venerdì 2 ottobre 2026

MARINA MILITARE ITALIANA 2030: in data 1° ottobre 2026, si è svolta la cerimonia di posa della chiglia del secondo sottomarino AIP U-212 NFS S531 Pietro Calvi. La consegna dell’unità è prevista per il 2030.





Presso il cantiere Fincantieri di Muggiano si è svolta la cerimonia di posa della chiglia del sottomarino di seconda generazione U212 Near Future Submarine destinato alla M.M. Questo evento fa parte del programma di costruzione di 4 sottomarini A.I.P. da parte  dell’OCCAR (Organizzazione internazionale per la gestione cooperativa dei programmi di difesa). 








La consegna della seconda unità S531 Pietro Calvi è prevista per il 2030.


I sottomarini Classe Mameli - U212 NFS (Near Future Submarine) sono una classe di mezzi navali progettati da Fincantieri e costruiti a Muggiano per la Marina Militare. I nuovi sottomarini derivano dalla classe Todaro e sostituiscono i 4 battelli della terza e quarta serie della classe Sauro.

Nel 2018 il Governo Italiano finanzia due nuove unità di sottomarini per la Marina Militare; il progetto viene affidato a Fincantieri che aveva da poco ultimato la produzione, su licenza, di 4 unità U-212A. Il cantiere triestino decide quindi di utilizzare come base di partenza per il nuovo sottomarino italiano proprio questa classe di unità sulle quali, ormai, aveva maturato oltre 10 anni di esperienza costruttiva. Nel 2020 vengono finanziate anche la terza e la quarta unità.

Nel febbraio 2021 l'Italia intraprende, all'interno dell'OCCAR, il programma di un nuovo sottomarino europeo denominato Near Future Submarine (NFS) che viene esteso anche alla tedesca Howaldtswerke-Deutsche Werft con la quale l'Italia, con Fincantieri (in veste di prime contractor), s'impegna a promuovere il nuovo sottomarino anche per l’export. 


Oltre al ruolo di prime contractor la HDW ha riconosciuto a Fincantieri anche il ruolo di design authority, requisito fondamentale per il cantiere italiano per poter apportare modifiche sostanziali al modello di partenza.


Nel 2022 viene iniziata la costruzione della prima unità, la seconda nel 2023 e la terza nel 2024; a fine 2025 tutti i 4 battelli erano in costruzione con il taglio della lamiera della quarta unità avvenuto il 13 dicembre 2025. Terminati gli scafi si è proceduto alla fase di completamento.

In concomitanza con l'annuncio della produzione dei 4 nuovi NFS la Marina Militare italiana e Fincantieri hanno comunicato che verranno ammodernati anche i 4 sottomarini della classe Todaro, al fine di garantire la compatibilità operativa tra le due classi e portando il totale di battelli di nuova generazione ad 8, come previsto dalle “Linee di indirizzo strategico 2019-2034 della Marina Militare”.


L'impostazione del primo dei quattro battelli è avvenuta il 27 febbraio 2026 presso il Cantiere Integrato Navale Militare di Fincantieri a Muggiano (SP).


Il 1° maggio 2026 fonti della Marina Militare confermano che i battelli finanziati e in costruzione saranno chiamati Goffredo Mameli, Pietro Calvi, Enrico Tazzoli e Enrico Toti, assumendo il nome complessivo di classe Mameli.


Benché siano basati sulla classe Todaro, i nuovi NFS risultano unità sensibilmente diverse da quelle da cui derivano. 


Presentano significativi aggiornamenti di progettazione e sistemi e modifiche, anche strutturali, rispetto alla precedente classe U-212A, spostandosi verso un maggiore sviluppo italiano ed utilizzo di tecnologia italiana.

Gli NFS rappresentano un importante traguardo tecnologico e politico: questa maggiore autonomia progettuale permette a Fincantieri di svincolarsi dal progetto originale in quelle limitazioni che ne impedivano le moderne richieste da parte della Marina. Secondo Fincantieri lo sviluppo nazionale permette non solo di dimostrare che la cantieristica italiana è tra le poche in grado di produrre un sottomarino in autonomia (dopo 20 anni di esperienza produttiva maturata con la Classe Todaro) ma che l'utilizzo di componentistica comune ad altre unità navali della Marina Militare ed il coinvolgimento di aziende italiane che collaborano strettamente con la filiera di Leonardo e della Fincantieri stessa, permettono di realizzare un mezzo senza compromessi per la marina. 


Il valore dell'operazione è di circa 2,68 miliardi di euro.


DATI TECNICI E OPERATIVI


Più lunghi di 1,2 metri rispetto alle unità da cui derivano, presentano una falsatorre completamente ridisegnata e portata ad una lunghezza di 10 metri. Questa permette di ospitare più sollevamenti e quindi dotare il sottomarino di più sensori di superficie e sistemi di comunicazione che salgono a 7, con spazio disponibile per un ulteriore sensore. Sono dotati di sonar ELAC e di un autopilota fornito dalla Avio Aero.


Gli NFS sono dotati una nuova postazione di comando riprogettata: 

  • Leonardo ha installato il nuovo sistema di combattimento integrato (CMS), il SADOC 4, lo stesso presente nella unità Trieste, PPA, PPX e FREMM EVO; 
  • Leonardo fornirà diversi sistemi quali SATCOM in banda SHF ed UHF e data link 22, 16 (J-Reap C);
  • Il sistema integrato di gestione della piattaforma è fornito dalla Seastema, che fa parte del gruppo Fincantieri; 
  • l'apparecchiatura per la guerra elettronica è la Electronic Warfare Suite di Elettronica SpA, (partner storico di Leonardo e Fincantieri tramite le collaborazioni con OSN) che ha compiti di autoprotezione, sorveglianza, intelligence, difesa elettromagnetica e comunicazione alle bande radar;
  • Il pacco batterie di cui sono dotati i battelli è composto da nuove batterie al litio di produzione italiana, anziché quelle al piombo della classe Todaro.


Con questa nuova classe di sottomarini la Marina Militare può disporre di una nuova unità stealth da fornire alle forze speciali del COMSUBIN (in quanto la Classe S800A di Fincantieri è destinata solo all'esportazione e concepita per piccole marine); tra le varie modifiche, infatti, le unità NFS sono concepite anche per operazioni speciali e sono in grado di operare a stretto contatto con la nuova nave Olterra e le UNPAV.


I SOTTOMARINI AIP “NFS”:

  • S530 Goffredo Mameli;
  • S531 Pietro Calvi;
  • S532 Enrico Tazzoli;
  • S533 Enrico Toti.


NFS Evo, NGS e futuri sviluppi


Nel giugno 2024, la Marina Militare Italiana ha presentato un nuovo piano di sviluppo della flotta per il periodo 2025-2050 in un contesto di rinnovamento generale annunciato nel Documento Programmatico Pluriennale (DPP) della Difesa e nel Piano Generale per la Pianificazione di Forza (PGFP), ai quali si aggiunge il Piano per la Strategia Energetica della Difesa che interessa in particolar modo la flotta della Marina Militare, soprattutto la Isotta Fraschini Motori, divisione di Fincantieri che si occupa di propulsori.


NFS Evo (2031-2036)


Ai documenti governativi e ministeriali fanno seguito due fascicoli specifici per la Marina Miliare: il Documento Programmatico della Marina Militare e il Piano per l'Efficienza della Forza Armata che comprende lo sviluppo di una sotto-classe dell'NFS denominata NFS Evo. Tale classe darà vita a 2 nuovi sottomarini (portando quindi la flotta ad avere 10 battelli entro il 2036) più grandi degli NFS (> 2.000 tonnellate).


NGS (2036-2050)


Il progetto NFS, per l'Italia non è solo una classe di battelli progettata per soddisfare le nuove esigenze della Marina Militare Italiana, bensì è un progetto industriale e tecnologico volto a rendere l'Italia un produttore indipendente di sottomarini in grado di esportarli anche verso altri Paesi amici ed alleati. Se da un punto di vista operativo gli NFS sono una vera (quanto insperata negli anni '90 col fallimento del progetto S90 e della Classe Marconi) conquista tecnologica per la Marina Militare e per la cantieristica navale italiana, da un punto di vista strategico e strutturale gli NFS sono un passaggio chiave, ma di transizione, verso un sottomarino di produzione interamente nazionale. Già dal 2022, infatti, poco dopo il finanziamento degli NFS ma prima della loro impostazione in cantiere, la Marina Militare e Fincantieri parlavano di un nuovo battello, denominato NGS ovvero "Next Generation Submarine": Sottomarino di nuova generazione.

L'NGS sarà un battello totalmente di nuova concezione destinato a sostituire la Classe Todaro e gli NFS entro il 2050.


FINCANTIERI E LO SVILUPPO DEL MERCATO DELLA SUBACQUEA


L’Italia con Fincantieri punta molto sullo sviluppo del mercato della subacquea, che secondo stime raggiungerà un giro d’affari complessivo di 400 miliardi di dollari entro il 2030. Il costruttore navale sta per questo motivo ampliando le attività al dominio dell’underwater, destinato a diventare sempre più strategico per la potenza geopolitica e difensiva dell’Italia, il suo vantaggio tecnologico e la sua economia.

Fincantieri ha l’obiettivo di consolidare la sua presenza in ambito civile e militare. Questa mossa strategica posiziona l’azienda in modo da beneficiare di un fiorente mercato globale.

Uno dei pilastri di questa strategia è lo sviluppo di sottomarini per la Marina Militare, che ha appena esercitato l’opzione per realizzare il 4° NFS del valore di 500 milioni di euro.

Il Programma U212-NFS è il progetto sottomarino più innovativo intrapreso dall’Italia. La prima unità sarà consegnata entro la fine del 2027, la seconda nel 2029, la terza un anno dopo e la quarta, appunto quella sbloccata ieri, all’inizio del 2032.

Queste unità risponderanno all’esigenza della Marina Militare di incrementare la propria capacità di monitoraggio e controllo degli spazi sottomarini in vista del rinnovamento della flotta subacquea italiana

La comprovata esperienza di Fincantieri in progetti complessi di ingegneria e costruzione può essere facilmente applicata al settore sottomarino, creando nuovi flussi di entrate e favorendo la diversificazione economica dell’Italia.

E’ notorio che Fincantieri svolge un importante ruolo di aggregatore della filiera della difesa italiana, come dimostra l’accordo siglato con Cabi Cattaneo, azienda italiana specializzata nella progettazione e sviluppo di navi speciali per la Marina Militare Italiana.

Nel 2023 è stata completata l’importante acquisizione del Sistema d’Armamento Subacqueo di Leonardo per 400 milioni di euro, consolidando le capacità industriali dell’azienda nella progettazione e costruzione di sistemi di difesa sottomarini, in particolare siluri, contromisure subacquee e sonar.

Nel 2023 è stata ultimata l’acquisizione del 100% di Remazel Engineering specializzata in sistemi di lancio e recupero di sottomarini.

Esiste anche la partnership con Wsense per sviluppare tecnologie Internet of Things sottomarine e il memorandum siglato con Saipem per collaborazioni nella robotica sottomarina in ottica di sorveglianza e controllo delle infrastrutture critiche subacquee, prevedendo una maggiore integrazione tra navi e sottomarini realizzati da Fincantieri con droni subacquei in corso di sviluppate da Sonsub, centro di eccellenza di Saipem nelle tecnologie subacquee.


IL PROGRAMMA


L'U212 NFS introduce innovazioni radicali per il dominio subacqueo, garantendo una tracciabilità ridotta e capacità operative estese nel Mediterraneo:


  • Propulsione Ibrida e Litio: Combina motori diesel-elettrici, celle a combustibile a scambio protonico (PEM) e un innovativo sistema di batterie agli ioni di litio prodotte in Italia, che aumentano drasticamente l'autonomia in immersione e la silenziosità. 
  • Silenziosità e Impronta Magnetica: Utilizza uno scafo in acciaio speciale amagnetico ad altissima resistenza e macchinari magneticamente compensati per azzerare l'impronta magnetica ed evitare il rilevamento da parte dei sensori avversari. 
  • Combact System Nazionale: A differenza della precedente generazione, adotta un sistema di combattimento (come il Leonardo ATHENA MK2/U) e un'elettronica di concezione interamente italiana. 
  • Armamento: Equipaggiato con 6 tubi lancia-siluri da 533 mm per siluri Pesanti Black Shark, mine, missili da attacco al suolo e droni subacquei autonomi (AUV/UUV). 


SPECIFICHE PRINCIPALI:

  • Dislocamento: 1.600 / 1.780-2.000 (in imm.);
  • Dimensioni: lungh. 59m; largh. 7 m; alt. 12 m.;
  • Profondità operativa: oltre 400 m.;
  • Velocità: oltre 20 nodi in immersione;
  • Equipaggio: 29 marinai + 8 incursori del Com:Sub.In.


STATO DEL PROGRAMMA E TEMPISTICHE


Il calendario di consegna prevede il trasferimento di un sottomarino all'anno, con l'intero lotto di quattro battelli atteso tra il 2029 e il 2032. Come sopra evidenziato, il programma prevede inoltre future evoluzioni come l'NFS Evo (2031-2036) e il successivo blocco NGS (2036-2050).

Fincantieri prevede l'introduzione di nuove capacità tecnologiche attraverso l'integrazione di sistemi di contromisura sviluppati dalla WASS - società del Gruppo specializzata nei sistemi subacquei avanzati - e un rafforzamento delle attività di supporto logistico finalizzate ad assicurare nel tempo la piena efficienza e disponibilità operativa delle unità. 

L'integrazione delle nuove soluzioni di contromisura sviluppate dalla WASS e adottate per la prima volta a bordo dei sottomarini nazionali, rappresenta un ulteriore passo avanti nell'evoluzione delle capacità operative delle unità e valorizza il patrimonio tecnologico e industriale maturato all’interno del Gruppo cantieristico nazionale. Il potenziamento del supporto logistico conferma la capacità di Fincantieri di accompagnare la Marina Militare lungo l'intero ciclo di vita dei sottomarini.

L'iniziativa si inserisce nella strategia di consolidamento della leadership di Fincantieri nel dominio della subacquea, uno dei principali pilastri della crescita industriale e tecnologica del Gruppo. Fincantieri è oggi in grado di presidiare l'intera catena del valore dell'underwater e di sviluppare soluzioni ad elevato contenuto tecnologico a supporto delle esigenze operative delle Marine alleate per la sicurezza delle infrastrutture strategiche.


IL COMMENTO DI PIERROBERTO FOLGIERO


Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha commentato: "Questo accordo conferma il ruolo di Fincantieri nello sviluppo delle capacità subacquee nazionali e rafforza il nostro posizionamento in un dominio strategico per la sicurezza, la difesa e la competitività tecnologica del Paese. La subacquea rappresenta oggi uno dei principali pilastri di crescita del Gruppo, un ambito nel quale disponiamo di un ecosistema industriale integrato che ci consente di presidiare l'intera catena del valore, dalle piattaforme ai sistemi fino ai servizi avanzati. In questo contesto, il programma U212 NFS valorizza la capacità di Fincantieri di mettere a sistema competenze cantieristiche, tecnologie proprietarie e know-how specialistico, facendo leva sulle eccellenze sviluppate all'interno delle nostre società e lungo la filiera nazionale. La capacità di anticipare al 2032 la consegna della quarta unità dimostra come Fincantieri sappia tradurre innovazione, competenze industriali e capacità esecutiva in risultati concreti, consentendo alla Marina Militare di ricevere un nuovo sottomarino ogni anno a partire dal 2029”.


UN MAGGIORE CONTRIBUTO ITALIANO


Le innovazioni sviluppate dall'industria italiana, tra cui la batteria di propulsione agli ioni di litio e il nuovo sistema di combattimento, garantiranno maggiore silenziosità, autonomia, efficienza e resilienza cyber, valorizzando il know-how industriale nazionale, consolidando il ruolo di Fincantieri quale design authority e prime contractor e favorendo la crescita delle competenze dell’industria italiana nel settore della subacquea. Il Cantiere Integrato del Muggiano è un polo storico di eccellenza nazionale con oltre un secolo di attività e più di cento sottomarini realizzati.

Il programma U212 NFS riguarda la realizzazione e supporto di quattro nuovi battelli con sistema propulsivo indipendente dall’aria (AIP, Air Independent Propulsion) basato sul progetto evoluto nazionale della piattaforma U212A, che vede la design authority del gruppo Fincantieri e un’importante partecipazione dell’industria nazionale, a partire dalla stessa Fincantieri per i sistemi di piattaforma e dal gruppo Leonardo che si occupa dello sviluppo e fornitura del sistema di comando e controllo ed in generale dell’integrazione del sistema di combattimento insieme a Fincantieri.


AL PROGRAMMA PARTECIPANO IMPORTANTI INDUSTRIE NAZIONALI:

  • Elettronica per la guerra elettronica, 
  • Avio Aero per la sistemistica di piattaforma, 
  • L3Harris Calzoni per la suite dei mast e relativi sollevamenti, 
  • Leonardo per i siluri pesanti, 
  • MBDA per l’armamento missilistico land-strike, 
  • Fincantieri ed altre società (FAAM, P4F) per il sistema di stoccaggio energia (LBS).


IL SISTEMA DI STOCCAGGIO DELL’ENERGIA “LBS” E I MODULI DELLE BATTERIE AL “LITIO-FERRO-FOSFATO” (LiFeP04)


Il sistema di stoccaggio dell’energia comprende sia il sistema di gestione delle batterie che i moduli delle batterie stesse al litio-ferro-fosfato (LiFePO4). Lo stesso è stato sviluppato  anche per essere installabile a bordo dei sottomarini U212A consentendo il passaggio alla nuova tecnologia una volta che queste ultime piattaforme saranno sottoposte al previsto aggiornamento di mezza vita.

La decisione in ordine all’adozione del sistema LBS sarebbe scaturita a valle di un complesso programma di test alla fine 2023/inizio 2024.

Sin dall’inizio infatti, la MM e il Reparto Sommergibili dello Stato Maggiore hanno convintamente creduto nel Programma di ricerca e sviluppo sulle batterie al litio, sviluppate nell’ambito del Programma Nazionale della Ricerca Militare.


Il team industriale iniziale responsabile del sistema LBS comprende: 

  • la società FIB-FAAM del Gruppo Industriale Seri, 
  • la joint-venture Power4Future (P4F) tra il gruppo Fincantieri SI e Faist Electronics, 
  • il Cetena di Fincantieri 
  • e l’ente di certificazione TÜV Rheinland.

Il sistema LBS verrà installato a bordo dell’unità capoclasse nel 2028.



(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, NavalNews, AnalisiDifesa,  Fincantieri, Kej4biz, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/


Si vis pacem, para bellum 

(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.



“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.










IL NOSTRO PENSIERO


Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.


Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 


La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…

…una vita che meriti di esser vissuta.

Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.

Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 

Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 


Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!


Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:

“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».

Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.

L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.

Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».

In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».

Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.

Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.

La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.

L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».

Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)


….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 

La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 

Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…

…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.


Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…


Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.


Tutto…tranne l’amare.
























 

giovedì 1 ottobre 2026

US AIR FORCE 2026: Lockheed Martin e l'USAF si stanno nuovamente preparando per la costruzione di nuovi F-16. Questo sviluppo si verifica mentre l’Aeronautica statunitense si trova a dover affrontare una flotta di caccia che sta invecchiando, riducendosi, con costi di manutenzione in costante aumento e a cui viene richiesto di svolgere compiti sempre più gravosi.








L'F-16G è una nuova proposta avanzata da Lockheed Martin all'Aeronautica Militare Statunitense (USAF) per una variante aggiornata del celebre caccia F-16 Block 70. 

Caratteristiche principali dell’F-16G:
  • Derivazione Block 70: Si basa sugli standard più moderni dell'F-16, inclusi il radar AESA APG-83 e un'avionica avanzata.
  • Maggiore autonomia: Integra serbatoi di combustibile conformali (CFT) e serbatoi alari da 600 galloni per estendere il raggio d'azione.
  • Sensori evoluti: Dispone di un pod IRST (Infrared Search and Track) per la ricerca a infrarossi e del pod di puntamento Sniper.
  • Resistenza e cellula: Offre una vita strutturale stimata a 12.000 ore di volo ed elementi di sicurezza come l'Automatic Ground Collision Avoidance System. 

Obiettivi della proposta:
  • Colmare i vuoti di flotta: L'USAF valuta l'acquisto per far fronte all'invecchiamento delle unità attuali e ai ritardi o limiti di capacità nei numeri di caccia disponibili. 
  • Soluzione economica: Sfrutta tecnologie e componenti già esistenti ed esportati, riducendo i costi e i tempi di sviluppo rispetto a velivoli completamente nuovi.

L’Aeronautica Militare statunitense sta valutando la possibilità di riprendere gli acquisti degli F-16 nell'anno fiscale 2027, ponendo fine a una pausa di 22 anni dovuta all'aspettativa che l'F-35A sostituisse il caccia dell'era della Guerra Fredda. 
Una nuova variante proposta, denominata F-16G, deriva dall'ultimo standard F-16 Block 70, ma incorpora una serie di sistemi aggiuntivi progettati per fornire una autonomia, una copertura dei sensori e una flessibilità operativa notevolmente superiori rispetto ai precedenti caccia F-16C/D. Le aggiunte proposte mirano a fornire al velivolo una maggiore autonomia e flessibilità di missione rispetto sia alle configurazioni attualmente in uso presso l'USAF, sia alla più recente variante Block 70. 

È probabile che l'F-16G integrerà un nuovo radar, molte delle cui tecnologie potrebbero derivare dal nuovo radar AN/APG-85 dell'F-35, sviluppato per i caccia stealth di serie Block 4. 

Ciò ridurrebbe significativamente il conflitto tra la potenza del segnale e il consumo energetico, garantendo prestazioni complessive nettamente superiori. L'AN/APG-83 dell'F-16 Block 70/72, attualmente in produzione, è già il secondo radar AESA integrato sull'F-16, dopo l'AN/APG-80 per i caccia F-16E/F Block 60 destinati all'Aeronautica degli Emirati Arabi Uniti. Sebbene Lockheed Martin affermi che l'AN/APG-83 offra "capacità radar di quinta generazione" e condivida hardware e software con l'AN/APG-81 dell'F-35, un radar più recente basato sulle tecnologie dell'AN/APG-85 rappresenterebbe un miglioramento significativo. 

I serbatoi di carburante conformali proposti per l'F-16G lo distinguerebbero ulteriormente da molti F-16 americani esistenti. 

Invece di occupare punti di attacco esterni, i serbatoi conformali sono integrati nella fusoliera e possono fornire carburante aggiuntivo senza consumare i tradizionali punti di attacco subalari. Ciò consente al velivolo di trasportare un carico bellico maggiore, estendendo al contempo il suo raggio d'azione, una caratteristica sempre più importante dato che i moderni sistemi di difesa aerea e i missili aria-aria permettono ingaggi a distanze considerevolmente maggiori. L'inclusione, di cui si è parlato, di serbatoi alari da 600 galloni (circa 2277 litri) fornirebbe un ulteriore aumento dell'autonomia. Questo sarebbe particolarmente prezioso per le operazioni sulle vaste distanze del Pacifico, pur lasciando comunque un raggio d'azione molto più limitato rispetto ai caccia cinesi.

L'aggiunta di un sistema di ricerca e tracciamento a infrarossi migliorerebbe anche la capacità dell'F-16G di individuare velivoli senza dover fare affidamento esclusivamente sul radar. 

I sensori a infrarossi possono rilevare passivamente le tracce termiche degli aerei, consentendo a un caccia di cercare i bersagli senza necessariamente trasmettere la propria posizione tramite emissioni radar. Ciò diventa sempre più importante in un contesto dominato dalla guerra elettronica e dai missili aria-aria a lungo raggio. Tali radar sono già stati integrati sulle varianti dell'F-16 Block 70 in dotazione all'Aeronautica militare della Repubblica di Cina.

L'F-16G potrebbe inoltre beneficiare dei miglioramenti alla guerra elettronica in fase di sviluppo per l'intera flotta di F-16. 

Il sistema AN/ALQ-257 Integrated Viper Electronic Warfare Suite (IVEWS) di Northrop Grumman è stato sottoposto a test approfonditi ed è progettato per fornire allarme radar, disturbo attivo e la capacità di rilevare, identificare e localizzare le minacce. Secondo Northrop Grumman, il sistema ha completato oltre 550 ore di test in circa 300 sortite. Se integrati in un nuovo F-16G, tali sistemi consentirebbero al velivolo di operare in un ambiente operativo molto più impegnativo rispetto a quello per cui l'F-16 è stato originariamente progettato, compensando la mancanza di capacità stealth del modello. 
L'F-16G continuerà a essere limitato dal fatto di essere basato su un caccia monomotore leggero progettato negli anni '70 per minimizzare i costi e fornire un'alternativa più economica ai caccia di punta per la superiorità aerea F-15. Nonostante la modernizzazione, il fatto che il caccia ospiti uno dei radar più piccoli al mondo rimane un serio limite alla consapevolezza situazionale, mentre la sua limitata capacità di carico bellico e la mancanza di tecnologia stealth sono ulteriori svantaggi che la modernizzazione può solo parzialmente risolvere. 




L'acquisizione del caccia è considerata principalmente a causa dei tagli al programma di acquisto dell'F-35 e dei costi di acquisizione e manutenzione di quest'ultimo, molto più elevati rispetto a quanto originariamente previsto, che impediscono la sua sostituzione diretta con la flotta di F-16. Il caccia rimarrà nettamente inferiore agli F-15EX e F-35A attualmente in dotazione all'USAF, nonché ai caccia di punta cinesi come il J-16 e il J-20.

Ad ogni buon conto, Lockheed Martin e l'USAF stanno nuovamente discutendo la costruzione di nuovi F-16. 

Questo sviluppo si verifica mentre l’Aeronautica statunitense si trova a dover affrontare una flotta di caccia che sta invecchiando, riducendosi, con costi di manutenzione in costante aumento e a cui viene richiesto di svolgere sempre più compiti. 
Ciò avviene anche in un momento in cui l'Aeronautica sta investendo massicciamente nell'F-15EX, un altro modello di quarta generazione che non acquistava da molti anni, dopo essersi impegnata, negli anni 2000, a dotarsi di una flotta di caccia interamente stealth.
Come sopra detto, la configurazione proposta includerebbe serbatoi di carburante conformi, serbatoi alari da 600 galloni, un sistema di ricerca e tracciamento a infrarossi (IRST), un pod di puntamento Sniper e un paracadute di frenata. Tutte queste caratteristiche sono già presenti, in una forma o nell'altra, sui precedenti F-16. Lockheed sta posizionando la nuova versione come potenziale sostituto per le unità di F-16 dell'USAF i cui velivoli attuali si stanno avvicinando alla fine della loro vita utile.
L'USAF, dal canto suo, afferma di non aver ancora definito né i requisiti né le opzioni per affrontare il problema. Allo stato attuale, non si è impegnata ad acquistare nuovi F-16. La proposta è comunque degna di nota perché fa seguito a una precedente serie di discussioni in cui l'Aeronautica Militare USA stava già valutando se un nuovo F-16 potesse contribuire a colmare la crescente carenza di caccia.

Nel dicembre 2025, l'Aeronautica militare statunitense aveva contattato Lockheed Martin per informazioni sui prezzi degli F-16 Block 70, l'attuale standard per l'esportazione. 

Le conversazioni furono descritte come esplorative, senza un piano di acquisizione definitivo, ma l'articolo stabiliva che l'idea era andata oltre una discussione puramente teorica. Un collaboratore del Congresso dichiarò alla testata che i funzionari stavano valutando diverse soluzioni per "colmare le lacune" nell'ambito della pianificazione della futura struttura delle forze armate.
Una nuova variante del Viper basata sul Block 70 sarebbe più economica rispetto alla sostituzione di un F-16 ormai obsoleto con un F-35, consentendo al contempo all'USAF di mantenere gran parte delle infrastrutture, dell'addestramento e dell'esperienza acquisita con gli attuali velivoli. Questo rappresenta un vantaggio significativo, poiché le infrastrutture e i requisiti di supporto specifici dell'F-35 incidono notevolmente sul costo base del velivolo. 

Un fattore ancora più importante, non correlato ai costi di acquisizione e di messa in servizio, è che un Block 70 è molto più economico da mantenere e gestire durante la sua vita operativa rispetto a un F-35, una differenza che si ripercuote in modo significativo sull'intera flotta. 

L'idea di acquistare nuovi Viper era già giunta ai più alti livelli della leadership dell'Aeronautica militare diversi mesi prima. Nel maggio 2025, il senatore Tom Cotton chiese all'allora capo di stato maggiore dell'USAF, generale David Allvin, se fosse possibile acquistare un F-16 "Block 80" in configurazione statunitense qualora il Congresso avesse stanziato ulteriori fondi. Allvin non appoggiò la proposta, ma non la scartò nemmeno, affermando di dover valutare i tempi necessari per adattare il progetto Block 70, la compatibilità di un velivolo statunitense con la linea di produzione della Lockheed Martin e la capacità produttiva dell'industria. Fece inoltre notare che la linea di produzione Block 70/72 esistente era già ampiamente occupata da vendite militari a paesi stranieri.
Nel corso della stessa udienza, Allvin ha riconosciuto la logica più ampia della struttura delle forze armate, affermando che l'USAF necessitava sia delle capacità di alto livello richieste per un conflitto nell'Indo-Pacifico, sia di altri caccia che "potrebbero non dover essere sofisticati come i nostri aerei di quinta e sesta generazione". Ha inoltre sottolineato che la prima fase del programma Collaborative Combat Aircraft (CCA) era intesa ad affiancare, piuttosto che a sostituire, i caccia con equipaggio come l’F-16.

Nel complesso, questi sviluppi dimostrano che il concetto è rimasto vivo nonostante l'evoluzione del dibattito sulla struttura delle forze aeree.

A prima vista, l'idea di acquistare nuovi F-16 per l'Aeronautica Militare alla fine degli anni 2020 potrebbe sembrare alquanto bizzarra. L'F-16 è entrato in servizio negli Stati Uniti negli anni '70 e l’USAF ha smesso di acquistarne di nuovi più di 20 anni fa. Il piano consolidato prevedeva la sostituzione della flotta di F-16 con gli F-35A. Per lungo tempo, l'obiettivo dichiarato dell'Aeronautica Militare statunitense è stato quello di disporre di una forza di caccia tattici interamente stealth, ma questa visione si è in gran parte dissolta a causa delle realtà di bilancio, operative e di capacità industriale.
Oggi, la flotta di caccia è ancora in media molto più vecchia di quanto necessario e i vecchi velivoli di quarta generazione, a parte una manciata di nuovi F-15EX, hanno ormai più di 20 anni. La manutenzione di questi aerei più vecchi è sempre più complessa e costosa. Nel frattempo, l'F-35 ha avuto la sua parte di successi e difficoltà, ma sostituire tutti i caccia più vecchi dell'USAF con i JSF in modo tempestivo ed efficiente, e farli operare per i prossimi decenni, appare sempre più problematico. 

Anche l'F-47 è all'orizzonte, ma questo aereo ha un set di capacità diverso, più in linea con l'F-22 che con l'F-16, e avrà un costo molto più elevato di qualsiasi caccia attualmente in fase di acquisizione.

Il problema principale per l'USAF è che la sfida in termini di aerei da combattimento è una questione di numeri. La valutazione a lungo termine della struttura delle forze di caccia dell'aeronautica militare statunitense, risalente al 2025, ha concluso che entro il 2035 sarebbero stati necessari 1.558 caccia con equipaggio, in grado di operare in combattimento, per raggiungere quello che l'aeronautica considera un livello di operatività a basso rischio. 

A maggio 2026, l'USAF disponeva di soli 1.098 caccia, al di sotto del minimo previsto dalla legge di 1.145.

Allo stesso tempo, l'USAF sta cercando di dismettere i vecchi velivoli, ampliare l'acquisizione degli F-35A, introdurre gli F-47, acquisire ulteriori F-15EX e schierare un gran numero di CCA (Combat Control Advisor). Questi programmi rispondono a esigenze diverse, ma sono tutti in competizione per fondi, capacità industriale, personale e infrastrutture.
Per l'Aeronautica Militare, la questione non è stata semplicemente se l'F-16 rimanesse militarmente utile, ma anche se il velivolo potesse rappresentare una possibile soluzione alla carenza di capacità, dovendo al contempo affrontare i ritardi nelle consegne dell'F-35 e il ritiro dell'A-10, che crea un'ulteriore lacuna nell'inventario. Nel frattempo, alcuni F-16 più vecchi, che si prevedeva sarebbero stati dismessi, stanno invece ricevendo aggiornamenti, tra cui un nuovo radar e un sistema di guerra elettronica, per prolungarne la durata operativa.
Ciò crea un periodo di transizione difficile. L'Aeronautica militare vuole dismettere i caccia più vecchi, ma deve anche mantenere un numero sufficiente di velivoli disponibili in attesa dell'arrivo dei loro sostituti. 

L'F-16 continua a ripresentarsi perché offre una soluzione, almeno parziale, a questo problema, grazie a un modello molto collaudato e senza la necessità di sostituire ogni caccia di vecchia generazione con un F-35 o un F-15EX.

C'è un altro motivo per cui l'idea di acquisire gli F-16 continua a persistere: Lockheed Martin ha già una linea di produzione di F-16 operativa negli Stati Uniti. Lo stabilimento di Greenville, nella Carolina del Sud, fu creato per produrre velivoli Block 70/72 per clienti stranieri ed è ora l'unico impianto di produzione di F-16 al mondo. L'Aeronautica Militare statunitense contribuì alla creazione della linea di produzione nell'ambito di un più ampio sforzo per sostenere la base industriale dell'F-16 attraverso le vendite militari all'estero. La linea fu trasferita lì dopo che l'enorme stabilimento Lockheed Martin di Fort Worth, in Texas, dove l'F-16 era stato costruito per decenni, passò completamente alla produzione dell'F-35.
Pertanto, l'acquisto di nuovi F-16 non richiederebbe la riattivazione di una linea di produzione inattiva o l'avvio di un programma aeronautico completamente nuovo. L'infrastruttura produttiva di base esiste già e il lavoro aggiuntivo necessario per un velivolo specifico per gli Stati Uniti potrebbe rivelarsi minimo, limitandosi potenzialmente a modificare un Block 70 esistente, anziché a un'ampia e nuova attività di ingegneria, collaudo e integrazione degli armamenti.

L'USAF è a conoscenza di questa possibilità da anni. 
Nel 2021, l'allora Sottosegretario per gli Approvvigionamenti dell'Aeronautica, Will Roper, sostenne che l'Aeronautica avrebbe dovuto prendere in considerazione la nuova linea di produzione dell'F-16 come parte della sua soluzione per aumentare la capacità produttiva. Roper fece riferimento in particolare alle capacità migliorate offerte dalla linea di produzione della Carolina del Sud.
Tuttavia, Greenville non è una linea di produzione vuota in attesa di un cliente statunitense. Lo stabilimento F-16 della Lockheed Martin ha già un consistente portafoglio ordini per i modelli Block 70/72 destinati a operatori stranieri, con l'azienda che segnala oltre 100 velivoli in coda e un potenziale continuo per ulteriori ordini internazionali. Non è inoltre chiaro quanto lo stabilimento possa essere realisticamente ampliato, dato che è stato progettato per un volume di produzione relativamente modesto, destinato alle vendite militari all'estero, piuttosto che per il picco che un grande ordine statunitense potrebbe richiedere. Ciononostante, l'USAF potrebbe intervenire e acquistare gli slot disponibili, garantendo così che la linea di produzione rimanga operativa per il prossimo futuro, con importanti vantaggi strategici e di protezione industriale.
Questo ci riporta alla domanda posta dal generale Allvin nel maggio 2025 su dove un aereo statunitense potrebbe inserirsi nella linea di produzione. Anche se l'Aeronautica militare decidesse di acquistare i jet, dovrebbe competere per la capacità produttiva con un portafoglio ordini internazionale già consolidato, dovendo al contempo sviluppare la configurazione, i test e l'integrazione specifici per gli Stati Uniti di cui necessita.

Il proposto F-16G è significativo anche perché non si tratta semplicemente di un altro F-16C/D aggiornato, come già avviene nell’USAF.

La configurazione proposta da Lockheed includerebbe, a quanto pare, serbatoi di carburante conformali e serbatoi alari da 600 galloni, insieme a un sistema IRST (Instant Responsive Test Test), al più recente pod di puntamento Sniper e a un paracadute di frenata. Tutti questi sistemi sono già in servizio e disponibili oggi, quindi non richiedono un nuovo sviluppo.
Queste aggiunte indicano un velivolo destinato a fornire una flessibilità di base, un raggio d'azione, una persistenza, un armamento e capacità di rilevamento ancora maggiori rispetto all'attuale F-16, che già da anni si era evoluto in un caccia di peso medio. Questo è rilevante per capire come un simile velivolo potrebbe effettivamente inserirsi nella futura Aeronautica Militare statunitense.
L'F-16 contemporaneo è già un velivolo molto diverso da quello entrato in servizio negli Stati Uniti decenni fa. I moderni radar AESA, i sistemi di guerra elettronica, l'architettura digitale, i datalink, le interfacce avanzate in cabina di pilotaggio e gli armamenti ne hanno ampliato notevolmente le capacità. 

Il proposto F-16G spingerebbe ulteriormente questa evoluzione, ma, come l'F-15EX, occuperebbe comunque una posizione diversa rispetto all'F-35 e a qualsiasi cosa emergerà in futuro dal programma F-47.

Questa distinzione potrebbe rivelarsi utile in una forza più ampia. Un F-35 offre capacità, in particolare la combinazione di tecnologia stealth e fusione avanzata dei sensori, che un F-16 non potrà mai replicare. Tuttavia, l'USAF non conduce tutte le missioni nella porzione più pesantemente difesa dello spazio aereo avversario. La difesa del territorio nazionale, l'addestramento, la difesa aerea, una serie di missioni di attacco e le operazioni in ambienti permissivi o parzialmente contesi non richiedono necessariamente le stesse caratteristiche di una missione di penetrazione contro una rete integrata di difesa aerea. In un conflitto su larga scala, inoltre, nessun caccia combatterà da solo. Tutt'altro. 




L'Operazione Midnight Hammer, gli attacchi dei B-2 contro il programma nucleare iraniano, ne fornisce un esempio lampante, con gli F-16 che si addentrano nel territorio del Paese insieme agli F-22 e agli F-35 per spianare la strada alla forza d'attacco dei B-2. 

Ormai l'USAF ha acquisito una solida esperienza nell'utilizzo combinato di velivoli di quarta e quinta generazione, e ha scoperto che questi si completano a vicenda in modi unici che possono rappresentare un vantaggio, non solo una compensazione per la mancanza di capacità.
Per quanto riguarda il paracadute di frenata, si tratta di un'aggiunta di grande rilevanza per le capacità dell'F-16 dell'USAF. Il paracadute consentirebbe all'F-16 di eseguire meglio le missioni Agile Combat Employment (ACE), che prevedono operazioni da aeroporti con risorse limitate all'interno della zona di ingaggio delle armi nemiche. L'F-16 può decollare dalla pista piuttosto rapidamente, ma l'atterraggio è tutta un'altra storia. Il paracadute può essere di grande aiuto in questo senso.

Non c'è dubbio che l'F-16 non possa sostituire l'F-35. 

Tuttavia, potrebbe aiutare l'Aeronautica Militare a gestire meglio il suo limitato parco di velivoli di quinta generazione, sempre più costosi, e la futura sesta generazione, mantenendo al contempo una flotta di caccia complessivamente molto più ampia.
Un fattore che è facile trascurare è quello dei velivoli da combattimento collaborativo (CCA). I CCA non sono solo un complemento per i caccia di quinta e sesta generazione, ma possono anche dare nuova rilevanza a velivoli di quarta generazione come l'F-16. 




Abbinare velivoli CCA stealth, e persino sacrificabili, a un caccia come l'F-16G potrebbe aumentarne sostanzialmente la sopravvivenza e la letalità, spostando le funzioni di rilevamento, tiro e parte del rischio su piattaforme senza equipaggio, estendendo la rilevanza operativa dell'F-16 anche a scenari di combattimento più complessi in cui altrimenti si troverebbe in svantaggio. 

In questo senso, i CCA potrebbero rivelarsi altrettanto importanti per i velivoli di quarta generazione quanto lo sono per quelli di quinta. In altre parole, i CCA rappresentano un fattore positivo nel business case dell'F-16G.
Sebbene gli F-22 e gli F-35 siano destinati a ricevere per primi i CCA (Command Control Admissions), l'F-16G può essere costruito già predisposto per l'interoperabilità con questi velivoli, il che potrebbe rappresentare un enorme moltiplicatore di forza per quello che sarebbe il velivolo tattico con equipaggio più economico in dotazione. I CCA potrebbero in futuro essere utilizzati anche per supportare gli F-16G impegnati in missioni di difesa del territorio nazionale e in altri ruoli più ordinari.

I nuovi Block 70 potrebbero essere particolarmente adatti alla Guardia Nazionale Aerea.

La Guardia Nazionale continua a utilizzare un gran numero di F-16, il che significa che il suo personale, le strutture, i simulatori e l'infrastruttura di manutenzione sono già stati progettati attorno a questo velivolo. Un F-16 di nuova costruzione potrebbe quindi sostituire un F-16 obsoleto senza richiedere la stessa transizione organizzativa associata alla conversione di un'unità a un caccia completamente diverso, e in particolare a un tipo di quinta generazione altamente complesso con tutti i suoi specifici requisiti di supporto.
Ciò ha implicazioni finanziarie che vanno oltre il velivolo stesso. Sostituire uno squadrone di F-16 esistente con i Block 70 ridurrebbe i costi di costruzione e i requisiti di addestramento, poiché gran parte delle infrastrutture e delle competenze esistenti potrebbero essere mantenute.
L'USAF dovrebbe comunque pagare per gli aerei e la loro manutenzione, ma non partirebbe da zero in termini di infrastrutture operative, mentre le capacità modernizzate di quarta generazione di un F-16G rappresenterebbero comunque un passo avanti per la Guardia Nazionale rispetto ai suoi F-16 più vecchi.
Vale la pena notare che si è anche discusso della possibilità di sostituire gli F-16 più datati con ulteriori F-15EX. Questa soluzione, tuttavia, risulta più costosa sia in termini di acquisizione che di costi operativi, e richiederebbe comunque la conversione delle unità a un velivolo diverso, anziché una semplice riqualificazione degli aerei già in servizio.
Un nuovo F-16 offre una cellula nuova e altamente collaudata, con una vita operativa residua di circa 12.000 ore di volo senza necessità di aggiornamenti strutturali, il doppio rispetto all'F-16 originale. Questo in netto contrasto con gli F-16 già in servizio, che presentano decenni di usura e fatica accumulate, e che necessitano di aggiornamenti strutturali per rimanere in volo. Questa differenza nella vita operativa residua della struttura è probabilmente il vantaggio più significativo di un velivolo di nuova costruzione rispetto al prolungamento della vita operativa di un modello esistente.

Investire ulteriormente denaro negli F-16 esistenti sta diventando discutibile. 

Il prolungamento della vita operativa e gli aggiornamenti tecnici hanno dei limiti e il supporto a questi velivoli sta diventando sempre più difficile a causa della scarsità di pezzi di ricambio e della scomparsa dei fornitori. Una nuova cellula garantirebbe alla Guardia Nazionale decenni di servizio altamente efficiente e la tranquillità necessaria per la pianificazione futura delle forze armate.
Inoltre, proprio come per l'F-15EX, lo sviluppo dell'F-16 Block 70 è già stato in gran parte finanziato da clienti stranieri nel corso di molti anni. Si tratta di una soluzione "chiavi in mano" quanto più possibile, e questo rappresenta un'opzione molto allettante per un'aeronautica militare che cerca di risanare i propri conti.

Innanzitutto, i costi di manutenzione e di esercizio dell'F-16 sono di gran lunga inferiori a quelli dell'F-35: un divario che si riscontra già anche con gli F-16 più vecchi e che si amplierebbe ulteriormente con i nuovi velivoli.

Un'alternativa apparentemente ovvia sarebbe quella di accelerare l'acquisizione degli F-35A. Ma l'F-35 non è semplicemente un altro caccia che può essere sostituito uno a uno ogni volta che un F-16 raggiunge la fine del suo ciclo di vita. Anche questo sarebbe difficile da fare nella pratica. La produzione degli F-35A è di fatto limitata e gli ordini sono numerosi, inoltre i ben documentati problemi con l'aggiornamento Block 4 sono un fattore determinante che spinge l'USAF a valutare alternative come l'F-16G.
Gli attuali piani di riorganizzazione delle forze dell'Aeronautica militare statunitense prevedono un numero complessivo di caccia significativamente maggiore, mentre l'Aeronautica sta contemporaneamente portando avanti lo sviluppo degli F-35A, degli F-15EX e degli F-47.
Tra le ragioni per cui un F-16 modernizzato potrebbe essere preso in considerazione insieme a questi programmi vi sono le preoccupazioni non solo relative al costo di tali velivoli, ma anche alle tempistiche di consegna degli F-35, che sono state compromesse dai ben noti problemi con gli aggiornamenti del Joint Strike Fighter. Allo stesso tempo, mantenere in servizio i vecchi F-16 attraverso aggiornamenti è una soluzione sempre meno attraente per far fronte alla carenza di personale.
La questione, quindi, non riguarda tanto la scelta tra l'F-16 e l'F-35, quanto piuttosto la decisione se l'Aeronautica militare USA debba utilizzare entrambi i velivoli per diverse componenti della propria struttura operativa.
L'aeronautica militare statunitense sta già facendo qualcosa di simile con l'F-15EX. Ha accettato che un aereo di quarta generazione modernizzato possa avere un ruolo al fianco dell'F-35 e dell'F-22, anziché richiedere che ogni nuovo caccia sia stealth.
Un nuovo F-16 estenderebbe questa logica a un segmento della flotta a costi inferiori, consentendo potenzialmente all'Aeronautica Militare di utilizzare gli F-35 laddove le loro specifiche capacità sono più preziose, mantenendo al contempo una capacità aggiuntiva con un velivolo meno costoso.

Anche se i vertici dell'USAF dovessero concludere che l'F-16G ha senso dal punto di vista operativo, il Congresso dovrebbe comunque decidere se vale la pena finanziarlo.

Il rapporto del dicembre 2025 ha individuato il problema centrale: i legislatori vorrebbero che l'aeronautica dimostrasse che l'acquisto di nuovi velivoli è preferibile al continuo ammodernamento degli F-16 già in suo possesso. Dovrebbero inoltre valutare la proposta confrontandola con i programmi F-35 e CCA.
Se un F-16 esistente può essere mantenuto operativo con un aggiornamento relativamente economico, un nuovo velivolo deve giustificare il suo costo di acquisizione e l'ulteriore onere di manutenzione a lungo termine. Ma se il mantenimento di una flotta di F-16 sempre più obsoleta non comporta ingenti risparmi nel lungo periodo, la nuova variante Block 70 inizia a sembrare più interessante.
Esiste ancora un divario sostanziale tra la proposta di Lockheed Martin per l'F-16G e l'effettivo acquisto da parte dell'Aeronautica Militare. L'Aeronautica ha confermato di essere "nelle fasi iniziali di analisi delle opzioni per il prossimo Programma di Difesa per gli Anni Futuri". Il portavoce dell'Aeronautica ha aggiunto: "In questa fase, non abbiamo ancora definito né i requisiti precisi della missione né la gamma di opzioni che potrebbero soddisfarli".
Ciò è coerente con la situazione descritta da Inside Defense nove mesi prima. All'epoca, l'Aeronautica Militare non aveva in programma di acquisire i Block 70 e le discussioni con Lockheed erano state descritte come esplorative. Anche se i funzionari di alto livello avessero infine espresso parere favorevole al velivolo, Inside Defense riportò che il programma non avrebbe potuto essere incluso nel Programma di Difesa per gli Anni Futuri almeno fino all'anno fiscale 2028, poiché il processo di bilancio per l'anno fiscale 2027 era già troppo avanzato.

L'F-16G rimane quindi una proposta piuttosto che un programma. 

Ma la persistenza dell'idea è di per sé significativa. Va notato che l'acquisto dell'F-15EX è scaturito da dinamiche molto simili, i cui benefici si sono rivelati innegabili.
La nuova proposta consentirebbe ad alcune unità della Guardia Nazionale e della Riserva di sostituire i propri F-16 con versioni notevolmente migliorate – la stessa logica che ha guidato l'acquisto degli F-15EX – mantenendo al contempo operativa la linea di produzione di Greenville, il che rappresenta di per sé un vantaggio significativo. E raggiunge entrambi gli obiettivi nel modo più efficiente possibile: non solo in termini di costi di acquisizione, ma anche di costi di mantenimento, che sono in realtà l'onere più problematico tra i due. In definitiva, ciò evidenzia un'ulteriore, lampante constatazione della realtà per il concetto di una forza interamente stealth, una visione che l'Aeronautica Militare ha di fatto già abbandonato.
Per anni l'Aeronautica Militare ha descritto l'F-35 come il successore della sua flotta di F-16, ma ora deve fare i conti con gli F-16 ormai obsoleti, la produzione di caccia ritardata o limitata, un maggiore fabbisogno dichiarato di capacità totale di caccia e la lunga transizione verso il Boeing F-47 e i velivoli da combattimento senza pilota. In questo contesto, un nuovo F-16 rappresenta un'opzione intermedia tra il prolungamento della vita operativa dei velivoli esistenti e l'acquisto dei caccia più sofisticati – e costosi – attualmente disponibili.
In ogni caso, le priorità dell'aeronautica militare statunitense sono talmente numerose che l'acquisto di nuovi F-16 rappresenterà una sfida a ogni passo, ma ciò non significa che non diventerà un'opzione troppo allettante da accettare. Tuttavia, molti sosterranno che ogni dollaro dovrebbe essere investito in caccia e velivoli senza pilota di fascia alta, più resistenti alla principale minaccia per gli Stati Uniti, ovvero la Cina. Questo Paese sta rapidamente sviluppando la propria aviazione con caccia stealth e velivoli senza pilota avanzati. Tornare all'F-16 di fronte a una minaccia simile potrebbe sembrare controproducente, se preso alla lettera. Allo stesso tempo, è già previsto che centinaia di F-16 rimarranno in servizio per i prossimi decenni, il che attenua in parte la validità di tale argomentazione.
In definitiva, è sorprendente che l'F-16 avrebbe dovuto essere escluso dal programma di caccia statunitense anni fa. Invece, ogni volta che l'Aeronautica militare analizza attentamente il divario tra la flotta di caccia di cui dispone e quella che dichiara di necessitare, l'aereo riesce in qualche modo a rientrare nel dibattito.




(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, Militarywatchmagazine, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.