sabato 31 ottobre 2026

AERONAUTICA MILITARE ITALIANA 2026: secondo il profilo “X” dell’Ambasciata britannica in Italia, esisterebbe un interessamento dell’AMI per il velivolo da trasporto quadri-turboelica AIRBUS A-400M “Atlas”.






Come si evince dal sito della Rivista Italiana Difesa (RID), in data 30 ottobre 2026, il profilo X dell'Ambasciata Britannica in Italia, ha reso disponibili alcune foto dell'incontro tra il Capo di Stato Maggiore dell'AMI, Gen. Conserva, e l’omologo della RAF, Air Chief Marshal Harv Smyth presso la base di Decimomannu; secondo quanto rivelato, i colloqui riguardavano l’opportunità di approfondire la cooperazione futura nell'Area della Mobilità Aerea (A-400?).
In una immagine in foto si intravede un documento dal titolo "Airbus A400 for Italy", con i loghi dell'AM, della RAF, dei ministeri della Difesa italiano e britannico. 
Se 1 + 1 fa 2, si può dedurre che l'Aeronautica Militare italiana stia attentamente valutando la possibile acquisizione del velivolo da trasporto pesante/semi strategico e aerocisterna Airbus A-400 ATLAS.  E’ notorio che il numero di ore di volo accumulate dalla flotta C-130J è vicino alla soglia massima.
E’ più verosimile a breve l'ipotesi di colloqui volti al noleggio, da parte dell’AMI, di ore di volo della flotta di A400 della RAF, possibilmente in cambio di ore di volo sui T-346 in attesa di capire quale sarà il futuro addestratore avanzato britannico.  Secondo alcuni osservatori, anche la Luftwaffe necessiterebbe a breve di velivoli avanzati da addestramento; l’aeronautica spagnola (la Spagna assembla gli A-400) ha già scelto il trainer a getto turco TAI Hürjet, un addestratore avanzato monomotore a reazione, progettato e sviluppato dall'azienda turca Turkish Aerospace Industries (TAI).





Airbus A-400M ATLAS

Il velivolo turboelica è stato concepito per espletare la gamma completa delle missioni tipiche di un moderno aereo da trasporto, ossia: trasporto aereo passeggeri, trasporto aereo cargo anche outsize (Outsize Cargo Strategic Airlift), rifornimento in volo (Air to Air Refuelling, AAR), evacuazione aeromedica anche strategica di combattenti feriti dall'Area di Operazioni (MEDEVAC/STRATEVAC), aviolancio sia di paracadutisti che di materiali, operazioni speciali, sgancio carichi a bassissima quota. 


Ciò in un'ottica sia inter theatre, ossia a lungo raggio, partendo direttamente dalla base madre (MOB), che intra theatre, ossia a corto raggio, collegando diversi teatri operativi anche non contigui fra loro.
Fra queste missioni, quella più significativa, che riflette la principale esigenza operativa da soddisfare, è il trasporto strategico di materiali di grandissimo peso e dimensioni unitarie che, in termini dottrinali, si definisce "outsize". Riguardo alle reali capacità di trasporto "outsize" del velivolo, è da notare che il requisito operativo iniziale aveva già determinato caratteristiche di carico tali da non rendere possibile il trasporto dei carri armati da combattimento (come il carro italiano "Ariete", il britannico "Challenger 2", il tedesco "Leopard 2", il francese "Leclerc" e l'americano "M1 Abrams") e del materiale pesante del genio (grandi macchine operatrici, grandi gru, ecc.). Di conseguenza, per questa sua limitazione, e anche per le prestazioni generali, il velivolo, una volta in linea, si è posizionato operativamente un gradino al di sotto rispetto agli attuali Boeing C-17 Globemaster III e all'Ilyushin Il-76.

Problematiche emerse relative al velivolo

Il progetto di questo velivolo rappresenta una vera e propria sfida tecnologica per una serie di aspetti. Infatti, in un quadro in cui per la prima volta in Europa Occidentale si è tentata la costruzione ex novo di un velivolo militare da trasporto strategico con capacità maggiori, si è anche deciso di ricorrere a propulsori a turboelica (turboelica) in luogo dei turboventola che equipaggiano altri grandi aerei da trasporto. Un altro aspetto significativo del progetto è la sua caratterizzazione "a fase singola". Tali aspetti rappresentano elementi di criticità per la riuscita del progetto.



L'apparato propulsivo

La ragione della scelta della tecnologia a turboelica risiede, essenzialmente, nella volontà di ridurre i consumi e il costo di esercizio, che dovrebbe posizionarsi sotto all'An-124 e al C-17.
I quattro motori sono i TP400-D6, a otto pale, sviluppati appositamente, che hanno una potenza unitaria di circa 11.000 shp, quasi un record per motori turboelica, visto che solo il Kuznetsov NK-12 a due eliche controrotanti, che equipaggiava il bombardiere strategico Tupolev Tu-95 negli anni cinquanta, sviluppava una potenza maggiore (15.000 shp). Il concetto dottrinale logistico di riferimento di quest'ultimo propulsore, però, era ben diverso da quello attualmente vigente nel mondo occidentale, visto che, alle politiche di manutenzione programmate, soprattutto quelle più approfondite (3º livello manutentivo, da effettuarsi presso la ditta), venivano preferite quelle che prevedevano la sostituzione integrale del propulsore. Ciò in quanto, essendo la produzione di massa la metodologia principe in Unione Sovietica per l'industria militare, tale intervento aveva costi nettamente inferiori a quelli necessari per assicurare un'adeguata manutenzione. Fra l'altro, sia il livello tecnologico dei materiali impiegati che per l'ingegnerizzazione dei sistemi non orientata alla manutenzione, rendevano improponibili opzioni alternative a quella della sostituzione integrale del propulsore all'apparire dei primi segnali di malfunzionamento o al termine della sua (cortissima) vita operativa.
Attualmente, nel mondo occidentale, nella progettazione e nella realizzazione degli aeromobili (soprattutto militari) è data grandissima importanza agli aspetti di manutenibilità dei componenti e del velivolo nel suo complesso. In tale quadro, l'ingegnerizzazione dei sistemi, le politiche industriali e la ricerca tecnologica si stanno muovendo verso questa direzione e ogni "balzo tecnologico" deve essere confrontato con queste necessità logistiche. Lo sviluppo del potentissimo propulsore TP400-D6, che rappresenta una sfida tecnologica, sta incontrando attualmente notevoli difficoltà a superare i severissimi test per la rispondenza agli standard vigenti di qualità e di manutenibilità. Di conseguenza, il progetto ha subito un brusco rallentamento ed è difficile fare previsioni attendibili sui futuri sviluppi della situazione.
Come accennato, la realizzazione del velivolo procede secondo una metodologia cosiddetta a fase singola, un approccio progettuale estremamente aggressivo, con fasi sequenziali, secondo una rigida tempistica. Tale approccio consente un controllo molto accurato sulle fasi progettuali e sulle relative attività, ma soffre terribilmente se inconvenienti e imprevisti affliggono in modo grave una determinata fase. Nel caso dell'A400M, la metodologia a singola fase fu quasi obbligatoria, per fornire al management il massimo controllo possibile su attività che, anche nella fase di sviluppo, per motivi di politica industriale, avvenivano distanti tra loro anche migliaia di chilometri. Le criticità relative allo sviluppo del propulsore stavano rappresentando un vero e proprio freno a tutto il progetto.
Il 26 giugno 2008 il primo velivolo uscì dall'hangar (operazione cosiddetta di roll-out) dello stabilimento di assemblaggio di Siviglia. Alla fine di novembre 2009 fu invece effettuato con successo il primo avviamento simultaneo dei quattro motori.
Il primo volo avvenne l'11 dicembre 2009.


L’avionica

L'avionica integra molte componenti e sistemi utilizzati dagli Airbus civili. In aggiunta, troviamo radar Terrain Following per il volo a bassa quota assistito da calcolatore.

Il carrello

I carrelli dell'aereo sono stati sviluppati dalla Messier-Dowty. Il carrello posteriore è a 6 ruote accoppiate per ogni lato, mentre l'anteriore è a due ruote sterzanti e ha altezza variabile per consentire un più facile imbarco di mezzi dal portellone posteriore. L'aereo può operare da piste semi preparate. Le ruote e i freni sono stati sviluppati dalla Messier-Bugatti e servono le 12 ruote frenate del velivolo.

Sistemi di autoprotezione

Alla stregua dei moderni velivoli occidentali da trasporto (C-130J, C-17, C-27J) anche l'Airbus A400M sarà dotato delle più avanzate apparecchiature di protezione contro la minaccia dei missili antiaereo, con particolare riferimento a quelli portatili (manpad). In tal senso, saranno installate sul velivolo apparecchiature a tecnologia all'infrarosso e laser, per la rilevazione di missili diretti contro il velivolo e il lancio automatico delle contromisure.


Caratteristiche generali:
  • Equipaggio: 3 o 4 (2 piloti, 3° facoltativo, 1 addetto al carico);
  • Capacità: 37.000  kg (81.600 libbre) - 116 truppe/paracadutisti completamente equipaggiati  - fino a 66 barelle accompagnate da 25 operatori sanitari  - vano di carico: larghezza 4,00  m x altezza 3,85  m x lunghezza 17,71  m (senza rampa 5,40  m);
  • Lunghezza: 45,1  m 
  • Apertura alare: 42,4  m 
  • Altezza: 14,7  m 
  • Superficie alare: 225,1  m² 
  • Peso a vuoto: 78.600 kg 
  • Peso massimo al decollo: 141.000  kg 
  • Capacità serbatoio carburante: 50.500  kg di carburante interno
  • Peso massimo all'atterraggio: 123.000  kg 
  • Propulsione: 4 turboeliche Europrop TP400-D6, 8.200  kW (11.000  CV) ciascuna
  • Eliche: eliche Ratier-Figeac a passo variabile a 8 pale con capacità di messa in bandiera e inversione, diametro 5,3  m.

Prestazioni:
  • Velocità massima: Mach 0,72
  • Velocità di crociera: 781  km/h a 9.450 m 
  • Altitudine di crociera iniziale: 9.000 m al MTOW
  • Autonomia: 3.300  km al massimo carico utile 
  • Autonomia con carico utile di 30 tonnellate: 4.500  km 
  • Autonomia con carico utile di 20 tonnellate: 6.400  km 
  • Autonomia di trasferimento: 8.700  km 
  • Tangenza di servizio: 12.200  m
  • Carico alare: 637  kg/m²
  • Distanza di decollo tattico: 980 m
  • Distanza di atterraggio tattico: 770  m 
  • Raggio di sterzata (su terreno): 28,6 m.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, RID, WIKIPEDIA, You Tube)













https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.



























 

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