venerdì 17 luglio 2026

ROYAL AIR FORCE 2035: una nuova iniziativa rilancia le ambizioni britanniche in materia di aerei da combattimento collaborativi ed è destinata a operare insieme ai Typhoon, agli F-35 e al futuro GCAP-Tempest. I nuovi velivoli collaborativi (CCA), sono denominati “Storm Fighter” e saranno forse "la prima forza aerea di sesta generazione in Europa”.












https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.











Il termine StormFighter si riferisce al programma per il Collaborative Combat Aircraft (CCA) lanciato dalla Royal Air Force britannica (RAF) nel luglio 2026. In campo aeronautico, l'acronimo CCA indica i droni "leali" (Loyal Wingman) progettati per volare insieme ai caccia con equipaggio per potenziare le operazioni nello spazio aereo conteso. 





I Collaborative Combat Aircraft (CCA) rappresentano un'evoluzione del concetto di "leal wingman" o drone gregario.

Le caratteristiche principali di questi velivoli includono:
  • Funzionalità: Forniscono sorveglianza avanzata, attacchi a lungo raggio, intelligence in prima linea e guerra elettronica. 
  • Economia di scala: Progettati per essere più economici dei jet con equipaggio, consentono di aumentare la massa di combattimento riducendo al contempo i rischi per i piloti umani. 
  • Sviluppo internazionale: Oltre al programma StormFighter della RAF, il pioniere di questa tecnologia è l'US Air Force, che ha avviato collaborazioni con aziende del settore per i primi prototipi.

La nuova iniziativa rilancia le ambizioni britanniche in materia di aerei da combattimento collaborativi ed è destinata a operare insieme ai Typhoon, agli F-35 e al futuro GCAP-Tempest.

La Royal Air Force britannica ha lanciato un nuovo programma di velivoli da combattimento collaborativi (CCA), denominato Storm Fighter, rilanciando l'impegno britannico nel settore dei velivoli autonomi "gregari", nell'ottica di costruire quella che i funzionari definiscono "la prima forza aerea di sesta generazione in Europa". L’annuncio di un alto funzionario governativo, segna un rinnovato sforzo per schierare velivoli da combattimento senza equipaggio progettati per operare a fianco di aerei da combattimento con equipaggio, dopo che le precedenti iniziative britanniche in questo campo avevano perso slancio.
Storm Fighter fa parte di un più ampio programma del Regno Unito volto a introdurre sistemi senza equipaggio e autonomi in tutte le forze armate, nell'ambito di un piano di modernizzazione della difesa finanziato con circa 6,6 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni.

Intervenendo alla conferenza globale dei capi dell'aeronautica e dello spazio dell'Air & Space Power Association a Londra, Luke Pollard, ministro britannico per la prontezza della difesa e l'industria, ha affermato che il programma Storm Fighter sarà finanziato utilizzando l'investimento di 406 milioni di dollari in CCA (Commodity Computing Agreements) incluso nel DIP (Defence Infrastructure Plan).
"Stiamo massimizzando la nostra potenza aerea nell'occhio del ciclone del futuro combattimento, che sarà brulicante di droni, caccia di sesta generazione e capacità di guerra elettronica in continua evoluzione", ha affermato Pollard, aggiungendo: "Sono lieto di rivelare che il nostro nuovo programma CCA autonomo si chiamerà Storm Fighter… per fornire droni "angelo custode" e "cane da attacco" che voleranno in combattimento con i Typhoon, gli F-35 e i GCAP-Tempest. 

Storm Fighter renderà la RAF la prima forza aerea di sesta generazione in Europa”.

La nomenclatura Storm Fighter è in linea con una serie di programmi "Storm" nel settore della guerra aerea. Tra questi, lo Storm Shroud, che fornirà alla Royal Air Force un nuovo drone senza pilota per la guerra elettronica, che entrerà in servizio quest'anno. Nel frattempo, la Royal Air Force ha anche annunciato un nuovo drone per la guerra elettronica, denominato Storm Chrome, e lo Storm Fire, un drone d'attacco unidirezionale con un raggio d'azione di 1.000 miglia.
Come esempio di programmi sperimentali che potrebbero confluire nello Storm Fighter, Pollard ha evidenziato il Project Vanquish, che ha lo scopo di dimostrare una piattaforma collaborativa autonoma (ACP) ad ala fissa, a decollo e atterraggio corto, da una portaerei di classe Queen Elizabeth entro la fine del 2027. 

La terminologia ACP è stata utilizzata in passato nel Regno Unito ed è sostanzialmente equivalente a CCA.

In passato, la Royal Navy ha esplorato diverse opzioni di droni per le sue portaerei. Ha testato il  drone a decollo e atterraggio corto (STOL) General Atomics Mojave a  bordo della HMS  Prince of Wales, così come droni più piccoli a propulsione a reazione lanciati tramite catapulta. Il riferimento di Pollard al programma Vanquish ACP della Royal Navy è significativo e riflette le difficoltà incontrate dalla Royal Air Force nel portare a termine iniziative simili.



La Royal Air Force stava lavorando al Progetto Mosquito nell'ambito della più ampia iniziativa LANCA (Lightweight Affordable Novel Combat Aircraft). 

Il Progetto Mosquito prevedeva la realizzazione di un prototipo di "aereo da combattimento senza pilota" entro il 2023 e nel 2021 il contratto per la sua costruzione fu assegnato alla Spirit AeroSystems. Il Progetto Mosquito fu cancellato nel 2022 per ragioni non del tutto chiare, sebbene sia probabile che fosse ormai evidente che l'ambizioso progetto non potesse essere realizzato con il budget relativamente esiguo, di soli 41 milioni di dollari in tre anni.
Intervenendo alla Global Air and Space Chiefs' Conference, un funzionario della Royal Air Force ha sottolineato che lo Storm Fighter dovrebbe portare alla realizzazione di un velivolo "sufficientemente valido, sufficientemente economico, sufficientemente rapido da poter essere prodotto, e ne abbiamo bisogno in quantità sufficiente". Il funzionario ha aggiunto: "Se state costruendo qualcosa che richiede il 70% del tempo di costruzione di un F-35 e ne costa tre quarti, allora abbandonate il vostro programma CCA e ricominciate da capo".
È chiaro, tuttavia, che la Royal Air Force ha ancora bisogno di una piattaforma di supporto affidabile, simile a un gregario. Questa è la stessa ambizione delineata in passato dal Ministero della Difesa britannico, quando descrisse droni in grado di "volare ad alta velocità a fianco dei caccia" e di trasportare "missili, sistemi di sorveglianza e tecnologie di guerra elettronica".

Quando il Progetto Mosquito era ancora attivo, il Ministero della Difesa britannico sottolineò anche che i suoi futuri fedeli gregari avrebbero dovuto individuare e abbattere gli aerei nemici e "sopravvivere ai missili terra-aria”.

Sebbene le parole di Pollard di oggi siano ambigue, il suo riferimento alla fornitura di "droni angeli custodi e cani da attacco" suggerisce che potrebbero essere coperte sia missioni di combattimento aereo che missioni di attacco. D'altra parte, ciò potrebbe anche descrivere sia missioni offensive che difensive di controffensiva aerea.

È inoltre degno di nota che il nuovo CCA dovrebbe entrare in combattimento insieme agli F-35, GCAP-Tempest e Typhoon. Quest'ultimo dovrebbe essere ritirato dal servizio entro il 2040, quindi il drone dovrebbe essere operativo prima dell'arrivo del GCAP-Tempest di sesta generazione.
Per quanto riguarda chi potrebbe costruire lo Storm Fighter, Janes riferisce che "diverse aziende hanno già manifestato il loro interesse, tra cui spiccano BAE Systems e Boeing", sebbene non sia ancora stato pubblicato un insieme formale di requisiti.






Nel caso della Boeing, l' MQ-28 Ghost Bat ha già suscitato un certo interesse ufficiale nel Regno Unito. 

Nel 2023, il contrammiraglio James Parkin, direttore dello sviluppo della Royal Navy, ha tenuto una presentazione che includeva una diapositiva con un rendering Boeing che mostrava una variante o derivato dell'MQ-28 con un gancio di coda visibile in fase di atterraggio su una  portaerei classe Queen Elizabeth.
Sarà inoltre possibile estendere l'accordo di cooperazione in materia di difesa tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti, noto come AUKUS, per includere l'MQ-28 e altre tecnologie per velivoli senza equipaggio. Nel frattempo, BAE Systems è coinvolta anche nel programma MQ-28, fornendo il sistema autonomo di gestione del veicolo (VMS) ed elementi della stazione di controllo a terra (GCS) che monitorano e controllano il drone. L'azienda ha anche presentato un rendering di un ipotetico CCA stealth che presenta alcune caratteristiche che ricordano i rendering del caccia con equipaggio GCAP-Tempest, tra cui ampie ali trapezoidali e derive di coda tronche e inclinate verso l'esterno. Il drone ha una presa d'aria anteriore a forma di cuneo, parzialmente nascosta da un prominente "labbro".
Nel suo lavoro sui CCA (Combat Control Aircraft), BAE Systems sta collaborando anche con la divisione Skunk Works di Lockheed Martin, anch'essa fortemente coinvolta in questo settore. Tra i progetti in sviluppo figura un drone stealth di fascia alta, denominato Vectis. Questo velivolo senza pilota è progettato per essere altamente adattabile alle esigenze dell'operatore, il che lo rende particolarmente adatto all'iniziativa britannica Storm Fighter, soprattutto se abbinato a BAE Systems.

Oltre ai due appaltatori menzionati, è probabile che l'iniziativa CCA della Royal Air Force attiri l'attenzione anche di altri.

General Atomics ha proposto al Regno Unito una versione imbarcata della sua famiglia di droni Gambit, basata su  un concetto di "telaio" modulare comune, che potrebbe essere integrata in un futuro gruppo aereo imbarcato sulle portaerei classe Queen Elizabeth. L'azienda fornisce già alla Royal Air Force i droni Protector. Altre proposte provenienti dagli Stati Uniti potrebbero arrivare da Northrop Grumman o Kratos, mentre c'è anche un numero crescente di potenziali partner europei.

Per ora, Storm Fighter rimane poco più di un nome associato a un requisito emergente, senza che siano ancora stati formalizzati la progettazione, l'appaltatore o la tempistica di acquisizione. 

Ciononostante, l'annuncio segnala che la Royal Air Force è di nuovo seriamente intenzionata a schierare una capacità di gregario affidabile dopo la fine del Progetto Mosquito. Ciò avviene mentre altre nazioni europee stanno già definendo i propri requisiti CCA e stabilendo gli obiettivi di entrata in servizio, e mentre altri importanti attori sono ora profondamente coinvolti nella validazione dei concetti operativi.
Con i velivoli autonomi ormai al centro della più ampia strategia di difesa del Regno Unito e il programma GCAP-Tempest in costante avanzamento, aumenterà la pressione per trasformare Storm Fighter in una capacità operativa.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TimesofIndia,  TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)












 

US AIR FORCE 2030: è stato lanciato un missile AIM-120 AMRAAM da un aereo da combattimento collaborativo Anduril YFQ-44A contro un bersaglio digitale sopra il deserto del Mojave; l’evento segna il primo impiego di armi a fuoco per un velivolo da combattimento collaborativo, dopo le precedenti fasi di test con munizioni inerti e collegamenti dati.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Un aereo da combattimento senza pilota di recente ha lanciato un missile aria-aria contro un bersaglio sopra il deserto della California, e un essere umano seduto da qualche altra parte ha dato l'ordine di premere il grilletto.
Il Dipartimento dell'USAF ha confermato che un YFQ-44A Collaborative Combat Aircraft, la denominazione utilizzata per una nuova classe di droni da combattimento autonomi progettati per volare a fianco di aerei con equipaggio, ha lanciato con successo un missile AIM-120 AMRAAM contro un bersaglio digitale nello spazio aereo ristretto sopra il deserto del Mojave, segnando la prima volta che uno di questi droni ha effettivamente sparato con un'arma reale anziché limitarsi a trasportarla.




Il velivolo in questione è costruito dalla Anduril Industries ed è conosciuto internamente come Fury; appartiene a una piccola e attentamente monitorata categoria di droni che l'USAF chiama Collaborative Combat Aircraft (CCA), progettato per operare come una sorta di gregario robotico per i piloti di velivoli stealth come l'F-35 o l'F-22. 

Piuttosto che sostituire i caccia con equipaggio, il concetto alla base del CCA è quello di moltiplicare le capacità di un singolo pilota, fornendogli occhi aggiuntivi, sensori aggiuntivi e armi aggiuntive distribuite su più velivoli senza pilota, in grado di assorbire il rischio che un pilota umano dovrebbe altrimenti affrontare da solo. 

L'YFQ-44A ha effettuato il suo primo volo autonomo il 31 ottobre 2025 e l'USAF lo ha selezionato, insieme a un progetto concorrente della General Atomics, l'YFQ-42A, soprannominato Dark Merlin, come i due prototipi che hanno superato la fase iniziale del programma, nota come Incremento 1.
Gli ingegneri hanno inizialmente fatto volare lo YFQ-44A trasportando una versione inerte e non esplosiva dell'AIM-120 AMRAAM, un missile aria-aria a guida radar che l'USAF utilizza da decenni sui caccia con equipaggio, al solo scopo di confermare che il drone potesse fisicamente trasportare l'arma senza comprometterne la manovrabilità o l'aerodinamica in volo. Successivamente, i collaudatori sono passati alla validazione del collegamento dati tra il velivolo e l'arma stessa, confermando essenzialmente che, quando un operatore umano inviava un comando tramite tale collegamento, il drone lo eseguiva con precisione e senza ritardi in una simulazione di ingaggio. Solo dopo che entrambe queste fasi sono state superate, il programma è passato a un vero e proprio tiro a fuoco, una sequenza che l'Aeronautica Militare statunitense descrive come una replica della stessa metodologia di test utilizzata da tempo per i velivoli da combattimento con equipaggio.

Il capo di stato maggiore dell'USAF, generale Ken Wilsbach, ha definito il test un significativo passo avanti per un programma che si è sviluppato con una rapidità insolitamente elevata per gli standard del Pentagono.

"Questo test a fuoco rappresenta un importante passo avanti nello sviluppo del Collaborative Combat Aircraft", ha affermato Wilsbach. "Siamo un passo più vicini a fornire queste capacità ai militari sul campo."
Nonostante la capacità del drone di volare e manovrare con un notevole grado di autonomia, l'USAF ha ripetutamente sottolineato che sparare con un'arma non è una decisione che il velivolo prende mai da solo. Un operatore umano mantiene il comando e il controllo esclusivi della piattaforma in ogni momento, e il sistema CCA è esplicitamente progettato in modo che la decisione di sganciare qualsiasi arma richieda l'autorizzazione diretta dell'operatore, piuttosto che una valutazione autonoma da parte dei sistemi di bordo del velivolo. Questa distinzione è stata integrata nel programma fin dall'inizio, data la rilevanza legale ed etica di qualsiasi sistema in grado di utilizzare la forza letale.

Il generale Dale White, che ricopre il ruolo di responsabile diretto del Dipartimento della Guerra per i sistemi d'arma critici di maggiore importanza, ha descritto il test come la prova che il programma è maturato ben oltre la sua fase iniziale di prototipo.

"Il passaggio dal trasporto inerte all'inizio di quest'anno al rilascio odierno dell'arma dimostra la maturità del programma, consentendoci di convalidare i nostri modelli di integrazione digitale con dati reali", ha affermato White. "Questi test forniscono una convalida operativa del fatto che il Collaborative Combat Aircraft può eseguire autonomamente la sequenza di impiego dell'arma entro i parametri definiti dal pilota, accelerando la fornitura di capacità ai militari sul campo.”

L’azienda produttrice Anduril ha fornito ulteriori dettagli su come si è svolto esattamente l'ingaggio, descrivendolo come considerevolmente più complesso di un semplice lancio di armi. 

Mark Shushnar, vicepresidente per la divisione di aviazione autonoma dell'azienda, ha affermato che l'YFQ-44A è decollato dalla base aerea di Edwards in California, ha ricevuto la traccia del bersaglio tramite la piattaforma software Lattice dell'azienda e ha lanciato l'AIM-120 solo dopo che un operatore umano ha formalmente ordinato al velivolo di ingaggiare il bersaglio, una sequenza che ha definito un attacco completo, oltre la linea di vista, contro un bersaglio simulato piuttosto che una dimostrazione predefinita.
Il test è stato realizzato grazie all'Air Dominance Combined Test Force del 412° Test Wing, un team misto composto da militari in servizio attivo, civili governativi e appaltatori che hanno trascorso mesi a perfezionare e convalidare i modelli tecnici necessari per eseguire in sicurezza un evento di tiro a fuoco reale di questo tipo, un lavoro che riveste un'importanza cruciale, dato che un errore durante i test di armi su un velivolo sperimentale può bloccare un intero programma per mesi.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Defence-blog, WIKIPEDIA, You Tube)











 

giovedì 16 luglio 2026

Canadian Armed Forces 2026: l'Australia ha venduto al Canada il suo segreto di sorveglianza più gelosamente custodito con un accordo da 2,5 miliardi di dollari che segna la prima esportazione internazionale della tecnologia radar oltre l'orizzonte Jindalee. Il sistema ha un raggio d'azione normale compreso tra 1.000 e 3.000 km e può anche monitorare le operazioni marittime, l'altezza delle onde e la direzione del vento.









https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.










Canadian Armed Forces

Le Canadian Armed Forces (in lingua francese: Forces armées canadiennes), sono le forze armate del Canada, formate dal Royal Canadian Navy (marina militare), Canadian Army (esercito) e il Air Command (aeronautica militare), istituite nel 1968.
Il responsabile delle forze canadesi è il ministro della difesa Peter MacKay mentre il re del Regno Unito ha l'incarico di comandante in capo dell'esercito in rappresentanza della Governatrice del Canada.

Lo stanziamento delle forze armate canadesi è pari a 21,8 miliardi di C$ (12º) che equivale al 1,14 % del PIL.
Il quartier generale (NDHQ) è a Ottawa, dove si riunisce sia il Ministero della difesa e i comandanti delle forze armate.




Il 22 giugno 2026, Australia e Canada hanno firmato un accordo da 2,5 miliardi di dollari per la fornitura da parte di BAE Systems Australia di un sistema radar oltre l'orizzonte per l'Artico al Canada.






L'accordo rappresenta la più grande esportazione di materiale bellico mai realizzata dall'Australia e la prima vendita internazionale della sua tecnologia Jindalee OTHR, con l'obiettivo di raggiungere la capacità operativa iniziale in Canada entro dicembre 2029.

Radar OTH e certi strani disturbi

Come sempre succede quando si cerca un DX fuori dagli schemi, proprio mentre stiamo portando a compimento un collegamento "storico", compaiono dal nulla strani disturbi che rischiano di non farci completare il contatto, proprio in piena banda radio-amatoriale o anche in piena Banda Cittadina, e se persistono per un po' di tempo, ci fanno perdere l'occasione che aspettavamo da molto tempo.
A parte i disturbi di tipo locale, può succedere di imbattersi in strani disturbi, apparentemente banali, ma che invece sono trasmissioni di natura militare operate con scopi ben precisi.
Il fatto è che quando si tratta di trasmissioni di tipo militare legate a questioni di sicurezza, tutte le frequenze sono buone per arrivare allo scopo preposto, per cui noi radio operatori nella nostra piccolezza rispetto a ragioni di forza maggiore, dobbiamo subire passivamente oppure imparare ad evitare le frequenze interessate da tali servizi.
Ma nel nostro piccolo scaturiscono anche queste domande:
  • "Ma perché questi servizi sono sulle nostre frequenze?",
  • "Sarà il particolare funzionamento a rendere necessario l'utilizzo di determinate frequenze?".

In realtà è proprio così, sopratutto quando si parla di "Radar OTH" ovvero Radar Over The Horizon (Oltre l’Orizzonte).

Qualcuno a questo punto si chiederà: "Ma i radar non funzionano con le microonde?"
Certo, i radar classici funzionano nella gamma delle microonde, la maggior parte fra gli 11 ed i 22 GHz, ma hanno la caratteristica di non riuscire a "vedere" oltre l'orizzonte ottico, per via della caratteristica delle microonde, cioè di propagarsi assolutamente in linea retta, quindi essere abbastanza inutili oltre la curvatura terrestre.
Così durante il periodo della guerra fredda, sono stati fatti un bel po' di esperimenti da parte di entrambi gli schieramenti, nel settore "radar" per ovviare al problema "orizzonte" e che hanno prodotto dei sorprendenti risultati utilizzando nuove tecnologie nel campo della gamma delle HF, cioè dove le onde radio per via della riflessione ionosferica possono andare ben oltre l'orizzonte.
A differenza delle microonde, dove quando un fascio a microonde colpisce un ostacolo, l'eco di ritorno ripercorre la via del ritorno in linea retta, nel capo delle HF quando un fascio di onde radio colpisce un ostacolo, produce oltre all'eco dei fenomeni di diffrazione diversi dalle microonde.
Utilizzando questa particolarità, per poter arrivare allo scopo diventa necessario avere più frequenze a disposizione, visto che per poter coprire determinate zone geografiche bisogna adeguarsi ai capricci degli strati della ionosfera, sia per l'impulso di trasmissione, sia per l'impulso di eco che fa il percorso al contrario.
Proprio per questo motivo un Radar OTH può andare ad operare sulle frequenze che le stazioni "chirp" e le “iono-sonde" ritengono più indicate per esercitare questo tipo di servizio.

Il sistema è fondamentale per la difesa e la sicurezza nazionale australiana e degli alleati. 

Copre un'area immensa proiettando onde radio ad alta frequenza verso il cielo, le quali rimbalzano sulla ionosfera per illuminare obiettivi lontani. Gli echi di ritorno seguono un percorso simile per raggiungere ricevitori dedicati.

La tecnologia OTHR rimbalza sulla ionosfera per aggirare la curvatura terrestre

Il network JORN è costituito da un centro di coordinamento (JCC) situato presso la RAAF Base Edinburgh nell'Australia Meridionale. Dispone inoltre di tre stazioni radar remote, ciascuna con le proprie antenne di trasmissione e ricezione:
  • Radar 1: Vicino a Longreach (Queensland)
  • Radar 2: Vicino a Laverton (Australia Occidentale)
  • Radar 3: Vicino ad Alice Springs (Territorio del Nord). 

Coinvolgimento dell'Industria e aggiornamenti

Il sistema è costantemente aggiornato e gestito in collaborazione con partner del settore della difesa. Ad esempio, BAE Systems Australia ha guidato un massiccio aggiornamento del network del valore di oltre 1,2 miliardi di dollari per garantire il mantenimento della supremazia nel monitoraggio radar a lungo raggio. 

Grazie alla sua efficacia, la tecnologia ha suscitato interesse internazionale, arrivando a un accordo storico per l'esportazione e l'integrazione di questa tecnologia da parte del Canada

Come sopra detto, l’Australia ha venduto al Canada il suo segreto di sorveglianza più gelosamente custodito con un accordo da 2,5 miliardi di dollari firmato il 22 giugno 2026, che segna la prima esportazione internazionale della tecnologia radar oltre l'orizzonte Jindalee e la più grande esportazione di materiale bellico nella storia australiana, fornendo al Canada un sistema in grado di rilevare aerei e navi in avvicinamento da migliaia di chilometri di distanza attraverso l'Artico, una regione che è diventata silenziosamente uno dei corridoi strategici più contesi del pianeta.
L'accordo, impegna BAE Systems Australia come partner industriale e fissa la data di inizio delle consegne al 1° luglio 2026. L'obiettivo del Canada per la capacità operativa iniziale è dicembre 2029, una tempistica ambiziosa per un sistema radar di tale complessità, e il governo canadese ha stanziato l'intero importo di 2,5 miliardi di dollari per l’acquisizione.

La tecnologia al centro dell'accordo è davvero straordinaria per le sue capacità. 

Un radar oltre l'orizzonte, noto come OTHR, funziona facendo rimbalzare onde radio ad alta frequenza sulla ionosfera, lo strato elettricamente carico dell'alta atmosfera che si estende da circa 60 chilometri a 1.000 chilometri sopra la superficie terrestre, e utilizzando l'energia riflessa per rilevare oggetti che i sistemi radar a vista non possono vedere a causa della curvatura terrestre. La rete australiana JORN, operativa in varie forme dagli anni '70 e pienamente operativa negli anni '90, è in grado di rilevare aerei e navi a distanze fino a 3.000 chilometri, una copertura che nessun sistema radar convenzionale può eguagliare. Una singola installazione OTHR che monitora le rotte artiche verso il Nord America copre un'area paragonabile all'intera Europa occidentale.
La rete radar operativa Jindalee, nota come JORN, fornisce una sorveglianza su vasta area di navi e aerei nelle acque di avvicinamento settentrionali dell'Australia ed è stata gestita e sviluppata da BAE Systems Australia per decenni, conferendo all'azienda una profonda esperienza operativa nella gestione del ciclo di vita dei sistemi radar operativi che nessun'altra azienda di difesa occidentale può eguagliare. BAE Systems Australia ha supportato ogni fase dello sviluppo di JORN, dalla costruzione iniziale ai molteplici aggiornamenti, e la forza lavoro dell'azienda in questo settore vanta oltre 40 anni di esperienza accumulata in una tecnologia notoriamente difficile da costruire e gestire. Questa competenza è proprio ciò che il Canada sta acquistando, non solo hardware, ma anche le persone che sanno come farlo funzionare.

La necessità del Canada di questa capacità non è astratta. Le rotte settentrionali del paese attraverso l'Oceano Artico e l'Arcipelago Artico Canadese, un gruppo di oltre 36.500 isole a nord della terraferma canadese, rappresentano le rotte aeree più brevi tra la Russia e il Nord America, gli stessi corridoi che i pianificatori della Guerra Fredda hanno cercato di monitorare per decenni con la Linea di Allerta Precoce Distante (DEW), una rete di stazioni radar costruita negli anni '50 e diventata obsoleta molto prima che la minaccia militare russa si evolvesse nella sua forma attuale. 

La Russia ha investito massicciamente nelle infrastrutture militari artiche nell'ultimo decennio, tra cui basi aeree, installazioni navali e dispiegamenti missilistici nell'estremo nord, mentre lo scioglimento dei ghiacci marini artici ha aperto nuove rotte marittime che non esistevano su scala così ampia una generazione fa. Il Canada è rimasto indietro nell'acquisizione dei sensori necessari per monitorare tutto ciò, una lacuna che esperti di difesa e commissioni parlamentari hanno ripetutamente segnalato come il deficit di sorveglianza più critico del paese.

Il programma A-OTHR si occupa della porzione meridionale di tale requisito di sorveglianza, fornendo copertura dal confine canadese con gli Stati Uniti verso nord fino al Circolo Polare Artico. 

Un secondo sistema, noto come Polar Over-the-Horizon Radar o P-OTHR, coprirà in futuro l'estremo nord e l'Arcipelago Artico, sebbene l'ubicazione di tale impianto non sia stata resa pubblica e rimanga classificata. I due sistemi insieme costituiranno la spina dorsale della sorveglianza del contributo canadese alla modernizzazione del NORAD, il comando congiunto di difesa aerospaziale americano-canadese che sta lavorando all'aggiornamento della sua architettura di sensori da quando entrambi i governi si sono impegnati in un importante programma di modernizzazione nel 2022.
Le implicazioni economiche dell'accordo si estendono a entrambi i paesi in modi che vanno ben oltre il valore contrattuale nominale. Il governo canadese stima che il progetto A-OTHR contribuirà per circa 290 milioni di dollari all'anno al prodotto interno lordo del Canada e sosterrà circa 2.270 posti di lavoro all'anno nell'economia canadese durante la fase di costruzione e consegna, dal 2026 al 2033. In Australia, il progetto supporta circa 300 posizioni tecniche altamente qualificate e l'accordo di esportazione crea una base commerciale e diplomatica che posiziona la tecnologia OTHR australiana per future vendite ad altri alleati. L'accordo non è stato esente da controversie da parte canadese: lo sviluppatore nazionale di radar D-TA Systems, che ha costruito componenti OTHR operativi e ha collaborato con Raytheon Canada su programmi correlati, ha espresso delusione per essere stato scavalcato a favore del sistema australiano, riflettendo una tensione tra gli appalti degli alleati e lo sviluppo industriale nazionale che il governo canadese ha risolto privilegiando la rapidità e la comprovata capacità.
Craig Lockhart, amministratore delegato di BAE Systems Australia, ha inquadrato l'importanza dell'accordo in termini di ciò che esso rappresenta sia per le industrie della difesa alleate sia per la partnership di condivisione di informazioni di intelligence Five Eyes.
"L'esportazione delle capacità australiane nel settore OTHR rappresenta un'opportunità significativa sia per l'industria australiana che per quella canadese e consente alle aziende nazionali di espandere le esportazioni di beni e servizi ad alto valore aggiunto, in particolare verso i mercati alleati della difesa e della tecnologia", ha affermato Lockhart.
"L'acquisizione da parte del Canada di un sistema OTHR australiano all'avanguardia supporta gli interessi strategici di entrambe le nazioni attraverso un miglioramento del rilevamento e del tracciamento delle minacce al Nord America, rafforzando la consapevolezza della situazione nell'ambito dell'alleanza Five-Eyes", ha aggiunto.
Un sistema OTHR canadese, basato su tecnologia australiana e supportato dallo stesso personale che gestisce JORN, sarà interoperabile con i dati di sorveglianza australiani fin dal primo giorno, creando un quadro unificato delle strategie di avvicinamento al Nord America che nessuno dei due Paesi sarebbe in grado di generare da solo.
BAE Systems Australia prevede di iniziare i lavori di consegna il 1° luglio 2026, dando così al programma un vantaggio iniziale in vista del raggiungimento della capacità operativa iniziale entro dicembre 2029.

Rete radar OHR operativa Jindalee 

La rete radar operativa Jindalee (JORN) è una rete radar oltre l'orizzonte (OHR) gestita dalla Royal Australian Air Force (RAAF) in grado di monitorare i movimenti aerei e marittimi su un'area di 37.000 chilometri quadrati (14.000 miglia quadrate). Ha un raggio d'azione normale compreso tra 1.000 e 3.000 chilometri (620-1.860 miglia). La rete è utilizzata per la difesa dell'Australia e può anche monitorare le operazioni marittime, l'altezza delle onde e la direzione del vento.   
Le principali stazioni di terra del sistema JORN comprendono un centro di controllo, noto come JORN Coordination Centre (JCC), presso la base RAAF di Edinburgh, nell'Australia Meridionale, e tre stazioni di trasmissione: Radar 1 vicino a Longreach, nel Queensland, Radar 2 vicino a Laverton, nell'Australia Occidentale, e Radar 3 vicino ad Alice Springs, nel Territorio del Nord.
Le origini del JORN possono essere ricondotte agli esperimenti condotti negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale e a una serie di esperimenti australiani presso il DSTO di Edimburgo, nell'Australia Meridionale  a partire dai primi anni '50.
Nel 1969, l'adesione al Programma di cooperazione tecnica e i documenti di John Strath stimolarono lo sviluppo di un progetto radar Over the Horizon fondamentale. 
Dal luglio 1970 è stato intrapreso uno studio che ha portato alla proposta di un programma da realizzare, in tre fasi, per sviluppare un sistema radar oltre l'orizzonte.
Il 18 marzo 2025, il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato l'acquisto da parte del Canada della tecnologia radar JORN per 6,5 miliardi di dollari australiani, da impiegare sull'Artico. 
Il 21 giugno 2026, il vice primo ministro australiano Richard Marles ha annunciato che la prima fase del progetto di acquisizione del radar era stata firmata, con 2,5 miliardi di dollari stanziati per questa fase.  Il governo canadese, rappresentato dal Segretario di Stato (Approvvigionamento della Difesa) Stephen Fuhr, ha soprannominato questo progetto Arctic Over-the-Horizon-Radar (A-OTHR). Questa è la prima di due unità radar previste per l'Artico. La seconda unità, nota come Polar Over-the-Horizon Radar (P-OTHR), sarà situata nell'estremo Nord in una località che non è ancora stata resa pubblica. Le coordinate esatte e i nomi delle comunità rimangono classificati. 

Rete

Il sistema JORN ha un raggio d'azione normale compreso tra 1.000 e 3.000 km. Viene utilizzato dalla difesa australiana e può anche monitorare le operazioni marittime, l'altezza delle onde e la direzione del vento. 

JORN è composto da:
  • tre stazioni radar attive: una vicino a Longreach, nel Queensland (Radar 1), una seconda vicino a Laverton, nell'Australia Occidentale (Radar 2), e una terza vicino ad Alice Springs, nel Territorio del Nord (Radar 3);
  • un centro di controllo presso la base RAAF di Edimburgo, nell'Australia Meridionale (JCC);
  • sette transponder; e
  • dodici ionosonde verticali distribuite intorno all'Australia e ai suoi territori. 

Il DSTO in precedenza utilizzava la stazione radar vicino ad Alice Springs, nel Territorio del Nord (nota come Jindalee Facility Alice Springs) per la ricerca e lo sviluppo e possiede anche una propria rete di ionosonde verticali/oblique per scopi di ricerca. Il radar di Alice Springs è stato completamente integrato nel JORN durante la Fase 5 per fornire una terza stazione radar attiva. 
Ogni stazione radar è composta da un sito di trasmissione e da un sito di ricezione, separati da una grande distanza per evitare che il trasmettitore interferisca con il ricevitore. 

I siti di trasmissione e ricezione del JORN sono:
  • il trasmettitore del Queensland a Longreach, con copertura di 90 gradi (23.658047°S 144.145432°E),
  • il ricevitore del Queensland a Stonehenge, con copertura di 90 gradi (24.291095°S 143.195286°E),
  • il trasmettitore dell'Australia Occidentale a Leonora, con copertura di 180 gradi (28.317378°S 122.843456°E), e
  • il ricevitore dell'Australia Occidentale a Laverton, con copertura di 180 gradi (28.326747°S 122.005234°E).
  • il trasmettitore di Alice Springs a Harts Range, con copertura di 90 gradi (22.967561°S 134.447937°E), e
  • il ricevitore di Alice Springs a Mount Everard, con copertura di 90 gradi (23.521497°S 133.677521°E).

Il radar di Alice Springs era il banco di prova originale del "Jindalee Stage B", sul quale si basò la progettazione delle altre due stazioni. Oltre al suo ruolo operativo, continua a fungere da banco di prova per la ricerca e lo sviluppo.
Il sito del ricevitore di Mount Everard contiene i resti del primo ricevitore, più piccolo, "Jindalee Stage A". È visibile nelle foto aeree, dietro il ricevitore dello stadio B (23.530074°S 133.68782°E). Il trasmettitore dello stadio A è stato ricostruito per diventare il trasmettitore dello stadio B. 
Gli array di trasmettitori radio ad alta frequenza di Longreach e Laverton hanno 28 elementi, ciascuno alimentato da un amplificatore di potenza da 20 kilowatt  che fornisce una potenza totale di 560 kW.  Lo stadio B trasmetteva 20  kW per amplificatore. Il segnale viene riflesso dalla ionosfera, atterrando nell'area "illuminata" di interesse del bersaglio. Gran parte della radiazione incidente viene riflessa in avanti nella direzione di viaggio originale, ma una piccola parte "retrodiffonde" e ritorna lungo il percorso di trasmissione reciproco originale. Questi ritorni si riflettono nuovamente dalla ionosfera, venendo infine ricevuti dalle stazioni di Longreach e Laverton. L'attenuazione del segnale, dall'antenna trasmittente al bersaglio e infine di nuovo all'antenna ricevente, è sostanziale e le sue prestazioni in tale contesto rendono questo sistema all'avanguardia scientifica. Le stazioni riceventi utilizzano ricevitori della serie KFR35 di KEL Aerospace . JORN utilizza frequenze radio comprese tra 5 e 30  MHz, che sono molto più basse della maggior parte degli altri radar civili e militari che operano nella banda di frequenza delle microonde . Inoltre, a differenza della maggior parte dei radar a microonde, JORN non utilizza la trasmissione a impulsi, né utilizza antenne mobili. La trasmissione è a onda continua modulata in frequenza (FMCW) e il fascio trasmesso viene direzionato dall'interazione tra la sua elettronica di "orientamento del fascio" e le caratteristiche dell'antenna nei sistemi di trasmissione. I segnali di ritorno radar vengono distinti in distanza dallo scostamento tra la frequenza del segnale irradiato istantaneo e la frequenza del segnale di ritorno. I segnali di ritorno vengono distinti in azimut misurando gli scostamenti di fase dei singoli segnali di ritorno incidenti lungo la lunghezza di oltre chilometri dell'array di antenne riceventi multi-elemento. Il funzionamento di JORN richiede un intenso lavoro computazionale e il perfezionamento della suite software offre il percorso più conveniente per i miglioramenti.

Funzionamento e utilizzo

La rete JORN è gestita dalla n. 1 Unità di sensori remoti (1RSU). I dati provenienti dai siti JORN vengono inviati al Centro di coordinamento JORN presso la base RAAF di Edimburgo, dove vengono trasmessi ad altre agenzie e unità militari. Ufficialmente, il sistema consente alle Forze di difesa australiane di osservare l'attività aerea e marittima a nord dell'Australia fino a distanze di 4.000 chilometri (2.500 miglia). Ciò comprende tutta Giava, la Nuova Guinea e le Isole Salomone, e può includere Singapore.  Tuttavia, nel 1997, il prototipo è stato in grado di rilevare lanci di missili da parte della Cina a oltre 5.500 chilometri (3.400 miglia) di distanza.  
JORN è così sensibile da poter tracciare aerei piccoli come un Cessna 172 in fase di decollo e atterraggio a Timor Est, a 2.600 chilometri (1.600 miglia) di distanza.  Si prevede che la ricerca attuale aumenterà la sua sensibilità di un fattore dieci rispetto a questo livello. 
Si ritiene inoltre che sia in grado di rilevare aerei stealth, poiché in genere questi sono progettati solo per evitare il rilevamento da parte dei radar a microonde.  Il progetto DUNDEE era un progetto di ricerca cooperativa, con la ricerca americana sulla difesa missilistica, sull'utilizzo di JORN per rilevare i missili. Si prevedeva che JORN avrebbe svolto un ruolo nelle future iniziative della Missile Defense Agency, rilevando e tracciando i lanci di missili in Asia.
Poiché JORN si basa sull'interazione dei segnali con la ionosfera ('rimbalzo'), le perturbazioni nella ionosfera influiscono negativamente sulle prestazioni. Il fattore più significativo che influenza questo aspetto sono i cambiamenti solari, che includono alba, tramonto e perturbazioni solari. L'efficacia di JORN è inoltre ridotta da condizioni meteorologiche estreme, tra cui fulmini e mare agitato. 
Poiché JORN utilizza il principio Doppler per rilevare gli oggetti, non può rilevare oggetti che si muovono tangenzialmente al sistema, o oggetti che si muovono a una velocità simile a quella dell'ambiente circostante.










IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Defence-blog, Sites, WIKIPEDIA, You Tube)