venerdì 15 maggio 2026

Di recente è stata presentata sui media la Kel-Tec KP50, cioè una nuova famiglia di pistoloni semi-automatici calibro 5.7x28mm. L’arma da fianco è troppo grande per essere una pistola, troppo corta per essere una carabina, certamente non è una semiautomatica facile da portare, oltretutto camerata per una cartuccia che a molti non è familiare.









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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.










In data 23 febbraio 2026 è stata presentata la statunitense Kel-Tec KP50, cioè una nuova famiglia di pistoloni semi-automatici calibro 5.7x28mm con funzionamento a massa e ciclo di fuoco a otturatore chiuso che si propongono come versione migliorata del modello P50 lanciato ai primi del 2021 e come arma da difesa personale (PDW) o per la difesa abitativa, per il personale degli istituti di vigilanza privata, le guardie del corpo e i corpi armati dello Stato.




Oltre al modello-base KP50, la serie comprende anche: 
  • modelli dotati di calciolo polimerico o di Armbrace su di un tubo pieghevole sul lato destro;
  • un modello denominato "Defender" con Armbrace pieghevole, 
  • ottica Vortex Crossfire e mire abbattibili MagPul MBUS fornite di serie; 
  • e la MP50, versione a fuoco selettivo per gli acquirenti istituzionali, con mire abbattibili MBUS, calcio pieghevole e rateo di fuoco di 850 colpi al minuto nel tiro a raffica.

La serie KP50 di Kel-Tec risulta più semplice nella costruzione e migliorata nell'ergonomia generale. 

Il gruppo di scatto in polimeri presenta un'impugnatura verticale B5 Systems, una leva di sgancio del caricatore a T sotto la guardia del grilletto e una sicura manuale ambidestra con angolo di 45 gradi; sul modello a raffica il selettore è a tre posizioni e quella della raffica richiede un movimento in avanti.

L'espulsione dei bossoli avviene verso l'alto. 

La manetta d'armamento tipo AR-15 rende le Kel-Tec KP50 completamente ambidestre, adeguate all'uso da parte di tiratori destrimani o mancini senza bisogno di adattamento o modifiche.
Le KP50 si alimentano tramite i caricatori polimerici bifilari da cinquanta colpi a dispenser rotante progettati e prodotti dalla belga FN per la pistola-mitragliatrice P90 e le armi derivate; i caricatori si installano sotto l'affusto in lega con un movimento verso l'alto molto più semplice rispetto a quello della precedente P50.
Per i modelli Defender, con calcio pieghevole, e per la versione a raffica MP50 è disponibile un accoppiatore in polimero che consente di portare due caricatori montati sull'arma, offrendo miglior appoggio e presa per la mano debole e velocizzando la ricarica, in modo da garantire la disponibilità di cento colpi sempre a portata di mano dell'operatore.
Tutti i modelli presentano una slitta Picatinny a piena lunghezza sul cielo del fusto per l'installazione di ottiche di puntamento o mire abbattibili; una porzione di rotaia verticale più corta in coda al pacchetto di scatto, per l'installazione di calcioli sui modelli che non ne sono dotati di fabbrica (compatibilmente con le leggi in vigore in ciascun Paese); e una canna da 244 mm con rompifiamma di tipo "a gabbietta d'uccello" montato su filettatura da 1/2x28 TPI alla volata.

Per tutti i modelli: 
  • la lunghezza è di 472 mm, 
  • per un peso a vuoto di circa 1,45 Kg. 

Per i modelli con calciolo o Armbrace pieghevole: 
  • la lunghezza a calciatura estesa arriva a 719 mm 
  • e il peso senza caricatore a 1,8 Kg. 

Il prezzo sul mercato statunitense parte da 899 dollari per arrivare a 1.099 dollari per i modelli con calcio o Armbrace pieghevole e a 1.399 dollari per il modello Defender munito di ottica dalla fabbrica. 
Il prezzo del modello a raffica MP50 è disponibile solo su richiesta da parte di acquirenti istituzionali.


Per molto tempo la munizione 5,7x28 mm è stato una sorta di chimera. 

Tale munizione venne sviluppata dalla FN Herstal in Belgio circa trent'anni fa in risposta alle richieste della NATO di sostituire la cartuccia 9×19mm Parabellum per la classe delle armi da fuoco compatte da difesa personale (PDW); FN ha anche progettato l'innovativa pistola mitragliatrice P90 e la pistola Five-seveN. 
Eppure, era considerata da molti come semplice "stranezza militare", almeno fino a quando alcuni popolari produttori statunitensi hanno cominciato a mostrare interesse per questa munizione. 
La Ruger era una di questi, per esempio, con la pistola Ruger-57 presentata alla fine del 2019. 
Presto altre aziende si sono accodate a questa tendenza, e gradualmente la cartuccia a lungo ignorata ha assunto un ruolo di rilievo nel mondo delle munizioni, almeno sul mercato statunitense.

La nuova pistola KelTec P50 ne è un'ulteriore prova, ed è in realtà qualcosa di speciale in sé. 

A partire dal suo aspetto retro-futuristico, che ricorda un po' i film di fantascienza degli anni Cinquanta, e dal suo caricatore montato in alto con una capacità impressionante di 50 colpi, cioè lo stesso caricatore prismatico brevettato da Rene Predazzer nel 1989 e utilizzato per la FN P90, con un corpo in polimero traslucido con finitura fumé. In questo caricatore le cartucce sono disposte su due file sfalsate di 90° rispetto all'asse della canna. Vengono poi alimentate singolarmente in una rampa di alimentazione a spirale e ruotate di 90 gradi, allineandole con la camera di cartuccia.
Con una lunghezza complessiva di 38 cm, la KelTec P50 è decisamente lunga, e il suo design suggerisce la possibilità di potervi montare un qualche tipo di calcio pieghevole. In ogni caso, il produttore afferma che "Sebbene la P50 sia una pistola di grandi dimensioni, utilizzando con una certa creatività la cinghia tattica è possibile ottenere una precisione eccellente sia nel tiro sportivo sia in quello venatorio”. 
La canna è lunga 244 mm, il che dovrebbe permettere di sfruttare al meglio la precisione intrinseca e la portata della cartuccia a vantaggio sia dei tiratori che dei cacciatori. L'abbondanza di spazio per la guida Picatinny nella parte superiore e nel sotto-fusto permette il montaggio di ottiche e accessori come le torce.

I primi esemplari hanno raggiunto le armerie nel primo trimestre del 2021. 

L’arma da fianco è troppo grande per essere una pistola, troppo corta per essere una carabina, certamente non è una semiautomatica facile da portare, oltretutto camerata per una cartuccia che a molti non è familiare, e che più che sul terreno di caccia è probabilmente destinate al poligono di tiro. Farà sicuramente la gioia degli appassionati di armi originali, che non amano passare inosservati ed è sicuramente destinata a far parlare di sé.








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, Gunsweek, all4shooters, You Tube)


























 

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