venerdì 7 agosto 2026

MARINA MILITARE ITALIANA 2027: Nave Quirinale (A5305) è la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.) della Marina Militare Italiana. Sviluppata e costruita da Fincantieri, l'unità è stata varata il 26 gennaio 2026 presso lo stabilimento di Riva Trigoso e ha completato con successo le sue prime prove in mare nel Golfo della Spezia nel luglio 2026.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Nave Quirinale (A5305) è la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.) della Marina Militare Italiana. Sviluppata e costruita da Fincantieri, l'unità è stata varata il 26 gennaio 2026 presso lo stabilimento di Riva Trigoso e ha completato con successo le sue prime prove in mare nel Golfo della Spezia nel luglio 2026. La sua consegna ufficiale ed entrata in servizio sono previste per il secondo semestre del 2027. 




Ruolo e Missione

La nave nasce dall'esigenza di sostituire la storica Nave Ammiraglio Magnaghi, giunta alla fine della sua vita operativa. La Quirinale opererà principalmente a supporto dell'Istituto Idrografico della Marina, conducendo attività duali che spaziano dalla sicurezza marittima militare alla ricerca scientifica pura. È progettata per effettuare mappature dei fondali e monitoraggi dell'ambiente marino sia in contesti oceanici sia in aree polari (artiche ed antartiche) con temperature fino a -16°C. 
Alla cerimonia hanno preso parte i Sottosegretari di Stato alla Difesa, l’Onorevole Matteo Perego di Cremnago e la Senatrice Isabella Rauti, e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.
Il progetto nasce dall’esigenza di dotare la Marina Militare di una piattaforma moderna in grado di sostituire “Nave Magnaghi”, giunta al termine della vita operativa, garantendo una capacità essenziale a tutela degli interessi nazionali e dello sviluppo sostenibile.
Il nome “Quirinale” richiama la caratura etica dell’impresa: la nave idro-oceanografica, dalla natura squisitamente duale, è pensata per coniugare esigenze operative e di sicurezza marittima con attività di ricerca e supporto alla conoscenza del dominio marittimo.
Progettata per operare anche in condizioni climatiche artiche non estreme, con temperature medie fino a -16°C, metterà a disposizione della Difesa un’ulteriore capacità strategica nelle attività idro-oceanografiche e scientifiche.
Con il varo di Nave “Quirinale”, la Difesa rafforza il proprio contributo al Paese come modello di ricerca, innovazione e cambiamento, sostenendo lo sviluppo tecnologico nazionale.

Caratteristiche Tecniche Principali

La Quirinale adotta soluzioni tecnologiche d'avanguardia per ridurre al minimo l'impatto ambientale e massimizzare l'efficacia degli strumenti di rilevamento sottomarino:
  • Lunghezza: Circa 110 metri;
  • Larghezza: Circa 19 metri;
  • Dislocamento: Circa 6.000 tonnellate;
  • Capacità di imbarco: Fino a 140 persone, suddivisibili tra equipaggio militare e personale scientifico;
  • Propulsione: Sistema integrato Full Electric a basse emissioni, che riduce le vibrazioni per non interferire con i sonar e i sistemi di campionamento idrografico;
  • Motto dell'unità: UNUM SIDUS ITALIA (Una sola stella, l’Italia); 
  • Distintivo ottico: A5305.

Nave Quirinale (distintivo ottico A5305), denominata anche NIOM (acronimo di Nave Idro Oceanografica Maggiore) è un'unità speciale ausiliaria della Marina militare italiana opportunamente progettata come nave idro oceanografica per contesti oceanici, artici ed antartici, in grado di coprire l'intera profondità oceanica mondiale media (3,794 m).

Entrerà in servizio nel 2027, sostituendo nave Magnaghi.[5] Il suo compito principale sarà quello di operare in supporto sia della comunità scientifica nazionale, nell'ambito delle attività svolte da enti di ricerca (quali l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), sia dell'Organizzazione idrografica internazionale (IHO), nel quadro della cooperazione allo sviluppo internazionale.
Rispetto al Magnaghi, il Quirinale è concepito per operare prevalentemente in condizioni estreme e per contesti geopolitici molto ampi ed impegnativi, come l'Indopacifico e l'Artico; in quest'ultimo contesto si alternerà con l'Alliance. Il Quirinale è alle dipendenze del COMFLOTAUS e dell'Istituto idrografico della Marina.

Lo scorso 21 luglio, la futura unità idro-oceanografica maggiore della Marina Militare, nave QUIRINALE, ha brillantemente superato le prime prove in mare nel golfo della Spezia, che hanno coinvolto il personale della società Fincantieri, del Centro Allestimento nuove costruzioni navali della M.M., dell’Ufficio Tecnico Territoriale di Genova e, infine, i membri della Commissione di verifica di conformità e accettazione della nave.

Lunga circa 110 metri e con un dislocamento di circa 6.000 tonnellate, nave “QUIRINALE” potrà imbarcare fino a 140 persone tra equipaggio e personale scientifico ed è dotata di un sistema di propulsione elettrico a basse emissioni in atmosfera, idoneo alla navigazione in aree ambientalmente sensibili. 
Progettata per operare anche in condizioni climatiche estreme, fino a temperature di -16°C, l’unità dispone di strumentazioni scientifiche avanzate per rilievi idrografici, oceanografici e geofisici, ed è equipaggiata con un veicolo subacqueo autonomo (AUV) e uno di superficie (USV). 
La dotazione tecnica comprende inoltre sistemi di sollevamento dedicati alle operazioni scientifiche e un sistema di posizionamento dinamico in mare del tipo DP2, che garantisce elevata precisione di navigazione e mantenimento della posizione a supporto delle le attività idro-oceanografiche. 
La costruzione è parte del piano pluriennale di ammodernamento della flotta della Marina Militare volto a sostituire le unità navali che hanno raggiunto il termine della loro vita operativa. Nello specifico nave “QUIRINALE” sostituirà a breve nave “Ammiraglio MAGNAGHI”, rafforzando in modo significativo le capacità nazionale nei settori della idrografia, della oceanografia e della ricerca scientifica applicata allo studio dei fondali marini. Il lungo processo di accettazione porterà l’Unità alla consegna alla marina militare, prevista nel secondo semestre del 2027. 








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Marina.Difesa, WIKIPEDIA, You Tube)














 

US NAVY 2026: il nuovo DDG della US NAVY, in data 1° agosto 2026, è stato varato presso i cantieri General Dynamics Bath Iron Works di Bath, nel Maine (USA).











https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.











Il caccia USS William Charette (DDG-130) prende il nome da William R. Charette, veterano della Marina statunitense ed eroe della guerra di Corea; quattro delle sue figlie erano presenti alla cerimonia del varo.





La USS William Charette (DDG-130) è un cacciatorpediniere lanciamissili della classe Arleigh Burke (variante Flight III) della U.S. Navy. La nave è stata ufficialmente battezzata (christened) il 1° agosto 2026 presso i cantieri navali General Dynamics Bath Iron Works a Bath, nel Maine. Attualmente si trova nelle fasi finali di completamento strutturale ed allestimento, propedeutiche ai test in mare e alla successiva entrata in servizio attivo pianificata.

Origine del Nome e Motto

La nave è intitolata alla memoria del Master Chief Hospital Corpsman William Richard Charette.

L'atto eroico: Durante la guerra di Corea (27 marzo 1953), Charette si espose ripetutamente al fuoco nemico per curare i Marines feriti. Quando una granata cadde vicino a un soldato che stava medicando, Charette vi si gettò sopra con il proprio corpo per proteggerlo dall'esplosione, sopravvivendo miracolosamente.
Onorificenze: Per il suo eccezionale eroismo ricevette la Medal of Honor (la massima decorazione militare statunitense) il 12 gennaio 1954 dal presidente Eisenhower. 
Motto della nave: "Valor in Service" (Valore nel Servizio), ispirato direttamente alla sua dedizione. 





Caratteristiche Tecniche (Flight III)

Essendo una variante Flight III, la DDG-130 introduce sostanziali aggiornamenti tecnologici progettati per mantenere la superiorità della flotta contro le minacce aeree e missilistiche moderne:
  • Radar AN/SPY-6(V)1 AESA: Un sistema radar a scansione elettronica attiva notevolmente più potente dei precedenti, capace di tracciare e intercettare minacce balistiche e aeree simultaneamente e a grandissima distanza. 
  • Potenza ed Elettricità: Presenta una capacità elettrica e sistemi di raffreddamento drasticamente potenziati per supportare i nuovi sensori e le armi di prossima generazione. 
  • Dimensioni e Propulsione: È lunga circa 155 metri (509.5 piedi), spinta da 4 turbine a gas General Electric LM2500 in grado di farle superare i 30 nodi di velocità.

Stato del Programma e Cronologia:
  • Inizio dei lavori: I primi interventi di fabbricazione sono cominciati a fine 2020.
  • Posa della chiglia: La cerimonia di posa della chiglia si è svolta il 29 agosto 2024.
  • Battesimo della nave: Avvenuto il 1° agosto 2026 all'interno del bacino di carenaggio di Bath Iron Works.
  • Fasi successive: La nave affronterà i test in mare (sea trials), previsti tra la fine del 2027 e l'inizio del 2028, prima della formale consegna e messa in servizio definitivo per la Marina statunitense.

La chiglia della futura USS  William Charette  (DDG 130), la quinta nave della serie Flight III dei cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, è stata impostata nel 2024. 

I cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke costituiscono il fondamento delle operazioni di superficie della Marina degli Stati Uniti, essendo in grado di svolgere una vasta gamma di missioni, tra cui la guerra aerea, di superficie e sottomarina; operano regolarmente in tutto il mondo per garantire la sicurezza marittima.  

Il DDG 130 entrerà a far parte della flotta dopo il completamento dell'allestimento e delle prove in mare. La Marina considera tali acquisizioni cruciali per mantenere il proprio ritmo operativo e supportare gli interessi statunitensi all'estero. 

Oltre alla futura USS William Charette, la Bath Iron Works sta costruendo anche altri cacciatorpediniere della classe  Arleigh Burke Flight III, tra cui il Louis H. Wilson Jr.  (DDG 126),  il Quentin Walsh  (DDG 132),  il John E. Kilmer (DDG 134) e  il Richard G. Lugar  (DDG 136). 
Secondo l'analisi di GlobalData, il cantiere navale Bath Iron Works di General Dynamics rappresenta il 58,3% dei cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke Flight III attualmente in costruzione nei due principali cantieri navali statunitensi monitorati, rispetto al 41,7% del cantiere Ingalls di HII.
Nell'ambito del programma Flight III di Bath Iron Works, la futura USS William Charette rappresenta il 14,3%, insieme alle DDG 126, 132, 134, 136, 138 e 140. Detto questo, una volta incluse le sette navi in fase di pre-pianificazione di Ingalls, quest'ultima si posiziona al primo posto dell'intero programma con il 63,2%, contro il 36,8% di Bath Iron Works. 
Nel novembre dello scorso anno, la Marina degli Stati Uniti ha ricevuto la futura USS  Harvey C. Barnum, Jr.  (DDG 124), un  cacciatorpediniere lanciamissili di classe  Arleigh Burke, dal cantiere navale General Dynamics Bath Iron Works nel Maine.

La US NAVY ha reso omaggio al marinaio di carriera, il capo infermiere William R. Charette (1932-2012), intitolandogli il quinto cacciatorpediniere lanciamissili Aegis Flight III di classe Arleigh Burke, veterano della guerra di Corea e insignito della Medal of Honor.

La futura USS William Charette (DDG-130) è stata battezzata con una cerimonia presso i cantieri General Dynamics Bath Iron Works di Bath, nel Maine. La nave da guerra è la 43esima unità della classe di DDG avanzati che verrà costruita in questo stabilimento.
“Quando il DDG-130, il futuro William Charette, entrerà a far parte della flotta statunitense, navigherà con il motto 'Valore al servizio', un degno tributo all'eroismo del suo omonimo in Corea e ai suoi vent'anni di impegno nella Marina degli Stati Uniti”, ha dichiarato Charles F. Krugh, presidente della General Dynamics Bath Iron Works, durante la cerimonia di battesimo , alla quale hanno partecipato oltre 1.500 operai della compagnia, i loro familiari e illustri ospiti. “Navigherà anche con la promessa che Bath Built è il meglio costruito: quando i marinai della nostra Marina porteranno questa nave in zone di pericolo per proteggere il nostro Paese e le nostre famiglie, meritano il meglio”.
Alla cerimonia erano presenti la governatrice del Maine Janet Mills, i senatori Susan Collins e Angus King, il segretario ad interim della Marina Hung Cao e il colonnello in pensione Harvey C. Barnum, in rappresentanza della Medal of Honor Society, che a sua volta ha dato il nome a un altro cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, l'USS Harvey C. Barnum (DDG-124), consegnato alla Marina lo scorso anno. Erano presenti anche quattro dei figli di Charette: Michael Charette, Margaret Ann Charette Henderson, Kathryn (Kati) Charette Donovan e Laura Charette Bennett.
La chiglia del futuro DDG-130 è stata impostata nel 2024. Dopo il battesimo, la nave sarà sottoposta ad allestimento e prove in mare, che dovrebbero iniziare alla fine del 2027 o all'inizio del 2028 e durare dai tre ai sei mesi. Non è ancora noto con precisione quando la nave da guerra entrerà ufficialmente in servizio.
Oltre alla futura USS William Charette, la Bath Iron Works sta costruendo almeno altri quattro cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh Burke Flight III: il Louis H. Wilson Jr. ( DDG 126),  il Quentin Walsh  (DDG 132),  il John E. Kilmer (DDG 134) e  il Richard G. Lugar ( DDG 136).

I DDG classe Arleigh Burke:
  • Anno di introduzione: 1991
  • Numero di esemplari costruiti: 74
  • Lunghezza: 505-510 piedi (154-155,5 m), a seconda della variante
  • Larghezza: 66 piedi (20,1 m)
  • Dislocamento: 9.000 tonnellate
  • Motori: Quattro turbine a gas General Electric LM2500 (26.250 CV ciascuna)
  • Velocità massima: ~30 nodi (35 mph, 55,5 km/h)
  • Autonomia: ~ 4.400 nmi (5.100 mi, 8.148 km)
  • Armamento: cannone Mk 45 da 5 pollici; missili antinave Harpoon; sistema di combattimento Aegis; siluri Mk 45 o 46; missili da crociera Tomahawk (96 celle VLS)
  • Equipaggio: 303-323, a seconda della variante.

I cacciatorpediniere Flight III rappresentano il quarto e più significativo aggiornamento della classe Arleigh Burke. 

Ciascuna di queste navi da guerra multiruolo è equipaggiata con il radar di difesa aerea e missilistica SPY-6(V)1, il sistema di combattimento Aegis Baseline 10 e generatori potenziati con una nuova rete elettrica a 4.160 volt per supportare i sistemi ad alto consumo energetico.
Lo SPY-6(V)1 è il sistema radar più avanzato finora installato sui cacciatorpediniere lanciamissili. È stato progettato per fornire capacità di rilevamento e tracciamento delle minacce superiori alle unità di superficie della Marina degli Stati Uniti. È stato sviluppato dalla Raytheon, sussidiaria di RTX, con il supporto della Marina e del Laboratorio di Fisica Applicata (APL) della Johns Hopkins University. Il radar è dotato di quattro antenne, ciascuna equipaggiata con 37 moduli radar. Ciò consente una consapevolezza situazionale continua a 360 gradi.
Ad oggi, più di 350 navi della Marina statunitense sono state intitolate a personalità insignite della Medal of Honor. Di queste, 55 sono attualmente in servizio attivo, mentre un'altra dozzina è in fase di costruzione, secondo la Congressional Medal of Honor Society.
Ognuno di questi riconoscimenti è un onore davvero meritato, e questo vale certamente anche per il DDG-130.
"Mentre prestava servizio in una compagnia di fucilieri dei Marines durante una feroce battaglia per l'Avamposto Vegas il 27 marzo 1953, Charette si espose ripetutamente al fuoco nemico per soccorrere i Marines feriti", scrisse la Marina degli Stati Uniti nel conferire a Charette la Medaglia d'Onore. Una granata nemica atterrò vicino a lui mentre prestava soccorso a un ferito. Invece di proteggere la propria incolumità, l'allora infermiere di terza classe Charette reagì gettandosi sul Marine ferito, proteggendolo dall'esplosione.
"Nonostante fosse stato colpito e avesse perso conoscenza, riportato ferite da schegge e perso il suo kit medico, si è risvegliato e ha continuato a curare i feriti, strappandosi la divisa per usarla come bende", ha scritto la Marina.
Charette rimase nella Marina degli Stati Uniti per quasi un altro quarto di secolo, ritirandosi nell'aprile del 1977 dopo 26 anni di servizio. Morì nella sua casa in Florida all'età di 79 anni nel marzo del 2012.
È appropriato che un cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke sia stato intitolato a Charette. Nel suo discorso, Cao ha sottolineato che Charette aveva contribuito a proteggere i suoi commilitoni in qualità di infermiere di bordo, e che il compito principale del cacciatorpediniere era proprio quello di proteggere le altre navi della Marina e i marinai a bordo.
“Servendo da scudo della Flotta, proteggendo il gruppo d'attacco della portaerei dalle minacce aeree e missilistiche e mantenendo aperte le rotte marittime per il commercio, questa nave da combattimento di superficie di prim'ordine sarà una pietra angolare della nuova Flotta d'Oro americana”, ha affermato Cao . “Ma questa nave da guerra porterà con sé più di una semplice tecnologia avanzata; salperà anche portando con sé l'eredità del Sottufficiale Capo William Charette, le cui azioni eroiche rappresentano il meglio del nostro servizio navale. Il suo spirito di abnegazione è ora intessuto per sempre nell'acciaio di questa nave da guerra, diventando parte della sua cultura e della sua anima mentre salpa per difendere la nostra patria”.

La classe Arleigh Burke

E’ stata progettata con una forma dello scafo caratterizzata da un'ampia superficie di galleggiamento e da una prua larga e svasata, che migliora significativamente la tenuta di mare e consente un'elevata velocità in condizioni di mare agitato. Il design della classe incorpora tecniche stealth, come le superfici angolate (piuttosto che le tradizionali superfici verticali) e l'albero maestro a treppiede inclinato, che rendono la nave più difficile da rilevare tramite radar.
I suoi progettisti incorporarono lezioni apprese dall'incrociatore di classe Ticonderoga, che la Marina ritenne troppo costoso da continuare a costruire e difficile da aggiornare ulteriormente.  Per questi cacciatorpediniere, la Marina degli Stati Uniti tornò alla costruzione interamente in acciaio, con solo l'albero realizzato in alluminio.  I Ticonderoga combinavano uno scafo in acciaio con una sovrastruttura in alluminio più leggero per ridurre il peso in alto, ma l'alluminio si dimostrò vulnerabile alle crepe. L'alluminio è anche meno resistente al fuoco dell'acciaio;  un incendio del 1975 a bordo della USS Belknap  distrusse la sua sovrastruttura in alluminio.  I danni subiti dalle navi della Royal Navy in battaglia, esacerbati dalle loro sovrastrutture in alluminio durante la guerra delle Falkland del 1982, supportarono la decisione di utilizzare l'acciaio. 

Altre lezioni apprese dalla guerra delle Falkland portarono alla decisione della Marina di proteggere gli spazi vitali della classe Arleigh Burke con doppi strati di acciaio distanziati, che creano un cuscinetto contro i missili antinave (AShM), e rivestimenti anti-schegge in Kevlar. 

È stato realizzato uno studio di progettazione denominato " Cruiser Baseline " per una nave che avrebbe incorporato le capacità della classe Ticonderoga, dotata di VLS, su uno scafo e una sovrastruttura progettati secondo gli stessi standard dell'Arleigh Burke, sebbene questo studio fosse solo a scopo analitico e nessuna nave di questo tipo sia stata costruita.

I lavori su una variante notevolmente migliorata, nota come Flight III, iniziarono nel 1988. 

Aveva una configurazione a ponte di coperta a filo e un tappo di 12 m a centro nave per fornire un volume maggiore per i sistemi di combattimento e per aumentare il raggio operativo della classe.  I suoi principali miglioramenti riguardavano le prestazioni ASW, con un eliporto dimensionato per il V-22 Osprey  insieme ad hangar e strutture di supporto per due elicotteri SH-60B LAMPS III imbarcati e compatibilità con il RUM-125 Sea Lance in fase di sviluppo. Anche le prestazioni AAW della nave furono migliorate, con 32 celle VLS aggiuntive a prua, capacità di impegno cooperativo (CEC), sistemi integrati di difesa missilistica antinave e strutture per il comandante della guerra aerea per coordinare le azioni di un gruppo d'attacco della portaerei nella difesa aerea, come si trovava sugli incrociatori di classe Ticonderoga.  Il nuovo AN/SAR-8 fornì inoltre alla nave una capacità di ricerca e tracciamento a infrarossi per la difesa contro i missili a volo radente sul mare, e i cavi in fibra ottica sostituirono i cavi in rame per migliorare la larghezza di banda e ridurre l'aumento di peso.  Per alimentare il maggiore carico di apparecchiature, i gruppi elettrogeni a turbina a gas AG9130 di servizio della nave furono sostituiti con i più recenti AG9140, aumentando la generazione di energia da 2.500 kW a 3.000 kW ciascuno. Furono inoltre introdotte nuove eliche di 5,5 m di diametro (18 piedi), in sostituzione dei modelli esistenti di 5,2 m di diametro (17 piedi) al fine di ridurre il consumo di carburante e la cavitazione.  Incorporando le lezioni apprese dagli attacchi alla USS Stark nel 1987 e alla USS Samuel B. Roberts nel 1988 , cinque paratie resistenti alle esplosioni furono incorporate nella nave per migliorare il contenimento dei danni. Il Flight III è stato progettato con diversi aggiornamenti da aggiungere sulle navi successive, tra cui nuovi array sonar laterali e trainati, turbine a gas con recupero di calore e interrefrigerazione e un sistema di controllo del tiro migliorato.
La prima Flight III avrebbe dovuto essere acquisita come ultima nave dell'anno fiscale (FY) 1994. Tuttavia, con la diminuzione delle tensioni nel corso del 1989 e del 1990, la necessità di una nave dalle prestazioni così elevate diminuì. La Flight III fu cancellata nel dicembre 1990 come misura di riduzione dei costi, con un risparmio di 75  milioni di dollari per nave.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TheNationalInterest, Naval-Technology, WIKIPEDIA, You Tube)




































 

Voenno-morskoj flot SSSR - Военно-морской флот СССР - ВМФ СССР - VMF URSS - 1961: l'S-49 nacque come un normale smg del Progetto 633, noto alla NATO come classe Romeo. A prima vista, il sommergibile sovietico S-49 sembra un errore di progettazione. Mentre lo scafo assomiglia a un normale sottomarino diesel-elettrico dell'epoca della Guerra Fredda, la prua appare dotata di una strana coppia di enormi "canne" rivolte in avanti. Ma il bizzarro muso e l'aspetto sporgente erano il risultato di un lavoro altamente specializzato da parte dei sovietici per creare un sottomarino in grado di testare una nuova generazione di armi subacquee.











https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.














Voenno-morskoj flot SSSR - Военно-морской флот СССР - ВМФ СССР - VMF URSS

Voenno-morskoj flot SSSR (in russo: Военно-морской флот СССР o semplicemente ВМФ СССР, cioè VMF URSS) era la denominazione della marina militare dell'Unione Sovietica dal 1937 al 1991, anno della sua dissoluzione; al suo apogeo, era la seconda marina militare del mondo in ordine di grandezza e potenza.
Nel corso della seconda guerra mondiale ebbe un ruolo di primo piano rendendosi anche protagonista di alcuni importanti affondamenti. La guerra fredda vide un notevolmente ampliamento della Marina dell'Unione Sovietica, che, soprattutto per impulso del suo comandante in capo, l'ammiraglio Sergej Georgievič Gorškov, divenne la seconda al mondo dopo la United States Navy e sembrò in grado di insidiare la supremazia navale del blocco occidentale.

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica alla fine del 1991, la sua eredità è stata raccolta dalla Marina russa, che ha ricevuto la stragrande maggioranza delle navi e degli aeromobili della Marina Sovietica, nonostante un enorme ridimensionamento.




Il sommergibile sovietico S-49 sembra un errore di progettazione o un banco di prova dall'aspetto bizzarro, ma contribuì allo sviluppo dei siluri missilistici lanciati da sottomarini sovietici durante la Guerra Fredda.

L’unità subacquea sovietica S-49 non è un errore di progettazione, ma una piattaforma di test sperimentale (progetto 633RV). Quella protuberanza bulbosa e bizzarra sulla prua, che lo fa sembrare sgraziato o "sbagliato", è in realtà una sovrastruttura stagna aggiunta deliberatamente per scopi scientifici e militari.

La spiegazione tecnica dietro la sua forma insolita evidenzia la vera natura del suo design:

Perché ha quella forma a “nasone"?

  • I tubi lanciasiluri giganti: Nei primi anni '70 la Marina sovietica aveva bisogno di testare nuovi sistemi d'arma pesanti, tra cui i siluri da 650 mm e i missili antisommergibile. 
  • Lo scafo modificato: Poiché lo scafo standard della classe Romeo (Progetto 633) ospitava solo tubi standard da 533 mm, gli ingegneri installarono due enormi tubi da 650 mm sopra la prua originaria. 
  • La struttura protettiva: Per coprire questi siluri lunghi ben 11 metri, fu costruita una carenatura esterna stagna progettata per resistere alle stesse pressioni idrostatiche dello scafo interno. 
  • Nessuna ricarica: Questa protuberanza non conteneva siluri di riserva; serviva solo a testare il lancio singolo dei missili RPK-7 Veter (noti in ambito NATO come SS-N-16 Stallion).

Mentre lo scafo assomiglia a un normale sottomarino diesel-elettrico dell'epoca della Guerra Fredda, la prua appare dotata di una strana coppia di enormi "canne" rivolte in avanti. Ma il bizzarro muso e l'aspetto sporgente erano il risultato di un lavoro altamente specializzato da parte dei sovietici per creare un sottomarino in grado di testare una nuova generazione di armi subacquee. In un'epoca in cui le modifiche estreme ai sottomarini erano di moda, l'S-49 si distinse per il suo lavoro pionieristico e la sua lunga carriera operativa.
L'S-49 nacque come un normale sottomarino del Progetto 633, noto alla NATO come classe Romeo. I sottomarini del Progetto 633 erano sottomarini d'attacco diesel-elettrici sviluppati per la Marina sovietica negli anni '50 e costruiti a Gorky (l'odierna Nizhny Novgorod). Poiché questo cantiere si trovava a centinaia di chilometri dal mare, i sottomarini costruiti qui venivano trasportati via fiume su chiatte speciali, quindi completati e collaudati nei cantieri navali costieri prima di entrare in servizio.

La fase iniziale della carriera dell'S-49 fu del tutto convenzionale. La sua chiglia fu impostata nel marzo del 1961, fu varata a luglio ed entrò in servizio nella Marina sovietica a dicembre.

L'S-49 inizialmente entrò a far parte della Flotta del Mar Nero, fu trasferito alla Flotta del Nord nel 1962 e condusse operazioni sottomarine di routine, comprese missioni nel Mediterraneo.
Nel 1969, l'S-49 tornò definitivamente alla Flotta del Mar Nero e continuò a prestare servizio come un normale sottomarino d'attacco sovietico.
Negli anni '60, tuttavia, di fronte alla crescente minaccia della nascente flotta di sottomarini a propulsione nucleare della Marina statunitense, gli ingegneri navali sovietici iniziarono a sviluppare una nuova classe di armi più veloci e a più lunga gittata: i missili antisommergibile lanciati da sottomarini. Si trattava essenzialmente di sistemi di lancio a lungo raggio, il cui scopo era quello di consentire a un sottomarino di attaccare un altro molto prima e da una distanza molto maggiore rispetto a quanto fosse possibile con un siluro convenzionale, permettendo al lanciatore di mantenere la distanza di sicurezza. Ciò era particolarmente vitale in un contesto di guerra nucleare.
Un test dal vivo di un missile sottomarino SUBROC a testata nucleare della Marina statunitense, concettualmente molto simile al missile antisommergibile sovietico, offre un'idea del suo potere distruttivo:
Il progetto sovietico combinava un siluro o una bomba di profondità con un missile; l'arma sarebbe stata lanciata sott'acqua da un sottomarino o sparata da una nave da guerra di superficie. Dopo un breve periodo di immersione, sarebbe riemersa, un motore a razzo si sarebbe acceso e l'arma si sarebbe diretta rapidamente – secondo le fonti disponibili a circa Mach 0,8 – verso l'area bersaglio. L'arma poteva impiegare un siluro a ricerca di calore o una testata nucleare a bomba di profondità.



Nei primi anni '70, la Marina sovietica stava lavorando a due sistemi missilistici ASW di nuova generazione:  l'RPK-6 Vodopad (cascata in russo) era progettato attorno a un sistema di lancio di siluri da 533 mm, mentre l'RPK-7 Veter (che significa vento) era un'arma più grande da 650 mm con maggiore gittata e capacità di penetrazione in profondità, ma poteva trasportare solo una carica di profondità nucleare.
In pratica, sebbene sia il Vodopad che il Veter potessero essere lanciati dai sottomarini, le navi da guerra di superficie disponevano solo di tubi lanciasiluri da 533 mm, quindi erano limitate al Vodopad. L'RPK-6 Vodopad aveva una gittata di circa 20 miglia nautiche, mentre l'RPK-7 Veter la aumentava a circa 54 miglia nautiche.

Un video del 2018 che mostra l'incrociatore da battaglia nucleare classe Kirov Pyotr Velikiy mentre lancia diversi missili RPK-6 Vodopad di epoca sovietica durante un’esercitazione.



Esiste una certa confusione riguardo alle designazioni NATO di queste armi. Alcune fonti suggeriscono che sia il Vodopad che il Veter fossero noti come SS-N-16 Stallion, altre che SS-N-16 Stallion si riferisse a diverse generazioni di missili antisommergibile da 650 mm, mentre SS-N-15 Starfish si riferisse a diverse generazioni di armi da 533 mm.
Avendo bisogno di un sommergibile di prova per le armi, i sovietici scelsero due unità della classe Romeo, l'S-49 e l'S-11, entrambe convertite secondo lo standard sperimentale del Progetto 633RV.
Tra il dicembre 1971 e l'ottobre 1972, l'S-49 fu sottoposto a un'importante opera di ricostruzione presso il cantiere navale Sevmorzavod di Sebastopoli, nella penisola di Crimea.
La modifica ha trasformato completamente il sottomarino, il cambiamento più evidente essendo l'enorme sovrastruttura di prua contenente due giganteschi tubi esterni da 650 mm per il Veter, che erano semplicemente troppo grandi per essere alloggiati all'interno dello scafo originale della classe Romeo. Allo stesso tempo, due tubi di lancio interni da 533 mm sono stati modificati per il Vodopad.
Oltre ai nuovi lanciatori, i sistemi specializzati includevano apparecchiature per la programmazione delle armi, connessioni elettriche per i test pre-lancio, sistemi di controllo del tiro, speciali dispositivi di tenuta e binari di guida che preparavano l'arma al lancio.
Essenzialmente un gigantesco laboratorio sottomarino per lo sviluppo di armi, il Progetto 633RV permetteva agli ingegneri di testare l'intero processo di sparo prima che le armi entrassero in servizio sui sottomarini operativi.
Nella sezione di prua, gli ingegneri hanno rimosso le normali attrezzature da sottomarino e le hanno sostituite con sistemi di prova. Sono stati eliminati i depositi di siluri di riserva e sono state aggiunte apparecchiature sonar migliorate e sistemi di navigazione aggiornati.
Nel complesso, i sistemi furono progettati per replicare quelli dei sottomarini d'attacco nucleari sovietici, compresi quelli previsti per i sottomarini d'attacco nucleari del Progetto 671 (classe Victor ).
Oltre a sparare missili, il sottomarino modificato era equipaggiato per misurare il comportamento di lancio, le prestazioni delle armi, gli effetti sul sottomarino, le pressioni subacquee, il funzionamento del sistema di guida e l'affidabilità.
Dopo la conversione, l'S-49 divenne uno dei sottomarini per i test di armamenti più importanti della flotta sovietica.
Nel dicembre del 1972, l'S-49 effettuò il primo lancio sottomarino sovietico di un missile-siluro Vodopad, da una profondità di 50 metri (164 piedi).
Tra il 1973 e il 1974, furono completati con successo 24 lanci da profondità comprese tra 50 e 150 metri (164 e 492 piedi) e in condizioni sempre più impegnative.
Nel 1975, l'S-49 ricevette un sistema di lancio in acque profonde migliorato e completò con successo altri 22 lanci, incluso uno da una profondità senza precedenti di 240 metri (787 piedi).
Per S-49, la missione si estese oltre Vodopad e Veter.

Nel 1977, il sommergibile partecipò ai test del nuovo missile da crociera d'attacco terrestre 3M10 Granat (SS-N-21 Sampson), un'arma a propulsione turbofan che veniva lanciata da una capsula tramite un tubo di lancio da 533 mm. Analogamente al Tomahawk di fabbricazione statunitense, questo fu il primo missile di questa classe impiegato sui sottomarini sovietici.

Dal 1977 al 1985, l'S-49 continuò a supportare lo sviluppo di missili e siluri sovietici.

Dopo un'importante revisione tra il 1986 e il 1991, l'S-49 ha continuato a svolgere compiti legati agli armamenti fino al 1995, quando è stato ritirato dal servizio attivo della Marina.
Ma nemmeno il pensionamento pose fine alla sua straordinaria carriera.
Alla fine del 1995, l'S-49 fu nuovamente trasformato, diventando il PZS-50, una stazione galleggiante di ricarica per batterie. Il sottomarino fornì supporto alla Flotta del Mar Nero ricaricando le batterie e assistendo le attività di addestramento dei sommergibilisti.

L'S-49 è rimasto in servizio come nave di supporto fino agli anni 2010, per poi essere definitivamente ritirato intorno al 2019.

Nel maggio 2022, l'S-49 è entrato a far parte del complesso museale sotterraneo di Balaklava, preservando uno dei sottomarini più insoliti dell'era della Guerra Fredda in un'ex base sottomarina sovietica. Con la Russia che occupa la penisola e impegnata in una guerra con l'Ucraina, durante la quale la Crimea è stata ripetutamente presa di mira, il destino finale dell’unità museale è tutt'altro che certo.
L'S-49 non ha mai lanciato un missile in combattimento. Ma senza di esso, alcune delle armi sottomarine più avanzate della Marina sovietica non sarebbero mai entrate in servizio.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)