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domenica 29 maggio 2022

1935: Il Piaggio P.50 era un prototipo di bombardiere pesante quadrimotore ad ala alta

SI VIS PACEM, PARA BELLUM - “SVPPBELLUM.BLOGSPOT.COM"
….La guerra all’Ucraina ci deve insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….

«Le scoperte e le prese di coscienza definitive avvengono solo dopo le grandi tragedie: 
si direbbe che l'uomo, per dare qualcosa di bello, abbia bisogno di piangere». Oriana Fallaci 

Il Piaggio P.50 era un bombardiere pesante quadrimotore ad ala alta realizzato dall'azienda aeronautica italiana Società Rinaldo Piaggio negli anni trenta del XX secolo e rimasto allo stadio di prototipo. Venne realizzato in due versioni, entrambe quadrimotore, la P.50-I con una coppia di motori in configurazione traente-spingente posizionati in due gondole per lato, la P.50-II con la più tradizionale collocazione dei quattro propulsori sul bordo d'attacco alare.


Storia del progetto

Il progetto del bombardiere pesante Piaggio P.50 fu iniziato nel luglio 1935, derivato dal precedente quadrimotore ad ala alta a semi-sbalzo P.23M, sviluppato dopo la perdita del prototipo di quest'ultimo. Il P.50 fu inizialmente progettato dall'ingegnere Giovanni Pegna ed era un monoplano ad ala alta con una sola deriva e grande timone, propulso da quattro motori Isotta Fraschini Asso XI RC.40 da 730 CV (544 kW) (al livello del mare) montati in tandem, azionanti due eliche trattrici e due eliche spingenti, di costruzione lignea. Questa soluzione, benché abbandonata verso la fine degli anni trenta, all'epoca non era inusuale per i grandi velivoli plurimotore (per esempio la adottavano gli idrovolanti Savoia-Marchetti S.55 e Latécoère 300, e i velivoli da trasporto Fokker F.32 e Farman F.222). Nel programma di riequipaggiamento dei reparti della Regia Aeronautica, noto come «Programma R», emesso nel corso del 1937, fu prevista l'acquisizione di una preserie di 12 P.50, ma tale programma fu bocciato già nel giugno dello stesso anno, e la richiesta per i P.50 fu sostituita, nel settembre successivo, da una per 12 P.108B.
Il primo prototipo, designato P.50-I (MM 369), armato con tre mitragliatrici Breda-SAFAT MC.12,7 calibro 12,7 mm, effettuò il suo primo volo a Malpensa, Varese, il 24 febbraio 1938 nelle mani del collaudatore Angelo Tondi.

Tecnica

Il P.50 II era un bombardiere quadrimotore di costruzione mista, con struttura della fusoliera, delle ali e dei piani orizzontali, in tubo d'acciaio saldato, mentre le superfici di controllo erano lignee. Il rivestimento era in tela. Il carrello d'atterraggio era di tipo triciclo posteriore, con le gambe di forza principali parzialmente retrattili nelle gondole motori. Il ruotino di coda, sterzante, era anch'esso retrattile.
L'armamento difensivo si basava su cinque mitragliatrici Breda-SAFAT MC.12,7 calibro 12,7 mm, e il carico massimo di caduta era di 2 500 kg di bombe.

Impiego operativo

Il primo prototipo rimase danneggiato in un incidente in fase d'atterraggio sull'aeroporto di Malpensa nel 1938, con pilota Angelo Tondi, e lì, una volta riparato, rimase inutilizzato dopo che era stata bocciata la richiesta di rimotorizzazione con quattro motori Isotta Fraschini L.121 R.C.40.
Il 24 febbraio 1938 andò in volo per la prima volta il secondo prototipo P.50-II (MM 370), ancora una volta nelle mani del collaudatore Angelo Tondi. Esso era di costruzione lignea, tranne per la struttura delle superfici mobili, dotato di quattro motori radiali Piaggio P.XI RC.40 da 1 000 CV (746 kW) azionanti eliche tripala trattrici, disposti in posizione classica sul bordo d'attacco alare. Tale versione era stata sviluppata dall'ingegnere Giovanni Casiraghi a partire dall'aprile 1936.
L'armamento difensivo era stato aumentato a cinque mitragliatrici Breda-SAFAT cal.12,7 × 82 mm. Le prove di volo furono effettuate sull'aeroporto di Guidonia a partire dal 30 gennaio 1939, ma non diedero esito soddisfacente, in quanto l'aereo si dimostrò incapace di raggiungere le prestazioni previste dal contratto a causa dell'eccessivo peso dovuto all'adozione di una struttura lignea. Il velivolo risultò sottopotenziato e rimase inutilizzato a Guidonia.
Il terzo prototipo (MM.371) era di costruzione interamente metallica, indicato infatti nei documenti come P.50 Metallico, volò per la prima volta a Pontedera (provincia di Pisa) il 23 novembre 1938 nelle mani del collaudatore Niccolò Lana. Non è nota l'attività svolta dal terzo esemplare, che risultava ancora in carico al 1° Centro Sperimentale di Roma-Guidonia all'inizio del 1941. Lo sviluppo del modello fu definitivamente abbandonato a favore del più promettente P.108B.

Progettazione e sviluppo

Il P.50 è stato il primo progetto di Giovanni Casiraghi — seguendo uno schema del progetto redatto dal designer Piaggio Ing Giovanni Pegna — per l'azienda Piaggio.

P.50-I

Il primo modello, il P.50-I , era un monoplano quadrimotore ad ala spalla con un unico grande tailfin e timone. Era alimentato da quattro motori Isotta-Fraschini Asso XI.RC V12 da 544 kilowatt (730 cavalli) montati in coppia in tandem sulle ali, con ciascun motore che azionava un'elica a tre pale; due delle eliche erano montate in uno spintore e due in una configurazione a trattore. Per la difesa, il P.50-I aveva tre posizioni di mitragliatrice, inclusa una torretta anteriore
Piaggio costruì due prototipi P.50-I, il primo dei quali, MM369, volò nel 1937. Il secondo, MM370, fu danneggiato in un incidente durante l'atterraggio all'aeroporto di Malpensa nel 1938.
Nessun ordine di produzione per il P.50-I materializzato.

P.50-II

Un nuovo modello del P.50, il P.50-II, apparve nel 1938. Fu rimotorizzato con quattro motori radiali Piaggio P.XI RC.40 da 746 kilowatt (1.001 cavalli), ciascuno azionante un tre -motore elica a pale, eliminando la configurazione del motore tandem, pusher-puller del P.50-I, montando invece i motori separatamente con tutte e quattro le eliche come trattori. Il suo armamento difensivo è stato aggiornato a cinque mitragliatrici da 12,7 millimetri (0,5 pollici).
Piaggio ha prodotto un unico prototipo P.50-II denominato MM371. Nessuna produzione ordinata risulta per il P.50-II, ma Piaggio in seguito applicò l'esperienza maturata dalla progettazione e costruzione dei tre prototipi P.50 allo sviluppo del bombardiere pesante Piaggio P.108 della seconda guerra mondiale.

Varianti

P-50-I
Quadrimotori in gondole push-pull tandem - due costruiti.

P-50-II
Un unico P.50 più potente con quattro motori in gondole del trattore separate

Specifiche (P.50-I)

Caratteristiche generali:
  • Lunghezza: 19,81 m (65 piedi 0 pollici)
  • Apertura alare: 25.794 m (84 piedi 7+ 1 ⁄ 2  pollici)
  • Altezza: 4,75 m (15 piedi 7 pollici)
  • Area dell'ala: 100,00 m2 (1.076,4 piedi quadrati)
  • Peso a vuoto: 12.973 kg (28.600 libbre)
  • Peso lordo: 19.958 kg (44.000 libbre)
  • Motopropulsore: 4 × Isotta-Fraschini Asso XI.RC motore V12 raffreddato a liquido, 540 kW (730 CV) ciascuno.

Prestazioni:
  • Velocità massima: 430 km/h (270 mph, 230 kn)
  • Portata: 2.998 km (1.863 mi, 1.619 nmi)
  • Tempo di salita: da 22 minuti a 4.000 m (13.120 piedi)

Armamento:
  • Cannoni: 3 mitragliatrici da 12,7 mm
  • Bombe: bombe da 2.500 kg (5.500 libbre) 

Utilizzatori:
  • Italia - Regia Aeronautica.

(Fonti: Web, Google, Wikipedia, You Tube)




























 

mercoledì 2 marzo 2022

Il Fiat G.57, uno dei tanti progetti bloccati dall’armistizio dell’8 settembre 1943


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Uno dei tanti progetti bloccati dall’armistizio, fu il Fiat G.57: avrebbe dovuto sostituire il Fiat G-55 S, ma come "caccia imbarcato” sulla portaerei “Aquila” al tempo in avanzata fase di costruzione.
Le maggiori differenze con il G-55S consistevano nel motore radiale Fiat A 82 da 1250Hp, nell'ogiva dell'elica di forma diversa e avrebbe dovuto essere armato con un siluro più leggero da 680 Kg.
Il primo passo per l’avanzamento del progetto fu quello di accorciare la fusoliera e le ali, per  poi tagliare la parte motore del G 55, alloggiare una nuova “naca” di provenienza di un Reggiane 2002, rimodellare i flabelli e allungarli di 3mm circa.






La scanalatura ubicata dietro la naca doveva alloggiare i flabelli e quindi il nuovo alloggiamento del motore radiale.
Il G.57 era una versione riprogettata del G-55/56 che adottava il motore radiale Fiat A.82 R.C.24-52 da 1250 hp; nessun prototipo di questa nuova versione fu provato in volo. Come già evidenziato, avrebbe dovuto essere equipaggiato con un siluro Whitehead da 680 kg (una versione più corta e meno ingombrante di quella standard usata dall’aerosilurante SM.79.
Fu uno degli ultimi progetti della divisione aeronautica della FIAT prima della firma dell'armistizio dell’8 settembre 1943. Il gruppo di progettazione era sotto la direzione dell’Ing. Giuseppe Gabrielli che - per questo progetto - aveva deciso, come si suol dire, di tornare alle origini e, al posto del solito motore lineare di provenienza tedesca, aveva scelto un più robusto e meno oneroso motore radiale.
Il velivolo era destinato alla produzione in serie nella seconda metà dell'anno 1943 e aveva superato la maggior parte delle fasi di progettazione: l'ala bassa, la parte centrale della fusoliera con la cabina del pilota e la parte posteriore della fusoliera con le ali. Era stata modificata solo la sezione di prua dove era previsto il motore radiale del FIAT A-83-24.52 "Vortice" da 1475 HP con raffreddamento ad aria che avrebbe migliorato sicuramente la sopravvivenza del caccia; la velocità massima non doveva essere inferiore ai 600 km/h. Inoltre, con l’armamento in pancia di siluri da 680 kg, sarebbe stato un avversario molto pericoloso e ostico per le navi alleate.
Nell'agosto del 1943 fu disposto di redigere il progetto definitivo del Fiat G. 57. Gli eventi successivi affossarono definitivamente le fasi finali della messa a punto. Dopo l'armistizio e la conseguente occupazione da parte delle truppe tedesche, il G-57 fu abbandonato. Nel dopoguerra alcuni componenti tecnici del velivolo furono utilizzati per assemblare il Fiat G. 59.

(Fonti delle notizie: Web, Google, mab.forumfree.it, secretprojects.co.uk, Wikipedia, You Tube)





















 

mercoledì 9 febbraio 2022

Il Fiat G.46 è stato un aereo da addestramento monomotore monoplano ad ala bassa


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Il Fiat G.46 è stato un aereo da addestramento monomotore monoplano ad ala bassa sviluppato dall'azienda aeronautica italiana Fiat Aviazione nei tardi anni quaranta.




Prodotto tra il 1948 ed il 1952 e realizzato sia in versione monoposto che biposto, ottenne un buon successo commerciale prestando servizio con le aeronautiche militari di Italia, Austria, Argentina e Siria.

Storia del progetto

Progettato dall'ingegner Giuseppe Gabrielli, lo sviluppo del G.46 iniziò nel 1946 da un progetto della Fiat dopo la seconda guerra mondiale, ed il primo prototipo volò il 25 giugno 1947.
Di costruzione interamente metallica in lega leggera, presentava carrello retrattile triciclo posteriore, fusoliera ellittica ed ala monoplana a sbalzo. Il motore a 6 cilindri in linea invertiti era raffreddato ad aria, ed azionava un'elica bipala.
Il G.46 ereditava le buone caratteristiche di volo e maneggevolezza dei caccia Fiat del periodo bellico.
Determinante per la produzione in serie fu l'aeronautica argentina, che divenne il primo operatore del G.46, acquisendone un primo lotto di una dozzina di esemplari nel 1948. A partire dall'anno successivo iniziarono le consegne all'Aeronautica Militare. Il G.46 prestò servizio nell'AM fino al 1959, ma già dall'anno precedente era iniziata la dismissione del velivolo, con diversi esemplari ceduti al mercato civile.




Utilizzatori:
  • Argentina - Fuerza Aérea Argentina - 12 esemplari di G46-2B in servizio tra il 1947 ed il 1961 e 36 di G.46-5B tra il 1949 ed il 1958.
  • Austria - Österreichische Luftstreitkräfte - l’aeronautica austriaca rilevò 5 esemplari dell'Aeronautica Militare italiana nel 1957. Rimasero in servizio fino al 1963.
  • Italia - Aeronautica Militare
  • Siria - Al-Quwwat al-Jawwiyya al-'Arabiyya al-Suriyya - circa 40 esemplari tra G.46-4 e G.46-5B in servizio tra il 1949 ed il 1958.

Varianti:
  • G.46 prototipo: motore Alfa 115 I bis
  • G.46-1: biposto con motore Alfa 115-1 da 195 CV
  • G.46 bis: motore de Havilland Gipsy Queen 70, ed una mitragliatrice da 7,7 mm nell'ala destra
  • G.46-2 biposto con motore Gipsy Queen 30 da 250 hp
  • G.46-3A monoposto con motore Alfa 115ter da 225 CV
  • G.46-3B biposto con motore Alfa 115ter da 225 CV
  • G.46-4A monoposto con Alfa 115-1ter da 215 CV
  • G.46-4B biposto con Alfa 115-1ter da 215 CV
  • G.46-5B prototipo di versione per l'addestramento alla navigazione e volo strumentale.

Velivoli attualmente esistenti:
  • Diversi esemplari di G.46 sono tuttora conservati, tra questi:
  • Museo storico dell'Aeronautica Militare, Bracciano: vari esemplari appartengono alla collezione del museo; risulta esposto un esemplare di G.46-4A MM53286;
  • Museo dell'aviazione di Rimini: un esemplare di G.46-3A, che prestò servizio alla Scuola di Guerra Aerea di Firenze negli anni Cinquanta, matricola militare MM53312, immatricolazione civile I-LEOR;
  • Facoltà di Ingegneria Aerospaziale del Campus universitario di Forlì: un relitto di G.46-4B;
  • Modena - Monumento ai Caduti in Viale Italia: G.46-4B;
  • Austria: l'esemplare austriaco matricola 3A-BB ha subito un completo restauro, ultimato nel 2005;
  • Parma: il G46 I-AEKT (serie VI NC 216) di Pino Valenti, che su di esso vola regolarmente ed effettua manifestazioni acrobatiche in tutta Italia;
  • Rieti: il G46 MM 52792 di Luigi Aldini, attualmente in fase di restauro per tornare di nuovo in volo;
  • Vicenza: il G46-4B MM53409, immatricolazione civile I-AEKB;
  • Provincia di Vicenza: il G46 I-AEKA, esemplare pari al nuovo, di proprietà del sig. Luciano Sorlini.

Specifiche (G.46-4B) - Caratteristiche generali:
  • Equipaggio: 2
  • Lunghezza: 8,48 m (27 piedi 10 pollici)
  • Apertura alare: 10,40 m (34 piedi 1 pollice)
  • Altezza: 2,40 m (7 piedi 10 pollici)
  • Superficie alare: 16,0 m 2 (172 piedi quadrati)
  • Peso a vuoto: 1.110 kg (2.447 libbre)
  • Peso lordo: 1.410 kg (3.109 libbre)
  • Capacità carburante: 160 L (42 US gal; 35 imp gal)
  • Motopropulsore: 1 × Alfa Romeo 115 -1 ter motore in linea a 6 cilindri raffreddato ad aria, 168 kW (225 CV).

Prestazioni:
  • Velocità massima: 311 km/h (193 mph, 168 kn)
  • Velocità di crociera: 263 km/h (163 mph, 142 kn) (80% di potenza)
  • Autonomia: 900 km (560 mi, 490 nmi)
  • Tangenza: 5.300 m (17.400 piedi)
  • Velocità di salita: 1,8 m/s (350 piedi/min)
  • Tempo di salita: 7 min da 23 s a 2.000 m (6.600 piedi) - 20 min da 7 s a 4.000 m (13.000 piedi).

Motore Alfa Romeo 115

L'Alfa Romeo 115 era un motore aeronautico a 6 cilindri in linea invertito prodotto dall'azienda Italiana Alfa Romeo Milano tra il 1936 ed il 1956. Derivato dal britannico de Havilland Gipsy Queen, venne prodotto in 1 600 esemplari e destinato a velivoli di piccole dimensioni, come aerei da turismo, da addestramento basico e da ricognizione, di produzione italiana del periodo pre, bellico e post-bellico.

Versioni

Alfa Romeo 115 - Potenza erogata 185 CV (136 kW)
Velivoli utilizzatori:
  • Italia - Bestetti BN.1 (prototipo) - Breda Ba.75 (solo prototipi) - CANT Z.1012 - Caproni Ca.164 - Caproni Ca.309 Ghibli (versione 115-II) - Nardi FN.305 - SAI Ambrosini 2S (versione 115-I) - SAI Ambrosini 3 - Saiman 200.

Alfa Romeo 115bis - Potenza: 195 CV (145 kW) a 2 250 giri/min

Velivoli utilizzatori:
  • Italia - Fiat G.46-1B - Fiat G.46-3B e 4B.

Alfa Romeo 115ter - Scheda tecnica - Componenti:
Sistema di alimentazione: 
  • 2 carburatori Mona Hobson Al 55E/1
  • Carburante: benzina avio etilizzata 87-100 ottani.
Prestazioni:
  • Potenza: 215 CV (160 kW) a 2 250 giri/min
  • Rapporto di compressione: 6,5:1
  • Consumo specifico = 230-235 g/CV·h.
Velivoli utilizzatori:
  • Italia - Fiat G.46-A, G.46-3A, G.46-4A - SAI Ambrosini S.7.

(Fonti delle notizie: Web, Google, Luca Ocretti, Wikipedia, You Tube)
























































 

P.L.A. NAVY: una nuova corvetta cinese o fregata leggera stealth è attualmente alle prove di accettazione in servizio. Il design dell’unità ha alcune somiglianze con le corvette svedesi della classe Visby.

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