giovedì 29 ottobre 2026

TIPOLOGIE DI MUNIZIONAMENTO ANTI-TANK: le munizioni anticarro si dividono principalmente in due grandi categorie: le munizioni a energia cinetica perforanti e le munizioni a energia chimica, che sfruttano reazioni esplosive per penetrare o distruggere la corazzatura.






Le munizioni anticarro si dividono principalmente in due grandi categorie filosofiche e costruttive: le munizioni a energia cinetica (perforanti), che basano la loro efficacia sulla velocità e sulla durezza del proiettile, e le munizioni a energia chimica (esplosive), che sfruttano reazioni esplosive per penetrare o distruggere la corazzatura.

Ecco la classificazione e la descrizione delle principali tipologie utilizzate dai carri armati e dai sistemi d'arma moderni e storici:

Munizioni a Energia Cinetica (Kinetic Energy - KE)

Un proiettile perforante è un tipo di munizione ideato per penetrare corazzatura o armatura.


Dagli anni sessanta del XIX secolo agli anni cinquanta del XX secolo, il ruolo principale di questo tipo di proiettili era di passare la corazzatura delle navi da guerra. Dagli anni venti in poi, il loro impiego si allargò nella guerra contro i veicoli da combattimento corazzati, quali i carri armati. Altri tipi sono usati per perforare cemento armato, calcestruzzo, giubbotti antiproiettile, vetro antiproiettile e simili.
Nell'ordinamento giuridico italiano sulle armi comuni da sparo non sono chiaramente indicati, per le armi portatili di piccolo calibro (e non da guerra), i parametri tecnici sulla base dei quali definire perforante un proiettile, cosicché, non senza incertezze e mutamenti d'orientamento, la questione continua ad essere risolta caso per caso dalla giurisprudenza.
Un proiettile perforante, pallottola o granata che sia, deve riuscire a superare l'impatto iniziale con la corazzatura, e continuare a perforarla. Quindi hanno un corpo esterno e punta specificamente indurite e sagomate (con una punta dotata di un angolo meno acuto di una granata normale), e un riempimento esplosivo ridotto. Alcuni proiettili più piccoli hanno un riempimento interno inerte o incendiario, al posto di quello esplosivo. I proiettili perforanti oggi sono meno usati in guerra navale, in quanto l'impiego di navi pesantemente corazzate è diminuito dopo la fine della seconda guerra mondiale. 



Sono ancora utilizzati nel ruolo anticarro, in quanto danno una maggior probabilità di distruzione del bersaglio al primo colpo, più di un proiettile HEAT o HESH, anche a causa del blindaggio in compositi, e grazie alla maggiore velocità alla volata, sono più precisi di una granata HEAT.



Le pallottole perforanti sono anche disponibili in cartucce per armi da fuoco portatili, generalmente per fucili antimateriale per l'uso contro blindature leggere, o in altre armi da fuoco contro armatura individuale, quali i giubbotti antiproiettile.

Solido

Generalmente usate per armi di grosso calibro (artiglieria). Può essere inerte o esplosivo e/o incendiario e/o tracciante. Il primo tipo consiste di un corpo solido di un metallo molto resistente, capace di perforare da solo una corazzatura. Il tipo esplosivo e/o incendiario e/o tracciante contiene una piccola carica che esplode una volta penetrata l'armatura, per arrecare il massimo danno possibile all'interno del mezzo, o per iniziare un incendio.
Fu scoperto che a volte questi proiettili si frantumavano a contatto con una corazzatura, quindi furono dotati di una capsula o cappellotto di metallo (generalmente acciaio) più morbido, che diminuisce lo shock dell'impatto e allo stesso tempo diminuisce la resistenza dell'armatura in quel punto, aprendo la strada per il vero e proprio corpo indurito del proiettile. Questo tipo di proiettile è detto APC (Armor Piercing Capped) in inglese.
Dato che la forma ottimale della punta morbida non è aerodinamica, spesso sopra è posto un altro cappuccio tagliavento di metallo morbido. Questo tipo di proiettile è detto APCBC (Armor Piercing Capped Ballistic Cap) in inglese.

Decalibrato

È un tipo di proiettile che contiene un'anima di materiale duro, generalmente in carburo di tungsteno, circondato da un involucro di calibro pari alla canna che lo spara, di metallo più tenero e leggero, generalmente alluminio. Il peso può essere fino alla metà di quello di un proiettile AP standard. Il vantaggio di questo tipo è che l'anima più piccola e dura concentra tutta l'energia del colpo in un'area più piccola, penetrando meglio una corazzatura, e dato che il colpo è più leggero, possiede una maggior velocità alla volata. 



D'altro canto, siccome il colpo è più leggero, ha una minor velocità e maggior instabilità in volo a lungo raggio. 



In inglese sono detti APCR (armor-piercing, composite rigid) o HVAP (high velocity armor piercing) ed in tedesco Hartkernmunition. Questo tipo di munizioni è usato sia per le armi leggere che per i pezzi d'artiglieria
Una variante di questo tipo è il colpo è quello dei cannoni ad anima conica, detti anche "principio della canna conica di Gerlich", che sono simili per costruzione al tipo precedente, ma presentano delle alette o borchie laterali le quali, percorrendo la canna che presenta una strozzatura verso la fine (ad anima conica, appunto) vengono schiacciate, diminuendo quindi il calibro del proiettile lanciato ed aumentandone la potenza. Questo principio fu ideato dalla Krupp durante la seconda guerra mondiale. In inglese è detto APCNR (Armour-piercing, composite non-rigid) o più semplicemente squeeze-bore o tapered bore.

Proiettili perforanti ad abbandono d'involucro

Un proiettile perforante ad abbandono d'involucro o penetratore a energia cinetica, è una lunga "freccia" di materiale duro e pesante (ad esempio tungsteno o uranio impoverito) più piccola del calibro della canna dell'arma che la spara, rivestita con un "sabot" (cioè involucro). Quest'ultimo appena esce dalla volata dell'arma si stacca, permettendo quindi alla freccia di continuare ad alta velocità e di colpire il bersaglio su un'area minore ma con una maggior forza. 




Un tipo più moderno è il proiettile perforante, stabilizzato da alette, ad abbandono d'involucro, cioè l'APFSDS (Armour-Piercing Fin-Stabilized Discarding Sabot). Anche avendo una maggior forza all’impatto sul bersaglio, questi proiettili hanno una minore capacità di penetrazione rispetto agli HEAT Fs (High Explosive Anti Tank Fin Stabilized, o Anticarro a carica cava stabilizzato da alette).






Questi proiettili non contengono una carica esplosiva per la penetrazione; si affidano interamente alla velocità supersonica e alla densità del materiale del dardo:
  • APFSDS (Armor-Piercing Fin-Stabilized Discarding Sabot): È la principale munizione anticarro dei carri armati moderni. Comunemente chiamata "freccia", è un dardo lungo e sottile in materiale densissimo (tungsteno o uranio impoverito) stabilizzato da alette. Durante lo sparo, un guscio leggero (lo sabot) la guida nella canna per poi staccarsi immediatamente all'uscita dalla bocca da fuoco, concentrando tutta l'energia cinetica su una superficie d'impatto ridottissima.
  • APCR / HVAP (Armor-Piercing Composite Rigid): Munizione storica (molto usata nella Seconda Guerra Mondiale) dotata di un nucleo rigido e pesante in tungsteno avvolto da un guscio di metallo leggero (alluminio). Offriva alta penetrazione a corto raggio, ma perdeva rapidamente precisione ed efficacia sulla lunga distanza a causa della forma aerodinamica sfavorevole.
  • APC / APCBC (Armor-Piercing Capped Ballistic Cap): Proiettili perforanti dotati di un "cappuccio" metallico sulla punta per evitare che il proiettile si frantumasse contro le corazzature inclinate alla nascita dei primi veri carri armati. 

2. Munizioni a Energia Chimica (Chemical Energy - CE)

High-explosive anti-tank, meglio noto con l'acronimo HEAT, ossia esplosivo ad alto potenziale contro-carri, indica un particolare tipo di munizionamento anticarro a carica cava.
Con la scoperta della carica cava alla fine del XIX secolo, prima ancora che i carri armati venissero inventati, esisteva già l'arma che poteva batterli. Nonostante ciò, la prima guerra mondiale fu combattuta senza quest'invenzione. Ma se allora le corazze impiegate erano assai limitate, tanto da poter essere perforate da munizioni leggere o dall'artiglieria campale, erano già prevedibili progressi tali da dover abbandonare le armi leggere, senza possibilità di penetrazione. Uno di questi segnali erano gli FCM 2C francesi, con corazza pensata per resistere al 77 mm tedesco, il cannone campale standard. Già all'inizio della seconda guerra mondiale i genieri tedeschi avevano cariche cave. I paracadutisti che neutralizzarono il forte belga di Eben Emael utilizzarono cariche HEAT da 5–10 kg per perforare le torrette dei cannoni, spesse 25–28 mm. In seguito si idearono alcune munizioni anticarro, note in Italia come "EP", Effetto Pronto. I sovietici furono attivissimi nella creazione di proiettili di vari calibri a carica cava, con risultati più che soddisfacenti: armi non efficacissime con proiettile standard come il cannone impiegato sul T-34/85 (paragonato per potenza al cannone da 75 mm impiegato sul Panzer IV Ausf. H e J) grazie alla carica cava erano capaci di duplicare la propria potenza distruttiva. I risultati migliori con la carica cava nel periodo bellico furono i cannoni inglesi da 57 mm Qf 6 Pounder, i cannoni sovietici da 100 mm, 122 mm, 152 mm e le armi da fanteria, quali l'inglese PIAT, il Bazooka statunitense e il Panzerfaust tedesco. Quindi i veri beneficiari furono i fanti, che ebbero persino bombe a mano o da fucile anticarro, capaci di perforare 100 mm ed oltre di acciaio, con effetti incendiari e distruttivi impressionanti.
Nel dopoguerra furono soprattutto i missili a beneficiare di questo tipo di testata, l'unica ragionevolmente leggera per armi che dovevano essere campali e quindi ragionevolmente compatte. Ma non mancarono razzi controcarro, cannoni senza rinculo e munizioni per carro armato. Il rapporto tra perforazione e diametro della testata, grazie a perfezionamenti nei materiali e nell'applicazione delle migliori geometrie, ha consentito di ottenere un passaggio da circa 1,5-2:1 a 6-7:1. Anche le submunizioni delle bombe a grappolo hanno spesso una carica HEAT, come anche molti tipi di mine moderne, per attaccare il tetto o il fondo del mezzo.
Tipici sono i proiettili da 100 mm dei carri armati T-54/55: se il primo modello schierato perforava solo 275 mm, il tipo successivo arrivava a 350–380 mm. I primi modelli del 122 mm sovietico perforavano forse solo 80 mm, ma con l'introduzione di proiettili più moderni e nel 1944 di proiettili a carica cava raggiunse la capacità di perforare piastre corazzate da 400 mm di spessore inclinate a 30°; addirittura il proiettile perfezionato postbellico da 122 del carro T-10 raggiungeva l'efficacia del missile AT-3 Sagger, circa 460mm inclinati di 30°. Tra gli altri calibri, degno di nota il 75 mm del Pak 39/97 tedesco: 75 mm (1:1), mentre meno di 10 anni dopo il 75 del carro AMX-13 raggiungeva i 170 mm.
Un'arma anticarro molto diffusa a partire dagli anni '60 è il lanciarazzi spalleggiabile di origine sovietica RPG-7, capace di impiegare anche testate HEAT a doppia carica cava (in tandem), come ad esempio la PG-7VR, capace di penetrare fino a 750 mm di armatura omogenea laminata.
Esistono anche armi come i MILAN e gli HOT con testata in tandem nelle loro più recenti versioni, oppure il missile AGM-114 Hellfire, con la testa principale da 178 mm di diametro, e una secondaria, in avanti da circa 50 mm. In seguito si è voluto aumentare la potenza anche di questa portandola a 100 mm. Un'altra soluzione è rappresentata dai missili con attacco dall'alto, che per inciso è in parte fatto dall'Hellfire.




Il BGM-71 TOW prevede il sorvolo del bersaglio prima che 2 testate esplodano in simultanea, colpendo lo stesso punto e quindi concentrando l'azione (in genere le esplosioni sono sequenziali, prima la prima e poi la successiva delle 2 testate, ma non in questo caso).
Gli israeliani, anche se non sono stati i primi a idearle, sono stati i primi a schierare le corazze reattive ERA, caratterizzate da una scatola in metallo, contenente uno strato di esplosivo e una o più piastre inclinate: lo scopo è che, quando una di queste è colpita, esplode e disturba il getto della carica cava, oltre che eventualmente i proietti APFSDS. Questi ultimi sono utilizzabili soprattutto contro le corazze ERA di seconda generazione, dotate di piastre più spesse e quindi, più capaci di spezzare la sottile struttura del proietto in arrivo, e forse questo è a maggior ragione vero al giorno d'oggi, perché se i primi, meno efficienti proiettili perforanti decalibrati (APDS) avevano un rapporto L/D di 3:1, sono ben presto passati a 10:1 e ultimamente, 20-30:1, il tutto con materiali sempre più duri. Questo significa che sono più efficienti per perforare le corazze, ma certo più vulnerabili all'effetto di "ghigliottina" che una corazza ERA potrebbe infligger loro (un tipico penetratore degli anni '70 e '80 era di 40mm × 300 mm, attualmente la norma è di 25×600mm o simili). Più pressione su un punto specifico, più penetrazione. Ma le ERA sono maggiormente efficaci contro una tale sottile e dura struttura, per quello che è lecito presumere.
Le ERA sono state forse l'unica vera arma segreta israeliana del 1982, durante l'invasione del Libano, ma poi sono state copiate in URSS (tramite alcuni carri israeliani catturati) e così il problema del loro contrasto è diventato impellente, perché dopo pochi anni i carri sovietici ne hanno cominciato a sfoggiare una completa dotazione. Questo ha comportato l'invenzione delle HEAT in tandem, che significa, in sostanza, sistemare 2 testate HEAT in un unico missile, poi anche razzo, per far sì che una di queste faccia detonare la mattonella ERA e l'altra penetri. Naturalmente, contro bersagli privi di ERA semplicemente, la capacità di perforazione è accresciuta. Ma anche i sovietici hanno apprezzato l'idea, per provare a superare le corazze composite occidentali, sempre più spesse, senza aumentare eccessivamente il calibro dei loro razzi, proiettili, missili.

Queste munizioni mantengono la stessa capacità di penetrazione a prescindere dalla distanza o dalla velocità di impatto, poiché l'effetto perforante è generato dall’esplosivo:
  • HEAT (High-Explosive Anti-Tank): Basata sul principio della carica cava. All'interno è presente un cono di rame (o altro metallo) circondato da esplosivo. All'impatto, la spoletta fa detonare la carica, che comprime il cono metallico trasformandolo in un getto di metallo fuso e iper-velocizzato ad altissima pressione in grado di "tagliare" la corazza. È la tecnologia alla base di quasi tutti i missili anticarro (come TOW o Hellfire) e dei lanciarazzi spalleggiabili (come l'RPG-7).Per contrastare le corazze reattive (ERA), oggi si usano testate HEAT in tandem, dotate di una prima piccola carica per far esplodere il blocco reattivo esterno e di una seconda carica principale per penetrare lo scafo vero e proprio.
  • HESH / HEP (High-Explosive Squash Head): Proiettile a deformazione testata. Non cerca di perforare la corazza, ma contiene un esplosivo plastico che all'impatto si "spiaccica" sulla superficie del carro prima di detonare. L'onda d'urto generata si propaga attraverso il metallo, provocando il distacco di letali schegge giganti dalla parete interna della corazza (effetto spalling), uccidendo l'equipaggio e distruggendo i sistemi di bordo. Oggi è meno efficace contro le corazze composite moderne, ma resta letale contro fortificazioni e veicoli leggeri.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, WIKIPEDIA, You Tube)
















https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.










 

lunedì 26 ottobre 2026

US ARMY 2028 - 2029: il LOCUST X3 di AeroVironment è un sistema d'arma laser a energia diretta (HEL) di terza generazione, progettato soprattutto per il contrasto ai sistemi aerei a pilotaggio remoto (C-UAS). A settembre 2026, l'U.S. Army ha assegnato ad AeroVironment un contratto storico da 464,8 milioni di dollari per la fornitura di decine di questi sistemi. Leonardo Electronics US si è inoltre aggiudicata un importante contratto del valore di 30,1 milioni di dollari per la ricerca e lo sviluppo di potenti array di laser a diodi a semiconduttore accoppiati in fase o “phase-locked”.









L'esercito statunitense sta sviluppando una famiglia di armi laser ad energia diretta modulari e scalabili, installabili su qualsiasi veicolo in dotazione. 

L'esercito ritiene che ciò sia fondamentale per ampliare l'impiego operativo dei laser, in particolare per fornire un ulteriore livello di difesa contro le minacce dei droni, anche al di fuori delle unità specializzate. L'esercito sta già impiegando laser ad alta energia in modo limitato, ad esempio lungo il confine con il Messico, ma la tecnologia ha incontrato continui ostacoli alla sua diffusione negli ultimi anni.

Il LOCUST X3 di AeroVironment 

Il LOCUST X3 di AeroVironment è un sistema d'arma laser a energia diretta (HEL) di terza generazione, progettato per la difesa aerea a corto raggio e il contrasto ai sistemi aerei a pilotaggio remoto (C-UAS). A settembre 2026, l'U.S. Army ha assegnato ad AeroVironment un contratto storico da 464,8 milioni di dollari per la fornitura di decine di questi sistemi, segnando il primo vero contratto di produzione di serie per un'arma a energia diretta nella storia militare degli Stati Uniti.









Ecco le caratteristiche principali del sistema.

Specifiche Tecniche e Prestazioni:
  • Potenza scalabile: Integra un laser a stato solido con una potenza scalabile che va da 20 a oltre 35 kW.
  • Target di ingaggio: È ottimizzato per neutralizzare droni di Gruppo 1, 2 e 3 (velivoli che arrivano a pesare fino a circa 600 kg / 1.320 libbre) e veicoli di superficie senza equipaggio (USV).
  • Velocità di abbattimento: Sfrutta la velocità della luce per colpire i bersagli, riuscendo a concentrare l'energia e a distruggere o disabilitare un drone in circa 5-7 secondi.

Efficienza Economica e Logistica:
  • Costo per colpo irrisorio: Ogni singolo ingaggio laser ha un costo operativo stimato inferiore ai 5 dollari (legato quasi esclusivamente al consumo di energia elettrica per generare il fascio).
  • Caricatore infinito: A differenza dei sistemi missilistici tradizionali o cinetici, non richiede ricariche fisiche di munizioni. Finché il sistema è alimentato elettricamente, può continuare a fare fuoco indefinitamente, fattore cruciale per contrastare gli attacchi di droni da sciame. 

Intelligenza Artificiale e Tracciamento:
  • Software AV_Halo™ PINPOINT: Il nucleo del sistema è gestito da un software proprietario di controllo del fuoco basato su intelligenza artificiale. Questo garantisce il puntamento e il tracciamento automatizzato multi-target, mantenendo il fascio laser focalizzato esattamente sullo stesso punto del drone anche durante manovre evasive repentine. 

Architettura Aperta e Mobilità:
  • Standard MOSA: Costruito seguendo i dettami della Modular Open Systems Approach (MOSA), che permette di aggiornare facilmente i componenti hardware o software e di integrarsi rapidamente con i radar e i sistemi di comando già esistenti.
  • Piattaforma agnostica: Il LOCUST X3 è modulare e può essere installato sia in postazioni fisse (a difesa di basi militari o infrastrutture critiche) sia a bordo di veicoli tattici mobili come il JLTV (Joint Light Tactical Vehicle) o su piattaforme navali. 




Il sistema è stato integrato all'interno del programma dell’US ARMY denominato Enduring-High Energy Laser (E-HEL) per far fronte in modo economicamente sostenibile alla proliferazione di droni d'attacco nei moderni teatri di conflitto.

Di recente, funzionari dell'esercito e rappresentanti dell'industria hanno discusso del programma attualmente denominato Enduring-High Energy Laser (E-HEL). A settembre, AeroVironment ha ricevuto il primo contratto di produzione nell'ambito del programma E-HEL per la fornitura di esemplari del suo sistema d'arma a energia diretta laser LOCUST X3 da 30 kilowatt. L'esercito ha già acquisito varianti precedenti del LOCUST, tra cui versioni montate su veicoli e su pallet, attraverso programmi più sperimentali, e questi sono i sistemi attualmente schierati lungo il confine meridionale. Anche l’US NAVY ha testato una versione containerizzata del LOCUST per l'impiego a bordo delle navi, nell'ambito dei suoi più ampi progetti in materia di laser: "Ci stiamo concentrando su ogni veicolo presente nel parco mezzi. Voglio cercare di integrarvi le future capacità dei laser ad alta energia", ha dichiarato il generale di brigata dell'esercito Guy Yelverton, responsabile del programma di capacità per il fuoco difensivo presso il Portfolio Acquisition Executive Office for Fires. 
Nel 2022, l’US ARMY ha riattivato il 4° Battaglione del 60° Reggimento di Artiglieria Antiaerea (4-60° ADA) a Fort Sill, Oklahoma, nell'ambito di un piano per l'impiego di nuovi sistemi di difesa aerea a corto raggio a energia diretta (DE M-SHORAD) armati con laser, basati sul veicolo blindato leggero 8×8 Stryker. L'affidabilità e altri problemi riscontrati con i veicoli DE M-SHORAD hanno indotto l'Esercito a cambiare strategia, e da allora il 4-60° ADA ha assunto un ruolo di difesa aerea più tradizionale. I problemi con il sistema DE M-SHORAD sono indicativi delle difficoltà che hanno afflitto lo sviluppo di armi a energia diretta laser in tutte le forze armate statunitensi e che hanno portato alla drastica riduzione o alla cancellazione di diversi altri programmi negli ultimi anni.

L’US ARMY dispone ora dei suddetti sistemi LOCUST, comprese le versioni montate su veicoli tattici leggeri congiunti 4×4 (JLTV) e veicoli per squadre di fanteria (ISV), nonché le versioni pallettizzate. Questi sistemi sembrano essere attualmente impiegati in modo più occasionale dalle unità dislocate in posizioni avanzate.

Il LOCUST si adatta perfettamente alla visione attuale dell’Esercito Usa per l'impiego di E-HEL senza essere vincolato a veicoli o unità specifici. Il cuore del sistema è costituito da una torretta con proiettore laser, nonché da telecamere elettro-ottiche e a infrarossi integrate per l'acquisizione e il tracciamento dei bersagli. Altri sensori, come radar ad alta frequenza di piccole dimensioni e sistemi passivi di rilevamento di segnali a radiofrequenza sui veicoli ospitanti, così come radar esterni e altre funzionalità posizionate altrove, possono essere utilizzati per guidare la torretta.
Con una potenza nominale di 30 kilowatt, le nuove versioni X3 del LOCUST che l'esercito sta acquisendo si collocano ancora nella fascia inferiore dello spettro di potenza per le armi a energia diretta laser. Tutte le versioni del LOCUST finora prodotte sono state specificamente progettate per contrastare i piccoli droni.
È possibile che in futuro l'Esercito possa impiegare altri tipi di sistemi d'arma a energia diretta laser tramite il programma E-HEL. 

L’US ARMY, in collaborazione con altre branche delle forze armate statunitensi, sta inoltre sviluppando, attraverso programmi separati, progetti con potenze ben superiori.

La possibilità di impiegare il LOCUST X3 su scala più ampia offrirebbe già di per sé preziosi livelli aggiuntivi di difesa contro i droni per diverse tipologie di unità dell'esercito. Più in generale, il principale vantaggio offerto dalle armi ad energia diretta laser è la promessa di una capacità di carico praticamente illimitata, sebbene ciò dipenda dalla disponibilità di energia e capacità di raffreddamento sufficienti. Questo, a sua volta, si traduce in una sostanziale riduzione del costo per intercettazione rispetto ai tradizionali intercettori antiaerei. Tutto ciò è particolarmente vantaggioso per contrastare le minacce dei droni, che non devono necessariamente essere grandi o costosi per rappresentare un pericolo reale.
Miniaturizzando e rendendo più robusti i sistemi a bassa potenza come LOCUST, l'esercito potrebbe distribuire queste capacità su una vasta area o impiegarle in modo più concentrato, a seconda del tipo di combattimento. Persino un convoglio con alcuni di questi veicoli disseminati al suo interno potrebbe contribuire a difenderlo da attacchi improvvisi.
In questo contesto, mobilità e flessibilità rappresentano vantaggi significativi. I sistemi LOCUST montati su veicoli leggeri possono essere facilmente posizionati e riposizionati per adattarsi ai cambiamenti sul campo di battaglia, nonché trasportati in posizioni avanzate agganciati agli elicotteri. Le versioni pallettizzate e containerizzate offrono ulteriore flessibilità per la difesa puntuale di siti terrestri, nonché per l'installazione su navi.

Il generale di brigata Yelverton ha sottolineato che, quando si parla di sistemi d'arma laser, la tecnologia non è più "fantascienza", ma è diventata "realtà scientifica". 

L'esercito statunitense afferma che i sistemi laser posizionati lungo il confine con il Messico hanno abbattuto bersagli reali, sebbene permangano molti interrogativi su tali dispiegamenti. In ogni caso, le sfide rimangono chiaramente aperte.
“I laser sono reali. Possiamo usarli. Possiamo uscire e sparare”, ha affermato Kirk Williams, ingegnere capo dell'Ufficio Progetti per l'Energia Diretta dell'Esercito, anch'egli tra i relatori. “Ma quello che dobbiamo fare ora è rendere questi sistemi sufficientemente affidabili da infondere fiducia nei soldati quando ne avranno bisogno, e questo è davvero il punto principale su cui ci stiamo concentrando in questo momento”.
«Stiamo arrivando al punto in cui i sistemi sono sufficientemente affidabili, ma dobbiamo comunque renderli manutenibili e riparabili perché si tratta di un sistema dell'esercito», ha continuato. «Sarà impiegato sul campo di battaglia. Qualcosa si romperà. Possiamo rompere le cose in modi molto creativi, giusto? Quindi, se non è affidabile, se non è manutenibile, se non è riparabile, allora è un problema».

"Puntiamo anche a ridurre dimensioni, peso e consumo energetico", ha aggiunto. 

"Il JLTV ha una capacità di carico utile molto maggiore rispetto all'ISV. Quindi dobbiamo assolutamente riuscire a ottenere qualcosa di più piccolo se vogliamo avere la stessa efficacia su un ISV. Questa architettura modulare ci permetterà di intervenire, prendere alcuni di questi componenti e fare dei compromessi."
L'attenzione rivolta alle architetture di sistemi modulari e aperti sarà utile anche per l'integrazione di nuove e migliori funzionalità in futuro. Contribuirà inoltre all'obiettivo più ampio di offrire opzioni di accumulo di energia elettrica (E-HEL) non vincolate a un veicolo o a una piattaforma specifica.
"Puntando su un'architettura modulare, otteniamo la flessibilità necessaria non solo per aumentare l'affidabilità, ma anche per migliorare le prestazioni", ha spiegato Williams. "Questo ci permette di integrare nuove tecnologie nei sistemi esistenti e, auspicabilmente, di ottenere prezzi migliori dai nostri fornitori."
Inoltre, "una delle cose che abbiamo imparato è che si può avere un sistema integrato davvero eccezionale, ma quando quel camion ha bisogno di un cambio d'olio, beh, allora il sistema d'arma laser è fuori uso", ha aggiunto. "Quindi, cercare di fare in modo che si possa semplicemente smontarlo da qualsiasi veicolo e installarlo su qualsiasi altro veicolo è davvero uno degli obiettivi che ci stiamo prefissando.”

L'esercito è ben consapevole del fatto fondamentale che un singolo laser può ingaggiare un solo bersaglio alla volta. 

Il raggio di qualsiasi sistema d'arma laser perde potenza man mano che si allontana dalla sorgente, semplicemente per la necessità di propagarsi attraverso l'atmosfera. Anche le condizioni meteorologiche e altri fattori ambientali come fumo e polvere diventano un elemento determinante. Ciò ha spinto verso una maggiore richiesta di potenza (e capacità di raffreddamento) per migliorare l'efficacia, soprattutto a lunga distanza. 

Gli sviluppi nell'ottica adattiva possono contribuire a superare in una certa misura questi problemi, ma attualmente i laser rimangono armi a corto raggio nel complesso.

"Ecco perché per noi è importante concentrare abbastanza energia sul bersaglio per eliminarlo il più rapidamente possibile e passare alla minaccia successiva. Parlando del caricatore, sapete che è alimentato a batteria, quindi a seconda del sistema, circa 80 secondi, 120 secondi, o qualsiasi sia, questa è la mia autonomia", ha dichiarato il generale di brigata Yelverton lunedì. "Più velocemente riesco a colpire il bersaglio, a eliminarlo e a liberarmi, più velocemente posso rigenerare l'autonomia del caricatore."
"È il sistema di puntamento. È il sistema ottico che permette di concentrarsi sul bersaglio", ha aggiunto Williams a questo punto della tavola rotonda. "Ho accennato alla necessità di migliorare i sistemi di puntamento e di alleggerire il carico di lavoro dell'operatore. Se riusciamo a controllare meglio il punto di mira e a mantenere il laser fisso nello stesso punto, si ottiene una distruzione più rapida ed efficace."
In precedenza, Williams aveva sottolineato come le capacità di puntamento assistite dall'intelligenza artificiale potessero rappresentare un'aggiunta particolarmente importante alle armi a energia diretta laser. La connessione in rete di più sistemi potrebbe contribuire a smistare e assegnare i bersagli nel modo più efficiente possibile.
Per quanto riguarda l'effettivo impiego operativo delle armi a energia diretta laser, "più questi sistemi diventano piccoli e potenti, più velocemente potremmo metterli a disposizione dei nostri soldati", ha affermato il colonnello dell'esercito Charles Kean, vice comandante per il supporto della 7ª divisione di fanteria presso la base congiunta Lewis-McChord nello stato di Washington, anch'egli tra i relatori.
Questo, a sua volta, aprirà nuove importanti opportunità per "operare con loro in avanti, testarli nel fango, nella polvere, nell'umidità del Pacifico, testarli al confine meridionale dove ci sono condizioni diverse, che si tratti del Medio Oriente o dell'Europa, sono applicabili ovunque", ha continuato Kean. "Dobbiamo capirli, averli tra le mani il più rapidamente possibile, in modo da poterli iterare, iterare su di essi e migliorarli e continuare a iterare, perché gli avversari continuano a iterare a ritroso contro di noi".
Quest'ultimo punto merita di essere sottolineato. 

La Cina, principale concorrente globale delle forze armate statunitensi, è stata particolarmente attiva nello sviluppo e nella messa in servizio di armi laser terrestri e altre armi a energia diretta, nonché di progetti per l'impiego a bordo di navi. 

Le aziende cinesi vendono sistemi d'arma laser anche a forze armate straniere . Anche altri Paesi, compresi alleati e partner degli Stati Uniti, stanno perseguendo attivamente queste capacità.
Il colonnello Kean ha inoltre sottolineato che le armi a energia diretta laser rappresenterebbero comunque solo una parte di un più ampio ecosistema di difesa aerea e missilistica a più livelli per l’esercito.

Allo stato attuale, l'Esercito spera di avere i primi sistemi LOCUST X3 acquisiti tramite E-HEL in servizio operativo entro l'inizio del 2028. 

Una tempistica simile è stata proposta per il programma separato Joint Laser Weapon System (JLWS), in cui è coinvolto anche l'Esercito. Il JLWS mira a produrre un'arma laser a energia diretta containerizzata da 150 kilowatt, con l'intenzione di lavorare in futuro su progetti da 300 e 500 kilowatt. Durante il panel di lunedì, Scott Keeney, CEO dello sviluppatore di sistemi laser nLIGHT, che ha collaborato con AeroVironment al LOCUST, tra gli altri progetti, ha affermato di prevedere un ulteriore aumento delle capacità fino alla classe di un megawatt. Si tratta di una potenza che anche la Marina statunitense ha indicato come obiettivo futuro.
L'Esercito considera chiaramente l'E-HEL già come un percorso per rendere effettivamente operative le capacità di energia diretta laser in tutto il sistema, ma lo stesso Esercito riconosce che c'è ancora molto lavoro da fare per rendere questo obiettivo una realtà.

I LASER A DIODI “PHASED-LOCKED” DI LEONARDO ELECTRONICS US

L'azienda della difesa Leonardo Electronics US (tramite la sua sussidiaria ex Lasertel a Tucson, Arizona) ha ottenuto un importante contratto con l'U.S. Army del valore di 30,1 milioni di dollari per la ricerca e lo sviluppo di potenti array di laser a diodi a semiconduttore accoppiati in fase (phase-locked).


I lavori si svolgeranno a Tucson, in Arizona, fino al 29 marzo 2029 e saranno finanziati interamente con i fondi per la ricerca dell'esercito per l'anno fiscale 2026.
Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha annunciato che l'esercito statunitense sta continuando a sviluppare un metodo che permetta di combinare la luce proveniente da numerosi piccoli laser a semiconduttore in un unico fascio più potente.
La modifica a un contratto di ricerca esistente riguarda lo sviluppo, lo studio e l'incremento della potenza emessa in un singolo fascio da un array di laser a diodi semiconduttori a fase bloccata. 

Leonardo svolgerà il lavoro presso il suo stabilimento laser di Tucson, in Arizona, e il completamento è previsto per il 29 marzo 2029. 

L'annuncio non specificava a quale livello di potenza puntasse l'esercito né a quale arma o sensore fosse destinata questa tecnologia. Un diodo laser è un laser a semiconduttore delle dimensioni di un chip, la stessa tecnologia di base utilizzata nei collegamenti in fibra ottica e nei puntatori laser, ma ingrandita per uso industriale e militare. Un singolo diodo emette una potenza limitata. Gli ingegneri possono impilare molti emettitori insieme, ma la loro luce in genere si somma formando un bagliore ampio e disordinato, difficile da focalizzare a lunga distanza.
La sincronizzazione di fase risolve questo problema. Quando ogni emettitore in un array è costretto a emettere impulsi in sincronia, le loro onde luminose si allineano e si combinano in un unico fascio stretto. Ciò consentirebbe ai diodi di produrre autonomamente un fascio ad alta potenza utilizzabile. Oggi, i laser militari ad alta energia utilizzano in genere i diodi solo come "pompa", alimentando con energia un laser a fibra o a cristallo separato che modella il fascio finale.

Leonardo Electronics US, filiale dell'italiana Leonardo, era precedentemente nota come Lasertel. 

Produce wafer di semiconduttori, package di diodi laser e ottiche per la modellazione del fascio a Tucson e afferma di essere il fornitore leader di diodi di pompaggio per sistemi di puntamento militari. L'azienda fornisce sistemi laser per piattaforme statunitensi, tra cui l'elicottero AH-64 Apache e il caccia F-35. I suoi diodi di Tucson coprono lunghezze d'onda da 760 a 1.700 nanometri, con una potenza di picco fino a diversi kilowatt.
Leonardo ha già collaborato con l'esercito statunitense alla ricerca sull'energia diretta. Nel 2017, si è aggiudicata un contratto di Fase I di poco più di 1 milione di dollari nell'ambito del programma EUCLID (Efficient Ultra-Compact Laser Integrated Devices) della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), per la realizzazione di sorgenti di pompaggio a diodi più leggere per laser a fibra utilizzati nelle armi laser.
Il numero di contratto indica le date di aggiudicazione originali fino all'anno fiscale 2024.

I dettagli della tecnologia e del contratto:
  • La svolta tecnologica: Nei sistemi d'arma attuali, i diodi laser vengono usati solo come "pompa" per alimentare un altro laser (a fibra o a cristallo) che modella il raggio finale. La ricerca di Leonardo punta invece a sincronizzare ("phase-locking") ogni singolo emettitore dell'array affinché le onde luminose si combinino in un unico raggio coerente ad altissima potenza generato direttamente dai diodi. 
  • Vantaggi in termini di SWaP (Size, Weight, and Power): Questo approccio riduce drasticamente il calore disperso, il peso e l'ingombro del sistema d'arma. Permette così all'esercito di integrare sistemi laser su una gamma molto più ampia di veicoli tattici leggeri senza appesantirli.
  • Tempistiche: L'accordo prevede lo sviluppo e la scalabilità della tecnologia con una data di completamento stimata per il 29 marzo 2029.

Integrazione sui veicoli dell'U.S. Army:
  • L'U.S. Army sta spingendo fortemente per l'adozione di armi laser modulari, specialmente per la difesa a corto raggio contro i droni (C-UAS). 
  • C-UAS DE Stryker: Leonardo DRS ha guidato un consorzio industriale per sviluppare un prototipo di veicolo blindato Stryker equipaggiato con un laser a energia diretta, testato con successo nel poligono di White Sands. 
  • Programma E-HEL (Enduring High Energy Laser): L'Esercito statunitense mira a creare sistemi laser standardizzati a gerarchia aperta da poter montare "su qualsiasi veicolo in inventario", e la miniaturizzazione dei diodi ad alta potenza di Leonardo si inserisce perfettamente in questa strategia globale.




Il nuovo C-UAS DE Stryker è armato con una versione da 26 kilowatt del sistema d'arma a energia diretta laser LOCUST di BlueHalo, installato su un supporto retrattile. 




È inoltre equipaggiato con razzi da 70 mm a guida laser, un cannone automatico XM914 da 30 mm che spara proiettili a raffica di prossimità, una mitragliatrice M240, un potente sistema di guerra elettronica anti-drone, radar, sistemi di sorveglianza elettronica e altri sensori e apparecchiature di comunicazione. Nel complesso, si tratta di una batteria di difesa aerea a corto raggio, multistrato e ottimizzata per la lotta anti-drone, in grado di individuare, tracciare e neutralizzare i droni, sia cineticamente che non cineticamente. Il tutto è racchiuso in un veicolo blindato veloce che può facilmente tenere il passo con le truppe che è incaricato di proteggere.
Il cannone, il razzo e il laser del C-UAS DE Stryker, così come il suo sistema di guerra elettronica, lavorano in tandem per difendersi al meglio dalle minacce dei droni in arrivo. (Leonardo DRS/Screencap)
Nei prossimi anni, l'esercito statunitense intende incrementare significativamente le proprie capacità di difesa aerea a corto raggio , soprattutto per contrastare la crescente minaccia rappresentata dai droni, e in particolare è interessato alle opzioni basate sull'energia diretta.
Leonardo DRS ha guidato un team che ha sviluppato questa variante unica dello Stryker, insieme ad altri sette partner: BlueHalo, EOS Defense Systems USA, Northrop Grumman, BAE Systems, Arnold Defense, AMPEX e Digital Systems Engineering. 
A questo eclettico consorzio sono bastati solo otto mesi, dalla progettazione alla costruzione e ai test, per culminare in un'esercitazione a fuoco presso il poligono missilistico di White Sands, nel Nuovo Messico, che ha visto l'abbattimento di diversi droni. 
Ora, il C-UAS DE Stryker si prepara ad affrontare ulteriori test.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, Defense-blog, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.