mercoledì 13 gennaio 2021

L'Ing. Giampiero Costanzo, Dirigente Responsabile Vendite nella Linea di business dei Sistemi Terrestri di Leonardo, è improvvisamente deceduto all’età di 63 anni.


L'Ing. Giampiero Costanzo, Dirigente Responsabile Vendite nella Linea di business dei Sistemi Terrestri di Leonardo, è improvvisamente deceduto all’età di 63 anni.


Entrato in Azienda nel 1985, l’Ing. Costanzo aveva raggiunto l’importante posizione in Azienda partendo dalla gavetta, nel Reparto di Progettazione Mezzi Corazzati e Artiglierie Terrestri e Navali di OTO MELARA, già guidato a suo tempo dal mitico Ing. Ricci. Il suo nome è legato a doppio filo a molti prodotti famosi e vincenti, il VBM Freccia e la Nuova Blindo Centauro sono solo i più recenti, risultati determinanti per il posizionamento competitivo conquistato dalla OTO MELARA (oggi Leonardo Electronics – Sistemi di Difesa) in ambito nazionale e internazionale.



Giampiero era letteralmente una enciclopedia vivente: ogni sua presentazione era vissuta come una Lectio Magistralis che gli guadagnava la stima e l’attenzione degli uditori più esigenti, in ogni parte del mondo.
Era naturale in azienda di riferirsi a lui come al “Professore” e tale era la sua competenza e integrità da essere considerato esperto super partes anche dal Ministero della Difesa nazionale, tanto da prendere parte come esperto nella missione in Afghanistan al seguito del nostro Esercito.
La triste e inattesa notizia si è diffusa in azienda di prima mattina, moltissimi sono i messaggi increduli e addolorati da parte dei molti che lo conoscevano e lo apprezzavano, in Italia e nel mondo. Fra i colleghi in Azienda regnano dolore e incredulità, qualcuno appresa la notizia è tornato a casa, annientato dall’emozione.
Nella vita professionale, colpiva profondamente la sua serietà, la sua integrità, il suo essere in apprensione fino a che il problema di turno non fosse risolto, a costo di rimanere in ufficio fino a tarda sera. Da chi ha lavorato con lui da decenni, Giampiero è ricordato come persona estremamente generosa e altruista, sempre pronta a dare una mano nel lavoro e nella vita: avevi un problema di qualunque tipo, domestico, professionale o anche di cuore e lui ti dava la soluzione, con saggezza e quel pizzico di ironia irresistibile perché condita di una cultura singolarmente multiforme, al di là della conoscenza tecnica e sempre porta con sorniona umiltà. Amava il rapporto con i giovani che poneva istintivamente sotto la sua ala protettiva e si divertiva a sorprenderli con battute spiazzanti, come solo le persone molto intelligenti e depositarie del raro dono dell'ironia possono permettersi.


Giampiero Costanzo lascia un vuoto incolmabile

Porta ora il nome dell'ingegnere Giampiero Costanzo la sala riunioni della sede del consorzio Iveco-Oto Melara. Una targa in memoria del dirigente, punto di riferimento del gruppo e della fabbrica spezzina per tanti anni, è stata scoperta nelle scorse settimane:
"Dirigente responsabile vendite nella linea di business dei sistemi terrestri di Leonardo, scomparso prematuramente lo scorso 7 dicembre alla Spezia, l'ingegner Costanzo ha dato un contributo fondamentale per lo sviluppo dei veicoli blindati del CIO, dall'Ariete al Dardo, dalla Centauro I al VBM Freccia fino all'ultima sua creatura: la Centauro II. Il CIO e l'Esercito Italiano devono molto all'ingegner Costanzo che lascerà un vuoto incolmabile in chi lo ha conosciuto e stimato come riferimento tecnico assoluto ma, prima di tutto, come gentiluomo”.
Dopo l’addio all’ing, Giampiero Costanzo e con la nascita nascita della divisione “Eletronics” di Leonardo (CDS si è creata non poca preoccupazione: sarà fondamentale che eventuali razionalizzazioni oppure accorpamenti non comportino perdite di competenze o di know-how né contrazioni sul piano occupazionale per il sito spezzino.
Come noto, il Consiglio d’ammnistrazione di Leonardo ha deliberato la creazione della Divisione Electronics, che ingloba tre delle Divisioni attuali, inclusa la divisione Sistemi di Difesa nata dall’unione della ex Oto Melara e dalla ex Wass, e le due linee di business Traffic Control Systems e Automazione. Questa nuova Divisione rappresenta l’unione di realtà che da sempre lavorano nei soliti ambiti e rappresenta un ulteriore passo verso una maggiore sinergia ed integrazione tra competenze del gruppo. L’integrazione dal punto di vista commerciale rappresenta un indubbio vantaggio competitivo, dove Leonardo si presenta in modo univoco al cliente con la capacità di proporre un’ampia gamma di prodotti.
Per esprimere un giudizio compiuto sarà però fondamentale sapere quali saranno i piani di sviluppo e di investimenti sulle nostre linee di business e quali saranno le prospettive per OTO MELARA che il nuovo capo divisione, Norman Bone, intenderà proporre. La ex Oto Melara è sempre stata caratterizzata dalla capacità di fornire Sistemi di Difesa progettati, sviluppati e prodotti nello stabilimento spezzino in tutte le sue componenti, meccanica, elettronica e software, con la collaborazione di un indotto locale altamente qualificato e specializzato. 
La trasformazione da divisione autonoma a unità di business di quella nuova denominata Electronics, rende ipotizzabile razionalizzazioni ed accorpamenti.



IL FUTURO DI "OTO MELARA"

La peculiarità della ex Oto Melara, oggi sito di La Spezia di Leonardo è sempre stata quella di insistere su un territorio dove la vicinanza con il cliente nazionale (la Marina Militare), con altre aziende della difesa, l’arsenale militare, i laboratori della marina militare ed il centro pirico di Aulla, il balipedio, l’università ed il distretto delle tecnologie marine ed un indotto qualificato e specializzato, ha fatto sì che il prodotto venisse sviluppato in un ambiente favorevole, dove la sinergia tra tutti questi attori ha creato, di fatto, un vero e proprio polo della Difesa. 
È quindi fondamentale, per il business del sito spezzino, mantenere questo equilibrio al fine di conservare il livello di eccellenza che ha sempre contraddistinto il prodotto e la ex Oto Melara”.

(Web, Google, Wikipedia, gazzettadellaspezia, Wikipedia, You Tube)







 

martedì 12 gennaio 2021

Marina militare italiana: NIOM, Nave Idro Oceanografica Maggiore


La conoscenza degli spazi marittimi e la sicurezza delle vie di navigazione sono un elemento vitale per la crescita e la prosperità economica dell’Italia e dell’Europa. In un tale contesto, il mantenimento di una moderna capacità idro-oceanografica d’altura assume una valenza strategica per il Paese sia in ambito nazionale che internazionale.



Il progetto della nuova unità navale nasce, quindi, dall’esigenza di assicurare senza soluzione di continuità l’assolvimento dei compiti istituzionali afferenti al “Servizio Idrografico” nazionale attribuiti alla Marina Militare, mediante l’acquisizione di una nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (NIOM) destinata a sostituire Nave MAGNAGHI, ormai giunta al termine della sua vita operativa.
La nuova Unità Idro-Oceanografica Maggiore, oltre ad adempiere i compiti d’istituto della Difesa afferenti alle potenziali problematiche connesse all’aggiornamento della cartografia nautica e, conseguentemente, alla sicurezza della navigazione, dovrà anche essere in grado di operare in supporto sia della comunità scientifica nazionale, per quanto attiene alle attività degli Enti di Ricerca e delle Università, sia dell’International Hydrographic Organization (IHO), nell’ambito dell’ampio panorama della cooperazione internazionale. 


In tale ottica, il rinnovamento della capacità idro-oceanografica è un aspetto fondamentale per il Paese, sia per le sue finalità più propriamente militari, che per l’impulso che fornirebbe alla comunità scientifica nazionale che vedrebbe così accrescere le proprie capacità di ricerca e esplorazione  in nuove regioni del mondo, quale quella artica verso la quale è evidente la crescente attenzione da parte della comunità internazionale per il potenziale sfruttamento ecosostenibile delle risorse energetiche, minerarie ed idriche e la possibile apertura di nuove rotte di interesse commerciale.
Tale rinnovamento permetterà all’Italia ed alla sua marina di mantenere e consolidare il ruolo preminente riferimento nei consessi internazionali, promuovendo e rafforzando cooperazioni multinazionali o bilaterali in un settore specialistico di crescente visibilità e valenza su scala globale come quello del monitoraggio e della ricerca nel dominio marino.
La nave sarà realizzata in accordo ai più moderni criteri di modularità e flessibilità in modo tale da potersi riconfigurare di volta in volta, a seconda della missione assegnata. Il generoso ponte di lavoro di cui sarà dotata sarà idoneo ad ospitare le varie attrezzature scientifiche, mentre le sistemazioni di bordo consentiranno ai laboratori secchi ed umidi, ai carotatore, ai sistemi per la messa amare ed al recupero dei mezzi subacquei e sensori di effettuare tutte le attività di prelievo ed analisi-valutazione dell’ambiente marino oggetto di esplorazione.



L’unità Idro-Oceanografica Maggiore è progettata per operare in condizioni climatiche artiche non estreme con temperature medie sino a -20°C.
Attualmente è stato definito il requisito capacitivo sulla base del quale sono stati effettuati gli studi preliminari che hanno portato alla definizione di una configurazione di massima di seguito riportata.



La configurazione della piattaforma sarà certamente suscettibile di ulteriori modifiche nel corso della progettazione esecutiva che verrà eseguita da Fincantieri nell’ambito del contratto di acquisizione della nave.

La BEI ha finanziato la costruzione di tre navi idro-oceanografiche della Marina Militare

Il Ministero della Difesa italiano entra nella lista dei destinatari di un finanziamento della banca della UE. Con una operazione innovativa a livello europeo è stato perfezionato un prestito di 220 milioni di € tra la Banca Europea per gli investimenti (BEI), il Ministero dell’economia e delle Finanze (MEF) e la Difesa, appunto, finalizzato alla costruzione di tre navi che saranno utilizzate dall’Istituto Idrografico della Marina Militare Italiana di Genova (IIM).
Il progetto prevede la costruzione di una nave grande e due più piccole: sostituiranno quelle attualmente in esercizio (Magnaghi, Aretusa e Galatea), che raggiungeranno a breve la fine della loro vita operativa. 
Le tre navi svolgeranno attività prevalentemente a favore della collettività: 
  • ricerca sul clima in ambiente marino; 
  • sicurezza della navigazione grazie all’opera di mappatura dei fondali necessaria per la produzione delle carte nautiche ufficiali delle acque italiane;
  • La più grande unità sarà utilizzata soprattutto per la ricerca idrografica e oceanografica nel mediterraneo e negli oceani ma anche nelle regioni artiche ed antartiche;
  • Le due più piccole saranno destinate a operare essenzialmente nel mar Mediterraneo. 

La costruzione delle tre unità avverrà nel periodo 2021-2027.

Il progetto sostiene in modo significativo gli obiettivi primari di innovazione e l’azione per il clima della BEI e contribuisce al raggiungimento di numerosi obiettivi europei. I dati oceanografici che saranno raccolti dalle navi sono una componente chiave dei modelli climatici che contribuiscono alla comprensione del climate change e sono alla base delle decisioni in merito alle azioni da adottare per mitigarne gli effetti.
L’operazione prevede un contratto di prestito tra la BEI e il MEF e un “contratto di progetto” tra la BEI e la Difesa. La durata del finanziamento è di 25 anni, in linea con la vita economica delle navi. Per lo Stato italiano utilizzare i prestiti della BEI ha un duplice vantaggio: 
  • durate più lunghe 
  • e tassi molto bassi, visto che la BEI raccoglie risorse sui mercati internazionali con l’emissione di obbligazioni tripla A.
La difesa dell’ambiente è il pilastro dell’attività della BEI: come banca del clima sostiene il Ministero della Difesa italiano in questo progetto nel settore civile. Le acque coprono il 70% del Pianeta, e dallo studio di oceani e mari si ottengono le informazioni fondamentali per poter adottare a livello mondiale le decisioni opportune per arginare i fenomeni negativi del cambiamento climatico. Iniziativa virtuosa che coniuga la ricerca in un settore importante per l’Italia e per l’intera collettività internazionale, quale l’ambiente e il mare, con lo sviluppo industriale grazie agli strumenti finanziari resi disponibili dall’Europa. L’accordo rappresenta il primo passo per future collaborazioni finalizzate al sostegno dei programmi di innovazione della Difesa.
Queste unità, una volta ultimate, saranno affidate al Comando della Squadriglia Navi Idrografiche e Esperienze (Comsquaidro) e contribuiranno a effettuare i rilievi che permettono l’aggiornamento della cartografia ufficiale dello Stato a garanzia della sicurezza della navigazione e a incrementare la conoscenza dell’ambiente marino.
Un complesso di ricerche, svolte in collaborazione con l’Istituto Idrografico della Marina Militare e con importanti enti di ricerca nazionali e internazionali, che ogni anno impegnano circa 200 militari specializzati in idroceanografia, imbarcati su unità idrografiche dotate di strumentazione all’avanguardia.

ENGLISH

Italian Navy; NIOM, Hydro Oceanographic Ship Major

The knowledge of maritime spaces and the safety of navigation routes are a vital element for the growth and economic prosperity of Italy and Europe. In this context, maintaining a modern deep-sea hydro-oceanographic capability is of strategic importance for the country, both nationally and internationally.
The design of the new naval unit stems, therefore, from the need to ensure seamless performance of the institutional tasks pertaining to the national "Hydrographic Service" assigned to the Italian Navy, through the acquisition of a new Major Hydro-Oceanographic Ship (NIOM) to replace the MAGNAGHI, which has now reached the end of its operational life.
The new Hydro-Oceanographic Unit, in addition to fulfilling the Defence's institutional tasks related to the potential problems connected to the updating of nautical cartography and, consequently, to the safety of navigation, will also have to be able to support both the national scientific community, as regards the activities of the Research Institutions and Universities, and the International Hydrographic Organization (IHO), within the broad panorama of international cooperation. In this context, the renewal of the hydro-oceanographic capacity is a fundamental aspect for the country, both for its more strictly military purposes, and for the impulse it would provide to the national scientific community, which would thus see its research and exploration capabilities increase in new regions of the world, such as the Arctic, towards which the international community is clearly paying increasing attention for the potential eco-sustainable exploitation of energy, mineral and water resources and the possible opening of new routes of commercial interest.
This renewal will enable Italy and its navy to maintain and consolidate their pre-eminent role in international forums, promoting and strengthening multinational or bilateral cooperation in a specialist sector of growing visibility and value on a global scale, such as monitoring and research in the marine domain.
The ship will be built according to the most modern criteria of modularity and flexibility so that it can be reconfigured from time to time, depending on the mission assigned. The generous working deck with which it will be equipped will be suitable for housing the various scientific equipment, while the on-board accommodations will allow the dry and wet laboratories, the core drills, the systems for sampling and the recovery of underwater equipment and sensors to carry out all the sampling and analysis-evaluation activities of the marine environment being explored.
The Major Hydro-Oceanographic Unit is designed to operate in non-extreme Arctic climatic conditions with average temperatures down to -20°C.
At present, the capacitive requirement has been defined on the basis of which preliminary studies have been carried out that have led to the definition of the following outline configuration.
The configuration of the platform will certainly be subject to further modifications during the executive design that will be carried out by Fincantieri as part of the contract for the acquisition of the ship.

EIB finances construction of three hydro-oceanographic vessels for the Italian Navy

The Italian Ministry of Defence joins the list of recipients of financing from the EU bank. In a groundbreaking operation at European level, a EUR 220m loan has been finalised between the European Investment Bank (EIB), the Ministry of Economy and Finance (MEF) and the Italian Defence Ministry for the construction of three ships to be used by the Italian Navy's Hydrographic Institute in Genoa (IIM).
The project involves the construction of one large and two smaller vessels to replace those currently in service (Magnaghi, Aretusa and Galatea), which will soon reach the end of their operational life. 
The three ships will carry out activities mainly for the benefit of the community: 
  • marine climate research; 
  • navigational safety by mapping the seabed, which is necessary for the production of official nautical charts for Italian waters;
  • The largest unit will be used mainly for hydrographic and oceanographic research in the Mediterranean and the oceans, but also in the Arctic and Antarctic regions;
  • The two smaller vessels will be used mainly in the Mediterranean Sea. 

The construction of the three units will take place over the period 2021-2027.

The project significantly supports the EIB's primary objectives of innovation and climate action and contributes to a number of European objectives. The oceanographic data that will be collected by the vessels are a key component of the climate models that contribute to the understanding of climate change and underpin decisions on actions to be taken to mitigate its effects.
The operation involves a loan contract between the EIB and the MEF and a "project contract" between the EIB and the Defence. The duration of the loan is 25 years, in line with the economic life of the ships. For the Italian State, using EIB loans has a twofold advantage:
  • longer durations 
  • and very low rates, as the EIB raises funds on the international markets by issuing triple A bonds.
Environmental protection is the cornerstone of the EIB's activity: as a climate bank it supports the Italian Ministry of Defence in this project in the civil sector. Waters cover 70% of the planet, and the study of the oceans and seas provides fundamental information for taking appropriate decisions at global level to stem the tide of climate change. This is a virtuous initiative that combines research in an important sector for Italy and the entire international community, such as the environment and the sea, with industrial development thanks to the financial instruments made available by Europe. The agreement represents the first step towards future collaborations aimed at supporting Defence innovation programmes.
Once completed, these units will be entrusted to the Command of the Hydrographic and Experimental Ships Squadron (Comsquaidro) and will contribute to carrying out the surveys that allow the updating of the official state cartography to guarantee the safety of navigation and increase the knowledge of the marine environment.
This research is carried out in collaboration with the Italian Navy's Hydrographic Institute and leading national and international research bodies, and every year involves around 200 military personnel specialised in hydroceanography, on board hydrographic units equipped with state-of-the-art instruments.


(Web, Google, Wikipedia, Difesa, Forumfree, You Tube)














 

lunedì 11 gennaio 2021

Le motocannoniere missilistiche delle classi Combattante (francese: "combattente")


Le motocannoniere missilistiche delle classi Combattante (francese: "combattente") sono una famiglia di unità litoranee d'attacco veloci tra le realizzazioni maggiormente apprezzate degli anni settanta, furono realizzate in oltre sessanta esemplari. Tra le prime ad avere un deciso incremento delle dimensioni e dislocamento, vennero realizzate negli stabilimenti CMN (Constructions mécaniques de Normandie) e traevano il progetto iniziale da un disegno tedesco sviluppato dai cantieri Lürssen Werft ed ispirato alle schnellboote della Kriegsmarine della seconda guerra mondiale.
Le unità di questo tipo vengono impiegate in compiti di pattugliamento delle acque territoriali ed internazionali nella zona economica esclusiva, nella protezione dei porti nella intercettazione, nelle ispezioni a bordo di navi civili sospette e possono svolgere anche il ruolo delle corvette.




La Combattante (P 730)

Le Combattante, che hanno avuto una continua evoluzione nel corso degli anni, prendono il nome dalla prima di queste navi, la motocannoniera francese La Combattante, contrassegnata dal distintivo ottico P-730 e che, realizzata in un unico esemplare, ha costituito un prototipo per questo tipo di unità.

Il pattugliatore La Combattante costruito a Cherbourg, venne impostato sugli scali il 5 dicembre 1961, varato il 20 giugno 1963 e consegnato alla Marine Nationale il 1º marzo 1964.
L'unità aveva lo scafo amagnetico e un dislocamento standard di 180 tonnellate. L'apparato motore era costituito da due motori diesel SEMT Pielstick, collegati a due assi con eliche a passo variabile ed aveva una potenza di 3200 CV che consentiva una velocità di 23 nodi, con un'autonomia di 3200 miglia a 12 nodi.
L'armamento era costituito da due cannoni Bofors 40/60mm e un lanciamissili quadruplo per missili SS-12.


La nave dopo la consegna venne dislocata prima nel Canale della Manica e successivamente a Gibuti, Tolone e Papeete e venne usata nel Mediterraneo per testare al largo dell'Île du Levant i missili dell'Aérospatiale SS-11, SS-12 ed Exocet; l'armamento venne poi configurato in un cannone Bofors 40/60mm e due mitragliatrici da 12,7mm dopo il passaggio dell'unità alla Gendarmerie Maritime.


La motocannoniera La Combattante è andata in disarmo il 27 settembre 1996, dopo oltre trentadue anni di servizio.


Evoluzione

Le Combattante hanno avuto una continua evoluzione nel corso degli anni, ed in alcune configurazioni hanno quasi raggiunto le dimensioni di una corvetta.


Combattante II

La classe Combattante II aveva già un'ottima abitabilità per la sua categoria, ma anche un armamento di tutto rispetto, con un cannone italiano OTO da 76mm Compatto, un impianto singolo da 40mm poppiero e quattro missili MM.38 Exocet. Il tutto per un peso di 270 tonnellate. Potenziato notevolmente l'apparato motore che permetteva alle unità di raggiungere la velocità di 36 nodi.

Il progetto e la costruzione delle Combattante II venne portato avanti dai cantieri francesi CMN di Cherbourg e dai cantieri tedeschi Lürssen Werft di Bremen-Vegesack.


La collaborazione tra i cantieri francesi e tedeschi venne avviata negli anni sessanta, quando gli israeliani mostrarono interesse per le motocannoniere tedesche della Classe Jaguar e alla fine del 1962 il Primo ministro David Ben-Gurion inviò il vice ministro della difesa Shimon Peres in Germania per incontrare il cancelliere Adenauer che accettò di rifornire di armi Israele come parte di un tentativo di riparazione per i crimini commessi dalla Germania nazista contro l'ebraismo mondiale, firmando un contratto per la fornitura ad Israele di dodici unità del tipo Jaguar da costruire nei cantieri tedeschi, con la clausola che l'accordo dovesse rimanere segreto per non incorrere nell'ira dei paesi arabi. Alla fine del 1964 tutto era pronto perché fosse avviata la costruzione di tre delle dodici unità, ma nel 1965 la notizia dell'accordo trapelò e l'accordo venne reso noto dal New York Times, facendo infuriare i paesi arabi. I tedeschi di fronte alle minacce arabe di sanzioni economiche e di un boicottaggio delle merci tedesche interruppero la costruzione, cedendo il contratto della fornitura alla Francia e la produzione venne spostata ai Chantiers de Normandie di Cherbourg.
Il prototipo, La Combattante, aveva lo scafo in legno, a differenza delle unità tedesche costruite con lo scafo in acciaio. Le dodici unità israeliane vennero denominate Sa'ar, con la consegna delle ultime cinque unità che nel dicembre del 1969 creò un caso politico e diplomatico tra Francia e Israele.
Per la Bundesmarine tedesca venne sviluppato il progetto della Classe Tiger, variante delle Combattante II, costruite in Francia e in Germania, entrate in servizio nella Bundesmarine nella prima metà degli anni settanta e dismesse a partire dall'inizio degli anni novanta.
La Grecia fu il primo vero acquirente di queste navi ordinando quattro unità che, entrate in servizio all'inizio degli anni settanta, erano ancora operative nella Elleniko Polemikó Naftikó all'inizio del nuovo millennio; di queste una venne venduta alla Georgia nel 2004 ed è stata affondata dai russi nell'estate 2008 durante il conflitto per l'Ossezia del Sud.
La Grecia ha acquistato sei delle unità della Classe Tiger dismesse dalla Deutsche Marine, che sono state immesse in servizio tra il 1994 e il 2000. Le sei unità nella Marina greca costituiscono la Classe La Combattante IIa, con due di queste motocannoniere che sono state riammodernate sostituendo gli Exocet con gli Harpoon.
Le Combattante II iraniane della classe Kaman sono state costruite in Francia, ma armate dagli Stati Uniti con missili Harpoon. Dopo la rottura delle relazioni tra Iran e Stati Uniti gli Harpoon sono stati sostituiti con missili C-802 versione cinese dell'Exocet francese.
Le Combattante II iraniane sono state impiegate, con i loro quattro missili Harpoon, nella guerra Iran-Iraq, ottenendo vari successi, con una motocannoniera affondata da aerei iracheni nel novembre 1980 ed un'altra da aerei americani nell'aprile 1988.


Le motocannoniere missilistiche di progettazione franco/tedesca della classe La Combattante II sono tra le realizzazioni maggiormente apprezzate nel campo delle unità d'attacco veloce degli anni settanta, realizzate dai cantieri CMN (Constructions mécaniques de Normandie) di Cherbourg e Lürssen Werft di Bremen-Vegesack, traevano il progetto iniziale da un disegno tedesco sviluppato dai cantieri Lürssen Werft ed ispirato alle schnellboote della Kriegsmarine della seconda guerra mondiale.
Le unità di questo tipo trovano impiego in compiti di pattugliamento delle acque territoriali ed internazionali nella zona economica esclusiva, nella protezione dei porti, nell'intercettazione, nelle ispezioni a bordo di navi civili sospette.
Le Combattante prendono il nome dalla prima di queste navi, la motocannoniera della Marine Nationale francese La Combattante, costruita negli anni sessanta e realizzata in un unico esemplare, che ha costituito un prototipo per questo tipo di unità.
La unità della classe Combattante II avevano un'ottima abitabilità per la loro categoria ed un armamento di tutto rispetto, con un cannone OTO da 76mm Compatto, un impianto singolo da 40mm poppiero e quattro missili MM.38 Exocet. Il tutto per un peso di 270 tonnellate. L'apparato motore permetteva alle unità di raggiungere la velocità di 36 nodi.


Germania

Le unità tedesche denominate Classe Tiger, costruite in Francia e in Germania, che costituiscono una variante delle Combattante II sono entrate in servizio nella Bundesmarine nella prima metà degli anni settanta e sono state dismesse a partire dall'inizio degli anni novanta.

ISRAELE

Le motocannoniere lanciamissili della Classe Sa'ar 3 (ebraico: סער, italiano: tempesta) sono state l'ultima evoluzione delle Sa'ar costruite in Francia dai Chantiers de Normandie di Cherbourg su progetto tedesco dei cantieri Lürssen per la Marina militare israeliana e rappresentano un miglioramente del tipo Sa'ar 2. Rispetto alle unità del tipo precedente vennero eliminati il sonar e ogni armamento antisommergibile e vennero eliminati anche i cannoni da 40/70 che facevano parte dell'armamento delle due serie precedenti: al posto del cannone prodiero venne installato un cannone singolo da 76mm Compatto di nuova generazione di fabbricazione italiana, costruito dalla Oto Melara di La Spezia e gli altri due pezzi da 40/70, collocati posteriormente alla sovrastruttura vennero sostituiti da due lanciamissili tripli per missili Gabriel. Per il resto le Sa'ar III erano uguali alle serie precedenti, con lo scafo in acciaio e la sovrastruttura in lega leggera ed erano equipaggiate con motori Maybach sovralimentati, che erogavano in totale 13600 CV, consentendo alle unità di raggiungere velocità di oltre 40 nodi. L'elettronica era costituita da radar di navigazione e ricerca Thomsom C5f Nettuno, radar di tiro Selenia Orion e da una suite per la guerra elettronica notevole per i tempi e per unità di questo tipo e che avrebbe fatto la differenza quando in occasione della guerra del Kippur queste unità hanno fonteggiato unità omologhe dei paesi arabi.
Le unità del tipo Sa'ar 3 furono sei, entrate in servizio nel 1970:
INS Sa'ar (331)
INS Sufa (332)
INS Ga'ash (333)
INS Herev (341)
INS Hanit (342)
INS Hez (343)
Tutte le unità navali sono state tutte ritirate dal servizio. Nel 1988 "Hez" e "Hanit" vennero vendute al Cile e nella Marina cilena vennero ribattezzate rispettivamente "Covadonga" e “Iquique".




L'affare Cherbourg

Le navi di questa classe furono al centro di un caso diplomarico tra Francia e Israele. In seguito alla guerra dei sei giorni il presidente francese De Gaulle decretò l'embargo delle armi ad Israele, ma tale clausola al momento escludeva queste imbarcazioni il cui contratto era stato siglato precedentemente e che venivano consegnare prive di armamento.
Le cose però alla fine del 1968 presero una piega più grave per gli israeliani. Il 26 dicembre due terroristi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina avevano attaccato un aereo della compagnia di bandiera israeliana El Al all'aeroporto di Atene, uccidendo un meccanico israeliano, causando l'immediataa rappresaglia delle Forze di Difesa Israeliane, che la notte del 29 dicembre attaccarono l'aeroporto libanese di Beirut, distruggendo al suolo 14 aerei appartenenti alla "Lebanese International Airways", alla Middle East Airlines e alla Trans Mediterranean Airways.
In seguito al verificarsi di questo attacco De Gaulle dichiarò che l'embargo sarebbe stato totale e questo significava anche per le navi in consegna a Cherbourg che erano già state pagate dal governo israeliano. Il 14 gennaio 1969 intanto, una settimana dopo che era stato decretato l'embargo, l'ultima nave del tipo Sa'ar 2 e la "Sa'ar", prima unità del tipo Sa'ar 3, con i loro equipaggi a bordo, dopo avere issato la bandiera israeliana, lasciarono il porto con il loro equipaggio per dirigersi verso Israele. Le autorità portuali di Cherbourg infatti ricevettero una lettera di istruzioni da Parigi solamente due giorni dopo che le navi avevano lasciato il porto della cittadina francese e mentre volavano accuse tra il governo di Parigi e le autorità portuali di Cherbourg, la costruzione delle ultimi cinque motovedette è proseguita come se nulla fosse accaduto, con la supervisione del personale israeliano, e quando le navi erano ormai pronte, forze militari francesi ed autorità doganali, infastidite da accuse di negligenza e complicità tennero d'occhio le navi.
Gli israeliani non avevano alcuna intenzione di rinunciare alle loro imbarcazioni, e avrebbero cercato in tutti i modi di ottenerle, ma Israele non voleva peggiorare i rapporti diplomatici con la Francia già molto complicati per la questione, ma in quel momento la guerra di logoramento era in pieno svolgimento, e gli egiziani non avevano difficoltà di ottenere armamenti avanzati dai sovietici, mentre le cinque motovedette erano bloccate e gli ordini dei missili Mirage, già pagati dagli israeliani, inevasi. Gli israeliani decisero così di prendersi le imbarcazioni in un modo da non insospettire i francesi.
Il governo israeliano organizzò l'Operazione Noah e con abile mossa la notte di Natale del 1969 le cinque motovedette israeliane lasciarono il porto francese per dirigersi verso Israele.
Le "Sa'ar 3" ebbero il loro battesimo del fuoco in occasione della guerra del Kippur. Nella notte del 6-7 ottobre 1973 due motovedette della classe, "Hanit" è "Ga'ash" furono tra le unità navali che presero parte alla battaglia di Latakia in cui le unità israeliane affondarono tutte le unità siriane che le fronteggiavano. La "Hanit", nave insegna del comandante della missione di Michael Barkai, nel corso del combattimento affondò con il suo cannone da 76mm una torpediniera siriana. In totale gli israeliani affondarono tre motocannoniere armate di missili Styx del tipo Osa e Komar, una torpediniera e un dragamine.
Il 9 ottobre altre due unità della classe, "Herev" e "Soufa" presero parte alla battaglia di Damietta in cui le motovedette israeliane si fronteggiarono con quattro omologhe egiziane della classe Osa. Nello scontro la "Herev" venne danneggiata e costretta a ritirarsi dal combattimento insieme ad un'altra unità israeliana del tipo Reshev la "Keshet". Lo scontro si concluse con tre motovedette egiziane affondate a fronte di due unità israeliane danneggiate.
L'esito dei due scontri assicurava agli israeliani la superiorità navale. Nel giro di pochi giorni la Marina Israeliana fu in grado di dimostrare non solo il proprio ruolo, generalmente sminuito rispetto alla preponderanza degli altri corpi dell'IDF (esercito e aviazione), ma anche la propria presenza dominante nel Mar Mediterraneo sud-orientale. L'aiuto di nuove tecnologie sviluppate interamente in Israele aveva dato modo di provare anche la bontà dell'apparato industriale israeliano, che usciva, per molti versi, dall'aiuto progettuale e produttivo degli Stati Uniti.



Le unità vennero modificate nell'armamento rispetto alla configurazione originale con l'eliminazione del lanciamissile triplo dei missili Gabriel posto immediatamente dietro la sovrastruttura, sostituito da uno o due lanciamissili binati per missili Harpoon.

Malaysia

La Malaysia ha acquistato quattro di queste unità, denominate Combattante II 4AL entrate in servizio tra il 1971 e il 1973, che costituiscono la Classe Perdana. Le unità malesi non hanno il cannone italiano da 76 e dono armate con un cannone Bofors da 57/70 mm, un cannone da 40/70 mm e due missili MM.38 Exocet.

Iran

L'Iran fece un massiccio ordine di queste unità.
Le Combattante II iraniane della Classe Kaman sono state costruite in Francia, ma armate dagli Stati Uniti con missili Harpoon. Dopo la rottura delle relazioni tra Iran e Stati Uniti gli Harpoon sono stati sostituiti con missili C-802 versione cinese dell'Exocet francese.


Unità Classe Kaman

Le Combattante II iraniane sono state impiegate, con i loro quattro missili Harpoon, nella guerra Iran-Iraq, ottenendo vari successi. La motocannoniera Paykan venne affondata da aerei iracheni il 29 novembre 1980 nel corso degli eventi dell'operazione Morvarid. La motocannoniera Joshan venne affondata, insieme alla fregata Sahand della Classe Alvand, da missili Harpoon lanciati da aerei americani il 18 aprile 1988 durante l'operazione Praying Mantis.

Libia

La Libia ordinò alla Francia dieci Combattante II, denominate Combattante IIG, che nella Marina militare libica hanno costituito la Classe Beir Grassa. Le unità libiche, il cui dislocamento era di 310 tonnellate, con armamento italiano, essendo armate di un cannone da 76/62 mm prodiero, un cannone binato antiaereo da 40/70 mm poppiero della OTO Melara e di missili antinave Otomat Mark I/II, e vennero consegnate alla marina libica tra il 1982 e il 1983 e ribattezzate tutte con nuovi nomi nel 1983; di queste una venne distrutta ed un'altra gravemente danneggiata nel Golfo della Sirte il 24 marzo 1986 da aerei A-7 Corsair e A-6 Intruder decollati dalle portaerei americani ed armate di missili AGM-84 Harpoon e bombe a grappolo Mk-118 Rockeye, durante la crisi tra Libia e Stati Uniti, nel corso di uno scontro aeronavale in cui venne gravemente danneggiata anche una corvetta libica del tipo Nanuchka di fabbricazione sovietica.

Unita Classe Beir Grassa

Le altre Combattante hanno avuto una scarsa manutenzione a causa dell'embargo nei confronti della Libia e due di esse vennero cannibalizzate per fornire parti di ricambio alle altre unità; a causa delle loro cattive condizioni generali sono state abbandonate.




Grecia

La Grecia fu il primo committente di queste unità, di cui ne vennero ordinate quattro ai cantieri di Cherbourg nel 1968. Le motocannoniere greche erano velocissime e raggiungevano la velocità di 40 nodi. L'armamento delle Combattante II greche, fermo restando i quattro missili MM38 Exocet era radicalmente diverso rispetto ad altre Combattante II: le unità greche non avevano i cannoni da 76 mm ed erano armate con quattro cannoni Oerlikon 35/90mm in due impianti binati, uno prodiero e uno poppiero, principalmente antiaerei e due lanciasiluri per siluri filoguidati da 533mm a poppa.
Le unità greche nell'estate 1976 vennero ribattezzate in onore di ufficiali della Marina Reale Greca caduti nel corso della seconda guerra mondiale.
I greci hanno dimostrato di apprezzare molto questo tipo di unità, avendo ordinato nel 1974 ai cantieri francesi quattro unità della versione Combattante III, immesse in servizio tra il 1977 e il 1978, ed ordinando poi nel 1978 una seconda serie di sei Combattante III denominata Classe La Combattante IIIb costruite in Grecia su licenza francese ed entrate in servizio tra il 1980 e il 1981.
Tra il 1994 e il 2000 i greci hanno acquistato dalla Germania sei unità della classe Tiger dismesse dalla Deutsche Marine e denominate dai greci Classe La Combattante IIa.
Le motocannoniere Combattante II hanno prestato servizio per oltre trent'anni nella Elliniko Polemikó Navtikó; una di queste unità dopo il disarmo è stata ceduta alla Georgia.

Georgia

La Georgia acquistò dai greci nel 2004 la motocannoniera Batsis, ribattezzata Dioskuria (georgiano: დიოსკურია), che era andata in disarmo il 23 aprile dello stesso anno. Nell'estate del 2008 la nave venne gravemente danneggiata da unità navali russe durante la guerra per l'Ossezia del Sud e l'Abcasia e affondata nel porto di Poti.
Insieme alla motocannoniera è stato affondato anche l'aliscafo lanciamissili Tbilisi (თბილისი) del tipo Progetto 206MR di costruzione sovietica che ai georgiani era stato ceduto dall'Ucraina che a sua volta l'aveva ereditata dalla Marina Sovietica.

Combattante III

La successiva Classe Combattante III ha avuto un deciso incremento di dislocamento, pari a circa il 50%, che ha comportato l'introduzione di alcune migliorie notevoli, come una maggiore autonomia, maggiore tenuta al mare, migliori apparati elettronici, inclusi quelli di comando e controllo per una piccola flottiglia di navi similari.
L'armamento è però il maggior beneficiario, praticamente raddoppiato. I cannoni da 76mm compatto sono diventati due, uno a prua e uno a poppa, a centro nave quattro cannoni da 30mm in due impianti binati per la difesa antiaerea ravvicinata e due tubi lanciasiluri da 533mm a poppa, all'armamento missilistico diverso a seconda del committente.
La Nigeria ha ordinato tre di queste motocannoniere, entrate in servizio nel 1982, che costituiscono la classe Ayum.
La Tunisia ha ordinato tre di queste navi, costruite in Francia ed entrate tutte in servizio nel 1985. Le tre Combattante III tunisine della classe La Galite, hanno un armamento un poco più leggero e differentemente strutturato, per il combattimento navale di superficie a lunga gittata e la difesa antimissile. Le unità tunisine sono armate con otto missili antinave MM 40Exocet e due torrette binate da 30mm a centronave, un cannone OTO da 76mm a prua e una torre binata da 40mm Breda a poppa.
La Grecia ha ordinato ai cantieri francesi dieci di queste motocannoniere, costruite in due serie: la prima denominata Classe La Combattante III, costituita da quattro unità, ordinate nel 1974, costruite in Francia ed entrate in servizio tra il 1977 e il 1978, sono equipaggiate con missili MM 40Exocet. Le unità della seconda serie, ordinate nel 1978, denominate Classe La Combattante IIIb, sono state costruite su licenza in Grecia, ed immesse in servizio tra il 1980 e il 1981, sono equipaggiate con i più leggeri ed economici missili Penguin al posto degli Exocet.
Le unità greche sono state tutte riammodernate nel 2006, tranne una che era andata perduta, affondata in una collisione con un traghetto.
Il peso complessivo dell'armamento installato sulle unità della Marina Greca, così come quelle tunisine, è comparabile a quello delle corvette delle classi prodotte dalla Fincantieri, che sono già pesantemente armate, ma con le Combattante III che pesano giusto i 2/3 delle corvette della Fincantieri, anche se le Combattante III non hanno la stessa dotazione elettronica e di carburante cosa che ne riduce l'autonomia. La differenza del dislocamento è data proprio dallo spazio per apparecchiature elettroniche e carburante aggiuntivo, che conferiscono alle corvette di progettazione italiana oltre ad una superiore capacità operativa, una più confortevole sistemazione per gli equipaggi e una miglior tenuta del mare.


Ultime evoluzioni

Le ultime evoluzioni delle Combattante, denominate Combattante New Generation hanno interessato i ricchi Stati del Golfo.
Il Kuwait ha ordinato ai cantieri francesi otto unità il cui progetto è ispirato alle Combattante, che sono state immesse in servizio tra il 1998 e il 2000. Le otto unità che costituiscono la classe Um al Almaradim hanno l'apparato motore costituito da due motori diesel e dotato di due idrogetti, e sono armate con quattro missili antinave Sea Skua, un cannone antiaereo da 40mm, una mitragliera da 20mm e due mitragliatrici da 12,7mm per la difesa antiaerea di punto.
Il progetto di queste unità viene denominato Combattante BR42, con un dislocamento di 240 tonnellate, e l'armamento può essere implementato con missili antiaerei a medio raggio Simbad.
Decisamente più evoluto il progetto delle corvette polivalenti Combattante BR70, lunghe 72 metri, che raggiungono un dislocamento di 830 tonnellate, ed hanno un apparato motore costituito da quattro motori diesel e tre idrogetti; l'armamento è costituito da un cannone di medio calibro da 76mm OTO e due di piccolo calibro, missili antinave a medio e lungo raggio MM 40 Exocet e ESSM e missili antiaerei RIM-116 Rolling Airframe Missile a lancio verticale. Molto evoluta è anche l'elettronica di bordo, che prevede anche un sonar antimine. Le unità prevedono anche l'imbarco di un elicottero con relativo hangar.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno commissionato sei unità ai cantieri francesi che costituiscono la classe Baynunah ed imbarcano un elicottero AS.565SB Panther. Il ministero della Difesa dell'emirato aveva siglato un contratto per la costruzione di quattro di queste unità il 24 dicembre 2003, cui è seguito un accordo per la costruzione di altre due unità siglato il 9 luglio 2005. La prima di queste navi, costruita in Francia e denominata Baynunah è stata varata il 25 giugno 2009 ed è entrata in servizio nel 2011, mentre le successive tre, costruite su licenza nei cantieri di Abu Dhabi, sono entrate in servizio tra il 2012 e il 2014. L'entrata in servizio di tutte le unità è prevista entro il 2016.
L'ultima evoluzione delle Combattante sono le corvette polivalenti Combattante CL78 lunghe 78 metri, che raggiungono un dislocamento di 1300 tonnellate ed hanno un apparato motore costituito da due motori diesel molto potenti, ma non dotate di idrogetto; queste unità sono simili alle Combattante BR70 per armamento ed elettronica di bordo.


ENGLISH

The La Combattante patrol boat was a type of fast attack craft built in France for export during the 1970s and '80s. It went through several modifications and was sold to, and operated by, numerous navies around the world.
The La Combattante was a German-French joint venture, proposed by the German government to combine a Lürssen-designed fast patrol boat with Aerospatiale's Exocet missile. However the French government insisted on a French design from Constructions Mécaniques de Normandie (CMN) in Cherbourg and for half the boats in the order to be built in France. The name was derived from the vessel used for trials of the Exocet, the patrol craft La Combattante (P730).

La Combattante II

The first group of boats were the 20 built for the German Bundesmarine, commissioned in 1968 as the Tiger class. A number of these were later sold on to the navies of Greece, Chile and Egypt.
Following this, between 1968 and 1974 CMN built a further 37 vessels, known as La Combattante II, for the navies of Iran (12 Kaman class), Malaysia (four Perdana class) and Libya (nine Beir Grassa class). In the same period CMN built 12 fast attack craft to a similar design for Israel (the Sa'ar 1-3 classes) which are included by some sources in the type.
These vessels were typically of 234 tons displacement and 47 metres in length, and a typical armament of 1x76mm gun forward, 4x Exocet missiles in box launchers amidships, and a 40mm gun aft, though actual outfits varied according to the operators requirements.

La Combattante III

In 1975 CMN modified the design, adding 9 metres to the length to improve seaworthiness and give more internal space; this gave a displacement of 359 tons and an overall length of 56 metres, though the armament remained the same. This design was designated La Combattante III.
Between 1975 and 1990 a further 19 were built for the navies of Greece, Tunisia, Qatar, and Nigeria. In addition were built for Israel (the Sa'ar 4 class), five in France and the remainder under licence in Israel. The Israelis also built, or assisted in building, nine vessels for South Africa, at the time under embargo for its Apartheid policy.

Further developments

Apart from the Israelis, Greece and Iran also built vessels developed from the La Combattante designs; these were the six Greek vessels (simply known as La Combattante IIIb) and nine Iranian Sina class.
CMN have also continued to modernize the equipment and armaments of these designs, with the Combattante FS46 and FS56 models.

(Web, Google, Wikipedia, You Tube)