venerdì 17 luglio 2026

US AIR FORCE 2030: è stato lanciato un missile AIM-120 AMRAAM da un aereo da combattimento collaborativo Anduril YFQ-44A contro un bersaglio digitale sopra il deserto del Mojave; l’evento segna il primo impiego di armi a fuoco per un velivolo da combattimento collaborativo, dopo le precedenti fasi di test con munizioni inerti e collegamenti dati.











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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.









Un aereo da combattimento senza pilota di recente ha lanciato un missile aria-aria contro un bersaglio sopra il deserto della California, e un essere umano seduto da qualche altra parte ha dato l'ordine di premere il grilletto.
Il Dipartimento dell'USAF ha confermato che un YFQ-44A Collaborative Combat Aircraft, la denominazione utilizzata per una nuova classe di droni da combattimento autonomi progettati per volare a fianco di aerei con equipaggio, ha lanciato con successo un missile AIM-120 AMRAAM contro un bersaglio digitale nello spazio aereo ristretto sopra il deserto del Mojave, segnando la prima volta che uno di questi droni ha effettivamente sparato con un'arma reale anziché limitarsi a trasportarla.




Il velivolo in questione è costruito dalla Anduril Industries ed è conosciuto internamente come Fury; appartiene a una piccola e attentamente monitorata categoria di droni che l'USAF chiama Collaborative Combat Aircraft (CCA), progettato per operare come una sorta di gregario robotico per i piloti di velivoli stealth come l'F-35 o l'F-22. 

Piuttosto che sostituire i caccia con equipaggio, il concetto alla base del CCA è quello di moltiplicare le capacità di un singolo pilota, fornendogli occhi aggiuntivi, sensori aggiuntivi e armi aggiuntive distribuite su più velivoli senza pilota, in grado di assorbire il rischio che un pilota umano dovrebbe altrimenti affrontare da solo. 

L'YFQ-44A ha effettuato il suo primo volo autonomo il 31 ottobre 2025 e l'USAF lo ha selezionato, insieme a un progetto concorrente della General Atomics, l'YFQ-42A, soprannominato Dark Merlin, come i due prototipi che hanno superato la fase iniziale del programma, nota come Incremento 1.
Gli ingegneri hanno inizialmente fatto volare lo YFQ-44A trasportando una versione inerte e non esplosiva dell'AIM-120 AMRAAM, un missile aria-aria a guida radar che l'USAF utilizza da decenni sui caccia con equipaggio, al solo scopo di confermare che il drone potesse fisicamente trasportare l'arma senza comprometterne la manovrabilità o l'aerodinamica in volo. Successivamente, i collaudatori sono passati alla validazione del collegamento dati tra il velivolo e l'arma stessa, confermando essenzialmente che, quando un operatore umano inviava un comando tramite tale collegamento, il drone lo eseguiva con precisione e senza ritardi in una simulazione di ingaggio. Solo dopo che entrambe queste fasi sono state superate, il programma è passato a un vero e proprio tiro a fuoco, una sequenza che l'Aeronautica Militare statunitense descrive come una replica della stessa metodologia di test utilizzata da tempo per i velivoli da combattimento con equipaggio.

Il capo di stato maggiore dell'USAF, generale Ken Wilsbach, ha definito il test un significativo passo avanti per un programma che si è sviluppato con una rapidità insolitamente elevata per gli standard del Pentagono.

"Questo test a fuoco rappresenta un importante passo avanti nello sviluppo del Collaborative Combat Aircraft", ha affermato Wilsbach. "Siamo un passo più vicini a fornire queste capacità ai militari sul campo."
Nonostante la capacità del drone di volare e manovrare con un notevole grado di autonomia, l'USAF ha ripetutamente sottolineato che sparare con un'arma non è una decisione che il velivolo prende mai da solo. Un operatore umano mantiene il comando e il controllo esclusivi della piattaforma in ogni momento, e il sistema CCA è esplicitamente progettato in modo che la decisione di sganciare qualsiasi arma richieda l'autorizzazione diretta dell'operatore, piuttosto che una valutazione autonoma da parte dei sistemi di bordo del velivolo. Questa distinzione è stata integrata nel programma fin dall'inizio, data la rilevanza legale ed etica di qualsiasi sistema in grado di utilizzare la forza letale.

Il generale Dale White, che ricopre il ruolo di responsabile diretto del Dipartimento della Guerra per i sistemi d'arma critici di maggiore importanza, ha descritto il test come la prova che il programma è maturato ben oltre la sua fase iniziale di prototipo.

"Il passaggio dal trasporto inerte all'inizio di quest'anno al rilascio odierno dell'arma dimostra la maturità del programma, consentendoci di convalidare i nostri modelli di integrazione digitale con dati reali", ha affermato White. "Questi test forniscono una convalida operativa del fatto che il Collaborative Combat Aircraft può eseguire autonomamente la sequenza di impiego dell'arma entro i parametri definiti dal pilota, accelerando la fornitura di capacità ai militari sul campo.”

L’azienda produttrice Anduril ha fornito ulteriori dettagli su come si è svolto esattamente l'ingaggio, descrivendolo come considerevolmente più complesso di un semplice lancio di armi. 

Mark Shushnar, vicepresidente per la divisione di aviazione autonoma dell'azienda, ha affermato che l'YFQ-44A è decollato dalla base aerea di Edwards in California, ha ricevuto la traccia del bersaglio tramite la piattaforma software Lattice dell'azienda e ha lanciato l'AIM-120 solo dopo che un operatore umano ha formalmente ordinato al velivolo di ingaggiare il bersaglio, una sequenza che ha definito un attacco completo, oltre la linea di vista, contro un bersaglio simulato piuttosto che una dimostrazione predefinita.
Il test è stato realizzato grazie all'Air Dominance Combined Test Force del 412° Test Wing, un team misto composto da militari in servizio attivo, civili governativi e appaltatori che hanno trascorso mesi a perfezionare e convalidare i modelli tecnici necessari per eseguire in sicurezza un evento di tiro a fuoco reale di questo tipo, un lavoro che riveste un'importanza cruciale, dato che un errore durante i test di armi su un velivolo sperimentale può bloccare un intero programma per mesi.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, Defence-blog, WIKIPEDIA, You Tube)











 

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