domenica 30 agosto 2026

Tentara Nasional Indonesia Angkatan Laut: l'ex portaerei della Marina Militare Italiana C-551 Giuseppe Garibaldi, partita dall'Italia è diretta in Indonesia e diventerà la KRI Gajah Mada; secondo l'ammiraglio Ali, la nave dovrebbe raggiungere l'Indonesia tra il 15 e il 20 settembre 2026.










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.














Tentara Nasional Indonesia Angkatan Laut

La Tentara Nasional Indonesia Angkatan Laut, abbreviata in TNI-AL e conosciuta anche internazionalmente con la designazione in lingua inglese Indonesian Navy, è la marina militare dell'Indonesia e parte integrante, assieme alla Tentara Nasional Indonesia Angkatan Udara (aeronautica militare) e Tentara Nasional Indonesia Angkatan Darat (esercito), delle forze armate indonesiane.

Il ruolo della Marina militare indonesiana è di pattugliare l'immensa linea costiera dell'Indonesia, assicurare la sicurezza delle acque territoriali e della Zona Economica Esclusiva (ZEE), per proteggere gli interessi marittimi strategici del paese e delle isole circostanti e difendere il paese dalle minacce marittime. La TNI AL è la più grande marina nel Sud-est asiatico, ed il suo obiettivo è attualmente di diventare la forza navale più avanzata tecnologicamente dell'area.
Tutte le navi della marina indonesiana hanno il prefisso KRI (in Indonesiano, Kapal Perang Republik Indonesia), che significa Nave della Repubblica di Indonesia. La marina ha attualmente 74.000 effettivi attivi e più di 150 mezzi navali compresi sottomarini d'attacco.






L'Indonesia sta per entrare a far parte del ristretto ma insolito club delle portaerei del Sud-est asiatico.

L'Indonesia sta per diventare il secondo Paese del Sud-est asiatico a gestire una portaerei, quasi trent'anni dopo che la Thailandia fu la prima con la HTMS Chakri Naruebet. L'ultima arrivata nel piccolo club delle portaerei della regione è l'ex portaerei della Marina Militare Italiana Giuseppe Garibaldi, partita dall'Italia di recente e diretta in Indonesia, dove diventerà la KRI Gajah Mada. Il Capo di Stato Maggiore della Marina indonesiana, l'ammiraglio Muhammad Ali, ha confermato la partenza della nave.
Si prevede che la Garibaldi impiegherà più di 20 giorni per il viaggio dall'Italia all'Indonesia, attraversando il Canale di Suez e il Mar Rosso. Fregate italiane scortano la portaerei durante la traversata.

Secondo l'ammiraglio Ali, la nave dovrebbe raggiungere l'Indonesia tra il 15 e il 20 settembre 2026.

La portaerei manterrà la sua identità italiana per tutta la durata del viaggio, navigando con il nome di Giuseppe Garibaldi sotto bandiera italiana fino al trasferimento formale, quando verrà rinominata e posta sotto il comando indonesiano.
Entrata in servizio nel 1985, la Garibaldi fu inizialmente descritta come "incrociatore portaelicotteri" prima di essere riclassificata come incrociatore portaerei nel 1989 e di ricevere i jet a decollo verticale AV-8B Harrier II della Marina Militare Italiana. La nave servì successivamente come ammiraglia della Marina Italiana e in seguito fu impiegata in operazioni anfibie e compiti di comando e controllo dopo l'entrata in servizio della più grande Cavour.





Con un dislocamento a pieno carico di circa 13.850 tonnellate, il C-551 Garibaldi combinava una capacità aerea relativamente compatta con un armamento multiruolo e una dotazione di sensori, almeno nel suo primo periodo di servizio. Il suo armamento comprendeva storicamente due lanciatori ottupli per missili superficie-aria Sea Sparrow/Aspide, quattro missili antinave Otomat Mk 2 , due tubi lanciasiluri tripli e tre cannoni binati Oto Melara da 40 mm.



L'unità, progettata per operazioni antinave, antiaeree e ASW e per assolvere funzioni di comando e di controllo di operazioni da parte di forze complesse, dispone di una componente aerea che può, alternativamente, essere composta fino ad un massimo di 12 aerei STOVL AV-8B Harrier II più 6 elicotteri per un totale di 18 aeromobili (12 in Hangar e 6 sul ponte di volo) oppure 18 elicotteri Agusta SH-3D. Lo scafo è suddiviso in 13 compartimenti stagni da paratie verticali, mentre è suddiviso in sei ponti in senso longitudinale. Particolare cura è stata posta, in fase progettuale, allo studio della carena, sottoposta a numerose prove presso l'INSEAN (Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura navale) di Roma che, su richiesta dell'Italcantieri, ha predisposto un bacino per le prove in condizioni di mare agitato e per lo studio dei fenomeni di cavitazione, mentre nel lago di Nemi sono state effettuate le prove di manovrabilità su un modello della nave di 8,57 metri. Lo scafo è dotato di normali alette anti-rollio, mentre con una velocità di navigazione superiore ai 18 nodi, due coppie di pinne retrattili, a comando elettro-idraulico, consentono una riduzione del rollio da 30° a 3°; e in funzione di riequilibrio dei carichi, in seguito a spostamenti di elicotteri o aerei, il servizio di bilanciamento trasversale viene assicurato da 2 casse di compensazione attive, poste in zona maestra, che sono riempite e svuotate mediante immissione od espulsione di acqua travasata da due elettropompe.
Il ponte di volo, dalla caratteristica struttura disassata rispetto all'asse longitudinale della nave, è dotato di un trampolino di lancio (ski-jump) inclinato di 6° 5', è lungo 174 e largo 30 metri ed è provvisto di una passerella laterale per il movimento del personale e per la sistemazione di attrezzature accessorie quali punti rifornimento carburanti, prese di energia e servizi antincendi. Tale passerella è posizionata circa un metro al di sotto del ponte di volo. e l'aumento di quota della prora, in seguito alla decisione di adottare lo ski-jump, ha consentito il miglioramento della stabilità della nave in condizioni di mare agitato.
All'equipaggio che con il personale del comando complesso sfiora i 600 componenti, vanno aggiunti 230 del personale del gruppo aereo. L'hangar per ospitare la componente imbarcata è situato al di sotto del ponte di volo; esso misura 108×15×6 metri, è diviso in tre sezioni da due pareti taglia-fiamma ed è dotato di due elevatori da 18×10 m della portata di 18 tonnellate della Navalimpianti, posti rispettivamente a prua ed a poppa della sovrastruttura (detta isola) e praticamente in asse con la sovrastruttura, che a sua volta è raggruppata intorno all'unico fumaiolo, in cui vengono convogliati i gas di scarico dei due gruppi propulsori, dei generatori diesel e delle calderine ausiliarie. L'isola, posizionata sul lato di dritta è lunga circa 60 metri ed ospita la plancia di comando, i locali operativi, e i gli alberi che sostengono gran parte delle numerose apparecchiature elettroniche. Inizialmente era previsto un secondo ponte continuo al di sotto del ponte di volo, ma considerazioni riguardanti la stabilità della nave hanno indotto a preferire la soluzione alla fine adottata, con l'inconveniente che l'hangar, con i due elevatori collocati a proravia e poppavia dell'isola, blocca le comunicazioni tra i due lati dell'unità, possibili solo al di fuori della zona occupata dall'aviorimessa; sotto il ponte di volo si contano altri sei ponti.
La nave è dotata di impianto di condizionamento, usabile in assetto NBC, dotato di 6 elettro-compressori centrifughi posti a coppia su tre stazioni di condizionamento della ditta Termomeccanica con potenza complessiva di 3.000.000 fr/h, per il periodo estivo, e di due scambiatori di calore da 700.000 Cal/h, per il riscaldamento invernale.
Gli impianti di produzione dell'acqua dolce calda e fredda da distribuire in 6 casse di acqua (quattro a prora e due a poppa), erano inizialmente costituiti da due evaporatori ScamFlash della Ditta SCAM di Milano da 120 tonnellate al giorno ciascuno. Gli impianti sono stati sostituiti durante la sosta lavori del 2002/2004 con quattro impianti di dissalazione ad osmosi inversa della Ditta ROCHEM-MARINE posti a coppia nei locali apparato motore. Per il servizio acqua calda per il condizionamento caldo, provvedono due boiler misto elettrico-vapore il cui funzionamento è assicurato dal vapore a 105 °C prodotto da quattro calderine ausiliarie Bono (poste a due a due nei locali apparato motore ma poi sostituite nel 2014 con altrettanti impianti a pompa di calore) oltre che con scaldiglie elettriche (possono essere alimentati alternativamente o contemporaneamente sia con vapore che elettrico in caso di onerosa richiesta e/o quando l'Unità è in mare con il massimo degli effettivi).

Propulsione

L'apparato di propulsione è del tipo COGAG, con quattro turbine a gas LM 2500 costruite dalla Fiat Avio su licenza della General Electric, ciascuna delle quali sviluppa una potenza di 25000 CV, ma che vengono impiegate ciascuna per una potenza di poco più 20000 CV), allo scopo di permettere una lunga vita operativa, fornendo così una potenza, a regime, di 82000 hp (60 MW) alle due linee assi dotate di eliche a cinque pale fisse che, in marcia avanti, girano verso l'interno (sovra-convergenti) e consentono una velocità massima di 30 nodi, con una velocità di rotazione delle eliche, la più bassa al momento realizzata.
La nave ha un'autonomia di circa 7000 miglia (13000 km) ad una velocità media di 20 nodi. Le quattro turbine a gas sono accoppiate a due a due agli assi tramite riduttori/invertitori Vulcan/Tosi. La configurazione dell'apparato propulsivo permette la navigazione con una sola linea d'assi, azionata da una o due turbine a gas oppure con due linee d'assi, che possono essere azionate da due o quattro turbine. L'apparato di propulsione è suddiviso in due gruppi distanziati da altri due compartimenti stagni, in modo da garantire la sopravvivenza dell'unità e la sua governabilità anche con tre compartimenti attigui allagati. Le turbine aspirano aria da condotte in acciaio inox, indipendenti da ciascuna macchina, presenti sulle due murate, ad un'altezza compresa fra il 1º corridoio ed il ponte di volo, e munite di filtri deumidificatori altair, silenziatori e di dispositivi antighiaccio. I gas di scarico vengono eliminati tramite condotte, che confluiscono nell'unico fumaiolo, mentre la presenza di dispositivi per abbattere la temperatura dei gas provvede a diminuire l'emissione nell'infrarosso.
L'apparato motore è dotato di centrale di Automazione S.E.P.A. 7614 la cui consolle principale di comando e controllo è sistemata in COP (Centrale Operativa di Piattaforma) dove vengono effettuate tutte le operazioni richieste dalla plancia, e due C.A.M. ausiliarie (Condotta in Apparato Motore) per la condotta in degradato delle turbine a gas, poste nei locali centrale elettrica di prora e di poppa.
La linea di trasmissione sinistra dell'apparato motore, è costituita dalle due turbine a gas poste nel locale più vicino alla prora, ed è diretta in quanto l'elica di sinistra gira nello stesso verso di quello delle turbine, mentre la linea di trasmissione di destra, costituita dalle due turbine a gas poste nel locale più vicino alla poppa, è inversa, poiché l'elica di dritta gira in senso contrario rispetto a quello delle turbine e l'inversione viene ottenuta ruotando di 180° tutta la sistemazione dell'apparato motore, in maniera che l'innesto con la linea d'asse avvenga al contrario.
Alla produzione di energia elettrica utile a tutti i servizi di bordo compreso l'apparato di propulsione, provvedono sei gruppi elettrogeni (di cui due utilizzabili in emergenza, ma di fatto utilizzati normalmente) dotati di motori diesel veloci primi della Grandi Motori Trieste tipo B230/12 sovralimentati che trascinano altrettanti Alternatori Sincroni trifase della Ditta Ansaldo-Elettrital da 440 V e 1560 kW massimi erogabili avviabili sia da locale, sia dalle 4 centrali elettriche (di cui 2 fuori apparato motore) che dalla C.O.P. dove si trova il cervello del sistema integrato SACIE per la condotta dell'impianto elettrico dell'unità con i suoi terminali per la condotta in degradato nelle centrali elettriche già menzionate; due sono sistemati nei locali dell'apparato motore di prora e due a quello di poppa. I diesel installati nei locali apparato motore sono chiusi separatamente in moduli insonorizzati anti-acustici, allo scopo di ridurre il rumore emesso durante il funzionamento, e dotati di impianti antincendio interni. I due gruppi di emergenza sono collocati il locali separati "fuori apparato motore" e posti uno a prora e uno a poppa sul lato sinistro dell'Unità, posti sul ponte di sicurezza e aventi gli scarichi a sinistra del ponte di volo.

Armamento

Per la difesa aerea a medio raggio la nave è dotata di due lanciamissili brandeggiabili a otto celle Selenia "Albatros", posti sulle tughe prodiera e poppiera dell'isola e dotati di barriera di dispersione dei gas di scarico a protezione del ponte di volo, ciascuno dei quali dispone di otto missili pronti al lancio e sedici di riserva per un totale di quarantotto missili Aspide.
Per la difesa antiaerea ravvicinata sono presenti tre torrette binate dotate di cannoni leggeri Breda da 40mm/70 integrate nel Sistema di difesa di punto Dardo; le tre torrette, con una cadenza di fuoco di 300 colpi/minuto (ed una portata di 4km contro missili e bersagli aerei e di 12km contro bersagli di superficie) sono collocate in modo da garantire una visuale ottica a 360°, con due torrette posizionate sulle fiancate laterali ed una a poppa estrema.
Per la difesa antisommergibile la nave dispone di due lanciasiluri tripli del tipo ILAS-3 da 324 mm, simili al tipo MK 32 americano, armati con siluri leggeri Mk 46 e A-244. Gli stessi siluri leggeri equipaggiano anche gli elicotteri ASW di bordo.
Sul cielo della parte poppiera dell'isola vi erano due lanciarazzi Breda SCLAR da 105 mm, montati su affusto, per venti razzi illuminanti o per il lancio di chaff, flares e per il jamming, che sono stati riposizionati dopo i lavori di ammodernamento del 2003.
In origine era installato anche un sistema missilistico teleguidato antinave basato su quattro lanciamissili OTOMAT, posizionati lateralmente ad estrema poppa, con possibilità d'impiegare un totale di otto contenitori sovrapposti a coppie per la versione Mk-2 con ali ripiegabili, sbarcati nel 2003 per consentire un allargamento del ponte di volo.

Elettronica di bordo

Il centro vitale dell'unità è la COC (Centrale Operativa di Combattimento) che scandisce e regola tutte le sue attività della nave e dalla quale vengono dirette le attività della nave sia durante le esercitazioni sia durante le reali attività di crisi; il locale della Centrale Operativa di combattimento trova la sua ubicazione dietro la Plancia di Comando e ospita il sistema Selenia IPN 20 cui è affidato il compito di raccogliere i dati dai vari sensori e dai sistemi di comunicazione, che fa parte del SADOC-3 (Sistema Automatizzato per la Direzione delle Operazioni di Combattimento) che ha il compito di ricevere ed elaborare le informazioni di tutti i sensori di bordo, fornendo informazioni, istante per istante, della situazione riscontrata tramite processi di trasformazione delle informazioni da analogico a digitale, attivando i sistemi difensivi in maniera selettiva in funzione del tipo di minaccia riscontrata, controllando e guidando i dispositivi di offesa verso il bersaglio. Lungo le pareti della COC sono presenti dieci consolle verticali SOC (Single Operator Consolle) del sistema integrato di elaborazione e presentazione dati Selenia IPN-20: con il compito di discriminare e seguire una sola attività prescelta; al centro due consolle multiple (Multiple Operators Consolle), che possono seguire tutte le attività in maniera da visualizzare la situazione tattica complessiva, ed infine una consolle orizzontale con un grande display. Il Sistema Automatizzato per la Direzione delle Operazioni di Combattimento, che era stato introdotto a bordo delle unità della classe Audace con il SADOC 1 con capacità di solo Comando, ha subìto nel tempo, grazie al progredire della tecnologia nei campi dell'elettronica e dell'informatica, ampliando le capacità con compiti di Comando e Controllo (C2), di Comando, Controllo e Comunicazioni (C3) e nell'ultima evoluzione, C4I, con compiti di Comando, Controllo, Comunicazione, Computer ed Informazione. Il processo automatizzato dello scambio di dati ed informazioni in tempo reale è stato inizialmente assicurato dal sistema di comunicazioni Elmer con il Link 11 HF e UHF Link 14 e le predisposizioni per il Link 16 implementato dopo i lavori a cui l'unità è stata sottoposta nel 2003.
Alla ricerca aerea a lungo raggio provvede il radar tridimensionale Hughes AN/SPS-52C in banda E che ha ben 400km di portata ed opera in associazione con il radar bidimensionale di scoperta aerea a lunga distanza Selenia MM/SPS-768 (RAN-3L) che opera in banda D, con una portata di 200km, dotato di secondario IFF associato Mk. XII. Il radar bidimensionale Selenia SPS-774 (RAN-10S) che ha una portata di 150km provvede alla ricerca aerea a media distanza e bassa quota ed è dotato di secondario IFF associato Mk. XIII. Il radar di scoperta di superficie S.M.A. MM/SPS-702 in banda I, installato su una mensola dell'albero di prora, ha anche compiti di scoperta di bersagli aerei a basse quote ed è associato all'interrogatore MM/UPC-718 (per il riconoscimento di velivoli amici dotati di trasponditore MM/UPC-719) ed all'antenna in banda G/H per la teleguida dei missili Teseo. All'inizio degli anni novanta l'unità è stata dotata di un radar MM/SPS-702 CORA, la cui antenna, racchiusa in un radome di dimensioni più ridotte, rispetto a quello imbarcato delle fregate della classe Lupo, posizionato sul vertice di dritta della plancia di comando. Il radar di navigazione MM/SPN-749 della GEM Elettronica opera in banda I con una potenza di picco di 20 kW, con due antenne separate sistemate lungo l'asse longitudinale dell'unità, con quella “master” installata in testa alla plancia di comando e quella “slave” in testa alla plancia poppiera. Inizialmente sull'unità era previsto l'imbarco di un radar di navigazione SMA MM/SPS-703, la cui antenna sarebbe dovuta essere poggiata su una mensola, tuttora esistente, posizionata sull'albero di prora, al di sotto di quella utilizzata per l'antenna del radar MM/SPS-702, ma è stato preferito il sistema MM/SPN-749 della GEM Elettronica, che prevedeva l'impiego di due antenne, sistemate ciascuna di esse nella zona prodiera e poppiera dell'isola. Al sistema Albatross/Aspide sono asservite tre direzioni di tiro SPG-75 con radar Selenia RTN-30X Orion e centralina Elsag NA-30B Argo con due apparati collocati sul cielo della plancia di comando ed il terzo a poppavia del fumaiolo. Ai tre CIWS Dardo sono asservite tre direzioni di tiro SPG-74 con radar Selenia RTN-20X e centralina Elsag NA-20 i cui apparati sono collocati nelle immediate vicinanze di ciascun impianto.
All'assistenza del decollo ed appontaggio di velivoli provvede il Tacan Face Standard URN-25 cui sono affidati anche compiti di radio assistenza per procedure IFR di volo.
Per le operazioni di guerra elettronica l'unità è dotata dal sistema integrato ESM/ECM Elettronica MM/SLQ-32 Nettuno, i cui elementi operano sia in funzione ECM (Electronic Counter Measures) attiva per disturbare ed ingannare i radar avversari ed i sistemi di guida dei missili nemici, sia in funzione ESM (Electronic Support Measures) passiva, per la localizzazione e l'analisi delle emissioni di apparecchiature elettroniche ritenute non amiche.
La protezione elettronica antisiluro è affidata al sistema AN/SLQ-25 Nixie, usato da molte marine NATO. Il sistema AN/SLQ-25 è dotato di una fonte di inganni (o civette) antisiluro mediante un apparato filabile in mare, che emette segnali di disturbo, come il rumore di un'elica o del motore per ingannare e deviare i siluri in arrivo. Una versione più moderna del sistema AN/SLQ-25, denominata AN/SLQ-25B, è dotata di sensori in grado anche di individuare e localizzare sommergibili e siluri in arrivo.
La dotazioni dei sensori è completata dal sonar a bassa frequenza, inizialmente il Raytheon DE 1160LF montato a scafo, successivamente aggiornato alla versione DMSS-2000 dopo i lavori di ammodernamenti del 2003.

L'Indonesia sta acquisendo la nave tramite un accordo di sovvenzione intergovernativa, anziché acquistarla attraverso una transazione commerciale convenzionale.

Nonostante abbia trascorso quasi quarant'anni al servizio dell'Italia, la nave offre una notevole flessibilità, combinando un'ampia struttura per l'aviazione con la capacità di fungere da piattaforma di comando e supporto.
Giacarta afferma di voler utilizzare la nave principalmente come piattaforma aerea per elicotteri, con velivoli della Marina, dell'Aeronautica e dell'Esercito indonesiani che opereranno dal suo ponte.
In vista dell'arrivo della nave, i preparativi hanno incluso l'allestimento di un centro di addestramento presso la base aerea navale/aeroporto internazionale di Juanda a Sidoarjo, Giava Orientale. Qui, la sagoma di un ponte di volo di una portaerei è stata dipinta su un'area di piazzale/eliporto sul lato sud dell'installazione, per familiarizzare i piloti della Marina e gli equipaggi di coperta con le procedure del ponte di volo di una portaerei.
L'esperienza della Thailandia fornisce un utile contesto in questo contesto. Quando la Chakri Naruebet entrò in servizio nel 1997, era configurata per operare con gli AV-8 Harrier e con gli elicotteri. Gli Harrier furono successivamente ritirati, consentendo alla nave di svolgere una gamma molto più ampia di ruoli, tra cui operazioni con elicotteri, interventi in caso di calamità, addestramento e trasporto di personalità di alto profilo. 

Una volta entrata in servizio, l'Indonesia utilizzerà probabilmente la Gajah Mada come base aerea mobile. 

Ciò consentirà agli elicotteri di fornire servizi di trasporto, sorveglianza, logistica, ricerca e soccorso, assistenza in caso di calamità e potenzialmente capacità di guerra antisommergibile e supporto anfibio su distanze molto maggiori rispetto a quanto possibile operando da basi terrestri, e in numero molto superiore rispetto a quanto avviene con altre navi della Marina indonesiana.
La potenziale serie di missioni è particolarmente rilevante per l'Indonesia, il cui territorio si estende su migliaia di isole.
Occupando una posizione strategica all'estremità meridionale del  Mar Cinese Meridionale, l'Indonesia è anche coinvolta in una disputa marittima con la Cina, che include  incidenti  in cui pescherecci cinesi, accompagnati da navi della Guardia Costiera cinese, sono entrati nella zona economica esclusiva indonesiana nel Mar Cinese Meridionale. La situazione di tensione con la Cina sembra aver alimentato una vera e propria corsa alla  spesa per la difesa in Indonesia, con acquisizioni di alto profilo tra cui caccia Rafale e sottomarini di fabbricazione francese.

Nel frattempo, anche in tempo di pace, la risposta alle calamità naturali rappresenta una considerazione importante per l'Indonesia. 

La Gajah Mada sarà in grado di trasportare elicotteri, personale, rifornimenti e capacità di comando e controllo nelle aree in cui le infrastrutture locali sono state danneggiate o dove l'accesso è altrimenti difficoltoso.
È probabile che la nave partecipi anche a missioni di sicurezza marittima e a dispiegamenti regionali, comprese esercitazioni di addestramento multinazionali.
Esiste la possibilità che l'Indonesia adatti la nave da guerra anche per le operazioni con i droni, un'opzione già proposta in passato dal cantiere navale italiano Fincantieri. Sebbene l'Indonesia non abbia annunciato tale capacità come parte della configurazione iniziale della nave, ha acquisito i droni Bayraktar TB3 di fabbricazione turca, che hanno già dimostrato di essere operativi dai ponti delle portaerei.
Oltre alla nave turca Anadolu, evolutasi in una piattaforma per l'impiego di droni dopo che la Turchia ha perso l'accesso al programma F-35B, anche altre marine militari stanno sperimentando l'integrazione di velivoli senza equipaggio su navi di dimensioni simili a portaelicotteri, riflettendo una più ampia tendenza all'utilizzo di ampi ponti di volo per l'aviazione mista, con e senza equipaggio. Questa tendenza include anche esperimenti con droni ad ala fissa su navi d'assalto anfibie, tra cui quelle di Cina e Stati Uniti.

Per l'Indonesia, una futura combinazione di elicotteri e droni potrebbe fornire alla Gajah Mada capacità di sorveglianza continua e potenzialmente di attacco, senza che il paese debba sviluppare un'ala aerea imbarcata convenzionale con aerei ad ala fissa.

La misura in cui l'Indonesia sfrutterà effettivamente le sue capacità dipenderà dalla sua capacità di mantenere la nave e di costruire le infrastrutture e le competenze aeronautiche associate.
La Marina indonesiana sta costruendo la futura base della nave da guerra a Lampung, sulla punta meridionale dell'isola indonesiana di Sumatra. Si prevede che la struttura sarà completata all'incirca in concomitanza con l'arrivo della nave e che sarà operativa entro la fine di settembre.

La trasformazione ufficiale della nave in nave da guerra indonesiana è prevista per il 25 settembre 2026. 

In quella data si terranno la cerimonia di messa in servizio e di cambio bandiera, alla quale dovrebbe partecipare e presenziare il presidente Prabowo Subianto.
A quel punto, la portaerei si chiamerà KRI Gajah Mada, prendendo il nome dal famoso comandante militare e statista dell'epoca Majapahit.
La Marina indonesiana prevede di includere la nave nelle celebrazioni per l'81° anniversario delle Forze di Difesa Nazionali Indonesiane (TNI), che si terranno in ottobre.
L'esperienza della Thailandia con la Chakri Naruebet, che solo molto raramente prende il mare per periodi prolungati, sottolinea come l'acquisto di una portaerei sia la parte relativamente semplice. Creare una capacità di aviazione imbarcata sostenibile attorno ad essa è molto più impegnativo.

Tuttavia, la Gajah Mada offre a Giacarta qualcosa che non aveva mai posseduto prima: una grande piattaforma dedicata all'aviazione marittima, in grado di trasportare elicotteri di diverse forze armate. Pertanto, potrebbe rivelarsi utile in un'ampia gamma di missioni.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)



































 

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