Forza marittima di autodifesa - 海上自衛隊 - romaji Kaijō Jieitai
La Forza marittima di autodifesa (in Shinjitai: 海上自衛隊 - romaji Kaijō Jieitai), anche nota internazionalmente con la sigla inglese JMSDF (Japan Maritime Self-Defense Force) è la componente navale delle Forze di autodifesa nipponiche, e ha il compito della difesa delle acque territoriali e delle comunicazioni navali del Giappone.
LA SCELTA VERSO IL NUCLEARE DELLA JMSDF
Le capacità navali del Giappone si stanno evolvendo rapidamente di fronte alle crescenti minacce, così come le sue esigenze in ambito sottomarino.
Il Giappone ha di recente dichiarato di non escludere la possibilità di acquisire sottomarini a propulsione nucleare, un cambiamento potenzialmente epocale per un Paese la cui flotta sottomarina si è storicamente basata esclusivamente sulla propulsione convenzionale. Il Ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha confermato di recente che Tokyo non esclude i sottomarini a propulsione nucleare, considerando le future esigenze della Forza di autodifesa marittima giapponese (JMSDF): ad oggi il Giappone non esclude più ufficialmente lo sviluppo o l'acquisizione di sottomarini d'attacco a propulsione nucleare (SSN). A settembre 2026, il Ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha confermato che l'opzione rimarrà sul tavolo durante la revisione dei tre documenti chiave sulla sicurezza nazionale prevista entro la fine dell'anno. Questa apertura rappresenta una svolta storica che rompe i tabù pacifisti e nucleari del secondo dopoguerra.
LA SCELTA VERSO IL NUCLEARE E LE PROSPETTIVE FUTURE DELLA MARINA MILITARE ITALIANA
Come per la Marina del Sol Levante, anche la Marina Militare Italiana non possiede attualmente sottomarini a propulsione nucleare, ma la sua strategia e la cooperazione industriale nazionale stanno vivendo una storica svolta atomica. Tutti i battelli attualmente operativi o in costruzione appartengono a classi a propulsione convenzionale diesel-elettrica (con sistemi AIP a celle a combustibile e batterie al litio).
Tuttavia, l'interesse per la propulsione nucleare navale è tornato concretamente al centro dell'agenda della Difesa italiana.
Dopo aver abbandonato negli anni '60 il progetto della Classe Marconi (un sottomarino d'attacco nucleare mai completato per motivi politici e strategici), l'Italia ha riaperto ufficialmente i dossier sulla propulsione atomica:
- Il Progetto Minerva: È uno studio di fattibilità promosso dal Ministero della Difesa (attraverso la direzione degli armamenti navali Navarm) con un budget iniziale dedicato. Il piano punta alla "marinizzazione" di piccoli reattori nucleari modulari compatte (SMR - Small Modular Reactors) di terza generazione avanzata o quarta generazione.
- La consultazione di mercato: La Marina ha avviato consultazioni per valutare l'integrazione di questi micro-reattori sulle sue future grandi unità. Gli studi prendono come riferimento non solo le grandi navi di superficie (come l'ipotesi di una futura portaerei o l'unita LHD Trieste), ma valutano anche l'applicabilità sui sottomarini del futuro.
- I partner industriali: Il progetto vede in prima linea colossi nazionali come Fincantieri (che ha inserito lo sviluppo del settore underwater e del nucleare nel suo piano industriale strategico) e Ansaldo Nucleare, insieme a collaborazioni internazionali con startup come newcleo.
L'attuale dotazione della Marina Militare Italiana si basa su 8 sottomarini interamente convenzionali. Per colmare il divario di prestazioni con i sottomarini nucleari in termini di autonomia, l'Italia sta schierando tecnologie all'avanguardia:
- Classe Todaro (U212A): 4 battelli dotati di propulsione AIP (Air Independent Propulsion) a celle a combustibile a idrogeno e ossigeno, che permettono di rimanere immersi per settimane senza bisogno di risalire in superficie a ricaricare le batterie tramite lo snorkel.
- Classe U212 NFS (Near Future Submarine): Un programma di 4 nuove unità di ultima generazione, interamente gestito da Fincantieri come autorità di design. Questi sottomarini utilizzeranno un sistema di batterie agli ioni di litio combinato con l'AIP. Questo pacchetto tecnologico garantisce una silenziosità estrema e un'autonomia subacquea talmente prolungata da avvicinarsi sensibilmente ai profili operativi tipici di un sottomarino nucleare, pur operando in modo convenzionale.
Sebbene la transizione verso un sottomarino d'attacco puramente nucleare richieda decenni di sviluppo tecnologico, normativo e infrastrutturale (oltre alla creazione di una dottrina logistica e di sicurezza per le basi navali), gli studi attuali pongono le basi per i programmi subacquei successivi agli U212 NFS, guardando ai decenni 2040-2050.
GLI ORIENTAMENTI DEL GIAPPONE
La spinta verso i sottomarini nucleari da parte della dirigenza del Giappone nasce dal deterioramento della sicurezza regionale e dalla necessità di contrastare l'espansionismo militare e l’assertività di Cina, Russia e Corea del Nord.
Sebbene la Marina giapponese possieda già una flotta avanzata di sottomarini convenzionali diesel-elettrici (classi Oyashio, Sōryū e i recenti Taigei con batterie agli ioni di litio), i limiti di autonomia e velocità dei motori convenzionali rischiano di non essere più sufficienti.
I vantaggi strategici individuati dal Ministero della Difesa giapponese includono:
- Autonomia illimitata: Capacità di navigare in immersione profonda per mesi senza dover riemergere o utilizzare lo snorkel per ricaricare le batterie.
- Velocità elevata: Rapidità negli spostamenti transoceanici per coprire i punti di passaggio marittimi strategici.
- Capacità di contrattacco: Maggiore potenza energetica per supportare sensori complessi e sistemi di lancio verticale (VLS) per missili ipersonici e da crociera a lungo raggio stabiliti per il budget del 2027.
- Interoperabilità alleata: Potenziale integrazione industriale e militare nell'ecosistema dei sottomarini dell'alleanza AUKUS insieme a Stati Uniti, Regno Unito e Australia.
LA SFIDA DA SUPERARE CON DETERMINATA GRADUALITA’
Il passaggio alla tecnologia nucleare sottomarina non sarà immediato e gli analisti prevedono che il primo battello operativo non sarà pronto prima della metà o della fine degli anni 2030. Tokyo deve affrontare ostacoli complessi:
- Vincoli legali: La legge fondamentale giapponese sull'energia atomica (Atomic Energy Basic Act) limita l'uso del nucleare a scopi strettamente pacifici.
- Costi finanziari: La progettazione di reattori navali e la costruzione di infrastrutture dedicate avranno costi diverse volte superiori rispetto ai sottomarini convenzionali.
- Mancanza di know-how: Il Giappone non dispone attualmente di cantieri navali certificati per il nucleare, di filiere per la gestione del combustibile o di programmi per l'addestramento degli equipaggi all'uso di reattori.
- Condivisione tecnologica: Sarà fondamentale stringere accordi di co-sviluppo con partner come gli Stati Uniti, storicamente riluttanti a cedere tecnologie nucleari al di fuori del programma SSN-AUKUS.
Qualora il Giappone decidesse di dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare, entrerebbe a far parte di un ristretto gruppo di nazioni: Cina, Francia, India, Russia, Regno Unito e Stati Uniti sono attualmente gli unici paesi ad avere sottomarini a propulsione nucleare in servizio attivo. Il Brasile sta già lavorando per unirsi al gruppo, mentre i progetti di sottomarini a propulsione nucleare di Australia e Corea del Sud sono a più lungo termine.
La flotta sottomarina giapponese è già considerata tra le più efficienti a propulsione convenzionale AIP ed è all'avanguardia nelle tecnologie di propulsione navale avanzate. Tuttavia, anche con questa considerevole competenza, sviluppare e mantenere una capacità di propulsione nucleare rappresenterebbe una sfida enorme, che richiederebbe competenze e infrastrutture ben superiori a quelle necessarie per costruire gli attuali sottomarini a propulsione convenzionale del Giappone.
UNA SIGNIFICATIVA EVOLUZIONE NELLE ISTITUZIONI GIAPPONESI
Le dichiarazioni di Koizumi non rappresentano una decisione di acquisire sottomarini a propulsione nucleare, né indicano che il Giappone abbia avviato un programma di approvvigionamento. Segnano, tuttavia, una significativa evoluzione nel dibattito pubblico del paese sulla propulsione dei sottomarini e indicano una crescente disponibilità, all'interno delle istituzioni della difesa giapponesi, a prendere in considerazione capacità che in precedenza erano in gran parte escluse dalla pianificazione della difesa.
Come sopra evidenziato, attualmente, il Giappone possiede una delle flotte di sottomarini convenzionali più efficienti al mondo, incentrata su unità diesel-elettriche sempre più sofisticate, dotate di propulsione indipendente dall'aria e batterie agli ioni di litio di ultima generazione. Questi sottomarini sono particolarmente adatti alle operazioni intorno al Giappone e nelle acque circostanti. La JMSDF (Forza di autodifesa marittima giapponese) attualmente gestisce 22 sottomarini a propulsione convenzionale, mantenendo la struttura della forza stabilita negli anni 2010 e sostituendo progressivamente le unità più vecchie con i più performanti sottomarini della classe Taigei, cinque dei quali sono attualmente in servizio presso la JMSDF, e altri sono in fase di consegna.
UNA PROSPETTIVA PER POSSIBILI OPERAZIONI A LUNGO RAGGIO
La propulsione nucleare, tuttavia, offrirebbe un'autonomia e una velocità subacquea sostanzialmente maggiori, consentendo ai sottomarini giapponesi di condurre operazioni a lungo raggio nell'intero Pacifico occidentale con un supporto minimo. Questo è un requisito che sta diventando sempre più rilevante man mano che l'attenzione strategica di Tokyo si espande oltre le immediate aree marittime. La rapida espansione della forza navale cinese, che comprende una flotta di sottomarini in costante crescita e operazioni marittime sempre più distanti, sta costringendo Tokyo a valutare come monitorare e potenzialmente contrastare le forze cinesi più lontane dall'arcipelago giapponese. Un sottomarino d'attacco a propulsione nucleare potrebbe rimanere immerso per lunghi periodi senza le limitazioni di autonomia imposte dalla propulsione convenzionale, risultando particolarmente utile per missioni di sorveglianza, tracciamento e interdizione marittima a lungo raggio.
IL DIBATTITO IN GIAPPONE E GLI SVILUPPI IN COREA DEL SUD
Il dibattito in Giappone si sta svolgendo parallelamente a un importante sviluppo nella vicina Corea del Sud. Seul ha confermato i piani per lo sviluppo di una nuova classe di sottomarini a propulsione nucleare, una mossa che potrebbe dare ulteriore impulso alla nascente competizione sottomarina nell'Asia nord-orientale. La decisione della Corea del Sud è particolarmente rilevante per Tokyo perché dimostra che la propulsione nucleare non è più una mera capacità teorica per gli alleati degli Stati Uniti nella regione. Sebbene le missioni e le priorità strategiche delle marine giapponese e sudcoreana siano diverse, entrambi i paesi si trovano ad affrontare la sfida di operare in acque sempre più contese da Cina e Corea del Nord. Questo sviluppo potrebbe anche creare nuove opportunità per il Giappone di collaborare più strettamente con l'Australia e gli altri partner dell'AUKUS.
IL PROGRAMMA AUSTRALIANO “AUKUS”
L'Australia sta acquisendo una propria capacità di sottomarini a propulsione nucleare e a armamento convenzionale nell'ambito del Pilastro I dell'AUKUS, e sono previsti anche sottomarini a propulsione nucleare statunitensi e britannici che opereranno dall'Australia.
Il Giappone è stato inoltre identificato come potenziale partner per il Pilastro II dell'AUKUS, che riguarda la cooperazione in materia di capacità avanzate e tecnologie. Una decisione giapponese di perseguire lo sviluppo di sottomarini nucleari d'attacco (SSN) potrebbe, a lungo termine, creare una base di cooperazione molto più solida con l'Australia, includendo l'interoperabilità dei sottomarini, la guerra sottomarina, la forza lavoro e le competenze tecniche, le infrastrutture, il supporto logistico e potenzialmente anche aspetti della base industriale. Gli analisti hanno già esaminato come il Giappone potrebbe inserirsi nel più ampio ecosistema dei sottomarini AUKUS man mano che il programma australiano di sottomarini nucleari si sviluppa.
UNA NUOVA CAPACITA’ PER UNA POSSIBILE STRATEGIA DI CONTRATTACCO
Un sottomarino giapponese a propulsione nucleare, dotato di una solida capacità di lancio di missili da crociera per l'attacco ad obiettivi terrestri, rappresenterebbe un elemento fondamentale nella nascente strategia di "contrattacco" del Paese, sempre più incentrata sull'acquisizione della capacità di colpire bersagli a lunga distanza.
Il Giappone ha già iniziato a schierare sistemi missilistici a lungo raggio di produzione nazionale, tra cui il missile superficie-nave Type 12 aggiornato , e ha anche acquisito il missile da crociera Tomahawk di fabbricazione statunitense.
Un sottomarino nucleare d'attacco (SSN) potrebbe potenzialmente aggiungere una piattaforma mobile e altamente resistente a questa emergente architettura d'attacco, consentendo al Giappone di posizionare armi a lungo raggio più lontano dal proprio territorio nazionale e complicando gli sforzi di un avversario per localizzarle e neutralizzarle. Ciò potrebbe rivelarsi particolarmente prezioso in un conflitto in cui basi aeree, batterie missilistiche e altre infrastrutture fisse giapponesi fossero sotto attacco.
NUOVE CRESCENTI NECESSITA’ DI PROIEZIONE DI FORZA
La potenziale necessità di sottomarini nucleari d'attacco (SSN) si inserisce anche nelle crescenti ambizioni di proiezione di forza del Giappone. Con la conversione delle unità tuttoponte classe IZUMO della JMSDF per l'impiego di caccia F-35B Stov/L, che conferisce al Giappone una capacità di aviazione imbarcata più credibile, i sottomarini d'attacco a propulsione nucleare potrebbero fornire una preziosa scorta a questi gruppi navali di superficie, la cui importanza è in costante aumento. La loro velocità, autonomia e capacità di rimanere immersi per lunghi periodi rendono gli SSN particolarmente adatti ad accompagnare le forze navali imbarcate in missioni a lungo raggio e a supportare operazioni di emergenza al di fuori delle acque territoriali giapponesi.
In una prospettiva più ampia, è di grande importanza il fatto che la propulsione nucleare sia stata di fatto esclusa dal dibattito sulla difesa convenzionale giapponese per decenni. Più recentemente, tuttavia, i funzionari e i responsabili politici della difesa giapponesi hanno iniziato a valutare se i futuri sottomarini richiederanno un sistema di propulsione diverso. La questione può ora essere discussa apertamente a livello ministeriale.
Tuttavia, perseguire un programma di sottomarini a propulsione nucleare comporterebbe enormi sfide.
LA NECESSARIA CREAZIONE DI NUOVE INFRASTRUTTURE
La costruzione e la gestione di sottomarini a propulsione nucleare richiederebbero al Giappone di creare quasi da zero un'infrastruttura industriale, normativa e di formazione completamente diversa. Inoltre, la costruzione e la gestione di tali unità sarebbero considerevolmente più costose e complesse rispetto agli attuali sottomarini a propulsione convenzionale. Tokyo dovrebbe affrontare questioni relative alla regolamentazione nucleare, alla tecnologia dei reattori, agli impianti di manutenzione, all'addestramento dell'equipaggio e alla gestione del materiale nucleare.
Vi sarebbe anche una significativa dimensione politica. Sebbene la propulsione nucleare navale sia fondamentalmente diversa dal possesso di armi nucleari, qualsiasi mossa in quella direzione sarebbe inevitabilmente oggetto di esame in un paese la cui politica di sicurezza postbellica è stata plasmata dalla sua esperienza con le armi nucleari e dai suoi principi di lunga data non nucleari.
Per tali ragioni, la dichiarazione di Koizumi dovrebbe essere vista meno come l'annuncio di un programma giapponese di sottomarini nucleari e più come la prova che la barriera politica alla discussione di un programma di questo tipo sta cadendo.
IL GRADUALE SMANTELLAMENTO DI UN TABU’ POLITICO
Il Giappone ha formalmente incluso i sottomarini d'attacco a propulsione nucleare nella sua revisione della strategia di difesa, smantellando un tabù politico decennale, mentre Tokyo si confronta con l'espansione navale cinese, le maggiori distanze operative nel Pacifico e la crescente pressione per rafforzare la deterrenza convenzionale oltre la Prima Catena di Isole.
Il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha confermato che il Giappone procederà pur "senza escludere questa opzione", sebbene il suo linguaggio cauto indicasse una valutazione autorizzata piuttosto che un programma approvato di acquisizione o costruzione di sottomarini nucleari d'attacco.
Tale distinzione è strategicamente importante perché il Giappone sta valutando se la sua flotta di sottomarini diesel-elettrici, eccezionalmente silenziosa, sia ancora in grado di fornire l'autonomia in immersione, la velocità costante, la potenza elettrica e la capacità di trasporto di armamenti a lungo raggio richieste da un teatro operativo del Pacifico occidentale sempre più disperso.
Koizumi ha individuato nei principali vantaggi operativi della propulsione nucleare una maggiore autonomia in immersione e velocità di gran lunga superiori a quelle dei sottomarini giapponesi esistenti, pur riconoscendo i costi più elevati, le dimensioni maggiori dello scafo, la necessità di manutenzione specializzata, i rigorosi requisiti di addestramento e la potenziale minore discrezione acustica.
La revisione di Tokyo riguarda quindi la propulsione e la progettazione delle forze, non l'armamento nucleare, e si prevede che qualsiasi futuro sottomarino nucleare giapponese rimarrà armato convenzionalmente, supportando al contempo operazioni di interdizione marittima, guerra antisommergibile, raccolta di informazioni, tracciamento delle portaerei e operazioni di contrattacco sostenibili.
La revisione accelerata da parte del Giappone riguarda la Strategia di Sicurezza Nazionale, la Strategia di Difesa Nazionale e il Programma di Potenziamento della Difesa, il cui completamento previsto entro la fine del 2026 potrebbe determinare se la propulsione nucleare rimarrà una ricerca esplorativa o diventerà una futura capacità militare prevista.
L'apertura politica è il risultato di una serie di passaggi graduali, iniziati con raccomandazioni di esperti in forma anonima, proseguiti con un accordo di coalizione nell'ottobre 2025, dichiarazioni ministeriali sempre più esplicite e culminati in proposte politiche che collegano direttamente la propulsione nucleare ai sottomarini a lancio verticale dotati di missili a lungo raggio.
L'ex ministro della Difesa, il generale Nakatani, ha rafforzato l'argomentazione operativa nel novembre 2025, dichiarando che il Giappone "avrebbe prima o poi dovuto ricorrere alla propulsione nucleare" poiché i sottomarini convenzionali non potevano competere con le flotte nucleari dei paesi vicini in termini di autonomia subacquea o velocità di navigazione sostenuta.
Tuttavia, al momento non esiste alcun progetto di reattore, cantiere navale qualificato per il nucleare, programma di formazione, quadro normativo, finanziamento per la costruzione o accordo di trasferimento tecnologico, il che crea un divario sostanziale tra il permesso politico di valutare un SSN e i meccanismi industriali necessari per la sua realizzazione.
Attualmente il Giappone gestisce circa 22-23 sottomarini d'attacco, principalmente delle classi Sōryū e Taigei a propulsione agli ioni di litio, costituendo una sofisticata forza sottomarina convenzionale la cui sostituzione non è urgente, ma la cui portata geografica potrebbe limitare le missioni strategiche in evoluzione.
La questione centrale, di conseguenza, non è se i sottomarini giapponesi siano obsoleti, ma se anche i sottomarini convenzionali più avanzati al mondo siano in grado di percorrere rapidamente le distanze oceaniche, rimanere costantemente immersi, supportare sensori ad alto consumo energetico e fuggire in modo prevedibile dopo il lancio di future armi a lungo raggio.
I PRIMI SEGNALI DI TOKIO SONO PARTITI GIA' NEL 2004
Ammettendo la propulsione nucleare al vaglio formale, Tokyo sta segnalando a Cina, Russia, Corea del Nord, Corea del Sud e Stati Uniti che il suo modello tradizionale di sottomarini diesel-elettrici silenziosi concentrati vicino alle acque territoriali non è più strategicamente immutabile.
Il Giappone esaminò segretamente la possibilità di sviluppare o acquistare sottomarini d'attacco a propulsione nucleare durante la stesura delle sue linee guida di difesa del 2004, ma abbandonò il progetto a causa di vincoli legali, costi proibitivi, mancanza di competenze in materia di reattori navali e la straordinaria sensibilità interna nei confronti della tecnologia nucleare.
Quello studio preliminare non è mai stato formalizzato in politiche ufficiali, consentendo così che la propulsione nucleare rimanesse un tabù istituzionale per due decenni, anche mentre la Cina espandeva la sua marina e il Giappone modernizzava progressivamente la produzione di sottomarini convenzionali, batterie, sensori, armamenti e trattamenti acustici.
La barriera politica ha cominciato ad indebolirsi dopo che il Ministero della Difesa ha istituito, nel febbraio 2024, un gruppo di esperti per valutare l'attuazione dei documenti di sicurezza del 2022 e individuare le capacità necessarie per affrontare un contesto di minacce regionali più ostile, in rapida evoluzione e tecnologicamente impegnativo.
Il suo rapporto del settembre 2025 raccomandava sottomarini dotati di sistemi di lancio verticale (VLS) in grado di trasportare missili a lungo raggio e di rimanere immersi per lunghe distanze, sollecitando la ricerca su "sistemi di propulsione di nuova generazione senza essere vincolati da precedenti convenzionali", un linguaggio sufficientemente ampio da includere i reattori navali.
UNA NECESSARIA AMBIGUITA’ POLITICA
Inizialmente i funzionari hanno posto l'accento sulle batterie allo stato solido e sulle celle a combustibile, pur insistendo sul fatto che nessuna possibilità fosse stata esclusa, preservando così l'ambiguità politica ma stabilendo la prima formulazione pubblica, sponsorizzata dal governo, in base alla quale la propulsione nucleare poteva essere esaminata senza essere esplicitamente approvata.
L'accordo di coalizione siglato nell'ottobre 2025 tra il Partito Liberal Democratico e Nippon Ishin no Kai ha trasformato quell'apertura tecnica in una politica concreta, promettendo la realizzazione di sottomarini di nuova generazione con propulsione avanzata, capaci di prolungati spostamenti in immersione e di trasporto di missili a lungo raggio in celle di lancio verticali.
Successivamente, i membri della coalizione descrissero la propulsione nucleare come la candidata principale più ovvia, sebbene il Partito Liberal Democratico (LDP) mantenne una formulazione volutamente ambigua che tutelasse la flessibilità del governo, riducesse l'immediata esposizione politica ed evitasse di impegnare prematuramente risorse in un'impresa nucleare militare straordinariamente complessa.
Nel giugno 2026, Nippon Ishin ha eliminato l'eufemismo, sostenendo che solo l'energia nucleare avrebbe potuto conciliare in modo credibile carichi utili a lancio verticale, spostamenti prolungati ad alta velocità, pattugliamenti a lungo raggio e operazioni sommerse prolungate, esigendo al contempo investimenti immediati nella ricerca e una pianificazione concreta del dispiegamento.
L'LDP è rimasto più cauto, riflettendo l'incertezza circa la sostenibilità economica, la legislazione, lo sviluppo del reattore, l'accettazione da parte del pubblico, la cooperazione tra alleanze e i costi opportunità, mentre la dichiarazione di Koizumi di settembre ha comunque confermato che l'esclusione era stata sostituita da una valutazione strutturata all'interno della pianificazione strategica ufficiale.
FINE 2026: ESAMINARE, INTRODURRE O ACQUISIRE…
I documenti previsti per la fine del 2026 riveleranno se Tokyo si limiterà ad autorizzare studi in corso o se individuerà i sottomarini nucleari d'attacco (SSN) come obiettivo di acquisizione, rendendo i verbi specifici utilizzati – "esaminare", "introdurre" o "acquisire" – indicatori cruciali dell'impegno burocratico, delle priorità di finanziamento e dell'eventuale struttura delle forze armate.
La Forza Sottomarina della Flotta giapponese, con quartier generale a Yokosuka e suddivisa tra flottiglie a Yokosuka e Kure, dispone di circa 22-23 sottomarini d'attacco operativi, supportati da scafi per l'addestramento e la sperimentazione e mantenuti in servizio grazie alla continua attività di costruzione nazionale.
Sei sottomarini della classe Oyashio, ormai datati, forniscono la capacità operativa, dodici unità della classe Sōryū costituiscono il nucleo numerico e quattro unità gemelle della classe Taigei sono impiegate in prima linea, mentre il capoclasse Taigei opera come sottomarino sperimentale dal 2024.
La classe Sōryū aveva un dislocamento di circa 4.200 tonnellate in immersione, introdusse piani di poppa a forma di X e combinò la propulsione indipendente dall'aria Stirling con batterie al piombo-acido sui suoi primi dieci sottomarini, prima che Ōryū e Tōryū fossero i pionieri della transizione operativa all'accumulo di energia agli ioni di litio.
Quella transizione si rivelò fondamentale per la classe Taigei, il cui dislocamento in superficie di circa 3.000 tonnellate, lo scafo di 84 metri, l'equipaggio di 70 persone, l'impianto diesel-elettrico e la velocità in immersione superiore ai 20 nodi forniscono al Giappone un sottomarino d'attacco convenzionale moderno e eccezionalmente performante.
I sottomarini classe Taigei combinano grandi batterie agli ioni di litio con un sistema sonar ZQQ-8 migliorato, periscopi non penetranti e sei tubi lanciasiluri HU-606 da 533 millimetri a prua, in grado di lanciare siluri pesanti Type 18 e missili antinave UGM-84L Harpoon Block II durante gli scontri marittimi a più livelli.
LE NUOVE BATTERIE AGLI IONI DI LITIO, AD ALTA VELOCITA’, ESAURISCONO RAPIDAMENTE L'ENERGIA
Le batterie agli ioni di litio offrono una densità energetica più che doppia rispetto ai vecchi sistemi al piombo-acido, accelerano la ricarica, aumentano l'autonomia in immersione e consentono sprint più intensi, migliorando significativamente la letalità e la capacità di sopravvivenza delle navi giapponesi nelle rotte marittime del Mar Cinese Orientale e delle isole Ryukyu.
Non possono tuttavia eliminare il limite energetico dei sottomarini convenzionali, poiché la velocità prolungata esaurisce rapidamente l'energia immagazzinata e alla fine costringe a utilizzare lo snorkel, creando tracce acustiche, infrarosse, radar, elettroniche e visive rilevabili che un avversario può sfruttare a fini operativi.
Questo tasso di indiscrezione assume un'importanza crescente quando le missioni richiedono centinaia o migliaia di chilometri di rapido transito sottomarino, settimane in posizione e un altro spostamento ad alta velocità dopo il lancio delle armi, piuttosto che pazienti imboscate all'interno di strozzature marittime geograficamente circoscritte.
Le imbarcazioni giapponesi rimangono ottimizzate per le acque poco profonde e acusticamente complesse che circondano le isole principali e la Prima Catena di Isole, dove la silenziosità superiore può prevalere sulla velocità, ma questo equilibrio progettuale diventa meno favorevole durante le operazioni prolungate nel Mar delle Filippine aperto.
Mitsubishi Heavy Industries e Kawasaki Heavy Industries preservano le competenze critiche alternandosi nella costruzione di circa un sottomarino all'anno, il che significa che Tokyo può continuare la produzione del Taigei mentre studia un SSN senza interrompere immediatamente una base industriale consolidata e strategicamente preziosa.
LA PRESSIONE STRATEGICA CINESE
La Cina rappresenta il principale motore militare, poiché le sue forze di sottomarini nucleari e portaerei in espansione operano sempre più al di là della Prima Catena di Isole, creando una sfida marittima mobile e stratificata che i sottomarini diesel-elettrici giapponesi potrebbero faticare a pedinare costantemente attraverso le distanze del Pacifico. Secondo stime attendibili relative al 2026, la Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione disporrà di oltre 30 sottomarini nucleari, tra cui un'espansione della flotta di sottomarini d'attacco e da crociera lanciamissili Type 093B e una flotta operativa di sottomarini lanciamissili balistici Type 094 armati con missili a lungo raggio JL-3.
La capacità del Mar di Bohai di assemblare simultaneamente diversi scafi nucleari suggerisce che la pressione numerica e qualitativa potrebbe continuare, consentendo a Pechino di schierare sottomarini a supporto delle scorte alle portaerei, delle operazioni di controllo del mare, della deterrenza strategica e degli attacchi contro le forze di superficie americane e alleate. I gruppi di portaerei cinesi hanno condotto importanti operazioni di volo addentrandosi sempre più nel Pacifico, mentre navi da guerra e aerei compaiono con crescente frequenza intorno a Okinotorishima e Minamitorishima, estendendo la geometria di sorveglianza del Giappone ben oltre le brevi distanze di transito che favoriscono le piattaforme di imboscata sottomarine convenzionali.
Un sottomarino giapponese a propulsione nucleare potrebbe spostarsi rapidamente in immersione, mantenere il contatto con una formazione di portaerei in manovra, riposizionarsi tra aree operative distanti e rimanere in mare fino a quando le scorte di cibo e la resistenza dell'equipaggio non lo richiedessero, anziché esporsi periodicamente per ricaricare le batterie. La propulsione nucleare non garantirebbe automaticamente la superiorità acustica, poiché macchinari e sistemi di raffreddamento più grandi introducono problemi di gestione del rumore, ma una mobilità prolungata potrebbe ridurre la prevedibilità operativa e complicare la pianificazione della guerra ASW cinese su di un'area di ricerca oceanica più ampia.
La Russia continua a gestire sottomarini nucleari vicino al Giappone, la Corea del Nord ha dichiarato ambizioni per la costruzione di sottomarini a propulsione nucleare e la Corea del Sud sta sviluppando sottomarini nucleari a propulsione convenzionale, rendendo l'autonomia sottomarina sempre più centrale per la postura di forza, il prestigio e la comunicazione strategica nell'Asia nord-orientale.
Nakatani ha fatto esplicito riferimento alle flotte di sottomarini nucleari che circondano il Giappone, presentando la propulsione come un requisito operativo comparativo piuttosto che come un'ambizione tecnologica, sebbene i confronti politici non possano sostituire un'analisi rigorosa della missione, una valutazione dei costi del ciclo di vita e una valutazione di soluzioni convenzionali alternative.
Tokyo deve pertanto distinguere le missioni che richiedono effettivamente una velocità elevata e costante in immersione da quelle che sono meglio eseguite da sottomarini diesel-elettrici più silenziosi, aerei da pattugliamento marittimo, sistemi senza pilota, sensori per fondali marini, navi di scorta di superficie o sottomarini d'attacco a propulsione nucleare statunitensi, operanti in stretta coordinazione.
UNA STRUTTURA SUBACQUEA FUTURA MISTA PIU’ CREDIBILE
Di conseguenza, la struttura futura più credibile potrebbe essere mista piuttosto che sostitutiva, mantenendo le navi convenzionali per il controllo dei punti strategici intorno alle Ryukyu e assegnando i sottomarini nucleari alla sorveglianza a distanza, al tracciamento delle portaerei, alla difesa delle rotte marittime e a più ampie operazioni alleate di interdizione marittima. I documenti di sicurezza giapponesi del 2022 hanno definito una missione di contrattacco convenzionale contro le infrastrutture missilistiche e di comando ostili, e le successive raccomandazioni hanno collegato tale ruolo ai sottomarini dotati di armi a lungo raggio in sistemi di lancio verticale, modificando sostanzialmente i requisiti relativi al volume dello scafo e alla propulsione. Gli attuali sottomarini classe Taigei lanciano tutte le armi attraverso sei tubi lanciasiluri a prua, offrendo una potente capacità antinave e ASW, ma non dispongono di una batteria di lancio verticale (VLS) operativa per un maggior numero di salve di missili a lungo raggio o futuri missili ipersonici lanciati da sottomarini durante le pattuglie di combattimento. Un sistema di lancio verticale sottomarino potrebbe aumentare la profondità del deposito munizioni, consentire il trasporto simultaneo di armi specializzate e preservare la disponibilità dei tubi lanciasiluri, ma aumenterebbe il dislocamento, imporrebbe esigenze di integrazione e potrebbe compromettere velocità, gittata, stabilità, abitabilità e prestazioni acustiche.
IL NUCLEARE FORNISCE ENERGIA CONTINUA E MAGGIORE POTENZA
L'energia nucleare fornisce energia continua e maggiore potenza per uno scafo più grande in grado di trasportare missili, supportando sensori, sistemi di combattimento, carichi ausiliari e manovre prolungate senza consumare le limitate riserve di batterie, che diventano particolarmente preziose durante le pattuglie ad alto rischio e le manovre evasive post-lancio. Una volta che un sottomarino lancia missili a lungo raggio, il rilevamento del lancio può rivelare un'area operativa approssimativa, rendendo essenziali una rapida partenza e un riposizionamento imprevedibile; la propulsione nucleare consentirebbe una velocità di fuga prolungata, mentre i sottomarini convenzionali devono gestire le batterie e l'eventuale esposizione all'acqua durante le immersioni. La ricerca sulle armi a lungo raggio lanciate da sottomarini, sulla tecnologia VLS subacquea e sui missili ipersonici rafforza quindi indirettamente la tesi a favore dei sottomarini nucleari a propulsione nucleare (SSN), anche se questi programmi paralleli non dimostrano la necessità di un reattore né costituiscono un finanziamento per un sottomarino a propulsione nucleare. Un progetto convenzionale allungato potrebbe offrire una soluzione a basso rischio integrando una capacità VLS limitata e sfruttando al contempo i cantieri navali, gli equipaggi, il sistema di manutenzione e le competenze in materia di batterie già esistenti in Giappone; tuttavia, il carico utile aggiuntivo potrebbe ridurre l'autonomia e l'agilità che il sottomarino più grande ricerca.
Al contrario, un SSN ottimizzato in base al volume di missili potrebbe spostare i sottomarini giapponesi da una missione prevalentemente di interdizione marittima locale verso un attacco convenzionale mobile, intensificando la percezione della minaccia regionale anche in assenza di armi nucleari e richiedendo dottrine più chiare, assetti di comando, misure di sicurezza per il puntamento e controlli sull’escalation.
LA COMPATIBILITA’ DEGLI SSN CON UNA POSTURA ESCLUSIVAMENTE DIFENSIVA
I tre principi non nucleari riguardano le armi nucleari piuttosto che i reattori di propulsione, tuttavia gli oppositori si chiedono se i sottomarini nucleari a lungo raggio siano ancora compatibili con la postura esclusivamente difensiva del Giappone, garantendo che le definizioni tecniche non neutralizzino le controversie costituzionali e strategiche interne.
La prova analitica decisiva per Tokyo è se la capacità di attacco con sistemi di lancio verticali (VLS), di interdizione marittima a lunga distanza e di rapido riposizionamento nel Pacifico debbano coesistere a bordo di un'unica piattaforma, poiché la separazione di queste missioni tra sottomarini convenzionali, navi di superficie, lanciatori terrestri e sottomarini nucleari d'attacco alleati potrebbe ridurre il fabbisogno di armi nucleari.
Il Giappone possiede una tecnologia nucleare civile avanzata e una capacità di costruzione di sottomarini di livello mondiale, ma combinare queste capacità in un reattore navale sicuro, silenzioso e in grado di resistere a un conflitto richiede metallurgia specializzata, progettazione di impianti compatti, qualificazione agli urti, controllo delle radiazioni, procedure di sicurezza e competenze normative completamente nuove.
Ad oggi non risulta selezionato alcun progetto di reattore navale giapponese, nessun cantiere navale è stato designato per la costruzione di reattori nucleari e nessun ufficiale, ingegnere, addetto alla manutenzione, ispettore o soccorritore fa attualmente parte di un programma consolidato di addestramento e certificazione nucleare militare.
Le infrastrutture costiere richiederebbero impianti protetti per la manutenzione dei reattori, monitoraggio radiologico, gestione specializzata dei rifiuti, accordi sicuri per il carburante, pianificazione delle emergenze e potenzialmente nuove restrizioni di ormeggio, generando un impatto logistico che andrebbe ben oltre il prezzo di ogni singolo scafo di sottomarino.
IL MAGGIOR COSTO DEL NUCLEARE
Koizumi ha riconosciuto che i sottomarini nucleari d'attacco (SSN) costerebbero di più, richiederebbero scafi più grandi e un supporto specializzato, e potrebbero rivelarsi acusticamente meno discreti dei migliori progetti convenzionali giapponesi, debolezze che devono essere valutate in relazione all'autonomia piuttosto che oscurate dal prestigio della propulsione nucleare.
Un sottomarino classe Taigei costa all'incirca dai 450 ai 650 milioni di dollari, a seconda del tasso di cambio e dell'anno di costruzione, mentre un sottomarino nucleare d'attacco di produzione nazionale costerebbe probabilmente diverse volte di più, senza considerare lo sviluppo del reattore, le infrastrutture a terra, l'addestramento, la regolamentazione e il supporto per l'intero ciclo di vita. Il lavoro legale è altrettanto importante perché i reattori navali si inseriscono in modo problematico all'interno della Legge fondamentale sull'energia atomica, strutturata per l'uso pacifico del nucleare, il che richiede a Tokyo di stabilire se la propulsione rientri in tale ambito, di modificare la legislazione se necessario e di creare un organismo di controllo civile e parlamentare credibile.
Qualsiasi assistenza statunitense che riguardi tecnologie di propulsione, combustibile nucleare, addestramento dell'equipaggio o pratiche di sicurezza comporterebbe eccezionali rischi di proliferazione e di sicurezza nazionale, e un commento favorevole da parte di un funzionario della Marina degli Stati Uniti non costituisce un quadro autorizzato per il trasferimento di tecnologia.
I costi opportunità influenzeranno la progettazione delle forze armate, poiché ogni dollaro investito in un sistema SSN non può essere contemporaneamente utilizzato per acquistare ulteriori sottomarini classe Taigei, missili a lungo raggio, sistemi senza pilota, capacità di pattugliamento marittimo, resilienza in termini di manutenzione, infrastrutture rinforzate o scorte di munizioni più consistenti in tempo di guerra. Anche l'approvazione nell'ambito del Programma di potenziamento della difesa del 2026 porterebbe inizialmente alla realizzazione di studi concettuali, accordi legali, ricerca sui reattori, sviluppo della forza lavoro, consultazioni con i partner e pianificazione delle basi a terra, piuttosto che al taglio dell'acciaio, collocando di fatto l'entrata in servizio di un sottomarino nucleare giapponese ben oltre la fine degli anni 2020. L'obiettivo della Corea del Sud di avviare il programma nucleare entro la metà degli anni 2030 illustra la probabile tempistica, ma il Giappone potrebbe procedere più lentamente poiché deve costruire da zero istituzioni nucleari navali, mantenendo al contempo la produzione annuale di sottomarini convenzionali ed evitando lacune operative durante la transizione.
La domanda successiva è se il governo giapponese passerà dal mantenere aperta l'opzione allo studio approfondito di un progetto di sottomarino a propulsione nucleare, della tecnologia di propulsione e del percorso di acquisizione. Se ciò accadesse, le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre la flotta sottomarina giapponese. Una capacità sottomarina a propulsione nucleare da parte del Giappone rappresenterebbe un notevole potenziamento della capacità operativa di Tokyo nel Pacifico occidentale e potrebbe alterare gli equilibri sottomarini tra Giappone, Cina e gli altri alleati regionali degli Stati Uniti.
Quanto meno, l'idea è ormai oggetto di ampie discussioni ai massimi livelli.
Poiché allo stato è evidente un maggior onere per l’eventuale scelta verso il nucleare, poiché gli obiettivi di Italia e Giappone sembrano coincidere in ambito aeronautico e ora anche navale, sarebbe indispensabile e auspicabile iniziare a valutare la possibilità di una possibile collaborazione tecnologica con Fincantieri e con la Marina Militare italiana.
Chissà!
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, Defencesecurityasia, WIKIPEDIA, You Tube)
https://svppbellum.blogspot.com/
Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.
IL NOSTRO PENSIERO
Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà: altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: SEMPRE!
Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.







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