domenica 4 febbraio 2024

Forze terrestri russe o SV (in russo Сухопутные войска, Suchoputnye vojska) costituiscono l'esercito della Federazione Russa: gli MBT T-90M operativi in territorio ucraino potrebbero aver ricevuto proiettili innovativi “Telnik 3VOF128”. L’armamento missilistico dei T-90M “Vladimir” (in cirillico: Владимир).







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Le Forze terrestri russe o SV (in russo Сухопутные войска, Suchoputnye vojska) costituiscono l'esercito della Federazione Russa e assieme a Forze Aerospaziali, Forze missilistiche strategiche, Truppe aviotrasportate e Marina militare compongono le Forze armate russe. Istituite a partire dal 1991, sono le eredi naturali delle forze di terra sovietiche e sono solite includere nel proprio lignaggio anche l'Armata Rossa e l'Esercito imperiale russo.
Con compiti legati alla difesa dell'integrità del territorio della Federazione e la protezione degli interessi del Paese, a partire dagli anni duemila sono oggetto di un vasto ed impegnativo piano di riforma e riorganizzazione nonché di rinnovamento degli equipaggiamenti, venendo incluse in un sistema di programmi decennali di approvvigionamento degli armamenti. Il programma in corso, previsto per il decennio 2018-2027, prevede una spesa pari a 282 miliardi di dollari.
Caratterizzate da un inventario costituito da numerosi veicoli sovietici, nel 2020 la quota di mezzi e sistemi d'arma aggiornati ha raggiunto il 70% del totale.
Le riforme, portate avanti a partire dal 2010, hanno permesso alle condizioni generali di servizio dei soldati russi di migliorare il coordinamento e la gestione della forza armata. Ulteriori sforzi sono stati profusi per l'adeguamento della rete di stoccaggio e rifornimento, strutture abitative, cliniche ed uffici. A partire dal 2009 la ferma obbligatoria è diminuita da 24 a 12 mesi. Al 2021, le forze terrestri sono caratterizzate dalla presenza sia di coscritti che personale a contratto.

L’INTRODUZIONE IN SERVIZIO DEIGLI INNOVATIVI PROIETTILI "Telnik 3VOF128"

Tra alcuni addetti ai lavori, circolano voci secondo cui tutti gli M.B.T. russi T-90M Proryv di stanza in Ucraina sono armati con gli innovativi proiettili per carri armati Telnik 3VOF128. 



Mosca, però, mantiene come al solito uno stretto riserbo su questo tema. È interessante notare che lo scorso ottobre 2023 sono emerse prove dell'utilizzo dei proiettili Telnik in Ucraina. 
Al contrario, nell’ottobre dell’anno precedente, Mosca aveva ufficialmente riconosciuto l’uso dei proiettili Telnik, avvertendo che non erano ancora in dotazione su tutti i carri armati T-90. Questa rivelazione è stata successivamente confermata dal generale russo Oleg Salyukov,  attuale comandante in capo delle forze di terra. 
Secondo quanto riferito dai media, gli equipaggi dei T-90M russi, operanti in prima linea, utilizzano i nuovi proiettili ad alto esplosivo 3VOF128 Telnik nelle loro operazioni di combattimento volte a indebolire le truppe di fanteria ucraine. Questi proiettili sono noti per le modalità di esplosione producendo schegge di disintegrazione a raggiera, che lanciano submunizioni predeterminate nella detonazione aerea, devastando in modo significativo le truppe nemiche.
In una dichiarazione dello scorso anno, Salyukov ha dichiarato che i carri armati T-90M hanno migliorato la loro efficacia in combattimento contro le forze nemiche con l'introduzione degli innovativi proiettili ad alto esplosivo Telnik dotate di sub-munizioni preformate e sono progettate per esplodere in un punto predeterminato lungo il loro percorso. 
L’impiego di queste armi ad alta tecnologia comporta un processo complesso. Comprende un computer balistico per ogni MBT personalizzato, studiato appositamente per questo tipo di tiro e per il suo profilo balistico, un dispositivo per fornire informazioni sulle munizioni, un sistema di collegamento e, naturalmente, il colpo 3VOF128 Telnik da 125 mm che contiene un proiettile a frammentazione progettato per esplodere a mezz'aria lungo la sua traiettoria. 
La capacità del Telnik contro i soldati nemici è devastante. I rapporti suggeriscono che è 6-8 volte più potente del tradizionale proiettile a frammentazione ad alto esplosivo 3OF26.
La distanza che i detriti del proiettile del carro possono percorrere è fortemente influenzata dal design e dalle dimensioni del proiettile stesso; ciò significa che anche se non si è sulla linea diretta del fuoco, è possibile comunque essere in pericolo a causa delle schegge. Data la velocità con cui questi frammenti possono viaggiare, mettersi al riparo o proteggersi può rappresentare una sfida significativa. 


Fonti informate rivelano il proiettile “3VOF128 Telnik”, dopo l’esplosione, copre un'area con 5,4 kg di detriti e frammenti pre-formati, offrendo una copertura conica all'area del bersaglio. La massa e le dimensioni di questo proiettile corrispondono a quelle di un tipico proiettile da carro armato ca.125 mm, ad alto esplosivo ZOF26; ciò fornisce un'idea della potenziale minaccia che rappresenta.
È il caso di riflettere su come la frantumazione di tali proiettili possa portare danni tangibili e traumi psicologici a coloro che dovessero essere sottoposti a tale “trattamento”. 
L'esplosione improvvisa e potente, unita al percorso imprevedibile dei frammenti, può infondere sentimenti di smarrimento, disorientamento e caos. Quello che è ancora più preoccupante è che questa sofferenza psicologica potrebbe non essere temporanea ma di lunga durata, portando a condizioni di disturbo da stress post-traumatico.
Inoltre, la devastazione diffusa causata dai proiettili dei carri armati può compromettere seriamente il morale sia delle unità militari che dei comuni cittadini. È una chiara dimostrazione della forza travolgente e del potenziale distruttivo che è caratteristico della guerra di oggi.








Il T-90M “Vladimir” (in cirillico: T-90M Владимир)

L’MBT T-90M Proryv 3 è una versione presentata nel 2017 simile al T-90MS ma con molte modifiche, tra le quali: la corazza reattiva Relikt, un nuovo caricatore automatico, nuovo cannone 2A46M-4 125mm a canna liscia, una versione molto simile a quella usata sul T-14 Armata, nuovo motore V-92S2 diesel da 1.000cv.
L’arma arma preferita della versione aggiornata “T-90M” è anche il missile anticarro 9M119 Refleks-M o “AT-11B Sniper-B”.
Questo missile vanta una portata di circa 5 Km ed è progettato specificatamente per penetrare nelle corazzature più spesse, utilizzando un sistema di guida con raggio laser per garantire un puntamento preciso anche a distanze considerevoli. 



Il missile 9M119M Refleks-M o AT-11B Sniper-B è una versione aggiornata del missile Refleks originale, che offre un maggiore raggio d'azione fino a 6 Km. Le sue capacità perforanti potenziate lo rendono particolarmente efficace contro bersagli pesantemente corazzati.
Nell'arsenale del carro armato T-90M fa parte anche il missile 9M119 Svir o AT-11C Sniper-C.  Ciò che distingue questo missile vi è la capacità di abbattere elicotteri e aerei a bassa quota con una portata di circa 10 Km; questo missile utilizza un sistema di guida semiautomatico mediante comando-linea di vista che fornisce all'operatore il controllo diretto, guidando il missile verso il suo bersaglio tramite un joystick. 
Un'altra arma nell'inventario del carro armato T-90M è il missile 9M119M1 Invar-M  o AT-11 Sniper-BM che è progettato specificamente per colpire e demolire bersagli corazzati, con una portata fino a 5 Km. La sua caratteristica è una testata tandem che gli consente di penetrare nei sistemi di armatura reattiva comunemente presenti sui carri armati di oggi. Il sistema a guida laser del missile assicura una buona precisione.





Il T-90 “Vladimir” (in cirillico: T-90 Владимир) è un carro armato da combattimento di 3ª generazione, evoluzione del T-72B, sviluppato dalla Uralvagonzavod per soddisfare le necessità difensive delle forze armate russe con le quali presta servizio ininterrottamente dal 1993. Inizialmente denominato T-72BU o, alternativamente, Objekt 188, per non comprometterne il potenziale commerciale si decise di cambiarne il codice di designazione in T-90 a seguito delle prestazioni tutt'altro che brillanti offerte dai T-72 del Kuwait e dell'Iraq nel corso della prima guerra del Golfo.
Primatista mondiale di vendite dal 2001 al 2010, complice il mastodontico ordine avanzato dal Ministero della difesa indiano, il T-90 ha ricevuto il battesimo del fuoco nel corso della seconda guerra cecena del 1999 ed è stato impiegato attivamente nel corso della guerra civile siriana dall'esercito regolare di Damasco.
In servizio presso numerose forze armate delle regioni asiatiche e medio-orientali, a seguito della scomparsa di Vladimir Potkin, suo capo progettista, il governo della Federazione Russa ha ufficialmente concesso l'appellativo Vladimir al mezzo.
Negli anni 2010 è stata sviluppata per l'esercito russo una versione profondamente aggiornata chiamata T-90M, anche nota in patria come Prorvij-3, dotata degli stessi sistemi di puntamento, cannone e corazza reattiva del T-14 Armata. Tale versione è entrata in servizio nell'aprile 2020 presso la divisione corazzata Taman.

Storia

All'inizio degli anni '80, l'ufficio di progettazione UVTZ (Uralvagonzavod) a Nizhny Tagil iniziò a sviluppare nuovi ammodernamenti per il carro T-72. Nel 1985 fu selezionato il T-72B (Oggetto 184), equipaggiato con il sistema di protezione dinamica "Kontakt" ed il sistema d'arma guidato 9K120 "Svir". Tuttavia, la macchina non venne trovata soddisfacente in quanto il T-72, rispetto ad altri carri armati sovietici dello stesso periodo, era dotato di un sistema di controllo del fuoco semplificato 1A40 / 1A40-1 per mantenerne bassi i costi di produzione e semplificare l'addestramento degli equipaggi.
Ciò spinse allo sviluppo di un nuovo carro, denominato internamente "Object 188", dove l'enfasi principale venne posta sull'aumento dell'efficacia in combattimento portando il futuro T-90 al livello del T-80U in termini di efficienza di tiro. Venne pertanto selezionato il sistema di controllo del fuoco Irtysh 1A45, installato in serie sui carri armati T-80U dal 1985, ed un caricatore automatico già in uso sul T-72B.
Nel 1989, il carro armato "Object 188" è entrato in fase di test di stato, in cui dimostrò elevata affidabilità lungo i 14.000 km previsti, percorsi senza incidenti o guasti di rilievo. Di conseguenza, la Commissione di Stato raccomandò il carro Oggetto 188 per l'adozione. Il collasso dell'economia sovietica nel 1991, ritardò l'ingresso in produzione di 3 anni: i primi T-90 uscirono dalla catena di montaggio della Uralvagonzavod solo a novembre 1992. Al 1998, non erano stati prodotti più di 150 carri di serie di cui 107 distribuiti al Distretto Militare dell'Estremo Oriente.
Nel 1999 ha fatto la prima apparizione un nuovo modello di T-90, la versione A, con una nuova torretta.
Nel 2006 si contavano 272 carri T-90 in servizio con l'Esercito russo, inquadrati nella 5ª Divisione Carri della Guardia del Distretto Militare della Siberia e 7 T-90 nella Fanteria di Marina. Nel corso del 2008 60 nuovi T-90 sono stati distribuiti all'Esercito russo.
La versione T-90S è in servizio anche nell'Esercito indiano e la produzione su licenza indiana ha avuto inizio nel 2006-2007. Nel 2001 l'India ha comprato 310 T-90S dalla Russia. I T-90 sono stati fabbricati dalla Uralvagonzavod e i motori dalla fabbrica di trattori di Chelyabinsk. Il T-90 è stato scelto perché è uno sviluppo diretto del T-72 che l'India già possedeva, quindi per facilitare produzione e addestramento. L'affare siglato tra Russia e India è costato 750 milioni di dollari americani e l'India ha voluto il trasferimento delle tecnologie del T-90 sul proprio territorio. Esiste anche una versione indiana del T-90S, realizzata con l'ausilio russo e francese e chiamata Bhishma.
Nel 2011 è stata svelata una nuova evoluzione del T-90 creata principalmente per l'export e per ammodernare quelli già presenti tra le file dell'Esercito russo. Il T-90MS (versione export) o T-90AM (versione per l'Esercito russo).
Nel 2020, a seguito del mutamento dei rapporti con l'Occidente nel corso degli anni 2010, è entrato in servizio presso le forze armate russe il T-90M, dotato di nuovi propulsori, armamento, corazza e sistemi digitali impiegati sul carro di quarta generazione T-14 Armata.
Al giugno 2021, risultavano consegnati 30 esemplari.

Design

Armamento

L'armamento principale del T-90 è il cannone a canna liscia 2A46 M da 125 mm. Questa è una versione altamente modificata del cannone anticarro Sprut ed è lo stesso cannone utilizzato come armamento principale sui carri armati della serie T-80. Può essere sostituito senza smontare la torretta interna ed è in grado di sparare munizioni perforanti da scarto stabilizzate con pinne (APFSDS), anticarro ad alto esplosivo (HEAT-FS) e munizioni ad alta frammentazione esplosiva (HE-FRAG), come così come i missili guidati anticarro 9M119M Refleks. Il missile Refleks ha una guida semiautomatica del raggio laser e una testata HEAT tandem a carica cava. Ha una portata effettiva da 100 ma 6 km e impiega 17,5 secondi per raggiungere la portata massima. I Refleks possono penetrare per circa 950 millimetri (37 pollici) di armatura d'acciaio e possono anche ingaggiare bersagli aerei a bassa quota come elicotteri. 
La mitragliatrice pesante antiaerea NSV da 12,7 mm ( 12,7 × 108 ) controllata a distanza può essere azionata dall'interno del carro armato dal comandante e ha una portata di 2 km e una velocità di fuoco ciclica di 700-800 colpi al minuto con 300 colpi disponibile (l'NSV è stato sostituito dalla mitragliatrice pesante Kord alla fine degli anni '90). La mitragliatrice coassiale PKMT da 7,62 mm ( 7,62 × 54 mmR ) pesa circa 10,5 kg mentre la scatola delle munizioni trasporta 250 colpi (7.000 colpi trasportati) e pesa altri 9,5 kg. 
Come altri moderni carri armati russi, il 2A46M nel T-90 è alimentato da un caricatore automatico che elimina la necessità di un caricatore manuale nel serbatoio e riduce l'equipaggio a 3 (comandante, artigliere e autista). Il caricatore automatico può trasportare 22 proiettili pronti al fuoco nella sua giostra e può caricare un proiettile in 5-8 secondi.  È stato suggerito che i caricatori automatici sui moderni carri armati T-90 siano stati modificati per sfruttare le munizioni più recenti come il 3BM-44M APFSDS, che come l' M829A3 statunitense penetra meglio nella corazza rispetto ai precedenti proiettili più corti. I proiettili HEAT che possono essere sparati dal 2A46M includono il 3BK21B (con un rivestimento di uranio impoverito), 3BK29 (con una penetrazione accreditata di 800 mm di equivalenza RHA) e il 3BK29M (con una testata a carica triplo tandem). Inoltre il T-90 è dotato del sistema di impostazione della miccia spoletta Ainet che consente al carro armato di far esplodere 3OF26 proiettili HE-FRAG a una distanza specifica dal carro armato determinata dal telemetro laser dei cannonieri, migliorando le sue prestazioni contro elicotteri e fanteria.  Campo di tiro preciso dell'HE-Frag-FS 10 km, APFSDS 4 km. 
Il sistema di controllo del fuoco del T-90 ha mostrato le seguenti caratteristiche delle riprese in combattimento durante i test di stato. Bersagli pesantemente corazzati a distanze fino a 5 km sono stati colpiti dal carro armato T-90 in movimento (fino a 30 km/h) con un'alta probabilità di essere colpiti al primo colpo. Durante i test di stato hanno effettuato 24 lanci di missili a distanze di 4-5 km e tutti hanno colpito il bersaglio (tutti i lanci di missili sono stati effettuati da professionisti inesperti). Un artigliere esperto a velocità di 25 km/h ha colpito 7 veri bersagli corazzati situati a distanze di 1.500–2.500 me 54 secondi. 
Il sistema di controllo del fuoco sul T-90 include il sistema di avvistamento diurno e notturno PNK-4S/SR AGAT montato presso la stazione dei comandanti che consente il rilevamento notturno di un bersaglio delle dimensioni di un carro armato a distanze comprese tra 700 e 1100 metri a seconda della versione di la vista. I primi modelli del T-90 erano dotati del mirino TO1-KO1 BURAN, ma i modelli successivi (T-90S) sono stati aggiornati per utilizzare il mirino per imaging termico ESSA, che consente di sparare con precisione a una distanza di 5.000-8.000 m utilizzando il CATHERINE -Telecamera termica FC prodotta da Thales Optronique. L'artigliere è inoltre dotato del sistema di avvistamento diurno 1G46 che include un telemetro laser, guida missilisticacanale e consente di rilevare e ingaggiare bersagli delle dimensioni di un serbatoio da 5 a 8 chilometri (da 3,1 a 5,0 mi). L'autista utilizza un mirino diurno e notturno TVN-5.  Nel 2010, la Russia ha iniziato la produzione su licenza di termocamere Catherine FC sviluppate da Thales per i carri armati T-90M, ha affermato un quotidiano russo. Queste termocamere sono presenti anche sul T-90M "Bhishma" costruito in India su licenza. 
Nel 2012 è stato presentato al pubblico il campione combinato di fabbricazione russa del sistema di avvistamento di supervisione del comandante T01-K04DT/Agat-MDT. Secondo Krasnogorsky Zavod (impianto), Agat-MDT ha la possibilità di essere installato (per un'ulteriore modernizzazione) alla vista del formato UPF domestico di nuova concezione 640 × 512 per 15 micron, che è possibile in futuro estendere la gamma di identificazione del bersaglio di notte a 3,5 — 4,0 km senza modifiche della vista.  Nel 2016, lo stabilimento di Krasnogorsk ha terminato di testare il sistema di avvistamento del cannoniere per la visione notturna Irbis-K per il T-80 U e il T-90, con le prime consegne nel 2018. Il completamento dell'Irbis-K, il primo mirino termico a matrice di mercurio-cadmio-telluride (MCT) prodotto in Russia, colmerà un divario con i principali paesi della NATO in quest'area. L'Irbis-K è in grado di identificare bersagli a distanze fino a 3.240 metri sia di giorno che di notte. 
Il dispositivo di imaging termico di fabbricazione russa non solo significava che i carri armati russi non avrebbero più dovuto essere equipaggiati con parti estere, ma significava anche che la modernizzazione completa dei carri era più economica. Inoltre, nei prossimi anni non ci sarà alcuna diminuzione della domanda per il T-72 e il T-90. Il nuovo mirino per la visione termica del cannoniere Irbis-K e il sistema combinato di avvistamento e osservazione del comandante Agat-MDT possono essere forniti alle versioni aggiornate T-72, T-80 e T-90 (T-72B3M, T-80BVM, T- 90M...), in sostituzione della termocamera Catherine-FC di Thales.

Mobilità

Il motore principale è il motore diesel V-92S, costruito nel ChTZ. Diversi modelli del carro T-90 sono spinti da vari motori nei suoi modelli iniziali, come il motore a pistoni V-12 a quattro tempi V-84MS da 618 kW (840 hp), motori potenziati da 1.000 hp (750 kW) e 1.250 hp (motori da 930 kW) realizzati da Uralvagonzavod e consegnati da Chelyabinsk Tractor Plant. Il Т-90S con motore da 1.000 CV (750 kW) può raggiungere una velocità massima di 60 km/h su strada e fino a 45 km/h su terreni accidentati. Il carro T-90 ha la tipica disposizione della trasmissione, con motore e trasmissione posizionati posteriormente. I motori da 1.000 CV (750 kW) sono V-92 quattro tempi, 12 cilindri, multi-carburante diesel mentre il motore da 1.250 CV (930 kW) è V-96. La versione da esportazione del T-90, ovvero il T-90S modificato, è dotata di un motore diesel multi-carburante da 1.000 CV (750 kW) con turbocompressore. Il carro è inoltre dotato di un sistema di climatizzazione per il lavoro in zone ad alta temperatura. 

Protezione

Il T-90 è dotato di un sistema di protezione "a tre livelli". Il primo livello è l' armatura composita nella torretta, costituita da un guscio dell'armatura di base con un inserto di strati alternati di alluminio e plastica e una sezione a deformazione controllata. 
Il secondo livello è Kontakt-5 ERA di terza generazione (armatura reattiva esplosiva) che degrada significativamente il potere di penetrazione delle munizioni APFSDS a energia cinetica; questi blocchi ERA conferiscono alla torretta il suo caratteristico aspetto angolato a "conchiglia". I mattoni ERA si trovano anche sul tetto della torretta e forniscono protezione dalle armi di attacco dall'alto. Il pacchetto dell'armatura anteriore della torretta, oltre all'ERA e alla placcatura in acciaio, contiene un riempitivo composito di armatura composita russa inserita tra le piastre di acciaio superiore e inferiore. L'armatura composita si traduce in un peso inferiore e una migliore protezione rispetto alla corazza in solo acciaio. 
Il terzo livello è una suite di contromisure Shtora-1 (in russo: Штора-1 o "cortina" in inglese), prodotta dalla russa Elektromashina. Questo sistema include due " dazzler " elettro-ottici/IR (cioè jammer a infrarossi attivi) sulla parte anteriore della torretta (che dà i distintivi "occhi rossi"), quattro ricevitori di allarme laser, due sistemi di scarica di granate 3D6 "smoke" e un sistema di controllo computerizzato. Lo Shtora-1 avverte l'equipaggio del carro armato quando il carro armato è stato " agganciato " da un laser di guida dell'arma e consente all'equipaggio di uccidere la torretta per affrontare la minaccia. Il jammer a infrarossi, il TShU1-7 EOCMDAS, blocca il sistema di guida semiautomatico command to line of sight (SACLOS) utilizzato da alcuni missili guidati anticarro. Le granate fumogene vengono lanciate automaticamente dopo che lo Shtora rileva che è stato agganciato da laser ostile. Le granate fumogene vengono utilizzate per mascherare il carro armato da telemetri laser e designatori, nonché dall'ottica di altri sistemi d'arma. I carri armati indiani T-90S non sono equipaggiati con la suite di contromisure Shtora-1.  Saranno equipaggiati con il sistema di difesa elettronica terrestre LEDS-150.
Oltre ai sistemi di protezione passiva e attiva, il T-90 è dotato anche di apparecchiature di protezione nucleare, biologica e chimica (NBC), spazzamine KMT e un sistema automatico di soppressione degli incendi. Sul T-90 può essere installato anche il sistema EMT-7 di contatore elettromagnetico.  L'EMT-7 emette un impulso elettromagnetico per disabilitare le mine magnetiche e interrompere l'elettronica prima che il tank le raggiunga. La suite di riduzione della firma Nakidka è disponibile anche per il T-90. Nakidka è progettato per ridurre le probabilità che un oggetto venga rilevato dall'infrarosso, bande termiche, radar-termiche e radar . 
Durante un test condotto dall'esercito russo nel 1999, il T-90 è stato esposto a una varietà di munizioni RPG, ATGM e APFSDS. Quando equipaggiato con Kontakt-5 ERA, il T-90 non poteva essere penetrato da nessuno degli APFSDS o ATGM utilizzati durante la prova e ha superato un T-80U che ha anche preso parte.  Durante le operazioni di combattimento in Daghestan, ci sono state testimonianze di un T-90 che ha subito sette colpi da giochi di ruolo e che è rimasto in azione. 
T-90M e T-90MS montano la più avanzata ERA "Relikt". Relikt difende dalle testate tandem, riducendo al contempo la penetrazione dei proiettili APFSDS di oltre il 50 percento. Può essere installato al posto di Kontakt-1 o Kontakt-5.
La torretta T-90A / T-90S utilizza una lega di acciaio più resistente, che fornisce un aumento di circa + 10-15% del livello di protezione dato dagli elementi in acciaio dell'armatura; poiché l'array da molti aspetti non è interamente in acciaio, l'aumento complessivo della protezione è inferiore a questo margine su queste aree. 

Il sistema reattivo Kontakt-5

La corazza reattiva (EDZ, elementy dinamcheskoi zashchity, "elementi di protezione dinamica”) di 3ª generazione Kontakt-5 copre tutta la parte frontale e la prima parte delle gonne dei T-90. La torretta del carro si trova centrata in mezzo allo scafo ed è ricoperta da "piastre" di corazza reattiva. Questa corazza dà alla torretta una forma molto poligonale. Le "piastre" di ERA proteggono il carro da molti tipi di proiettili annullando l'effetto delle cariche cave (HEAT), tranne nel caso che queste ultime siano di doppia testata. La corazza reattiva Kontakt-5 funziona efficacemente anche contro proiettili a energia cinetica, uranio impoverito compreso, annullandone completamente l'effetto.
Tuttavia non è adatta ad essere utilizzata quando il carro è circondato da fanti amici, perché l'eventuale esplosione di una piastra causerebbe la morte o il ferimento degli uomini presenti nei dintorni.
La Kontakt-5 aggiunge alla corazza passiva del carro uno spessore equivalente in acciaio omogeneo di:
  • 250 mm contro gli APFSDS;
  • 600 mm contro gli HEAT.
Durante dei test condotti in Russia nell'ottobre 1999, un T-90 equipaggiato con Kontakt-5 è stato colpito più volte da vari RPG, ATGM e proiettili APFSDS. I risultati hanno mostrato che il carro non poteva essere penetrato da ATGM o APFSDS, al contrario del T-80U che è stato più volte perforato.
La corazzatura ha permesso a un T-90 colpito sette volte da RPG durante la guerra del Daghestan del 1999 di non subire danni significativi e rimanere operativo.

Il sistema di difesa attivo Shtora-1

Lo Shtora-1 (russo: Штора-1, "cortina") è un sistema di protezione attiva, sviluppato dalla VNII Transmash di San Pietroburgo. Il sistema comprende:
  • Sistema di controllo computerizzato;
  • Due gruppi di lancia-fumogeni da 81 mm 3D6;
  • Due disturbatori radar IR ai lati del cannone;
  • Quattro sensori laser sul cielo della torretta.
Il sistema avvisa, con luci e suoni, l'equipaggio del carro quando questo è inquadrato dalla guida laser di missili, in modo da far ruotare la torretta verso la minaccia. A questo punto il missile viene disturbato, se è a guida SACLOS, con segnali falsi dai sensori OTShU-1-7 ai lati del cannone. Ulteriore difesa può essere il lancio di fumogeni che nascondono il carro per 20 secondi ai telemetri laser e ad altri sistemi di mira.
I carri T-90S indiani sono sprovvisti dello Shtora.

Modelli:
  • T-90: versione base
  • T-90K: versione posto comando
  • T-90S: versione per esportazione del T-90, senza protezione attiva Shtora-1
  • T-90S Bhishma: versione su licenza del T-90S prodotta in India
  • T-90SK: versione posto comando del T-90S
  • T-90A: versione per l'Esercito russo con visore in torretta, motore V-92S2 e camera termica ESSA. Qualche volta questa versione è chiamata T-90 Vladimir o T-90M
  • T-90SA: modello per l'esportazione del T-90A
  • T-90SKA: versione comando del T-90SA;
  • T-90AM: versione aggiornata del T-90A presentata nel 2011, dotata di corazza reattiva Relikt, nuovo sistema di tiro, protezione attiva Shtora-1, un sistema APS Arena-3 ed una diversa disposizione dello scomparto munizioni;
  • T-90MS Tagil: versione aggiornata del T-90S presentata nel 2011;
  • T-90M Proryv 3: Versione presentata nel 2017 simile al T-90MS ma con molte modifiche, tra le quali: la corazza reattiva Relikt, un nuovo caricatore automatico, nuovo cannone 2A46M-4 125mm a canna liscia, una versione molto simile a quella usata sul T-14 Armata, nuovo motore V-92S2 diesel da 1.000cv. Secondo una stima nel 2018 400 T-90 risultavano essere disponibili per l'upgrade alla versione T-90M.

Varianti:
  • BREM-72: versione carro recupero;
  • BMR-3M: carro antimine;
  • IMR-2MA: veicolo da combattimento del genio;
  • MTU-90U: versione ponte trasportabile.



Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, 
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà: 
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! 
Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti 
sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze 
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: 
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non, 
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò 
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, BulgarianMilitary, Wikipedia, You Tube)



























 

venerdì 2 febbraio 2024

OPERAZIONE “ALLIED FORCE”, 27 MARZO 1999: L’F-117 DELL’USAF ABBATTUTO SU BELGRADO PILOTATO DAL T.COL. Darrell Patrick "Dale" Zelko DECOLLATO DA AVIANO (in Friuli).







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OPERAZIONE “ALLIED FORCE”

Si era alla quarta notte dell’Operazione NATO Allied Force e tutto era pronto per l’entrata in azione dei velivoli stealth F-117 Nighthawk, i famigerati “aerei invisibili” che avevano dato grande prova di sé nel corso della Guerra del Golfo, entrando furtivamente nello spazio aereo del dittatore Saddam Hussein, sorvolando indisturbati Baghdad e colpendo i bersagli con precisione micidiale: nessuno, prima delle esplosioni, si accorse di nulla.
Base Usaf di Aviano, il sole sta tramontando ed era ancora il turno del fiore all’occhiello dell’USAF. 



Fra gli F-117 schierati in Italia vi era anche quello con il numero di serie 82-0806, callsign Vega 31, pilotato dal tenente colonnello Darrell P. Zelko, veterano delle missioni sull’Iraq. 
Per il pilota Zelko quella doveva essere la terza sortita dall’inizio delle ostilità, quelle ostilità che lo portavano per la terza notte di fila a bombardare la “sua” Jugoslavia (Zelko non è un cognome americano).
Le missioni di questo tipo venivano normalmente condotte in questo modo: da Aviano decollava una formazione standard comprendente diversi aerei da guerra elettronica EA-6B Prowler e da F-16 armati di missili antiradar HARM, il tutto per dare copertura ECM-ECCM a tre F-117, armati di due bombe “a guida laser” Paveway ciascuno, destinate a colpire alcuni reparti terrestri dell’esercito serbo. 
Quella sera, purtroppo, la missione andò diversamente e i tre F-117 dovettero fare tutto da soli, perché sia i Prowler che gli F-16 dovettero restare a terra causa maltempo e per poter coprire un volo successivo di alcuni bombardieri B-2 Spirit in arrivo dagli Stati Uniti, decollati direttamente dal Missouri. 
Del senno del poi ne sono pieni i fiumi e possiamo dire che mandare i tre F-117 senza copertura ECM sia stata una scelta scellerata, ma c’è da dire che i Nighthawk avevano già dato un’ottima prova di sé in passato, lasciando credere che anche contro “quattro scappati di casa” non ci sarebbe stato alcun pericolo. 
Molto meglio coprire i B-2, sia perché costavano circa 2,1 miliardi di $ l’uno, sia perché era la prima volta che li usavano in guerra. 
Lasciata quindi a casa la scorta, Zelko e i suoi due compagni decollarono facendo rotta verso la Serbia: le uniche cose su cui potevano fare affidamento erano gli infiniti studi condotti nell’Area 51 del deserto del Nevada per garantire l’invisibilità del loro velivolo, utilizzando una mano di vernice nera contenente ferrite e la notte più scura. 
A tutto ciò si aggiungeva un piano di volo preparata con cura: gli aerei avrebbero dovuto volare a bassa quota attraverso valli e montagne, procedendo a zig zag e compiendo virate ad alti angoli di attacco. Tutto molto bello se non fosse che pilotare un F-117 in questo modo non fa altro che aumentare la visibilità ai radar del velivolo, esponendo alle antenne radar nemiche superfici ampie e variabili. A questo si aggiunga la scarsa manovrabilità del “Nighthawk”, tanto meno per quanto concerne la stabilità in volo.
La visibilità dell’F-117 di Zelko aumentò ancora di più alle 19,40 di quella sera, quando a circa 30 secondi dal suo obiettivo – nei pressi di Belgrado – il pilota spinse il bottone per aprire le stive del suo bombardiere. Questa delicata fase, che dura pochi secondi, giusto il tempo di sganciare le bombe-laser e richiudere tutto, rendeva l’F-117 molto più vulnerabile, non tanto ai missili a guida radar attiva e a quelli semi-attiva che non avrebbero avuto comunque il tempo di agganciare il target, quanto ad un eventuale postazione antiaerea pronta, ben addestrata e che non aspettava altra ghiotta occasione. 


La postazione in questione era quella del 3° battaglione della 250ᵃ Brigata Missilistica Antiaerea comandata dal tenente colonnello Zoltan Dani, dotata di una batteria di missili SAM di produzione russa S-125 Neva e di un radar di preallarme P-18 “Spoon Rest-D”, operante sulla frequenza VHF a 150 MHz; questo sistema era capace di rilevare un aereo entro le 200 miglia nautiche (ma non un F-117). 
I serbi, però, scoprirono che impostando il sistema su di una frequenza molto più bassa (e quindi su una lunghezza d’onda molto più ampia), questo radar diventava capace di rilevare gli aerei stealth ma non prima che questi fossero a 15 miglia nautiche dalla postazione. 15 miglia nautiche sono veramente poche – a ca. 800 km/h le si percorre in circa 2 minuti – ma non poi così poche se hai la fortuna (o il suggerimento) di conoscere la rotta dell’aereo che hai necessità di abbattere.
Bisogna infatti sapere che quello che accadde quella sera non fu assolutamente frutto del caso, anzi: i serbi volevano fare quello che hanno poi fatto; l’USAF (come vedremo) li avevano anche messi nelle condizioni di farlo. L’esercito serbo infatti stava in tutti i modi cercando un modo per colpire duramente le operazioni della NATO perché, oltre a non essere stata approvata ufficialmente dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, anche l’opinione pubblica USA si era schierata contro la guerra che Clinton aveva avviato: in quell’ottica i serbi speravano che un eventuale abbattimento di un velivolo statunitense avrebbe potuto ribaltare la situazione a loro favore. Ovviamente, la preda più ambita all’epoca dei fatti era il mitico F-117, per il quale vennero predisposte imboscate e piani specifici per affrontarli. A questo si aggiunge la stupida compiacenza e presunzione dell’Usaf, che non solo fece volare tre F-117 senza scorta e copertura ECM. Come noto, l’F-117 non utilizzava un suo radar ed era tutto tranne che un agile velivolo da combattimento; anzi, era un mezzo camion da pilotare! Inoltre, per tre notti consecutive, furono fatti volare lungo la stessa identica rotta!
A questo è notorio che in Italia erano appostati diversi informatori serbi che non persero un minuto per far sapere ai loro amici di là dall’Adriatico che erano decollati tre aerei neri soli soletti e senza il supporto dei Prowler e degli F-16; come se non bastasse, i serbi monitoravano le comunicazioni radio statunitensi e alleate sulle frequenze UHF e VHF per lo più non criptate. 
Ah, se non bastasse, avevano anche intercettato l’A.T.O. (Air Tasking Orders) del piano Nato fra piloti occidentali e gli aerei radar E-3 Awacs avendo così accesso alle informazioni operative: sapevano che l’attacco stava arrivando, conoscevano la rotta generale e sapevano che gli F-117 avrebbero volato senza alcuna copertura ECM.

Zoltan Dani e ai suoi radar occultati per individuare gli F-117

Come noto, il sistema sovietico P-18 era un radar di preallarme e non aveva la capacità di guidare i missili verso il bersaglio. 





Per questo il sistema d’arma S-125 si avvaleva di altri tre radar, il P-15, il SNR-125 Low Blow e il PRV-11 Side Net:
  • il P-15 era un radar per l’acquisizione di bersagli in banda C, capace di rilevare un aereo da caccia fino a 150 miglia (contro gli F-117 era completamente inutile). Non era in grado di rilevarli, nemmeno se l’aereo gli stesse volando sopra;
  • l’SNR-125 era il radar di controllo del tiro, destinato a guidare i missili sui loro obiettivi; aveva due modalità di funzionamento per rilevare gli aerei, basate su due diverse bande radar ed era capace di rilevare e tracciare un aereo da caccia tra 25 e 50 miglia di distanza, a seconda della modalità di funzionamento e delle condizioni; 
  • il PRV-11, veniva utilizzato come “rilevatore di quota” per ottenere una lettura accurata dell’altitudine di un obiettivo.
Questi tre antenne radar erano accoppiate ad una batteria lanciamissili quadrupla di missili V-600, un missile SAM a combustibile solido e due stadi, con una gittata massima di 15 miglia e una portata minima di ingaggio di poco più di un miglio. 
Questi datati missili non erano certamente l’ultimo ritrovato tecnologico e il sistema non era certamente un sistema mobile visto che per riposizionare la batteria erano necessari almeno 150 minuti. 
Ad ogni buon conto, il tenente colonnello Zoltan Dani era riuscito ad addestrare i suoi uomini per compiere questa operazione in appena 90 minuti dando loro la capacità di organizzare imboscate, apparendo come per magia lungo quella che fino a poco più di un’ora prima sembrava una rotta sicura e libera da batterie antiaeree.
Nei tre giorni precedenti i serbi avevano già provato a tendere una trappola ai velivoli stealth statunitensi: conoscendo le rotte degli F-117, il sistema P-18 avrebbe rilevato gli aerei nemici quando fossero entrati in un raggio di 15 miglia dalla postazione e, a quel punto, quando l’aereo sarebbe stato sufficientemente vicino, sarebbe stato attivato il radar SN-125 puntato direttamente verso la direzione d’arrivo dell’F-117. Non potevano farlo prima perché altrimenti sarebbe stato rilevato dai Prowler per poi essere a loro volta annientati da un missile antiradar; comunque, in nessuna delle tre occasioni precedenti, l’SN-125 era riuscito né a rilevare né tantomeno ad agganciare il Nighthawk.
Poi però ci mise lo zampino la dea bendata (o la sfiga, dipende da che lato guardate la storia)…
Si arriva così alla quarta sera: di nuovo, conoscendo rotta e orario presunto di arrivo degli F-117, i serbi attivano il P-18 a frequenza bassissima e rilevano l’aereo in avvicinamento. A quel punto accendono il sistema SN-125 e, esattamente come le tre sere precedenti: nulla! Ve l’avevano detto che era invisibile. Ma aspetta, non ci sono i Prowler, facciamo così, riaccendiamo il radar, sai mai: fu in quel frangente che Zelko aprì gli sportelli delle bombe facendo diventare l’F-117 un discreto specchio volante e fornendo purtroppo un buon bersaglio agli SN-125 che nel frattempo erano stati riaccesi, agganciando l’aereo a 5 miglia di distanza senza farselo ripetere una seconda volta. In quel preciso istante Dorde Ancic spinse il pulsante rosso e lanciò due missili SAM, tutti e due diretti verso Zelko. 
L’F-117 non era dotato di ricevitore d’allerta da radiofrequenza radar (in inglese RWR, Radar Warning Receiver, un sistema che ti avvisa se sei stato agganciato e se ti stanno sparando addosso) ma Zelko non potè fare a meno di notare due cosi luminosi e molto veloci che saettavano nella notte verso di lui.
Il primo SAM gli volò accanto, vicinissimo ma lo mancò e senza che la sua spoletta di prossimità fosse attivata, probabilmente a causa della forma e dei materiali del 117. Discorso diverso per il secondo missile che, pur non colpendo l’aereo esplose nelle sue vicinanze, investendolo con oltre 4.000 frammenti di tungsteno, strappandogli l’ala sinistra e rendendo il velivolo della Lockheed nient’altro che un costosissimo sasso verniciato di nero. Un sasso che si schiantò a terra in un campo vicino al villaggio di Budanovci.
Incredibile ma vero, un gruppo di soldati serbi, armati con un vecchio sistema missilistico sovietico degli anni ’60 erano riusciti ad abbattere in malo modo un gioiello tecnologico della NATO!
Zelko, dopo aver irrimediabilmente perso il controllo del velivolo, sottoposto a forze superiori ai 7g, riuscì comunque ad ejettarsi e ad attivare la radio di sopravvivenza già durante la fase di discesa. Quest’ultima però non utilizzava alcuna frequenza criptata e Zelko era certo che a terra avrebbe trovato un gruppo di soldati serbi “leggermente inc..”… 
Si nascose in un canale di scolo, dal quale riuscì ad entrare in contatto radio con l’equipaggio di un KC-135 che aveva visualizzato da lontano l’esplosione. A quel punto venne mandata sul luogo un’unità di ricerca e soccorso SAR composta da tre elicotteri, due MH-53 e un MH-60.
Nonostante dagli Stati Uniti fosse partito l’ordine di tenere la notizia di questo clamoroso abbattimento segreta, entro la mattina successiva questa aveva già fatto il giro del mondo: le foto del prezioso aereo invisibile schiantato a terra erano dappertutto, specialmente quelle nelle quali si vedevano dei contadini che ballavano sopra di esse. 
Zoltan Dani e il suo battaglione vennero acclamati come eroi in Jugoslavia e Milosevic prese la palla al balzo dando il via ad una intensa campagna propagandistica per cui fece stampare migliaia di volantini con i quali si scusava con gli Stati Uniti per aver tirato giù come un piccione la loro punta di diamante. Ad aumentare il senso di scherno nei confronti degli Stati Uniti vi era il fatto che l’F-117 era stato abbattuto utilizzando un sistema missilistico sovietico degli anni ’60.
Ovviamente, specialmente se lo confrontiamo con i moderni aerei di quinta generazione come il Raptor o l’F-35 Lightning II, nel 1999 l’F-117 era già obsoleto: per quanto a bassa visibilità non aveva un suo radar e non era armato con missili di autodifesa. Le controversie su come i serbi potessero conoscere così bene le rotte degli aerei NATO (si dice che fuori dalla base di Aviano, fra i fotografi e i curiosi, ci fossero numerose spie serbe, pronte a segnalare i decolli) e su come il radar del Neva sia stato modificato per operare a onde lunghe sono ancora irrisolte (e molte informazioni sono tutt’ora top secret) ma rimane il fatto che gli Stati Uniti avevano commesso una lunga serie di errori grossolani, per lo più imputabili alla loro sicumera.
Alla fine Zoltan Dani si prese il merito dell’abbattimento e Dorde Ancic da anni conduce una crociata per prendersi un po’ di quel merito. 
Molti pezzi di quell’F-117 sono attualmente esposti in un museo a Belgrado mentre i pezzi che mancano… beh, a quanto pare sono stati venduti a Russia e Cina per lo sviluppo delle proprie tecnologie stealth e anti-stealth.
A questo infine si aggiunge un po’ di mistero: c’è chi sostiene che dietro questa storia ci sia lo zampino dell’intelligence cinese, il che collegherebbe questo fatto al successivo bombardamento “involontario” statunitense dell’ambasciata cinese di Belgrado.

L’UFFICIALE SERBO COMANDANTE DELLA 250ᵃ BATTERIA MISSILISTICA DI S-125 PECHORA

Zoltán Dani (Kovin, 23 luglio 1956) era un ufficiale serbo, membro dell'Esercito Jugoslavo, noto al pubblico per essere stato al comando batteria anti-aerea della 250ᵃ Brigata Missilistica che abbatté un F-117 dell'USAF con un missile S-125 durante la Guerra del Kosovo.




Al 2021 è l'unico caso di abbattimento confermato di un velivolo stealth.
Zoltán Dani, di etnia ungherese (in ungherese: Dani Zoltán), è un ex colonnello dell'esercito iugoslavo e fu il comandante della III batteria (composta da 200 uomini) della 250.ma Brigata Missilistica (antiaerea) che, durante il bombardamento della Jugoslavia da parte della NATO, riuscì ad abbattere un F-117 Nighthawk della USAF, vicino al villaggio di Buđanovci, il 27 marzo 1999).
Ha terminato il servizio attivo nelle Forze Armate il 01 settembre 2004 ed ha intrapreso l'attività di panettiere nel villaggio nativo di Skorenovac. Ogni anno, il 27 marzo, nell'anniversario dell'abbattimento dell'F-117, Dani riunisce i suoi ex commilitoni della III batteria della 250.ma Brigata Missilistica jugoslava ed offre loro una torta a forma dell'aereo abbattuto.
Nel 2022 si è candidato nelle file del Partito Socialista di Serbia per le elezioni politiche ed il 01 agosto 2022 ha assunto la carica di parlamentare.
Dani ha preso parte al film documentario The Second Meeting, dove ha incontrato Dale Zelko, il pilota dell'F-117 che aveva abbattuto.
Secondo quanto dichiarato poi alla stampa dallo stesso Zoltán Dani, l'abbattimento del moderno (e "invisibile") aereo NATO fu un risultato ottenuto applicando una ben precisa strategia di difesa contro lo strapotere tecnologico nemico. L'aereo venne abbattuto usando un vecchio missile (modificato) di fabbricazione sovietica SA-3 Goa, un vecchio modello di radar (detto "Knife Rest”) e una ben studiata tattica. Questa tattica includeva un addestramento completo per la truppa, uso di metodi tradizionali di comunicazione telefonica via cavo, per evitare di essere facilmente intercettati e individuati dal nemico in volo, accorgimenti vari, tra cui veloci informazioni fornite da spie con base attorno agli aeroporti italiani che segnalavano il decollo degli aerei statunitensi, e che permettevano un ridotto utilizzo dei radar per evitare la possibilità della loro scoperta tramite i dispositivi per la guerra elettronica in cui la NATO era superiore, continui spostamenti delle postazioni missilistiche che ne rendevano difficile la localizzazione).
Dani afferma di aver abbattuto con la stessa tecnica anche un F-16, che però la NATO dichiara di aver perso per cedimento meccanico.









LE MOTIVAZIONI ALLA BASE DELL’OPERAZIONE "ALLIED FORCE"

Nel marzo 1999, la NATO, guidata dagli Stati Uniti, iniziò l'Operazione Allied Force, attaccando la Jugoslavia a causa di orrendi crimini contro l’umanità e stupri etnici in Kosovo. 


Più di 1.000 velivoli multiruolo dei membri dell'alleanza attaccarono la Jugoslavia e tra loro c'era l’F-117 Nighthawk che già aveva avuto il battesimo del fuoco durante l'invasione di Panama nel 1989, oltre a partecipare attivamente agli intensi combattimenti durante la Guerra del Golfo nel 1991. Circa 1300 sortite di combattimento furono effettuate dai velivoli stealth in Medio Oriente. Nonostante fosse stato presentato al pubblico già nel 1988, si sapeva ancora poco del velivolo. Solo nel 1992 furono trasferiti dalla base di Tonopah, nel mezzo del deserto del Nevada, poco distante dall'Area 51, alla base aeronautica di Holloman nel New Mexico. 
Nonostante tutta l'esperienza operativa con l'aereo, l'imprevisto si verificò il 27 marzo 1999. Durante una missione di bombardamento, l'F-117 registrazione 82-0806, nominativo Vega 31 e pilotato dal tenente colonnello Darrell Patrick "Dale" Zelko fu abbattuto da un missile terra-aria (SAM) di un sistema sovietico S-125 Pechora.
Insieme al B-2 Spirit, l'F-117 era la punta di diamante dei bombardieri americani nell'area, quasi immune ai radar. 
Zelko si eiettò e sfuggì alla cattura da parte di diversi militari e civili che lo avevano inseguito e venne salvato dalle squadre di ricerca e salvataggio in combattimento CSAR dell'USAF la mattina successiva. 
Successivamente è stato rivelato che il comandante della batteria, il colonnello Zoltán Dani, aveva modificato i sistemi dell'apparecchiatura per migliorare la capacità di rilevamento e il tempo di ingaggio. Inoltre, altri fattori avevano contribuito all'abbattimento dell'F-117 del tenente colonnello Zelko. 
La prima era che nella notte del 27 marzo non vi erano jet da guerra elettronica EF-111 Raven o EA-6B Prowler ad interferire con i SAM presenti nell'area. Pur trattandosi di un velivolo stealth, l'F-117 non è invisibile al 100% ai radar e lo stesso vale per qualsiasi velivolo stealth esistente, anche i più moderni. L'idea della furtività è di diminuire la distanza di rilevamento. 
Fonti riservate affermano che al momento in cui il jet di Zelko fu rilevato, le porte del vano bombe dell'aereo erano aperte, il che aveva aumentato la sua firma radar, consentendone l'identificazione dai sensori della batteria comandati da Zoltán Dani. Questo sarebbe il secondo fattore. 
Anni dopo, Zelko e Zoltán iniziarono ad avere contatti tramite lettere, si incontrarono e divennero buoni amici. Zeljko Mirkovic, un produttore che aveva già realizzato un documentario su Dani, ha prodotto un altro documentario sul loro incontro nel 2011, intitolato “Il Secondo Incontro”. 
Nel 2020, il tenente colonnello Charlie "Tuna" Hainline, un altro ex pilota dell'F-117, ha rivelato sul podcast Il Postbruciatore che l'esercito jugoslavo aveva persino colpito un altro Nighthawk durante la campagna della NATO nel 1999, dopo che Zelko era stato abbattuto. 
Hainline ha confermato che il suo gregario era stato colpito durante una missione di bombardamento contro le antenne di comunicazione. Con l'aereo danneggiato, aveva lottato per fare rifornimento in volo, riuscendo poi a riportare il velivolo alla base. 

IL FINTO RITIRO DALLA LINEA OPERATIVA DEGLI F-117

Nel 2008, tutti gli F-117 sono stati ufficialmente ritirati. Tuttavia, a differenza del più grande degli aerei dell'USAF, i jet non sono stati inviati al 309th Aerospace Maintenance and Regeneration Group (309th AMARG) presso la Davis-Monthan Air Force Base, il famoso cimitero di aeroplani dell'Arizona. Gli aerei sono stati rispediti a Tonopah per il "deposito di tipo 1000" dove sono stati conservati per eventuali necessità. 

Nonostante l'annuncio del ritiro dal servizio degli aerei stealth, ci sono stati molteplici avvistamenti segnalati negli anni. Più recentemente, l'Air Mobility Command dell'USAF ha emesso una notifica secondo cui tutti gli aerorifornitori KC-135 Stratotanker possono effettuare il rifornimento in volo con gli F-117. 
Il 19/02/2021, il fotografo Matt Hartman l'ha avvistato due F-117 sorvolano Los Angeles mentre accompagnavano un KC-135. Tra le apparizioni più inaspettate dei velivoli d'attacco c'è il dispiegamento di due velivoli nel Base aerea marina a Miramar, San Diego dove fu girato il film Top Gun (1986). 

L’INVIO DEI SOCCORSI AL “VEGA-31” ABBATTUTO

«Vega 31» è una sigla che ancora oggi fa fare brutti sogni ai generali in servizio ed ai veterani dell’aviazione militare sotto l’«ombrello» Usa-Nato. È infatti il nome in codice dell’identificativo radio dell’unico jet da combattimento «stealth» (invisibile ai radar, ma solo in teoria come poi dimostrarono i fatti) abbattuto finora nella storia militare mondiale.
«Vega 31» era un cacciabombardiere F-117 (velivolo utilizzato solo dall’Usaf, l’aviazione militare statunitense) pilotato dal tenente colonnello Darrell Patrick "Dale" Zelko e decollato da Aviano (Friuli) la sera del 27 marzo 1999.
Poco dopo aver sganciato le sue due bombe nei pressi di Novi Sad (Serbia settentrionale, circa 100 Km a ovest di Belgrado) in quella che per lui, veterano della Guerra del Golfo, doveva essere una missione di routine, sulla rotta di ritorno in Italia, nell’area di Budanovci, sempre in Serbia, visse un’esperienza che la «garanzia stealth» avrebbe dovuto evitargli. I radar della 250ª Brigata missili anti aerei dell’esercito yugoslavo intercettarono il suo F-117, facendo così partire istantaneamente un gruppo di missili S-125 «Neva» (Sa-3 Goa nei codici Nato). 
Purtroppo, non ci fu scampo. 
Zelko dovette azionare il sistema di espulsione del suo seggiolino e riuscì ad inviare alle forze alleate un «sos» con la sua radio portatile mentre nella notte scendeva appeso al paracadute nelle campagne di Ruma. L’Ungheria a nord o la Romania ad est erano distanti almeno 130 Km e l’«impresa» che fino ad allora era ritenuta impossibile da chi aveva progettato il F-117, realizzata dai tenenti colonnello Zoltan Dani e Dorde Anicic, scatenò in brevissimo tempo la caccia all’uomo con gruppi di soldati, cani da fiuto e cellule fotoelettriche montate sui camion dell’esercito yugoslavo.
Dal 24 marzo al 10 giugno furono per l’Italia mesi di guerra, con gli spazi aerei chiusi per le operazioni militari e reparti della Nato dislocati su tutta la costa est della Penisola e i missili antiaerei piazzati sul Monte Conero (AN) e all’aeroporto di Bari - Palese. 
Tutte le basi militari pugliesi erano in prima linea e a Brindisi operava la «Joint Special Operations Task Force 2» dell’Usaf con gli equipaggi da ricerca e soccorso «Combat Sar» a bordo degli elicotteri MH-53 e MH-60. Tre elicotteri con i loro team già a bordo erano già stati inviati in preallerta, nel tardo pomeriggio, sulla base aerea di Tuzla (Bosnia Erzegovina). Da lì i tre «commando», agli ordini del tenente colonnello Stephan J. Laushine, volarono a bassissima quota nella notte fino a Ruma (i piloti erano equipaggiati con i visori notturni ed evitarono per un soffio l’impatto con cavi di alta tensione delle linee elettriche) e riuscirono a recuperare e riportare a Tuzla il pilota abbattuto, poco prima che le pattuglie serbe riuscissero a catturarlo.

IL RIMPATRIO DEL PILOTA STATUNITENSE “ZELKO”

Zelko fu poi rimpatriato da Aviano e i pezzi del suo F-117 non più «invisibile» suddivisi fra russi e cinesi per carpire alle industrie belliche statunitensi i «segreti» della tecnologia «stealth».









La notte del 7 maggio successivo un bombardiere «stealth» B-2 bombardò «per errore» l’ambasciata della Cina a Belgrado (9 le vittime). L’F-117 fu poi radiato dai reparti dell’Usaf nel 2008, e l’ex comandante serbo Dani oggigiorno fa il panettiere. Con il «suo» pilota abbattuto si sono incontrati a guerra finita per una «rimpatriata» fra ex nemici.

IL RADAR SOVIETICO CHE HA CONTRIBUITO ALL’ABBATTIMENTO DELL’F-117 NIGHTHAWK

Il P-18 o 1RL131 Terek (indicato anche con il nome in codice NATO "Spoon Rest D" in occidente) è un radar VHF 2D sviluppato nell'ex Unione Sovietica.

Il radar di allarme rapido P-18 era uno sviluppo del precedente radar P-12; il radar P-18 fu accettato in servizio nel 1970 dopo il completamento con successo del programma. Il P-18 venne sviluppato dall'SKB Design Bureau, una divisione dello stabilimento statale n.197 che prendeva il nome da VI Lenin che sviluppò il precedente P-12, il predecessore dell'attuale Istituto di ricerca di ingegneria radiofonica di Nizhny Novgorod (NNIIRT). Nel 1979 un nuovo radar IFF secondario, l'1L22 "Parol", entrò in servizio per integrare il P-18, a differenza del precedente radar secondario NRS-12 (NATO "Score Board") il nuovo interrogatore veniva trasportato su un camion separato. 
Il P-18 è ancora in servizio oggi ed è stato ampiamente esportato; molte aziende offrono opzioni di aggiornamento per migliorare le prestazioni e l'affidabilità del radar e per sostituire componenti obsoleti. NNIIRT offre un pacchetto di aggiornamento per il P-18 che include l'installazione di un trasmettitore e ricevitore allo stato solido, apparecchiature di soppressione automatica dello jammer nonché apparecchiature di elaborazione del segnale, test e interfaccia basate su PC. Queste varianti aggiornate del P-18 possono essere denominate P-18M, P-18-1 o P-18-2 a seconda del produttore, della modifica e della nazionalità del radar. 
Il P-18 è stato poi sostituito dal radar di sorveglianza VHF 1L13 "Nebo" nel 1984. Attualmente, una società russo-bielorussa fornisce aggiornamenti per i radar P-18. Anche la Retia, un'azienda ceca di elettronica civile e militare, ha sviluppato una propria modernizzazione fondamentale del P-18 sotto il nome ReVEAL. Ora è allo stato solido, digitalizzato e dotato del sistema IFF aggiornato, consentendo al tempo stesso di utilizzare anche l'IFF legacy. L'intera attrezzatura viene riconfezionata in un contenitore standard e già venduta in diverse decine di unità. 
Il P-18 condivide molte somiglianze con il precedente P-12NA e come il P-12 è montato su due telai di camion Ural-4320. Il P-18 presenta numerosi miglioramenti rispetto al P-12, tra cui maggiori prestazioni, precisione e affidabilità. Il radar è stato sviluppato per funzionare in modo indipendente o come parte di un sistema C3 che dirige SAM e aerei verso obiettivi ostili, il design montato su camion ha fornito al radar un'elevata mobilità. 
Il P-18 utilizza una singola antenna che esegue sia la trasmissione che la ricezione. L'antenna è composta da sedici antenne Yagi montate in gruppi di otto con una serie sopra l'altra. L'antenna radar è montata sul camion utilizzato per trasportarla migliorando la mobilità e il radar è inoltre dotato di un meccanismo che consente di modificare l'altezza e l'elevazione dell'antenna durante il funzionamento. L'azimut viene scansionato meccanicamente dall'antenna con una rotazione di 10 giri al minuto, il P-18 originale utilizzava tre indicatori, inclusi due indicatori di posizione in pianta oltre ad un A-scope di riserva. Come il P-12, il radar è dotato di controllo automatico della frequenza con quattro frequenze operative preimpostate, indicatore di bersaglio mobile per eliminare disturbi passivi e disturbi attivi, il radar può anche visualizzare le tracce di un altro radar a cui è stato accoppiato. Il P-18 originale utilizzava un trasmettitore con risonatore a cavità coassiale, un ricevitore a tubo a vuoto con preamplificatore a transistor e un duplexer a tubo a vuoto/diodo pin. Un radar secondario per l'IFF veniva generalmente utilizzato insieme al P-18, l'NRS-12 o il successivo 1L22 "Parol".
Esistono alcune modifiche e varianti del radar P-18 che gli consentono di essere ancora in uso e la maggior parte di esse estende sostanzialmente le capacità originali.
Lituania - P-18ML  – radar di sorveglianza VHF a lungo raggio terrestre Il P-18ML viene offerto come seguito modernizzato del suo prototipo, l'analogico P-18. Prodotto da una società lituana privata LiTak-Tak. 

Caratteristiche del radar:
  • massimo utilizzo dei componenti COTS;
  • trasmettitore a stato solido modulare, stabile e fail-soft;
  • apparecchiature di prova integrate;
  • non sono necessarie regolazioni particolari durante il funzionamento;
  • manutenzione ampiamente semplificata;
  • progettato per un costo di proprietà minimo.
Grazie alla modernizzazione, le prestazioni di rilevamento del radar sono state migliorate in modo efficiente. Il radar modernizzato offre funzionalità di tracciamento automatico e ricezione di dati da altri sensori radar. I dati possono essere scambiati su di una varietà di canali di comunicazione in formato approvato. È noto che il P-18ML è utilizzato dalle forze armate ucraine. 

Serbia - Durante lo sviluppo del set elettronico di modernizzazione per il radar P-12M è stato sviluppato il ricevitore dati digitale che potrebbe essere utilizzato sia per la modernizzazione del radar P-12 che P-18 da parte della società serba Iritel. Oggi quel set è utilizzato dall’aeronautica e dalla difesa aerea serba per i radar P-12 e P-18 modernizzati. Questo ricevitore dati consente l'uso del telecomando per radar tramite cavo ottico a distanze comprese tra 100 e 500 metri.

Russia - P-18-2 - Una modernizzazione del P-18.  - P-18T - Un P-18 aggiornato su un telaio KamAZ-43118. Il P-18 è stato utilizzato dall'Unione Sovietica dal 1970 e, sebbene da allora sia diventato obsoleto, è stato tramandato agli stati successori dopo la caduta dell'Unione Sovietica. Il radar continua a servire in molti stati esteri del terzo mondo che hanno ricevuto il P-18 dall'Unione Sovietica tramite esportazione. Molti P-18 sono stati aggiornati e continuano a svolgere ruoli militari e di controllo del traffico aereo in tutto il mondo. Il P-18 ha prestato servizio in diversi conflitti in Medio Oriente, Europa e Asia. Una caratteristica insolita del P-18 è la sua capacità di contro-stealth. Poiché il radar utilizza onde VHF di un metro di lunghezza, le caratteristiche di modellatura e i materiali assorbenti radar utilizzati sugli aerei stealth sono meno efficienti, consentendo ai radar basati su VHF di rilevare bersagli a una distanza maggiore rispetto ai radar a onde centimetriche o millimetriche contro cui sono ottimizzati gli aerei stealth. La presenza di un radar P-18 in Jugoslavia durante la guerra del Kosovo ha contribuito alla perdita di un F-117 Nighthawk statunitense durante il conflitto. 

IL MUSEO SERBO DEDICATO ALL’ABBATTIMENTO DELL’F-117

Il sistema di difesa aerea sovietico è apparso all'esposizione del Museo Militare di Belgrado, da cui è stato abbattuto l'aereo stealth americano F-117.

Il sistema missilistico antiaereo S-125 di fabbricazione sovietica Neva è entrato nell'esposizione del museo in onore della giornata di bombardamenti del 1999.




Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, 
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà: 
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! 
Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti 
sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze 
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: 
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non, 
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò 
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, La Gazzetta del Mezzogiorno, Wikipedia, You Tube)