sabato 8 agosto 2026

Royal Australian Navy (RAN) 2029: la società giapponese OKI si è aggiudicata un contratto per la fornitura di sonar passivi per 11 fregate MOGAMI Evolved del programma “SEA 3000”.











https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.











Royal Australian Navy (RAN)

La Royal Australian Navy (RAN) è la marina militare dell'Australia, nata il 1º marzo 1901 con la denominazione Commonwealth Naval Forces riunificando le forze navali dei sei stati che il 1º gennaio 1901 avevano dato vita alla Federazione Australiana. 

Il 10 luglio 1911, per volere di Giorgio V assunse la denominazione Royal Australian Navy.
La Marina Australiana ha preso parte a fianco della britannica Royal Navy alla prima e alla seconda guerra mondiale e successivamente è stata anche impegnata nella guerra di Corea, nella Guerra del Vietnam e nella Guerra del Golfo.
Attualmente forze australiane sono coinvolte dal 2001 nel conflitto in Afghanistan e dal 2003 nel conflitto in Iraq.

I SONAR PASSIVI GIAPPONESI (towed passive sonar OKI Electric Industry)


L'azienda giapponese di elettronica OKI si è aggiudicata il suo primo contratto estero per la fornitura di apparecchiature per la difesa, essendo stata selezionata per la fornitura di sistemi sonar passivi trainati di ultima generazione per le future fregate multiruolo della Royal Australian Navy.
E’ stato recentemente siglato un importante contratto di fornitura con Mitsubishi Heavy Industries (MHI) per dotare anche le nuove fregate della marina militare australiana dei suoi avanzati sonar passivi a rimorchio (towed passive sonar). 
L'accordo, ufficializzato a fine luglio 2026, si inserisce nel programma di modernizzazione navale per la flotta di fregate multiruolo commissionate dal governo australiano. 
I sonar passivi sviluppati dalla OKI si distinguono per l'integrazione di tecnologie di ultima generazione mirate alla guerra sottomarina e alla sorveglianza delle acque:

Dettagli del Contratto e Applicazioni:
  • Destinatari: Le nuove fregate australiane, basate su varianti aggiornate della classe Mogami di MHI.
  • Tecnologia a rimorchio: I sensori vengono trainati a distanza dietro la nave (towed array), riducendo le interferenze acustiche dello scafo e massimizzando la sensibilità. 
  • Funzione principale: Intercettare sommergibili e bersagli subacquei captando passivamente i segnali e i rumori emessi dai motori o dalle apparecchiature nemiche. 

Intelligenza Artificiale Applicata

Oltre ai sistemi fisici di ascolto, OKI ha implementato un innovativo sistema IA di classificazione navale basato sul Deep Learning: 
  • Classificazione automatica: Riconosce la tipologia di imbarcazione analizzando le caratteristiche di frequenza dei rumori subacquei.
  • Apprendimento semi-supervisionato: Allena i modelli matematici sfruttando set di dati parziali per identificare con precisione le sorgenti sonore.
  • Autonomia operativa: Riduce la dipendenza dall'abilità e dall'esperienza diretta degli operatori sonar a bordo.

La società giapponese OKI, come noto agli addetti ai lavori, ha sviluppato una "tecnologia di sistema AI per la classificazione delle navi" per la classificazione automatica delle tipologie di imbarcazioni tramite l'apprendimento profondo dei suoni subacquei. 
L’azienda ha sviluppato una "tecnologia di sistema di intelligenza artificiale per la classificazione delle navi" che permette di classificare le imbarcazioni tramite l'apprendimento profondo dei suoni sottomarini.
Il sistema raggiunge un'accuratezza di classificazione pari o superiore al 90% con piccole quantità di dati di apprendimento estratti dai dati sonori della nave.
Questa tecnologia consente di acquisire in modo continuo e automatico i dati per la classificazione delle navi, anche in ambienti come porti trafficati e di notte, quando l'identificazione visiva tramite telecamere è difficile. Esperimenti di verifica interni condotti dalla OKI hanno dimostrato che il sistema è in grado di classificare le navi con una precisione pari o superiore al 90%, anche utilizzando solo una piccola quantità di dati di apprendimento estratti dai dati sonori delle navi.
Poiché le onde radio vengono notevolmente attenuate e le onde luminose ampiamente disperse sott'acqua, i metodi di classificazione si basano generalmente sulle onde sonore, che possono propagarsi sott'acqua per distanze che vanno da pochi a migliaia di chilometri. Inoltre, poiché ogni sorgente sonora subacquea, che sia un animale o una nave, possiede caratteristiche uniche, è possibile identificarne la tipologia utilizzando i suoni. Un metodo ampiamente utilizzato prevede che degli esseri umani ascoltino i suoni subacquei captati da microfoni subacquei e visualizzino le loro frequenze caratteristiche per poi classificarle. Tuttavia, questo metodo può produrre risultati di classificazione diversi a seconda del livello di competenza della persona coinvolta.
Forte della sua lunga esperienza nella ricerca di prodotti acustici subacquei, la OKI ha sviluppato sistemi in grado di analizzare le caratteristiche dei suoni captati dai microfoni subacquei. La nuova tecnologia di classificazione navale basata sull'intelligenza artificiale utilizza il deep learning, una tecnologia di intelligenza artificiale, per classificare automaticamente le navi in base ai suoni emessi sott'acqua. Questo sistema crea modelli di deep learning a partire dai suoni registrati dai microfoni subacquei installati in mare, classificando poi automaticamente le navi in base alle loro caratteristiche di frequenza. Ciò consente la classificazione delle navi senza ricorrere all'intervento umano e, poiché richiede un minor impiego di personale rispetto al passato, risponde alla crescente esigenza di risparmio di tempo e risorse umane registrata negli ultimi anni.

OKI ha condotto una verifica utilizzando i dati sonori delle navi raccolti. 

Questa volta, il sistema ha ottenuto risultati di classificazione con un'accuratezza pari o superiore al 90%, basandosi su un modello di deep learning preparato utilizzando circa quattro ore di dati sonori delle navi. I modelli di deep learning in genere richiedono grandi quantità di dati di addestramento per identificare con precisione i tipi di suono. Tuttavia, la quantità di dati sonori subacquei disponibili pubblicamente è limitata e la preparazione anticipata di diverse informazioni sui suoni delle navi presenta notevoli difficoltà in termini di tempo e costi. Pertanto, OKI ha applicato alcune tecniche di elaborazione per consentire la classificazione utilizzando solo piccole quantità di dati di addestramento. Le difficoltà sopra menzionate sono state superate mediante l'aumento dei dati, che crea artificialmente variazioni per i dati sonori reali delle navi, e l'apprendimento semi-supervisionato, che addestra il modello utilizzando informazioni sui suoni delle navi provenienti da dati parziali. Di conseguenza, il sistema ha raggiunto un tasso di accuratezza pari o superiore al 90%, anche con piccole quantità di dati di addestramento.
Secondo Yoichi Kato, dirigente senior e responsabile della divisione Sistemi di TOKKI, "In futuro, cercheremo partner per la co-creazione al fine di raccogliere dati sul campo e condurre verifiche pratiche con l'obiettivo di commercializzare questa tecnologia."





L'azienda specializzata in sonar si è ora aggiudicata un contratto da Mitsubishi Heavy Industries per la fornitura di sistemi sonar passivi trainati e relative apparecchiature per le prime tre fregate multiruolo in costruzione per la Royal Australian Navy.

Il contratto rappresenta la prima esportazione di attrezzature per la difesa all'estero nella storia di OKI e fa seguito alla decisione dell'Australia di selezionare il progetto migliorato della classe Mogami come base per la sua futura flotta di 11 fregate multiuso nell'ambito del programma SEA 3000.
Il sistema sonar passivo rappresenta una delle più importanti capacità di guerra ASW della fregata. A differenza del sonar attivo, che emette impulsi acustici, i sistemi passivi rilevano e classificano i contatti subacquei ascoltando i suoni generati da sottomarini e navi di superficie, consentendo alle navi da guerra di individuare le minacce rimanendo elettronicamente silenziose.

Per l'Australia, la scelta del sistema OKI rappresenta un'ulteriore indicazione del fatto che il Commonwealth intende preservare gran parte del collaudato sistema di missione giapponese integrato nel progetto di base.

L'azienda fornisce da diversi anni apparecchiature acustiche subacquee per le fregate giapponesi classe Mogami, e questa esperienza operativa ha contribuito a consolidare la sua selezione per il programma australiano.
L'annuncio sottolinea inoltre la natura sempre più strategica della cooperazione in materia di difesa tra Canberra e Tokyo. Sebbene l'Australia si rifornisca da tempo di importanti piattaforme di difesa dagli Stati Uniti e dall'Europa, il programma delle fregate multiruolo rappresenta uno degli esempi più significativi di tecnologia di difesa giapponese entrata in servizio nelle forze navali australiane.
Tale rapporto va oltre l'acquisizione delle navi. 

Si prevede che l'industria australiana svolgerà un ruolo sostanziale nella costruzione, integrazione e manutenzione della flotta a livello nazionale, mentre aziende giapponesi come la OKI forniranno tecnologie specializzate che sarebbero difficili e costose da replicare localmente.

Con l'intensificarsi della competizione navale nell'Indo-Pacifico, la guerra ASW è diventata una delle massime priorità in termini di capacità per la Royal Australian Navy.


Si prevede che le future fregate andranno ad affiancare le fregate classe Hunter, fornendo una flotta più ampia ed economica, in grado di garantire la sicurezza marittima, svolgere compiti di scorta e condurre operazioni ASW di alto livello, mentre i futuri sottomarini australiani classe Virginia e SSN-AUKUS rafforzeranno la capacità di attacco sottomarino del Paese.
Il contratto si allinea a una più ampia strategia giapponese di espansione delle attività nei settori della difesa e marittimo, nonché di aumento della capacità produttiva per soddisfare la crescente domanda da parte delle nazioni alleate.
L'azienda vanta oltre 90 anni di esperienza nello sviluppo di tecnologie acustiche subacquee e attualmente fornisce supporto ai sistemi sonar della Forza di autodifesa marittima giapponese per tutta la durata del loro ciclo operativo.
Al di là del valore commerciale immediato dell'accordo, il contratto segnala la continua maturazione del partenariato strategico tra Australia e Giappone.
In risposta a un contesto di sicurezza indo-pacifico sempre più instabile, la cooperazione tra le due nazioni si sta spostando sempre più dalle esercitazioni congiunte e dall'impegno diplomatico verso una collaborazione integrata tra industria della difesa, condivisione di tecnologie avanzate e sviluppo di capacità a lungo termine.
Per il futuro programma australiano di fregate, la scelta della collaudata tecnologia sonar giapponese riduce il rischio tecnico, garantendo al contempo che le nuove unità entrino in servizio con una capacità di guerra ASW matura e validata operativamente.
Ciò rafforza inoltre il ruolo crescente dell'industria giapponese quale partner affidabile nella fornitura di alcune delle più importanti capacità marittime delle Forze di Difesa australiane nei prossimi decenni.






Il contratto riguarda le prime tre unità di un totale previsto di undici fregate lanciamissili MOGAMI-Evolved. 

La tecnologia di sorveglianza elettronica verrà installata sulle fregate migliorate della classe Mogami, selezionate dall'Australia nell'ambito del suo programma di fregate multiruolo nell'agosto del 2025.
La tecnologia del sonar passivo trainato viene utilizzata per rilevare sottomarini e altri bersagli subacquei catturando informazioni acustiche da sensori trainati da un'imbarcazione.
Il sistema, già presente sulle fregate classe Mogami, è stato selezionato per le nuove navi australiane in virtù della sua comprovata affidabilità operativa. Il contratto segna il primo trasferimento all'estero di attrezzature per la difesa da parte di OKI.

OKI afferma di vantare una storia di oltre 90 anni nella ricerca acustica subacquea e nello sviluppo di prodotti.

L'azienda giapponese ha fornito sistemi sonar e tecnologie correlate per applicazioni di difesa, tra cui la Forza di autodifesa marittima giapponese. In questi progetti, OKI supporta i suoi prodotti sonar durante l'intero ciclo di vita, dalla progettazione iniziale alla manutenzione.
Per il contratto australiano, OKI fornirà lo stesso tipo di sonar passivo trainato e le relative apparecchiature che attualmente fornisce in Giappone, sfruttando la propria competenza ed esperienza tecnologica.
In seguito alla decisione dell'Australia di procedere con il progetto aggiornato della classe Mogami per la sua nuova flotta di fregate, MHI ha avviato le trattative contrattuali. Nell'aprile 2026, MHI ha finalizzato un accordo con il governo australiano per la costruzione delle prime tre unità.



Le navi, costruite presso il cantiere navale e officina meccanica Nagasaki di MHI, dovrebbero essere consegnate entro dicembre 2029. 

Il progetto di costruzione prevede la collaborazione tra i governi australiano e giapponese, nonché con le aziende partecipanti.
La fregata 06FFM, una variante da 4.800 tonnellate della classe Mogami originale, offre un'autonomia fino a 10.000 miglia nautiche. Sarà equipaggiata con un sistema di lancio verticale a 32 celle e dotata di missili superficie-aria e antinave.
Le imbarcazioni saranno gestite da un equipaggio di 92 membri della Royal Australian Navy e sono progettate per operare con l'elicottero da combattimento marittimo MH-60R Seahawk.
Nel maggio 2026, Raytheon si è aggiudicata un contratto da parte di MHI per la fornitura di sistemi di difesa navale basati su missili SeaRAM per il programma australiano di fregate multiruolo.
La "Mogami aggiornata" o "Evolved" è un'evoluzione delle fregate originali della classe Mogami. Ha una lunghezza di 142 metri), una larghezza di 17 metri e un dislocamento standard di 4.880 tonn.  La "Mogami aggiornata" avrà un radar migliorato e un VLS Mark 41 a 32 celle, 16 celle in più rispetto alle precedenti fregate Mogami.
Nel luglio 2025, i funzionari giapponesi hanno tenuto un briefing a Canberra, mostrando la Mogami aggiornata e i suoi vantaggi derivanti dall'essere equipaggiata per essere interoperabile con la Marina degli Stati Uniti.
Il 5 agosto 2025 è stata selezionata la nuova FFM, con la prima nave da consegnare nel 2029 e operativa entro il 2030. Le prime 3 MOGAMI-Evo saranno costruite nei cantieri navali MHI in Giappone. È previsto che le successive 8 saranno costruite nel cantiere navale Henderson, WA. Il contrammiraglio Hughes, capo della capacità navale RAN, ha commentato all'Indo Pacific 2025 che le fregate australiane Mogami saranno equipaggiate con il missile antinave Kongsberg Naval Strike Missile, invece del missile antinave Type 17.  Sarà equipaggiata con il siluro leggero Mk 54, SeaRAM, e impiegherà i missili anti-aerei ESSM nel VLS Mk 41.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, DefenceConnect, NavalTechnology, WIKIPEDIA, You Tube)



























 

venerdì 7 agosto 2026

MARINA MILITARE ITALIANA 2027: Nave Quirinale (A5305) è la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.) della Marina Militare Italiana. Sviluppata e costruita da Fincantieri, l'unità è stata varata il 26 gennaio 2026 presso lo stabilimento di Riva Trigoso e ha completato con successo le sue prime prove in mare nel Golfo della Spezia nel luglio 2026.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Nave Quirinale (A5305) è la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.) della Marina Militare Italiana. Sviluppata e costruita da Fincantieri, l'unità è stata varata il 26 gennaio 2026 presso lo stabilimento di Riva Trigoso e ha completato con successo le sue prime prove in mare nel Golfo della Spezia nel luglio 2026. La sua consegna ufficiale ed entrata in servizio sono previste per il secondo semestre del 2027. 




Ruolo e Missione

La nave nasce dall'esigenza di sostituire la storica Nave Ammiraglio Magnaghi, giunta alla fine della sua vita operativa. La Quirinale opererà principalmente a supporto dell'Istituto Idrografico della Marina, conducendo attività duali che spaziano dalla sicurezza marittima militare alla ricerca scientifica pura. È progettata per effettuare mappature dei fondali e monitoraggi dell'ambiente marino sia in contesti oceanici sia in aree polari (artiche ed antartiche) con temperature fino a -16°C. 
Alla cerimonia hanno preso parte i Sottosegretari di Stato alla Difesa, l’Onorevole Matteo Perego di Cremnago e la Senatrice Isabella Rauti, e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.
Il progetto nasce dall’esigenza di dotare la Marina Militare di una piattaforma moderna in grado di sostituire “Nave Magnaghi”, giunta al termine della vita operativa, garantendo una capacità essenziale a tutela degli interessi nazionali e dello sviluppo sostenibile.
Il nome “Quirinale” richiama la caratura etica dell’impresa: la nave idro-oceanografica, dalla natura squisitamente duale, è pensata per coniugare esigenze operative e di sicurezza marittima con attività di ricerca e supporto alla conoscenza del dominio marittimo.
Progettata per operare anche in condizioni climatiche artiche non estreme, con temperature medie fino a -16°C, metterà a disposizione della Difesa un’ulteriore capacità strategica nelle attività idro-oceanografiche e scientifiche.
Con il varo di Nave “Quirinale”, la Difesa rafforza il proprio contributo al Paese come modello di ricerca, innovazione e cambiamento, sostenendo lo sviluppo tecnologico nazionale.

Caratteristiche Tecniche Principali

La Quirinale adotta soluzioni tecnologiche d'avanguardia per ridurre al minimo l'impatto ambientale e massimizzare l'efficacia degli strumenti di rilevamento sottomarino:
  • Lunghezza: Circa 110 metri;
  • Larghezza: Circa 19 metri;
  • Dislocamento: Circa 6.000 tonnellate;
  • Capacità di imbarco: Fino a 140 persone, suddivisibili tra equipaggio militare e personale scientifico;
  • Propulsione: Sistema integrato Full Electric a basse emissioni, che riduce le vibrazioni per non interferire con i sonar e i sistemi di campionamento idrografico;
  • Motto dell'unità: UNUM SIDUS ITALIA (Una sola stella, l’Italia); 
  • Distintivo ottico: A5305.

Nave Quirinale (distintivo ottico A5305), denominata anche NIOM (acronimo di Nave Idro Oceanografica Maggiore) è un'unità speciale ausiliaria della Marina militare italiana opportunamente progettata come nave idro oceanografica per contesti oceanici, artici ed antartici, in grado di coprire l'intera profondità oceanica mondiale media (3,794 m).

Entrerà in servizio nel 2027, sostituendo nave Magnaghi.[5] Il suo compito principale sarà quello di operare in supporto sia della comunità scientifica nazionale, nell'ambito delle attività svolte da enti di ricerca (quali l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), sia dell'Organizzazione idrografica internazionale (IHO), nel quadro della cooperazione allo sviluppo internazionale.
Rispetto al Magnaghi, il Quirinale è concepito per operare prevalentemente in condizioni estreme e per contesti geopolitici molto ampi ed impegnativi, come l'Indopacifico e l'Artico; in quest'ultimo contesto si alternerà con l'Alliance. Il Quirinale è alle dipendenze del COMFLOTAUS e dell'Istituto idrografico della Marina.

Lo scorso 21 luglio, la futura unità idro-oceanografica maggiore della Marina Militare, nave QUIRINALE, ha brillantemente superato le prime prove in mare nel golfo della Spezia, che hanno coinvolto il personale della società Fincantieri, del Centro Allestimento nuove costruzioni navali della M.M., dell’Ufficio Tecnico Territoriale di Genova e, infine, i membri della Commissione di verifica di conformità e accettazione della nave.

Lunga circa 110 metri e con un dislocamento di circa 6.000 tonnellate, nave “QUIRINALE” potrà imbarcare fino a 140 persone tra equipaggio e personale scientifico ed è dotata di un sistema di propulsione elettrico a basse emissioni in atmosfera, idoneo alla navigazione in aree ambientalmente sensibili. 
Progettata per operare anche in condizioni climatiche estreme, fino a temperature di -16°C, l’unità dispone di strumentazioni scientifiche avanzate per rilievi idrografici, oceanografici e geofisici, ed è equipaggiata con un veicolo subacqueo autonomo (AUV) e uno di superficie (USV). 
La dotazione tecnica comprende inoltre sistemi di sollevamento dedicati alle operazioni scientifiche e un sistema di posizionamento dinamico in mare del tipo DP2, che garantisce elevata precisione di navigazione e mantenimento della posizione a supporto delle le attività idro-oceanografiche. 
La costruzione è parte del piano pluriennale di ammodernamento della flotta della Marina Militare volto a sostituire le unità navali che hanno raggiunto il termine della loro vita operativa. Nello specifico nave “QUIRINALE” sostituirà a breve nave “Ammiraglio MAGNAGHI”, rafforzando in modo significativo le capacità nazionale nei settori della idrografia, della oceanografia e della ricerca scientifica applicata allo studio dei fondali marini. Il lungo processo di accettazione porterà l’Unità alla consegna alla marina militare, prevista nel secondo semestre del 2027. 








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Marina.Difesa, WIKIPEDIA, You Tube)














 

US NAVY 2026: il nuovo DDG della US NAVY, in data 1° agosto 2026, è stato varato presso i cantieri General Dynamics Bath Iron Works di Bath, nel Maine (USA).











https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.











Il caccia USS William Charette (DDG-130) prende il nome da William R. Charette, veterano della Marina statunitense ed eroe della guerra di Corea; quattro delle sue figlie erano presenti alla cerimonia del varo.





La USS William Charette (DDG-130) è un cacciatorpediniere lanciamissili della classe Arleigh Burke (variante Flight III) della U.S. Navy. La nave è stata ufficialmente battezzata (christened) il 1° agosto 2026 presso i cantieri navali General Dynamics Bath Iron Works a Bath, nel Maine. Attualmente si trova nelle fasi finali di completamento strutturale ed allestimento, propedeutiche ai test in mare e alla successiva entrata in servizio attivo pianificata.

Origine del Nome e Motto

La nave è intitolata alla memoria del Master Chief Hospital Corpsman William Richard Charette.

L'atto eroico: Durante la guerra di Corea (27 marzo 1953), Charette si espose ripetutamente al fuoco nemico per curare i Marines feriti. Quando una granata cadde vicino a un soldato che stava medicando, Charette vi si gettò sopra con il proprio corpo per proteggerlo dall'esplosione, sopravvivendo miracolosamente.
Onorificenze: Per il suo eccezionale eroismo ricevette la Medal of Honor (la massima decorazione militare statunitense) il 12 gennaio 1954 dal presidente Eisenhower. 
Motto della nave: "Valor in Service" (Valore nel Servizio), ispirato direttamente alla sua dedizione. 





Caratteristiche Tecniche (Flight III)

Essendo una variante Flight III, la DDG-130 introduce sostanziali aggiornamenti tecnologici progettati per mantenere la superiorità della flotta contro le minacce aeree e missilistiche moderne:
  • Radar AN/SPY-6(V)1 AESA: Un sistema radar a scansione elettronica attiva notevolmente più potente dei precedenti, capace di tracciare e intercettare minacce balistiche e aeree simultaneamente e a grandissima distanza. 
  • Potenza ed Elettricità: Presenta una capacità elettrica e sistemi di raffreddamento drasticamente potenziati per supportare i nuovi sensori e le armi di prossima generazione. 
  • Dimensioni e Propulsione: È lunga circa 155 metri (509.5 piedi), spinta da 4 turbine a gas General Electric LM2500 in grado di farle superare i 30 nodi di velocità.

Stato del Programma e Cronologia:
  • Inizio dei lavori: I primi interventi di fabbricazione sono cominciati a fine 2020.
  • Posa della chiglia: La cerimonia di posa della chiglia si è svolta il 29 agosto 2024.
  • Battesimo della nave: Avvenuto il 1° agosto 2026 all'interno del bacino di carenaggio di Bath Iron Works.
  • Fasi successive: La nave affronterà i test in mare (sea trials), previsti tra la fine del 2027 e l'inizio del 2028, prima della formale consegna e messa in servizio definitivo per la Marina statunitense.

La chiglia della futura USS  William Charette  (DDG 130), la quinta nave della serie Flight III dei cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, è stata impostata nel 2024. 

I cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke costituiscono il fondamento delle operazioni di superficie della Marina degli Stati Uniti, essendo in grado di svolgere una vasta gamma di missioni, tra cui la guerra aerea, di superficie e sottomarina; operano regolarmente in tutto il mondo per garantire la sicurezza marittima.  

Il DDG 130 entrerà a far parte della flotta dopo il completamento dell'allestimento e delle prove in mare. La Marina considera tali acquisizioni cruciali per mantenere il proprio ritmo operativo e supportare gli interessi statunitensi all'estero. 

Oltre alla futura USS William Charette, la Bath Iron Works sta costruendo anche altri cacciatorpediniere della classe  Arleigh Burke Flight III, tra cui il Louis H. Wilson Jr.  (DDG 126),  il Quentin Walsh  (DDG 132),  il John E. Kilmer (DDG 134) e  il Richard G. Lugar  (DDG 136). 
Secondo l'analisi di GlobalData, il cantiere navale Bath Iron Works di General Dynamics rappresenta il 58,3% dei cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke Flight III attualmente in costruzione nei due principali cantieri navali statunitensi monitorati, rispetto al 41,7% del cantiere Ingalls di HII.
Nell'ambito del programma Flight III di Bath Iron Works, la futura USS William Charette rappresenta il 14,3%, insieme alle DDG 126, 132, 134, 136, 138 e 140. Detto questo, una volta incluse le sette navi in fase di pre-pianificazione di Ingalls, quest'ultima si posiziona al primo posto dell'intero programma con il 63,2%, contro il 36,8% di Bath Iron Works. 
Nel novembre dello scorso anno, la Marina degli Stati Uniti ha ricevuto la futura USS  Harvey C. Barnum, Jr.  (DDG 124), un  cacciatorpediniere lanciamissili di classe  Arleigh Burke, dal cantiere navale General Dynamics Bath Iron Works nel Maine.

La US NAVY ha reso omaggio al marinaio di carriera, il capo infermiere William R. Charette (1932-2012), intitolandogli il quinto cacciatorpediniere lanciamissili Aegis Flight III di classe Arleigh Burke, veterano della guerra di Corea e insignito della Medal of Honor.

La futura USS William Charette (DDG-130) è stata battezzata con una cerimonia presso i cantieri General Dynamics Bath Iron Works di Bath, nel Maine. La nave da guerra è la 43esima unità della classe di DDG avanzati che verrà costruita in questo stabilimento.
“Quando il DDG-130, il futuro William Charette, entrerà a far parte della flotta statunitense, navigherà con il motto 'Valore al servizio', un degno tributo all'eroismo del suo omonimo in Corea e ai suoi vent'anni di impegno nella Marina degli Stati Uniti”, ha dichiarato Charles F. Krugh, presidente della General Dynamics Bath Iron Works, durante la cerimonia di battesimo , alla quale hanno partecipato oltre 1.500 operai della compagnia, i loro familiari e illustri ospiti. “Navigherà anche con la promessa che Bath Built è il meglio costruito: quando i marinai della nostra Marina porteranno questa nave in zone di pericolo per proteggere il nostro Paese e le nostre famiglie, meritano il meglio”.
Alla cerimonia erano presenti la governatrice del Maine Janet Mills, i senatori Susan Collins e Angus King, il segretario ad interim della Marina Hung Cao e il colonnello in pensione Harvey C. Barnum, in rappresentanza della Medal of Honor Society, che a sua volta ha dato il nome a un altro cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke, l'USS Harvey C. Barnum (DDG-124), consegnato alla Marina lo scorso anno. Erano presenti anche quattro dei figli di Charette: Michael Charette, Margaret Ann Charette Henderson, Kathryn (Kati) Charette Donovan e Laura Charette Bennett.
La chiglia del futuro DDG-130 è stata impostata nel 2024. Dopo il battesimo, la nave sarà sottoposta ad allestimento e prove in mare, che dovrebbero iniziare alla fine del 2027 o all'inizio del 2028 e durare dai tre ai sei mesi. Non è ancora noto con precisione quando la nave da guerra entrerà ufficialmente in servizio.
Oltre alla futura USS William Charette, la Bath Iron Works sta costruendo almeno altri quattro cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh Burke Flight III: il Louis H. Wilson Jr. ( DDG 126),  il Quentin Walsh  (DDG 132),  il John E. Kilmer (DDG 134) e  il Richard G. Lugar ( DDG 136).

I DDG classe Arleigh Burke:
  • Anno di introduzione: 1991
  • Numero di esemplari costruiti: 74
  • Lunghezza: 505-510 piedi (154-155,5 m), a seconda della variante
  • Larghezza: 66 piedi (20,1 m)
  • Dislocamento: 9.000 tonnellate
  • Motori: Quattro turbine a gas General Electric LM2500 (26.250 CV ciascuna)
  • Velocità massima: ~30 nodi (35 mph, 55,5 km/h)
  • Autonomia: ~ 4.400 nmi (5.100 mi, 8.148 km)
  • Armamento: cannone Mk 45 da 5 pollici; missili antinave Harpoon; sistema di combattimento Aegis; siluri Mk 45 o 46; missili da crociera Tomahawk (96 celle VLS)
  • Equipaggio: 303-323, a seconda della variante.

I cacciatorpediniere Flight III rappresentano il quarto e più significativo aggiornamento della classe Arleigh Burke. 

Ciascuna di queste navi da guerra multiruolo è equipaggiata con il radar di difesa aerea e missilistica SPY-6(V)1, il sistema di combattimento Aegis Baseline 10 e generatori potenziati con una nuova rete elettrica a 4.160 volt per supportare i sistemi ad alto consumo energetico.
Lo SPY-6(V)1 è il sistema radar più avanzato finora installato sui cacciatorpediniere lanciamissili. È stato progettato per fornire capacità di rilevamento e tracciamento delle minacce superiori alle unità di superficie della Marina degli Stati Uniti. È stato sviluppato dalla Raytheon, sussidiaria di RTX, con il supporto della Marina e del Laboratorio di Fisica Applicata (APL) della Johns Hopkins University. Il radar è dotato di quattro antenne, ciascuna equipaggiata con 37 moduli radar. Ciò consente una consapevolezza situazionale continua a 360 gradi.
Ad oggi, più di 350 navi della Marina statunitense sono state intitolate a personalità insignite della Medal of Honor. Di queste, 55 sono attualmente in servizio attivo, mentre un'altra dozzina è in fase di costruzione, secondo la Congressional Medal of Honor Society.
Ognuno di questi riconoscimenti è un onore davvero meritato, e questo vale certamente anche per il DDG-130.
"Mentre prestava servizio in una compagnia di fucilieri dei Marines durante una feroce battaglia per l'Avamposto Vegas il 27 marzo 1953, Charette si espose ripetutamente al fuoco nemico per soccorrere i Marines feriti", scrisse la Marina degli Stati Uniti nel conferire a Charette la Medaglia d'Onore. Una granata nemica atterrò vicino a lui mentre prestava soccorso a un ferito. Invece di proteggere la propria incolumità, l'allora infermiere di terza classe Charette reagì gettandosi sul Marine ferito, proteggendolo dall'esplosione.
"Nonostante fosse stato colpito e avesse perso conoscenza, riportato ferite da schegge e perso il suo kit medico, si è risvegliato e ha continuato a curare i feriti, strappandosi la divisa per usarla come bende", ha scritto la Marina.
Charette rimase nella Marina degli Stati Uniti per quasi un altro quarto di secolo, ritirandosi nell'aprile del 1977 dopo 26 anni di servizio. Morì nella sua casa in Florida all'età di 79 anni nel marzo del 2012.
È appropriato che un cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke sia stato intitolato a Charette. Nel suo discorso, Cao ha sottolineato che Charette aveva contribuito a proteggere i suoi commilitoni in qualità di infermiere di bordo, e che il compito principale del cacciatorpediniere era proprio quello di proteggere le altre navi della Marina e i marinai a bordo.
“Servendo da scudo della Flotta, proteggendo il gruppo d'attacco della portaerei dalle minacce aeree e missilistiche e mantenendo aperte le rotte marittime per il commercio, questa nave da combattimento di superficie di prim'ordine sarà una pietra angolare della nuova Flotta d'Oro americana”, ha affermato Cao . “Ma questa nave da guerra porterà con sé più di una semplice tecnologia avanzata; salperà anche portando con sé l'eredità del Sottufficiale Capo William Charette, le cui azioni eroiche rappresentano il meglio del nostro servizio navale. Il suo spirito di abnegazione è ora intessuto per sempre nell'acciaio di questa nave da guerra, diventando parte della sua cultura e della sua anima mentre salpa per difendere la nostra patria”.

La classe Arleigh Burke

E’ stata progettata con una forma dello scafo caratterizzata da un'ampia superficie di galleggiamento e da una prua larga e svasata, che migliora significativamente la tenuta di mare e consente un'elevata velocità in condizioni di mare agitato. Il design della classe incorpora tecniche stealth, come le superfici angolate (piuttosto che le tradizionali superfici verticali) e l'albero maestro a treppiede inclinato, che rendono la nave più difficile da rilevare tramite radar.
I suoi progettisti incorporarono lezioni apprese dall'incrociatore di classe Ticonderoga, che la Marina ritenne troppo costoso da continuare a costruire e difficile da aggiornare ulteriormente.  Per questi cacciatorpediniere, la Marina degli Stati Uniti tornò alla costruzione interamente in acciaio, con solo l'albero realizzato in alluminio.  I Ticonderoga combinavano uno scafo in acciaio con una sovrastruttura in alluminio più leggero per ridurre il peso in alto, ma l'alluminio si dimostrò vulnerabile alle crepe. L'alluminio è anche meno resistente al fuoco dell'acciaio;  un incendio del 1975 a bordo della USS Belknap  distrusse la sua sovrastruttura in alluminio.  I danni subiti dalle navi della Royal Navy in battaglia, esacerbati dalle loro sovrastrutture in alluminio durante la guerra delle Falkland del 1982, supportarono la decisione di utilizzare l'acciaio. 

Altre lezioni apprese dalla guerra delle Falkland portarono alla decisione della Marina di proteggere gli spazi vitali della classe Arleigh Burke con doppi strati di acciaio distanziati, che creano un cuscinetto contro i missili antinave (AShM), e rivestimenti anti-schegge in Kevlar. 

È stato realizzato uno studio di progettazione denominato " Cruiser Baseline " per una nave che avrebbe incorporato le capacità della classe Ticonderoga, dotata di VLS, su uno scafo e una sovrastruttura progettati secondo gli stessi standard dell'Arleigh Burke, sebbene questo studio fosse solo a scopo analitico e nessuna nave di questo tipo sia stata costruita.

I lavori su una variante notevolmente migliorata, nota come Flight III, iniziarono nel 1988. 

Aveva una configurazione a ponte di coperta a filo e un tappo di 12 m a centro nave per fornire un volume maggiore per i sistemi di combattimento e per aumentare il raggio operativo della classe.  I suoi principali miglioramenti riguardavano le prestazioni ASW, con un eliporto dimensionato per il V-22 Osprey  insieme ad hangar e strutture di supporto per due elicotteri SH-60B LAMPS III imbarcati e compatibilità con il RUM-125 Sea Lance in fase di sviluppo. Anche le prestazioni AAW della nave furono migliorate, con 32 celle VLS aggiuntive a prua, capacità di impegno cooperativo (CEC), sistemi integrati di difesa missilistica antinave e strutture per il comandante della guerra aerea per coordinare le azioni di un gruppo d'attacco della portaerei nella difesa aerea, come si trovava sugli incrociatori di classe Ticonderoga.  Il nuovo AN/SAR-8 fornì inoltre alla nave una capacità di ricerca e tracciamento a infrarossi per la difesa contro i missili a volo radente sul mare, e i cavi in fibra ottica sostituirono i cavi in rame per migliorare la larghezza di banda e ridurre l'aumento di peso.  Per alimentare il maggiore carico di apparecchiature, i gruppi elettrogeni a turbina a gas AG9130 di servizio della nave furono sostituiti con i più recenti AG9140, aumentando la generazione di energia da 2.500 kW a 3.000 kW ciascuno. Furono inoltre introdotte nuove eliche di 5,5 m di diametro (18 piedi), in sostituzione dei modelli esistenti di 5,2 m di diametro (17 piedi) al fine di ridurre il consumo di carburante e la cavitazione.  Incorporando le lezioni apprese dagli attacchi alla USS Stark nel 1987 e alla USS Samuel B. Roberts nel 1988 , cinque paratie resistenti alle esplosioni furono incorporate nella nave per migliorare il contenimento dei danni. Il Flight III è stato progettato con diversi aggiornamenti da aggiungere sulle navi successive, tra cui nuovi array sonar laterali e trainati, turbine a gas con recupero di calore e interrefrigerazione e un sistema di controllo del tiro migliorato.
La prima Flight III avrebbe dovuto essere acquisita come ultima nave dell'anno fiscale (FY) 1994. Tuttavia, con la diminuzione delle tensioni nel corso del 1989 e del 1990, la necessità di una nave dalle prestazioni così elevate diminuì. La Flight III fu cancellata nel dicembre 1990 come misura di riduzione dei costi, con un risparmio di 75  milioni di dollari per nave.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TheNationalInterest, Naval-Technology, WIKIPEDIA, You Tube)