martedì 14 aprile 2026

Luftwaffe 2029: Rheinmetall ha annunciato una collaborazione con la Boeing per l’MQ-28 GHOST BAT come soluzione Collaborative Combat Aircraft (CCA) per la Luftwaffe.













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.











La tedesca Rheinmetall ha confermato ai media di aver intrapreso una partnership strategica con la statunitense Boeing per lo sviluppo del drone MQ-28 GHOST BAT in qualità di Collaborative Combat Aircraft (CCA) per la Luftwaffe.






Le aziende starebbero gettando le basi per adattare al meglio l'MQ-28 alle esigenze della Bundeswehr e la Rheinmetall fungerà da system integrator integrando e sviluppando la piattaforma nei sistemi di comando e d'arma esistenti e futuri della Bundeswehr. Sarà necessario un adattamento ai requisiti nazionali e nel supporto operativo, manutentivo e logistico. 
La scelta della Rheinmetall rafforzerà l’hub industriale in Germania e in Europa, allo scopo di generare risvolti economici e finanziari significativi.
L'MQ-28 GHOST BAT della Boeing è un UAV autonomo collaudato, governato anche dal’Intelligenza Artificiale (A.I.), che ha già uiltimato oltre 150 voli. Come noto agli appassionati, è stato progettato, sviluppato e prodotto in Australia per la R.A.A.F. (Royal Australian Air Force) e altre nazioni alleate, con l'obiettivo di operare in sinergia con piattaforme pilotate di 5ª e 6ª Generazione allo scopo precipuo di fornire una massa da combattimento critica negli spazi aerei fortemente contesi. 
L’aeromobile ha un design modulare e capacità autonome che presuppongono un'ampia gamma di missioni: in particolare la ricognizione, la guerra elettronica e l’attacco verso obiettivi in mare e terrestri. 
Il progetto consentirà aggiornamenti continui e una rapida crescita delle capacità; Rheinmetall supporterà un ambiente digitale dedicato, in cui ingegneri provenienti sia dalla Germania sia dall'Australia contribuiranno, valuteranno e valideranno nuove innovazioni software e hardware.
Per il programma CCA tedesco, il GHOST BAT sarà in competizione con la piattaforma di Airbus e con il drone XQ-58A VALKYRIE della Kratos e con l’YFQ-42A di General Atomics Aeronautical Systems (GA-ASI), basata sul prototipo sviluppato per l'USAF. 


Airbus C.C.A.

Per la Germania sarà in lotta anche la start-up Helsing, che potrebbe concorrere con il suo velivolo autonomo CA-1. 


Secondo le previsioni, il mercato europeo dei Collaborative Combat Aircraft potrebbe richiedere fino a 400 CCA.

Boeing-Australia MQ-28 “Ghost Bat”

L'MQ-28 Ghost Bat, già precedentemente noto come Boeing Airpower Teaming System (ATS) e Loyal Wingman, è un aeromobile da combattimento a pilotaggio remoto (UCAV) multiruolo stealth australiano, attualmente in fase di sviluppo da parte di Boeing Australia, destinato al ruolo di combattimento e ricognizione aerea. Il velivolo, progettato come moltiplicatore di forza, sarà in grado di volare insieme, e supportare, i velivoli pilotati della Royal Australian Air Force, ma anche di eseguire missioni autonome in modo indipendente, grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale.
Iniziato nel 2017, il programma Boeing Airpower Teaming System (ATS) che prevedeva lo sviluppo del Loyal Wingman, nacque da una joint venture tra la Royal Australian Air Force e Boeing Defense Australia per produrre un sistema aereo da combattimento senza pilota che si unisse agli aerei da combattimento in servizio nella RAAF e che eseguisse, congiuntamente ad essi (o sostituendoli quando ne fosse stata richiesta l'esigenza) missioni di combattimento aereo, ricognizione e sorveglianza.
Il primo modello del Boeing Airpower Teaming System (ATS) fu presentato all’Avalon Australian International Airshow a marzo del 2019.
Il roll out del primo drone Loyal Wingman Unmanned Aircraft della Boeing avvenne nel maggio del 2020 dopo aver raggiunto i due obiettivi “Weight on Wheels” e “Aircraft Power On” nell’aprile dello stesso anno poche settimane dopo il completamento della prima fusoliera, consentendo rapidi progressi nell’installazione dei sistemi e test funzionali e di integrazione dal carrello di atterraggio dell’aeromobile. I test a terra del Loyal Wingman iniziarono nel settembre del 2020. Durante la prima fase di questi test, gli specialisti controllarono il motore, il sistema di alimentazione e il corretto funzionamento delle apparecchiature di bordo e l'accensione del motore.
Per quanto riguarda la propulsione, Boeing non ha rivelato subito da quale motore sarebbe stato propulso il velivolo, ma ha dichiarato che sarebbe stato un motore derivato da quelli sviluppati per gli aerei privati leggeri. Molto probabilmente, visto che solo due motori occidentali soddisfano rigorosamente questa caratteristica, è probabile che il motore sia una turboventola Pratt & Whitney Canada PW600 (che genera una spinta di 7,2 kN, o 1.600 libbre, nella sua versione standard più potente) o un Williams FJ33 (6,7 kN).
Pratt & Whitney Canada PW600

Il primo rullaggio veloce avvenne il 21 dicembre del 2020. Due mesi più tardi, il 27 febbraio 2021, il prototipo del Loyal Wingman effettuò il suo primo volo, decollando dal Woomera Range Complex della RAAF, nell'Australia meridionale. Durante il volo, il velivolo seguì una rotta predeterminata a varie velocità e altitudini. In occasione dell'annuncio del primo volo avvenuto alcuni giorni prima, il 1 marzo 2021, la RAAF annunciò, inoltre, l'ordine di ulteriori tre prototipi.
L'8 novembre 2021, ci fu il primo volo del secondo prototipo del velivolo, durante il quale oltre a continuare i test dell'inviluppo di volo, fu testato anche il carrello di atterraggio che fu ritratto per la prima volta. In occasione del primo volo del secondo prototipo, il Vice-Marshal della RAAF Cath Roberts, affermò: "È così emozionante vedere due aerei in aria mentre il Loyal Wingman continua a eccellere nel programma di test di volo".
Il 21 marzo 2022, il ministro della Difesa australiano, l’on. Peter Dutton MP, in una cerimonia dedicata tenutasi presso la base RAAF di Amberley, nel Queensland, annunciò che il velivolo sarebbe stato ridesignato MQ-28 Ghost Bat.
Il 15 maggio 2022, fu annunciato che il programma avrebbe ricevuto un investimento aggiuntivo di 454 milioni di dollari australiani (319,6 milioni di dollari americani), e che la RAAF avrebbe acquisito 10 velivoli.
Come noto, la Boeing starebbe lavorando su "tre o quattro" carichi utili di sensori alternativi; oltre al trasporto interno di armi e a nuove armi e sensori, con il Block 3 il Ghost Bat aumenterà anche di dimensioni: l'apertura alare del drone passerà da 6 a 7,3 metri (da 20 a 24 piedi), con un conseguente aumento di circa il 30% della capacità di carburante.
"Uno dei motivi per cui abbiamo dotato il jet Block 3 di ali più grandi è l'autonomia", ha aggiunto Ferguson. "Ricordate la missione nel Pacifico: ovviamente, l'autonomia è fondamentale."
Sebbene non sia stato affrontato direttamente, in passato ci sono stati accenni al fatto che la Boeing stesse valutando l'aggiunta di alloggiamenti sulla parte superiore della fusoliera dell'MQ-28 per consentire il rifornimento in volo da aerocisterne dotate di braccio di rifornimento. Ciò estenderebbe ulteriormente il raggio d'azione e il tempo di permanenza in zona del drone, ma aumenterebbe anche la complessità e i costi del progetto. Il fatto che la versione Block 3 del drone sia meglio ottimizzata per la regione indo-pacifica dovrebbe renderlo più attraente non solo per le forze armate statunitensi, ma anche per le forze aeree alleate nella stessa regione. Ferguson ha affermato di non poter parlare di eventuali piani per l'acquisizione dell'MQ-28. Nel 2022, il Pentagono  ha confermato di aver acquisito  almeno un MQ-28 da utilizzare a supporto dei programmi dell'aeronautica statunitense relativi ai velivoli senza pilota avanzati e all'autonomia. Nel frattempo, la Marina statunitense ha schierato uno squadrone di test e valutazione in Australia per lavorare sul velivolo, e un MQ-28 è anche operativo presso la base aerea navale di Point Mugu, in California. 
Ciononostante, "le opportunità per i CCA o Collaborative Combat Aircraft nel Sud-est asiatico sono immense", ha affermato Ferguson. "Stiamo dialogando con molti potenziali clienti su come potrebbero implementare, valutare o fornire una capacità CCA. Quello che vorrei dire, però, è che per coloro che non hanno ancora iniziato a pensarci, c'è il rischio che tra tre o quattro anni si ritrovino delusi perché indietro rispetto a tutti gli altri. Stiamo assistendo a un enorme interesse per l'adozione dei CCA e a molte persone che stanno lavorando su come integrarli nelle proprie forze armate”.
Inoltre, grazie alla sua modularità intrinseca, l'MQ-28 è concepito per essere sufficientemente flessibile da consentire ad altri operatori di integrare le proprie capacità a seconda delle specifiche esigenze operative.
“Per le altre nazioni che prendono in considerazione la capacità dell'MQ-28, ciò che ottengono in realtà è un velivolo e un sistema di base, e questo sistema è così cruciale, in quanto consente loro di avere le proprie capacità sovrane. Possono adattare i propri comportamenti autonomi. Possono utilizzare i propri sensori, se lo desiderano. Possono utilizzare i propri armamenti senza dover coinvolgerci ai livelli che ci si aspetterebbe per una normale piattaforma con equipaggio.  Abbiamo questa capacità con la RAAF e stiamo cercando di condividerla con altri paesi che intendono adottare una capacità CCA (Combat Control and Anti-Career).”
Interrogato sui potenziali clienti che starebbero discutendo del programma MQ-28 con Boeing, Ferguson si è limitato a nominare il Giappone. In questo caso, Australia e Giappone hanno già discusso di una possibile collaborazione sul programma.
Nel corso di un incontro tra i ministri della difesa australiano e giapponese, tenutosi nel settembre dello scorso anno, è stato firmato un accordo per rafforzare la cooperazione bilaterale in materia di difesa, anche sul velivolo MQ-28, con la previsione della partecipazione della Forza di autodifesa aerea giapponese (JASDF) all'osservazione e all'addestramento durante i test di volo dell'MQ-28 nel corso di quest'anno.
Come abbiamo spiegato in dettaglio, l'MQ-28 sembra particolarmente adatto a un programma di produzione e gestione cooperativa tra diverse nazioni alleate, integrandosi persino nell'architettura AUKUS esistente tra Stati Uniti, Australia e Regno Unito.
In ogni caso, la RAAF sarà la prima forza armata a mettere in servizio operativo l'MQ-28. Le prossime tappe fondamentali saranno raggiunte nel 2028, con l'entrata in servizio prevista del velivolo Block 2 e l'inizio della produzione del Block 3.
Ma con tutto quello che sta succedendo nel mondo dei CCA e dei droni di tipo "gregario fedele", è molto probabile che ci saranno sviluppi più significativi nel programma prima di quella data.







IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)
































 

lunedì 13 aprile 2026

US NAVY 2026: il DDG 124 della classe Arleigh Burke, USS Harvey C. Barnum Jr., è entrato in servizio nella US NAVY alla presenza di circa 1.800 tra ufficiali militari, marinai, fanti di marina, veterani e familiari.










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.
















Il DDG 124 della classe Arleigh Burke, USS Harvey C. Barnum Jr., è entrato in servizio nella US NAVY alla presenza di circa 1.800 tra ufficiali militari, marinai, fanti di marina, veterani e familiari. Il Segretario della Marina John C. Phelan è stato l'oratore principale della cerimonia. Durante la cerimonia, Phelan ha augurato all'equipaggio dell'Harvey C. Barnum Jr. venti favorevoli e mare calmo mentre “battezzavano” la nave per dare inizio alla sua entrata in servizio operativo.
Questa è la prima nave a portare il nome di un insignito della Medaglia d'Onore per il suo valore nella guerra del Vietnam, e le azioni del Colonnello Barnum nella valle di Que Son durante l'Operazione Harvest Moon definiscono cosa significhi la leadership quando tutto è in gioco. Questa nave non è simbolica, è potenza di combattimento, e oggi entra a far parte di qualcosa di più grande. La nave e il suo equipaggio si uniscono alla Golden Fleet della US NAVY, che ricostruirà il dominio marittimo statunitense mettendo in mare navi più efficienti, rafforzando la nostra base industriale e garantendoci di poter combattere oggi e vincere domani. L'ammiraglio James W. Kilby ha sottolineato il ruolo dei DDG classe Arleigh Burke nel fornire potenza di combattimento e nel sostenere il vantaggio bellico globale della Marina.
La necessità di costruire grandi navi da guerra come la Harvey C. Barnum Jr. è oggi più evidente che mai.
La bella cerimonia ha incluso i tradizionali onori navali, compresa la musica della banda dei Marine degli Stati Uniti "The President's Own".
Martha Hill, madrina della nave e moglie di Harvey C. Barnum Jr., ha riflettuto sul ruolo dell'equipaggio nel dare vita alla nave da guerra: “Questo momento segna la trasformazione di questa nave da semplice struttura in acciaio in qualcosa di vivo: un riflesso dello spirito, della dedizione e della forza dei marinai che la porteranno avanti”, ha affermato Hill. “Ora fate parte della sua storia e, ovunque navighi, rappresenterete il meglio della nostra nazione”. 
La DDG 124 è la prima nave a portare il nome del colonnello del Corpo dei Marines degli Stati Uniti Harvey C. Barnum Jr., insignito della Medal of Honor. La nave onora il coraggio e l'intrepidezza di Barnum, che ha rischiato la propria vita ben oltre il dovere durante la guerra del Vietnam. “La nostra forza non si basa solo sulla tecnologia, ma sulla fiducia, la fiducia che ci sosterremo a vicenda e che nessuno verrà mai lasciato indietro”, ha affermato Barnum. “Questa convinzione plasma il modo in cui marinai e fanti di marina combattono, come guidano e come agiscono nei momenti più critici. L'equipaggio della USS Harvey C. Barnum Jr. ora porta avanti questa responsabilità”.
Il 18 dicembre 1965, l'allora Primo Tenente Barnum assunse il comando della sua compagnia dopo che il comandante era stato ferito a morte. Con due elicotteri armati sotto il suo controllo, si mosse senza paura sotto il fuoco nemico per guidare gli attacchi aerei contro le posizioni avversarie, dirigendo al contempo un contrattacco che contribuì a mettere in sicurezza un territorio strategico. In seguito, coordinò l'evacuazione dei feriti e continuò l'assalto per raggiungere l'obiettivo del battaglione. È tra i pochi omonimi ancora in vita ad aver assistito alla messa in servizio di una nave che porta il suo nome.
Il comandante Cantu, ufficiale in comando della USS Harvey C. Barnum Jr. , ha sottolineato la responsabilità che grava sull’equipaggio. "Ogni marinaio che calpesterà questi ponti si ricorderà di cosa significhi servire con onore, guidare con integrità e difendere la nostra nazione senza esitazione", ha affermato Cantu. "Accettiamo la responsabilità che deriva dal portare il nome di Harvey C. Barnum Jr. e porteremo avanti la sua eredità in tutto ciò che facciamo."
Cantu è a capo di un equipaggio preparato a operare su una delle navi da guerra più avanzate della US NAVY, costruita per soddisfare le esigenze delle moderne operazioni marittime.
I DDG classe Arleigh Burke costituiscono la spina dorsale della flotta di superficie della Marina degli Stati Uniti. Queste navi altamente capaci e multiruolo conducono un'ampia gamma di operazioni, dalla presenza in tempo di pace alle missioni di sicurezza nazionale, fornendo capacità belliche in ambienti aerei, di superficie e sottomarini caratterizzati da molteplici minacce. Equipaggiata con il sistema di combattimento Aegis e una serie di sistemi d'arma avanzati, la USS Harvey C. Barnum Jr. rafforza la capacità della Marina di proiettare la propria potenza, scoraggiare l'aggressione e difendere gli interessi statunitensi in tutto il mondo. Dopo la cerimonia, gli ospiti sono stati invitati a bordo per visitare la più recente nave da guerra della Marina, avendo così l'opportunità di osservare da vicino le capacità e la professionalità dell'equipaggio che ha dato vita al DDG 124.





La USS Harvey C. Barnum Jr. (DDG-124) è un cacciatorpediniere lanciamissili Aegis di classe Arleigh Burke (Flight IIA Technology Insertion). 

Prende il nome da Harvey C. Barnum Jr., un ufficiale in pensione del Corpo dei Marines degli Stati Uniti che ricevette la Medal of Honor per il valore dimostrato durante la guerra del Vietnam . Il colonnello Barnum ricoprì la carica di Vice Assistente Segretario della Marina (Affari della Riserva) e di Assistente Segretario della Marina ad interim (Personale e Affari della Riserva). In un comunicato stampa della General Dynamics, la società madre della Bath Iron Works, è stato annunciato che la Marina degli Stati Uniti ha stanziato i fondi per la pianificazione e la costruzione della DDG-124 per l'anno fiscale 2016. La modifica contrattuale da 644,3 milioni di dollari finanzia interamente questa nave ed è stata assegnata nell'ambito di una gara pluriennale per cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke aggiudicata nel 2013.

La classe di cacciatorpediniere lanciamissili Arleigh Burke (DDG) è una classe di cacciatorpediniere della Marina degli Stati Uniti incentrata sul sistema di combattimento Aegis e sul radar multifunzione a scansione elettronica passiva SPY-1D. 

A gennaio 2025, 74 unità erano operative, con altre 25 in programma per l'entrata in servizio, il che la rende di gran lunga la classe di navi da guerra più numerosa della Marina degli Stati Uniti. La classe prende il nome da Arleigh Burke, ammiraglio statunitense di cacciatorpediniere durante la Seconda Guerra Mondiale e in seguito Capo delle Operazioni Navali. Con una lunghezza complessiva da 153,9 a 155,3 metri (da 505 a 509,5 piedi), un dislocamento compreso tra 8.300 e 9.700 tonnellate e un armamento che include oltre 90 missili, i cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke sono più grandi e più pesantemente armati di molte precedenti classi di incrociatori lanciamissili.
Queste navi da guerra sono cacciatorpediniere multiruolo in grado di condurre operazioni di difesa antiaerea con il sistema Aegis e missili superficie-aria; attacchi tattici contro obiettivi terrestri con missili Tomahawk; operazioni antisommergibile (ASW) con sonar trainati, razzi antisommergibile ed elicotteri ASW; e operazioni antinave (ASuW) con missili e cannoni nave-nave. Grazie agli aggiornamenti dei sistemi radar AN/SPY-1 e dei relativi carichi utili missilistici, nell'ambito del sistema di difesa missilistica balistica Aegis, nonché all'introduzione del sistema radar AN/SPY-6, la classe ha inoltre sviluppato la capacità di fungere da piattaforme mobili antimissile balistico e antisatellite .
La nave capoclasse, la USS  Arleigh Burke , entrò in servizio il 4 luglio 1991, durante la vita dell'ammiraglio Burke. Con la dismissione dell'ultimo cacciatorpediniere della classe Spruance , la USS  Cushing, il 21 settembre 2005, le navi della classe Arleigh Burke divennero gli unici cacciatorpediniere attivi della Marina degli Stati Uniti fino all'entrata in servizio della classe Zumwalt nel 2016. La classe Arleigh Burke vanta il ciclo produttivo più lungo di qualsiasi altra unità di superficie da combattimento della Marina degli Stati Uniti.

Caratteristiche

Varianti

Il cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke ha quattro varianti, denominate "Flight". I Flight più recenti incorporano progressi tecnologici:
  • Flight I: cacciatorpediniere DDG 51–71
  • Flight II: cacciatorpediniere DDG 72–78
  • Flight IIA: cacciatorpediniere DDG 79–124 e DDG-127
  • Flight III: DDG 125–126 e DDG-128 in poi.

Struttura

Le navi della classe Arleigh Burke sono tra i più grandi cacciatorpediniere costruiti negli Stati Uniti; solo le classi Spruance , Kidd (563 piedi o 172 m) e Zumwalt (600 piedi o 180 m) sono più lunghe. La classe Arleigh Burke è stata progettata con una nuova forma di scafo ad ampia superficie di galleggiamento caratterizzata da una prua larga e svasata, che migliora significativamente la tenuta di mare e consente un'alta velocità in condizioni di mare agitato.  Il progetto della classe incorpora tecniche stealth, come le superfici angolate (piuttosto che le tradizionali superfici verticali) e l'albero maestro a tripode inclinato, che rendono la nave più difficile da rilevare tramite radar.
I suoi progettisti incorporarono lezioni apprese dall'incrociatore di classe Ticonderoga, che la Marina ritenne troppo costoso da continuare a costruire e difficile da aggiornare ulteriormente. Per questi cacciatorpediniere, la Marina degli Stati Uniti tornò alla costruzione interamente in acciaio, con solo l'albero realizzato in alluminio. I Ticonderoga combinavano uno scafo in acciaio con una sovrastruttura in alluminio più leggero per ridurre il peso in alto, ma l'alluminio si dimostrò vulnerabile alle crepe. L'alluminio è anche meno resistente al fuoco dell'acciaio; un incendio del 1975 a bordo della USS  Belknap distrusse la sua sovrastruttura in alluminio.  I danni subiti dalle navi della Royal Navy in battaglia, esacerbati dalle loro sovrastrutture in alluminio durante la guerra delle Falkland del 1982, supportarono la decisione di utilizzare l'acciaio. Altre lezioni apprese dalla guerra delle Falkland portarono alla decisione della Marina di proteggere gli spazi vitali della classe Arleigh Burke con doppi strati di acciaio distanziati, che creano un cuscinetto contro i missili antinave (AShM), e rivestimenti anti- schegge in Kevlar.  È stato realizzato uno studio di progettazione denominato " Cruiser Baseline " per una nave che avrebbe incorporato le capacità della classe Ticonderoga, dotata di VLS, su uno scafo e una sovrastruttura progettati secondo gli stessi standard dell'Arleigh Burke, sebbene questo studio fosse solo a scopo analitico e nessuna nave di questo tipo sia stata costruita. 

Difese passive

I cacciatorpediniere Arleigh Burke sono equipaggiati con suite di guerra elettronica (EW) AN/SLQ-32 che forniscono supporto elettronico. Le navi con la variante SLQ-32(V)3, SLQ-32(V)6 o SLQ-32(V)7 possono disturbare i radar. 
I cacciatorpediniere hanno lanciatori di esche a infrarossi e chaff Mark 36 , nonché lanciatori di esche Nulka, per ingannare gli AShM in arrivo.  Per neutralizzare i siluri in arrivo, la classe dispone di due contromisure trainate AN/SLQ-25 Nixie.  I Prairie-Maskers delle navi possono ridurre il rumore irradiato. 
Un sistema di protezione collettiva rende la classe Arleigh Burke la prima nave da guerra statunitense progettata con un sistema di filtrazione dell'aria contro la guerra nucleare, biologica e chimica (NBC). Altre difese NBC includono doppi portelli a tenuta stagna, compartimenti pressurizzati e un sistema di lavaggio esterno per le contromisure. L'elettronica della classe è rinforzata contro gli impulsi elettromagnetici. Le attrezzature antincendio includono irrigatori d'acqua negli alloggi e nel centro informazioni di combattimento (CIC).

Sistemi d’arma

Le navi della classe Arleigh Burke sono navi multi-missione dotate di numerosi sistemi di combattimento, tra cui missili antiaerei, missili d'attacco terrestre, missili nave-nave e un sistema di guerra antisommergibile (ASW). I missili sono immagazzinati e lanciati dalle celle del sistema di lancio verticale (VLS) Mark 41; con 90 celle sui Flight I-II e 96 celle a partire dal Flight IIA, le Arleigh Burke sono più pesantemente armate di molte precedenti classi di incrociatori lanciamissili. Il cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke è equipaggiato con il sistema di combattimento Aegis, che combina le informazioni provenienti dai sensori della nave per visualizzare un'immagine coerente dell'ambiente e guida le armi verso i bersagli utilizzando un tracciamento avanzato e un controllo del fuoco.
Il loro radar principale differisce dai tradizionali radar a rotazione meccanica. Invece, Aegis utilizza l' array a scansione elettronica passiva AN/SPY-1 D (o l' array a scansione elettronica attiva AN/SPY-6 sulle navi Flight III), che consente il tracciamento continuo dei bersagli simultaneamente alle scansioni di area. Il controllo computerizzato del sistema consente anche la centralizzazione delle funzioni di tracciamento e puntamento precedentemente separate. Il sistema è resistente alle contromisure elettroniche.
I missili standard SM-2MR / ER e SM-6 forniscono difesa aerea di area, sebbene possano essere utilizzati anche in un ruolo secondario antinave. L'SM-2 utilizza la guida radar semiattiva (SARH); fino a tre bersagli possono essere intercettati simultaneamente poiché gli Arleigh Burke hanno tre radar di controllo del fuoco AN/SPG-62 per l'illuminazione del bersaglio terminale. L'SM-6, che fornisce difesa oltre l'orizzonte, e l'SM-2 Block IIIC sono dotati di un cercatore a doppia modalità con capacità di guida radar attiva (ARH); non devono fare affidamento sull'illuminazione esterna, quindi più bersagli possono essere intercettati simultaneamente. 
Le navi Flight IIA e III, e le navi Flight I e II modernizzate, possono trasportare i missili RIM-162 Evolved SeaSparrow (ESSM), che forniscono difesa aerea a medio raggio e sono anche in grado di colpire altre navi. L'ESSM è abbastanza piccolo da poter essere impacchettato in quattro in una singola cella VLS Mk 41. L'ESSM Block 1 utilizza SARH, guidato in modo simile ai vecchi SM-2. L'ESSM Block 2, che ha raggiunto la capacità operativa iniziale (IOC) nel 2021, è dotato di un cercatore a doppia modalità con capacità ARH.
Gli SM-3, SM-6 e SM-2ER Block IV forniscono la difesa missilistica balistica (BMD), l'SM-3 essendo un intercettore esoatmosferico e gli ultimi due dotati di capacità antibalistiche in fase terminale.  Il ruolo BMD dell'Aegis è diventato così vitale che tutte le navi della classe vengono aggiornate con capacità BMD. Entro gennaio 2023, c'erano 51 cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke con capacità BMD. Le navi Flight III sono state consegnate dal 2023 con radar AN/SPY-6(V)1 e capacità BMD migliorate; anche le navi Flight IIA dovrebbero ricevere questi aggiornamenti con retrofit radar AN/SPY-6(V)4. 
I Flight I e II trasportano due lanciatori indipendenti di missili antinave Harpoon per un totale di quattro o otto Harpoon, fornendo una capacità antinave con una gittata superiore a 65 miglia nautiche (120 km; 75 mi). Durante l'esercitazione RIMPAC 2024, il DDG-62 , una nave del Flight I, ha lanciato un missile antinave navale (NSM); i lanciatori per gli Harpoon sono stati rimossi per fare spazio alle scatole di lancio proprietarie dell'NSM.  Il missile antinave a lungo raggio potrebbe essere utilizzato dal VLS della classe, poiché è stato testato con la Self Defense Test Ship.
La classe può eseguire attacchi terrestri tattici con Tomahawk lanciati da VLS. Con lo sviluppo del Tomahawk Block V, tutti i Tomahawk Block IV esistenti in dotazione saranno convertiti al Block V. La versione Tomahawk Block Va è chiamata versione per attacchi marittimi e fornisce capacità antinave oltre al suo ruolo di attacco terrestre. La versione Block Vb è dotata del sistema di testata multi-effetto congiunto per colpire una più ampia varietà di bersagli terrestri.
Le navi di classe Arleigh Burke sono dotate del sistema di combattimento ASW AN/SQQ-89, integrato con Aegis. Esso comprende il sonar AN/SQS-53C montato a prua e un sonar a traino, sebbene diverse navi della Flight IIA non dispongano di un sonar a traino.  Il sonar a traino è costituito dal sonar tattico a traino AN/SQR-19 (TACTAS) o dal più recente sonar a traino multifunzione TB-37U (MFTA). Le navi possono trasportare razzi antisommergibile a lancio verticale RUM-139 a distanza ravvicinata . Un triplo tubo lanciasiluri Mark 32 su ciascun lato della nave può lanciare siluri leggeri Mark 46, Mark 50 o Mark 54 per la lotta ASW a corto raggio. Le navi possono rilevare mine antinave a una distanza di circa 1.400 metri. 
Tutte le navi della classe sono dotate di almeno un sistema d'arma a corto raggio Phalanx (CIWS), che fornisce una difesa puntuale contro le minacce aeree e di superficie. Otto navi (DDG-51, DDG-64, DDG-71, DDG-75, DDG-78, DDG-80, DDG-84, DDG-117) sono equipaggiate con un sistema CIWS SeaRAM per una migliore autodifesa.  Le Arleigh Burke possono anche trasportare due sistemi di mitragliatrici Mk 38 da 25 mm , uno su ciascun lato della nave, progettati per contrastare le imbarcazioni di superficie veloci.  Sono presenti numerosi supporti per armi di equipaggio come la M2 Browning. 
Situato sul ponte di prua, il cannone Mark 45 da 5 pollici (127 mm) è diretto dal sistema d'arma Mark 34 e può essere utilizzato in ruoli antinave, antiaerei e di supporto al fuoco navale. Può sparare 16-20 colpi al minuto e ha una gittata di 13 miglia nautiche (24 km). Gli Arleigh Burke possono stivare 680 proiettili da 5 pollici.
A partire dal 2023, sei cacciatorpediniere (DDG-100, DDG-104, DDG-105, DDG-106, DDG-111, DDG-113) sono equipaggiati con l'Optical Dazzling Interdictor, Navy (ODIN), un'arma a energia diretta in grado di colpire veicoli senza pilota.  Il DDG-88 è equipaggiato con il laser ad alta potenza High Energy Laser with Integrated Optical-dazzler and Surveillance (HELIOS).

Aeromobili

I reparti IIA e III dispongono di due hangar per lo stivaggio degli elicotteri MH-60. Il loro sistema di elicotteri Light Airborne Multi-Purpose System (LAMPS) migliora le capacità della nave consentendo all'MH-60 di monitorare sottomarini e navi di superficie, lanciare siluri e missili contro di essi e fornire supporto di fuoco durante le operazioni di inserimento/ estrazione con mitragliatrici e missili anticarro guidati Hellfire. Gli elicotteri svolgono anche un ruolo di supporto, essendo in grado di eseguire rifornimento verticale, ricerca e soccorso, evacuazione medica, ritrasmissione delle comunicazioni e individuazione e controllo del fuoco navale. 
Nel marzo 2022, un cacciatorpediniere Arleigh Burke è stato schierato con un veicolo aereo senza pilota (UAV) AAI Aerosonde. Il velivolo è in fase di dimostrazione per le navi Flight I e II, che non dispongono di alloggi per lo stivaggio permanente degli elicotteri. L'Aerosonde ha un ingombro sufficientemente ridotto da poter essere stivato su questi cacciatorpediniere. Può svolgere missioni come intelligence, sorveglianza e ricognizione a un costo molto inferiore rispetto agli elicotteri con equipaggio.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, NavalNews, WIKIPEDIA, You Tube)