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lunedì 12 ottobre 2026

IL GIORNO DEL RICORDO NEGATO: la parlamentare europea Ilaria Salis e la bandiera titina, quell’oltraggio alla nazione nel silenzio della sinistra. Le foibe sono un monumento nazionale e il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per tutte le vittime di quella che Mattarella ha definito “spietata stagione di violenza contro gli italiani”.






La locuzione "bandiera della brigata Garibaldi" e il termine "titini" richiamano un intreccio storico complesso e tuttora oggetto di accesi dibattiti politici e storici, legato in particolare agli eventi della seconda guerra mondiale e del dopoguerra sul confine orientale italiano (Friuli, Venezia Giulia e Istria).

Da IL GIORNALE del 12 ottobre 2026: 

La Salis e la bandiera titina, quell’oltraggio alla nazione nel silenzio della sinistra.


Le foibe sono un monumento nazionale e il 10 febbraio si celebra il Giorno del Ricordo per tutte le vittime di quella che Mattarella ha definito “spietata stagione di violenza contro gli italiani”.

L’editoriale di Tommaso Cerno:   “””Abbiamo una sinistra che ha cancellato la memoria, anzi ha rovesciato la storia fino a insultare gli esuli italiani. A Milano, nel corteo a cui sabato ha partecipato Ilaria Salis, è apparso il tricolore garibaldino con la stella rossa, simbolo delle armate partigiane titine che si sono macchiate dei peggiori crimini di guerra mentre noi raccontavamo che il conflitto era finito e tutti vivevano felici e contenti. E invece sul confine orientale a uccidere gli innocenti erano proprio i partigiani jugoslavi.
Che ci fa una parlamentare europea sotto quella bandiera criminale? Nel silenzio dei leader da Schlein a Conte?
Nel 1945, mentre l’Italia festeggiava la Liberazione, per tanti italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia la violenza di Tito significava foibe, deportazioni, persecuzioni. Poi l’esodo: centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare tutto. E non bastava essere antifascisti per salvarsi. A Porzûs, i partigiani comunisti uccisero altri partigiani, quelli della Osoppo. Tra loro Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo.
Per decenni questa storia è stata rimossa, minimizzata, raccontata sottovoce. Oggi qualcuno sfila con quei simboli senza farsi troppe domande. E la Salis? Dovrebbe sapere che una stella rossa non è un certificato di innocenza. Ma forse è questo il nuovo antifascismo: condannare tutte le dittature, purché non si debba disturbare quella del colore giusto. La memoria a sinistra funziona come un semaforo: col rosso, la verità si ferma. E i crimini passano.
“””.

“”””….Per troppo tempo le foibe sono state dimenticate, volutamente allontanate dai ricordi degli italiani, come a voler cancellare la vergogna di quella parentesi ignobile per il Paese, che ha portato alla morte di migliaia di persone. Ma, cosa ancora più grave, esiste una fetta di Paese, che vive a sinistra e che ama definirsi come la parte democratica dell’Italia, che continua a minimizzare, se non a negare la tragedia delle foibe, inneggiando perfino a chi ne è stato artefice.
Ilaria Salis, sabato, era in piazza con loro: si è presentata davanti al centro sociale Lambretta, dove la Lega aveva organizzato una manifestazione per chiederne la chiusura, ed è rimasta tra chi sventolava la bandiera col tricolore e la stella rossa al centro, che troppi infausti ricordi evoca a chi conosce la storia. O a chi, comunque, la rispetta. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, e soprattutto nella primavera del 1945, quando i partigiani jugoslavi di Tito occuparono le zone tra il Friuli-Venezia Giulia, l’Istria e le aree circostanti sotto quella stessa bandiera, uomini e donne venivano catturati, legati, a volte torturati, le donne brutalmente violentate, anche fucilati sul bordo della cavità e poi spinti giù. In certi casi le vittime erano legate in fila: si sparava ai primi e il peso dei corpi trascinava gli altri nella caduta. Chi non moriva sul colpo restava agonizzante sul fondo, tra i cadaveri, nell’oscurità, fino a morire per inedia. Le loro grida si udivano fino ai villaggi a volte ma i corpi rimanevano lì, spesso irrecuperabili, per via del territorio insidioso e delle cavità irraggiungibili. Non era solo un metodo di eliminazione: era un modo per far sparire le persone, per cancellarne anche la memoria fisica. Oggi, la Foiba di Basovizza e la Foiba di Monrupino sono un monumento nazionale che ricorda a tutti cosa è stato capace di fare il regime di Tito in Italia, sono simboli della barbarie umana per evitare che il Paese progredisca sotto il peso di una memoria selettiva.

Il Giorno del Ricordo si celebra ogni anno il 10 febbraio: è una solennità civile, una festa nazionale istituita per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. E Ilaria Salis, non dissociandosi da quella bandiera, non ha solo offeso la memoria delle migliaia di vittime infoibate e delle loro famiglie, ha oltraggiato lo Stato italiano perché ha scelto di stare dalla parte di chi ancora oggi sventola i simboli del regime titino. E questo non è antifascismo. È l’incapacità, o il rifiuto, di fare i conti con tutte le forme di totalitarismo del Novecento, la pretesa di conservare intatto un racconto selettivo della storia. Tutto questo nel silenzio della sinistra, che non ha avuto il coraggio di alzare la voce per dissociarsi o per stigmatizzare quanto accaduto davanti al centro sociale dove, per altro, c’erano anche esponenti del Pd milanese.
“In quella zona a Oriente, così peculiare, dove, a fasi alterne, si erano incontrate, convivendo, comunità italiane, slave, tedesche e di tante altre provenienze, la violenza prese il sopravvento, trasformandola in una terra di sofferenza”, ha dichiarato il Presidente Sergio Mattarella nel suo discorso del 2025 in occasione del Giorno del Ricordo, sottolineando a imperitura memoria che “nelle zone del confine orientale, dopo l’oppressione fascista, responsabile di una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave, e la barbara occupazione nazista, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone”. E di quella stagione, ha ammonito Mattarella, “contrassegnata da una lunga teoria di uccisioni, arresti, torture, saccheggi, sparizioni, le Foibe restano il simbolo più tetro. E nessuna squallida provocazione può ridurne ricordo e dura condanna”. Il regime di Tito e la paura di essere perseguitati, costrinse gli italiani di Istria, Dalmazia, Fiume ad andare via, un esodo che li condusse in territori dove, però, trovarono “soprattutto diffusa indifferenza, diffidenza. Financo ostilità da parte di forze e partiti che si richiamavano, in Italia, alla stessa ideologia comunista di Tito”…”””.

Per fare chiarezza, è necessario distinguere i due vessilli e comprendere il contesto in cui si sono sovrapposti.


La bandiera delle Brigate Garibaldi

  • Le Brigate Garibaldi furono le formazioni partigiane più numerose della Resistenza italiana, organizzate dal Partito Comunista Italiano (PCI) per combattere contro l'occupazione nazifascista tra il 1943 e il 1945. 
  • Composizione: È costituita dal classico tricolore italiano (verde, bianco e rosso) con l'aggiunta di una stella rossa a cinque punte posta al centro della banda bianca. 
  • Significato originario: Rappresentava l'unione tra il patriottismo della lotta di liberazione nazionale e l'ideale comunista/socialista dell'antifascismo. 

2. La bandiera dei "titini" (Partigiani jugoslavi)

  • I "titini" erano i membri dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, guidati dal maresciallo Josip Broz Tito.
  • Composizione: La loro bandiera era il tricolore jugoslavo (blu, bianco e rosso) disposto a bande orizzontali, con al centro una stella rossa bordata d'oro. 

La sovrapposizione e la controversia storica

La forte correlazione e la frequente confusione tra questi simboli nascono da dinamiche storiche precise avvenute nelle zone di confine: 
  • La subordinazione militare: Nel corso della Resistenza sul confine orientale, alcune formazioni garibaldine italiane (come la celebre Divisione Garibaldi "Natisone") passarono alla fine del 1944 sotto il comando operativo del IX Corpus dell'esercito di Tito. Di conseguenza, i partigiani comunisti italiani si trovarono a combattere fianco a fianco con quelli jugoslavi, adottando spesso parole d'ordine e coordinamento comune. 
  • I quarant'anni dell'occupazione e le foibe: Durante i drammatici eventi legati all'occupazione jugoslava di Trieste, Gorizia e dell'Istria (maggio-giugno 1945), e nei tragici episodi delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, i simboli legati al comunismo e a Tito (come la stella rossa) vennero associati dalla popolazione locale alle violenze, alle deportazioni e alle rivendicazioni annessionistiche jugoslave sul territorio italiano. 
  • La bandiera della minoranza italiana in Jugoslavia: Nel dopoguerra, il regime di Tito scelse proprio il tricolore italiano con la stella rossa al centro (senza bordo oro) come bandiera ufficiale per rappresentare la minoranza linguistica italiana rimasta a vivere all'interno della Jugoslavia socialista (in Istria e a Fiume).

Il dibattito odierno

Ancora oggi, l'esposizione del tricolore con la stella rossa durante manifestazioni pubbliche o celebrazioni del 25 aprile suscita forti polemiche in Italia: 
  • Da un lato, i sostenitori e le associazioni partigiane (come l'ANPI) ne rivendicano il valore storico come vessillo della Resistenza e del sacrificio dei partigiani garibaldini.
  • Dall'altro lato, esponenti politici e associazioni degli esuli giuliano-dalmati la percepiscono come un simbolo ambiguo o offensivo, poiché sul confine orientale quella stessa combinazione di simboli richiama la collaborazione con il regime totalitario di Tito e le sofferenze patite dalla popolazione italiana.






(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Il Giornale, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.









 

mercoledì 24 dicembre 2025


BUONE FESTE A TUTTI GLI AMICI DEL BLOG! 

Oggi festeggiamo anche le 6 milioni di visualizzazioni. 

Grazie di cuore....


da IL TEMPO.IT


Per i cristiani, il Natale segna l'arrivo di un Bambino speciale, l'unico Figlio di Dio. Forse, però, non sono pochi tra gli stessi credenti (c’è da temere: anche qualche alto prelato) ad averlo dimenticato.

Prima della rivoluzione cristiana, tutto era diverso. Per la filosofia greca (pensate a Platone) c'era una superiorità schiacciante del mondo ideale rispetto a quello reale.
Gli uomini? Dei poveri esseri rinchiusi in una caverna e persi dietro le ombre proiettate sulla parete, senza poter accedere alla realtà vera.
Nella concezione romana, poi, lo status era tutto, e le classi un fondamento sociale imprescindibile.
Ecco, l'improvviso irrompere di una filosofia - il cristianesimo- che presume l'incarnarsi umanissimo del Figlio di Dio, è un colossale riscatto della condizione umana. Figurarsi: l'unico Figlio di Dio che condivide la carne, le ossa, il sangue dei poveracci rinchiusi nella caverna platonica.
Sta qui, anche per i laici, il senso profondo del Natale. Vorrei dire di un Natale insieme religioso e umanistico. E (sia consentito scriverlo) anche di un Natale occidentale. Il terrore islamista si diffonde. Troppi rispondono con la paura, arretrando, rinunciando a pezzi e connotati della civiltà occidentale.
La nostra cultura nasce dal dialogo tra Atene, Roma, Gerusalemme, e in epoca meno lontana Londra e Washington. In una cavalcata di secoli, è quello il perimetro che ci ha formato.
Guai se, in nome del politicamente corretto o di un multi culturalismo fallimentare, dimentichiamo ciò che ha reso il nostro Occidente un mondo libero.
C'è da lavorare per far conoscere questi nostri valori a chi potrebbe sceglierli. Non per portare qui oscurantismi e integralismi. 


Buon Natale a noi.


Daniele Capezzone, 24 dicembre 2025





domenica 11 maggio 2025

PAKISTAN - INDIA 2025: la guerra aerea attualmente in corso tra India e Pakistan è estremamente torbida, ma un aspetto che sembra quasi certo è l'utilizzo del missile aria-aria (AAM) guidato da radar attivo PL-15 di fabbricazione cinese da parte del Pakistan.










https://svppbellum.blogspot.com/

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, 
storia militare, sicurezza e tecnologia. 
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri 
di un reparto militare 
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.










Fino ad oggi, il Pakistan afferma di aver abbattuto cinque aerei indiani, e ci sono più resoconti, anche da funzionari indiani, che indicano lo schianto di almeno due aerei, senza specificare le ragioni. Nel frattempo, un funzionario francese avrebbe confermato la perdita di uno dei pregiati caccia multiruolo Rafale dell'aeronautica indiana. Indipendentemente da ciò, la lotta tra i due stati armati di nucleari è la più intensa da decenni, ora con il crescente rischio che la situazione si spinga ulteriormente in avanti.
Le immagini che mostrano l'apparente relitto di un missile PL-15 hanno iniziato a circolare sui social media: secondo quanto riferito, le parti del missile di costruzione cinese sono cadute nel distretto di Hoshiarpur, nel nord-est dello stato indiano del Punjab. In particolare, una parte del corpo del missile, immediatamente dietro il radome, può facilmente essere identificata. Questo reperto porta un numero di serie e una piccola apertura contrassegnata come porta di prova della testa elettronica di guida.
Un'altra immagine mostrerebbe la testa guida-missili del PL-15, che utilizza una tecnologia active electronically scanned array (AESA), con modalità attiva e passiva, e che si dice fornisca una migliore resistenza alle contromisure ECM-ECCM rispetto ai precedenti missili AAM cinesi.
Mentre l'identità dell'arma non può essere verificata al di là di ogni dubbio a questo punto, un PL-15 sembra il più probabile. Non è chiaro se il missile in questione abbia abbattuto con successo un bersaglio. In ogni caso, l'utilizzo del missile da parte del Pakistan è uno sviluppo significativo, il primo uso confermato dell'arma in un contesto operativo.
Il PL-15 è l'AAM guidato da radar attivo standard della Cina e si prefigge lo scopo di avvicinarsi alle prestazioni del missile AIM-120D Advanced Medium-Range Air-to-Air (AMRAAM) prodotto negli Stati Uniti. Fin dall'inizio, questo missile è stato adattato per il trasporto nelle baie interne, inizialmente nel caccia stealth J-20, e presenta pinne ritagliate distintive per ridurne le dimensioni. Da allora è apparsa un'ulteriore versione, ancora meglio ottimizzata per il trasporto interno.
Il PL-15 di base ha un motore a razzo a doppio impulso che fornisce una portata dichiarata di 124 miglia. Un'altra caratteristica importante è un collegamento dati bidirezionale che consente all'aereo lanciatore di fornire aggiornamenti di guida al missile e il missile di fornire le proprie informazioni all'aereo di lancio.
Il potente missile PL-15 ha spinto gli Stati Uniti, tra gli altri, ad avviare lo sviluppo di nuove armi aria-aria specificamente progettate per affrontarle. Nel frattempo, il PL-15 sta ora sostituendo il vecchio PL-12 in tutta la flotta da combattimento cinese ed è anche offerto per l'esportazione con il nome PL-15E.
I dati sulle prestazioni del PL-15E includono un'autonomia di 90 miglia, un po' meno rispetto alla versione domestica, che potrebbe essere il risultato di un propellente diverso o di modifiche al motore.
Nell'aeronautica pakistana, il PL-15E arma il caccia JF-17 Block III e il J-10C, per il quale il Pakistan è diventato il primo cliente di esportazione, con consegne iniziali nel 2022.
L'India ha una controparte del PL-15 nel missile MBDA Meteor beyond-visual-range (BVRAAM), un'arma spinta da un propulsore ramjet che potrebbe offrire vantaggi di raggio d’azione rispetto al missile cinese. Mentre gli analisti occidentali stabiliscono che il PL-15 ha una portata massima paragonabile al Meteor, il missile paneuropeo probabilmente ha una zona di non fuga molto più grande e una migliore probabilità di colpire a lungo raggio grazie al suo motore ramjet.
Indipendentemente da ciò che il PL-15 sia stato utilizzato e dal fatto che abbia impegnato con successo il suo obiettivo, il Pakistan ha pubblicato una raffica di affermazioni di aerei dell'aeronautica indiana abbattuti.
Un rapporto del New York Times cita tre funzionari, notizie locali e resoconti di testimoni, che hanno detto che "almeno due aerei" sono stati abbattuti in India e sul lato controllato dall'India del Kashmir.
Gli attacchi apparenti sarebbero un'intensificazione di un conflitto tra India e Pakistan, entrambi potenze nucleari.
Varie immagini non verificate sono state pubblicate sui social media che pretendono di mostrare relitti dei cacciabombardieri dell'aeronautica indiana abbattuti o altrimenti persi in combattimento. Con così tanta propaganda che circola e operazioni di informazione in corso, tutte le immagini open source devono essere prese come non confermate.
Una di queste mostra un motore che sembra provenire da un jet da combattimento di fabbricazione francese, inizialmente identificato come Rafale dell'aeronautica indiana o Mirage 2000, anche se alcuni dettagli dell'ugello sembravano puntare più fortemente verso la prima opzione.
Successivamente, ha iniziato a circolare una foto che pretenderebbe di mostrare parti della pinna di coda e del timone di un Rafale che giacciono in un campo, che si dice si trova a Bathinda, nel Punjab. Il relitto reca il numero di serie BS-001, che lo identificherebbe come un Rafale EH monoposto.
Un video apparentemente ripreso dalla gente del posto nel villaggio di Aklian Kalan, Punjab, mostra quelli che sembrano essere i resti di un missile aria-aria MBDA MICA, così come la sua relativa rotaia di lancio missilistica. Il MICA è un'arma associata sia al Rafale che al Mirage 2000, anche se Aklian Kalan è in particolare a circa 12 miglia dalla stazione dell'aeronautica di Bathinda, sede di caccia Rafale indiani.
Da quando queste immagini hanno iniziato a circolare, un funzionario francese anonimo ha confermato alla CNN che un Rafale dell'aeronautica indiana è stato abbattuto dal Pakistan, ma non ha fornito dettagli su cosa l'abbia colpito.
Un alto funzionario dell'intelligence francese ha detto alla CNN che un caccia Rafale gestito dall'aeronautica indiana è stato abbattuto dal Pakistan, in quella che segnerebbe la prima volta che uno dei sofisticati aerei da guerra di fabbricazione francese è stato perso in combattimento.
Altre immagini affermano di mostrare il relitto di un caccia indiano MiG-29 Fulcrum o Su-30MKI Flanker, basato sul sedile eiettabile K-36DM di fabbricazione russa che è visibile. Si dice che questo velivolo sia stato abbattuto nel distretto di Ramban di Jammu e Kashmir, in India. In precedenza, la Reuters aveva riferito che un jet da combattimento indiano si era "schiantato" per motivi non specificati da qualche parte nel Jammu e nel Kashmir, e che il suo pilota era stato ferito e portato in ospedale. Un singolo pilota, se vero, punterebbe verso un MiG-29 piuttosto che verso il Su-30 biposto.
Tutti questi sviluppi, così come le rivendicazioni e le contro-richieste circostanti, indicano una confusione che è molto tipica quando si ha a che fare con lo stress di un combattimento. Ciò premesse, rimane possibile che almeno alcune di queste perdite apparenti siano state incidenti. Anche il coinvolgimento di missili terra-aria non dovrebbe essere escluso in questa fase.
E mentre la perdita di un Rafale, specialmente a causa di un caccia progettato dai cinesi, se confermata, sarebbe un'enorme vittoria propagandistica per il Pakistan e, in una certa misura, per la Cina, la realtà è che il moderno combattimento aereo è molto più di un semplice affare caccia contro caccia. A lungo termine, altri aspetti, tra cui addestramento, munizioni, networking, allarme rapido aereo, guerra elettronica, tattiche e molto altro, giocheranno successi e fallimenti. Anche la perdita di combattimento di un Rafale non rende quell'aereo un fallimento, il che è una buona notizia anche per la Marina indiana, dal momento che ha recentemente ordinato la versione imbarcata del velivolo francese.
In altri sviluppi, l'ufficio del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha confermato che le forze armate del paese sono state autorizzate a intraprendere "azioni corrispondenti" dopo gli attacchi dell'India di mercoledì sera.
Da parte sua, l'India ha detto che la sua operazione Sindoor ha colpito nove obiettivi che ha descritto come "infrastrutture terroristiche" in Pakistan e dalla parte del Pakistan della regione contesa del Kashmir. I portavoce militari indiani hanno detto che gli obiettivi appartenevano a due gruppi militanti islamisti: Jaish-e-Mohammed (JeM) e Lashkar-e-Taiba (LeT). Il ministro degli Esteri indiano Vikram Misri ha detto in un briefing che "l'intelligence e il monitoraggio dei moduli terroristici con sede in Pakistan hanno dimostrato che ulteriori attacchi contro l'India erano imminenti, quindi era necessario intraprendere attacchi preventivi e precauzionali".
Il Pakistan ha confermato che sei località sul suo territorio sono state prese di mira, ma ha affermato che nessuna di esse era un campo militante. Un portavoce militare pakistano ha detto che almeno 26 civili sono stati uccisi e 46 feriti negli attacchi. In una dichiarazione, JeM ha detto che 10 parenti del suo leader Masood Azhar sono stati uccisi in un attacco indiano.
La polizia e i medici indiani affermano che almeno sette civili sono stati uccisi e altri 30 feriti da sparatorie e bombardamenti pakistani di rappresaglia durante la notte.
I detriti missilistici non identificati che sono caduti all'interno del territorio indiano sembrano, sulla base dei segni russi su di essi, essere appartenenti a un missile terra-aria di fabbricazione russa.
Il governo indiano ha detto che i suoi ultimi attacchi sono stati rappresaglia per l'attacco terroristico che ha ucciso 26 civili in Kashmir il mese scorso.



Il PL-15 (cinese: 霹雳-15; pinyin: Pī Lì-Yāo Wǔ; lett. "Thunderbolt-15", nome del rapporto NATO: CH-AA-10 Abaddon) 






E’ un missile aria-aria a lungo raggio guidato da radar attivo sviluppato dalla Repubblica Popolare Cinese, utilizzato sia dalla Forza Aerea dell'Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) che dall'Aeronautica Navale (PLANAF), nonché dall'Aeronautica Pakistana.
È il principale missile aria-aria oltre la portata visiva trasportato dagli aerei da combattimento ad ala fissa del PLA. La sua controparte all'interno della gamma visiva è il PL-10.
Il PL-15 è sviluppato dalla China Airborne Missile Academy (CAMA) con sede a Luoyang. Il missile è stato lanciato nel 2011 e citato dai media statali cinesi nel 2015. È stato avvistato nel 2013 montato su di un prototipo del Chengdu J-20.
Il PL-15 è entrato nel servizio militare della Forza Aerea dell'Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) intorno al 2015 al 2017. Le piattaforme di trasporto includono il Chengdu J-10C, lo Shenyang J-16 e il Chengdu J-20. È stato avvistato anche sullo Shenyang J-11B. Il PL-15 ha iniziato a sostituire il precedente PL-12 come missile aria-aria standard (BVRAAM) sia per la PLAAF che per i caccia della Forza aerea navale dell'esercito di liberazione popolare (PLANAF).
Il PL-15E, la variante export, è stato presentato allo Zhuhai Airshow del 2021. Il PL-15E ha una portata inferiore rispetto al PL-15, probabilmente a causa di cambiamenti nel motore del propellente o del razzo.  Questo è simile alla situazione tra SD-10 e la sua controparte nazionale PL-12.
C'erano continue voci su di una variante o un derivato del PL-15 progettato per il trasporto nei vani interni. Nel 2020, l'Istituto Internazionale per gli Studi Strategici (IISS) ha riferito lo sviluppo del missile PL-16, una versione più sottile del PL-15, per consentire al J-20 di trasportarne sei missili all'interno dei suoi vani interni. Nel gennaio 2024, è stato confermato che il missile PL-16 ha un design più piccolo della cellula con pinne piegate e un motore a doppio impulso ad alte prestazioni per mantenere un livello di prestazioni simile al normale PL-15. Al salone Zhuhai Airshow del 2024, la variante export PL-15E ha mostrato di avere pinne posteriori pieghevoli, aumentando il carico utile interno del Chengdu J-20 e Shenyang J-35.  Il PL15 e il PL-15E con pinne pieghevoli potrebbero integrare o sostituire il normale PL-15 in futuro.
Come sopra detto, il PL-15E ha debuttato per la prima volta in combattimento il 7 maggio 2025, durante gli attacchi India-Pakistan del 2025.

Propulsione

Il PL-15 utilizza un motore a razzo a combustibile solido a doppio impulso ed ha una velocità superiore a Mach 5+ e un'autonomia di oltre 200 chilometri (120 miglia). Durante la sua fase terminale, il secondo impulso del suo motore si accende, fornendo energia e velocità aggiuntive per aumentare la probabilità di colpire a lunghe distanze.  Se lanciato a velocità supersonica, il missile può mantenere velocità superiori a Mach 5+ per gran parte del suo inviluppo di volo.
Il missile ha una lunghezza di circa 4 metri (13 piedi) con un diametro di circa 200 millimetri (7,9 in). È dotato di pinne di controllo tagliate (rispetto al PL-12) progettate per il trasporto interno da parte di aerei stealth.
Il PL-15 presenta un corpo missilistico cilindrico convenzionale con una lunghezza stimata tra 4,0 e 4,5 metri e un diametro di circa 200 mm. Utilizza quattro piccole pinne di controllo nella parte posteriore e pinne delta tagliate a metà del corpo per stabilità aerodinamica e manovrabilità.
La cellula del missile è ottimizzata per prestazioni ad alta velocità e ad alta quota, con compatibilità con le baie interne dei caccia stealth come il J-20. Il suo design compatto gli consente di essere trasportato in tandem con altre munizioni per missioni multiruolo.
Il sistema di propulsione è un motore a razzo a combustibile solido a doppio impulso, che conferisce al missile una portata estesa stimata tra 200 e 300 Km (?!). Alcuni rapporti suggeriscono che potrebbe anche utilizzare una variante ramjet in fase di sviluppo, migliorando potenzialmente le prestazioni cinematiche.
Il PL-15 è dotato di una testata a frammentazione altamente esplosiva progettata per distruggere obiettivi aerei in rapido movimento. La testata viene attivata da un fusibile di prossimità laser e/o da un fusibile di prossimità radar attivo, consentendo la detonazione a distanze ottimali per la massima probabilità di abbattimento.
Mentre i dettagli specifici del peso non sono divulgati pubblicamente, le stime collocano la testata intorno ai 40 kg. Il modello di frammentazione è ottimizzato per annientare gli aerei con alta agilità e persino basse sezioni radar.

Sistema di Guida

Il missile è guidato da un cercatore radar in miniatura attivo scansionato elettronicamente, e adotta sia le modalità attive che passive per un diverso set di missioni. Presenta anche una migliore resistenza alle contromisure ECM-ECCM e migliori prestazioni contro obiettivi stealth.  Il sistema di guida ibrida supporta un collegamento dati bidirezionale a metà tragitto guidato dagli aeromobili AEW&C e dall'homing radar terminale autonomo.
La guida è un punto di forza critico del PL-15. Utilizza un cercatore radar attivo multimodale, che si ritiene incorpori la tecnologia radar Active Electronically Scanned Array (AESA) per l'acquisizione e il tracciamento di obiettivi di precisione in ambienti disordinati o contesi.
Il missile supporta anche la navigazione inerziale (INS) per la guida a metà rotta, con aggiornamenti dai sistemi di collegamento dati forniti dalla piattaforma di lancio. Ciò consente al PL-15 di impegnare bersagli di manovra a distanza molto lunga evitando contromisure.
Questa suite consente la capacità di "fuoco lancia e dimentica" supportando anche le correzioni a metà corso per adattarsi alle condizioni dinamiche di combattimento aereo.

Storia operativa

La dottrina operativa posiziona il PL-15 come il principale missile da combattimento aereo a lungo raggio per le unità da caccia d'élite cinesi. È schierato per impegnare gli aerei avversari prima che possano lanciare le proprie armi, negando loro la possibilità di utilizzare il supporto dei velivoli AWACS, jammer o aerorifornitori.
Il PL-15 è compatibile con gli ultimi aerei da combattimento cinesi, tra cui il Chengdu J-20, lo Shenyang J-16 e le versioni avanzate del J-10. Il suo uso è principalmente nelle missioni per la superiorità aerea, anche se supporta anche compiti di difesa contro-aria e offensive contro-aria.
Nelle operazioni tattiche, la portata estesa del missile consente l'ingaggio di stand-off e la sua guida multimodale lo rende altamente resistente alla guerra elettronica. È un pilastro chiave nella strategia cinese anti-accesso/negale dell'area (A2/AD), in particolare nella regione indo-pacifica.
Come sopra detto, i PL-15 sono stati utilizzati dall'aeronautica pakistana negli attacchi India-Pakistan del 2025. Il 7 maggio 2025, il relitto di un PL-15E pakistano è stato recuperato in un campo vicino alla città indiana di Hoshiarpur, nello stato del Punjab.

Varianti
  • PL-15 - Versione nazionale PLAAF con una portata stimata di 200-300 km (120-190 miglia);
  • PL-15E - Versione export del PL-15 con un raggio di lancio massimo ridotto di 145 km;
  • PL-15E con pinne pieghevoli;
  • PL-15E con pinne di coda piegate che probabilmente consentono alle baie interne delle armi J-20 e J-35 di trasportare sei missili;
  • PL-16 (CH-AA-X-13) - Un ulteriore sviluppo di PL-15 che consente alla baia interna delle armi del J-20 di trasportare sei missili contemporaneamente (mentre il PL-15 è a quattro). Il missile PL-16, sebbene di dimensioni più piccole, è dotato di una cellula compressa, pinne piegate e un motore a doppio impulso ad alte prestazioni per offrire prestazioni uguali o migliori rispetto al normale PL-15.

Operatori
  • Repubblica Popolare Cinese - Forza aerea dell'esercito di liberazione popolare: PL-15 - Forza aerea navale dell'esercito di liberazione popolare: PL-15;
  • Pakistan - Aeronautica pakistana: PL-15E.











"La Bandiera non sventola a causa dei venti che la soffiano,
La Bandiera sventola a causa dell'ultimo respiro di ogni soldato che soffia.
Per coloro che hanno combattuto e sono morti per questo,
la libertà ha un sapore che i protetti non sapranno mai.
Il vero soldato combatte non perché odia quello che ha davanti,
ma perché ama ciò che c'è dietro di sé. "
Chi sa comprende, il resto non conta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, 
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà: 
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! 
Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti 
sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze 
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: 
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non, 
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò 
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: 
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita 
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, 
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, SAFARI, Google, TWZ,  ArmyRecognition, Wikipedia, You Tube)