giovedì 23 aprile 2020

I SORVOLI DI DRONI OSTILI SUGLI AEROPORTI di London-Gatwick e Heathrow: alcuni sistemi messi a punto da Leonardo, Elettronica e Rafael



I droni ostili sono una delle minacce in più rapida crescita e presentano gravi problemi di sicurezza. Gli attacchi terroristici, la criminalità, gli attacchi a sciami di droni autonomi stanno aumentando giorno per giorno in tutto il mondo. Queste minacce includono anche droni che volano vicino agli aeroporti, mettendo in pericolo i voli civili e la vita dei passeggeri.

I SORVOLI DI DRONI SUGLI AEROPORTI di London-Gatwick e Heathrow

Diversi sistemi anti-drone al mondo sono stati messi a punto perché, non molto tempo fa, il traffico aereo dell’aeroporto di Londra-Gatwick è stato interrotto per oltre 36 ore a causa dell’intrusione di un numero non precisato di velivoli a pilotaggio remoto (APR-UAV) di piccole dimensioni, penetrati all’interno del perimetro di competenza dell’autorità aeroportuale. Scotland Yard decise subito di bloccare le attività dello scalo per ragioni di sicurezza. L’intrusione mise in luce la sostanziale impreparazione del dispositivo di sicurezza dell’aeroporto inglese (e quello di quasi tutti al mondo) ad affrontare questa nuova tipologia di minaccia. Dopo aver dispiegato 20 squadre di agenti, che non sono riusciti a individuare e a identificare i velivoli, le forze di polizia hanno richiesto l’intervento del Royal Army. I militari, accanto al supporto logistico, hanno fornito alcuni sniper al fine di individuare e neutralizzare gli aeromobili ostili in maniera convenzionale. Dopo una breve valutazione, tuttavia, l’ipotesi di abbattere i velivoli è stata accantonata, a fronte dei rischi derivanti da una possibile caduta dei proiettili, nonché dell’eventuale drone colpito (che avrebbe potuto eventualmente trasportare esplosivo), all’interno del centro abitato circostante. Nonostante le indagini serrate, gli UAV ed i loro piloti, non sono stati  identificati. Gli inquirenti hanno escluso potesse trattarsi di uno sconfinamento dettato da un semplice errore umano, e parlano chiaramente di un atto deliberato di disturbo. Le intrusioni all’interno dello spazio aereo di Gatwick, avvenute a più riprese nell’arco della stessa giornata, hanno causato la cancellazione di oltre 800 voli, costringendo a terra più di 140.000 passeggeri, per un danno economico complessivo stimato intorno ai 25 milioni di dollari. A distanza di tre settimane, in data 8 gennaio 2019, la stessa dinamica si è ripetuta presso l’aeroporto di Heathrow, il primo scalo del Regno Unito, dove l’avvistamento di un UAV non identificato è bastato a bloccare il traffico per circa un’ora. In tale circostanza, la polizia inglese ha impiegato alcuni propri velivoli a pilotaggio remoto per operazioni di ricognizione e identificazione, che tuttavia hanno contribuito soltanto a creare ulteriore confusione, ostacolando la disamina della situazione. Anche in questo “Le intrusioni all’interno dello spazio aereo di Gatwick hanno causato la cancellazione di oltre 800 voli, costringendo a terra più di 140.000 passeggeri, per un danno economico stimato intorno ai 25 milioni di dollari.” 
La prossimità temporale dei due episodi ha avuto come immediata conseguenza l’innalzamento del livello d’allerta nei confronti di questa inedita tipologia di minaccia, nonché un complessivo peggioramento della percezione del rischio all’interno del Paese, con specifico riferimento alle infrastrutture critiche. Gli episodi di Gatwick e Heathrow rappresentano due case-studies estremamente preziosi, non solo per la Gran Bretagna, dal momento che contengono lezioni fondamentali per l’adeguamento dei sistemi di sicurezza pubblica al continuo evolversi delle minacce. 
Nonostante la legislazione vigente, le misure sinora adottate non sono state sufficienti ad impedire le recenti intrusioni. L’azione scoordinata e inefficace delle forze di polizia nel gestire l’emergenza di Gatwick ha, infatti, evidenziato l’urgente necessità di sviluppare una specifica dottrina di contrasto, che coinvolga e coordini l’operato non soltanto delle forze dell’ordine, ma anche degli apparati di sicurezza privata di ciascun aeroporto. I profili di rischio associati ai mini-droni sono estremamente specifici e richiedono pertanto precise strategie di contrasto, che devono partire da un’attenta analisi delle loro peculiarità tecniche. Si tratta, innanzitutto, di dispositivi di facile reperibilità, spesso destinati ad uso ludico, che possono essere acquistati sul mercato per poche centinaia di euro. Oggigiorno, la difficile tracciabilità degli acquisti online, nonché la capillare “Gatwick e Heathrow rappresentano due case-studies preziosi, non solo per la Gran Bretagna, dal momento che contengono lezioni fondamentali per l’adeguamento dei sistemi di sicurezza pubblica al continuo evolversi delle minacce.
Come dimostrato dall’esperienza di Gatwick e Heathrow, i droni di piccole dimensioni risultano difficilmente identificabili, dal momento che dispongono di una firma radar estremamente ridotta, che non può essere rilevata dai normali dispositivi di riconoscimento posti a monitoraggio del traffico aereo. Nonostante il sistema di pilotaggio remoto richieda generalmente che l’UAV rimanga all’interno del campo visivo del pilota, o per lo meno ad una distanza non superiore ad 1 km, oggi è possibile impostare preventivamente il percorso del drone mediante un tracciato GPS, consentendogli di operare in completa autonomia e garantendo all’operatore il massimo della copertura. Onde evitare lo sconfinamento all’interno di perimetri sensibili, la maggior parte degli UAV è dotata di ‘geo-fences’, ovvero barriere virtuali, operanti tramite segnale GPS, che impediscono ai droni di sorvolare luoghi sensibili quali aeroporti, ambasciate, basi militari o istituzioni pubbliche. Nonostante tali misure di sicurezza stiano progressivamente diventando obbligatorie per tutti i dispositivi commercializzati in Europa, le geo-fences possono essere facilmente disabilitate tramite software anche da individui sprovvisti di competenze informatiche specialistiche. La versatilità, la reperibilità, nonché la facilità d’impiego, rendono i droni una tecnologia particolarmente adatta ad azioni criminali o terroristiche. Una delle principali modalità attraverso cui un mini-UAV può effettuare un attacco prevede la dispersione sulla folla di materiale esplosivo, chimico o batteriologico. In occasione degli ultimo mondiali di calcio, un gruppo jihadista aveva diffuso un video in cui si paventava un attacco sistematico nei confronti degli stadi di Mosca, compiuto tramite droni esplosivi. 
Tra le principali tecnologie C-UAS attualmente sul mercato, ricordiamo ad esempio il sistema DRONE DOME prodotto dall’israeliana Rafael Advanced Defence Systems di cui si sta dotando “Sul fronte tecnologico, oggi le principali industrie della difesa, ma anche un nutrito network di piccole-medie aziende e start-up, stanno cercando di adeguare la propria offerta per rispondere ad una domanda in rapida ascesa.” 6 l’aeroporto di Gatwick, o l’AUDS (Anti-UAV Defence System) schierato dal 22° reggimento SAS in occasione del matrimonio del Principe Harry, sviluppato da un consorzio di aziende inglesi. 

Sebbene gli Stati Uniti (Boeing, Battelle), e in particolar modo Israele (Rafael ADS, IAI), dominino attualmente il mercato tecnologico, l’Italia è presente con due prodotti estremamente all’avanguardia: 
  • il Falcon Shield sviluppato nel 2015 da Leonardo;
  • il sistema ADRIAN (Anti DRone Interception Acquisition and Neutralization) del gruppo Elettronica. 

IL FALCON SHIELD di Leonardo

Il sistema anti-drone “Falcon Shield" di Leonardo ha svolto un ruolo importante nella riapertura dell'aeroporto di Gatwick prima di Natale 2018. 



Con una stima di 50-70 milioni di sterline in perdite per le compagnie aeree, oltre a significativi reclami personali a carico delle compagnie assicurative, l'impatto finanziario della chiusura di 33 ore dell'aeroporto di Gatwick poco prima di Natale 2018 - a causa di una serie di spaventi con i droni - è stato significativo. Alla base di tutto ciò c'era la minaccia alla sicurezza che un drone canaglia rappresenta per un aereo, il suo equipaggio e i passeggeri - una sfida che gli operatori aeroportuali stanno affrontando frontalmente man mano che aumenta il numero di droni di proprietà privata. Secondo la British Airline Pilots Association, tra 12 aerei e droni c'erano 117 missili tra 12 mesi e novembre 2018.



Per riportare Gatwick alla piena operatività a dicembre 2018, il sistema anti-drone prodotto in Gran Bretagna "Falcon Shield" - che rileva accuratamente, traccia, identifica, geo-localizza e mitiga le minacce canaglia di droni - è stato implementato dalla Royal Air Force (RAF ) per confermare l'assenza di droni e consentire alle operazioni aeree di riprendere senza ostacoli. La sera del 20 dicembre 2018, il Falcon Shield di Leonardo è stato portato a Gatwick, schierato e gestito dalla RAF. Gli elementi integranti del sistema includono le apparecchiature di imaging termico Nerio ULR (progettate e prodotte da Leonardo a Basildon e Southampton) e il sistema Skyperion ES (fornito dalla Metis Aerospace di Lincolnshire). Operando con il sistema Leonardo, la RAF ha confermato alle autorità operative dell'aeroporto di Gatwick l'assenza di attività di droni "ostili o dannosi". Dal momento in cui Falcon Shield è stato schierato e operativo, la RAF è stata in grado di segnalare un'assenza di droni, consentendo all'aeroporto di continuare o riprendere le operazioni. Gatwick, in collaborazione con la polizia del Sussex, ha lanciato una serie di "sortite amichevoli per i test sui droni" dal 21 al 23 dicembre, tutte rilevate e segnalate dal sistema Falcon Shield. Per tutto il periodo 21-24 dicembre, Falcon Shield ha continuato a fornire alle autorità aeroportuali la garanzia che gli aeromobili potrebbero decollare e atterrare in sicurezza. Sebbene la compagnia non fosse sotto contratto al momento dell'incidente di Gatwick, Leonardo ha continuato a fornire supporto diretto in relazione agli elementi del sistema Falcon Shield gestiti dal RAF Regiment / Air Command.
La società investe circa il 10% del fatturato in Ricerca e Sviluppo e, vista la potenziale minaccia operativa per gli aeroporti e altre infrastrutture nazionali critiche, è desiderosa di continuare gli investimenti nello sviluppo di un efficace sistema schierabile insieme alla sua gamma completa di soluzioni per l'aeroporto operatori che si occupano di gestione del traffico aereo, gestione dei bagagli e sicurezza informatica.
Falcon Shield è stato successivamente schierato dalla RAF a seguito di un altro incidente con droni all'aeroporto di Heathrow l'8 gennaio 2019; per la seconda volta in meno di un mese, la RAF è stata in grado di fornire agli operatori aeroportuali l'assicurazione dell'assenza di droni utilizzando la funzione di rilevamento di Falcon Shield al massimo delle sue potenzialità.
La soluzione integrata Falcon Shield è costituita da una serie di componenti elettro-ottici, tra cui il sistema modulare a lungo raggio NERIO-LR per sorveglianza e acquisizione, il sistema di ricognizione a lunghissimo raggio NERIO-ULR che integra la telecamera termica ad alte prestazioni Horizon, nonché da una suite di piattaforme e software di comando e controllo. Tale sistema consente il rilevamento della minaccia UAV in modalità multispettrale e, attraverso l'integrazione di una capacità di attacco elettronico, permette di acquisire il controllo di un drone e di condurlo a terra in modo sicuro, senza passare necessariamente ad un ‘hard-kill’ vero e proprio, condotto tramite disturbo elettromagnetico o dinamico, riducendo notevolmente eventuali danni collaterali. 

IL SISTEMA “ADRIAN” di Elettronica

L’ADRIAN, testato dalla Polizia di Stato, frutto della stretta collaborazione tra lo stabilimento romano del gruppo e quello tedesco di Elettronica GmbH, con sede a Meckenheim, è un sistema messo a punto per l’utilizzo all’interno di aree come possono essere piazze, stadi, aeroporti o altri obiettivi sensibili, con l’obiettivo specifico di ridurre sensibilmente i rischi relativi al precipitare del velivolo colpito a terra. 



E’ costituito da cinque sensori passivi Radio Control Interceptor collegati ad una stazione di controllo, ubicata all’interno di un van e gestita da un singolo operatore, è in grado di fondere i flussi di dati (acustici, elettro-ottici e radar) tramite un sofisticato algoritmo, al fine di individuare e localizzare il velivolo ostile e il suo operatore. Una volta concluse le operazioni di identificazione, è possibile procedere con la neutralizzazione tramite l’antenna di jamming presente sul van, interrompendo la 7 comunicazione tra il velivolo e il suo pilota, anche nel caso in cui il drone sia stato programmato per seguire una traiettoria preimpostata tramite GPS. 



In generale, si tratta di sistemi di derivazione militare, dove la sensibilità dei dispositivi di rilevamento e l’estensione dell’area di copertura si traducono in costi estremamente elevati, generalmente nell’ordine dei milioni di dollari. Sino ad ora, infatti, i radar in grado di rilevare “piccoli oggetti volanti non cooperativi” erano appannaggio quasi esclusivo di società che avevano precedentemente sviluppato radar militari tradizionali per il rilevamento degli aeromobili, con un costo e una potenza (generalmente intorno ai 10W) poco adatti per il campo civile. 



E’ una soluzione articolata sulla correlazione di dati provenienti da sensori radar, elettro-ottici, acustici ed a radiofrequenza che individuano, identificano e localizzano la piattaforma ostile e l’operatore che lo pilota. L’innovativa architettura modulare dell’ADRIAN è in grado di coprire qualsiasi esigenza operativa ed è in condizione di proteggere postazioni fisse, controllare  aree vaste e di utilizzo momentaneo in occasione di grandi eventi. E’ articolato su 5 sensori passivi posti ad una distanza di 100 metri uno dall’altro con le antenne del sistema sono posizionate intorno all’area da sorvegliare e gestiti da una stazione di controllo locale concepita per essere installata su un veicolo tipo van sul cui tetto è posizionata ‘antenna del jammer. Per neutralizzare il bersaglio ADRIAN si basa sulla sua componente reattiva che consiste in un jammer estremamente sofisticato e allo stato dell’arte in grado di inibire selettivamente il drone ostile senza interferire con quelli autorizzati per procedere poi alla sua presa di controllo forzandone l’atterraggio in area protetta. La missione del drone di Elettronica consiste in due fasi che prevedono prima la sorveglianza e l’identificazione per poi passare allo jamming e alla neutralizzazione. Il sistema individua i segnali in uplink e downlink tra il velivolo ostile e il sistema di controllo remoto che lo guida) e lo localizza Il jamming di contrasto consente di inibire il link tra il radiocomando e il drone in modo selettivo sul singolo drone o multiplo in caso venissero rilevati più droni (attacco di tipo “sciame” con velivoli provenienti da diverse direzioni ma sempre mirato ai soli droni ostili. L’operatore è in grado di verificare se il drone ostile vola in modo automatico per intervenire sui suoi comandi inviando segnali falsi che gli faranno cambiare traiettoria anche facendolo cadere o forzandone l’atterraggio in un’rea sicura senza che i suoi sensori avvertano l’intromissione.

IL “DRONE DOME” di Rafael

Il “DRONE DOME™” è un sistemi di velivoli senza pilota denominato “DRFA DOME di RAFAEL C-UAS”: è una ottima soluzione “end-to-end” pronta all'uso che protegge lo spazio aereo dai droni ostili.


Il progetto messo a punto dalla israeliana RAFAEL è una “soluzione end-to-end”, che offre una copertura circolare a 360° duttile e resistente, con un tempo di risposta rapido e un alto rateo di successo, infliggendo al contempo danni collaterali minimi.
Il “DRFA DOME di RAFAEL C-UAS” fornisce una soluzione completa con l'obiettivo di applicare una zone No-Fly UAV efficace. Il sistema laser guidato da radar è in grado di identificare target sconosciuti, generare avvisi (sulla base di un generatore di regole adattabile) e operare senza causare interferenze a risorse aeree non target utilizzando la larghezza di banda jammer specifica e un'antenna direzionale avanzata. Questa è una risorsa significativa del sistema DRONE DOME quando si opera in spazi aerei altamente congestionati come aeroporti civili o militari. 
E’ un sistema modulare e può essere utilizzato come configurazione fissa o mobile, nonché personalizzato su richiesta del cliente.



Ha tempi di risposta molto rapidi, con danni collaterali minimi all'ambiente circostante e massima sicurezza per i velivoli amici. La sua architettura aperta consente l'integrazione con altri effettori e sensori.

Benefici:
  • Offre un sistema standard

  • Abilita soft e hard-kill

  • Rileva obiettivi piccoli quanto 0,002 m2, a una distanza di 3,5 km

  • Riduce al minimo i danni collaterali

  • Funziona in tutte le condizioni atmosferiche

  • Offre una configurazione modulare, adattata alle esigenze del cliente
  • 
L'architettura aperta consente l'integrazione con qualsiasi sensore, qualsiasi tiratore.


Nella fase di intercettazione basata sul laser del DRONE DOME, la persona addetta al laser riceve la posizione target dal C4I, che la alloca all'effettore laser. L'effettore quindi blocca e traccia il bersaglio e, in pochi secondi, il raggio laser viene trasmesso e distrugge il bersaglio. Il sistema può interfacciarsi con vari sistemi esterni e supporta anche future opzioni di crescita, che includono sensori ed effettori aggiuntivi.
La Rafael Advanced Defense Systems, azienda israeliana che si occupa di tecnologie di sicurezza, ha di recente diffuso un video di presentazione del nuovo sistema anti droni denominato “Drone Dome”; si tratta di una tecnologia laser mobile, che si monta a bordo di un mezzo di trasporto ed è in grado, grazie al suo raggio molto potente, di abbattere droni non autorizzati che si trovano anche a miglia di distanza.
Nel video si osservano gli effetti del laser sui malcapitati droni di turno, che per l’occasione sono stati scelti tra quelli della serie Phantom della DJI.



In particolare si nota come alcune parti della scocca siano andate in frantumi dopo l’impatto col terreno a seguito della caduta, mentre in altri punti i droni riportano i segni evidenti delle bruciature causate dal raggio laser che ha colpito e abbattuto i velivoli.
Drone Dome è un sistema completo che include anche un radar per individuare i droni e seguire in automatico i loro movimenti, tenendoli al centro del mirino per colpirli quando necessario, utilizzando non solo il raggio laser, ma volendo anche un bombardamento jammer a radio frequenze per mandare in tilt il sistema di volo del velivolo.



L’azienda dichiara che il suo sofisticato sistema antidroni può riconoscere oggetti delle dimensioni di 0,002 metri quadrati a 3,5 chilometri di distanza, un raggio di controllo che permette a Drone Dome di agire con la massima efficacia anche in caso di sciami di droni, come si vede nella seconda metà del video quando uno dopo l’altro abbatte 3 droni che volano in formazione. Il sistema C-UAS Drone Dome della Rafael ha eseguito intercettazioni di più droni ottenendo il 100% di successo. Le fasi delle intercettazioni includevano il rilevamento, l’identificazione e l’intercettazione del bersaglio con un raggio laser ad alta potenza. 



Drone Dome è una soluzione C-UAS innovativa per proteggere lo spazio aereo dai droni ostili. Completamente operativo, Drone Dome offre un’infrastruttura modulare composta da jammer e sensori elettronici, che consente il rilevamento, l’identificazione completa e la neutralizzazione di più minacce Micro e Mini UAV. Quando il C4I esegue un’identificazione positiva, il sistema assegna il bersaglio all’effettore laser, che blocca e traccia il bersaglio ed esegue l’abbattimento. Il sistema israeliano è progettato per affrontare le minacce poste dai droni ostili sia nei siti militari che civili, offrendo soluzioni avanzate per le forze di manovra e le strutture militari, la protezione delle frontiere critiche, nonché obiettivi civili come aeroporti, strutture pubbliche o qualsiasi altro sito che potrebbe essere vulnerabile alla crescente minaccia del terrorismo e dei droni.

(Web, Google, Cesi.Italia, dronezine, AnalisiDifesa, Wikipedia, You Tube)






















mercoledì 22 aprile 2020

Le fregate LCF della Royal Netherlands Navy saranno equipaggiate con il cannone navale Leonardo da 127/64 mm LW Vulcano


Le quattro fregate classe De Zeven Provinciën della Royal Netherlands Navy “LCF” riceveranno in dotazione i cannoni LW 127/64 dalla società italiana Leonardo che sostituiranno in breve tempo il vecchio italiano Oto Breda da 127/54mm imbarcato; questi ultimi hanno circa 50 anni in quanto erano stati acquistati usati.



Il capo del DMO, ammiraglio Arie Jan de Waard, ha annunciato sui social-media che i 4 sistemi d’arma saranno consegnati entro il 2025 e che la società locale Thales Netherlands sarà responsabile della loro integrazione con il sistema di gestione del combattimento (CMS) delle fregate LCF.

I cannoni Leonardo saranno dotati di un sistema di movimentazione automatizzato e utilizzeranno munizioni intelligenti “VULCANO”.




Il supporto del 127/64 leggero (LW) è a fuoco rapido, progettato per essere installato senza problemi su unità navali di grandi e medie dimensioni. E’ possibile utilizzarlo per la difesa costiera, al fuoco di contro-superficie ed al supporto di tiri anti-nave come ruolo principale ed al tiro antiaereo come ruolo secondario. 
La compattezza del sistema di alimentazione del sistema cannoniero rende possibile l'installazione su imbarcazioni con sezione stretta.
Le fregate di classe De Zeven Provinciën sono altamente avanzate nel ruolo della difesa aerea e di comando complesso. Questa classe di navi è anche conosciuta come LCF (Luchtverdedigings in commando fregat o fregata di comando e difesa aerea). 
Le navi sono simili alle fregate di classe tedesca Sachsen per ruolo e missione.
La Royal Netherlands Navy diventerà il quarto o quinto cliente del 127/64 LW dopo la Marina italiana (a bordo delle fregate GPMM e PPA), la Marina tedesca (a bordo della F125) e la Marina algerina (a bordo della Meko A-200AN).
L'Organizzazione olandese per i materiali di difesa (DMO) ha annunciato di aver selezionato la società italiana Leonardo per la fornitura di nuovi sistemi di cannoni navali da 127 mm per le quattro fregate LCF di classe De Zeven Provinciën della Royal Netherlands Navy.
L’italiana Leonardo era in competizione con il sistema di cannoni navali Mark 45 mod 4, 5 pollici (127mm) di BAE Systems: il programma denominato "Programma di sostituzione dei cannoni da 127 mm" ha un valore stimato tra i 50 ed i 200 milioni di €.




Il cannone Leonardo 127mm 127/64 LW - Vulcano

Il cannone navale Leonardo (ex Oto Melara), 127/64 LW - VULCANO è un medio calibro all'avanguardia adatto per l'installazione su navi di grandi e medie dimensioni e destinato al fuoco di superficie e al supporto di tiri navali come ruolo principale e anti-aereo come ruolo secondario. La compattezza del sistema di alimentazione dell’arma rende possibile l'installazione su unità navali a sezione stretta.
Il sistema di movimentazione automatica delle munizioni è una soluzione modulare adattabile a qualsiasi layout di caricatore di munizioni per navi; è in grado di servire il caricatore di alimentazione del cannone senza l'assistenza dell'uomo durante il funzionamento per consentire un'azione di tiro prolungata della pistola. Il sistema è in grado di gestire sia munizioni standard da 127 mm / 5 pollici sia la nuova famiglia di munizioni VULCANO progettate e fornite da Leonardo.
La famiglia di munizioni VULCANO da 127 mm è composta da munizioni Ballistic Extended Range (BER) e Guided Long Range (GLR) con diversi sensori multifunzionali e guida finale che estendono il raggio dell'arma fino ad oltre 100 km.




La Royal Netherlands Navy diventerà il quinto cliente della 127/64 LW dopo: 
  • la Marina italiana (a bordo delle fregate GPMM e PPA), 
  • la Marina tedesca (a bordo della F125), 
  • la Marina algerina (a bordo della Meko A-200AN). 
  • Anche la Marina spagnola ha selezionato l’arma per il suo futuro programma di fregata F-110, anche se non è ancora stato confermato ufficialmente. 

A bordo della classe De Zeven Provinciën, le nuove armi navali sostituiranno gli Otobreda da 127mm / 54 Compact che la marina olandese acquisì usati dalla Royal Canadian Navy diversi anni fa.




Le fregate De Zeven di classe Provinciën / LCF

La Royal Netherlands Navy ha 4 fregate (LCF) di difesa aerea e comando della classe De Zeven Provinciën. Le navi possono proteggere la flotta dalle minacce nemiche dal mare e dall'aria (aerei e missili). Specializzate in funzione antiaerea (AAW), le navi LCF sono dotate di sistemi di lancio verticale da 40 Mk 41 che vengono utilizzati per ospitare e lanciare missili Evolved Sea Sparrow (ESSM) e SM-2 Block IIIA. Sono altresì attrezzate per imbarcare il Comando operativo della Forza marittima olandese (NLMARFOR),  e di controllare le operazioni marittime su larga scala.

La classe di fregate De Zeven Provinciën è composta da:
  • Zr.Ms. De Zeven Provinciën (F802, commissionato 2002)
;
  • Zr.Ms. Tromp (F803, commissionato 2003)
;
  • Zr.Ms. De Ruyter (F804, commissionato 2004);

  • Zr.Ms. Evertsen (F805, commissionato 2005).




Programma di aggiornamento delle LCF

La nave di prima classe ha ricevuto il suo aggiornamento radar SMART-L Multi Mission da Thales a marzo 2019. Tutte e quattro le navi della classe saranno aggiornate con il nuovo radar (e altri sistemi) come parte di un programma di modernizzazione. Questo nuovo radar è in grado di eseguire missioni BMD (sorveglianza e localizzazione di missili balistici) fino a 2.000 km mantenendo contemporaneamente la capacità di difesa aerea.
Lo sforzo di mordernizzazione delle LCF include altri sistemi: nel 2018 sono stati annunciati piani per l'acquisizione dei missili terra-aria SM-3 compatibili con funzioni anti missili balistici BMD. 
Le fregate di classe De Zeven Provinciën possono trasmettere i dati di localizzazione e rilevamento ad altre risorse BMD dispiegate per la difesa marittima o terrestre, comprese le navi da guerra dell’Us navy, che sono abilitate ad affrontare una minaccia missilistica balistica.
Il 3 maggio 2018 la segretaria alla Difesa olandese, Barbara Visser, ha informato il parlamento nazionale olandese che il missile Raytheon ESSM imbarcato sulle fregate classe De Zeven Provinciën sarà aggiornato dal block.1 al block.2. Questo potenziamento sarà completato entro il 2024 insieme a un futuro nuovo missile anti-nave che dovrà sostituire il missile HARPOON. Anche il CIWS anti missile verrà aggiornato con una nuova versione dopo il 2025.




Specifiche LCF:
  • dislocamento: 6.050 tonnellate
lunghezza: 144 metri
larghezza: 17 metri
pescaggio: 7 metri
velocità: 30 nodi
  
  • propulsione:
 2 motori diesel Wärtsilä 16 V26 (13.600 CV totali) - 2 turbine a gas Rolls Royce Spey SM 1A (52.300 CV totali)
;
  • equipaggio: 174 (202 compreso il personale);
  • Radar: SMART-L MM
;
  • Armamento: Oto Breda cannone 127 millimetri cannone navale
 Mark 41; sistema di lancio verticale per RIM-162 ESSM e SM-2 Block IIIA
; Harpoon missile antinave (AGM-84)
;    cannoncino a fuoco rapido
 Mark 46
;
  • Hangar per siluri per elicotteri da attacco marittimo NH90.


ENGLISH

LCF Frigates of Royal Netherlands Navy to be equipped with Leonardo 127mm Main Gun

The four Air Defense and Command Frigates (LCFs) will receive the 127/64 LW guns from the Italian company Leonardo, the Defense Equipment Organization (DMO) reported via Twitter yesterday. These guns will replace the old Italian Oto Breda 127mm in a few years. The latter are about 50 years old.
The head of the DMO, Admiral Arie Jan de Waard, announced in a tweet yesterday that the four gun systems would be delivered by the year 2025 and that local company Thales Netherlands will be in charge of their integration with the combat management system (CMS) of the LCF frigates.
According to a DMO representative, Leonardo guns will come with an automated handling system and said that they will be future proof because they can deploy smart ammunition.
The Oto Melara 127/64 Lightweight (LW) naval gun mount is a rapid-fire gun mount suitable for installation on large and medium-size ships, it also has a version for coastal defence, intended for surface fire and naval gunfire support as the main role and anti-aircraft fire as a secondary role. The compactness of the gun feeding system makes possible the installation on narrow section crafts.
De Zeven Provinciën-class frigates are highly advanced air-defence and command frigates in service with the Royal Navy of the Netherlands (Koninklijke Marine). This class of ships is also known as LCF (Luchtverdedigings- en commando fregat, air defence and command frigate). The ships are similar to the German Sachsen-class frigates in role and mission.
The Royal Netherlands Navy will become the fourth or fifth customer of the 127/64 LW after the Italian Navy (aboard the FREMM GP frigates and PPA), the German Navy (aboard the F125) and the Algerian Navy (aboard the Meko A-200AN).

De Zeven Provincien Class (LCF)

Royal Schelde has built four De Zeven Provincien Class guided missile carrying fast frigates for the Royal Netherlands Navy. The air defence and command (LCF) frigates were built at Royal Schelde’s Flushing shipyard. They replaced Tromp Class and Jacob van Heesmarck Class frigates.
The first of class, HNLMS De Zeven Provincien (F802), was commissioned in April 2002. HNLMS Tromp (F803) was commissioned in March 2003, HNLMS De Ruyter (F804) in April 2004 and HNLMS Evertsen (F805) in June 2005.
In December 2003, HNLMS De Zeven Provincien became the first vessel to successfully fire the evolved Sea Sparrow missile (ESSM) and Standard missile SM2-MR block IIIA using interrupted and continuous wave illumination and X-band uplinks. Both missiles were controlled by the APAR radar.
In December 2006, HNLMS Tromp participated in tactical ballistic missile defence (TBMD) tests with the US Navy. The ship, fitted with a Thales SMART-L radar with a new extended long-range mode, was able to detect and track targets representing tactical ballistic missiles.
"Royal Schelde have built four De Zeven Provincien Class guided missile carrying fast frigates for the Royal Netherlands Navy."
In November 2008, HNLMS De Zeven Provincien completed its first test launches of the Boeing Harpoon missile, off the coast of Virginia, USA.

Trilateral frigate agreement

The Netherlands, Germany and Spain set up the trilateral frigate agreement for the national construction of frigates. In addition to the De Zeven Provincien, the F100 (Alvaro de Bazan) is being built in Spain by Navantia and the F124 (Sachsen) built in Germany by ARGE F124 (Blohme and Voss, HDW and Thyssen Nordseewerke). The cooperation extends to the ship platform and not to the systems.

Stealth-orientated frigate design

The design of the ship incorporates stealth features with an emphasis on the reduction of radar cross section, infrared, acoustic, electrical and magnetic signatures.
Watertight compartments, insulation, redundancy of vital systems, power distribution, and routing, blast and fragmentation retaining structures provide a very high level of survivability against missile attack and fire hazards. For nuclear chemical and biological warfare protection the ship is subdivided into two gas citadels and a sub citadel.
SEWACO XI combat data command system
The ship is equipped with the SEWACO XI combat data system developed by Thales Naval Nederland. The RNIN’s Centre for the Automation of Weapon and Command Systems (CAWCS) has developed the software. The system will use asynchronous transfer mode (ATM) network architecture.
The Rohde & Schwarz communications suite includes secure voice and data satellite communications, Link 11 and Link 16.

ESSM and SM2-MR block IIIA surface-to-air missile systems

The long-range surface-to-air missile system is the evolved Sea Sparrow missile (ESSM) developed by an international team led by Raytheon Missile Systems that has semi-active radar guidance with tail control motor to improve range, speed and manoeuvrability.
The ship’s medium-range anti-air missile is the Raytheon Standard missile SM2-MR block IIIA. SM-2MR has a range of 70km, a speed of Mach 2.5 and has semi-active radar seeker and an Aegis radio command link.
Both ESSM and SM2 are fired from a 40-cell mk41 vertical launch system (VLS). The five octuple launchers are installed with the caps almost flush with the surface of the bow deck behind the main gun.
"Hr Ms De Zeven Provincien was the first vessel to successfully fire the evolved Sea Sparrow missile (ESSM)."
The Boeing Harpoon surface-to-surface missile system is installed on the raised deck immediately behind the main mast.
Harpoon is a medium-range missile with a range of 120km, a 220kg warhead and active radar terminal guidance.
In November 2005, RNLN announced plans to acquire 30 Tomahawk block IV (Tactical Tomahawk) land attack missiles were approved. However in May 2007, the planned procurement was cancelled.

Guns

The ship’s main gun on the bow deck is a 127mm / 54-calibre Oto Melara gun. Two Thales Naval Nederland Goalkeeper close-in weapon systems are installed, one on the raised deck in front of the main mast and one facing the stern on the raised deck overlooking the helicopter landing deck. Goalkeeper’s Gatling principle 30mm gun provides a maximum firing rate of 4,200 rounds a minute with a range of 1,500m.
Two close-in Oerlikon 20mm machine guns are installed, one to port and one to starboard of the main mast.

Twin mk32 mod 9 323mm torpedo launchers

Two mk32 mod 9 323mm twin torpedo launchers are fitted one on each side of the ship at about two-thirds the length of the ship from the bow. 24 mk46 mod 5 torpedoes are stored in the ship’s magazine.

De Zeven Provincien Class countermeasures

The frigates are fitted with the Thales Defence Sabre integrated electronic warfare system which includes a 0.5GHz to 18GHz electronic support measures (ESM) system and a 7.5GHz to 18GHz active phased-array electronic countermeasures (ECM) system.
The ship has four launchers for the SRBOC (super rapid blooming off-board countermeasures) decoy system from Lockheed Martin Sippican. The towed torpedo decoy is the Argon ST (formerly Sensytech) AN/SLQ-25 Nixie.

Helicopters and flight deck

There is a 27m flight deck at the stern of the ship and a hangar with accommodation for a single helicopter such as the AgustaWestland Lynx of the Royal Netherlands Navy, or the 10t NH90 naval helicopter which entered service in 2010.
The deck is fitted with the DCN Samahe helicopter handling system which allows deployment and recovery of the Lynx or NH90 helicopter in high sea states. The ship’s helicopter direction system is the VESTA.

Sensor systems

The ship’s radar suite was supplied by Thales Naval Nederland. The Smart-L three dimensional radar operating in D band provides air search. APAR (active phased array radar) provides air and surface search and weapon fire control. APAR is a multi-function radar operating at X-band. It provides target search and tracking and guidance for the Standard missile 2. The Scout LPI (low probability of intercept) radar operating at I band provides surface search. There is also a mkXII identification friend or foe (IFF) radar.
"The Boeing Harpoon surface-to-surface missile system is installed on the raised deck."
In April 2006, the Dutch government placed an order for four Thales Naval Nederland Sirius LR-IRST long-range dual-band infrared search and track systems for the vessels. Sirius was installed on top of the mast tower. The system provides horizon search capability against sea-skimming missiles. Thales Mirador electro-optic surface surveillance system is also fitted.
In June 2012, Thales Nederland was awarded a contract to modify four SMART-L volume search radars aboard the frigates. The new radar will detect and track the trajectory of ballistic missiles.
The ship’s sonar system is the Atlas Elektronik DSQS-24C hull-mounted search and attack sonar.

CODOG propulsion system and engines

The ship’s combined diesel or gas (CODOG) propulsion system has two independent propulsion lines. The two Rolls-Royce Spey SM1C gas turbine engines each provide 18.5MW. Two cruise diesel engines, Stork-Wartsila 16 V26, provide 8.4MW.
The two gearboxes are installed in a separate transmission room. The ship has two controllable-pitch propellers and two rudders with rudder roll stabilisation.
The maximum ship speed is 30kt and the cruise speed is 18kt. The range is 5,000 miles at 18kt.

(Web, Google, Navyrecognition, Navaltechnology, Navalnews, Wikipedia, You Tube)