venerdì 10 luglio 2026

Deutsche Marine 2029: a causa dei ritardi pluriennali nell'acquisizione delle fregate di classe 126, il Ministero della Difesa sta perseguendo una seconda linea d'azione: l'acquisizione delle fregate classe MEKO A-200 DEU, nota anche come F128, cioè una fregata basata sul progetto MEKO 200 di TKMS.












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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Deutsche Marine

La Deutsche Marine è la marina militare tedesca, componente marittima della Bundeswehr. Profondamente integrata nella struttura della NATO, la sua missione è la difesa della Germania e dei suoi alleati assieme alle operazioni di peace-keeping e peace-enforcement. La marina fa risalire le proprie origini alla Reichsflotte (Flotta imperiale), costituita durante la Primavera dei popoli del 1848-52 e che per prima navigò con la bandiera nera, rossa e gialla: fondata dal democraticamente eletto Parlamento di Francoforte il 14 giugno 1848, il fallimento della rivoluzione concluse la sua breve esistenza il 2 aprile 1852; l'odierna Deutsche Marine festeggia quindi il suo anniversario proprio il 14 giugno.

Dal 1945 al 1956, i reduci della Kriegsmarine vissero nel Deutscher Minenräumdienst (German Mine Sweeping Administration, «Amministrazione tedesca per lo sminamento» nella dicitura inglese) e nelle organizzazioni che lo seguirono una sorta di stadio di transizione che permise alla futura marina di partire con una base di militari già esperti. Nel 1956, con l'entrata della Germania Ovest nella NATO, essa fu ufficialmente fondata con il nome di Bundesmarine (Marina federale). Con la riunificazione tedesca del 1990, assorbì la Volksmarine (Marina popolare) della Germania Est e diventò l'odierna Deutsche Marine.




La classe MEKO A-200 DEU, nota anche come F128

Le minacce poste dalla Russia nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e nell'Atlantico settentrionale aumentano di giorno in giorno. La marina militare più piccola della storia sta affrontando queste minacce con immensa dedizione, disciplina e un forte senso del dovere. Per questo, la marina tedesca crescerà, sia in termini di personale che di equipaggiamento. Il nuovo servizio di leva è un primo passo in questo incremento di personale. Il "Corso di Marina" descrive la visione d'obiettivo e il necessario sviluppo degli obiettivi di capacità.
Ora spetta ai responsabili politici trarre le giuste conclusioni e prendere le decisioni appropriate per l'ulteriore sviluppo delle capacità marittime.
E’ evidente che progetti come le fregate F126, che derivano ancora da pratiche di appalto obsolete, rappresentano per noi sfide significative. Il cambio dell'appaltatore generale rappresenta un cambiamento fondamentale. Tuttavia, è probabile che ciò non sia sufficiente a risolvere l'attuale livello di rischio.

Per questo motivo, abbandonare il programma F126 e passare a una soluzione basata sul MEKO A-200 è l'opzione più pragmatica e sensata per la marina militare tedesca.

Il progetto MEKO possiede una capacità operativa che può essere considerata una valida alternativa. Oltre alla tempistica, che prevede consegne a partire dal 2029, sarà necessario mettere a punto un piano d'azione per l'approvvigionamento e l'impiego operativo: una soluzione che superi una ormai eccessiva ossessione per la standardizzazione attraverso approcci pragmatici. Insieme ai responsabili politici, al Ministero della Difesa e all'Ufficio federale per l'equipaggiamento, la tecnologia informatica e il supporto in servizio della Bundeswehr (BAAINBw), è possibile dare priorità ai tempi e alla capacità operativa rispetto al livello di standardizzazione come criterio decisivo per l’approvvigionamento.

Un livello standardizzato non scoraggerà efficacemente Putin, ma il dispiegamento delle fregate a partire dal 2029 lo farà certamente.

A causa dei ritardi pluriennali nell'acquisizione delle fregate classe 126 e della questione apparentemente ancora irrisolta se NVL entrerà nel progetto come contraente principale, il Ministero della Difesa sta ora perseguendo una seconda linea d'azione: l'acquisizione delle fregate “MEKO A-200 DEU / F-128” dal cantiere navale tedesco TKMS.
Ora, il Ministero federale della Difesa tedesco (BMVg) intende concludere un contratto preliminare per il sistema MEKO A-200 DEU, quale piattaforma alternativa alla fregata Type 126. 

Di recente sono stati stanziati 6,3 miliardi di euro per l'acquisto delle prime quattro navi. L'esercizio dell'opzione per altre quattro navi richiederebbe circa 5,3 miliardi di euro.

Ad ogni buon conto, il fatto che il prezzo unitario di una fregata MEKO sia aumentato di circa il 70% – raggiungendo circa 1,57 miliardi di euro – contrariamente alle stime iniziali del produttore, ha suscitato incomprensione negli ambienti del Bundestag. A quanto pare, ciò è dovuto in parte al fatto che il calcolo dei costi originale si basava sull'acquisto di otto navi. La riduzione del numero fa aumentare il costo di ciascuna fregata di oltre 130 milioni di euro; inoltre, TKMS deve acquistare componenti non previsti inizialmente (come i lanciatori VLS "a lunghezza d'attacco"), aggiungendo circa il 15% al totale. Gli aumenti di prezzo dei subappaltatori ammontano a oltre 100 milioni di euro, mentre i requisiti aggiuntivi della Marina tedesca – come quelli volti a migliorare le capacità di difesa contro i droni della fregata – ammontano a circa 80 milioni. La parte restante deriva da fattori quali la gestione dell'obsolescenza, i servizi di supporto e i costi associati alle garanzie bancarie.

Né il Ministero della Difesa né la TKMS, produttrice del MEKO A-200, hanno voluto commentare la questione. Un portavoce del Ministero della Difesa ha precisato che, per principio, non vengono fornite informazioni sui progetti di appalto prima dell'approvazione parlamentare.

Secondo alcune indiscrezioni, il Ministero della Difesa tedesco (BMVg) starebbe pianificando un ulteriore progetto da 25 milioni di euro per il rifacimento dello scafo della fregata Type 126 nel secondo trimestre. Ciò suggerisce che entrambi i progetti, il MEKO A-200 e l'F126, potrebbero potenzialmente procedere in parallelo. Come è noto, vi è una notevole pressione per dotare la Marina di nuove fregate entro il 2029.
Gli osservatori ipotizzano che TKMS inizierà i lavori fisici sulle fregate MEKO subito dopo la firma del contratto preliminare, ad esempio con il taglio dell'acciaio. Inoltre, i componenti con lunghi tempi di consegna potrebbero essere ordinati ai fornitori. Sebbene un contratto preliminare non sia ancora un contratto di costruzione definitivo, gli osservatori interpretano l'approccio del Ministero come una chiara indicazione della volontà di stipulare un contratto di questo tipo. L'amministratore delegato di TKMS, Oliver Burkhard, ha dichiarato lo scorso anno che la sua azienda potrebbe consegnare la prima fregata MEKO nel 2029. È possibile che tale tempistica possa essere rispettata anche con la firma di un contratto preliminare nel 2026.
Le proposte della coalizione prevedono che 724,7 milioni di euro del fondo speciale siano disponibili per l'eventuale acquisizione della piattaforma alternativa nel 2026, con ulteriori 878,2 milioni di euro stanziati per impegni nel 2027. Dal 2028 in poi, il finanziamento proverrà dal bilancio ordinario: a tale scopo sono stati stanziati complessivamente 6,2 miliardi di euro, da spendere entro il 2033 compreso. La validità di questo piano si vedrà nelle prossime settimane.
I contratti preliminari, secondo le richieste dei responsabili della politica di bilancio, devono includere una chiara definizione dell'ambito dei servizi e delle capacità, tetti di spesa vincolanti, tempistiche realistiche e piani di raggiungimento degli obiettivi, nonché una prospettiva di attuazione affidabile. All'epoca, la MEKO A-200 era ancora considerata l'unica alternativa alla F126.

La classe MEKO A-200 DEU, nota anche come F128, è una fregata basata sulla MEKO 200.

Con la cancellazione del progetto della fregata F126, annunciata dal Ministro della Difesa Boris Pistorius alla fine di giugno 2026, la soluzione provvisoria originaria, la MEKO A-200 DEU, è diventata la fregata sostitutiva, la F128. Le prime quattro unità sono costate 6,3 miliardi di euro. Con l'opzione per altre quattro unità al costo di 5,3 miliardi di euro, l'intero progetto richiederà quasi 12 miliardi di euro entro il 2032. Il governo e la marina militare puntano ora all'acquisto di queste otto fregate MEKO A-200. La Commissione Difesa del Bundestag tedesco discuterà il contratto di costruzione per la progettazione, la realizzazione e la consegna delle fregate di classe MEKO A-200 DEU mercoledì prossimo, 8 luglio. Secondo l'ordine del giorno, nella stessa seduta verranno prese anche altre decisioni in ambito navale, comprese quelle relative alle motovedette e ai potenziali sistemi d'arma laser.
L'industria della difesa marittima sta seguendo gli sviluppi con grande interesse, poiché l'equipaggiamento delle navi è destinato a seguire da vicino l'aggiornamento F123 SdEV ("Ensuring Operational Availability"), ottimizzandolo così per la guerra antisommergibile. Ciò suggerisce chi, oltre a TKMS come contraente, potrebbe figurare nella lista dei partner: oltre a SAAB Germany, ATLAS Elektronik, Elbit Systems, Kongsberg, Leonardo e Rolls Royce, è coinvolta anche Stahlbau Nord GmbH, parte del gruppo Heinrich Rönner con sede a Bremerhaven. Gli Stati Uniti sono rappresentati da Northrop Grumman e Lockheed Martin. Chi rimarrà fuori? Hensoldt e Thales, selezionate per i radar e i sistemi di gestione del combattimento (CMS) del progetto F126. Anche la partecipazione di Rheinmetall Division Naval Systems (ex Naval Vessels Lürssen - NVL) e dei suoi cantieri navali è ora incerta. A Wolgast, presso il cantiere navale di Peene, i componenti completati e le attrezzature ordinate sono già in loco, quindi i miliardi non sono realmente "scomparsi". Anche German Naval Yards (GNYK), l'ultimo offerente tedesco nella gara d'appalto originale, era fortemente coinvolto nel programma. In una dichiarazione pubblica su LinkedIn, l'azienda sottolinea di aver già investito in personale e infrastrutture. Si tratta di capacità che rimarranno disponibili, visto il continuo successo del programma F126. Pertanto, non è a rischio solo la perdita di denaro pubblico, ma anche la perdita di investimenti. Alla luce dell'attuale situazione di sicurezza, questo non può essere liquidato come un semplice rischio commerciale, perché la Germania ha bisogno di tutte le sue capacità di costruzione navale militare, da Emden a Kiel fino a Wolgast.
Con un dislocamento di poco inferiore alle 4.000 tonnellate, la F128 si colloca nella fascia inferiore degli attuali progetti di fregate antisommergibile occidentali e dell'Estremo Oriente. Ciò la rende anche più facilmente integrabile nelle attuali strutture delle basi navali rispetto a quanto lo sarebbe stata la F126 da 10.000 tonnellate. Il progetto tedesco si posiziona tra l'attuale A-200 (quasi 3.600 tonnellate) e la più grande A-210, che TKMS intende commercializzare con un dislocamento di circa 4.700 tonnellate. L'A-200 è già in servizio con Algeria, Egitto e Sudafrica. Indubbiamente, tuttavia, la F128 offre un potenziale di ampliamento significativamente inferiore rispetto alla F126. Ciononostante, non si prevede che la nave più piccola presenti carenze significative nelle capacità richieste. In termini di prestazioni, tuttavia, è assolutamente all'altezza della concorrenza!
La guerra antisommergibile in mare è di fondamentale importanza per la NATO. L'adempimento tempestivo ed efficace degli obblighi NATO in questo ambito è ora presumibilmente garantito dall'acquisizione delle nuove navi di sostituzione F128. Il Bundestag ha dato il via libera all'avvio della costruzione delle navi, lunghe 121 metri e larghe 16,3 metri, subito dopo la decisione del Ministro. La rapidità è essenziale: la prima nave è stata promessa alla Marina entro la fine del 2029.

La fregata MEKO A-200 offre capacità di guerra quadridimensionali a spettro completo: aerea, di superficie, subacquea e di guerra elettronica:
  • MODULARITÀ IN FUNZIONE, Flessibilità eccezionale che consente un adattamento perfetto a qualsiasi missione;
  • STEALTH - L'ARTE DELL’INVISIBILITÀ, Geometria dello scafo progettata con precisione, bassa impronta acustica, raffreddamento attivo dello scafo e tutti gli scarichi a mare;
  • TENUTA AL MARE E MOBILITÀ, il design robusto garantisce operazioni rapide e decisive anche nelle condizioni marittime più estreme.

Progettata per resistenza e versatilità, la MEKO A-200 eccelle in una varietà di profili di missione: dal pattugliamento e interdizione al supporto delle forze speciali, ricerca e soccorso e operazioni umanitarie. Un vero moltiplicatore di forza, incarna l'impegno di TKMS per una precisione ineguagliabile e un'eccellenza operativa.

Le tre sottoclassi del MEKO A-200 – MEKO A-200 SAN, MEKO A-200 AN e MEKO A-200 EN – condividono piattaforme navali pressoché identiche, pur essendo dotate di sistemi di combattimento distinti forniti da diversi produttori. 
Questa flessibilità consente alle marine militari di personalizzare con precisione le proprie unità, sfruttando appieno il potenziale della tecnologia MEKO per soddisfare le loro specifiche esigenze operative.
La fregata MEKO A-200 offre eccezionali doti di tenuta di mare e agilità tattica. Il suo veloce design monoscafo, dotato di skeg a prua, garantisce una drastica riduzione dell'imbardata e una stabilità direzionale senza pari anche in condizioni di mare difficili. Con una larghezza superiore a 16 metri e stabilizzatori a pinna attivi avanzati, la piattaforma rimane estremamente stabile, consentendo operazioni sicure con elicotteri e imbarcazioni fino a forza 6. Questa potente combinazione garantisce un ampio raggio d'azione operativo, inclusi i mezzi aerei, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche avverse. Il castello di prua coperto e il bordo libero elevato migliorano la galleggiabilità riducendo al minimo l'immersione del ponte e gli impatti, consentendo transiti ad alta velocità in mare agitato con la massima sicurezza.
La fregata MEKO A-200 incarna un'eccezionale capacità stealth grazie a un design e una tecnologia all'avanguardia. Il suo rivoluzionario scafo X-Form, la schermatura completa delle pareti laterali per le apparecchiature esposte, i portelloni a filo e la copertura RCSnet di tutte le aperture si combinano per offrire una sezione radar eccezionalmente bassa.
Eliminando il fumaiolo e convogliando tutti i gas di scarico del motore a combustione orizzontalmente a livello o al di sotto della linea di galleggiamento con raffreddamento attivo, e grazie a un avanzato sistema di raffreddamento dello scafo, la fregata raggiunge una firma infrarossa eccezionalmente bassa. L'integrazione di eliche piccole e leggere e il posizionamento a poppa dell'apparato propulsivo, reso possibile dal sistema di propulsione CODAG-WARP, insieme a una deriva a prua, garantiscono un silenzio acustico senza pari.
Dotata di un sistema di smagnetizzazione triassiale attivo all'avanguardia, la fregata MEKO A-200 minimizza la propria firma magnetica con una precisione senza compromessi. Questa potente combinazione di tecnologie posiziona l'unità come leader in termini di furtività e superiorità operativa.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Hartpunkt, NavalNews, WIKIPEDIA, You Tube)





















 

giovedì 9 luglio 2026

NATO, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord: La prossima piattaforma di allerta precoce e controllo aereo della NATO sarà il SAAB "GlobalEye". La decisione di acquistare fino a 10 velivoli “AEW&C” per l’Alleanza giunge dopo che Svezia, Francia e Canada hanno scelto la piattaforma e nell'ambito di un più ampio piano di investimenti per la difesa dell’Alleanza.









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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









NATO, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord

La NATO, Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (in inglese North Atlantic Treaty Organization; in francese Organisation du traité de l'Atlantique nord, in sigla OTAN) è un'alleanza militare intergovernativa nel settore della difesa, che include trentadue Stati membri, di cui trenta europei e due nordamericani, e che è stata istituita all'indomani della Seconda guerra mondiale. Il trattato istitutivo della NATO, il Patto Atlantico, fu firmato a Washington il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno.


La NATO è un sistema di sicurezza collettiva: i suoi Stati membri indipendenti si impegnano a difendersi a vicenda da eventuali attacchi da parte di terzi. Durante la guerra fredda, servì come deterrente verso la minaccia percepita dell'Unione Sovietica. L'alleanza è rimasta in vigore dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica ed è stata coinvolta in operazioni militari nei Balcani, in Medio Oriente, in Asia meridionale e in Africa.
Il quartier generale principale della NATO si trova a Bruxelles, in Belgio, mentre il quartier generale militare è situato nei pressi di Mons, sempre in Belgio. L'alleanza può disporre della NATO Response Force e delle forze armate combinate di tutti i suoi membri, che comprendono un totale di circa 3,5 milioni di soldati e personale di vario genere. La loro spesa militare combinata, nel 2020, costituiva oltre il 57% del totale nominale globale. Inoltre, i membri hanno concordato di raggiungere o mantenere l'obiettivo di spesa per la difesa di almeno il 2% del loro PIL entro il 2024.
La NATO si è formata con dodici membri fondatori e in dieci occasioni ha aggiunto nuovi membri, l'ultima delle quali è avvenuta nel 2024, quando la Svezia è entrata a farne parte[3]. Al 2024, la NATO riconosce la Bosnia-Erzegovina, la Georgia e l'Ucraina come aspiranti membri. L'allargamento dell'alleanza ha portato a tensioni con i paesi terzi come la Russia, uno dei diciotto Paesi che partecipano al programma di Partenariato per la pace della NATO. Altri diciannove Paesi sono coinvolti in programmi di dialogo istituzionalizzato con l'alleanza.



L'acquisizione del GlobalEye si inserisce in una serie di annunci relativi alle capacità della NATO, che spaziano dai droni agli aerei da pattugliamento marittimo, dalle navi cisterna agli aerei da trasporto.

La prossima piattaforma di allerta precoce e controllo aereo (AEW&C) della NATO sarà il GlobalEye di Saab, come annunciato durante il vertice dell'Alleanza ad Ankara, in Turchia. 
Il velivolo AEW&C consentirà all’Alleanza di monitorare vaste aree terrestri, marittime e aeree, rafforzando significativamente la capacità della NATO di individuare e rispondere a un’ampia gamma di minacce.
Il GlobalEye combina il radar Erieye Extended Range di Saab con una suite avanzata di sensori e un sistema multidominio di Command & Control (C2), integrati su un velivolo Bombardier Global 6500.
In qualità di sistema AEW&C, GlobalEye offre capacità di rilevamento a lungo raggio con elevata frequenza di aggiornamento dei dati. Il sistema è in grado di individuare minacce difficilmente rilevabili e stealth, nonché droni, missili balistici e missili ipersonici, anche in ambienti complessi caratterizzati da forti interferenze radar e contromisure elettroniche.

La decisione di acquistare fino a 10 GlobalEye per la NATO giunge dopo che Svezia, Francia e Canada hanno scelto la piattaforma, e si inserisce in un contesto di numerosi nuovi ordini di equipaggiamento militare nell'ambito di un più ampio piano di investimenti per la difesa dell’Alleanza.

Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, ha confermato che l'Alleanza Atlantica avvierà negoziati formali con Saab per l'acquisizione del sistema GlobalEye. Il sistema integrerà il radar a lungo raggio Erieye di Saab, altri sensori e un sistema di comando e controllo (C2) su una cellula di un business jet Bombardier Global 6500 di produzione canadese. Al momento, Saab non ha ancora firmato un contratto né ricevuto un ordine: “Siamo onorati e orgogliosi di supportare la NATO nello sviluppo delle sue capacità AEW&C di nuova generazione”, ha dichiarato Micael Johansson, presidente e CEO di Saab. “Siamo certi che GlobalEye sia la scelta giusta per l'Alleanza, in quanto offre capacità comprovate, adattabilità e un vantaggio operativo a lungo termine. L'annuncio posiziona chiaramente GlobalEye come la soluzione leader a livello mondiale per l'allerta precoce e il controllo aereo avanzato. Attendiamo con interesse i prossimi passi dei negoziati.”

L'alleanza ha un disperato bisogno di sostituire la sua flotta di 14 velivoli Boeing E-3A Sentry AWACS (Airborne Warning and Control Systems) attualmente in servizio presso la NATO Airborne Early Warning & Control Force (NAEW&CF), con base a Geilenkirchen, in Germania.

Il percorso del GlobalEye verso il successo con la NATO è stato alquanto tortuoso. Nel 2023, la NATO aveva annunciato il suo piano per "intraprendere passi verso l'acquisizione" di sei velivoli Boeing E-7A Wedgetail AEW&C, la prima parte di un'iniziativa nota come Initial Alliance Future Surveillance and Control (iAFSC). La scelta originaria della NATO di adottare l'E-7 tenne conto del prezzo e della disponibilità, nonché dei precedenti programmi di acquisizione dell'E-7, in particolare in Australia,  Corea del Sud, Turchia,  Regno Unito e Stati Uniti. All'epoca, la NATO stabilì che l'E-7 era "l'unico sistema attualmente conosciuto in grado di soddisfare i requisiti operativi essenziali e i parametri prestazionali chiave dei comandi strategici, e disponibile per la consegna entro i tempi richiesti".
Lo scorso novembre 2025, tuttavia, il Ministero della Difesa olandese ha annunciato che la NATO aveva abbandonato il piano di acquisto degli E-7, affermando che il programma aveva perso la sua "base strategica e finanziaria". La decisione è stata inoltre influenzata dall'incertezza sul futuro dei piani Wedgetail dell'aeronautica statunitense .
A quel punto, il Segretario di Stato per la Difesa dei Paesi Bassi, Gijs Tuinman, dichiarò che l'obiettivo era quello di avere un nuovo velivolo AEW&C operativo entro il 2035, facendo riferimento alla data in cui gli E-3 avrebbero raggiunto la fine del loro ciclo di vita.

L'anno scorso, Saab aveva dichiarato che sarebbe stata in grado di rendere operativo il GlobalEye con la NATO nel 2031.

I Paesi Bassi erano uno dei sette membri partner del programma di sostituzione degli AWACS, insieme a Belgio, Germania, Lussemburgo, Norvegia, Romania e Stati Uniti. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno successivamente abbandonato il programma. L'abbandono del progetto E-7 ha reso il GlobalEye l'unico candidato realistico, essendo l'unico altro velivolo AEW&C occidentale a reazione attualmente in produzione. Anche il Northrop Grumman E-2D Hawkeye, un aereo a turboelica imbarcato, è tuttora in fase di costruzione. A suo favore gioca anche il fatto che il GlobalEye è già stato ordinato dalla Francia per sostituire la sua flotta di E-3F Sentry, dalla Svezia ed è stato selezionato dal Canada. La Saab ha proposto l'aereo a Danimarca e Finlandia, con l'obiettivo di una potenziale gestione congiunta del velivolo. L'azienda ha inoltre confermato che Germania e Polonia hanno entrambe mostrato "interesse" per il GlobalEye.

Nel frattempo, la domanda di velivoli AEW&C (Airborne Early Warning and Control, allerta precoce e controllo) è in crescita in tutta Europa, a causa del continuo deterioramento del contesto di sicurezza. 

La sconsiderata aggressione in corso da più di 4 anni da parte della Russia contro l’Ucraina ha rafforzato la necessità di una sorveglianza costante su vasta area e del controllo dello spazio aereo, mentre una gamma più ampia di scenari operativi sta alimentando un rinnovato interesse per le capacità di allerta precoce aviotrasportate. La Polonia è tra gli ultimi paesi ad aver investito in questa capacità, avendo ricevuto in consegna due velivoli bimotore turboelica Saab 340 AEW&C equipaggiati con il radar Erieye di precedente generazione della Saab. Velivoli simili sono stati consegnati anche all'Ucraina, a testimonianza della crescente importanza di queste piattaforme sul fianco orientale della NATO.
La Saab ha presentato il primo aereo Saab 340 AEW&C alla Polonia durante una cerimonia a Linköping, in Svezia, il 29 settembre 2023, appena due mesi dopo che la Polonia aveva effettuato un ordine per due di questi velivoli. 

La comparsa di droni russi all'interno o in prossimità dello spazio aereo NATO non ha fatto altro che rendere ancora più urgente tale esigenza. 

Gli aerei AEW&C offrono una capacità di osservazione dall'alto fondamentale, che li rende particolarmente adatti a rilevare e tracciare minacce a bassa quota, inclusi velivoli senza pilota e missili da crociera, difficili da individuare per i radar terrestri. Allo stesso tempo, forniscono una visione aerea dell'attività sul campo di battaglia, monitorando gli aerei militari russi e tenendo sotto controllo potenziali movimenti ostili a terra e in mare. L’azienda produttrice sottolinea che il GlobalEye è particolarmente idoneo nell'identificare minacce difficilmente osservabili e furtive, nonché droni, missili balistici e ipersonici, anche in ambienti complessi caratterizzati da forti interferenze e disturbi elettronici. Al momento non è chiaro cosa accadrà ai precedenti piani della NATO di impiegare un velivolo AEW&C con equipaggio come parte di una rete integrata di sensori, inclusi droni e altri tipi di velivoli in grado di operare con capacità di sorveglianza e raccolta dati, nonché sistemi spaziali. Ciò rifletteva il pensiero dell'USAF, secondo cui l'E-7 è stato visto più come una soluzione  per colmare il divario tra il ritiro dei suoi vecchi E-3 e una futura capacità radar spaziale e altri sistemi classificati. Gran parte di questa scelta è stata dettata dalle preoccupazioni circa la sopravvivenza delle tradizionali piattaforme AEW&C in uno spazio aereo più conteso.

Per i paesi NATO in Europa, il passaggio dall'E-7 al GlobalEye rafforza anche l'importanza di investire nell'industria della difesa del continente. 

Sempre più spesso, i funzionari europei si rivolgono ai produttori locali per soddisfare le proprie esigenze di difesa, nell'ambito di un più ampio sforzo per ridurre la tradizionale dipendenza dagli Stati Uniti, considerati un partner strategico meno affidabile sotto l'amministrazione Trump. Nel frattempo, e in risposta al deterioramento della situazione di sicurezza in Europa, l’ultimo vertice NATO ha visto l'annuncio di una serie di importanti programmi di acquisizione. In questo contesto, tuttavia, l'industria della difesa statunitense era ben rappresentata.
Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia hanno annunciato oggi l'acquisizione di un massimo di cinque droni Northrop Grumman MQ-4C Triton ad alta quota e lunga autonomia (HALE). Questi velivoli andranno a potenziare la flotta di sorveglianza terrestre dell'Alleanza (AGS) della NATO, che opera dalla base aerea di Sigonella, in Italia, e che attualmente impiega cinque droni della serie Q-4 denominati RQ-4D Phoenix. Oltre a operare nel Mediterraneo e nel Mar Nero, la NATO ha sottolineato che questi droni saranno utilizzati anche nelle regioni artiche e dell'estremo nord, aree di crescente importanza strategica.
"La nostra collaborazione con la NATO e la US NAVY rafforza le capacità di sorveglianza terrestre e marittima dell'alleanza", ha dichiarato Jane Bishop, vicepresidente e direttore generale del segmento Global Surveillance di Northrop Grumman. "Come Phoenix, Triton svolge attività di ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) ad altitudini più elevate e con maggiore autonomia rispetto ai sistemi a media altitudine, ed è pronto a fornire alla NATO nuovi livelli di capacità e flessibilità operativa per monitorare e proteggere gli interessi marittimi dal Mediterraneo all'estremo Nord".
Non è chiaro se la variante NATO del Triton sarà significativamente diversa da quella della Marina statunitense, che si concentra sulla sorveglianza marittima su vasta area e può anche svolgere attività di intelligence dei segnali (SIGINT).
Tra gli altri acquisti per il pattugliamento marittimo, figurano inizialmente due velivoli P-8A Poseidon per la Danimarca. Questi saranno particolarmente utili nell'Artico e nell'estremo Nord, nonché nel contesto della Groenlandia, territorio che Trump ha ripetutamente affermato debba rimanere sotto il controllo statunitense. L'ingresso della Danimarca nella comunità dei P-8 offre inoltre la possibilità di una stretta cooperazione nella lotta ASW con Canada, Germania, Norvegia e Regno Unito, tutti clienti del Poseidon.
"Grazie agli aerei da pattugliamento marittimo, la capacità della Danimarca di far rispettare la propria sovranità e monitorare la regione viene notevolmente rafforzata", ha dichiarato in un comunicato il ministro della Difesa danese Jeppe Bruus.
Nel frattempo, al vertice NATO in Turchia, Belgio, Croazia, Francia, Polonia, Spagna, Turchia e Regno Unito hanno lanciato un programma per la creazione di una flotta multinazionale che opererà con l'aereo da trasporto Airbus A400M. L'iniziativa multinazionale per il trasporto aereo si basa sul modello della Multinational MRTT Fleet (MMF), che opera con un accordo di "condivisione e messa in pool" utilizzando velivoli Airbus A330 Multirole Tanker Transport (MRTT) per conto della NATO. La nuova flotta multinazionale A400M colmerà le lacune strategiche in termini di capacità di trasporto aereo tra gli alleati europei, molti dei quali non dispongono di un aereo da trasporto della classe A400M. Contestualmente all'accordo sugli A400M, la NATO ha annunciato l'ingresso della Finlandia come nuovo membro della Flotta Multinazionale MRTT, che già comprende Paesi Bassi, Lussemburgo, Norvegia, Germania, Belgio, Repubblica Ceca, Svezia e Danimarca. Nove A330 MRTT sono attualmente in servizio, su un ordine totale di 12 per la MMF.
In termini di missili, l'Europa rimane ancora fortemente dipendente dagli Stati Uniti, ma si stanno compiendo sforzi per trasferire almeno una maggiore capacità di produzione e manutenzione nel continente.
Tenendo conto di ciò, Lockheed Martin ha annunciato due iniziative per rafforzare la base industriale missilistica della NATO, affrontando sia la nuova capacità produttiva ( ATACMS ) sia il supporto al ciclo di vita ( PAC-3 ), due sistemi d'arma fondamentali anche per il potenziale bellico dell'Ucraina e costantemente richiesti da Kiev.
Per il sistema ATACMS, Lockheed Martin ha firmato un memorandum d'intesa che disciplina la produzione locale delle munizioni in Europa, sfruttando le capacità produttive di Rheinmetall. Nel frattempo, Lockheed Martin collaborerà con Germania, Paesi Bassi, Polonia e Svezia per valutare la possibilità di realizzare in Europa un impianto dedicato alla manutenzione dei missili PAC-3. L'impianto proposto supporterà gli alleati della NATO che utilizzano i missili intercettori PAC-3 Missile Segment Enhancement (MSE) e PAC-3 Cost Reduction Initiative (CRI).

Sebbene l'accordo con GlobalEye debba ancora essere negoziato e finalizzato, l'annuncio di che trattasi consolida di fatto questo modello come la prossima piattaforma di allerta precoce aviotrasportata della NATO. 

Rappresenta inoltre un'altra importante vittoria per Saab nel mercato sempre più competitivo dei sistemi AEW&C (Airborne Early Warning and Control, sistemi di allerta precoce e controllo), sottolineando al contempo una più ampia tendenza verso capacità di difesa sviluppate in Europa, mentre l'Alleanza si impegna a modernizzarsi in risposta al contesto di sicurezza in rapida evoluzione.





Il Saab GlobalEye è una piattaforma multiruolo di allerta precoce e controllo aviotrasportato (AEW&C) della società svedese di difesa e sicurezza Saab. 

In servizio dall'aprile 2020, il GlobalEye è costituito da una suite di sensori che utilizzano il radar e il sistema di missione Erieye ER (Extended Range) di Saab, installati nel business jet a lungo raggio Bombardier Global 6000/6500.

Struttura

La scelta della cellula su cui sviluppare il velivolo ricadde sul Bombardier Global 6000, il business jet di produzione Canadese. Le modifiche comprendevano sia il rafforzamento della cellula, sia quello delle ali, consentendo il trasporto del radar sul dorso della fusoliera e di alcune apparecchiature per la guerra elettronica sulle estremità alari. Vennero installati un impennaggio di coda più esteso e delle pinne ventrali sul lato posteriore, sulla parte inferiore della fusoliera. La motorizzazione del GlobalEye è la stessa dell'aereo da cui deriva, ovvero due turboventole Rolls-Royce BR700-710A2-20.

Sensori

Il radar che equipaggia il GlobalEye è un radar AESA Saab Erieye ER. L'apparato è posizionato all'interno di un alloggiamento allungato posto sul dorso della fusoliera. All'interno dell'alloggiamento vi sono posizionate due antenne in banda S che forniscono una visione simultanea sui due settori laterali fornendo una panoramica di un settore con una larghezza dell'ordine dei 180°. L'Erieye ER è in grado di rilevare obiettivi a oltre 550 km, anche in ambienti con forti interferenze.
Sotto la fusoliera, nella parte centrale, è stato installato un radome sporgente con un'antenna di una seconda stazione radar, progettata per le missioni di ricognizione marittima e terrestre. L'apparato che assolve a questo compito è il SeaSpray 7500E prodotto dall'italiana Leonardo, operante in banda X, questo radar è in grado di effettuare una panoramica dell'intero emisfero inferiore con raggio massimo di rilevamento del bersaglio in condizioni ideali che raggiunge i 590 km.
Sotto la cabina di pilotaggio sul fondo della fusoliera c'è una piattaforma giroscopica dotata di un sistema elettro-ottico Star Safire 380HD della statunitense Teledyne FLIR che comprende una telecamera e una termocamera, adatte per l'osservazione visiva di obiettivi nell'emisfero inferiore in qualsiasi momento della giornata.
Inoltre, sull velivolo è stata installata una suite di autoprotezione comprendente ricevitori di allarme laser e radar, nonché distributori di contromisure.

Il sensore primario del GlobalEye è il suo radar di allerta precoce aviotrasportato (AEW) Erieye ER. 

Il Saab Erieye ER (Extended Range) è un avanzato sistema radar aeroportato AEW&C con tecnologia AESA (Active Electronically Scanned Array). Alloggiato in un caratteristico "pannello" sul dorso della fusoliera, utilizza moduli in nitruro di gallio (GaN) che offrono un raggio di rilevamento superiore ai 550 km, un'elevata resistenza alle interferenze elettroniche e un tracciamento simultaneo di bersagli aerei, terrestri e navali. 
Ecco un'analisi dettagliata delle caratteristiche tecniche e delle piattaforme di utilizzo:
Caratteristiche Principali:
  • Tecnologia AESA GaN: L'uso di moduli in nitruro di gallio raddoppia l'efficienza energetica rispetto alle generazioni precedenti, consentendo al radar di concentrare la sua energia in aree mirate per incrementare ulteriormente la portata. 
  • Copertura Dorsale: Le due antenne operanti in banda S sono posizionate schiena contro schiena, fornendo una copertura simultanea di 300° (150° per lato).
  • Portata: Oltre 550 km di raggio, con un aumento del 70% nella capacità di tracciamento rispetto alle precedenti versioni dell'Erieye, potendo scovare anche bersagli con una bassissima traccia radar (RCS). 
L'Erieye ER è il sensore primario del sistema Saab GlobalEye, integrato sul jet d'affari a lunghissimo raggio Bombardier Global 6000, che garantisce oltre 11 ore di autonomia di volo.
Con un peso di circa 1 tonnellata, è montato sulla parte superiore della fusoliera del bireattore.  Saab ha citato una portata fino a 450  km (216  miglia nautiche) per il sistema radar AEW quando vola a un'altitudine operativa di 30.000 piedi, e 550 km a 35.000 piedi.  Rispetto alle versioni precedenti del radar Erieye, Saab afferma di aver ottenuto un aumento del 70% nella portata di rilevamento, ottenuto tramite l'uso di nuove tecnologie, come i moduli di trasmissione/ricezione al nitruro di gallio.  Secondo Saab Group, il GlobalEye è in grado di rilevare e tracciare una combinazione di bersagli aerei e di superficie, questi ultimi sia a terra che in mare, mentre sono possibili tempi di missione fino a undici ore di durata. 

Oltre al radar AEW, il GlobalEye è dotato di sensori aggiuntivi. Tra questi, il radar di sorveglianza marittima britannico Seaspray 7500E, fornito dall’italiana Leonardo. Il radar Seaspray è dotato di radar ad apertura sintetica e modalità di indicazione di bersagli mobili orientati al suolo.  

Il GlobalEye dispone anche di un sensore elettro-ottico / infrarosso, situato sotto la fusoliera anteriore. Altre apparecchiature di missione includono collegamenti dati, comunicazioni vocali e satellitari e una suite di comando e controllo, quest'ultima composta da cinque postazioni operatore di bordo. 
Il GlobalEye può essere utilizzato senza operatori a bordo, trasmettendo in streaming il suo output di sorveglianza a stazioni terrestri. Il GlobalEye può svolgere simultaneamente compiti di sorveglianza aerea, marittima e terrestre.  È stato offerto con tre livelli di capacità: il sistema base AESA e C2 per la sorveglianza aerea, terrestre e marittima, insieme ad alcune funzioni di intelligence elettronica; una versione con funzionalità aggiuntive di infrarossi e ricerca marittima; e una con un sistema dedicato di intelligence dei segnali (SIGINT).








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)