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Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.
Il radar multiruolo a scansione elettronica (ESCAN) equipaggia il Boeing 737 AEW&C, che è sostanzialmente derivato dal 737-700ER. Il radar MESA (Multi-role Electronically Scanned Array ) di Northrop Grumman Electronic Systems progettato per la sorveglianza a scansione elettronica, è posizionato su di una pinna dorsale sulla parte superiore della fusoliera, soprannominata "top hat", ed è progettato per minimizzare l'impatto aerodinamico.
Il radar è in grado di effettuare simultaneamente ricerche aeree e marittime, controllo dei caccia e ricerca di aree, con una portata massima di oltre 600 km (in modalità look-up).
Il radar MESA è fisso, a differenza dell'AN/APY-1/2 a rotazione idraulica dell'E-3 Sentry, che il 737 AEW&C è destinato a sostituire. Nonostante ciò, il radar è ancora in grado di offrire una scansione azimutale a 360 gradi utilizzando due array di collettori elettronici a emissione laterale (broadside), ciascuno dei quali copre due settori di 120° a dritta e a sinistra, e un array end-fire alloggiato all'interno del cappello superiore che copre 60° davanti e dietro l'aereo.
L'array di antenne radar funge anche da array ELINT, con una portata massima di oltre 850 km a 9.000 metri (30.000 piedi) di altitudine.
Le apparecchiature di elaborazione del segnale radar e un computer centrale sono installati direttamente sotto l'array di antenne. Altre modifiche includono alette ventrali per controbilanciare il radar e contromisure montate sul muso, sulle estremità alari e sulla coda.
Il rifornimento in volo avviene tramite un recipiente sulla parte superiore della fusoliera anteriore. La cabina ha otto console operatore con spazio sufficiente per altre quattro.
La flotta australiana opera con dieci console con spazio per altre due, quattro sul lato di dritta e sei sul lato di sinistra.
La capacità di rilevare e identificare con precisione i bersagli a distanze sempre maggiori è fondamentale per mantenere un vantaggio decisivo.
Il potente sensore multifunzione MESA fornisce agli equipaggi di missione le capacità necessarie per tracciare, identificare e comprendere simultaneamente bersagli aerei, marittimi e terrestri, garantendo al contempo una sorveglianza continua per gli operatori del sistema di allerta precoce e controllo aereo (AEW&C) dell'E-7.
Il MESA offre agli operatori una visione a 360 gradi senza restrizioni, garantendo una consapevolezza multidominio e consentendo ai militari di vedere più lontano e prendere decisioni rapide e informate per raggiungere gli obiettivi della missione e realizzare l'interoperabilità della flotta.
Il sistema di identificazione amico/nemico (IFF) a lungo raggio, completamente integrato e di livello mondiale, consente agli operatori di distinguere le risorse amiche dalle potenziali minacce, garantendo una sorveglianza continua e potenziata dell'area operativa. Certificato AIMS per la Modalità 5, il sistema IFF di MESA sfrutta forme d'onda avanzate, una crittografia robusta e tecniche all'avanguardia per elaborare informazioni chiave e identificare le minacce aeree più velocemente che mai.
Grazie all'elaborazione avanzata del segnale, agli algoritmi di pianificazione e agli amplificatori di potenza ad alta potenza (HPA) personalizzati, il sensore MESA offre una portata di rilevamento estesa e la capacità di adattarsi dinamicamente a ogni situazione tattica specifica o emergente.
Con questa tecnologia all'avanguardia, l'E-7 offre all'equipaggio e alla flotta un vantaggio decisionale e operativo contro ogni potenziale minaccia.
Convogliando la sua energia verso la minaccia, il radar MESA quasi raddoppia la sua portata di rilevamento nell'area di interesse, mantenendo al contempo una visione completa del campo di battaglia. Rispetto ad altri sensori di sorveglianza, offre anche frequenze di aggiornamento più elevate per un tracciamento migliorato, portando la gestione del campo di battaglia ai margini dell'area di sorveglianza.
Le impareggiabili capacità di rilevamento aereo sono dovute, in parte, alla sua tecnologia AESA (Active Electronically Scanned Array), che fornisce anche la protezione elettronica avanzata all'E-7.
Le minacce di disturbo avanzate possono compromettere la visuale e la comprensione dell'ambiente da parte dei militari. Grazie ai molteplici canali e ai ricevitori indipendenti, il sensore utilizza moderne tecniche di protezione elettronica per adattarsi alle minacce di disturbo e agli attacchi elettronici, mantenendo al contempo la consapevolezza della situazione.
I team di Northrop Grumman sfruttano la diversità di esperienze e competenze per produrre hardware affidabile e software sicuro, con una produzione che si estende su più stabilimenti.
Il laboratorio di tecnologie avanzate di Northrop Grumman a Linthicum, nel Maryland, produce gli elementi microelettronici e i componenti a radiofrequenza per il MESA. Questi elementi, come l'HPA, sono ciò che alimenta l'elevata potenza del sistema e consentono al sensore di effettuare scansioni continue e di adattarsi in tempo reale.
Northrop Grumman produce anche parti della struttura fondamentale del MESA, tra cui la trave di base e i radome.
La trave di base e la componentistica strutturale, entrambe prodotte a Lake Charles, in Louisiana, costituiscono gli elementi fondamentali e, come i suoi componenti microelettronici, sono realizzati su misura per integrarsi nella cellula dell'E-7. Lo stabilimento specializzato di San Diego, in California, vanta un'esperienza pluridecennale nella progettazione di radome, che ci consente di soddisfare i requisiti di prestazione implementando al contempo importanti efficienze produttive.
Il sensore MESA, all'avanguardia e collaudato in combattimento, fornisce attualmente capacità multidominio alle forze aeree reali australiane, turche e della Repubblica di Corea. La produzione è in corso per le forze aeree britanniche e statunitensi, che presto potranno sperimentare il vantaggio di MESA in termini di individuazione e ingaggio anticipati a lungo raggio.
Il MESA affronta le minacce globali nel moderno scenario bellico e si evolve costantemente per soddisfare i requisiti delle missioni future.
IL NOSTRO PENSIERO
Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà: altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: SEMPRE!
Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, TWZ, Northrop Grumman, WIKIPEDIA, You Tube)

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