venerdì 23 ottobre 2026

ESERCITO ITALIANO 2026 - 2040: nel mese di ottobre 2026, alla joint venture paritetica Leonardo Rheinmetall Military Vehicles è stato assegnato il primo contratto per il nuovo carro armato denominato “I-MBT” e i suoi derivati. Lo stesso giorno è stato esercitato l'ordine opzionale per ulteriori 30 veicoli corazzati da combattimento per la fanteria IFV in configurazione A2CS Combat UOR (Urgent Operational Requirement).






I-MBT

Nel mese di ottobre 2026, alla joint venture paritetica Leonardo Rheinmetall Military Vehicles è stato assegnato il primo contratto per il nuovo carro armato dell'Esercito Italiano denominato “I-MBT” e i suoi derivati, per 3,4 miliardi di €uro, con opzioni per altri 850 milioni.  La fornitura prevede 48 piattaforme corazzate cingolate, di cui 26 nella versione da combattimento. Sono previsti complessivamente 132 carri da battaglia e 140 derivati.


















Il programma I-MBT (Italian Main Battle Tank), noto commercialmente anche come NMBT (Nuovo Main Battle Tank), è il progetto per il nuovo carro armato di quarta generazione dell'Esercito Italiano. Il mezzo è destinato a sostituire gradualmente il carro armato Ariete. 
Il progetto è gestito da Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), una joint venture paritetica (50% Leonardo e 50% Rheinmetall) nata a Roma. 
Come noto agli addetti ai lavori e agli appassionati, l’E.I. aspettava da oltre due anni, da quando, nel luglio 2024, Leonardo e Rheinmetall firmarono a Roma il memorandum che avrebbe portato alla nascita della società comune: il contratto arriva dopo un intervento diretto del ministro della Difesa sui costi e dopo uno slittamento che l’industria non aveva inizialmente previsto.
I mezzi cingolati derivati saranno veicoli da recupero ARV, mezzi del genio AEV e carri gettaponte AVLB, tutti costruiti sullo stesso scafo del carro.
E’ chiaramente la prima tranche di un programma pluriennale di complessivi 132 carri armati e 140 piattaforme derivate, per un totale di 272 mezzi destinati a sostituire progressivamente i datati carri MBT C1 Ariete degli anni Novanta. Questo primo ordine copre meno di un quinto del fabbisogno dichiarato. Si resta in attesa di future leggi di bilancio e dalla reale capacità produttiva.
Nel contempo, l’Esercito italiano ha opzionato ulteriori 30 Lynx KF41 nella configurazione italiana “A2CS Combat”, che si aggiungono ai 21 veicoli del primo contratto di novembre 2025; i primi quattro esemplari sono stati consegnati alla Forza Armata in data 27 gennaio 2026.
Tutto il piano di rinnovamento della componente pesante dell’EI, tra 1.050 veicoli A2CS in 16 varianti e i 272 mezzi del programma MBT, vale fino al 2027/2040, circa 23 miliardi di €.





Come noto agli appassionati, il prototipo dell’I-MBT deriva in modo evidente dal dimostratore KF51 Panther-IT, con scafo basato sulla piattaforma ARV 3 di Rheinmetall e un power pack di origine italiana (IVECO).

L’armamento principale, nella configurazione definitiva, sarà il nuovo cannone ad anima liscia Leonardo 120/L55, ancora in fase di sviluppo. Ilcarro è predisposto per accogliere in futuro il Rheinmetall Rh-130 L52 da 130 mm, servito da un caricatore automatico con 20 colpi in torretta e potrà sparare il nuovo munizionamento Vulcano HEFSDS, un proiettile ad alto esplosivo stabilizzato mediante alette.
La torretta sarà armata anche con una stazione remotizzata Blaze 30 di Leonardo, armata con un cannone automatico da 30×113 mm con capacità anti-drone, e da una mitragliatrice cal. 12,7 mm. 
Il carro utilizzerà apparati di osservazione, puntamento e tiro optronici Leonardo Attila di nuova generazione e un sistema di camere diurne e all’infrarosso operativi a 360 gradi.
L’equipaggio sarà composto da tre uomini più un quarto specialista dedicato alla gestione dei sistemi unmanned UAV e UGV e potrà controllare droni aerei e munizioni circuitanti direttamente dall’interno: ogni membro dell’equipaggio sarà in grado di accedere ai sistemi principali da qualsiasi seduta.
La protezione sarà “ibrida-passiva” e utilizzerà un sistema hard-kill StrikeShield e il soft-kill ROSY di Rheinmetall, copertura contro mine, IED, razzi anticarro, missili guidati, munizionamento ad energia cinetica, attacchi top-attack di droni sul tetto e minacce CBRN.
L’I-MBT sarà in grado di raggiungere una velocità massima di 70 km/h, con un’accelerazione da 0 a 40 km/h in meno di otto secondi, un’autonomia fino a 450 km e una guida drive-by-wire con modalità selezionabili. 
Il peso in ordine di combattimento sarà vicino a 69,5 tonnellate, con un possibile margine di crescita.
Il mezzo sarà dotato della manutenzione predittiva, un gruppo ausiliario di potenza, un sistema di alimentazione ibrido, otto ore di attesa silenziosa a motore spento.
In data 6 luglio 2026, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rivelato di aver imposto un taglio del 18% sui costi del programma.
L’accordo costitutivo della JV prevede il 60% delle attività sul territorio nazionale, con integrazione, collaudi, consegne e supporto logistico concentrati nell’ex Oto Melara di La Spezia. Il contratto è un risultato commerciale indiscutibile, ma il programma presenta alcuni punti aperti che meritano di essere seguiti con attenzione poiché l’Italia sarà di fatto il cliente di lancio di un carro che deve ancora completare la propria qualificazione, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio tecnico e di tempi.
Inoltre, il prototipo esposto a Parigi montava il cannone Rheinmetall, non il Leonardo 120/L55 destinato alla configurazione finale, e il power pack italiano, pur annunciato, non è stato dettagliato nelle specifiche. 
Anche sull’A2CS la storia si ripete: i primi cinque esemplari sono arrivati con la torretta Lance tedesca in attesa della Hitfist di Leonardo. Il valore aggiunto nazionale, in altre parole, è per ora sulla carta.
Il terzo elemento è il prezzo elevato: il precedente della trattativa saltata con KNDS per il Leopard 2A8, naufragata proprio sul rifiuto francese e tedesco di integrare l’elettronica Leonardo, ricorda che la via “italianizzata” ha un costo e che quel costo lo paga il bilancio della Difesa.
Ad ogni buon conto, per l’Esercito, invece, la partita è un’altra: dopo trent’anni di Ariete, i primi 26 carri di nuova generazione rappresentano l’inizio di una ricostruzione della componente corazzata che l’Italia aveva lasciato indietro troppo a lungo.




Caratteristiche principali dell’I-MBT:
  • Piattaforma di base: Il mezzo è derivato dal prototipo tedesco KF51 Panther di Rheinmetall, che a sua volta utilizza lo scafo del Leopard 2A4. 
  • Armamento: A differenza del prototipo tedesco (nato con un pezzo da 130 mm), la versione italiana adotta un cannone da 120 mm (il modello tedesco L55 A1, con Leonardo al lavoro su una variante nazionale) per mantenere la standardizzazione NATO. Le armi secondarie includono mitragliatrici da 12,7 mm e 7,62 mm. 
  • Equipaggio: Composto da quattro membri (capocarro e cannoniere in torretta, pilota e operatore dei droni nello scafo) per massimizzare il controllo tattico e la gestione dei sistemi integrati. 
  • Sistemi e Protezione: Include una forte componente tecnologica italiana con sensori, sistemi di combattimento e C4I localizzati da Leonardo, motori e cingoli forniti da Iveco Defense Vehicles (IDV), e sistemi di cybersicurezza curati da Elettronica SpA. È equipaggiato con una suite di difesa attiva (come lo Strike Shield) e lanciatori di fumo Rosy VL per la protezione da missili e droni. 
Stato del Contratto e Numeri del Programma:
  • All'inizio di ottobre 2026, LRMV si è aggiudicata il primo contratto di produzione per un valore di 3,4 miliardi di euro (con opzioni per ulteriori 850 milioni). 
Il programma pluriennale complessivo ha un valore stimato di circa 22-24 miliardi di euro in 15 anni e prevede la fornitura totale all'Esercito Italiano di:
132 carri armati principali (MBT);
140 piattaforme derivate (mezzi speciali da supporto).
Il primo lotto contrattualizzato prevede la consegna iniziale di 48 piattaforme corazzate, di cui 26 in versione da combattimento pura. La produzione dello scafo e dei componenti sarà divisa equamente tra gli stabilimenti in Germania (Unterlüß) e in Italia (La Spezia).

A2CS I.F.V.

Lo stesso giorno è stato esercitato l'ordine opzionale per 30 veicoli corazzati da combattimento per la fanteria IFV in configurazione A2CS Combat UOR (Urgent Operational Requirement) destinati all'Esercito Italiano, che si aggiungono ai 21 del primo contratto firmato nel novembre 2025. Il totale salirà così a 51 mezzi.
















La configurazione Combat UOR prevede l’utilizzo dello scafo del LYNX KF-41 di Rheinmetall e la torretta biposto HITFIST 30 Plus/X-GUN (HITFIST 30 NG) di Leonardo; anche i primi 5 esemplari, consegnati a gennaio 2026 nella configurazione ungherese "as-it-is", saranno presto aggiornati con la torretta Leonardo.
Il programma A2CS (Army Armoured Combat System), precedentemente denominato AICS (Armoured Infantry Combat System), è il piano strategico di ammodernamento pesante dell'Esercito Italiano destinato a sostituire i vecchi veicoli da combattimento della fanteria (IFV) Dardo e i veicoli della famiglia M113. 
L’obiettivo dell'Esercito Italiano è l’attivazione di una nuova Brigata Meccanizzata entro il 2030, oltre a riequipaggiare la Brigata Corazzata Ariete e l’8^ Brigata Bersaglieri Garibaldi, oggi le uniche unità a livello Brigata di tipo Pesante, dotate di carri armati Ariete, veicoli da combattimento della fanteria Dardo, versioni speciali della famiglia M113 e blindo Centauro-I della cavalleria esplorante.
Si prevede di acquistare i 1.050 I.F.V. derivati dal Lynx Kf-41 progettato e costruito da Rheinmetall.
Il programma prevede che i primi prototipi saranno sviluppati tra il 2026 e il 2029 e comprenderanno diverse versioni: un totale di 16 tra versioni e sotto versioni dovrebbero essere estrapolate dalla piattaforma di base del nuovo veicolo da combattimento della fanteria: versioni antiaeree Skyranger, da ricognizione armata con cannone da 120/45 mm e porta mortai da 120 mm e 81 mm.
Il 60% delle attività dovrà essere svolta in Italia:  l’integrazione, i test di omologazione, le attività di consegna e il supporto logistico.
Come già evidenziato, i sistemi di missione, le suite elettroniche e l’integrazione delle armi saranno di competenza di Leonardo.
L’Esercito Italiano è interessato ad un mezzo con architettura modulare che possa ricevere gli aggiornamenti costanti per far fronte alle minacce di nuovo tipo che si dovessero materializzare nel prossimo futuro.
I nuovi mezzi dovranno avere un alto grado di interoperabilità con i sistemi unmanned che saranno sempre più impiegati per supportare le unità operative.
Dai dati resi noti dal Parlamento, il programma A2CS avrà un costo totale di circa 16 miliardi di euro in un ambito temporale di 14 anni.
Per l’Italia si tratta di un’opportunità importante, rientrare dalla porta principale nel settore dei mezzi corazzati dopo l’avventura non proprio felice ormai risalente agli anni Ottanta-Novanta dell’accoppiata Ariete-Dardo, mezzi prodotti in poche centinaia di esemplari esclusivamente per l’EI; per Leonardo è un’opportunità fondamentale per rilanciare il polo industriale ex OTO Melara dopo anni di crisi e di produzioni ridotte al minimo.
Il programma è gestito dalla joint venture paritetica Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV), fondata a ottobre 2024 da Leonardo S.p.A. e Rheinmetall AG. 






Caratteristiche Principali del Programma:
  • Piattaforma di base: Il sistema si basa sul veicolo cingolato Lynx KF41 di Rheinmetall.
  • Volumi previsti: L'acquisizione stimata è di circa 1.050 veicoli corazzati distribuiti in 16 varianti operative (tra cui combat, posto comando, controcarro, portamortaio, ambulanza e difesa aerea).
  • Configurazione Italiana: I veicoli di serie integreranno la torretta HITFIST 30 NG / Plus di Leonardo, equipaggiata con il cannone X-Gun da 30 mm. La produzione vedrà oltre il 60% delle attività localizzate in Italia. 
  • Budget totale stimato: Circa 15-16 miliardi di euro nell'arco di 14-15 anni per la sola componente A2CS (inserita in un piano più ampio da oltre 22 miliardi che include anche il nuovo carro armato pesante NMBT su base Panther KF51). 

Stato di Avanzamento e Contratti (Aggiornato a Ottobre 2026):
  • L'architettura temporale del programma si articola in due macro-fasi: la Fase 1 (2026-2029) incentrata sullo sviluppo e l'omologazione dei prototipi italiani, e la Fase 2 (dal 2030) focalizzata sulla produzione di serie per equipaggiare le Brigate Ariete, Bersaglieri Garibaldi e una nuova Brigata Meccanizzata. 
I primi veicoli di serie dotati della torretta definitiva Leonardo HITFIST e del motore turbo diesel nazionale sviluppato da Iveco Defence Vehicles entreranno nella catena di montaggio e distribuzione su larga scala a ridosso del 2030.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, RID, Infodifesa.it, ARESDifesa, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.









 

giovedì 22 ottobre 2026

US ARMY - US NAVY 2026: “Steelfin” è una nuova famiglia di missili intercettori terra-aria modulari e a basso costo presentata nell'ottobre 2026 dall'azienda statunitense di tecnologia per la difesa Anduril Industries.






Steelfin è una nuova famiglia di missili intercettori terra-aria modulari e a basso costo presentata nell'ottobre 2026 dall'azienda statunitense di tecnologia per la difesa Anduril Industries. Progettato per sfidare sistemi tradizionali e costosi come il Patriot (in particolare il missile PAC-3 MSE di Lockheed Martin), lo “Steelfin” punta a ridefinire la difesa aerea puntando su massiccia producibilità e costi ridotti, stimati fino a un terzo di quelli dei sistemi tradizionali.



Anduril punta a produrre intercettori Steelfin su larga scala sfruttando componenti comuni che possono essere configurati per diverse minacce.

L’azienda produttrice afferma che questo approccio consentirà una produzione su larga scala a costi significativamente inferiori rispetto alle armi esistenti, sebbene non abbia ancora reso noti i prezzi o le specifiche prestazionali dettagliate.
L'annuncio giunge mentre le forze armate statunitensi cercano di ampliare le proprie capacità di difesa aerea contro una gamma sempre più diversificata di minacce, dai droni economici ai missili da crociera, ai missili balistici e alle armi a manovra avanzata, comprese quelle ipersoniche. Le recenti esperienze in Ucraina e in Medio Oriente dimostrano chiaramente che la sfida non consiste semplicemente nello sviluppare intercettori in grado di neutralizzare tali bersagli, ma nel produrne un numero sufficiente a sostenere le operazioni senza esaurire le scorte di armi più costose.
L'impiego di intercettori di fascia alta contro minacce relativamente poco costose può esaurire rapidamente le scorte limitate, come è accaduto soprattutto in Medio Oriente, anche quando gli scontri sono necessari per proteggere il personale e le infrastrutture critiche. Una gamma più ampia di armi difensive, adeguate alle diverse minacce e alle esigenze operative, potrebbe contribuire ad alleggerire questo onere.





La risposta di Anduril è una famiglia di missili basati su un design comune a due stadi. 

Il primo stadio è costituito da un razzo vettore, mentre il secondo è un intercettore terminale progettato per condividere cellula, avionica, software, sistema di controllo di volo e interfacce tra le diverse varianti. La disponibilità di razzi vettori e componenti per lo stadio terminale differenti consentirebbe all'azienda di adattare le singole configurazioni a missioni specifiche senza dover sviluppare un missile completamente nuovo per ogni esigenza. Secondo Anduril, saranno offerti sia intercettori terminali a impatto diretto che a frammentazione: ”Si tratta di un sistema aperto, quindi la possibilità di utilizzarlo con diversi motori a razzo, diversi sensori, di poter sostituire questi componenti e di riconfigurare il sistema per affrontare una vasta gamma di minacce diverse è una caratteristica che abbiamo integrato nel progetto", ha spiegato Christian Brose, presidente e responsabile della strategia di Anduril. Brose ha rilasciato queste dichiarazioni ai media, prima della presentazione ufficiale dello Steelfin.
La famiglia di sistemi è progettata per coprire missioni che vanno dalla difesa puntuale e dalla difesa aerea e missilistica integrata di livello inferiore fino alla difesa contro i missili balistici di livello superiore. Tra le minacce che l'intera famiglia di sistemi è destinata a contrastare figurano anche i missili da crociera, balistici e ipersonici. Nel complesso, si tratta di un obiettivo estremamente ambizioso, mai tentato prima a questo livello.
L'annuncio non specifica quali varianti affronterebbero le singole minacce né fornisce intervalli di intervento e dati sulle prestazioni con cui valutare tali affermazioni.
Brose ha chiarito che le diverse gittate raggiungibili dalle varie varianti dello Steelfin dipenderanno dalle dimensioni dei razzi ausiliari. "Al momento, stiamo valutando l'integrazione con razzi ausiliari da 10, 18 e 21 pollici, ma stiamo anche considerando configurazioni a quattro o due razzi ausiliari per il sistema di lancio verticale Mk 41, per diverse installazioni, che implicano gittate e altitudini differenti."
L'enfasi posta da Anduril sulla standardizzazione mira anche ad affrontare le sfide industriali associate alla produzione di intercettori convenzionali. I diversi programmi missilistici richiedono tradizionalmente attrezzature, processi produttivi, fornitori e impianti specializzati, limitando le possibilità di adattare rapidamente la produzione al variare dei requisiti operativi.
Le varianti dello Steelfin sono progettate per utilizzare linee di produzione e attrezzature condivise, con booster e componenti dello stadio terminale specifici per la missione integrati durante l'assemblaggio finale; ciò consentirebbe di reindirizzare la capacità produttiva verso la variante più richiesta. L'azienda prevede una produzione a breve termine di diverse migliaia di missili all'anno, con una capacità progettata per espandersi o modificarsi in base alle esigenze.
Rimane un obiettivo di produzione, e Anduril non ha fornito un programma di produzione dettagliato né quantitativi contrattualizzati che dimostrino con quale rapidità potrebbe raggiungere tale scala.





Lo Steelfin è progettato per essere compatibile con le infrastrutture di lancio terrestri e navali esistenti, tra cui il lanciatore M903A2 utilizzato dai più recenti intercettori della serie PAC-3, il sistema di lancio verticale Mk 41 e il Typhon, nonché con i lanciatori containerizzati di nuova generazione. 

Si cita la compatibilità con i sistemi di controllo del tiro già consolidati, tra cui l'Integrated Battle Command System (IBCS) dell’US ARMY.
In termini di costi, la "versione più sofisticata" dello Steelfin si collocherebbe tra il PAC-3 MSE e il THAAD, ma sarebbe in grado di svolgere "il 100% della missione del THAAD a una frazione del costo". In una configurazione diversa, studiata per missioni simili a quelle del PAC-3, lo Steelfin sarebbe in grado di svolgere l'80% di tale missione a meno del 50% del costo, ha aggiunto Milano.
Mentre il THAAD è progettato per neutralizzare i missili balistici a corto, medio e intermedio raggio nella fase terminale del volo, il PAC-3 fornisce una difesa aerea e missilistica ad alta quota, con obiettivo "colpisci e distruggi", contro missili balistici tattici, missili da crociera e velivoli.
L’ing. Milano di Anduril ha ribadito: “Guardando alla fascia più bassa dello spettro, per quanto riguarda gli intercettori a basso costo, ho appena letto un articolo sulla portaerei USS Abraham Lincoln che rientrava con tutte le insegne Shahed sui fianchi, e stavo riflettendo sul numero di SM-2 che furono lanciati contro quelle unità. Quando penso a questo rapporto costi-benefici, lo Steelfin entra in quel mercato e offre oltre l'80% delle capacità di un SM-2 a un terzo del costo.”
A titolo di riferimento, un singolo intercettore THAAD costa circa 15,5 milioni di dollari. Il prezzo unitario di ciascun intercettore PAC-3 MSE si attesta attualmente intorno ai 5,3 milioni di dollari, secondo l'ultimo bilancio proposto dall’US ARMY per l'anno fiscale 2027. Nel frattempo, il prezzo di un singolo intercettore SM-2 Block IIIC, la versione più avanzata di questo missile attualmente in servizio, è di circa 2,5 milioni di dollari. 

Lo Steelfin sta entrando in un mercato in cui le forze armate statunitensi stanno già perseguendo diversi approcci per ampliare il proprio parco di intercettori a basso costo.

A maggio 2026, l'esercito statunitense ha richiesto proposte all'industria per un intercettore compatibile con il sistema Patriot, con un costo unitario obiettivo inferiore a 1 milione di dollari. L'iniziativa riflette il desiderio dell'esercito di disporre di un'arma meno costosa per gli ingaggi appropriati, riservando gli intercettori di fascia alta ai bersagli che ne giustificano il costo e le capacità. La richiesta di offerte dell'esercito pone inoltre l'accento sugli obiettivi di costo a livello di componenti e sulla concorrenza tra i fornitori, anche per i motori a razzo, i sistemi di puntamento e i sistemi di guida.
Lockheed Martin ha offerto una risposta alternativa al settore con il suo PAC-3 Adapted Capability Effector (ACE), un intercettore a basso costo progettato per operare all'interno dell'ecosistema Patriot. Presentato a luglio 2026, il sistema d'arma dovrebbe costare meno della metà del PAC-3 Missile Segment Enhancement (MSE), secondo quanto dichiarato dall'azienda. Il prezzo unitario dell'MSE è di circa 5,3 milioni di dollari nella richiesta di bilancio dell'esercito per l'anno fiscale 2027, il che porterebbe il prezzo implicito dell'ACE a circa 2,5 milioni di dollari, se il confronto di Lockheed fosse corretto.
Il prezzo previsto sarebbe comunque ben al di sopra dell'obiettivo separato dell'esercito, inferiore a 1 milione di dollari, a testimonianza dei diversi obiettivi e requisiti alla base dei due progetti.

Nel frattempo, la US NAVY sta perseguendo un potenziale cambiamento più ampio verso architetture di intercettori modulari. 

La sua iniziativa Naval Modular Missile prevede una famiglia di armi superficie-aria costruite attorno a un intercettore di stadio terminale comune, con diversi propulsori e contenitori che producono configurazioni per diverse missioni e piattaforme. I piani includono varianti destinate a ospitare più missili all'interno di una cella di lancio Mk 41, nonché una versione progettata per il lancio dai sottomarini VIRGINIA equipaggiati con il modulo di carico utile Virginia.
La visione a lungo termine della Marina è quella di sostituire l'attuale famiglia di missili Standard con varianti modulari, sebbene il progetto sia ancora in fase di sviluppo. Il concetto evidenzia i potenziali vantaggi operativi che vanno oltre la produzione: intercettori più piccoli potrebbero aumentare il numero di armi trasportate a bordo delle navi, mentre altre configurazioni potrebbero preservare capacità a lungo raggio. La Marina ha inoltre delineato l'ambizione di raggiungere una produzione di 1.000 missili all'anno entro cinque anni dall'assegnazione di un contratto.
Sia l'iniziativa missilistica modulare della Marina statunitense che lo Steelfin riflettono la tendenza verso architetture comuni in grado di supportare molteplici configurazioni di intercettori senza la necessità di un missile completamente nuovo per ogni missione. 
Resta da dimostrare se la famiglia di missili sarà in grado di fornire tale ampiezza di capacità al costo e alla scala promessi.
Anduril afferma di aver sviluppato lo Steelfin per diversi anni con investimenti da parte di molteplici clienti e di aver completato i test balistici utilizzando velivoli rappresentativi. I test di volo delle varianti dello Steelfin sono previsti per il 2027.
Anduril afferma di essere già in stretta collaborazione con "diversi clienti per entrare nel settore". Brose ha proseguito: "Riteniamo che questo sarà un componente fondamentale degli arsenali statunitensi e alleati, a complemento della gamma di eccellenti capacità che tutti noi conosciamo e apprezziamo".
Il sistema Steelfin sottolinea una tendenza ormai più ampia verso intercettori a basso costo, producibili su larga scala e integrabili negli ecosistemi esistenti, spesso con un certo grado di modularità per affrontare nuovi bersagli emergenti. La nuova arma si aggiunge alla proposta di Anduril di combinare tale modularità con un sistema di produzione comune progettato per supportare la produzione di migliaia di armi all'anno.
Anduril non ha ancora sviluppato o prodotto un missile terra-aria, sebbene il suo sistema Roadrunner le abbia fornito esperienza nel campo correlato del contrasto alle minacce aeree, comprese le munizioni a guida autonoma. Le ambizioni dell'azienda per lo Steelfin sono significative e le architetture modulari sono certamente attraenti. Dopotutto, una base comune dovrebbe semplificare la produzione, ridurre i costi e consentire di adattare gli intercettori a diverse missioni. In pratica, tuttavia, la realizzazione di questi vantaggi si è storicamente dimostrata difficile e costellata di compromessi. Resta da vedere se Anduril riuscirà a evitare queste insidie, offrendo al contempo la promessa combinazione di capacità, convenienza e scalabilità produttiva. In caso affermativo, Steelfin potrebbe mettere l'azienda in una posizione di forza nel futuro mercato dei missili terra-aria.

Caratteristiche principali dello Steelfin:
  • Architettura a due stadi modulare: Condivide una cellula comune, avionica, software e controlli di volo, ma può essere configurato con booster a razzo solido di diverse dimensioni (da 10, 18 e 21 pollici) a seconda della minaccia. 
  • Ampio spettro di minacce: È progettato per intercettare droni, missili da crociera, missili balistici e minacce ipersoniche, coprendo compiti che vanno dalla difesa di punto fino alla difesa balistica di livello superiore.
  • Forte compatibilità: Può essere integrato sia su lanciatori terrestri sia navali già in uso — come i sistemi a lancio verticale Mk 41 VLS, i lanciatori M903A2 (del sistema Patriot) e i sistemi Typhon. Supporta inoltre i sistemi di gestione del fuoco AEGIS e IBCS. 
  • Produzione in scala: Sfruttando componenti commerciali (COTS) e linee produttive condivise, Anduril punta a produrre migliaia di unità all'anno, con discussioni già avviate per un'eventuale espansione della catena produttiva anche in Europa (in Polonia). 
  • I test balistici iniziali sono già completati, mentre l'inizio dei test di volo è pianificato per il 2027.

La moderna difesa aerea e missilistica è più dinamica e incerta che mai. Gli avversari hanno investito in grandi quantità di armi offensive a basso costo e producibili in serie, aumentando esponenzialmente il volume di fuoco che le forze statunitensi e alleate si trovano ad affrontare oggi sul campo di battaglia. Parallelamente, le tipologie di minacce sono diventate sempre più diversificate: dai droni a basso costo ai missili balistici teatrali e alle armi ipersoniche manovrabili, tutto può ora mettere a rischio i militari americani e alleati.

L'arsenale di intercettori odierno non è stato progettato per questo contesto. 

Gli intercettori tradizionali sono progettati secondo architetture fisse ottimizzate per una ristretta gamma di minacce. Sebbene queste armi soddisfino i più elevati standard prestazionali ai massimi livelli, adattarle a nuove esigenze significa anni di riprogettazione, la configurazione di nuove linee di produzione e molti costi aggiuntivi. Modificare l'arsenale di intercettori ha tradizionalmente significato amplificare le lacune capacitive degli Stati Uniti mentre i militari attendono l'arrivo di nuove armi.
Questo ha effetti concreti sul campo di battaglia. Troppo spesso, le batterie di difesa aerea sono costrette a impiegare intercettori di altissima qualità contro minacce a basso costo, mettendo a dura prova le scorte delle armi difensive più critiche del nostro arsenale e svantaggiando le forze armate americane e alleate in termini di costi. In un singolo scontro, questo potrebbe essere un compromesso accettabile per chi si difende. Ma per un periodo prolungato, diventa insostenibile.
Nessun singolo intercettore può neutralizzare ogni minaccia. Né gli Stati Uniti possono permettersi di sviluppare un missile completamente nuovo ogni volta che la minaccia cambia. Al contrario, le forze congiunte necessitano di una gamma più ampia di effetti difensivi, di una base industriale in grado di produrli in grandi volumi e di un'architettura che possa evolversi senza dover ricominciare da capo.

Anduril ha sviluppato lo Steelfin proprio per affrontare queste sfide.

Steelfin è una famiglia di missili intercettori terra-aria altamente configurabili e producibili in serie, progettati per offrire una superiorità in termini di costi, volumi e capacità rispetto alle minacce moderne, comprese quelle rappresentate da missili da crociera, balistici e ipersonici. Costruito attorno a un'architettura comune a due stadi, Steelfin consente ad Anduril di configurare le prestazioni dell'intercettore per diverse missioni, riutilizzando al contempo molti degli stessi componenti, processi di produzione e architettura per l'intera famiglia di intercettori.

Riconfigurare, non riprogettare:
  • Steelfin è stato progettato fin dalle fondamenta per evolversi con le mutevoli esigenze, senza richiedere una riprogettazione completa e pluriennale della piattaforma di base. Steelfin è un progetto a due stadi, che comprende un primo stadio booster e un secondo stadio intercettore terminale, offrendo la flessibilità necessaria per adattare le prestazioni dell'intercettore a ciascuna minaccia.
  • Il primo stadio può ospitare diversi propulsori a razzo a propellente solido per soddisfare specifici requisiti di gittata, prestazioni, tipologia di propulsore, configurazione di lancio o densità di carico. 
  • Il secondo stadio utilizza un'architettura comune per l'intercettore terminale, condividendo la stessa cellula di base, avionica, software, sistema di controllo di volo e interfacce in tutte le varianti di Steelfin. 
  • Le interfacce aperte e modulari tra ciascuno dei sottosistemi dello stadio terminale consentono ad Anduril di integrare diversi sistemi di ricerca, sistemi di missione e altri componenti senza dover riprogettare l'intero missile.

Steelfin offre una varietà di effetti per far fronte a una varietà di minacce. 

A differenza dei missili tradizionali che presentano design fissi e inflessibili, resistenti alle modifiche, lo Steelfin offre un'architettura comune per l'intercettore che produce una famiglia di missili intercettori, ognuno dei quali può essere configurato per una missione specifica.
Questo approccio fornisce alle forze armate le opzioni necessarie per abbinare in modo appropriato la capacità di intercettazione e il costo alla specifica minaccia. Come già detto il sistema è progettato per essere configurato per affrontare minacce in tutto lo spettro della difesa aerea e missilistica, dalla difesa puntuale, passando per la difesa integrata aria-missile di livello inferiore, fino alla difesa missilistica balistica di livello superiore, il tutto a una frazione del costo degli intercettori di riferimento odierni in ogni classe di missione.

Producibilità garantita dalla progettazione:
  • le prestazioni degli intercettori sono fondamentali. Così come la capacità di costruire un numero sufficiente di intercettori per sostenere un conflitto. Gli intercettori tradizionali combinano progetti raffinati con sistemi di produzione altrettanto raffinati e altamente personalizzati, con missili diversi che richiedono attrezzature, processi, fornitori e impianti differenti. Questo frammenta il volume di produzione su più programmi e rende più difficile aumentare la produzione quando la domanda cresce.

Poiché le varianti di Steelfin condividono un'architettura e componenti comuni, possono passare attraverso la stessa linea di produzione, utilizzando le stesse attrezzature, tecnici e impianti. Progettando lo Steelfin attorno a una base e a un processo di produzione comuni, Anduril può facilmente aumentare la produzione di qualsiasi variante di Steelfin per soddisfare le esigenze emergenti. Attualmente Anduril prevede di produrre diverse migliaia di varianti dello Steelfin all'anno nel breve termine, con una capacità progettata per adattarsi alla domanda.
Inoltre, le interfacce standard ad architettura aperta tra ciascun sottosistema nella fase terminale consentono ad Anduril di integrare componenti commerciali standard e di competere con progetti ad architettura aperta di più fornitori, ampliando la base di fornitori e riducendo il rischio di interruzioni della catena di approvvigionamento che potrebbero ostacolare la produzione su larga scala.

Pronto per l'impiego sul campo.

I missili intercettori terra-aria rappresentano una capacità consolidata all'interno delle forze armate alleate, e sono equipaggiati con un'ampia varietà di infrastrutture di lancio e sistemi di controllo del fuoco già in uso. Affinché lo Steelfin possa effettivamente apportare un valore aggiunto alle nostre forze attuali, è fondamentale che Anduril progetti il sistema tenendo conto delle infrastrutture di lancio esistenti.
Le varianti dello Steelfin sono progettate per integrarsi con qualsiasi sistema software di controllo del fuoco già in uso (AEGIS, IBCS, ecc.), garantendo una perfetta integrazione nei processi e nelle procedure di gestione del campo di battaglia.
Rendendo Steelfin compatibile con l'hardware e il software di difesa aerea già in uso, Anduril ha semplificato il percorso verso l'impiego operativo, accelerato lo schieramento e garantito che Steelfin moltiplicherà la potenza di fuoco delle forze congiunte in tempi operativamente rilevanti.

Un nuovo approccio agli intercettori.

Anduril ha sviluppato e perfezionato lo Steelfin per anni, investendo insieme a diversi clienti per fornire una capacità di cui oggi c'è urgente bisogno. Anduril ha già completato i test balistici con velivoli rappresentativi e inizierà i test di volo delle varianti di Steelfin il prossimo anno.
Il moderno panorama delle minacce è definito da un elevato volume di minacce sempre più diversificate. Anche l'arsenale difensivo deve esserlo. Lo Steelfin combina un design altamente configurabile, un'architettura di base producibile in serie e la compatibilità con le infrastrutture di difesa aerea già in uso per fornire una famiglia di effetti difensivi che consentono ai militari statunitensi e alleati di adattare le capacità e i costi degli intercettori direttamente alle minacce che devono affrontare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Anduril, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)












https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.