domenica 10 maggio 2026

Royal New Zealand Navy (RNZN) 2026: in data 7 maggio 2026, il ministro della Difesa neozelandese ha confermato ai media che le fregate classe Mogami e le Type 31 sono in fase di valutazione per sostituire due fregate obsolete della Marina Reale Neozelandese (RNZN).










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.












Royal New Zealand Navy (RNZN)


Royal New Zealand Navy (RNZN) (māori: Te Taua Moana o Aotearoa, "Regia Marina della Nuova Zelanda") è il nome ufficiale della marina militare della Nuova Zelanda.

La Royal New Zealand Navy fu costituita di fatto nel 1914 quando, il 15 giugno, venne acquisito l'incrociatore HMS Philomel. Nel 1921 l'ammiraglio Jellicoe definì le navi neozelandesi nella sua visione globale come New Zealand Division della Royal Navy; le navi venivano equipaggiate prevalentemente da marinai neozelandesi e pagate dal governo locale. In precedenza varie unità britanniche stazionavano nelle acque neozelandesi, e alcune unità vennero equipaggiate parzialmente con personale neozelandese, mentre il paese provvedeva anche a parte delle spese di mantenimento delle unità; inoltre l'artiglieria di difesa costiera veniva equipaggiata da volontari locali. Tra queste unità l'incrociatore da battaglia HMS New Zealand, che partecipò alle battaglie di Heligoland Bight (28 agosto 1914), Dogger Bank (15 gennaio 1915), e Jutland(31 maggio 1916). Il titolo di Royal New Zealand Navy venne conferito alle forze navali neozelandesi solo nel 1941, su richiesta del governo neozelandese, per garantire al loro personale parità di trattamento rispetto ai marinai australiani e canadesi e ribadire il loro riferirsi direttamente al governo e non all'Ammiragliato britannico. La HMS Philomel diventerà HMNZS Philomel solo nell'ottobre 1941.


In data 7 maggio 2026, il ministro della Difesa neozelandese Mark Penk ha annunciato che le fregate di classe Mogami e le fregate britanniche di tipo 31 sono in fase di valutazione per sostituire due fregate obsolete della Marina Reale Neozelandese (RNZN).


L'Australia ha già stipulato un contratto con il Giappone per le prime tre fregate Mogami aggiornate nell'ambito del programma SEA 3000, con la prima unità prevista per il 2029 e le successive che saranno costruite nell'Australia Occidentale.

La Nuova Zelanda ha identificato la fregata giapponese Mogami e la Type 31 britannica come candidate al programma di sostituzione delle fregate della propria marina, come annunciato dal Ministro della Difesa Judith Collins il 7 maggio 2026. Questo mette il progetto navale di Tokyo in lizza per la flotta di un secondo alleato del Pacifico a pochi mesi dalla scelta della stessa piattaforma da parte dell'Australia.

Il Ministro della Difesa neozelandese Mark Penk ha rilasciato una dichiarazione in cui conferma che il governo starebbe valutando la nave di scorta classe Mogami della Forza di autodifesa marittima giapponese e la fregata Type 31 della Royal Navy come possibili sostituti di due fregate obsolete della flotta della Royal New Zealand Navy. 


Si prevede che una scelta sarà formulata entro la fine del prossimo anno. 


Le due candidate rappresentano filosofie progettuali significativamente diverse: la classe Mogami è una fregata multiruolo di progettazione giapponese, incentrata sull'automazione avanzata e su di un equipaggio relativamente ridotto, mentre la Type 31 è un progetto britannico ottimizzato per l'economicità e l'attrattiva per l'export, in grado di soddisfare una vasta gamma di esigenze navali.

L'interesse della Nuova Zelanda per la classe Mogami giunge subito dopo la decisione dell'Australia, annunciata il 5 agosto 2025, di selezionare un progetto derivato dalla Mogami come base per il suo programma di fregate SEA 3000: una delle decisioni di acquisizione navali più significative nell'Indo-Pacifico degli ultimi anni. La scelta australiana della proposta di Mitsubishi Heavy Industries rispetto al progetto tedesco MEKO A-200 di ThyssenKrupp Marine Systems ha sancito la Mogami aggiornata come piattaforma di riferimento per una delle principali marine alleate, e la Nuova Zelanda ha seguito da vicino tale decisione. 


I due Paesi condividono rapporti di difesa, prossimità geografica e interessi strategici sovrapposti, e l'impiego di piattaforme compatibili o comuni creerebbe vantaggi logistici e di interoperabilità di cui entrambe le marine beneficerebbero.


L'Australia è già passata dalla fase di selezione a quella contrattuale. Il governo australiano ha firmato contratti con il Giappone per le prime tre fregate della classe Mogami aggiornata destinate alla Royal Australian Navy nell'ambito del programma SEA 3000, che prevede l'acquisizione di un massimo di 11 fregate multiruolo per sostituire le unità obsolete della classe Anzac. Le prime tre navi saranno costruite in Giappone, con la prima consegna prevista per il 2029. Le unità successive saranno costruite in Australia, presso i cantieri navali dell'Australia Occidentale, il che sosterrà lo sviluppo dell'industria cantieristica locale e creerà la capacità industriale nazionale necessaria a supportare la flotta per tutta la sua vita operativa.





La classe Mogami, nota nella Forza di autodifesa marittima giapponese come tipo FFM, rappresenta una significativa evoluzione nella progettazione navale giapponese. 


Con un dislocamento di circa 3.900 tonnellate, si tratta di una fregata multiruolo compatta, caratterizzata da un elevato grado di automazione che le consente di operare con un equipaggio considerevolmente inferiore rispetto a fregate occidentali di pari capacità. La sua progettazione modulare permette di integrare diversi sistemi di missione e armamenti, rendendola adattabile alle diverse esigenze nazionali: un punto di forza fondamentale per i clienti esteri che necessitano di configurare la piattaforma in base alla propria dottrina e al contesto di minaccia. La classe è stata progettata con la capacità di contrastare le mine integrata nello scafo, una caratteristica che aggiunge notevole versatilità per le marine militari che operano in acque in cui la minaccia delle mine è un fattore da considerare nella pianificazione.

Il profilo stealth delle navi è elaborato e spinto al fine di rendere difficoltoso l'ingaggio da parte dei missili antinave a guida radar. Le superfici inclinate giungono sino alla prua con un singolo taglio, e comprendono entrambi i lati della nave e la torre. È installato un albero integrato che contiene i principali dispositivi elettronici, compresi i radar. Il lungo bulbo prodiero ha funzione essenzialmente idrodinamica, mentre il sonar è posizionato sotto la chiglia, al centro della nave. Un portellone posteriore, sito a poppa, permette l'accesso al bacino allagabile in cui possono alloggiare contemporaneamente due gommoni, un USV (Unmanned Surface Vehicle) e un UUV (Unmanned Underwater Vehicle) Mitsubishi OZZ-5 per il rilevamento delle mine. Le fregate classe Mogami sono lunghe 133 m e larghe 16,3 m, con un dislocamento di 3.900 tonnellate che sale a 5.500 t a pieno carico. Il sistema propulsivo è del tipo CODAG (Combined Diesel And Gas) costituito da una turbina a gas Rolls-Royce MT30 e due motori diesel MAN 12V28/33D STC in grado di erogare una potenza complessiva di 70.000 CV distribuita da due assi alle eliche. La velocità massima raggiungibile e di 30 nodi. L'equipaggio e di 90 persone.

L'armamento è composto da un cannone a doppio scopo BAE Systems Mk 45 Mod 4 da 127/62 mm, cui si aggiungono due mitragliatrici a controllo remoto Browning M2 da 12,7 mm.

Per la difesa di punto è disponibile un lanciatore a 11 celle Raytheon RIM-116 SeaRAM associato al radar e al sistema di guida del sistema CIWS Mk.15 Phalanx.

Il sistema di lancio Mk 41 VLS (Vertical Launching System) con 16 celle può contenere i missili superficie-aria Mitsubishi A-SAM con portata di oltre 100 km, capaci di raggiungere un'altitudine massima di 15-20 km, e di abbattere missili cruise supersonici e missili antinave volanti a pelo d'acqua. Tale missile conferisce alle Mogami anche una capacità di difesa contro i missili balistici a medio raggio. La capacità di attacco antinave comprende 2 lanciamissili quadrupli per missili antinave a guida radar attiva Mitsubishi Type 17 (SSM-2) con gittata di circa 400 km. La difesa antisommergibile è fornita dal sistema di lancio verticale Mk 41 che può caricare il missile antisommergibile Type 07 SUM con siluri Type 97 o Type 12 dotati di un sofisticato side-scan sonar. Si aggiungono come arma antisom anche due lanciatori tripli HOS-303 che impiegano i medesimi siluri. Inoltre è disponibile un hangar con relativo ponte di volo per l'impiego di 1 elicottero ASW Mitsubishi SH-60K/L Seahawk che può utilizzare i siluri Type 97 o Type 12 o missili aria-superficie AGM-114M Hellfire.

Il CIC (Combat Information Center) ha forma circolare, con la gran parte delle consolle poste in cerchio intorno agli operatori. La gestione dei dati prevede un Combat Management System OYQ-1 associato al sottosistema Consolle Displey System OYX-1-29. Essi sfruttano le tecnologie allo stato dell'arte come la realtà aumentata e quella virtuale.

Il radar principale è lo OPY-2, un sistema multifunzione AESA (Active Electronically Scanned Array) operante in banda X, con capacità di tracciare 300 bersagli e di attaccarne contemporaneamente circa 60. Le antenne planari del sistema radar OPY-2 sono quattro, e sono allineate sulle facce poste sul mast integrato nella struttura della nave. Tale radar può essere impiegato sia come sistema ESM (Electronic Support Measures) che come sistema ECM (Electronic Counter Measures). Per la guerra elettronica è disponibile un sistema NOLQ-3E. Per la lotta antisommergibile vi è un sistema OQQ-25 composto da un sonar attivo a profondità variabile (VDS) e un sonar passivo trainato (TAS), mentre per la lotta antimine e presente un sonar di scafo OQQ-11. Il sensore elettro-ottico OAX-3 EQ/IR fornisce diversi tipi di immagine, tra cui quelle all'infrarosso, ed è utile nelle missioni di pattugliamento. Il sistema di controllo dei danni, sviluppato dalla Mitsubishi, comprende una suite di sensori DSS (Distributed Smart Sensors). Il sistema data link permette collegamenti utilizzando le reti Link 11, Link 16 e Link 22 con router ORQ-2B. I collegamenti satellitari sono consentiti da una antenna NORA-50 installata sul mast.

Il sistema J-CEC (Japan Cooperative Engagement Capability) comprende un network di sensori che permettono di coordinare il tiro da piattaforme diverse, al fine di condividere i dati sull'obiettivo da colpire.

La prima unità della classe, designata FFM-1 Mogami, è stata impostata il 29 ottobre 2019 presso il cantiere navale di Mitsubishi Heavy Industries di Nagasaki, e varata il 3 marzo 2021 con molto ritardo a causa di un guasto all'impianto motore.[5] La seconda unità, FFM-2 Kumano, è stata impostata presso il cantiere navale Mitsui Engineering and Shipbuilding di Tamano il 30 ottobre 2019, e varata il 19 novembre 2020.[5] La terza unità, FFM-3 Noshiro, è stata impostata presso il cantiere navale di Mitsubishi Heavy Industries di Nagasaki il 15 luglio 2020 e varata il 21 giugno 2021.

La costruzione è avanzata celermente con circa due navi fabbricate all'anno. L'ultima delle 12 unità della classe, la fregata Yoshii, è stata varata il 22 dicembre 2025, completando il programma 30FFM, al quale è immediatamente subentrato il programma 06FFM con una versione più grande e potenziata delle fregate Mogami.

Interesse per l'acquisizione di unità di questa classe è stato espresso dall'Indonesia, che ha firmato accordi preliminari per un possibile acquisto di 8 navi, e dal Vietnam.


Le attuali fregate neozelandesi, la HMNZS Te Kaha e la HMNZS Te Mana, sono unità di classe Anzac che hanno prestato servizio nella Royal New Zealand Navy per decenni e si stanno avvicinando al limite della loro vita operativa. 


La loro sostituzione rappresenta un importante investimento per la difesa di un Paese la cui spesa navale è stata storicamente modesta rispetto ai suoi impegni geografici nel Pacifico meridionale. Una scelta di fregate in linea con quella australiana ridurrebbe i costi unitari grazie alla potenziale comunanza di sistemi, addestramento, manutenzione e catene di approvvigionamento, e semplificherebbe le operazioni congiunte tra le due marine nella regione che entrambe pattugliano e difendono.




La Type 31, sviluppata da Babcock International per la Royal Navy, offre una proposta di valore diversa. 


Progettata esplicitamente come fregata economica ed esportabile, ha suscitato l'interesse di diverse nazioni ed entrerà in servizio con la Royal Navy come classe HMS Venturer. Il suo costo di acquisizione inferiore rispetto a fregate più pesantemente equipaggiate la rende attraente per le marine con budget limitati, e la sua configurazione modulare degli armamenti consente aggiornamenti progressivi delle capacità nel tempo. Per la Nuova Zelanda, che storicamente ha sempre bilanciato la capacità di difesa con la realtà finanziaria nelle sue decisioni di approvvigionamento, il profilo dei costi della Type 31 potrebbe avere un peso significativo nella valutazione.

La fregata Type 31, sviluppata a partire dal progetto Arrowhead-140 di Babcock e basata sulla classe Iver Huitfeldt della Marina Reale Danese, non è una copia diretta ma una piattaforma significativamente rielaborata. È stata ampiamente riprogettata per conformarsi agli standard moderni, tra cui le norme navali del Lloyd's Register, il codice navale ANEP-77 della NATO e un'ampia gamma di requisiti di difesa del Regno Unito come DefStan 02-900. Questa riprogettazione offre una maggiore capacità di sopravvivenza, ridondanza dei sistemi e resilienza rispetto alle più vecchie navi di scorta della Royal Navy come le Type 23 e Type 45, costruite secondo standard di generazioni precedenti:

  • Uso generale – opzione predefinita (Tipo 31).
  • Difesa antiaerea – Sfrutta le capacità antiaeree esistenti del progetto principale attraverso l'uso di un radar aggiuntivo a lungo raggio come lo SMART/L o l'S1850M, consentendo la difesa aerea su vasta area e la difesa dai missili balistici (BMD).
  • Guerra antisommergibile: ulteriori misure di riduzione acustica, come la suddivisione in compartimenti stagni dei locali macchine e la predisposizione per un sonar trainato a poppa.
  • Contromisure antimine / guerra anfibia / Piattaforma multi-missione – Nel 2023 Babcock ha presentato la sua piattaforma navale multi-ruolo (A140 MNP), una variante dell'AH140 con la modularità della missione in mente e probabilmente come progetto concorrente per il programma di fregate Type 32 della Royal Navy.  Il progetto presenta una rampa di poppa collegata alla baia di missione esistente sotto il ponte di volo, una rampa idraulica laterale, un hangar ampliato con capacità fino a 2 elicotteri delle dimensioni di AugustaWestland Merlin AW101, collegato direttamente a una baia di missione a tutta larghezza che sostituisce il complesso VLS a 32 celle a centro nave in grado di supportare fino a tre imbarcazioni da 11 metri (ad esempio veicoli di superficie senza equipaggio, gommoni rigidi) o container.  Il progetto è anche compatibile con il sistema CUBE di SH Defence per l'imbarco e la movimentazione di container a bordo. 

L'AH140 presenta anche un ampio grado di flessibilità nei sistemi dei componenti. È in grado di essere equipaggiato con una varietà di alberi radar (fissi o rotanti), fino a quattro baie per imbarcazioni per RHIB o piccoli USV e la scelta del cliente di opzioni di cannoni di medio e piccolo calibro (fino a 127 mm in posizione A e fino a 76 mm in posizione B). Sono disponibili diverse opzioni per i sistemi di lancio verticale (VLS); da una configurazione "a fungo" CAMM a 24 celle come opzione di risparmio di costi e peso, fino a un sistema di lancio verticale Mark 41 a 32 celle per missili superficie-aria a lungo raggio (SAM) o missili superficie-superficie (SSM) che possono essere posizionati a centro nave. 

Un ulteriore complesso Mark 41 a 16 celle può essere posizionato a prua del ponte rimuovendo l'affusto del cannone dalla posizione B, consentendo un carico di 48 celle o liberando le sezioni centrali per altre strutture come una baia di missione a tutta larghezza. Precedenti rendering del progetto della fregata Rosso-Bianco per l'Indonesia hanno anche mostrato ulteriori 56 celle di tipo e lunghezza indeterminati aggiunte alla parte posteriore del cannone principale, suggerendo che nel progetto è disponibile un livello ancora maggiore di personalizzazione delle armi. 

Un'altra caratteristica importante dell'AH140 è che dispone di alloggi dedicati per più di 180 persone ma richiede solo un equipaggio di meno di 100, consentendo sia minori costi di mantenimento sia l'imbarco di un gran numero di personale specifico per la missione, come equipaggio di volo, operatori di sistemi remoti, marines/forze speciali o rifugiati nel caso di operazioni umanitarie.

La classe Inspiration avrà una lunghezza di 138,7 m, una larghezza di 20,36 m e un dislocamento di 7.000 tonn. Avrà un equipaggio di circa 110 marinai (con alloggi disponibili per circa 80 persone aggiuntive), un'autonomia totale di 7500 miglia nautiche e una velocità massima di oltre 26 nodi.

L'approvvigionamento delle attrezzature adatte al Tipo 31 differisce notevolmente dalle pratiche tradizionali, con le decisioni di progettazione prese dall'appaltatore principale Babcock o dall'integratore di sistemi di missione Thales che agisce come autorità di progettazione piuttosto che dall'organizzazione Defence Equipment and Support (DE&S) o dal personale della Royal Navy, in conformità con le caratteristiche chiave stabilite dal MoD per una fregata multiuso.  Il documento tecnico pubblicato da Babcock afferma: "I vari insiemi di regole e standard utilizzati in tutto il mondo per progettare navi forniscono livelli di capacità variabili a una nave da guerra, anche tra le marine della NATO. I requisiti della RN sono stati affinati dall'esperienza di combattimento navale reale e duramente conquistata nell'era missilistica; guidando alcuni degli standard più rigorosi a cui una nave da guerra può essere progettata. La fregata Tipo 31 ora è conforme a questi requisiti e agli standard più recenti, aumentando materialmente le sue prestazioni rispetto a molti progetti di fregate estere e alla fregata multiuso Tipo 23 progettata negli anni '80 che sostituirà nel servizio della RN." 

Il 1° ottobre 2020, BAE Systems Bofors ha annunciato di aver stipulato un contratto per la fornitura di cinque cannoni di medio calibro Bofors 57 mm Mk3 e dieci cannoni di piccolo calibro Bofors 40 mm Mk4 alla Royal Navy per le prime cinque fregate di tipo 31.  Il 57 mm Mk3 equipaggerà la posizione A, mentre due 40 mm Mk4 saranno montati nelle posizioni B e Y in una configurazione di bordata.  Nel novembre 2022 il Ministero della Difesa ha stipulato un contratto con le strutture di addestramento di BAE Systems Bofors per i sistemi di artiglieria navale Bofors 57 mm Mk3 e 40 mm Mk4 che saranno forniti con le cinque fregate di tipo 31. 

Nel 2019, Forces News ha riferito che il progetto avrebbe avuto missili Sea Ceptor (CAMM), un radar avanzato di sorveglianza aerea e di superficie e di indicazione del bersaglio come il Thales NS110 e sarebbe stato in grado di operare sia con un AgustaWestland Wildcat HMA2 che con un AgustaWestland Merlin HM2. Il Type 31 avrà il primo radar 4D Dual-Axis, Multi-Beam, Active Electronically Scanned Array (AESA) ad essere installato su una fregata della RN (Thales NS110). 

Il sistema di lancio verticale per il Tipo 31 e il relativo carico di missili ha subito numerose revisioni nel corso del suo sviluppo. Originariamente, il progetto avrebbe mantenuto, ma sarebbe stato "adattato ma non dotato" del suo sistema di lancio verticale Mark 41 a 32 celle e al suo posto avrebbe dovuto esserci un " campo di lancio a fungo " Sea Ceptor a 24 celle in una configurazione simile a quella trovata sulle fregate Tipo 23. Successivamente, questo progetto è stato rivisto con una versione più modulare del lanciatore composta da due moduli di lancio 2x3 celle con una riduzione da 24 a 12 missili, probabilmente come iniziativa di risparmio sui costi. 

Nel maggio 2023, il Primo Lord del Mare Ben Key dichiarò che le fregate di tipo 31 sarebbero state equipaggiate con il complesso Mark 41 Strike-Length a 32 celle.  L'esatta combinazione di missili per il tipo 31 con il Mark-41 deve ancora essere confermata, ma probabilmente consisterà in almeno 32 missili Sea Ceptor quadruplicati in uno dei quattro moduli di lancio a 8 celle, oltre alla possibile integrazione della/e futura/e variante/i lanciata/e dalla superficie del/i futuro/i missili da crociera/anti-nave in fase di sviluppo congiunto da Regno Unito, Francia e Italia per la capacità di guerra di superficie.  Altre fonti hanno precedentemente suggerito che la nave potrebbe incorporare i missili Naval Strike lanciati da contenitori che potrebbero essere migrati dalle fregate Type 23 in fase di ritiro ed essere installati sulle Type 31.  All'inizio del 2024, è stato riferito che il sistema Mark 41 non sarebbe stato integrato nelle prime fregate Type 31 e sarebbe stato aggiunto solo durante i futuri periodi di inserimento delle capacità. 

All'inizio del 2025 divenne evidente che la decisione di aggiornare l'armamento non sarebbe arrivata in tempo per equipaggiare le prime due navi della classe con il Mark 41, sebbene nell'agosto dello stesso anno fossero stati assegnati contratti del valore di 65 milioni di sterline per un periodo di inserimento di capacità (CIP) per le cinque navi della classe.  I funzionari della difesa dichiararono nel marzo del 2026 che la Royal Navy era ancora in trattative con la US Navy sull'acquisizione e l'installazione dell'hardware VLS Mark 41, tuttavia si rifiutarono di fornire dettagli in merito alla tempistica di consegna.









IL NOSTRO PENSIERO


Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.

Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…

…una vita che meriti di esser vissuta.

Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.

Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 

Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:

“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».

Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.

L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.

Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».

In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».

Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.

Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.

La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.

L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».

Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 

Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…

…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.


(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, DEFENCE-BLOG, WIKIPEDIA, You Tube)




































 

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