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Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.
Lo SNCASO SO-M2 è stato un velivolo sperimentale francese, costruito alla fine degli anni quaranta dalla Société nationale des constructions aéronautiques du sud-ouest (SNCASO). Il suo scopo principale era raccogliere dati aerodinamici sulle ali a freccia per lo sviluppo del futuro bombardiere strategico SNCASO SO-4000, del quale costituiva una copia in scala 1:2.
Caratteristiche principali e primati:
- Il primato: Fu il primo aereo francese a superare i 1000 km/h, raggiungendo tale velocità durante una picchiata.
- Primo volo: Avvenuto nell'aprile 1949, pilotato dal collaudatore Daniel Rastel.
- Propulsione: Era spinto da un singolo motore turbogetto britannico Rolls-Royce Derwent V.
- Configurazione: Presentava una particolare aerodinamica con ali a freccia e una configurazione insolita del carrello d'atterraggio (con stabilizzatori retrattili).
Il contesto del progetto
L'SNCASO SO-M2 faceva parte di un programma di sviluppo a tappe:
- SO-M1: Un aliante di prova non motorizzato, lanciato in quota da un bombardiere Heinkel He 274.
- SO-M2: Il modello in scala motorizzato (questo velivolo).
- SO-4000: Il bombardiere finale a grandezza naturale.
Nonostante il successo dei test dell'SO-M2, il bombardiere pesante finale SO-4000 si rivelò pesante, sottopotenziato ed effettuò un solo volo nel 1951 prima che l'intero programma venisse cancellato. Il team di progettisti guidato da Jean Charles Parot usò comunque l'esperienza accumulata per realizzare con successo il successivo SNCASO SO-4050 Vautour.
Sviluppo
Il processo di sviluppo che avrebbe dovuto condurre alla realizzazione del bombardiere SNCASO SO-4000 prevedeva, come stadio intermedio propedeutico ai fini della raccolta di dati ed informazioni utili ad un progetto tanto ambizioso, la costruzione di due velivoli in scala ridotta (in francese maquettes): il primo (identificato come Maquette 1, da cui SNCASO SO-M1) era un velivolo senza motore destinato ad eseguire prove di volo planando dopo essersi sganciato da un velivolo madre sul dorso del quale raggiungeva la quota utile per il lancio; il secondo (SNCASO SO-M2), sostanzialmente identico al primo, era invece un velivolo dotato di un proprio apparato propulsivo, costituito da un singolo turbogetto.
Realizzato in un singolo esemplare, venne portato in volo per la prima volta il 13 aprile 1949 dal pilota collaudatore Jacques Guignard. Il successivo 9 maggio, questa volta ai comandi di Daniel Rastel, lo SNCASO SO-M2 fu il primo aviogetto francese a superare la velocità di 1 000 km/h.
Dopo alcuni voli di prova giudicati positivamente malgrado la potenza disponibile non fosse considerata pienamente soddisfacente, nel mese di Aprile del 1951, il SO-M2 venne sottoposto ad alcune modifiche sostanziali tra le quali vi fu l'installazione di un motore più potente.
Lo SNCASO SO-M2 si rivelò un velivolo complessivamente utile ai fini sperimentali ed i suoi voli proseguirono nonostante l'abbandono del progetto dello SNCASO SO-4000, soprattutto al fine di sperimentare sistemi servocomandati.
Descrizione tecnica
Lo SNCASO SO-M2 era un monoplano ad ala media dalla struttura interamente metallica; aveva la fusoliera di sezione ovale, ala a freccia di 34°, carrello d'atterraggio di tipo biciclo (o monotraccia) con elemento posteriore costituito da tre ruote allineate. La propulsione era affidata al turbogetto di produzione britannica Rolls-Royce Derwent della versione 5; le prese d'aria per l'alimentazione erano disposte sui fianchi della fusoliera, all'altezza dell'abitacolo del pilota.
Nell'aprile del 1951 il SO-M2 venne sottoposto ad alcune considerevoli modifiche: vennero introdotti servocomandi agli equilibratori, incrementata la capacità dei serbatoi di carburante, installati all'estremità delle semiali ruotini di bilanciamento retrattili (in funzione equilibratrice del carrello nelle fasi di decollo ed atterraggio) e sostituito il motore con un Derwent della serie 8.
IL NOSTRO PENSIERO
Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà: altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, WIKIPEDIA, You Tube)










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