sabato 25 aprile 2020

La Fiat-Revelli Mod.1914 (o solo Fiat Mod. 14) è stata una mitragliatrice media



La Fiat-Revelli Mod.1914 (o solo Fiat Mod. 14) è stata una mitragliatrice media, adottata dal Regio Esercito italiano nella Prima guerra mondiale. Fu in assoluto l'arma automatica più usata nella Grande Guerra.

Storia

Il progetto dell'arma risale al 1910 quando Abiel Revelli decise di modificare la mitragliatrice Perino Mod. 1908 oramai obsoleta. Il prototipo fu presentato ad un bando indetto dal Regio Esercito, che però fu vinto dalla Maxim. Nel giugno 1913 a Nettuno lo Stato Maggiore dell'Esercito testò di nuovo l'arma ritenendola stavolta rispondente ai requisiti; tuttavia il buon risultato non si concretizzò in un ordine a causa dell'inconveniente di dover addestrare i mitraglieri su due modelli diversi. A causa del ritardo nelle consegne delle 920 Maxim ordinate (delle quali solo 609 consegnate), nel novembre 1914 lo Stato Maggiore dell'esercito rivalutò per la terza volta la mitragliatrice Fiat, che venne finalmente ordinata, divenendo la mitragliatrice standard della Grande Guerra, molto più diffusa delle Maxim e delle Saint-Étienne Mle 1907. Fu prodotta infatti in 37 500 pezzi dalla Società Metallurgica Bresciana e 10 000 dalla Fiat, fino a circa il 1920. La prima consegna avvenne il 10 maggio 1915. L'arma fu distribuita all'arma di cavalleria e a quella di fanteria, sia alle compagnie mitraglieri di battaglione sia ai battaglioni mitraglieri. La Fiat produsse la Fiat Mod. 14 tipo Aviazione, che equipaggiò molti tipi di bombardiere. Venne prevista anche l'installazione contraerea, con il "sostegno contraereo tipo Valente”.
Alla prova sul campo di battaglia, anche in condizioni climatiche ed operative estreme, l'arma si rivelò robusta, la meccanica rustica e la balistica adeguata. Di contro, risultava troppo pesante, soprattutto a causa del sistema di raffreddamento ad acqua. Inoltre il sistema di alimentazione, dotato di una pompetta per l'olio che lubrificava ogni colpo prima di incamerarlo, era soggetto ad inceppamento, in quanto l'olio si univa con la polvere che entrava nel meccanismo, creando una pasta granulosa che faceva bloccare il meccanismo stesso.
Impiegata negli anni venti e trenta nella cosiddetta riconquista della Libia, la Mod. 14 era ancora la mitragliatrice standard italiana durante la guerra di Spagna e quella d'Etiopia. Tuttavia, alla luce delle nuove dottrine operative, si andavano evidenziando i limiti di questa arma, legati soprattutto al peso eccessivo ed al sistema di alimentazione poco affidabile. Non di meno, il calibro da 6,5 mm, pur garantendo la standardizzazione con quello dei fucili Carcano Mod. 91 (con ovvie ricadute positive sulla catena degli approvvigionamenti), si dimostrava troppo poco prestante sui nuovi e dinamici campi di battaglia. Il Regio Esercito, mentre quindi avviava l'acquisizione della nuova Breda Mod. 37 in calibro 8 mm, pensò di sfruttare le numerosissime Mod. 14 ancora disponibili riconvertendole al nuovo calibro e modificandone gli aspetti che avevano mostrato le maggiori criticità. Nel 1935 iniziò così la modifica delle armi nel nuovo modello Fiat Mod. 14/35 in 8 mm, con raffreddamento ad aria ed alimentazione a nastro. Le prime armi così modificate equipaggiarono i carri armati e poi via via la fanteria. Comunque la trasformazione nel 1940 non era ancora terminata, cosicché alcuni reggimenti entrarono in guerra ancora equipaggiati con la Mod. 14 originale.
Oltre che come arma campale, la Fiat Mod. 14 armava le autoblindo Lancia 1Z ed i due carri pesanti Fiat 2000. Nonostante fosse stata sviluppata la Fiat Mod. 14 tipo Aviazione raffreddata ad aria, la versione standard raffreddata ad acqua venne comunque impiegata in installazioni antiaeree di circostanza e sui dirigibili.

Caratteristiche

L'arma impiega un sistema a chiusura labile con ritardo d'apertura. Al momento dell'esplosione del colpo, canna ed otturatore rinculano insieme per un breve tratto; la canna viene arrestata e rimessa in batteria dalla sua molla, mentre l'otturatore continua la corsa retrograda estraendo il bossolo spento. Quando l'otturatore ha dissipato l'energia del rinculo, un sistema di bracci e molla lo riporta in avanti, inserendo una nuova cartuccia estratta. Il sistema di alimentazione è costituito da un caricatore a cassetta da 10 scomparti con 5 cartucce ciascuno. Il caricatore è inserito dal lato sinistro nel castello e quando uno scomparto si svuota, un nottolino azionato dal rinculo della canna fa scorrere lateralmente il caricatore, allineando lo scomparto successivo. Un oliatore lubrifica le cartucce con olio di oliva. Lo sparo avviene con percussore lanciato. Gli organi di mira sono costituiti da alzo con cursore sul castello e mirino sul manicotto serbatoio. Un selettore di tiro a tre posizioni permette la selezione tra la sicura, il tiro intermittente e la raffica libera. La canna è raffreddata ad acqua; il manicotto di raffreddamento esiste in due versioni, uno liscio ed uno ondulato con nervature di irrigidimento che aumentavano la dissipazione del calore. Il manicotto è collegato con due tubi ad un bidone con pompa azionata a mano che permetteva il ricircolo dell'acqua. Il treppiede, con gambe anteriori pieghevoli, ha un settore di tiro di 22° ed una elevazione da -35° a +25°. Il ginocchiello è regolabile alle altezze di 650, 550 e 450 mm.

 ENGLISH

The Fiat–Revelli Modello 1914 was an Italian water-cooled medium machine gun produced from 1914 to 1918. It was the standard machine-gun of the Italian Army in World War I, and was used in limited numbers into World War II.

Overview

It was very similar to the Maxim in appearance (in fact it had the same air-cooling jacket and tripod), even though its internal workings were completely different.
Some sources claim that it had a cartridge-oiling system, but the weapon manual does not mention its presence, and it seems that only a 1930 version briefly incorporated such a system. It was fed from a 50-round or 100-round magazine referred to as a "strip-feed box" which was divided into in ten or twenty compartments, each fed from a rifle clip, an arrangement that made it rather slow to reload, prone to malfunction and very uncomfortable in sustained-fire role because of this magazine arrangement.
It was chambered for the 6.5×52mm Carcano, which eased logistics (as it was the same cartridge of the Carcano rifle, though it could not be loaded using the 6-round en-bloc clips issued for rifles) but made it somewhat underpowered compared to higher-calibre weapons, weighed 17 kg (37 lb) (the tripod weighed 21.5 kg (47 lb)) and had a firing rate of 400-500 rpm (rounds-per-minute), rather low for this type of machine gun.
One feature was the presence of select-fire, which allowed for the choice between single shot, "normal" fire and full automatic fire.
It was developed into the Fiat–Revelli Modello 1935.

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venerdì 24 aprile 2020

Dallo SCLAR, allo SCLAR-H all'attuale Decoy Launching System “ODLS” di Leonardo-OTO


Lo "SCLAR" è un sistema lanciarazzi multiplo prodotto dalla Breda Meccanica Bresciana (poi OTO-Melara - Leonardo), utilizzato in genere dalle navi per il lancio di falsi bersagli come bengala e chaff. 


Ha un calibro da 105mm, elevabile e brandeggiabile, e può lanciare in un raggio di 10 km anche razzi esplosivi, con la celerità di tiro di un razzo al secondo. Lo SCLAR si può considerare un'arma vera e propria, sebbene i cannoni della nave possono assolvere alla funzione molto meglio di un lanciarazzi. La SCLAR ha avuto molto successo tra gli anni settanta e ottanta avendo esordito sulle Lupo e avendo trovato posto nel corso dei lavori di ammodernamento oltre che sulle unità di nuova costruzione, anche sulle unità costruite precedentemente al suo debutto, come nel caso dei cacciatorpediniere Classe Audace sugli incrociatori Classe Doria e sulla portaelicotteri Vittorio Veneto. Il lanciarazzi è stato progettato per l'accurata distribuzione di falsi bersagli per la difesa passiva della nave contro missili a guida IR e a ricerca radar. Lo SCLAR ha la possibilità di caricare simultaneamente diversi tipi di razzi quali Chaff, flares, decoys e bengala e quella di potere selezionare automaticamente i razzi da lanciare. Grazie alla disponibilità di un gran numero di razzi, caricati in singoli contenitori sigillati ha la possibilità di ripetuti ingaggi. Altre caratteristiche sono il controllo automatico da parte della suite da guerra elettronica della nave, il pieno coordinamento con i sistemi di difesa attiva della nave, quali jamming e CIWS, e la capacità di funzionare in qualsiasi condizioni atmosferiche e in ambiente NBC.

Lo "SCLAR H"

Il sistema SCLAR H, che è la versione più aggiornata, permette il lancio oltre che di razzi dal diametro di 105 mm anche di razzi da 118 mm di diametro presenti nel numero di 4 in sostituzione di 5 tubi di diametro inferiore.
SCLAR H-HO CONSOLE:
  • Display: un monitor LCD 20 ”DL20000.

  • Banco di controllo: 1 tastiera alfanumerica, 1 trackball, 1 tastiera TAMUL multifunzione.

  • Processore: 2 PowerPC 750, 366 MHz.
Memoria RAM: 16 MB espandibile fino a 128 MB.
Backplane: 20 slot Bus VME.

  • Sistema operativo: LynxOS.
Processore grafico: modulo CPCI-Gx.

  • Disco rigido: 9 GB con interfaccia SCSI.

  • DAT: 1 unità DAT con interfaccia SCSI per il backup dei dati.

  • Supporto di memoria aggiuntivo: No.
Diagnostica: apparecchiatura di test integrata (BITE).

  • Alimentazione: 115 V CA, monofase, 50/60 Hz.
1,5 KVA di consumo energetico.

  • 1 unità di distribuzione dell’alimentazione.


L’attuale Decoy Launching System Leonardo-OTO “ODLS”

Il Decoy Launching System (ODLS) è un sistema telecomandato adatto per il lancio di diversi tipi di munizioni multiuso. Il Decoy Launching System (ODLS) è un sistema telecomandato adatto per il lancio di diversi tipi di munizioni multiuso. Le versioni speciali possono sparare razzi di calibro diverso da 105 mm - 118 mm, che rappresenta la dimensione standard. L'ODLS è progettato per lo schieramento accurato di esche, fornendo così una difesa passiva per una nave contro i missili radar e di ricerca a infrarossi e può anche essere impiegato nel ruolo di bombardamento a terra.
Le caratteristiche principali di ODLS sono:
  • Capacità di caricare contemporaneamente diversi tipi di razzi (Chaff, IR, Illuminating);
  • Selezione automatica del tipo di razzo da sparare;
  • Azione di impegno continuo grazie al rapido ricaricamento delle unità di lancio;
  • Controllo automatico completo da parte dell'EWS della nave;
  • Funzionamento sicuro in tutte le condizioni operative;
  • Nessuna penetrazione del mazzo.


(Web, Google, Wikipedia, Leonardo-OTO, You Tube)













 

IL CONCETTO TECNOLOGICO SVEDESE DEGLI ANNI ’70: UDES XX e la scelta del LEOPARD 2


Negli anni ’70, allo scopo di ammodernare le proprie forze corazzate e di potenziare la forza tecnologica della propria industria, su impulso dei propri vertici militari, la Svezia iniziò ad ideare ed a progettare l'UDES (Underlag Direkt Eld Stridsfordon - letteralmente “veicolo anticarro a superficie diretta”).

Questo progetto fu condotto in varie forme attraverso la produzione di progetti cartacei, modelli in legno e prototipi. 
I contenuti principali furono realizzati in varie forme, come carri armati, cannoni semoventi anticarro, veicoli corazzati da tracciamento (veicoli da combattimento di fanteria) e veicoli da ricognizione.
La maggior parte di questi erano mere ricerche concettuali e sviluppo di progetti cartacei o modelli lignei.
La Svezia aveva diversi requisiti per il progetto denominato Strv 2000 che avrebbe potuto essere sviluppato da un veicolo straniero o a livello nazionale. 
Questo nuovo veicolo doveva porre l'accento sulla sicurezza dell'equipaggio, nonché sulla sopravvivenza del veicolo. Questi requisiti dovevano avere la precedenza su tutti gli altri elementi come l'armamento e la mobilità. Per semplificare l'addestramento, anche il veicolo doveva essere semplice da utilizzare.


Lo Strv 2000 doveva raggiungere tre obiettivi principali:
  • Avrebbe dovuto essere in grado di sparare in qualsiasi direzione durante lo spostamento. Ciò era fonte di preoccupazione per i carri armati più leggeri o per i carri armati con un'arma principale molto potente e ingombrante. 
  • Doveva avere una buona visibilità intorno al veicolo da parte dell'equipaggio all’interno. 
  • Avrebbe dovuto avere un alto tasso di sopravvivenza sia per l'equipaggio che per il veicolo se per caso il compartimento e deposito delle munizioni fosse stato colpito o fosse esploso.
Al fine di sviluppare un progetto nazionale, le industrie di difesa svedesi ripensarono ai vari prototipi di AFV svedesi nell'ambito del progetto UDES degli anni '70. 
I prototipi sviluppati nel 1984 erano stati progettati per soddisfare "Hotstridsvagnar", ovvero potenziali e previste minacce AFV che avrebbero potuto essere affrontate in futuro. 
I due livelli utilizzati in questo progetto erano: 
  • l’Hotstridsvagnar VI, equivalente al T-80;
  • l’Hotstridsvagnar VII, equivalente al T-80 di seconda generazione.


Il confronto con questi veicoli e la ricerca di come affrontarli al meglio guidarono lo sviluppo dei prototipi svedesi. 
Nel 1985, l'industria fu in grado di presentare 3 idee diverse per un moderno carro costruito in Svezia:
  • Un MBT tradizionale (carro armato a torretta) con 4 membri dell’equipaggio;
  • Un MBT con una torretta compatta e 3 membri dell’equipaggio; 
  • Un altro MBT munito di torretta con 3 membri dell’equipaggio.

Armamento

Inizialmente, l'uso del cannone da 120 mm (4.72 in) era considerato il più favorevole per il progetto Strv 2000. Tuttavia, si pensò di usare anche un cannone da 140 mm (5,51 pollici) più grande per ottenere una migliore penetrazione della corazzatura avversaria. 
Fu dimostrato che il cannone da 140 mm aveva una penetrazione dell'armatura dal 25% al 50% migliore (fino a 800 mm / 2ft7 di penetrazione) e due volte l'energia alla bocca del cannone da 120 mm. Tuttavia, ciò avrebbe avuto un costo. Prima di tutto, i colpi da 140 mm erano molto grandi, quindi ne potevano essere trasportati molti di meno e, quindi, un caricatore automatico era essenziale e indispensabile.
Il cannone da 140mm era anche un'arma non molto collaudata per un nuovo MBT. Lo sviluppo della nuova arma avrebbe richiesto molto tempo, denaro e sforzi per ottenere un sistema d'arma correttamente funzionante. Al fine di affrontare i problemi di un numero limitato di colpi conservati per il cannone da 140 mm, fu proposto di montare un cannone da 40 mm (1,57 pollici) sul lato del cannone principale. Ciò serviva a colpire bersagli che non richiedevano l'arma più grande. Questo concetto avrebbe potuto migliorare notevolmente le prestazioni del carro armato: l'arma pesante poteva colpire bersagli ben protetti, mentre l'arma più piccola sarebbe stata efficace per bersagli meno protetti.

Corazzatura

Le corazze progettate per l’Strv 2000 erano progettate per avere un'eccellente protezione balistica e una firma a infrarossi bassa. La soluzione svedese per una maggiore protezione era quella di avere uno scafo in acciaio di base con sezioni di armature aggiunte esternamente. Questi blocchi di armature sarebbero  state facili da sostituire in caso di colpo a segno e potevano assorbire e dissipare molta più energia. 
Nel 1989 fu avviato un progetto di ricerca sulla corazzatura composita, che prese in considerazione diversi materiali o combinazioni di materiali e come reagivano dopo essere state colpite dai diversi proiettili. 
Per proteggere al meglio l'equipaggio, il motore fu posizionato nella parte anteriore, con tutto l'equipaggio nella parte posteriore. Anche il deposito di munizioni era contenuto separatamente dall'equipaggio e, poteva esplodere all'esterno del carro. Fu fatto ampiamente uso di pannelli "blow out" che avevano la funzione importantissima di far sfiatare l’esplosione all’esterno del mezzo.
La disposizione dell'armatura dell’Strv 2000 mostra chiaramente i pannelli di corazzatura modulari laterali e frontali: erano praticamente blocchi ERA, ma anche efficaci contro i penetratori ad energia cinetica. 

Mobilità

Dopo che la Svezia aveva valutato l’M1A1 Abrams ed il Leopard 2 nel 1989, fu scoperto che i requisiti più vecchi, come la massima pressione al suolo e le capacità di guado profondo, erano resi obsoleti dalle nuove tecnologie dei carri armati. I nuovi MBT avevano oramai motori abbastanza potenti, trasmissioni forti ed efficienti; pertanto, i requisiti di fording e di carreggiata furono eliminati dalle intervenute nuove esigenze tecnologiche.

Il design T140 / 40

La versione T140 / 40 fu l'unica a essere trasformata in un modello in scala reale e si è avvicinava molto al raggiungimento della produzione di tutti i modelli Strv 2000. 
Doveva essere armato con un cannone da 140 mm, montato centralmente, e un cannone da 40 mm montato indipendentemente sul lato sinistro. Nei piani erano inoltre presenti due mitragliatrici, una coassiale da 40 mm e una sul portello del comandante.
Entrambi i cannoni erano serviti da un caricatore automatico, con 29 colpi disponibili per l'arma principale e 148 per il secondario. Le munizioni di grosso calibro erano conservate in un contenitore simile a un cassetto nella parte posteriore dello scafo, che poteva essere espulso in caso di detonazione. Il veicolo aveva anche due lanciarazzi, che dovevano essere utilizzati per illuminare gli obiettivi di notte. Il veicolo non era dotato di apparecchiature per la visione notturna.
La protezione frontale avrebbe dovuto essere equivalente a 800 mm di RHA contro penetratori cinetici e 1200 mm a colpi di HEAT. Ciò era ottenuto con l'uso di piastre modulari ERA posizionate a una certa distanza dal corpo principale del mezzo. Inoltre, al fine di proteggere l'equipaggio, il motore da 1500 CV e la trasmissione erano collocati nella parte anteriore del veicolo.
I 3 membri dell'equipaggio erano tutti posizionati sul lato destro del veicolo, con il guidatore nello scafo, il cannoniere nella parte anteriore della torretta e il comandante dietro di lui, con la posizione più elevata. Sul lato sinistro del veicolo era purtroppo presente un punto cieco piuttosto grande.
Tuttavia, alla fine, la produzione dello Strv 2000 T140 / 40 sarebbe stata troppo costosa e lenta da implementare, e dato il mutevole clima geopolitico, fu abbandonata a favore di un progetto straniero.

Altre varianti:

T120B

Questo veicolo era progettato per essere più convenzionale e utilizzava parti e conoscenze già esistenti. Ciò significava che avrebbe avuto un'arma principale da 120 mm e un equipaggio di 4 persone. L'obiettivo di questo progetto era di mostrare un veicolo alternativo che potesse essere sviluppato e prodotto rapidamente ed economicamente.

L140

Questo veicolo sarebbe stato basato su di un telaio Strf 90 rinforzato, ma avrebbe avuto una torretta diversa montata nella parte superiore. Ciò significava che sarebbe stato più economico e facile da costruire, ma sacrificando funzionalità e protezione. La torretta doveva contenere un cannone da 140 mm con un caricatore automatico. A causa della sua pesante arma e per la esigua corazzatura, molto probabilmente avrebbe ricoperto un ruolo di cacciacarri armati e non quello di un MBT.

Ø140 / 40

Era un design che incorporava una torretta senza pilota che avrebbe ospitato un'arma principale da 140 mm insieme a un cannone da 40 mm, proprio come la configurazione in T140 / 40 e L140. Questo sarebbe stato un vantaggio in quanto avrebbe consentito di ridurre le dimensioni del veicolo, creando così un obiettivo più piccolo; inoltre, riduceva la possibilità che l'equipaggio venisse ferito da un colpo in torretta.

Altre varianti

Furono valutati anche il T120, T120 / 40 e L120, ma vennero subito considerati inadatti e furono rapidamente abbandonati.
Un modello ufficiale dello Strv 2000 T140 / 40 mostra una diversa configurazione dell'armamento secondario. 

La scelta dell’Strv 2000

Nel 1987 venne pubblicato un rapporto che delineava le raccomandazioni relative alla scelta del prossimo MBT per la Svezia. Il rapporto suggeriva che la Svezia progettava i prototipi T120B e 140/40, ma manteneva comunque aperta l'opzione per un acquisto di carri armati stranieri nel caso in cui i piani per la spesa pubblica fossero mutati. Sarebbe stato sicuramente molto più economico scegliere un veicolo straniero. In tal caso, le opzioni avrebbero dovuto essere mantenute aperte per l'industria svedese per costruire su licenza i carri, o almeno alcune loro componenti. Ciò sarebbe necessario per non indebolire la forza e le competenze dell'industria militare svedese.




Il Leopard 2A4 fu scelto per la produzione su licenza al posto dei progetti locali, come Strv 121.

Un altro rapporto fu pubblicato nel 1990. In quei 3 anni, i militari continuarono a esaminare quali veicoli stranieri potevano essere acquistati, oltre a realizzare il prototipo T-140/40. La scelta dipendeva dal bilancio militare. Poiché il T140 / 40 aveva molto più lavoro da fare per arrivare effettivamente a un prototipo funzionante e avere un'industria impostata per costruirlo, questo avrebbe sicuramente richiesto molti più stanziamenti.
Nel 1991, fu presa la decisione unanime di acquistare il carro Leopard 2 e di costruirlo su licenza: in Svezia. Questo è stato considerato il miglior compromesso, in quanto ha fornito alla Svezia un era un veicolo soddisfacente, a un costo inferiore rispetto allo sviluppo di un carro indigeno, ma l'industria ne avrebbe comunque tratto vantaggio dalla licenza di produzione.



ENGLISH

THE SWEDISH TECHNOLOGICAL CONCEPT OF THE 1970S: UDES XX

In the 1970s, in order to modernize its armoured forces and to strengthen the technological strength of its industry, at the instigation of its military leadership, Sweden began to conceive and design the UDES (Underlag Direkt Eld Stridsfordon - literally "direct surface anti-tank vehicle").   
This project was conducted in various forms through the production of paper designs, wooden models and prototypes. 
The main contents were produced in various forms, such as tanks, self-propelled anti-tank guns, armoured tracking vehicles (infantry fighting vehicles) and reconnaissance vehicles.
Most of these were mere conceptual research and development of paper projects or wooden models.
Sweden had several requirements for the project called Strv 2000 which could have been developed by a foreign or domestic vehicle. 
This new vehicle had to emphasise the safety of the crew as well as the survival of the vehicle. These requirements had to take precedence over all other elements such as equipment and mobility. To simplify training, the vehicle also had to be easy to use.
The Strv 2000 was to achieve three main objectives:
  • It had to be able to shoot in any direction while moving. This was a cause for concern for lighter tanks or tanks with a very powerful and bulky main weapon. 
  • It should have had good visibility around the vehicle from the crew inside. 

It should have a high survival rate for both the crew and the vehicle if by chance the ammunition compartment and magazine was hit or exploded.
In order to develop a national project, the Swedish defence industries rethought the various Swedish AFV prototypes as part of the UDES project in the 1970s. 
The prototypes developed in 1984 were designed to meet "Hotstridsvagnar", i.e. potential and anticipated AFV threats that could be addressed in the future. 
The two levels used in this project were: 
  • Hotstridsvagnar VI, equivalent to T-80;
  • Hotstridsvagnar VII, equivalent to second generation T-80.


The comparison with these vehicles and the search for how best to deal with them guided the development of the Swedish prototypes. 
In 1985, the industry was able to present 3 different ideas for a modern wagon built in Sweden:
  • A traditional MBT (turret tank) with 4 crew members;
  • An MBT with a compact turret and 3 crew members; 
  • Another MBT with a turret with 3 crew members.

Armament

Initially, the use of the 120 mm cannon (4.72 in) was considered the most favourable for the Strv 2000 project. However, a larger 140 mm (5.51 in) cannon was also considered to be used to achieve better penetration of the opponent's armor. 
It was shown that the 140mm cannon had 25% to 50% better armor penetration (up to 800mm / 2ft7 penetration) and twice the energy at the mouth of the 120mm cannon. However, this would have had a cost. First of all, the 140mm rounds were very large, so much less could be carried and, therefore, an automatic magazine was essential and indispensable.
The 140mm cannon was also a not very well tested weapon for a new MBT. The development of the new weapon would have taken a lot of time, money and effort to achieve a properly functioning weapon system. In order to address the problems of a limited number of stored shots for the 140mm cannon, it was proposed to mount a 40mm (1.57 inch) cannon on the side of the main cannon. This was to hit targets that did not require the largest weapon. This concept could have greatly improved tank performance: the heavy weapon could hit well-protected targets, while the smaller weapon would be effective for less protected targets.

Armour plating

The armor designed for the Strv 2000 was designed to have excellent ballistic protection and a low infrared signature. The Swedish solution for greater protection was to have a basic steel hull with armor sections added externally. These rebar blocks would be easy to replace in the event of a hit and could absorb and dissipate much more energy. 
In 1989 a research project on composite armour was started, which considered different materials or combinations of materials and how they would react after being hit by different bullets. 
To better protect the crew, the engine was positioned at the front, with the entire crew at the rear. The ammunition depot was also contained separately from the crew and could explode on the outside of the wagon. Extensive use was made of "blow out" panels which had the very important function of venting the explosion to the outside of the vehicle.
The armor layout of the Strv 2000 clearly shows the modular side and front armor panels: they were practically ERA blocks, but also effective against kinetic energy penetrators. 

Mobility

After Sweden evaluated the M1A1 Abrams and Leopard 2 in 1989, it was discovered that older requirements, such as maximum ground pressure and deep ford capabilities, were rendered obsolete by new tank technologies. The new MBTs now had fairly powerful engines, strong and efficient transmissions; therefore, forging and track requirements were eliminated by the new technological requirements.

The T140 / 40 design

The T140 / 40 version was the only one to be transformed into a full scale model and was very close to achieving production of all Strv 2000 models. 
It was to be armed with a 140 mm cannon, mounted centrally, and a 40 mm cannon mounted independently on the left side. In the plans there were also two machine guns, one 40mm coaxial and one on the commander's hatch.
Both guns were served by an automatic magazine, with 29 rounds available for the main gun and 148 for the secondary. The large-caliber ammunition was stored in a container similar to a drawer at the rear of the hull, which could be ejected in case of detonation. The vehicle also had two rocket launchers, which were to be used to illuminate the targets at night. The vehicle was not equipped with night vision equipment.
The frontal protection should have been equivalent to 800 mm RHA against kinetic penetrators and 1200 mm HEAT. This was achieved by the use of modular ERA plates positioned at a certain distance from the main body of the vehicle. In addition, in order to protect the crew, the 1500 hp engine and transmission were located at the front of the vehicle.
The 3 crew members were all positioned on the right side of the vehicle, with the driver in the hull, the gunner in the front of the turret and the captain behind him, with the highest position. On the left side of the vehicle there was unfortunately a rather large blind spot.
However, in the end, the production of the Strv 2000 T140 / 40 would have been too expensive and slow to implement, and given the changing geopolitical climate, it was abandoned in favour of a foreign project.

Other variants:

T120B

This vehicle was designed to be more conventional and used existing parts and knowledge. This meant it would have a 120mm main weapon and a crew of 4 people. The objective of this project was to show an alternative vehicle that could be developed and produced quickly and economically.

L140

This vehicle would have been based on a reinforced Strf 90 chassis, but would have a different turret mounted at the top. This meant it would be cheaper and easier to build, but sacrificing functionality and protection. The turret was to contain a 140mm cannon with an automatic loader. Because of its heavy weapon and small armor, it would most likely have played the role of an armed fighter and not that of an MBT.

Ø140 / 40

It was a design that incorporated a pilotless turret that would house a 140mm main gun along with a 40mm cannon, just like the T140 / 40 and L140 configuration. This would have been an advantage as it would have reduced the size of the vehicle, thus creating a smaller target and also reduced the possibility of crew being injured by a shot in the turret.

Other variants

The T120, T120 / 40 and L120 were also evaluated, but were immediately considered unsuitable and were quickly abandoned.
An official model of the Strv 2000 T140 / 40 shows a different secondary armament configuration. 

The choice of the Strv 2000

In 1987 a report was published outlining recommendations for the choice of the next MBT for Sweden. The report suggested that Sweden would design the T120B and 140/40 prototypes, but still keep the option to purchase foreign tanks open in case public spending plans changed. It would certainly have been much cheaper to choose a foreign vehicle. In that case, the options would have had to be kept open for Swedish industry to build the wagons, or at least some of their components, under licence. This would be necessary in order not to weaken the strength and expertise of the Swedish military industry.

Leopard 2A4 was chosen for licensed production instead of local projects, such as Strv 121.
Another report was published in 1990. During those 3 years, the military continued to examine which foreign vehicles could be purchased, in addition to making the prototype T-140/40. The choice depended on the military budget. Since the T140 / 40 had much more work to do to actually get a working prototype and have an industry set up to build it, this would certainly have required much more money.
In 1991, a unanimous decision was taken to buy the Leopard 2 wagon and build it under license: in Sweden. This was considered the best compromise, as it provided Sweden with a satisfactory vehicle at a lower cost than the development of an indigenous wagon, but the industry would still benefit from the production licence.

(Web, Google, Wikipedia, tanks-encyclopedia, You Tube)