mercoledì 4 febbraio 2026

ESERCITO ITALIANO: AGLI ALBORI DELLE ORIGINI STORICHE E TECNOLOGICHE DEL 76/62 di OTO MELARA. Da “I ragazzi del 76”, fino alla nuova famiglia Leonardo HYSTRIX (Istrice): si tratta di una serie di sistemi terrestri AA e antidrone (Counter UAS) a breve/brevissima gittata.










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.







Tutti gli appassionati del settore e gli attenti lettori di questo blog conoscono l’italiana Oto Melara (ora Leonardo). 

Ma solo alcuni ben informati hanno mai sentito parlare di Gustavo Stefanini, "padre" dell'azienda spezzina, e del suo amico e collaboratore e successore Sergio Ricci. 
Uomini dediti al valoro ed al bene della Patria come Stefanini e Ricci e pochi altri come loro, avevano fatto del "non apparire" una scelta di vita che non prevedeva eccezioni alcune. 
Esisteva un'etica rigorosa dietro questo modo di comportarsi schivo, ma anche un'idea precisa di managerialità, e ancora una nemmeno tanto nascosta gelosia, una sorta di paura, e la sfiducia dichiarata nei confronti della politica, delle Partecipazioni Statali, e molto altro ancora. 
Questi uomini “del fare” erano consapevoli che le cose bisognava prima farle e poi dirle; subito dopo, una volta fatte le cose, dirle era inutile. 
Gustavo Stefanini e il suo amico Sergio Ricci erano certi che se le idee le sveli qualcuno poi te le sottrae o se non te le ruba comunque non ti permette di realizzarle. 
Pertanto, progetti importanti rischiano di andare perduti per sempre: niente interviste ai media, niente archivi. 
Il libro «I ragazzi del 76» racconta alcuni personaggi e l'azienda OTO-Melara e il territorio di La Spezia utilizzando il ricordo diretto di alcuni testimoni, di coloro quella storia d’Italia l'hanno vissuta in prima persona ed hanno contribuito a costruirla: Stefanini e Ricci.
Questo articolo trae innesco dai recenti fatti del Mar Rosso e da come nave Caio Duilio è stata in grado di annientare, con una “modica” spesa, alcuni droni armati, spediti dai cosiddetti ribelli Houthy manovrati dall’Iran, in fase terminale di attacco.
Come noto, nave Caio Duilio, nell’ambito dell'operazione dell'Unione europea Aspides in risposta agli attacchi Houth, ha abbattuto- in attuazione del principio di autodifesa - due droni aerei. Lo ha comunicato lo Stato Maggiore della Difesa ricordando che l'operazione Aspides ha il compito di difendere la libertà di navigazione e le rotte commerciali: ”Congratulazioni all'equipaggio del cacciatorpediniere Caio Duilio che ha abbattuto due droni nel Mar Rosso nell'ambito della missione Ue Aspides. La Marina italiana garantisce la libera navigazione e protegge i nostri mercantili. Fieri dei nostri marinai!", scrive sul social X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
I drone, lanciati dallo Yemen, volavano in direzione del Duilio facendo scattare immediatamente l'allerta a bordo e attivando i sistemi di autodifesa. I velivolo sono stati abbattuti a circa 6 Km di distanza dall'imbarcazione, grazie ad un equipaggiamento che può contare su tre cannoni OTO da 76/62 Super Rapido, due mitragliere, un sistema missilistico antiaereo ASTER, due lanciarazzi, due lanciasiluri ASW e un elicottero.
Il DDG Caio Duilio opera nel Mar Rosso per garantire la tutela del diritto internazionale e salvaguardare gli interessi nazionali. Già lo scorso 2 marzo 2024 il cacciatorpediniere italiano aveva abbattuto un drone nel Mar Rosso "dalle caratteristiche analoghe a quelli già usati in precedenti attentati: si trovava a circa 6 kilometri dalla nave italiana, in volo verso di essa". In quell'occasione Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva sottolineato che gli attacchi terroristici degli Houti sono una grave violazione del diritto internazionale e un attentato alle sicurezza dei traffici marittimi da cui dipende la nostra economia. Questi attacchi sono parte di una guerra ibrida, che usa ogni possibilità, non solo militare, per danneggiare alcuni Paesi e agevolarne altri”.
La missione Aspides, EuNavFor Aspides mira a proteggere il traffico mercantile diretto verso e proveniente dal canale di Suez dagli attacchi degli Houthi yemeniti, che hanno iniziato a prendere di mira molte navi (non quelle cinesi né quelle russe, ma quelle considerate occidentali), da quando Israele ha avviato la guerra nella Striscia di Gaza, in risposta ai pogrom del 7 ottobre perpetrati da Hamas.

IL LIBRO «I ragazzi del 76», EDITO DALLA UTET

Una interessantissima opera storico-letteraria scritta da Laura Maragnani: racconta le «vite parallele» di Gustavo Stefanini, «padre» dell'azienda spezzina Oto Melara, e del suo amico, collaboratore e successore Sergio Ricci. 
È il 5° volume della collana che Finmeccanica dedica agli uomini del gruppo che hanno ricoperto un ruolo importante nello sviluppo industriale e tecnologico dell’Italia.
Stefanini è stato il protagonista assoluto di un'epopea aziendale che ancora oggi, a vent'anni dalla sua morte, ha qualcosa di speciale. Ha reso l’azienda Oto Melara una garanzia di qualità tecnologica conosciuta in tutto il mondo: un’azienda in cui si è lavorato e si lavora, giorno e notte, per star dietro agli ordinativi che arrivano da tutto il mondo, da marine militari alleate e amiche. 
Nato nel 1910, Stefanini arrivò in Oto Melara nel 1946 e ci rimase per ben 35 anni, una vita dedicata al lavoro. 
Diventò direttore commerciale, direttore generale, amministratore delegato e poi presidente; era uomo straordinario, l’uomo del principio e della fine di questa storia. In Oto Melara è stato il Presidente con la P maiuscola. Dotato di immenso carisma, un leader, un uomo brillante, preparatissimo e con la certezza del “saper fare”.
Era stato un militare, rimasto tale fino alla fine. Ex ufficiale di Marina, arma in cui aveva combattuto durante la Seconda Guerra mondiale, addestrato a rispettare le regole e a pretendere dagli altri il rispetto delle stesse. L'Oto Melara era e ancora è una nave-azienda, di cui lui era il comandante: tutti dovevano essere responsabilizzati nel proprio ruolo.
Stefanini frequentò l'Accademia Navale Livorno e poi nel 1933 si laureò in ingegneria al Politecnico di Milano. Durante la guerra era sto un incursore della X Mas facendo parte a pieno titolo dei famosi “ragazzi della bocca del Serchio”. 
Fu catturato dai britannici che affondarono il suo smg. mentre faceva rotta per Alessandria d'Egitto. Trascorse sei anni di prigionia in India, a Bangalore e ne approfittò per imparare a memoria la Divina Commedia, per studiare l'inglese e per prepararsi a ricostruire la vita in una patria distrutta dalla guerra una volta rientrato dalla prigionia.
La carriera in Oto Melara fu fulminea: dopo soli tre anni dall'assunzione con la qualifica di tecnico, nel 1949 era già dirigente, dopo dieci anni direttore commerciale e dopo altri dieci, nel 1966, fu nominato amministratore delegato.
All’epoca la Oto Melara era diventata la più importante fabbrica italiana di carattere militare. Nel 1955 le venne affidato il contratto per il cannone da 76/62 da montare sulle fregate Centauro di nuova costruzione, un impianto innovativo antinave e antiaereo. Il suo collaboratore Sergio Ricci ebbe l'intuizione di alleggerire le torrette navali utilizzando l'alluminio: rispetto ai primi 76 in acciaio fu per l'Oto Melara un grande salto tecnologico. Il nuovo cannone fu acquisito da numerosissime marine militari, dall'Iran all'Iraq, dalla Nigeria alle Filippine, persino dalla US NAVY. Anche la Francia, che aveva un suo cannone da 100 a cui teneva molto, nel 2000 si «arrese» e si rivolse all’Oto-Melara.
L'altra svolta importante per l'Oto Melara di Stefanini, con l'appoggio naturalmente del governo italiano dell’epoca, fu il contratto con la Libia: circa 6 milioni di € attuali, che a metà degli anni Settanta significavano un contratto importante.
La Oto Melara, negli anni Trenta era un'azienda dell’IRI; passò negli anni Cinquanta a Finmeccanica, poi alla EFIM parastatale.
Il più stretto collaboratore di Stefanini fu Sergio Ricci, un'altro protagonista assoluto della storia dell'Oto Melara, dalla progettazione del cannone 76 alle partecipazioni nelle più importanti società di produzioni militari Breda Meccanica Bresciana e Officine Galileo di Firenze. 
Al culmine dello sviluppo di questa industria della difesa, la Oto aveva 2500 dipendenti, la Breda 850 e le società partecipate e l'indotto altre migliaia. 
Ricci, entrato in azienda nel 1951, fu l'erede designato di Stefanini, il suo braccio destro per trent'anni e poi il suo successore come amministratore delegato e poi presidente dell'Oto Melara. E’ stato anche un grande progettista: nel 1980 Ricci fu nominato amministratore delegato. Nel 1982 Stefanini lasciò la presidenza dell'Oto. 
Sergio Ricci, il più giovane dei due, morì nel maggio 1986, dopo una breve malattia. Lo stesso anno il presidente Cossiga nominò Stefanini cavaliere del lavoro, un riconoscimento arrivato forse tardi ma di cui è estremamente orgoglioso. Stefanini morì nel 1992.
Un aneddoto legato alla firma del contratto con la Libia traccia la figura di Stefanini. 
A Tripoli, nel luglio 1972, le trattative andavano per le lunghe; durante il mese del Ramadan si poteva lavorare solo di notte. Giunse finalmente la stipula dell'accordo da parte libica con il testo scritto in arabo. Avrebbe potuto esserci scritta qualunque cosa, i collaboratori consigliarono di non firmare. Stefanini allora si rivolse al colonnello Gheddafi: da ufficiale a ufficiale dammi la tua parola che quello che c'è scritto qui in arabo corrisponde a quanto abbiamo stabilito. «Giuro», rispose il colonnello libico alzando la mano destra. Stefanini prese la penna e tra lo stupore dei suoi firmò: «Io sono il capo e la responsabilità è sempre del capo. Me la prendo tutta». Da quel momento per i libici Stefanini divenne «fratello Gustavo».
In quella stipula al buio vi era tutto il carattere del personaggio, avventuroso e deciso: avvezzo al gioco di squadra, alla fiducia sulla parola, all'azzardo calcolato. Era in sintesi un uomo di parola, un uomo d’onore!

AGLI ALBORI DELLE ORIGINI STORICHE E TECNOLOGICHE DEL 76/62 OTO MELARA:

1939 - CANNONE A/A NAVALE CAPRONI 65/58

Il cannone antiaereo navale stabilizzato da 65/58 era stato costruito dalle Officine Caproni su specifiche della Regia marina del 1939. In sua vece fu preferito il cannone Ansaldo da 65/54 il cui impiego fu ostacolato da problemi sorti nella messa a punto.
Il cannone della Caproni ebbe una progettazione più lunga (il prototipo fu ultimato nel 1943) perché avrebbe dovuto avere prestazioni d’avanguardia:
  • Peso: 7 tonn;
  • Gittata max: 11.750 m.;
  • Celerità di tiro: 55 colpi al minuto;
  • Eliminazione del calcatoio;
  • Elevata automazione;
  • Piattaforma e culla stabilizzata con motori elettrici.
  • Il prototipo, al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943 venne requisito dai tedeschi.

1939 - CANNONE A/A ANSALDO 65/64 mm

I cannoni da 65 mm antiaerei non divennero disponibili in tempo e vennero usati solo per impieghi a terra. Il progetto dei 65/64 mm, armi ad alta velocità iniziale (850 ms) era dell'Ansaldo e venne presentato nel 1939, vincendo contro armi ancora più esasperate presentate dalla Breda e OTO, entrambi da 65/68 mm. Dopo una messa a punto laboriosissima che escluse poi il caricatore automatico, i primi 60 vennero consegnati entro il marzo del 1943. Nel 1944 altri 55 vennero costruiti per i Tedeschi. Arma simile, concettualmente, ai cannoni da 55 mm tedeschi ma ovviamente più potente dato il calibro maggiore (rimasto tipico solo delle armi italiane), era un tentativo di superare le prestazioni delle armi da 37 mm.

DATI TECNICI:
  • Anno progettazione: 1939?
  • Entrata in servizio:
  • Lunghezza: 64 calibri
  • Peso: 126 kg
  • Peso proiettile: 4,1-4,5 kg
  • V.iniziale: 850 m.sec
  • Gittata: 6,5 km a.a. max efficace 5 km
  • Cadenza di tiro: 20 c.min
  • Peso affusto:=
Verso la fine degli anni trenta del XX secolo la Regia Marina avviò lo sviluppo di un nuovo tipo di cannone antiaereo ad altre prestazioni, con cui sostituire il precedenti pezzi da Ansaldo-Odero-Terni-Orlando 100/47 nelle varie versioni fino ad allora in uso, e le mitragliere Breda da 37/54. Il nuovo sistema d'arma, sviluppato da Ansaldo, fu presentato nel 1939, ed era caratterizzato dall'avere alta cadenza di tiro, fino a 20 colpi/minuto, sistema di caricamento automatico, velocità iniziale del proietto, che pesava 4.08 kg, era pari a 950 m/s, con gittata di 7.500 m e alzo fino ad 80°. Il progetto del 65/64 Mod. 1939, che vinse contro armi ancora più esasperate presentate da Breda e OTO, originariamente doveva avere una canna di 56 calibri, aumentata poi a 62 e infine a 64 calibri (4.164 mm). Superiormente alla canna vi erano due recuperatori, ed il movimento di rinculo garantiva il funzionamento del sistema di caricamento automatico. Per armare il primo colpo vi era una apposita leva, che veniva fatta ruotare all'indietro. Per mettere il cannone in punteria erano disponibili due postazioni laterali, poste dietro allo scudo a gradino, munito di due grandi feritoie che si aprivano ribaltandosi in avanti.
Del nuovo cannone vennero realizzati alcuni prototipi, e si passò alla produzione in serie, ma il sistema di caricamento automatico a bracci oscillanti non fu mai messo a punto. Il meccanismo che allineava il proiettile alla canna e lo introduceva nella camera di scoppio si rivelò irrealizzabile, così come quello di regolazione della spoletta a tempo, che doveva avvenire in tempi rapidissimi. Dopo una messa a punto laboriosissima che escluse il caricatore automatico a favore di un caricamento manuale più lento, ma più affidabile, i primi 60 esemplari vennero consegnati nel marzo del 1943.
Le prime unità ad esserne equipaggiate dovevano essere gli incrociatori leggeri Classe Capitani Romani, 6 pezzi per nave, che però imbarcarono le mitragliere da 37/54 mm. Altre unità destinate ad esserne dotate dovevano essere la portaerei Aquila, e la similare Sparviero, con 12 pezzi per nave. Tali unità si trovavano in vari stadi di allestimento nel porto di Genova, ma la cui costruzione venne interrotta nell'estate del 1943, e poi abbandonata in seguito alle vicende armistiziali dell'8 settembre 1943. Anche i due incrociatori antiaerei classe Etna, requisiti dalla Regia Marina dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, e originariamente destinati alla marina thailandese, dovevano imbarcare, oltre alle 3 torri binate da 135/45, anche 10 pezzi singoli da 65/54. Le due unità, Etna e Vesuvio, si trovavano al 60% dell'allestimento presso la rada di Trieste. Formalmente adottato dalla Regia Marina già nel 1939, nessun esemplare del pezzo da 65/64 entrò mai in servizio sulle unità italiane.
Diversamente la Kriegsmarine, che si era impadronita di di alcuni prototipi e di vari esemplari in diversi stadi di costruzione, che giacevano presso la Ansaldo e i depositi della Regia Marina, nel corso del 1944 decise di imbarcarli a bordo di alcune unità navali senza il dispositivo di caricamento automatico, sostituito da quello manuale. Tra le unità che ne furono equipaggiate vi era il pattugliatore Petsamo, impiegato nella scorta ai convogli costieri nell'Alto Tirreno. Circa 55 esemplari vennero costruiti per i tedeschi, che stavano sviluppando un'arma concettualmente simile, il cannone 55/77 mm Gerät 58, pensato per impieghi contraerei sia terrestri che navali, ma del quale prima della fine della guerra vennero completati solo due prototipi. Tali armi risultavano meno potenti del cannone da 65/64 dato il calibro maggiore di quest'ultimo, rimasto tipico solo delle armi italiane.
Un esemplare destinato all'imbarco sulla portaerei Aquila è esposto presso il Museo tecnico navale di La Spezia.


1939 - CANNONE A/A ANSALDO-OTO 90/50 mm

Il cannone Ansaldo-OTO da 90/50 Mod. 1939 era un pezzo di artiglieria contraerei pesante italiano della seconda guerra mondiale. Sviluppato come arma navale dalla Ansaldo, da esso fu derivato l'altrettanto valido pezzo terrestre da 90/53 Mod. 1939.
L'Ansaldo nel 1938 sviluppò questo pezzo da 90 mm per conto della Regia Marina, che avrebbe dovuto sostituire il cannone da 100/47 di origine austro-ungarico. Furono sperimentate due bocche da fuoco con canna lunga 48 calibri, sperimentati sull'incrociatore San Giorgio; la versione definitiva ebbe invece una canna della lunghezza di 50 calibri e venne prodotta dall'Ansaldo e dalla OTO alla fine degli anni quaranta. Parallelamente la Direzione del Servizio Tecnico Armi e Munizioni incaricò la ditta di studiare una variante terrestre dello stesso pezzo. Gli organi tecnici di esercito e marina valutarono la possibilità di utilizzare lo stesso cannone, ma risultò che i requisiti delle due armi erano differenti, quindi ci si limitò ad unificare bossolo, esplosivo e granitura del propellente, mentre la canna dell'arma terrestre venne allungata a 53 calibri. L'arma risultante fu l'ottimo 90/53 Mod. 1939, impiegato sia nel ruolo antiaereo che controcarro.
I cannoni navali da 90/50 Mod. 1939, in torrette singole, vennero installate sulle navi da battaglia classe Littorio (12 pezzi) e sulle classe Caio Duilio ricostruite (10 pezzi), delle quali costituirono il principale armamento antiaereo. La prevista installazione, all'inizio della guerra, sull'avviso veloce Diana venne annullata e la nave fu armata con due pezzi da 102/35. Dopo la guerra, il pezzo navale 90/50 rimase in servizio nella nuova Marina Militare fino alla radiazione delle due Caio Duilio nel 1956.
La bocca da fuoco da 90/50 era formata dalla canna rigata in acciaio, sottoposta a autofrettage, che era avvitata a freddo al blocco di culatta, in modo da poter essere agevolmente sostituita dopo l'usura dell'anima. Il blocco di culatta portava un'appendice inferiore per l'asta del freno di sparo e due appendici superiori per i recuperatori idropneumatici, che lo collegavano alla culla. L'otturatore era a cuneo orizzontale.
L'arma sparava un cartoccio-proietto da 18,4 kg, con granata di 10,1 kg, propulso da una carica di 3,4 kg. Nonostante le buone caratteristiche balistiche, la granata si frammentava in schegge troppo piccole per danneggiare i bersagli, cosicché venne sostituita durante la guerra. La cadenza di tiro, di 12 colpi al minuto, con serventi ben addestrati poteva salire a 18 colpi al minuto.
L'impianto da 90/50 era tanto avanzato per il tempo da risultare non pienamente maturo. L'affusto infatti era pre-stabilizzato sui quattro assi di direzione, alzo, rollio e beccheggio, grazie ad un sistema di ben undici giroscopi. La correzione del rollio era di ±14°, quella del beccheggio di ±5°. La movimentazione dei pezzi era elettrica ed asservita alla centrale di tiro su entrambe le classi di navi da battaglia; sulle Duilio, tuttavia, poiché le torri sulle murate erano posizionate più basse e quindi soggette ad infiltrazioni d'acqua, l'impianto elettrico venne rimosso nel 1942 e sostituito con la movimentazione manuale, mentre sulle Littorio, essendo gli affusti posizionati più in alto, l'avanzato sistema automatizzato venne mantenuto.
Le torrette erano di forma ovale, fortemente inclinate e leggermente corazzate, pesanti 19 060 kg. L'elevazione andava da -3° a +75°, mentre il settore di brandeggio era di 140° a destra ed altrettanti a sinistra. La dotazione di colpi sulle Littorio era di 487 colpi per ogni cannone, per un totale di 5 842 granate antiaeree a nave. Ogni torretta aveva una riserva di 90 colpi di pronto impiego ed era alimentata da un elevatore elettrico che dal deposito munizioni trasferiva al ponte principale 30 cartocci-granata al minuto; questi venivano trasferiti a mano nel locale sottostante la torretta, da dove un altro paranco sollevava il cartoccio-granata e lo girava in orizzontale, pronto per la calcata. Nel paranco era incorporato il graduatore per le spolette automatico Borletti. I colpi venivano camerati a mano con un calcatoio a pantografo.

1954 - CANNONE a/a SMP-3 da 76/62 mm (Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli) 

Il cannone SMP-3 ("Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli - cannone da 3 pollici"), progenitore del "76/62 Allargato" era un'arma automatica a tiro rapido, la cui cadenza media del tiro era di 50 colpi al minuto, in grado di sparare colpi singoli o a raffica. Il caricamento avveniva automaticamente mediante un tamburo ruotante con 14 colpi, con i bossoli che venivano espulsi colpo per colpo. Ad esaurimento della raffica la canna si predisponeva alla massima elevazione (90°) ed il tamburo veniva ricaricato in maniera automatica con una manovra che avveniva in 3 secondi.
La versione binata del modello SMP 3 con canne sovrapposte aveva il caricamento completamente automatico e continuo che avveniva a qualsiasi elevazione. Il cannone aveva una forte velocità di brandeggio con la velocità iniziale del proiettile di 950 m/s e cadenza media di tiro di 60 colpi per canna. Il cannone era stato imbarcato negli anni cinquanta sulle fregate della classe Centauro, ma tale versione non avendo dato i risultati sperati non è stata imbarcata su nessun'altra unità della Marina Militare.
Le corvette Classe Albatros avevano in dotazione, inizialmente, il cannone da 76/62 tipo SMP-3 degli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli.
Le corvette erano le seguenti: Albatros, Alcione, Airone e poi Aquila che in un primo tempo era stata costruita per la Marina Olandese; sempre negli anni 50 dello scorso secolo.
Ora gradirei sapere se anche le 4 corvette costruite per la Marina Danese avessero lo stesso pezzo di artiglieria.
In effetti due pezzi per unità; quindi un totale di 16 pezzi costruiti.
Non i caccia ma solo le corvette per l' Indonesia (classe Surapati - Iman Bondiol) dovevano montare il cannone, impianto singolo 76/62, SMP3
Conferme che sia le corvette danesi sia la corvetta per l' Olanda (Linx) montavano tale cannone ed avevano allestimento standard con quelle italiane
Al contrario del quasi contemporaneo sviluppo del 76/62 OTO, con alimentazione e caricamento continuo, l' impianto SMP aveva una sorta di tamburo, tipo revolver, che completata la sequenza di tiro, veniva portato alla massima elevazione (90*) per la ricarica del tamburo
Evidentemente un sistema abbastanza complesso, con notevoli inerzie, ed un cero ritardo anche nel rientro in punteria.
Uno dei problemi riscontrati fu il metodo, e la velocità, di alimentazione del "tamburo) o revolver.
Sulla corvetta olandese - Linx - si verifico' un grave incidente: durante la fase di aggancio di una cartuccia nella noria, dove il movimento era assicurato da rulli, si verifico' un intoppo, bloccando la cartuccia in una determinata posizione (si parlo' a suo tempo di eccessiva od errata lubrificazione, ed il movimento dei rulli sulla cartuccia bloccata, con l'attrito, portarono al surriscaldamento ed alla successiva esplosione della carica. Purtroppo ci furono vittime, e subito dopo, anche per i risultati non proprio brillanti dell' arma, i complessi SMP3 furono sbarcati (non sono mai riuscito a seguire la sorte delle unita' indonesiane)
Lo sbarco del SMP3, ma soprattutto della DT, contribuirono a ad aumentare la stabilita' delle navi, che erano particolarmente "ballerine"
Sulle corvette classe Albatros (e sul Linx poi restituito all' Italia come Aquila) come soluzione "provvisoria" e poi definitiva i complessi SMP3 furono sostituiti con 40/70 singoli, di produzione canadese, che erano "adattamento" navale di armi originalmente destinate all' AA terrestre. Studi e commessa, navi ed armamenti, erano in gran parte finanziati dagli USA (commesse off shore); e questo fu particolarmente valide per queste corvette.
Non credo che si siano costruiti pezzi 'di riserva'; normalmente su queste commesse non si fanno "pezzi" completi, ma si ordinano parti di rispetto, soprattutto quelle di usura. Certamente le canne rientrano nelle componenti di usura.
Non mi risulta, e per esperienza non credo proprio che l'impianto partisse da esperienze o tecnologia USA: non dimentichiamo che all' epoca si stava verificando l' inadeguatezza del munizionamento aa da 40 contro gli aerei moderni, soprattutto perché tale munizionamento non permetteva l' adozione di spolette di prossimità (le prime spolette di prossimità da 40, in gran parte frutto di ricerche italiane - il gruppo del magg. AN Latini - poi riprese anche dai francesi della Thompson Houston - videro la luce a meta' degli anni 70) ed esisteva una direttiva generale NATO verso il calibro 76 mm (3").
Gli USA cercarono di automatizzare il tradizionale 76/50, gli inglesi sperimentarono su questo calibro, svedesi e francesi su calibri inferiori, e solo l' Italia, con risultati validi ancora adesso, adotto' un sistema totalmente nuovo: il successo del 76/62 si deve al sistema di caricamento continuo ed in punteria (i braccetti oscillanti) mentre l' esperienza SMP, con balistica simile e munizionamento identico, falli proprio nel sistema di caricamento (si potrebbe dire che SMP era un cannone ...semiautomatico...)
In ultima va tenuto conto che le commesse di questo cannone, sfortunato, avevano anche il compito di tentare di tenere in vita gli stabilimenti meccanici di Pozzuoli, la cui vita fu sempre legata (a un filo) alle commesse militariSi tratta di progetti con origini e sviluppi totalmente diversi, tra l'altro l'Ansaldo come impresa già IRI era totalmente fuori dal settore, e nulla ebbe a che fare con lo sviluppo della OTO (che era destinata ad entrare nell' altro conglomerato statale, l' EFIM).
Era anche un problema dello "stato dell' arte": l' utilizzo dello stabilimento di Pozzuoli per produzioni militari (ammesso che con gli stanziamenti dell' epoca fossero possibili sufficienti commesse) avrebbe comportato forti investimenti, sia sul team sia, soprattutto sulle infrastrutture e sui macchinari, impossibile da realizzare nel breve termine e non giustificabili e incompatibili con l' indirizzo che all' epoca si stava dando alle competenze ed alle specializzazioni delle partecipazioni statali.
Non credo ci sia stato nessun “complotto" per favorire un' industria o l'altra, una regione o l'altra; tra l'altro la concentrazione sulle attività ferroviarie dello stabilimento di Pozzuoli fu fatta a favore di Pozzuoli pensando che tale settore avrebbe avuto nell' immediato una maggiore ricaduta occupazionale, anche a livello di indotto regionale (es le officine meccaniche stabiesi) rispetto a quello militare
Dal punto di vista tecnico/tecnologico il concetto operativo (alimentazione, caricamento e fuoco automatico in punteria costante) del modello OTO du rivoluzionario e vincente; anche per la OTO non furono rose e fiori, come dimostrarono le limitazioni del complesso binato sovrapposto: la OTO poi seppe mantenere lo sviluppo continuo del progetto, al punto della validità della formula e la continuità (quasi) della produzione a 50 anni di distanza.
Ho un disegno dello SMP3, originale e troppo grande da scannerizzare, mentre ho un' immagine del 76/62 che credo poter digititalizzare e postare. (betasom.it)



1957 - CANNONE BINATO OTO-MELARA 76/62 A CANNE SOVRAPPOSTE

L'armamento principale della fregata CENTAURO era costituito da quattro cannoni Oto Melara da 76/62mm in due torri binate a canne sovrapposte, derivato dal tipo SMP3 singolo imbarcato sulle Albatros, la cui frequenza di tiro era di 60 colpi al minuto, che però non avendo dato i risultati sperati non sarebbe stato imbarcato su nessun'altra unità. Rispetto al modello singolo imbarcato sulle corvette Albatros, le torri delle Centauro erano a caricamento completamente automatico e continuo, consentendo così una più elevata cadenza di tiro.



1962 - CANNONE MULTIRUOLO OTO-MELARA 76/62 ALLARGATO

Il cannone da 76/62 tipo MMI "Allargato" costruito dalla Oto Melara di La Spezia è stato il pezzo standard della Marina Militare degli anni sessanta. Il cannone è stato realizzato in 84 esemplari per la Marina Militare italiana.
Il cannone è del tipo multiuso, con impiego principale antiaereo ma con capacità antinave e impiegabile anche per il tiro controcosta. Il pezzo è l'evoluzione del modello sviluppato e costruito per la Marina Militare dagli Stabilimenti meccanici di Pozzuoli agli inizi degli anni cinquanta, denominato tipo SMP3, cioè da tre pollici, da cui scaturisce la sua sigla “SMP-3”, sviluppato quando si stava verificando l'inadeguatezza del munizionamento da 40mm contro gli aerei moderni, soprattutto perché tale munizionamento non permetteva l'adozione di spolette di prossimità. Tale cannone venne imbarcato sulle corvette Albatros, prime unità di scorta costruite in Italia dopo la seconda guerra mondiale, e sulle corvette dello stesso tipo realizzate nei cantieri italiani su commesse NATO per la marina danese e olandese nell'ambito del MDAP in due esemplari, uno a poppa e uno a prora. Con lo spostamento della produzione delle artiglierie della Marina Militare alla Oto Melara di La Spezia venne sviluppata una versione binata del modello SMP 3 con canne sovrapposte. Il verificarsi di un grave incidente sulla torre prodiera della corvetta olandese Lynx e il non aver dato la versione binata i risultati sperati, portarono allo sviluppo del cannone da 76/62 di nuova progettazione, largamente testato sulla Nave Esperienze Carabiniere. Il nuovo cannone denominato Allargato avrebbe trovato posto nel corso degli anni sessanta sulle principali unità della squadra, come l'incrociatore lanciamissili Garibaldi, le fregate classe Bergamini e Classe Alpino, i Doria e il Vittorio Veneto e sarebbe stato rimpiazzato il decennio successivo dal 76/62 Compatto con l'entrata in servizio degli Audace.
Il cannone ha la canna raffreddata ad acqua e manovra elettrica e idraulica con sistema di emergenza manuale. La gittata, che con proiettili HE (High Explosive) dal peso di 6,296 kg raggiunge 18,4 km ad un'elevazione di 45°, che all'elevazione massima di 85° scende a 4 km, la velocità di brandeggio di 70°/s quella di elevazione di 40°/s e la torretta accoglie un membro dell'equipaggio.
Nella Marina Militare questi cannoni costituiscono l'armamento principale dei pattugliatori della classe Cassiopea; si tratta dei cannoni smontati dalle fregate della classe Bergamini andate in demolizione. È stato sostituito dal cannone Otobreda 76/62
Il 76mm / L62 Allargato è un cannone navale automatico a doppio uso a canna singola, di medio calibro, progettato e prodotto negli anni '60 dalla ditta di difesa italiana OTO-Melara come armamento di cannone per tutte le navi da guerra di classe media e grande costruite per la Marina Militare Italiana in quel decennio. Attualmente, l’arma rimane in servizio con le navi pattuglia della classe Cassiopea inItalia, ma è stata in gran parte sostituita dalla serie di cannoni da 76 mm Otobreda.
Dopo la seconda guerra mondiale, quando l'Italia si unì alla NATO, ricevette gran parte delle sue armi dagli Stati Uniti sotto forma di assistenza militare diretta. Ciò includeva anche il trasferimento di surplus di navi da guerra della Marina degli Stati Uniti(USN) da quella guerra. A metà degli anni '50 la Marina italiana iniziò a pianificare e finanziare un programma di modernizzazione, in cui molte di quelle navi da guerra obsolete della Seconda Guerra Mondiale sarebbero state sostituite con navi da guerra più nuove e più moderne costruite in Italia. Inoltre l'armamento verrebbe aggiornato. A quel tempo le navi da guerra italiane erano equipaggiate per lo più con cannoni navali costruiti negli Stati Uniti, con la pistola USN da 5 pollici (127 mm) e la Bofors 40 mm / L60 era la più numerosa. Secondo l'opinione della Marina Militare Italiana negli anni '50, il 5 pollici era considerato troppo pesante per molte navi da guerra, mentre il 40mm / L60 era considerato troppo leggero per essere usato come l'arma principale sulle sue corvette più piccole che erano state progettate nell'ambito del piano di modernizzazione.
Di conseguenza, la Marina Militare Italiana ha appaltato la ditta italiana OTO-Melara per progettare e produrre un cannone navale di medio calibro con capacità sia anti-superficie che antiaeree. Derivato dagli studi e dalle esperienze della Marina italiana sull'uso del cannone US NAVY da 76,2 mm, fu deciso essere il miglior compromesso per un cannone a doppio scopo. Il design di questo nuovo cannone contratto dall'OTO-Melara sarebbe stato l'armamento primario su navi da guerra più piccole, come le corvette, e l'armamento secondario su navi da guerra di classe più grande, come fregate, cacciatorpediniere e armamenti di cannoni primari dei nuovi incrociatori di elicotteri previsti.
Il primo tipo sviluppato fu un attacco a doppia canna, il Sovrapposto SMP3 da 76mm / L62 che aveva l'insolita disposizione di avere due canne una sopra l'altra anziché affiancate come con la maggior parte delle torrette navali. C'erano grandi speranze per la torretta Sovrapposto , ma in servizio sulla classe Centauro e su altre navi da guerra, le sue prestazioni si dimostrarono insoddisfacenti e nel 1958 OTO Melara iniziò a lavorare su una versione a canna singola.
Lo sviluppo iniziò nel 1958, con il primo cannone consegnato nel 1961 per i test e la produzione presto seguì. Nel 1962 il primo MMI Allargato 76/62 fu consegnato alla Marina Militare Italiana per il montaggio sulle fregate di classe Carlo Bergamini . Nei cinque anni seguenti, OTO-Melara produsse un totale di 84 in esclusiva per la Marina italiana. Tutte le navi da guerra italiane che avevano la torretta gemella Sovrapposto, che dovevano rimanere in servizio, le avevano sostituite con la torretta a canna singola Allargato. E mentre OTO-Melara tentava di commercializzare il loro nuovo cannone navale per l'esportazione, non c'erano ordini.
A partire dal 2011, l'arma è rimasta in uso solo a bordo delle navi pattuglia della classe Cassiopea.
L' Allargato ha una sola canna raffreddata a spruzzo d'acqua. Il cannone e il suo vassoio di carico sono coperti da un coperchio a torretta a tenuta stagna che è anche protezione contro piccole schegge di granata. Anche nella torretta c'è una stazione per un uomo che è necessario per dirigere il cannone dai dati forniti dal sistema di controllo del fuoco delle navi. Tutte le altre azioni quando il cannone viene sparato sono automatiche.
Il cannone è mosso da un sistema idraulico-elettrico, con un backup manuale. Le munizioni sono immagazzinate in un caricatore sotto la torretta da cui i colpi vengono alimentati nel vassoio di carico e quindi speronati nella culatta e sparati. L'involucro del guscio esausto viene espulso automaticamente fuori dalla torretta dopo essere stato sparato. Il peso totale della torretta e del caricatore è di 12 tonnellate. La velocità del fuoco può essere regolata tra 10 e 60 colpi al minuto. 
Alla fine degli anni '60, l' Allargato fu sostituito in produzione dal compatto 76mm OTO-Melara di grande successo. A causa del suo peso più elevato, l' Allargato è ora considerato obsoleto ed è stato in gran parte ritirato dalla maggior parte delle navi di servizio attive, essendo stato sostituito dal 76mm / L62 Compact o dal Breda 40mm / L70 Compact.


1965 / 1969 - CANNONE MULTIRUOLO OTO-MELARA 76/62 COMPATTO


L'OTO Melara 76/62 è un cannone multiruolo progettato e prodotto dalla Società italiana Leonardo-Finmeccanica (precedentemente da OTO Melara, confluita nel gruppo il 31 dicembre 2015).
Il cannone è caratterizzato da una cadenza di tiro molto elevata, soprattutto nella versione Super Rapido (120 colpi al minuto), che lo rende particolarmente adatto per la difesa antiaerea e anti-missile e per la difesa di punto, anche se, visto il suo calibro, può essere usato anche in altri ruoli come il bombardamento navale e costiero. Il cannone è dotato di munizionamento convenzionale, che varia a seconda del tipo di impiego e la sua polivalenza di usi è data anche dalla gran quantità di tipi di munizionamento che vanno dall'incendiario al perforante, fino ai proiettili a frammentazione con spoletta di prossimità. L'intero sistema è inoltre molto compatto ed è quindi installabile anche su navi di piccole dimensioni come le corvette o le vedette costiere, oltre ad essere completamente controllabile da remoto. Recentemente è stato aggiunto il nuovo munizionamento guidato DART.
Questo cannone ha rappresentato un notevole successo commerciale, essendo stato adottato da 53 marine: l'ultimo importante successo è stato lo scalzare il cannone navale da 100 mm della marina francese nel progetto Orizzonte.
Nel sistema di controllo del fuoco del cannone nel corso degli anni c'è stata un'evoluzione. Le prime versioni erano dotate del radar RTN-10X Orion della Selenia. A partire dalla metà degli anni ottanta venne utilizzato il RTN-30X (SPG-73) nel sistema di difesa di punto Dardo-E e poteva essere abbinato oltre che all'Otobreda Compatto e Super Rapido anche al cannone da 127/54, al Breda Dardo e ai missili Sea Sparrow/Aspide. Il sistema Dardo-E fece il suo debutto nella Marina Militare sull'incrociatore portaeromobili Garibaldi, ma il radar RTN-30X era già stato imbarcato sulle Maestrale, dove però alle due torrette binate del CIWS Dardo erano asserviti due radar RTN-20X, mentre le prime unità equipaggiate con sistema Dardo-E con il 76mm Super Rapido sono stati i due cacciatorpediniere lanciamissili Audace dopo gli ammodernamenti e le prime unità ad essere equipaggiate sin dalla costruzione con il Dardo-E abbinato ai 76mm SR furono i due cacciatorpediniere Classe Durand de la Penne.
Davide/DART
In fase operativa è anche il sistema guidato anti-missilistico Davide, in pratica si tratta di missili senza motore (proietti) DART, decalibrati rispetto al cannone, che possono correggere la loro traiettoria per controbattere le manovre del missile bersaglio e intercettarlo. Si tratta di un sistema di difesa anti missile delle navi a corto/cortissimo raggio, basato sull'impiego delle nuove centrali di tiro multisensore degli impianti da 76/62 Super Rapido, capace di sparare una munizione guidata e quindi di correggerne la rotta anche in volo indirizzandola sull'obiettivo.
La tecnologia sviluppata dalla Oto Melara è stata montata per la prima volta sulle fregate multimissione italiane del programma italo-francese FREMM.
Il sistema Davide/Strales abbinato al sistema di controllo di tiro Dardo-F, che controlla sia il bersaglio che il proiettile, è installabile anche sulle vecchie torrette con poche modifiche, mediante l'aggiornamento del firmware di controllo, l'aggiunta del radar di guida in banda Ka e scudo stealth. La torretta mediante il radar produce quattro fasci che vengono proiettati sul bersaglio e il proiettile viene radiocomandato nella sua direzione in modo tale che rimanga all'interno dei fasci. I proiettili DART sono un sottocalibro da 42 mm e grazie ad un adattatore raggiungono i 76 mm del calibro del cannone, hanno delle alette canard che gli permettono di manovrare e la sezione di coda ha sei pinne fisse e il ricevitore radio.
All'inizio dell'estate del 2008 NAVARM ha richiesto l'aggiornamento di un cannone al sistema Davide/Strales proveniente da un pattugliatore classe Cigala Fulgosi. Le prove sono state effettuate con successo presso il Poligono Interforze di Salto di Quirra nel marzo 2009 e hanno visto lo sparo contro bersagli a 8 km di due proiettili singoli e di una raffica da tre proiettili, che è quella attualmente nell'impiego antimissile. Il sistema dopo essere stato testato sul pattugliatore Comandante Foscari con prove di tiro con le nuove munizioni guidate in accoppiamento con il radar NA-25X, dopo aver terminato le prove è rimasto pienamente funzionante a bordo della nave.



Il 76/62 SP "Sovraponte"


Il cannone navale 76/62 Sovraponte è un medio calibro leggero e a fuoco rapido che offre prestazioni e flessibilità senza pari in qualsiasi ruolo di difesa aerea e anti-superficie, in particolare nella funzione anti-missilistica.
È inoltre prevista la capacità di coinvolgere in modo molto efficace obiettivi di terra per prestazioni uniche multiruolo.
Il 76/62 è adatto per l'installazione su navi di qualsiasi tipo e classe, comprese le piccole unità navali.
Sarà disponibile un'interfaccia con un'ampia varietà di sistemi di gestione dei combattimenti navali e/o FCS/EOS, secondo gli standard digitali e analogici, compresa l'architettura aperta.
La velocità di ingaggio potrà essere selezionata da scatto singolo a cottura 120 giri/min.
In condizioni operative, il tempo tattico è inferiore a 3 secondi e la deviazione standard alla cottura è inferiore a 0,3 mrad, garantendo così un'eccellente precisione.
Il 76/62 in tutte le sue continue evoluzioni è l'unico cannone navale di medio calibro disponibile nella capacità di fuoco prolungato, requisito fondamentale in qualsiasi scenario che preveda l'ingaggio simultaneo di più bersagli di manovra, come richiesto dagli emergenti scenari di guerra asimmetrica.
Il caricamento automatico avviene tramite un caricatore girevole e il caricamento rapido avviene facilmente anche durante il tiro da parte di due addetti alla movimentazione delle munizioni.
La fornitura standard include la nuova Digital Control Console (DCC) che sfrutta la tecnologia digitale per aumentare le funzioni a disposizione dell'operatore e dei manutentori.
Il 76/62 è pronto per il funzionamento del fusibile multifunzione programmabile 3AP.
Il nuovo 76/62 SR e il nuovo 76/62 SR sono dotati della flessibilità necessaria per essere equipaggiati con optional:
  • Scudo Stealth Integrale per ridurre l'RCS totale della nave;
  • Radar velocità muso per aggiornare l'FCS di eventuali deviazioni dai valori della tabella di range;
  • Dispositivo di alimentazione multipla per la movimentazione, selezione e alimentazione automatica di qualsiasi tipo di munizione caricata;
  • Sistema STRALES - un sistema di guida per il proiettile a guida DART.

Come si evince dalle ultime notizie apparse sul Web e sul sito della RIVISTA ITALIANA DIFESA e di EDR Magazine, in data 3 febbraio 2026, Leonardo ha presentato la sua nuova famiglia HYSTRIX (Istrice): si tratta di una serie di sistemi terrestri AA e antidrone (Counter UAS) a breve/brevissima gittata. 

I recenti eventi in Ucraina, in Israele e nel Mar Rosso, hanno convinto la multinazionale Leonardo a progettare e a mettere a punto un sistema di difesa integrato avanzato denominato "Michelangelo Dome"; un sistema modulare, aperto, scalabile e multidominio, basato su di un potente sistema C5 e su molteplici sensori ed effettori; con l’adozione della famiglia HYSTRIX si creerà una prima barriera difensiva modulare definita "Zona Morta" dove una minaccia ostile sarà neutralizzata da effettori di difesa di punta. 
A Brescia, negli stabilimenti del nord Italia, Leonardo ha presentato ai media come intende sfruttare i suoi avanzatissimi sistemi di artiglieria imbarcata per generare moduli terrestri statici e mobili denominati Hystrix (riccio in latino). 


L'Hystrix 76 ADS, sarà un sistema per la difesa aerea terrestre.

L'Hystrix a lungo raggio sarà sviluppato sulla base del 76/62 mm nella versione “SP" o SovraPonte, la variante non penetrante il ponte delle unità navali e chiaramente facilmente installabile anche su di un rimorchio; un prototipo sarà disponibile entro la fine del 2026 e sarà denominato Hystrix 76 ADS per la difesa aerea.
L'attività di sviluppo procede con finanziamenti dell'azienda; i rendering rivelati ai media mostrano un rimorchio posto su di un pianale con due assi, dotato di quattro stabilizzatori idraulici, con una piattaforma sopra la barra di traino. L’arma da 76 mm è posizionata sul pianale, leggermente più avanti dell'asse anteriore, mentre la piattaforma ospita un contenitore che ospita l'elettronica di controllo del tiro, i sistemi di comunicazione che garantiscono la connessione dati con i sistemi di comando e controllo e un generatore che alimenta il sistema in un contenitore standard.
Il cannone sarà controllato a distanza mediante un collegamento dati bidirezionale che consente al sistema C2 di assegnare le missioni di fuoco tenendo conto, ad esempio, delle munizioni rimanenti su ciascun effettore. Ciò significa che è possibile lasciare i cannoni sul campo e controllarli a distanza.
Il  cannone a/a potrà aprire il fuoco nell’arco di 360° in continuo, con un arco di elevazione di -5°/+85°, ha una doppia capacità di alimentazione con 36 colpi per caricatore. Il cannone sarà in grado di utilizzare un'ampia varietà di munizioni: HE-PF-IM6-OES equipaggiato con spoletta multifunzionale programmabile 3AP, HE-MOMA1 (MOM sta per Munizione Multiruolo OTO) con spoletta 4AP, Vulcano 76 BER con spoletta MFF BER, munizione guidata DART con spoletta multifunzionale programmabile in volo MFF DART. Saranno presto disponibili altre due munizioni Vulcano 76 GL IR e Vulcano 76 GLR SAL, rispettivamente con un cercatore laser infrarosso e uno semiattivo. 
Con le munizioni DART, il cannone dovrà essere equipaggiato con il kit di guida Davide o Davide Plus, che garantirà non solo la guida del proiettile ma anche il tracciamento, facendo funzionare il cannone come un sistema autonomo una volta ricevuti i dati di tiro.
Con l’esperienza nella crisi del Mar Rosso, le munizioni esistenti si sono dimostrate altamente efficaci contro i droni. 
Secondo Leonardo, la difficoltà principale non è tanto quella di distruggere i droni ostili, quanto piuttosto di vederli, e il radar tattico multimissione (TMMR) in banda C dell'azienda si è comportato molto bene durante una dimostrazione: l'esplosione di un proiettile da 76 mm ha distrutto più droni nel caso in cui fosse stato preso di mira uno sciame, un calibro che risulta addirittura eccessivo contro alcuni tipi di UAV.
Per aggiungere un cannone da 76/62 mm più leggero, installabile su piattaforme 8x8 o cingolate, Leonardo ha deciso di intraprendere lo sviluppo di un sistema completamente nuovo, ottenuto tuttavia riutilizzando diversi sottogruppi già disponibili. Il risultato sarà un sistema di peso inferiore a 4 tonn denominato Hystrix 76 ADS Light.
Come già evidenziato, Leonardo intende avviare i primi test dell'Hystrix 76 ADS prima della fine del 2026, mentre un prototipo dell'Hystrix 76 ADS Light sarà disponibile a breve e sarà un vero e proprio semovente AA ruotato (degno erede del cingolato OTOMATIC e del ruotato DRACO, quest’ultimo rimasto allo stadio di mock-up: NdA). L’HYSTRIX 76 ADS Light consisterà in una nuova torre da 76/62 mm da installare su uno scafo 8x8 VBM Plus (o 10x10) opportunamente allungato (analogamente a quanto previsto per il semovente da 155 mm dotato di torre HITFIRE).

I componenti del sistema a/a HYSTRIX costituiscono i tasselli del concetto “multistrato” MICHELANGELO DOME di Leonardo, incentrati sostanzialmente 3 armi navali di differenti calibri: 30 mm, 40 mm e 76 mm:
  • le soluzioni da 30 mm garantiscono l’autodifesa a brevissima gittata, 
  • quelle da 40 mm e da 76 mm permettono ingaggi a gittate maggiori, nell’ottica di una “difesa multistrato”. 
Sono previste: 
  • soluzioni “fisse” installate su shelter, 
  • soluzioni “trasportabili” collocate su semirimorchi (o su autocarri logistici), 
  • soluzioni “mobili” installate su blindati ruotati della classe del VBM 8x8. 

L’HYSTRIX 40 ADS

L’HYSTRIX 40 ADS utilizzerà la torre MARLIN da 40 mm collocata su di un autocarro (con struttura scarrabile, simile a quella realizzata per il lanciatore del sistema missilistico SAMP/T NG) ma anche collocabile sul medesimo semirimorchio del’HYSTRIX 76 ADS. Il sistema, in un’altra configurazione su rimorchio sarebbe già stata acquisita da un paese medio-orientale, e dovrebbe essere completato entro la fine del 2026. 

L’HYSTRIX 30 ADS

Sono in corso di sviluppo avanzata una variante fissa e una posizionata su di un autocarro della torre LIONFISH munita della nuova mitragliera X-GUN 30 di Leonardo: nella configurazione fissa, l’arma ha già effettuato una serie di test presso il poligono COTTRAU. La soluzione su autocarro sfrutterà quanto sviluppato per i 2 modelli in calibro maggiore e non necessiterà, dunque, di una messa a punto specifica. La soluzione mobile/semovente, sarà invece incentrata sulla la torre terrestre HIFIST 30 NG (prevista per il VBM 30 NG e per il nuovo LYNX A2CS/UOR), dotata anch’essa di mitragliera X-GUN 30 che verrà modificata per applicazioni A/A e anti/drone; si vocifera che la prima torre biposto HITFIST 30 NG per il Kf-41 LYNX A2CS/UOR dovrebbe essere consegnata tra pochi mesi. 



L’HYSTRIX 30 x 113 ADS

In ambito anti/drone, Leonardo sta mettendo a punto la torre remotizzata HITROLE 30x113, variante armata con la nuova mitragliera BLAZE 30 (“sorella minore” della X-GUN 30 camerata per il 30x113) della HITROLE Light. Tale arma in torretta armerà quasi sicuramente l’MBT PANTHER nella versione italianizzata e, forse, anche a bordo di diverse varianti del LYNX/A2CS/AICS.

Con l'evoluzione delle minacce globali, la domanda di sofisticate capacità di difesa aerea è aumentata vertiginosamente. 

Leonardo, un attore ai primi posti mondiali nella tecnologia della difesa, sta ultimando la messa a punto e sta per rendere operativo il “Michelangelo Dome”, un sistema di difesa integrato multi-dominio modulare e molto avanzato: questa piattaforma innovativa rafforzerà la difesa aerea nazionale e delle nazioni alleate nell’ambito delle operazioni militari odierne. Il sistema di che trattasi sfrutterà soluzioni di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Sistemi di Combattimento e Intelligence (C5I), supportato da una serie di sensori ed effettori, creando un perimetro difensivo iniziale denominato "Zona Morta", neutralizzando efficacemente le minacce attraverso avanzate capacità di difesa di punto.

L'Hystrix 76 ADS è progettato per una flessibilità operativa avanzata:
  • Controllo del fuoco: il sistema è in grado di sparare in modo continuo su un arco di 360° con un'elevazione impressionante da -5° a +85°;
  • Versatilità delle munizioni: può ospitare una gamma di munizioni ottimizzate per le minacce aeree, tra cui spolette programmabili avanzate adatte a vari profili di missione.

Il sistema Hystrix supporta diversi tipi di munizioni specificamente progettati per la difesa aerea, tra cui:
  • HE-PF-IM6-OES: Integrato con un fusibile programmabile a tre posizioni;
  • HE-MOMA1: dotato di fusibile a quattro posizioni per una maggiore versatilità;
  • Vulcano 76: precisione migliorata con un fusibile programmabile multifunzionale;
  • Munizioni guidate DART: incorporano sistemi di guida sofisticati per una maggiore precisione;
  • Vulcano 76 GL IR e il GLR SAL, che sfruttano tecnologie di guida avanzate.

Durante i test, Leonardo ha confermato l'efficacia delle munizioni esistenti contro diversi bersagli aerei, inclusi i droni. I dati presentati hanno evidenziato gittate di ingaggio ottimali per specifiche munizioni, convalidate in condizioni realistiche. Le capacità del sistema sono state ulteriormente sottolineate dal successo del radar tattico multimissione (TMMR) in banda C di Leonardo, che ha dimostrato la sua capacità di identificare e tracciare numerosi bersagli aerei.

Caratteristiche operative:
  • Intervento remoto: il sistema facilita il funzionamento remoto tramite un collegamento dati bidirezionale, consentendo il monitoraggio in tempo reale e l'assegnazione della missione;
  • Dispiegamento sul campo: l'Hystrix 76 ADS può essere installato o riposizionato in modo permanente, consentendo vantaggi strategici in ambienti di conflitto dinamici.

Le iniziative di Leonardo nella difesa aerea esemplificano la transizione del settore verso soluzioni integrate e multidisciplinari in grado di affrontare le sfide contemporanee della guerra. Mediante una particolare attenzione alla modularità, all'adattabilità e alla tecnologia avanzata, le forze armate di tutto il mondo stanno alacremente cercando di rafforzare le proprie capacità contro minacce aeree sempre più complesse nelle operazioni di difesa aerea.





IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto… tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, EDR Magazine, RID, DEFCROSS, Leonardo-OTOMELARA, You Tube)








 

martedì 3 febbraio 2026

ESERCITO OLANDESE: la Rheinmetall tedesca ha firmato un accordo quadro pluriennale con le forze armate olandesi per la fornitura di 15 diversi tipi di granate lanciabili a mano e relative munizioni pirotecniche.












https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.





Il produttore di armi Rheinmetall, con sede a Düsseldorf, ha firmato un accordo quadro pluriennale con le forze armate olandesi per la fornitura di 15 diversi tipi di granate lanciabili a mano e munizioni pirotecniche.  Il contratto del 19 gennaio 2026 fa parte di un accordo quadro quinquennale con un'opzione di proroga per altri due anni e un importo totale massimo di circa 39 milioni di euro, IVA esclusa.


I 15 diversi tipi di granate a mano e munizioni pirotecniche soddisfano i più moderni requisiti di sicurezza e qualità. Sono prodotti presso diversi stabilimenti produttivi Rheinmetall a Trittau (Germania), Silberhütte (Germania) e Schwanenstadt (Austria). L'immagine pubblicata mostra una granata a mano a frammentazione, oltre a granate stordenti e granate irritanti, e una granata a mano senza frammentazione con esplosione potenziata, sviluppata per il combattimento.
Il contratto ora concluso fa parte di una serie di accordi quadro tra la Rheinmetall e i Paesi Bassi. Oltre alle granate a mano, il produttore di armi fornisce già proiettili di artiglieria da 155 mm e munizioni da 40 mm alle forze armate olandesi.
Questo contratto sottolinea la fiducia che i nostri partner olandesi ripongono nelle prestazioni e nell'affidabilità di Rheinmetall, leader europeo nella fornitura di sistemi nel settore delle munizioni.





IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

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La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, HARTPUNKT, WIKIPEDIA, You Tube)