Struttura del programma

Il programma è gestito attraverso un'organizzazione governativa, la GIGO, che tutela gli interessi dei tre paesi coinvolti (Giappone, Italia e Regno Unito) ed un'alleanza industriale (in joint venture) tra le tre aziende capofila: la Edgewing.
La Gigo si occupa della distribuzione delle risorse e della strategia politica del programma; è, in sostanza, la rappresentante dei tre singoli ministeri della difesa nazionali.
La Edgewing si occupa di stipulare i contratti con le altre realtà coinvolte e di gestire la produzione del mezzo.

Divisione elettronica e sistemi integrati e sottosistemi (ISANKE & ICS)

Nel settembre 2025, Leonardo viene nominata responsabile della parte elettronica del GCAP e dei sistemi integrati (leader system integrator) dell'intero programma. Lo stesso mese nasce la G2E (GCAP Electronics Evolution) in partnership con ELT Group, un consorzio che si occupa, appunto, di tutta la parte elettronica e sistemi del programma: il cosiddetto "ISANKE & ICS" (Integrated Sensing and Non-Kinetic Effects & Integrated Communications Systems), l'accorpamento dei vari produttori di sottosistemi e la gestione dei contatti di fornitura con Edgewing.
Seppur formalmente il consorzio abbia almeno una realtà per ognuno dei tre paesi coinvolti, la "rappresentante" del Regno Unito è la Leonardo UK; il consorzio quindi vede ben tre realtà italiane su quattro (la quarta è Mitsubishi Electric) e la Leonardo stessa come leader system integrator per l'intero programma: questo permetterà una totale sinergia (almeno tra la versione italiana ed inglese del mezzo) poiché anche la ELT Group è storicamente un partner Leonardo nel settore elettronica ed insieme si sono occupate dello sviluppo dell F-35, che è uno dei velivoli che più dovranno comunicare con il GCAP, nonché uno dei velivoli più diffusi nelle aeronautiche dei paesi alleati di Italia e Regno Unito che già lo adottano nei loro stormi.
Il cosiddetto ISANKE & ICS è sicuramente la parte più innovativa del futuro aero da combattimento, poiché lo differenzierà da tutte le generazioni precedenti di velivoli: si occupa di comunicazione uomo macchina, comunicazione con altri velivoli, droni e satelliti o stazioni spaziali o terrestri, di tutta l'elettronica di bordo, dei sistemi di controllo e di combattimento, delle diagnosi e dei simulatori. La sensoristica quindi è il centro cruciale del nuovo caccia: i caccia fino ad ora si appoggiano a sistemi di ingaggio, rilevamento e comunicazioni radio, Il GCAP si concentrerà anche sulla guerra elettronica, capacità di processare grandi quantità di dati in poco tempo, intelligenza artificiale e la cyber sicurezza.

Divisione propulsioni

Sempre nel settembre 2025 nasce il consorzio che si occupa del sistema propulsivo. Esattamente come per il G2E ogni paese è rappresentato da una azienda nazionale, nel caso dell'Italia è Avio Aero, Rolls-royce per il Regno unito e Ihi per il Giappone. 

Produzione e progettazione

Il programma è concepito come un partenariato paritario fra i Paesi membri, Giappone, Italia e Regno Unito.

Le aziende principali coinvolte ad oggi sono:
  • BAE Systems per lo sviluppo e progettazione del velivolo e la produzione della cabina di pilotaggio;
  • Leonardo S.p.A. per lo sviluppo, la progettazione e la produzione di parti del velivolo, lo sviluppo e la progettazione dell'elettronica;
  • Mitsubishi HI per lo sviluppo e progettazione del velivolo e produzione di sue parti.

Partner principali:
  • Elettronica S.p.A. per lo sviluppo, la progettazione e produzione dei sistemi di guerra elettronica;
  • MBDA Italy per la produzione degli armamenti;
  • Rolls-Royce per lo sviluppo e progettazione dei motori.

Assemblaggio

  • Leonardo S.p.A. è il prime contractor:
  • produzione nel Regno Unito per la RAF: BAE Systems è appaltatore principale e si occuperà dell'assemblaggio del velivolo, Leonardo (divisione UK) produrrà l'elettronica, Rolls Royce assemblerà i motori;
  • produzione in Italia per l'Aeronautica Militare: Leonardo S.p.A. è appaltatore principale e si occuperà dell'assemblaggio del velivolo e produrrà l'elettronica, mentre Avio Aero assemblerà i motori;
  • produzione in Giappone per la JASDF: Mitsubishi Heavy Industries è l'appaltatore principale dell'assemblaggio del velivolo, con IHI Corporation che si occuperà dei motori e Mitsubishi Electric dell'elettronica.

Personale e realtà coinvolte per l'Italia: sono disponibili solo i dati relativi alla società Leonardo S.p.A. - Oltre 750 ingegneri di Leonardo S.p.A. sono coinvolti nei settori di aeronautica, elettronica, meccanica, gestionale, informatica e sistemistica. Inoltre il 50% dei dottorati che Leonardo ha attivato nelle principali università italiane contribuiranno al programma. Il GCAP, inoltre, richiederà altri 400 ingegneri aggiuntivi nei primi due anni di sviluppo (2023-2024) ed altri negli anni successivi.
Per quanto riguarda la parte aeronautica è stato individuato come stabilimento principale quello di Torino Caselle.

Gli utilizzatori iniziali saranno principalmente:
  • Italia - AM (Aeronautica Militare);
  • Giappone - JASDF (Kōkū Jieitai);
  • Regno Unito - RAF (Royal Air Force).
L'aereo è comunque destinato anche all'esportazione.

EVENTUALE PARTECIPAZIONE DELLA GERMANIA AL PROGRAMMA

Come riportato da diverse autorevoli testate giornalistiche, la Germania avrebbe sondato la disponibilità dell’Italia a farla entrare nel progetto Gcap, il caccia di sesta generazione che sta sviluppando con Regno Unito e Giappone. L’occasione, come ha riportato Il Corriere della Sera, sarebbe stata fornita dal vertice tra Italia e Germania di Villa Pamphili a Roma del 23 gennaio 2026. Proprio in quell’occasione, con riferimento al rapporto attuale tra Italia e Germania, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di due nazioni «mai così vicine». Il futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, opererà nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il velivolo pilotato e non di sesta generazione sarà la “core platform” connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati. L’eventuale ingresso della Germania non sarebbe pertanto un dettaglio, come ha confermato il responsabile del programma “Difesa, sicurezza e spazio” dello IAI, l’Istituto Affari Internazionali. Un eventuale ingresso della Germania porterebbe investimenti pubblici e capacità tecnologico-industriali private che renderebbero il programma più solido e sostenibile. Ad ogni buon conto, una partecipazione tedesca porterebbe anche anche una maggiore competizione per le industrie italiane, britanniche e giapponesi coinvolte nel programma.

EVENTUALE PARTECIPAZIONE DELL’ARABIA SAUDITA AL PROGRAMMA

L’Italia è notoriamente favorevole all’ingresso dell’Arabia Saudita nel progetto. Tale possibilità è stata resa esplicita proprio da Giorgia Meloni. Il 27 gennaio 2026, la premier italiana ha dichiarato di essere favorevole all’ingresso dei sauditi nel GCAP, benché questa opportunità non sia immediata. Le difficoltà, secondo Giorgia Meloni, non risiedono solo nel trovare un accordo tra i tre partner del GCAP, ma anche nell’avvicinare le capacità industriali della difesa saudita agli standard italiani, giapponesi e britannici. Anche la Gran Bretagna sarebbe favorevole alla proposta di inclusione del Paese arabo nel progetto. Londra ha un consolidato rapporto di collaborazione con il regno saudita nel settore della difesa. Già nel marzo del 2023, quando Riyad espresse interesse al progetto GCAP, le due nazioni firmarono un memorandum d’intesa che prevedeva la realizzazione di uno studio sulla fattibilità di un partenariato in vista di una collaborazione nel settore della difesa aerea.  I motivi per cui queste due nazioni sono favorevoli all’allargamento del GCAP sono dati in primis dagli elevati costi di sviluppo del progetto. Tuttavia il Giappone ha una posizione molto diversa; il governo di Tokyo ancora non si è espresso sulla faccenda;  un’apertura del GCAP all’Arabia Saudita rappresenterebbe per il Giappone un problema non indifferente. I motivi sono da ritrovare soprattutto nella preoccupazione per il fatto che l’ingresso di un quarto stato nell’accordo complicherebbe le modifiche al progetto.

EVENTUALE PARTECIPAZIONE DELLA POLONIA AL PROGRAMMA

Il governo di Varsavia starebbe testando il terreno per entrare nel Gcap e cambiare posizione nella filiera della difesa europea. Mentre il progetto Fcas franco-tedesco-spagnolo perde slancio, la Polonia cerca accesso a tecnologie e partnership che contano. I primi contatti con gli interlocutori italiani e giapponesi sono già avvenuti e le possibili modalità di ingresso nel programma sarebbero già allo studio.

EVENTUALE PARTECIPAZIONE DEL CANADA AL PROGRAMMA

Entro la prossima estate anche il governo canadese potrebbe annunciare l’adesione al programma GCAP con lo status di osservatore che permetterebbe al Paese nord americano di verificare lo sviluppo tecnologico del programma senza un impegno finanziario od industriale immediato e vincolante. Con l’avvicendamento alla Casa Bianca tra i Presidenti Biden e Trump è iniziata una lunga fase di crisi tra Stati Uniti e Canada che non accenna a finire; questa situazione ha portato il Governo di Ottawa a rivedere diversi programmi militari gestiti con l’industria statunitense della Difesa, compreso quello relativo l’F-35A, nonostante la partecipazione delle industrie canadesi al programma statunitense.
Il GCAP prevede la realizzazione di una piattaforma pilotata di 6a generazione entro il 2035 insieme ad uno o più velivoli da combattimento collaborativo (CCA) controllato/i dal velivolo pilotato o che agiscono autonomamente grazie ad un sistema di Intelligenza Artificiale di tipo avanzato.
La ha urgenza di sostituire i CF-18 Hornet giunti ormai a fine vita operativa.

EVENTUALE PARTECIPAZIONE DELL’AUSTRALIA AL PROGRAMMA

Anche l’Australia è inserita tra i Paesi che potrebbero essere interessati ad entrare nel programma GCAP e starebbe fortemente valutando di mettersi in prima fila tra i futuri importatori del Gcap, le cui Forze aeree dispongono ad oggi di assetti di quarta (F/A-18 Hornet) e quinta generazione (F-35) e non sembrano ancora avere ancora le idee chiare sulla direzione da intraprendere per la sesta. Il Gcap, potrebbe avere le carte in regola per operare in uno scenario complesso come l’Indo-Pacifico già nella sua configurazione di base. Ad ogni buon conto, sarà dirimente il tema della definizione preventiva delle regole che interesseranno l’export, tema che rientra tra le lezioni apprese nei precedenti programmi e che in passato ha creato non pochi ritardi e problemi per lo sviluppo congiunto di altri sistemi simili. Il possibile contributo che l’Australia sarà in grado di fornire è quello dei droni gregari del Gcap, i quali non rientrano nel programma principale ma potrebbero parimenti rappresentare un interessante strumento intermedio per includere altri partner esterni al progetto senza per questo rischiare di ritardare le fondamentali tempistiche di progetto.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, BAe Systems, IHI, Mitsubishi, Leonardo, Il Sole 24 ore, Geopolitica, Formiche, WIKIPEDIA, You Tube)


































 

Royal Canadian Navy 1972 - 2005: il Canada equipaggiò una classe di navi da guerra di superficie con un sistema di lancio del Sea Sparrow a dir poco bizzarro e, a quanto pare, notevolmente inefficace. Si trattava dei cacciatorpediniere canadesi di classe Iroquois, noti anche come classe Tribal. Il RIM-7 Sea Sparrow è un missile superficie-aria, versione navalizzata (destinata all'impiego imbarcato) del missile aria-aria AIM-7 Sparrow.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.










Royal Canadian Navy

La Royal Canadian Navy, indicata anche con la sua sigla RCN, o la Marine royale canadienne è la marina militare e parte delle forze armate canadesi.


Fondata nel 1910 come Naval Service of Canada ottenne il suffisso reale nel 1911. Posta sotto l'egida del Department of National Defence nel 1923, fu inglobata nel 1968 assieme alla Royal Canadian Air Force ed il Canadian Army per formare le Canadian Forces unificate, assumendo quindi la denominazione di Maritime Command - "MARCOM" / Commandement maritime - "COMAR", dal 2011 essa insieme ha ripreso la propria autonomia e il prefisso “Royal". 


Nel corso della sua storia la RCN ha preso parte alla prima e alla seconda guerra mondiale, alla guerra di Corea, alla prima guerra del Golfo, alla guerra in Afghanistan, a numerose missioni di mantenimento della pace dell'ONU e ad operazioni della NATO.





I MISSILI A/A Raytheon RIM-7 Sea Sparrow MkIII in servizio fino al 2005 nella Royal Canadian Navy

l missile superficie-aria RIM-7 Sea Sparrow della Raytheon, derivato direttamente dal missile aria-aria AIM-7 Sparrow, divenne rapidamente un enorme successo, entrando in servizio con la Marina degli Stati Uniti e numerose flotte NATO e alleate dopo la sua prima entrata in servizio 45 anni fa. 



Un alleato della NATO, in particolare, equipaggiò una classe di navi da guerra di superficie con un sistema di lancio del Sea Sparrow a dir poco bizzarro e, a quanto pare, notevolmente inefficace: si trattava dei cacciatorpediniere canadesi classe IROQUOIS, noti anche come classe Tribal. 
Il sistema Sea Sparrow si è evoluto drasticamente in termini di capacità e forma nel corso dei decenni. Ora, nella sua forma RIM-162 Evolved Sea Sparrow Missile Block II, continua a riscuotere grande successo. Il RIM-7 è stato progettato come sistema di difesa di punto a reazione rapida, utilizzato per abbattere missili antinave e aerei in arrivo, alcuni dei quali potevano comparire improvvisamente mentre volavano bassi e veloci sull'acqua. La sua gittata era limitata ad una dozzina di miglia, ma in realtà era solitamente inferiore, a seconda dei parametri di intercettazione, delle condizioni e del modello del missile e del sistema di controllo del tiro.
Dai lanciatori scatolari a puntamento manuale, a quelli automatizzati come l'Mk29 ancora oggi in uso, fino alle varianti a lancio verticale, il Sea Sparrow è stato adattato a molti metodi di lancio diversi. 

Eppure il più strano era senza dubbio quello installato sulla classe Iroquois canadese. 

Circa sette anni fa, una persona che aveva lavorato con i RIM-7 sulle navi della Marina statunitense mi raccontò di quanto fosse folle il sistema di lancio canadese che aveva visto in funzione alla fine degli anni '80. Disse che era talmente goffo e lento a reagire da vanificare in gran parte lo scopo principale del sistema missilistico, almeno in una moltitudine di circostanze. "Notevolmente inutile" fu il modo in cui lo descrisse. Avevo dimenticato da tempo questo scambio di battute, finché di recente non sono spuntate delle foto di questo stesso sistema. Inizialmente, vedendo le immagini, rimasi sbalordito dalla stranezza della configurazione, poi mi tornò in mente la conversazione. Ecco di cosa parlava il mio contatto!
Quattro cacciatorpediniere classe Iroquois furono commissionati tra il 1972 e il 1973 e rimasero in servizio fino al 2005, con l'ultimo esemplare ritirato nel 2017. Erano dotati del sistema missilistico Sea Sparrow MKIII installato nella sovrastruttura di prua, con portelli apribili su entrambi i lati e lanciatori a braccio oscillante che trasportavano quattro missili ciascuno (otto in totale, quattro per lato) e che sporgevano dal loro alloggiamento simile a un garage, il quale si trovava in una posizione insolitamente sporgente rispetto al lato della nave quando era pronto all'uso. L'intera configurazione sembrava tutt'altro che adatta a condizioni di mare mosso, per non parlare dell'onda d'urto generata dai missili o, più in generale, ad un ambiente di combattimento. In totale venivano trasportati 32 missili, dodici dei quali pronti all'uso su ciascun lato, ma il ricaricamento dell'intero sistema era un processo lento.
Inoltre, si dice che il sistema di controllo delle armi Hollandse Signaal Mk22 non fosse realmente all'altezza del compito e che il semplice dispiegamento dei missili e il riscaldamento dei loro sistemi di guida potessero richiedere minuti o anche di più. Tutto ciò è tutt'altro che ideale per quello che avrebbe dovuto essere un sistema per la difesa di punto a reazione rapida, capace di affrontare ed abbattere velocemente i missili antinave a volo radente che arrivano improvvisamente dall'orizzonte.
Alla fine, lo strano sistema Sea Sparrow fu sostituito nell'ambito di un profondo ammodernamento di queste imbarcazioni, noto come Tribal Refit and Update Modernisation Program (TRUMP), che avrebbe conferito loro una serie di caratteristiche migliorate, tra cui una vera capacità di guerra antiaerea grazie all'installazione di un sistema di lancio verticale Mark 41. Questo sistema disponeva di 29 celle in grado di ospitare missili Standard SM-2. Anche i sensori e i sottosistemi di combattimento furono aggiornati in quel periodo. L'area in cui erano originariamente installati i Sea Sparrow fu riadattata per un cannone OTO Melara da 76 mm Super Rapid.
Ecco dunque che i cacciatorpediniere canadesi classe Iroquois/Tribal erano dotati di uno dei sistemi di lancio missilistico più insoliti nella storia della guerra navale, sebbene la concorrenza non sia da poco. È anche un promemoria di quanto rivoluzionario fosse il sistema di lancio verticale Mark 41. 





Il RIM-7 Sea Sparrow è un missile superficie-aria, versione navalizzata (destinata all'impiego imbarcato) del missile aria-aria AIM-7 Sparrow.

Quando all'inizio degli anni Sessanta si volle sviluppare un missile superficie-aria per l'utilizzo a bordo delle navi, si prese in considerazione di utilizzare sistemi d'arma già esistenti, e di modificarli per questo scopo. Si esaminò quindi, come prima possibilità, l'utilizzo del MIM-46 Mauler. Sfortunatamente nel 1965 questo progetto fu cancellato, e si dovette ripiegare su un'altra opzione. Si decise quindi di scegliere l'AIM-7E e di utilizzarlo come base per il progetto.
Il risultato fu lo Sparrow in versione navalizzata, chiamato Sea Sparrow. Esso dovette però rivaleggiare per un certo periodo con il Sea Cat, ma con la sua superiorità di massa e potenza prevalse facilmente, sebbene molto meno adatto per la difesa a distanza davvero ridotte. Come lo Sparrow originale il sistema di guida radar era semiattiva (SARH), e consisteva quindi in un radar montato sulla nave che illuminava il bersaglio seguito dal missile.
Nella sua lunga storia lo Sparrow ha avuto molte versioni, corrispondenti ai missili AIM-7E, F, M, P, che potevano vantare quote di ingaggio che arrivavano fino ai 15.000 metri e raggio d'azione che si aggirava tra i 15 ed i 22 km. Tuttavia la quota minima nelle prime versioni non fu mai inferiore ai 30 metri, e così il RIM-7E è stato sostituito dal RIM-7F, dotato di spoletta idonea per operare a quote di 15 metri o meno, mentre il Sea Sparrow RIM-7M ha avuto un ulteriore miglioramento della quota minima fino a 8 metri.
Il sistema di lancio inizialmente era un semplice parallelepipedo, poi venne sostituito da un lanciatore provvisto di una rampa a 8 celle con 2 bracci per 4 missili ciascuno, al quale si aggiungevano radar di guida di vario genere.




Il Sea Sparrow ha dato il via allo sviluppo della versione italiana, il sistema Albatros-Aspide, sviluppato su richiesta e specifiche NATO dall'industria italiana Selenia (ora Leonardo).

Le capacità del Sea Sparrow, essendo comunque poco adatte alla difesa ravvicinata, hanno comportato che a un certo punto fosse affiancato dai Phalanx CIWS, appositamente studiati per l'ingaggio a brevi distanze. Nel caso in cui la nave avesse avuto abbastanza spazio per entrambe le armi, si preferiva una soluzione che includesse entrambi i sistemi.
Uno sviluppo molto più aggiornato e avanzato è il missile ESSM (Evolved Sea Sparrow), dotato di numerosi miglioramenti e spiccate capacità antimissile che ne fanno in realtà un'arma completamente nuova.

Tecnica

Derivato direttamente dall'AIM-7 Sparrow condivide con il suo predecessore la maggior parte dei sistemi. Differentemente dal suo simile, la guida del Sea Sparrow avviene tramite due radar CW (Continue Wave) che operano in parallelo. Il primo dei due, che opera con un angolo di apertura piccolo, serve a illuminare l'obbiettivo, mentre il secondo radar, che opera con un angolo di apertura maggiore, serve a filtrare il clutter, causato dal riverbero delle onde elettromagnetiche emesse dall'impianto radar da parte della superficie del mare.
I radar Mk 115 usati per la direzione del tiro e l'ingaggio del bersaglio.
Questa tecnica fu appositamente sviluppata per contrastare velivoli a bassa quota e missili cruise. Tuttavia essa non fu disponibile sui primi modelli. Solo i missili prodotti a partire dal RIM-7F Block I sono in grado di sfruttare completamente questa tecnologia.
Per quanto riguarda il lanciatore utilizzato, le versioni dalla RIM-7E alla RIM-7F impiegarono un lanciatore Mk 25 GMLS derivato dal lanciatore Mk 112 per i missili ASROC. Successivamente, a partire dalla versione RIM-7M, fu adottato un più moderno Mk 29, con migliore elevazione e brandeggio, che fu studiato e costruito appositamente per il Sea Sparrow.
Infine, è bene ricordare che il Sea Sparrow può anche operare come missile superficie-superficie, permettendo di attaccare obbiettivi terrestri e navali. Tuttavia le dimensioni ridotte della carica esplosiva, che è di circa 41 chilogrammi di peso, permettono solamente un utilizzo marginale di questa arma nel ruolo di missile superficie-superficie.

Evoluzione e impiego

Come molti sistemi d'arma sviluppati negli Stati Uniti anche il Sea Sparrow è stato sottoposto a vari miglioramenti, e ha visto nel corso del suo impiego fino ai giorni nostri un costante lavoro di sviluppo. In particolare la manovrabilità di questo missile è stata decisamente migliorata rispetto ai modelli precedenti. Soprattutto per fare fronte alla minaccia rappresentata dai missili SS-N-22, che all'epoca della Guerra Fredda venivano impiegati dalla marina dell'Unione Sovietica, si migliorò il sistema di puntamento e di guida. Ciò nonostante questo missile, specialmente nelle prime versioni, aveva una probabilità relativamente bassa di colpire un missile cruise che operava manovre evasive. Le versioni più recenti, come il RIM-7M, sono molto più evolute, e forniscono prestazioni migliori che permettono l'intercettazione dei missili in diverse condizioni. Tuttavia il Sea Sparrow non è in grado comunque di attaccare obbiettivi che volano più bassi di sette metri. Questa fu la ragione principale che portò allo sviluppo del RIM-162 Evolved Sea Sparrow anche noto con il nome di ESSM.
Nonostante il Sea Sparrow non si sia dimostrato particolarmente efficace nei confronti di obbiettivi agili che volano a bassa quota, il missile viene tuttora utilizzato da molte marine, compresa quella degli Stati Uniti, essendo ancora valido contro aerei e missili a quote medie. Inoltre, a causa dei costi eccessivi che si dovrebbero affrontare in caso dell'acquisizione di un nuovo sistema, è prevedibile che il Sea Sparrow rimarrà ancora per un certo numero di anni in servizio.

Varianti:
  • RIM-7E5: Versione base quasi identica ai prototipi.
  • RIM-7F: Prima versione migliorata. In seguito non venne più prodotta in quanto doveva essere utilizzata sia per batterie navali sia terrestri. Si preferì investire solamente nello sviluppo della versione navale.
  • RIM-7F Block I: Prima versione a essere in grado di contrastare efficacemente obbiettivi al disotto dei diciotto metri. Questa versione fu prodotta al fine di opporsi alla minaccia che rappresentavano i missili cruise.
  • RIM-7F Block II: Versione con capacità ECCM migliorate, non comprende però anche i miglioramenti apportati ai missili RIM-7F Block I.
  • RIM-7H: Versione con sezioni alari modificate per poter entrare nei tubi di lancio della batteria Mk-29, pressoché identica ai missili della serie RIM-7F.
  • RIM-7M: Versione ulteriormente modificata per essere lanciata da una batteria Mk 29 con 8 missili.
  • RIM-7P: Variante nuova e completamente rielaborata che si suddivide in due lotti di produzione:
  • RIM-7P Block I: Versione con capacità di volo a bassa quota migliorate.
  • RIM-7P Block II: Versione con elettronica migliorata dotata di sistema EPROM. Questa versione oltre a disporre di un sistema ECCM migliorato dispone anche di un sistema di controllo di nuova concezione e di un software completamente rielaborato.
  • RIM-7R: versione che sarebbe dovuta essere dotata di sistema di puntamento a raggi infrarossi non raggiunse mai la fase di produzione.
  • RIM-7T: Si tratta della successiva generazione di Sea Sparrow il cui nome corretto è RIM-162 ESSM.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)