venerdì 7 agosto 2026

MARINA MILITARE ITALIANA 2027: Nave Quirinale (A5305) è la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.) della Marina Militare Italiana. Sviluppata e costruita da Fincantieri, l'unità è stata varata il 26 gennaio 2026 presso lo stabilimento di Riva Trigoso e ha completato con successo le sue prime prove in mare nel Golfo della Spezia nel luglio 2026.









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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Nave Quirinale (A5305) è la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (N.I.O.M.) della Marina Militare Italiana. Sviluppata e costruita da Fincantieri, l'unità è stata varata il 26 gennaio 2026 presso lo stabilimento di Riva Trigoso e ha completato con successo le sue prime prove in mare nel Golfo della Spezia nel luglio 2026. La sua consegna ufficiale ed entrata in servizio sono previste per il secondo semestre del 2027. 




Ruolo e Missione

La nave nasce dall'esigenza di sostituire la storica Nave Ammiraglio Magnaghi, giunta alla fine della sua vita operativa. La Quirinale opererà principalmente a supporto dell'Istituto Idrografico della Marina, conducendo attività duali che spaziano dalla sicurezza marittima militare alla ricerca scientifica pura. È progettata per effettuare mappature dei fondali e monitoraggi dell'ambiente marino sia in contesti oceanici sia in aree polari (artiche ed antartiche) con temperature fino a -16°C. 
Alla cerimonia hanno preso parte i Sottosegretari di Stato alla Difesa, l’Onorevole Matteo Perego di Cremnago e la Senatrice Isabella Rauti, e il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto.
Il progetto nasce dall’esigenza di dotare la Marina Militare di una piattaforma moderna in grado di sostituire “Nave Magnaghi”, giunta al termine della vita operativa, garantendo una capacità essenziale a tutela degli interessi nazionali e dello sviluppo sostenibile.
Il nome “Quirinale” richiama la caratura etica dell’impresa: la nave idro-oceanografica, dalla natura squisitamente duale, è pensata per coniugare esigenze operative e di sicurezza marittima con attività di ricerca e supporto alla conoscenza del dominio marittimo.
Progettata per operare anche in condizioni climatiche artiche non estreme, con temperature medie fino a -16°C, metterà a disposizione della Difesa un’ulteriore capacità strategica nelle attività idro-oceanografiche e scientifiche.
Con il varo di Nave “Quirinale”, la Difesa rafforza il proprio contributo al Paese come modello di ricerca, innovazione e cambiamento, sostenendo lo sviluppo tecnologico nazionale.

Caratteristiche Tecniche Principali

La Quirinale adotta soluzioni tecnologiche d'avanguardia per ridurre al minimo l'impatto ambientale e massimizzare l'efficacia degli strumenti di rilevamento sottomarino:
  • Lunghezza: Circa 110 metri;
  • Larghezza: Circa 19 metri;
  • Dislocamento: Circa 6.000 tonnellate;
  • Capacità di imbarco: Fino a 140 persone, suddivisibili tra equipaggio militare e personale scientifico;
  • Propulsione: Sistema integrato Full Electric a basse emissioni, che riduce le vibrazioni per non interferire con i sonar e i sistemi di campionamento idrografico;
  • Motto dell'unità: UNUM SIDUS ITALIA (Una sola stella, l’Italia); 
  • Distintivo ottico: A5305.

Nave Quirinale (distintivo ottico A5305), denominata anche NIOM (acronimo di Nave Idro Oceanografica Maggiore) è un'unità speciale ausiliaria della Marina militare italiana opportunamente progettata come nave idro oceanografica per contesti oceanici, artici ed antartici, in grado di coprire l'intera profondità oceanica mondiale media (3,794 m).

Entrerà in servizio nel 2027, sostituendo nave Magnaghi.[5] Il suo compito principale sarà quello di operare in supporto sia della comunità scientifica nazionale, nell'ambito delle attività svolte da enti di ricerca (quali l'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), sia dell'Organizzazione idrografica internazionale (IHO), nel quadro della cooperazione allo sviluppo internazionale.
Rispetto al Magnaghi, il Quirinale è concepito per operare prevalentemente in condizioni estreme e per contesti geopolitici molto ampi ed impegnativi, come l'Indopacifico e l'Artico; in quest'ultimo contesto si alternerà con l'Alliance. Il Quirinale è alle dipendenze del COMFLOTAUS e dell'Istituto idrografico della Marina.

Lo scorso 21 luglio, la futura unità idro-oceanografica maggiore della Marina Militare, nave QUIRINALE, ha brillantemente superato le prime prove in mare nel golfo della Spezia, che hanno coinvolto il personale della società Fincantieri, del Centro Allestimento nuove costruzioni navali della M.M., dell’Ufficio Tecnico Territoriale di Genova e, infine, i membri della Commissione di verifica di conformità e accettazione della nave.

Lunga circa 110 metri e con un dislocamento di circa 6.000 tonnellate, nave “QUIRINALE” potrà imbarcare fino a 140 persone tra equipaggio e personale scientifico ed è dotata di un sistema di propulsione elettrico a basse emissioni in atmosfera, idoneo alla navigazione in aree ambientalmente sensibili. 
Progettata per operare anche in condizioni climatiche estreme, fino a temperature di -16°C, l’unità dispone di strumentazioni scientifiche avanzate per rilievi idrografici, oceanografici e geofisici, ed è equipaggiata con un veicolo subacqueo autonomo (AUV) e uno di superficie (USV). 
La dotazione tecnica comprende inoltre sistemi di sollevamento dedicati alle operazioni scientifiche e un sistema di posizionamento dinamico in mare del tipo DP2, che garantisce elevata precisione di navigazione e mantenimento della posizione a supporto delle le attività idro-oceanografiche. 
La costruzione è parte del piano pluriennale di ammodernamento della flotta della Marina Militare volto a sostituire le unità navali che hanno raggiunto il termine della loro vita operativa. Nello specifico nave “QUIRINALE” sostituirà a breve nave “Ammiraglio MAGNAGHI”, rafforzando in modo significativo le capacità nazionale nei settori della idrografia, della oceanografia e della ricerca scientifica applicata allo studio dei fondali marini. Il lungo processo di accettazione porterà l’Unità alla consegna alla marina militare, prevista nel secondo semestre del 2027. 








IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Marina.Difesa, WIKIPEDIA, You Tube)














 

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