venerdì 11 settembre 2026

Zhōnghuá Mínguó Kōngjūn - 中華民國空軍 - RoCAF 2026: la prima coppia di 66 aerei F-16V Viper di fabbricazione statunitense arriverà a Taiwan nei prossimi giorni.



Zhōnghuá Mínguó Kōngjūn - 中華民國空軍 - RoCAF

La Zhōnghuá Mínguó Kōngjūn (cinese 中華民國空軍; lett. "Forza aerea della Repubblica di Cina"; in inglese Republic of China Air Force, spesso abbreviato in RoCAF), è l'aeronautica militare della Repubblica di Cina ed è parte integrante delle forze armate di Taiwan.
Anche in Cina, tra le conseguenze della seconda guerra mondiale, vi fu la spaccatura del Paese. Infatti, i nazionalisti del Kuomintang, guidati dal "generalissimo" Chiang Kai-shek, si arroccarono sull'isola di Formosa per fondare nel 1949 la Repubblica di Cina che conta oggi circa 23 milioni di abitanti, ed è anche nota come Taiwan.
Politicamente per anni, Taiwan, non è stata riconosciuta da gran parte del mondo, in quanto era considerata una provincia secessionista della Cina. Ma, grazie alla sua posizione geografica, è sempre stata un paese amico ed alleato degli Stati Uniti; proprio al modello americano si ispirano le forze armate del paese.
La missione principale della RoCAF (Forza Aerea della Repubblica di Cina) è la difesa dello spazio aereo sopra ed intorno all'isola di Formosa, in maniera tale da prevenire e rispondere efficacemente ad un eventuale attacco da parte della Repubblica Popolare della Cina, dal contiguo continente. Per tale motivo la forza aerea dell'isola si è dotata fin dall'inizio di armi, mezzi e tecnologie all'avanguardia e con macchine di nuova generazione sempre aggiornate secondo gli standard occidentali.
La RoCAF ha in organico oltre 500 aeromobili (soprattutto materiale statunitense, francese e di produzione locale) che assicurano una sorveglianza continua del Paese, con missioni di ricognizione anche a lungo raggio. Inoltre essa ha la giurisdizione sulla difesa aerea mediante l'ausilio di missili terra-aria, ed è in programma la costituzione di una componente offensiva dotata di missili cruise da attribuire ad un nuovo comando in via di costituzione.
Il grosso della prima linea è rappresentato da circa 150 caccia americani F-16A ed F-16B, da 128 AIDC F-CK-1 Ching-kuo di costruzione nazionale (progettati con l'ausilio degli americani) e 56 caccia francesi Mirage 2000.





La prima coppia di aerei F-16V Viper di fabbricazione statunitense arriverà a Taiwan nei prossimi giorni. 

Dopo anni di ritardi, linee di produzione riavviate e una serie di problemi e imprevisti degni di un'intera stagione di una serie televisiva di alto livello, le prime Viper prodotte a Taiwan, appena uscite dalla fabbrica, sono finalmente dirette a casa.
Il Lockheed Martin F-16V Viper fa parte di una famiglia di aerei da combattimento multiruolo supersonici monomotore aggiornati, sviluppati a partire dal General Dynamics F-16 Fighting Falcon.  I miglioramenti rispetto all'F-16 includono il radar APG-83 AESA, avionica aggiornata con un moderno computer di missione, display della cabina di pilotaggio migliorati e suite di guerra elettronica come l'AN/ALQ-254(V)1 Viper Shield. Secondo il produttore, l'aereo offre capacità radar da caccia di quinta generazione sfruttando la comunanza hardware e software con i radar AESA dell'F-22 e dell'F-35, estendendo al contempo la vita operativa e l'interoperabilità con le piattaforme stealth. Inizialmente introdotto per supportare clienti esteri come Taiwan e Grecia attraverso opzioni di nuova produzione e retrofit, la configurazione Viper continua ad essere impiegata e modernizzata da Lockheed Martin e partner internazionali.  Nell'inventario dell'aeronautica militare degli Stati Uniti, il programma di modernizzazione F-16 C/D Post Block Integration Team (PoBIT) è equivalente.
L'F-16 fu il primo aereo intenzionalmente progettato per essere leggermente instabile da punto di vista aerodinamico. Questa tecnica, chiamata stabilità statica rilassata, fu impiegata per migliorare ulteriormente le prestazioni di manovra dell'aereo. La maggior parte degli aerei è progettata con stabilità statica positiva, che fa recuperare l'assetto precedente del velivolo a seguito di una variazione. Tuttavia, la stabilità positiva ostacola la manovrabilità, poiché la tendenza a mantenere l'assetto si oppone agli sforzi del pilota che invece lo vuole modificare; d'altro lato, un aereo con stabilità negativa, in assenza di controlli, si allontana velocemente da un volo rettilineo e livellato. Per questo motivo, un aereo con stabilità negativa sarà maggiormente manovrabile, ma dovrà essere costantemente mantenuto sotto controllo. A velocità supersonica un tale aereo possiede una stabilità maggiore a causa delle forze aerodinamiche, mentre a velocità subsonica l'aereo è sempre sull'orlo di perdere il controllo.
Per controllare la tendenza dell'aereo ad allontanarsi da un assetto stabile ed evitare al pilota la necessità di controbilanciare costantemente con la cloche, l'F-16 possiede un sistema fly-by-wire a quattro canali. Il computer per il controllo del volo, componente chiave del sistema, rileva i comandi del pilota dalla cloche e dal timone e comanda le superfici di controllo del volo per produrre la manovra desiderata senza perdere il controllo del velivolo. Il computer effettua ogni secondo migliaia di rilevazioni dell'assetto ed effettua correzioni automatiche per controbilanciare le deviazioni dal percorso di volo che non sono state inviate dal pilota, permettendo così un volo stabile. L'aforisma che circola tra molti piloti di F-16 è: "Non piloti un F-16: è lui che ti pilota".
Il computer incorpora una serie di limitatori che governano i movimenti nei tre assi principali (imbardata, beccheggio e rollio), in base all'assetto dell'aereo, alla velocità e all'angolo di attacco, impedendo i movimenti delle superfici di controllo che potrebbero generare delle instabilità come una "derapata" o una "scivolata", oppure aumentare eccessivamente l'angolo di attacco fino ad entrare in stallo. I limitatori inoltre impediscono di raggiungere accelerazioni superiori al limite di 9 g.
A differenza dell'YF-17, che possedeva un sistema di controllo fly-by-wire, con impianti idromeccanici di riserva, i progettisti dell'F-16 presero la decisione innovativa di eliminare ogni connessione meccanica tra i comandi e le superfici di controllo aerodinamiche. Il controllo di volo, affidato solo all'elettronica e ai cavi, fece guadagnare all'F-16 il nomignolo di "jet elettrico". La ridondanza quadrupla permette una degradazione dolce nella risposta dei comandi di volo nel caso un canale sia malfunzionante. Mentre nelle varianti A/B il sistema era affidato a componenti elettroniche di tipo analogico, a partire dai modelli F-16 C/D Block 40 venne sostituito da un sistema digitale.
Dalla prospettiva del pilota, una delle caratteristiche più evidenti dell'F-16 è l'eccezionale visuale dall'abitacolo, caratteristica vitale durante il combattimento aria-aria. Il tettuccio in policarbonato a prova di impatto con i volatili, fornisce una visuale a 360°, con 40° gradi verso il basso dai lati e 15° verso il basso sul davanti (in confronto ai 12-13° dei predecessori); il seggiolino eiettabile del pilota è montato in posizione più elevata. Inoltre, il tettuccio è costruito come un pezzo singolo, senza giunture o connessioni tra le parti che possano impedire la buona visuale del pilota. Solo nelle versioni a due posti è presente un elemento di rinforzo che crea un'interruzione, necessaria a causa della lunghezza del tettuccio.
Il sedile ACES II è reclinato all'indietro di 30° per migliorare la tolleranza dei piloti alle alte forze di accelerazione, diminuendo la probabilità di perdere conoscenza. Questa configurazione deve essere tuttavia associata all'uso di un poggiatesta al fine di evitare dolori o traumi al collo. Successivamente i progettisti del sedile hanno diminuito l'angolo a 20°.
Il pilota fa volare il velivolo principalmente attraverso un joystick montato sul poggiabraccio di destra (invece della comune posizione centrale), e una manetta per il propulsore nella parte sinistra. Sono presenti pedali convenzionali per il timone. Per migliorare il controllo del pilota in manovra ad alti g, molti controlli sono stati raggruppati e resi accessibili sui due gruppi di controllo posizionati su entrambi i lati con sistema HOTAS (Hands On Throttle And Stick). Una leggera pressione della mano sul controllo provoca la trasmissione dei segnali elettrici attraverso il sistema fly-by-wire alle varie superfici di controllo. Inizialmente il joystick era fisso, ma questa soluzione si rivelò scomoda e difficile da gestire per i piloti, quindi venne inserito una certa quantità di "gioco" sulla manopola. Dalla loro introduzione nell'F-16, i controlli HOTAS sono diventati standard nei moderni aerei da combattimento.
L'abitacolo possiede un display a testa alta (head up display - HUD), che proietta le informazioni di volo e di combattimento attraverso icone e simboli di fronte al pilota, senza ostruirne la visuale. Potendo tenere la testa sopra la linea dell'abitacolo, questo sistema migliora la consapevolezza da parte del pilota di quello che sta succedendo attorno a lui. Dai modelli del Block 52 è possibile impiegare il sistema JHMCS della Boeing per il lancio di missili aria-aria con controllo del puntamento dalla visiera dell'elmetto. Questo sistema permette al pilota di mirare il missile direttamente nella direzione della sua testa - anche fuori dalla visuale dell'HUD. Il primo impiego operativo del JHMCS fu nella Guerra in Iraq.
Il pilota ottiene le informazioni sul volo e sullo stato dei sistemi dai display multifunzione. Il display di sinistra è quello primario e mostra generalmente mappe e rilevazioni radar, quello di destra è il display di sistema, che mostra le informazioni fondamentali sul propulsore, sul carrello di atterraggio, sulle impostazioni dei flap e degli slat, la quantità di carburante e lo stato delle armi. Inizialmente i modelli F-16 A/B possedevano un singolo display monocromatico a tubo catodico (CRT), mentre le informazioni di sistema erano fornite da una serie di indicatori tradizionali. Questi display CRT vennero sostituiti da display a cristalli liquidi a colori, a partire dal Block 50/52. Gli esemplari appartenenti al Block 60 possiedono tre display a colori programmabili e interscambiabili, dotati della funzionalità "picture-in-picture", in grado di sovrapporre le informazioni tattiche sulla mappa.
La cellula ha una struttura abbastanza semplice e tradizionale, anche se molto leggera. La presa d'aria è semplice e senza sistema di variazioni del flusso all'entrata. Oltre a questo, le ali sono a delta molto allungato con le rotaie di lancio all'estremità. Hanno grandi estensioni chiamate LERX (Leading Edge Root Extension - estensioni alla radice del bordo d'attacco) sul bordo d'attacco per incrementare la maneggevolezza.
La coda è singola, ma la stabilità direzionale è aiutata da due pinne ventrali. Il carico utile è di circa 5 tonnellate, teoricamente 9 (in questo caso non potrebbe essere effettuato alcun carico di carburante senza superare il massimo peso al decollo). Siccome l'ala, per lasciare abbastanza spazio, ha una posizione intermedia, il carrello d'atterraggio è sistemato nella fusoliera ed ha carreggiata stretta. L'avionica comprende, oltre ai sistemi summenzionati, un ricevitore di allarme radar della serie ALR, radar-altimetro, radio UHF/VHF, IFF ed altro ancora, tra cui la predisposizione per pod ECM quali l'ALQ 119, ALQ 131 e ALQ 184. Alcune macchine, come quelle norvegesi, hanno un sistema di disturbo radar compreso nella dotazione interna. I lanciatori di inganni radar (decoy) trovano posto all'esterno della fusoliera. I modelli recenti hanno il sistema di navigazione-attacco LANTIRN, oppure il sistema di identificazione radar migliorato per le missioni SEAD (soppressione delle difese aeree). A parte questo, tutti gli strumenti sono stati via via aggiornati, inclusi gli schermi multifunzione, il radar, il sistema passivo, comunicazioni, la predisposizione per i missili Sparrow e AMRAAM.
Inizialmente venne selezionato il propulsore turboventola Pratt & Whitney F100-PW-200, una versione leggermente modificata del modello F100-PW-100 impiegato dall'F-15. Con una spinta di 106,0 kN, venne impiegato fino al Block 25. Gli esemplari del Block 15 facevano parte di un aggiornamento chiamato Operational Capability Update, che introdusse il modello F100-PW-220, in grado di generare una spinta di 105,7 kN. Quest'ultimo propulsore venne impiegato anche nella produzione dei velivoli Block 32 e 42. Anche se la nuova versione non forniva una differenza sostanziale nella spinta, il suo vantaggio era l'impiego di un componente chiamato DEEC (Digital Electronic Engine Control) con il compito di controllare il propulsore, aumentandone l'affidabilità e riducendo il rischio di stalli. La versione F-100-PW-200 aveva infatti a volte la spiacevole tendenza ad entrare in stallo, con la necessità di una riaccensione in volo del propulsore. Il nuovo modello entrò nella linea di produzione degli F-16 nel 1988, e sostituì il modello F100-PW-100 utilizzato negli F-15. Molti esemplari con il modello 220, a partire dal Block 25, vennero aggiornati da metà 1997 alla versione F100-PW-220E, capace di una affidabilità ulteriormente migliorata e una ridotta manutenzione come, ad esempio, la diminuzione del 35% del tempo impiegato per rimuovere il propulsore.
Lo sviluppo del modello 220E fu il risultato del programma dell'aeronautica statunitense chiamato Alternate Fighter Engine (informalmente nota come "la grande guerra dei motori"), dove fece l'ingresso la General Electric. Il propulsore proposto da questo produttore, il motore turboventola F110-GE-100, richiedeva tuttavia la modifica della presa d'aria del velivolo. Infatti, mantenendo la presa d'aria originale, il propulsore soffriva di una diminuzione nella spinta massima da 128,9 kW a 114,5 kN (Per capire quale propulsore viene montato, gli esemplari con numero di Block che termina con "0", come il Block 30, montano il propulsore della General Electric, mentre quelli il cui numero termina con "2" impiegano il propulsore della Pratt & Whitney).
Ulteriori sviluppi di questi motori da parte dei produttori, all'interno del programma Increased Performance Engine, portò alla produzione del modello F110-GE-129 con spinta di 131,6 kN (a partire dal Block 50) e il modello F100-PW-229 da 129,4 kN (a partire dal Block 52). Dei 1 446 F-16 C/D ordinati dalla USAF, 556 erano spinti dal F100 e 890 dall'F110. Gli esemplari del Block 60, in dotazione agli Emirati Arabi Uniti, sono alimentati dal modello F110-GE-132, che sviluppa 144,6 kN ed è il più potente motore montato sull’F-16.

Due F-16V taiwanesi, con i numeri di coda 6727 e 6728, sono decollati da Fort Worth, in Texas, il 17 agosto 2026 e hanno attraversato il Pacifico per il lungo volo di trasferimento verso la base aerea di Chiayi. 

Rappresentano la punta di diamante di una flotta di 66 velivoli, e Taipei li attendeva da moltissimo tempo.
L'F-16 Non è una novità per Taiwan, che già ne possiede una flotta consistente, ma questi sono un animale diverso. Il Block 70, venduto come F-16V Viper, è il Fighting Falcon più avanzato mai costruito: radar AESA, un nuovo computer di missione, serbatoi di carburante conformali imbullonati alla fusoliera per una maggiore autonomia e una cabina di pilotaggio digitale che farebbe invidia a un pilota di Viper degli anni '80. Rimane comunque ciò che è sempre stato: un caccia multiruolo monomotore e monoposto (l'addestratore biposto è contrassegnato dalla lettera D), semplicemente proiettato negli anni 2020.
Nel 2019 Taiwan ne ha ordinati 66 nell'ambito del programma Peace Phoenix Soaring, un accordo del valore di circa 1.447,75 miliardi di dollari. Il piano era chiaro: iniziare le consegne intorno al 2023 e concluderle entro la fine del 2026. La realtà, però, è stata ben diversa. Il COVID, il trasferimento e il riavvio di una linea di produzione a Greenville, nella Carolina del Sud, intoppi nella catena di approvvigionamento e problemi software hanno mandato all'aria l'intero programma. Alla fine, Lockheed ha dovuto ricorrere a due turni, facendo funzionare la linea fino a 20 ore al giorno per recuperare il tempo perduto.
Tutto questo impegno ha finalmente dato i suoi frutti. Il 17 agosto, i jet 6727 e 6728 sono decollati dagli Stati Uniti per la traversata transpacifica, con rifornimento in volo e una sosta per la manutenzione lungo il percorso. Quei serbatoi di carburante conformali dovrebbero rendere la traversata molto meno dispendiosa in termini di carburante rispetto alla consegna del Viper a Taiwan nel 1997.
Si tratta di qualcosa di più di un semplice rifornimento della flotta. Taiwan aveva già aggiornato circa 140 vecchi jet F-16A/B allo standard V nell'ambito del progetto parallelo Peace Phoenix Rising, completato nel 2023. I 66 nuovi velivoli portano la flotta di Viper dell'isola a oltre 200 unità, una seria difesa contro l'aviazione cinese che ora schiera i caccia stealth J-20 proprio al di là dello stretto. Per una nazione che vive all'ombra di un vicino molto più grande, la portata del radar e la gittata dei missili non sono un lusso.

Si prevede che i restanti aerei arriveranno gradualmente tra il 2027 e il 2028, per poi stabilirsi definitivamente presso la base aerea di Zhihang a Taitung, sotto il comando del 7° Stormo Caccia Tattico. In ritardo? Spettacolare. Ma due Viper in volo sono meglio di un hangar pieno di promesse, e per Taipei l'attesa si è appena accorciata un po'.

I velivoli, con numeri di serie 6727 e 6728, sono partiti la scorsa settimana dallo stabilimento Lockheed Martin in Carolina del Sud, sono pilotati da personale statunitense e sono stati monitorati durante la traversata dell'Oceano Pacifico, con scali alle Hawaii e a Guam. Secondo quanto riferito, gli aerei hanno volato con le insegne dell'aeronautica militare statunitense nella prima parte del viaggio, ma arriveranno alla base aerea di Taitung, sulla costa orientale del Paese, con la livrea nazionale di Taiwan.
Gli F-16V saranno utilizzati per l'addestramento alla conversione e assegnati al 7° Stormo Caccia Tattico dell'Aeronautica Militare della Repubblica di Cina.
I Viper sono i primi di 66 caccia F-16 Fighting Falcon Block 70 che il colosso aerospaziale statunitense sta producendo per Taipei nell'ambito di un accordo di vendita militare all'estero (FMS) da 8 miliardi di dollari approvato dal Dipartimento di Stato americano nell'agosto 2019 durante la prima amministrazione Trump. L'accordo è stato finalizzato un anno dopo, nonostante la forte opposizione di Pechino , con i funzionari cinesi che lo hanno definito una grave violazione del principio di "Una sola Cina".
L'F-16 Fighting Falcon è già tra i caccia di quarta generazione di maggior successo, con circa 3.000 esemplari in servizio in 29 nazioni. 



La variante Block 70, nota anche come F-16V Viper, è tra le versioni più avanzate e performanti del Fighting Falcon mai prodotte:
  • Anno di introduzione: 2023
  • Numero di esemplari costruiti: ~23
  • Lunghezza: 49,3 piedi (15 m)
  • Apertura alare: 31 piedi (9,45 m)
  • Peso (MTOW): circa 48.000 libbre (21.772 kg)
  • Motori: Un turbofan con postbruciatore Pratt & Whitney F100-PW-229
  • Velocità massima: ~1.500 mph (2.414 km/h) / Mach 2.0
  • Autonomia: circa 1.740 miglia nautiche (2.000 miglia, 3.220 km)
  • Tangenza operativa: ~50.000 piedi (15.240 m)
  • Equipaggiamento: cannone interno a sei canne M61A1 Vulcan da 20 mm; nove punti di attacco, di cui sei sotto le ali, due sulle estremità alari e uno sotto la fusoliera; due ulteriori posizioni sotto la fusoliera per i pod.
  • Equipaggio: 1-2, a seconda del modello.

Il Lockheed Martin F-16V Viper rappresenta la variante più avanzata e tecnologicamente sofisticata del celebre caccia multiruolo monomotore di quarta generazione, l'F-16 Fighting Falcon. Identificato anche come Block 70/72, l'F-16V introduce capacità radar di quinta generazione all'interno di una cellula collaudata, estendendone significativamente la vita operativa e migliorando l'interoperabilità con piattaforme stealth come l'F-22 e l’F-35.

Il "Viper" non è semplicemente un restyling, ma un profondo aggiornamento strutturale ed elettronico:
  • Radar AESA APG-83: La transizione al radar a scansione elettronica attiva (SABR) offre un tracciamento simultaneo di bersagli multipli a distanze notevolmente superiori e una precisione d'ingaggio senza precedenti, derivata direttamente dalle tecnologie dell'F-22 e F-35. 
  • Avionica Avanzata: Integra un computer di missione modulare aggiornato, accoppiato a un display centrale a piedistallo (CPD) ad alta risoluzione che ottimizza la consapevolezza situazionale del pilota.
  • Guerra Elettronica: Viene equipaggiato con suite di autoprotezione all'avanguardia, tra cui il sistema AN/ALQ-254(V)1 Viper Shield, per contrastare le più moderne minacce missilistiche guidate.
  • Sicurezza Attiva: Dispone del sistema automatico anti-collisione con il terreno (Auto-GCAS), progettato per prevenire incidenti da disorientamento spaziale o perdita di conoscenza del pilota (G-LOC). 

L'F-16V è disponibile sia come pacchetto di modernizzazione per le flotte esistenti (retrofit) sia come velivolo di nuova produzione. Ha riscosso un grande successo commerciale in tutto il mondo, con ordini e consegne che interessano diverse nazioni strategiche, tra cui Taiwan (che ha recentemente integrato i primi esemplari Block 70 di nuova fabbrica per aggiornare la propria difesa), Grecia, Bahrein, Slovacchia, Bulgaria e Marocco.

Le consegne dei caccia F-16V Viper Block 70 destinati a Taiwan dovrebbero proseguire nei prossimi due anni, con la consegna degli ultimi esemplari prevista entro la fine del 2028.

Attualmente, l'Aeronautica militare della Repubblica di Cina gestisce circa 150 caccia multiruolo monomotore F-16A/B, acquistati negli anni '90. Secondo TheDefensePost , questi velivoli sono stati aggiornati allo standard F-16V Block 20 tra il 2016 e il 2023.
Oltre alla sua flotta di F-16, Taiwan gestisce anche circa 130 caccia di produzione nazionale AIDC F-CK-1 Ching-Kuo, noti anche come Indigenous Defense Fighter (IDF), sviluppati alla fine degli anni '80, quando diverse potenze straniere limitarono la vendita di armi all'isola autogovernata. L'Aeronautica militare della Repubblica di Cina possiede inoltre una flotta di circa 50 caccia Mirage 2000 di fabbricazione francese, ma lo stato di questi velivoli è meno chiaro e si trovano ad affrontare crescenti problemi di manutenzione.
I 66 F-16 Viper aumenteranno le capacità difensive di Taiwan, ma la Cina, che sostiene che l'isola sia in realtà una provincia secessionista che verrà restituita al controllo continentale anche con la forza se necessario, sta ora potenziando la propria aviazione e ha in servizio diverse centinaia di caccia stealth multiruolo di quinta generazione J-20 Mighty Dragon .
Taipei sta cercando di contrastare la minaccia investendo in sistemi aerei senza pilota (UAS), che potrebbero fungere da moltiplicatori di forza qualora Pechino decidesse di lanciare un'invasione. Taiwan ha recentemente concluso un accordo da 847 milioni di dollari con l'azienda di difesa statunitense Anduril per la fornitura di 2.000 droni Altius.
La variante a guida autonoma Altius 700M può essere impiegata per colpire veicoli militari e posizioni fortificate a terra, mentre l'Altius-600ISR può svolgere missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR).
Anche se i droni potrebbero assumere alcuni dei compiti svolti dai caccia con equipaggio, Taiwan rimarrà sempre in inferiorità numerica. Ciononostante, ogni nuovo sistema e velivolo renderà sempre più difficile e costoso per Pechino utilizzare questa forza per riportare l'isola autogovernata sotto il suo controllo.








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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TheNationalInterest Migflug, WIKIPEDIA, You Tube)

























 

Marina degli Stati Uniti ( US Navy ) 2026: la CVN-72 Lincoln è approdata in Thailandia alcune settimane fa ricoperta di ruggine e alghe dopo 286 giorni di operazioni nel Golfo Persico. L’unità e il suo gruppo d'attacco erano salpati da San Diego nel novembre 2025 per una crociera di routine nel Pacifico. La portaerei, il suo gruppo aereo e le navi di scorta furono successivamente dirottati verso il Medio Oriente, dove giunsero nel gennaio 2026.





Marina degli Stati Uniti ( US Navy ) 

E’ il ramo marittimo delle Forze Armate degli Stati Uniti ed è designata come la marina degli Stati Uniti nella Costituzione. Con 290 navi da combattimento, è la seconda marina più grande del mondo, dopo la Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione,  e di gran lunga la più grande per dislocamento, con 4,5 milioni di tonnellate nel 2021.  Possiede la più grande flotta di portaerei del mondo, con undici in servizio, una in fase di collaudo, due nuove portaerei in costruzione e altre sei portaerei pianificate a partire dal 2024. La Marina fa parte del Dipartimento della Difesa ed è una delle sei forze armate e degli otto servizi in uniforme degli Stati Uniti. 

La Marina statunitense trae origine dalla Marina Continentale, istituita durante la Guerra d'Indipendenza americana. Il Naval Act del 1794 prevedeva la costruzione di sei fregate pesanti, le prime navi della Marina, come preludio alle guerre barbaresche. La Guerra Civile Americana vide il blocco navale della Confederazione e la presa del controllo dei suoi fiumi. Nella Seconda Guerra Mondiale, la Marina fu fondamentale per sconfiggere la Marina Imperiale Giapponese nella Guerra del Pacifico e gli U-boat della Kriegsmarine nella Battaglia dell'Atlantico, soppiantando la Royal Navy come la più grande marina militare del mondo. Durante la Guerra Fredda, la Marina, rivaleggiando con la Marina Sovietica, iniziò a fornire deterrenza nucleare tramite i suoi sottomarini lanciamissili balistici. La Marina fu un attore di primo piano nelle guerre di Corea e del Vietnam, e successivamente nella Guerra del Golfo, nelle guerre jugoslave e nella guerra al terrorismo. Potenza globale dotata di una marina in grado di proiettare la propria influenza in alto mare , attualmente impegnata in importanti dispiegamenti nel Pacifico occidentale, nel Mediterraneo e nell'Oceano Indiano, e in grado di rispondere rapidamente alle crisi regionali, il che la rende un attore frequente nella politica estera e militare degli Stati Uniti.
La Marina fa parte del Dipartimento della Marina, insieme al Corpo dei Marines degli Stati Uniti, ed è guidata dal Segretario della Marina. Il Capo delle Operazioni Navali (CNO) è l'ufficiale della Marina di grado più elevato in servizio presso il Dipartimento della Marina. Con 336.978 effettivi in  servizio attivo e 101.583 nella Riserva Pronta, la Marina è la terza più grande delle forze armate statunitensi. La Marina mantiene 290 navi da combattimento schierabili a partire dal 2023, tra cui la più grande flotta al mondo di navi a propulsione nucleare, tra 11 portaerei e 70 sottomarini.  La più grande forza di aviazione navale al mondo con 4.012 velivoli operativi,  le flotte da combattimento includono 471 F/A-18E/F Super Hornet e 458 elicotteri Sikorsky MH-60 Seahawk.  La Marina gestisce i sottomarini di classe Ohio, a cui sono assegnate 1.895 testate nucleari, che rappresentano il 51% dell'arsenale nucleare statunitense  e il 19% dell'arsenale nucleare globale. 




La superportaerei della Marina statunitense USS Abraham Lincoln ha fatto scalo in Thailandia alcune settimane fa ricoperta di ruggine e alghe dopo 286 giorni nel Golfo Persico.



Dopo essere arrivata in Thailandia con un aspetto che lasciava presagire ben 286 giorni di navigazione, la superportaerei della Marina statunitense USS Abraham Lincoln sta finalmente ricevendo le prime cure di cui ha tanto bisogno. Al suo arrivo nel porto thailandese di Laem Chabang , il 2 settembre, la Lincoln presentava la cosiddetta "ruggine colante" e alghe incrostate lungo tutta la fiancata dello scafo. Anche altre parti della nave, in particolare i bordi del ponte di volo e le sovrastrutture laterali, apparivano in pessime condizioni. Lo stato della nave era un crudo e visibile promemoria delle difficoltà affrontate dalla portaerei e dal suo equipaggio durante una lunga missione che ha incluso un ruolo chiave nella guerra contro l'Iran.
Un video che mostra degli operai locali intenti a pulire la nave. Due di loro, su un'impalcatura, indossano tute protettive color argento, caschi gialli, visiere e stivali neri, mentre spruzzano un detergente sul fianco della grande nave. Si può notare che la maggior parte della ruggine, così come l'intera distesa verde di alghe, è stata rimossa dalla sezione in cui stanno lavorando.
Non è chiaro se questi lavori fossero già stati programmati nell'ambito della manutenzione ordinaria o se siano stati ordinati dopo la diffusione di immagini della nave che ne mostravano le pessime condizioni. La nave aveva attirato molta attenzione ancor prima del suo arrivo in Thailandia.

La portaerei Lincoln e il Carrier Strike Group 3 hanno partecipato alla prima ondata di attacchi contro l'Iran il 28 febbraio, nell'ambito di quella che le forze armate statunitensi hanno denominato Operazione Epic Fury. 

La Lincoln e il resto del gruppo d'attacco hanno continuato a supportare Epic Fury e le successive operazioni contro l'Iran per i mesi successivi. La decisione di ritirare la portaerei dalla regione è stata infine presa il mese scorso, in seguito a una serie di segnalazioni di un grave calo del morale e di problemi di salute mentale tra l'equipaggio. Un marinaio è stato soccorso il mese scorso dopo essersi gettato in mare. Ci sono state segnalazioni di almeno un altro individuo a bordo che ha tentato di fare lo stesso. Il presidente Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth, tra gli altri, hanno respinto le preoccupazioni relative alla salute mentale e ad altri problemi a bordo della nave.
L'interesse per la Lincoln si è riacceso dopo il suo arrivo in Thailandia, a causa delle sue condizioni e dell'intensa curiosità di vedere come l'equipaggio se la sarebbe cavata durante una sosta in un porto thailandese dopo essere stato in mare per così tanto tempo.
Come noto, da tempo la ruggine che ricopre le navi della Marina statunitense ha suscitato critiche nel corso degli anni, anche da parte del presidente Donald Trump. Ciò è dovuto in parte all'immagine negativa che un'usura così visibile sulle navi militari americane può generare, soprattutto durante le soste in porti esteri.
«È terribile. Penso che dovrebbero vergognarsi», ha detto John Phelan ai membri del Congresso durante un'audizione l'anno scorso, dopo aver visto le foto di un cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, l'USS Dewey, in pessime condizioni, durante una sosta a Singapore. «Vi piacerebbe salire su quella nave?»
Un funzionario della Marina ha fatto notare all'inizio di quest'anno che uno dei fattori determinanti per le condizioni di navi come la Lincoln è il ritmo operativo delle missioni.
"Sappiamo cosa fare, ma scegliamo di non farlo", ha dichiarato Mark Lattner, direttore del programma Ship Integrity and Performance Engineering della Marina Militare, Naval Systems Engineering Directorate, a gennaio durante un panel al simposio annuale della Surface Navy Association". E scegliamo di non farlo perché c'è sempre qualche altro problema da risolvere. Non ho tempo. La corrosione può aspettare. E quindi non mettiamo in atto le soluzioni."
Trovare una soluzione al problema della ruggine sulla Marina è diventata una delle principali missioni di Lattner in seguito alle polemiche scatenate dai messaggi notturni inviati da Trump ai funzionari della US NAVY, in cui chiedeva spiegazioni sulle condizioni del DDG USS Dewey, dopo aver visto le foto che lo ritraevano ricoperto di ruggine mentre attraccava a Singapore l'anno scorso.
Le soste in porto offrono il tempo necessario per risolvere problemi di vecchia data e rifornire la nave di praticamente tutto ciò che si possa immaginare, dal carburante per aerei al cibo. Non sorprende quindi che la Lincoln sia invasa da personale di supporto e rifornimenti, mentre gran parte del suo equipaggio si gode qualche giorno di riposo a terra.
Non è chiaro quanto dureranno i lavori di pulizia della Lincoln, né quanto di essi sarà completato prima che la nave e l'equipaggio lascino il porto. In ogni caso, da quello che abbiamo visto finora, la nave apparirà in condizioni decisamente migliori quando lascerà la Thailandia rispetto a quando vi è arrivata.



CVN-72 Lincoln

La CVN-72 Lincoln è una portaerei nucleare le cui caratteristiche ricalcano quelle della classe di appartenenza, la classe Nimitz. Dimensioni e dislocamento sono però maggiori rispetto alle prime unità della classe al punto che taluni la considerano come appartenente a una sottoclasse evoluta.
Il ponte di volo dispone di 4 catapulte a vapore tipo C13-2, quattro elevatori e quattro sistemi di cavi di arresto. La propulsione e la produzione di energia elettrica è assicurata da due reattori nucleari A4W che sviluppano una potenza complessiva di 209 MW e hanno una vita utile di circa 20 anni. In caso di emergenza sono disponibili 4 motori diesel.
Le parti vitali della portaerei sono protette da corazzature aggiuntive in Kevlar dello spessore di oltre 6 cm. Le catapulte assicurano un ritmo di lancio di un aereo ogni 20 secondi e l'hangar interno può ospitare circa metà dei velivoli in dotazione. I depositi della nave consentono di stivare 8.500 tonnellate di carburante per gli aerei, che consentono di operare per 16 giorni senza necessità di rifornimento.
La vita utile della portaerei è stimata in 50 anni.
La componente operativa principale è costituita dallo stormo aereo imbarcato (CVW). Esso comprende un gruppo con 12 caccia multiruolo F/A-18E/F Super Hornet e fino a tre gruppi con un totale di 36 caccia multiruolo F/A-18 Hornet destinati ad essere sostituiti dai nuovi caccia multiruolo stealth F-35. Ad essi si aggiungono velivoli radar e per la guerra elettronica, nonché elicotteri per la guerra antisommergibile e per compiti di trasporto e soccorso.
Per l'autodifesa la Lincoln è dotata di vari sistemi d'arma e sistemi da guerra elettronica attiva e passiva: 2 sistemi a 8 celle per missili antiaerei NATO Sea Sparrow; 2 sistemi a 21 celle per missili antimissile RAM; 3 sistemi antimissile a corto raggio Phalanx dotati di cannone Vulcan; una suite da guerra elettronica AN/SLQ-32V cui sono asserviti lancia artifizi antimissile MK36 SRBOC; un sistema antisiluro Nixie.
Per la scoperta di bersagli aerei l'unità dispone di sistemi radar AN/SPS-48E e AN/SPS-49(V)5, mentre la scoperta di bersagli di superficie è affidata a un radar AN/SPS-67(V)1. La dotazione elettronica è completata da vari radar di navigazione, guida missili, controllo del traffico aereo.

La superportaerei della Marina statunitense USS Abraham Lincoln si trova attualmente in Thailandia per una meritata e ampiamente pubblicizzata sosta in porto. 

La portaerei non effettuava tale sosta da 286 giorni, gran parte dei quali trascorsi impegnata in estenuanti operazioni di combattimento contro l'Iran. La nave è stata sottoposta a un utilizzo intensivo, a volte affidandosi a un precario sistema di rifornimento via mare per poter continuare a operare per mesi, e i segni di questo sforzo sono evidenti. La Lincoln appare visibilmente provata, con la cosiddetta "ruggine" e alghe che ricoprono le fiancate dello scafo, così come i bordi del ponte di volo e degli sponson su entrambi i lati. È un aspetto alquanto sorprendente per una delle navi più potenti del pianeta e un importante simbolo della proiezione di potenza statunitense, ma è anche un monito a ciò che la nave e il suo equipaggio hanno sopportato per mesi.
La Lincoln è arrivata oggi nel porto thailandese di Laem Chabang. La portaerei aveva già fatto scalo a Guam nel dicembre 2025 e, secondo alcune fonti, anche in Medio Oriente a luglio 2026. Tuttavia, in entrambi i casi, si è trattato di brevi soste logistiche che non hanno offerto al personale di bordo la possibilità di sbarcare. 

I media thailandesi riportano che la portaerei dovrebbe rimanere a Laem Chabang fino alla fine del fine settimana.

“Il nostro arrivo a Laem Chabang offre ai nostri marinai e ai Marines una meritata opportunità di riposo e recupero. Sottolinea inoltre la solida e duratura partnership e alleanza tra gli Stati Uniti e la Thailandia”, ha dichiarato oggi in un comunicato stampa il contrammiraglio Robert E. Loughran, comandante del Carrier Strike Group 3 (CSG-3). “ Ciò che questo gruppo d'attacco ha realizzato è davvero storico. Non potrei essere più orgoglioso dell'eccezionale professionalità e competenza dimostrate da ogni membro di questa squadra durante le nostre operazioni nell'area di responsabilità del Comando Centrale degli Stati Uniti”.

La portaerei Lincoln e il suo gruppo d'attacco erano salpati dal porto di San Diego nel novembre 2025 per quella che inizialmente doveva essere una crociera di routine nel Pacifico. La portaerei, il suo gruppo aereo e le navi di scorta furono successivamente dirottati verso il Medio Oriente, dove giunsero nel gennaio 2026.

Il CSG-3 ha partecipato alla prima ondata di attacchi contro l'Iran il 28 febbraio, nell'ambito di quella che le forze armate statunitensi hanno denominato Operazione Epic Fury. La portaerei Lincoln e il resto del gruppo d'attacco hanno continuato a supportare Epic Fury e le successive operazioni contro l'Iran per i mesi successivi. La decisione di ritirare la portaerei dalla regione è stata infine presa il mese scorso, in seguito a una serie di segnalazioni di un grave calo del morale e della salute mentale dell’equipaggio.
Si ritiene che due dei DDG classe Arleigh Burke assegnati al CSG-3, l'USS Michael Murphy e l'USS Spruance, siano ancora operativi nella parte occidentale dell'Oceano Indiano. Un terzo DDG del gruppo d'attacco, l'USS Frank E. Petersen Jr., ha accompagnato la Lincoln in Thailandia ed è ora ormeggiato in un porto separato a Sriracha, vicino a Laem Chabang. Anche l' incrociatore classe Ticonderoga USS Robert Smalls ha contribuito alla scorta della portaerei e, secondo la Marina, "è arrivato a Map Ta Phut, in Thailandia, per la sua visita programmata in porto".

Come già accennato, la Lincoln sembra decisamente essere rimasta in mare quasi ininterrottamente per gli ultimi nove mesi e mezzo circa. 

Le foto e i video della nave a Laem Chabang, visibili e allegate a questo articolo, mostrano chiaramente grandi macchie di ruggine scura lungo tutto lo scafo e altri segni di usura simili in altre parti. È presente anche un anello di alghe di un verde brillante sullo scafo, in corrispondenza della linea di galleggiamento. Sebbene le portaerei abbiano equipaggi molto numerosi e solitamente mantengano un aspetto relativamente curato durante le missioni, c'è un limite a ciò che si può fare fuori porto durante le missioni particolarmente lunghe, dove tutte le risorse sono concentrate su operazioni di combattimento prolungate e ad alta intensità.
La ruggine che ricopre le navi della Marina statunitense è stata oggetto di numerose critiche negli ultimi anni, anche da parte del presidente Donald Trump. Ciò è dovuto in parte all'immagine negativa che un'usura così visibile sulle navi militari americane può generare, soprattutto durante le soste in porti esteri.
Phelan stava testimoniando in merito alla sua nomina a Segretario della Marina. All'epoca, disse che il Presidente Trump gli aveva già inviato messaggi nel cuore della notte riguardo alla questione. Phelan fu successivamente confermato e ricoprì la carica di massimo responsabile civile della US NAVY fino al suo inaspettato licenziamento in aprile 2026, a quanto pare a causa di disaccordi sulle future corazzate classe TRUMP di altre frizioni più generali all'interno dell'amministrazione.
La situazione attuale della Lincoln è, ovviamente, un caso estremo, risultato di circostanze operative molto specifiche. La portaerei è già da settimane al centro delle cronache a causa dei già citati problemi di morale, che i familiari delle persone a bordo hanno denunciato con forza attraverso i media.
Allo stesso tempo, la lunga missione della portaerei è indicativa di problemi più ampi relativi alla costruzione navale, alla prontezza operativa e ad altre questioni con cui la Marina continua a confrontarsi. Le pressioni sulle flotte di portaerei in particolare si sono accumulate costantemente negli anni e stanno ora diventando una crisi latente. La USS Gerald R. Ford ha concluso a maggio una storica missione di 326 giorni. 

La Marina ha dichiarato pubblicamente che la USS Theodore Roosevelt, che inizierà presto la sua prossima crociera, potrebbe rimanere lontana dalla base per almeno otto mesi. 

Più a lungo le navi rimangono in missione, più tempo in porto devono in genere trascorrere successivamente, aggravando ulteriormente la situazione con il passare dei giorni durante le proroghe che si protraggono per mesi. Tutto ciò ha ripercussioni a cascata molto preoccupanti anche sui cicli di manutenzione ordinaria, per non parlare delle revisioni approfondite e degli interventi di ammodernamento, nonché sulle questioni di gestione del personale.
"Il mio sincero tentativo è quello di cercare davvero di mantenere questi dispiegamenti a sette mesi", ha affermato l'ammiraglio Daryl Caudle, capo delle operazioni navali e massimo ufficiale della Marina, durante una sessione di domande e risposte a Fort Meade, nel Maryland. Ha anche affermato di volere una Marina "in grado di sostenere un dispiegamento di sette mesi e fornire comunque ai nostri comandanti operativi la quantità di forza navale di cui hanno bisogno per portare a termine le loro missioni, risolvere i loro principali problemi operativi e assicurarsi che abbiano tutta la forza navale necessaria per fare ciò che devono fare”.  Caudle aveva espressamente espresso preoccupazioni riguardo alle sollecitazioni a cui era sottoposta la Ford, parlando con i media al simposio annuale della Surface Navy Association lo scorso gennaio 2026.
Lo stato di usura visibile della Lincoln richiama certamente l'attenzione sullo stress a cui sono sottoposte le flotte di portaerei americane, mentre il personale a bordo si gode finalmente un meritato periodo di riposo a Laem Chabang.














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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.






IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)