lunedì 12 ottobre 2026

GCAP NEWS 2026: il Global Combat Air Programme per lo sviluppo del caccia di sesta generazione tra Italia, Regno Unito e Giappone ha registrato importanti e storici sviluppi; a inizio ottobre 2026 è stata inaugurata a Torino la prima sede nazionale di Edgewing. L'hub torinese ospiterà ingegneri provenienti da tutti e tre i Paesi partner. Inoltre, il sito di Torino Caselle è stato designato ufficialmente come il baricentro per la progettazione e la futura linea di produzione italiana del velivolo.







Il programma GCAP (Global Combat Air Programme) per lo sviluppo del caccia di sesta generazione tra Italia, Regno Unito e Giappone ha registrato importanti e storici sviluppi nel corso del 2026.

A inizio ottobre 2026 è stata inaugurata a Torino la prima sede nazionale di Edgewing, la joint venture industriale formata da Leonardo, BAE Systems e JAIE. 


L'hub torinese ospiterà ingegneri provenienti da tutti e tre i Paesi partner; il sito di Torino-Caselle è stato designato ufficialmente come il baricentro per la progettazione e la futura linea di produzione italiana del velivolo.



Contratti miliardari e avanzamento lavori

Dopo un primo accordo congiunto da 686 milioni di sterline siglato ad aprile, a luglio 2026 la GCAP Agency ha assegnato a Edgewing un secondo massiccio contratto da 4,6 miliardi di sterline (circa 5 miliardi di euro) della durata di 18 mesi. Questi fondi servono a completare la fase avanzata di analisi e concettualizzazione del caccia prima di procedere con la progettazione di dettaglio. A settembre è stato inoltre varato il consorzio G2E (GCAP Electronics Evolution) – che unisce le competenze di Elettronica, Leonardo, Leonardo UK e Mitsubishi Electric – incaricato di sviluppare i fondamentali sistemi dei sensori, le comunicazioni e la gestione dei dati del velivolo.

La struttura del programma si sta allargando per accrescere la massa degli investimenti: 
  • Canada: A luglio 2026 è entrato ufficialmente nel programma con lo status di Paese osservatore, una mossa volta a garantire maggiore autonomia tecnologica all'asse occidentale. 
  • Germania: A seguito delle crescenti difficoltà del programma concorrente franco-tedesco SCAF (Système de Combat Aérien du Futur), i vertici di Leonardo e il Ministero della Difesa italiano e i britannici hanno aperto pubblicamente alla possibilità di un ingresso della Germania all'interno dell'alleanza GCAP. 
  • Il velivolo viene concepito non come un semplice aereo autonomo, ma come un "sistema di sistemi" in grado di operare in modo interconnesso nei cinque domini (aria, terra, mare, spazio e cyber) coordinando anche droni e sistemi d'intelligenza artificiale con l'obiettivo di entrare in servizio entro il 2035. 






Il segnale lanciato dall’Italia e dalla Gran Bretagna, secondo cui Canada, Germania e Arabia Saudita potrebbero aderire al GCAP, dimostra che le politiche europee in materia di aerei da combattimento di nuova generazione stanno cambiando dopo la crisi della cooperazione franco-tedesca.
La proposta italo-britannica di coinvolgere un maggior numero di Paesi nel Programma Globale per l'Aviazione da Combattimento (GCP) ha trasformato il progetto di caccia congiunto tra Regno Unito, Italia e Giappone in un banco di prova per le mutevoli alleanze industriali nel settore della difesa in Europa.
Le autorità ritengono che vi sia spazio per l'adesione di ulteriori partner, tra cui Canada, Germania e Arabia Saudita, al GCAP, il programma per il caccia di sesta generazione guidato da Gran Bretagna, Italia e Giappone. Il programma prevede la realizzazione di un futuro aereo da combattimento intorno al 2035, destinato a sostituire l'Eurofighter Typhoon in servizio nel Regno Unito e in Italia e il Mitsubishi F-2 giapponese.

UNA PIATTAFORMA FLESSIBILE

Il GCAP si sta ora posizionando come una piattaforma flessibile, proprio mentre la cooperazione europea nel settore degli aerei da combattimento si è indebolita a causa di alcune controversie politiche e industriali.

Le specifiche tecniche principali e i pilastri tecnologici noti includono:

Struttura e Aerodinamica:
  • Architettura della cellula: Il design attuale presenta un'ampia configurazione ad ala a delta modificata (cranked delta) senza piani di coda verticali tradizionali, ottimizzata per massimizzare la firma radar ridotta (stealth passivo) e l'efficienza aerodinamica ad alte velocità. 
  • Dimensioni: Sarà un velivolo bimotore di grandi dimensioni, notevolmente più grande rispetto all'Eurofighter Typhoon e all'F-35, per garantire una stabilità e una capacità di carico senza precedenti. 
  • Materiali: Ampio impiego di materiali compositi di nuova generazione per alleggerire la struttura e resistere alle sollecitazioni termiche del volo supersonico prolungato.

Propulsione e Generazione di Energia:
  • Motori: Sviluppati dal consorzio formato da Avio Aero (Italia), Rolls-Royce (UK) e IHI (Giappone). Saranno turbofan avanzati in grado di operare a temperature di combustione elevatissime. 
  • Capacità elettrica: La caratteristica tecnica cruciale è l'altissima capacità di generazione e gestione dell'energia elettrica. I motori fungeranno da vere e proprie centrali elettriche per alimentare i sistemi di supercalcolo di bordo, i moduli di guerra elettronica e futuri armamenti ad energia diretta (laser).

Avionica, Sensori e "Combat Cloud”:
  • Radar e ISAN: Dotato di un radar AESA di nuova generazione (sviluppato con la forte leadership di Leonardo) in grado di raccogliere ed elaborare fino a 10.000 volte più dati rispetto ai sistemi radar attuali.
  • Elettro-ottica: Suite integrata di sensori distribuiti su tutta la cellula (comprese tecnologie IRST avanzate) per una consapevolezza situazionale a 360°.
  • Combat Cloud & Intelligenza Artificiale: L'aereo disporrà di un'architettura cloud ad altissima velocità. L'Intelligenza Artificiale integrata agirà come "co-pilota virtuale", riducendo il carico di lavoro del pilota del 50% e trasformandolo in un vero e proprio battle manager.

Armamento e Portata Operativa:
  • Stive interne: Progettato con ampie stive interne per preservare la tracciabilità stealth. L'obiettivo della capacità di carico è all'incirca il doppio del payload di armamento di un F-35A.
  • Armi previste: Integrazione nativa di missili ipersonici, armi intelligenti e predisposizione hardware per armi ad energia diretta (laser).
  • Autonomia: Progettato per lunghissime distanze senza rifornimento. Il requisito britannico indica carburante interno sufficiente per una traversata transatlantica diretta.

Integrazione "Manned-Unmanned" (Ecosistema):
  • Il caccia con pilota (opzionalmente a pilotaggio remoto) non opererà mai isolato, ma fungerà da "nave madre" coordinando un network composto da 4 o 5 droni gregari (Collaborative Combat Aircraft / Loyal Wingmen) equipaggiati con IA per estendere il raggio d'attacco e di ricognizione.

Timeline del Programma:
  • 2027: Volo del primo dimostratore tecnologico supersonico (attualmente completo al 75% in volume).
  • 2028: Primo volo previsto del prototipo.
  • 2035: Ingresso ufficiale in servizio operativo.

UNA CHIARA STRUTTURA TRINAZIONALE E….

Il GCAP ha già una struttura formale trinazionale. Gran Bretagna, Italia e Giappone hanno annunciato il programma nel 2022 e i partner industriali hanno successivamente creato una joint venture per sovrintenderne lo sviluppo. Nel 2024, l'Associated Press ha riportato che BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement avrebbero detenuto ciascuna un terzo della nuova joint venture GCAP, con sede nel Regno Unito e attività nei tre paesi partner.
Questa struttura è importante. Conferisce al GCAP un quadro industriale più chiaro rispetto a quello di cui hanno goduto molti progetti di collaborazione europei. Inoltre, facilita il dibattito politico sull'allargamento, poiché il programma ha già una leadership definita e un calendario preciso.

UN’OFFERTA STRATEGICA

Il segnale lanciato dall’Italia e dalla Gran Bretagna, secondo cui Germania o Canada potrebbero entrare a far parte del progetto, dovrebbe quindi essere interpretato come un'offerta strategica. Il GCAP non compete solo per tecnologia e finanziamenti, ma anche per l'influenza industriale in un momento in cui la cooperazione europea nel settore del combattimento aereo sta subendo un rimescolamento.

UN CONTESTO TRA LE TENSIONI FRANCO-TEDESCHE

Il contesto è caratterizzato dalle tensioni che circondano la cooperazione franco-tedesca nel settore degli aerei da combattimento. Il programma europeo Future Combat Air System (FEAS) avrebbe dovuto diventare il progetto di punta per Francia, Germania e Spagna. Invece, le controversie sulla leadership, la ripartizione del lavoro, il controllo tecnologico e le priorità nazionali hanno ripetutamente sollevato dubbi sulla capacità del progetto di raggiungere gli obiettivi prefissati.
E’ notorio come la cooperazione europea in materia di difesa venga indebolita dalla rivalità industriale e dalle controversie sul controllo nazionale. I programmi relativi ai caccia mettono in luce questo problema in modo più evidente rispetto a quasi qualsiasi altro settore, poiché legano i paesi per decenni. Un velivolo che dovrebbe entrare in servizio negli anni 2030 influenzerà l'occupazione industriale, le politiche di esportazione, il controllo del software, l'integrazione degli armamenti e la sovranità operativa fino alla seconda metà del secolo. 

UNA ESPANSIONE POLITICAMENTE DELICATA

I governi che aderiranno in un secondo momento vorranno avere voce in capitolo. I partner fondatori vorranno disciplina. È qui che l'offerta di espansione del GCAP diventa politicamente delicata.
Sia il Canada che l'Arabia Saudita sarebbero importanti. Il Canada apporterebbe una dimensione NATO e indo-pacifica, mentre l'Arabia Saudita offrirebbe potenziali finanziamenti e un importante segnale per il mercato delle esportazioni. Ma la Germania è l'ingresso potenzialmente più rilevante per ciò che rappresenterebbe in merito al riallineamento dei caccia europei.
Se Berlino dovesse seriamente orientarsi verso il GCAP, il segnale sarebbe inequivocabile: la Germania si tutelerebbe dall'incertezza del percorso franco-tedesco-spagnolo e cercherebbe un modello industriale più flessibile. Ciò non riguarderebbe solo un singolo velivolo, ma modificherebbe il futuro scenario dell'aviazione da combattimento europea.

I POSSIBILI PROBLEMI DI GOVERNACE

La questione è se il GCAP riuscirà ad accogliere nuovi partner senza riprodurre i problemi di governance che hanno rallentato altri programmi. Un maggior numero di membri significa più fondi, più ordini e una base tecnologica più ampia. Significa anche più regole per l'esportazione, maggiori aspettative nazionali e maggiori trattative sulla ripartizione del lavoro.
Per le forze aeree europee, la questione strategica è la capacità. La guerra della Russia contro l'Ucraina ha rafforzato l'importanza della difesa aerea, della guerra elettronica, degli attacchi a lungo raggio e di velivoli resistenti, capaci di operare in ambienti ad alta densità di minacce. I caccia del futuro dovranno inoltre funzionare come nodi in un sistema più ampio di droni, sensori, satelliti e armi di precisione.
Ecco perché il GCAP non è semplicemente un trofeo industriale. Rappresenta una parte della risposta a lungo termine alla domanda se le forze aeree europee e alleate saranno in grado di tenere il passo con gli sviluppi statunitensi nel combattimento aereo di nuova generazione.

L’OBIETTIVO 2035

Il Financial Times ha riportato che l'iniziativa industriale GCAP era stata concepita per consegnare il velivolo entro il 2035. Tale data è ambiziosa. L'ampliamento del progetto potrebbe rafforzarlo finanziariamente, ma solo se i nuovi partner accelerassero, anziché complicare, la consegna.
L'offerta italo-britannica mette dunque in luce la questione centrale nello sviluppo europeo dei caccia: un programma può essere sufficientemente aperto da attrarre partner, ma al contempo abbastanza rigoroso da consentire la costruzione di un velivolo?
Se il GCAP avrà successo, potrebbe diventare il modello più adattabile per il combattimento aereo di prossima generazione. Se invece verrà sovraccaricato da esigenze nazionali, confermerà la stessa lezione che ha afflitto altri progetti di difesa europei: la cooperazione è facile da annunciare, ma difficile da gestire.
Il Canada entra a far parte del GCAP in qualità di osservatore, sottolineando il potenziale di esportazione del programma, nonostante il Giappone mostri qualche perplessità riguardo all'ammissione di nuovi partner a pieno titolo.
Il Canada ha aderito al programma GCAP/Tempest in qualità di Stato osservatore e parteciperà alle prossime riunioni.
Di recente, i ministri della difesa di Italia, Regno Unito, Giappone e Canada si sono riuniti a Londra per discutere della partecipazione del Canada al programma di sviluppo di aerei da combattimento. Hanno accolto con favore la partecipazione del Canada in qualità di osservatore.
Il governo canadese ha scritto: "Lo status di osservatore fornirà al Canada una visione più approfondita del GCAP e l'opportunità di approfondire la comprensione della governance, delle capacità e del quadro industriale del Programma, nonché dei relativi requisiti di sicurezza e delle più ampie opportunità di collaborazione".
Il governo del Regno Unito ha dichiarato che il programma è "ancora più forte" poiché il Regno Unito, l'Italia e il Giappone danno il benvenuto al Canada nel Global Combat Air Programme (GCAP) come prima nazione osservatrice. Il nuovo Primo Ministro Andy Burnham si è detto "felice" di annunciare la partecipazione del Canada.
Per il Regno Unito, l'Italia e il Giappone, il coinvolgimento del Canada contribuirà a rafforzare un maggiore allineamento delle priorità strategiche. Segnala inoltre il potenziale di esportazione del futuro caccia.
Secondo la dichiarazione britannica, il Canada, in qualità di osservatore, potrà acquisire una conoscenza diretta del GCAP. Ciò include lo sviluppo delle capacità, la collaborazione industriale e i piani di attuazione a lungo termine.
Ciò detto, lo status di osservatore del Canada non gli conferisce un ruolo decisionale. Tale status garantisce al Canada un accesso privilegiato al programma e apre la strada a discussioni sulla futura partecipazione e sul contributo del Canada.
Ciò non significa che il Canada abbia già deciso di acquistare il caccia. Attualmente sta portando avanti i piani per l'acquisto di una flotta mista di F-35A e Gripen E. Non è chiaro come il GCAP si inserirebbe nella futura struttura delle forze armate canadesi.
Il GCAP è stato progettato per operare a fianco del caccia di quinta generazione F-35, già in dotazione o in procinto di essere impiegato da tutti e quattro i paesi. A luglio, Regno Unito, Italia e Giappone hanno finalizzato un contratto da 4,6 miliardi di sterline per accelerare la fase successiva dello sviluppo del velivolo.

UN PROGRAMMA DI SESTA GENERAZIONE APERTO ALL’EXPORT

Il GCAP/Tempest di sesta generazione è l'unico programma di aerei da combattimento di sesta generazione su larga scala, interamente finanziato, progettato specificamente per l'esportazione.
Anche Arabia Saudita, Australia e India si sono mostrate interessate, mentre la grande incognita è rappresentata dalla Germania, dopo la conclusione del suo programma FCAS con la Francia.

…LA RILUTTANZA DEL GIAPPONE

Mentre Gran Bretagna e Italia si sono dichiarate apertamente disponibili ad accogliere un maggior numero di partecipanti, il Giappone è noto per la sua riluttanza.
Il Japan Times ha riportato: "Il Giappone si è opposto all'ingresso di nuovi Paesi come partner a pieno titolo, temendo che una tale mossa possa ritardare l'avvio della produzione di massa previsto per il 2035".

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, DefenceMatters, ADSAdvance, WIKIPEDIA, You Tube)














https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.














 

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