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Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.
Il Savoia-Marchetti SM.79 "Sparviero" fu convertito in un aereo-bomba radiocomandato (drone) durante la Seconda Guerra Mondiale, nell'ambito del programma segreto italiano denominato A.R.P. (Aereo Radio Pilotato). Questo progetto, ideato dal Colonnello Ferdinando Raffaelli, rappresenta uno dei primissimi tentativi storici di utilizzare un velivolo di grandi dimensioni come arma guidata a distanza per colpire obiettivi navali.
L'Operazione Canarino (12 Agosto 1942)
L'unico impiego operativo di questo drone avvenne durante la celebre Battaglia di Mezzo Agosto (Operazione Pedestal): un SM.79 fu privato di armamento e blindature, interamente riempito con 1.000 kg di esplosivo e dotato di apparati radio per il controllo a distanza. Per l'occasione, il drone venne interamente verniciato di giallo per essere facilmente visibile dall'aereo guida, guadagnandosi il nome in codice di "Canarino". Il drone decollò dall'aeroporto di Villacidro (Sardegna) con a bordo il pilota (Maresciallo Mario Francesco Badii). Una volta decollato e stabilizzato sulla rotta verso la flotta britannica, il pilota si lanciò con il paracadute. Il controllo radio passò nelle mani del Colonnello Raffaelli, posizionato a bordo di un aereo guida CANT Z.1007bis che seguiva il drone a debita distanza.
La missione fallì a causa di un banale difetto tecnico: Pochi minuti dopo il lancio del pilota, un condensatore dell'apparato trasmittente si surriscaldò e si interruppe. Perso il segnale radio di guida, il drone SM.79 smise di rispondere ai comandi. Continuò a volare in linea retta fino all'esaurimento del carburante, schiantandosi contro il monte Khenchela in Algeria (all'epoca territorio della Francia di Vichy), senza causare danni alla flotta nemica.
Sviluppi Successivi e fine del Programma
Nonostante il fallimento iniziale, la Regia Aeronautica continuò a credere nel progetto: Vennero messi a punto altri esemplari migliorati di SM.79 ARP e sviluppati droni appositi (come l'Aeronautica Lombarda AR.4). Una seconda missione di attacco in massa contro la flotta alleata a Salerno era pianificata per l'8 settembre 1943. L'annuncio improvviso dell'Armistizio di Cassibile lo stesso giorno portò all'annullamento definitivo della missione e alla distruzione dei prototipi rimasti per non farli cadere in mano nemica.
L'Aereo Radio Pilotato (ARP) fu un velivolo da bombardamento radioguidato concepito da Ferdinando Raffaelli, ingegnere ed ufficiale della Regia Aeronautica.
Sviluppato a partire dal 1940, poco dopo l'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale e rimasto a livello di prototipo. Fu impiegato senza successo durante la battaglia di mezzo agosto.
Successivi prototipi, anche nella versione denominata AR 4 ("Assalto Radioguidato"), stavano per entrare in azione l'8 settembre del 1943 contro la flotta angloamericana impegnata nello sbarco a Salerno quando il loro impiego fu annullato per il sopravvenuto annuncio dell'armistizio tra Regno d'Italia ed Alleati.
Il concetto di un velivolo senza pilota fu sviluppato nel quadro della pianificazione dell'offesa aeronautica in vista delle "operazioni antinave" nell'area mediterranea. L'insufficiente numero di aerei d'assalto a disposizione della Regia Aeronautica e le loro caratteristiche, infatti, non consentivano aspettative di grandi risultati dal semplice utilizzo dell'armamento di caduta, che poteva essere impiegato dai bombardieri italiani contro i ponti corazzati delle grandi navi della Mediterranean Fleet (la flotta della britannica Royal Navy assegnata al controllo del mar Mediterraneo).
L'idea di base fu quella di utilizzare quei bombardieri trimotori Savoia-Marchetti S.M.79 che fossero ormai a fine servizio ed in procinto di essere radiati dalla linea di volo, e di trasformarli in vere e proprie "bombe volanti" da teleguidare contro l'obiettivo, aumentandone in tal modo il carico bellico e la precisione, oltre a salvaguardare i piloti dal grave rischio dovuto alla potenza del fuoco contraereo delle navi da guerra.
Nella progettazione e realizzazione del sistema d'arma, Raffaelli si avvalse della collaborazione dell'ingegnere capitano Emilio Montuschi per lo sviluppo del complesso di radio guida, del pilota ed asso Mario De Bernardi, che aveva già concepito un sistema di "comandi riuniti" per la guida del velivolo (ridotti a due), dell'ingegnere capitano Cesare Cremona per lo studio ed il calcolo delle traiettorie e di ulteriori tecnici militari per l'implementazione di un sistema di autopilota per S.M.79 realizzato dall'ingegnere Leandro Cerini.
Come già evidenziato, il prototipo fu creato a partire da un S.M.79, detto "ARP", condotto da una stazione di radio guida a bordo di un bombardiere CANT Z.1007B detto aereo "P", ossia “Pilota".
Il sistema di radio guida fu messo a punto sotto la guida di Montuschi trasformando gli apparati radiotelegrafici ad onde corte allora in dotazione, il ricevitore RA-18 a bordo dell'ARP ed il trasmettitore 320-ter a bordo dell'aereo P.
Venivano impiegati due canali in trasmissione, ognuno destinato ad agire su ciascuno dei due comandi aerodinamici sviluppati dal de Bernardi. In tal modo era possibile teleguidare l'ARP contemporaneamente sia in quota che in direzione. Per il decollo, al fine di semplificare il sistema, non era previsto un congegno automatico radioassistito: l'ARP veniva portato in volo da un pilota che, una volta giunto in quota di crociera ed attivati l'autopilota ed il sistema ricevente e di teleguida, abbandonava l'aereo lanciandosi con il paracadute. A quel punto il controllo passava all'aereo "P" che, tenendosi costantemente a circa 4.000 metri in coda, seguiva il velivolo sino all'obiettivo.
L'aereo radioguidato fu soprannominato "canarino" perché il prototipo era dipinto di giallo, al fine di renderlo meglio visibile dall'aereo "P", specialmente quando si trovasse alla massima distanza. Lo sviluppo del sistema di radioguida - del tutto inedito ed all'avanguardia per l'epoca - richiese circa due anni, necessari a superare notevoli problemi pratici, dettati anche dall'esiguità dei mezzi a disposizione e dall'utilizzo di apparati riadattati, piuttosto che sviluppati all’uopo.
Al drone ARP era assicurata, con uno speciale sistema di aggancio, una bomba da 1000 kg.
Secondo il profilo ideale d'attacco, l'ARP non avrebbe dovuto schiantarsi direttamente contro la nave avversaria, ma avrebbe dovuto approssimarvisi quanto più possibile e planare sulla superficie marina ove, all'impatto, il sistema di aggancio avrebbe liberato automaticamente la bomba; questa, per inerzia, avrebbe raggiunto lo scafo in prossimità della linea di galleggiamento, causando pertanto i maggiori danni possibili. Sulla bomba erano previste sia una spoletta d'urto, qualora il velivolo avesse raggiunto comunque la nave, sia una inerziale, che avrebbe "registrato" il brusco rallentamento impartito dall'acqua alla bomba una volta sganciata.
La battaglia di mezzo agosto
I lunghi tempi di sviluppo del sistema d'arma - per altro neanche troppo estesi, visti lo sviluppo di fatto artigianale del mezzo e le sfide tecniche poste da un sistema per l'epoca avveniristico - non resero possibile l'entrata in linea dell'ARP, neanche come prototipo operativo, prima della metà del 1942.
Nel bel mezzo della battaglia di mezzo agosto, il 12 agosto 1942, il primo ARP destinato ad un obiettivo bellico si levò in volo dall'aeroporto di Villacidro (Sardegna meridionale) ai comandi del maresciallo pilota Mario Badii, diretto alla volta di una grande formazione navale britannica di scorta a un convoglio.
Tuttavia l'ARP, dopo aver volato regolarmente rispondendo ai comandi per qualche tempo, non giunse mai in vista dell'obiettivo designato. L'aereo rimase infatti senza guida per un'avaria al sistema trasmittente dell'aereo P e, esaurito il carburante, andò a schiantarsi contro i monti dell'Algeria. Secondo quanto riferito dal generale Raffaelli, il fallimento della missione fu causato dalla bruciatura di un dielettrico di un condensatore del sistema trasmittente, che non fu possibile sostituire a bordo dell'aereo P. Si trattò di un guasto che mai si era verificato durante i precedenti voli di prova, ascrivibile, sempre secondo Raffaelli, allo stress cui era sottoposto il materiale, sempre in trasmissione, ed alla cattiva qualità dei componenti "autarchici".
Gli sviluppi successivi
Il fallimento della missione nella battaglia di mezzo agosto non scoraggiò il gruppo di sviluppo del progetto ARP. L'ingegnere e tenente colonnello Sergio Stefanutti propose di abbandonare il trimotore S.M.79 e di passare alla produzione in piccola serie di un velivolo monomotore tele-guidabile estremamente semplice, dotandolo dei motori aeronautici appartenenti ad una partita che non aveva superato i controlli di qualità necessari all'uso su velivoli di linea. Anche in questo caso il decollo sarebbe stato affidato ad un pilota che avrebbe poi dovuto abbandonare l'aereo e lanciarsi con il paracadute.
Il nuovo progetto, al quale venne assegnata la designazione AR ("Assalto Radioguidato"), che prevedeva la produzione di sei velivoli, fu preso in carico da un'azienda con base a Cantù, la "Aeronautica Lombarda", con la collaborazione dei propri tecnici e la benedizione degli ingegneri Frati e Preti.
L'AR 4 effettuò i primi voli di prova all'inizio del 1943, mentre veniva completata la messa a punto, sotto la direzione di Raffaelli, di un sistema di trasmissione migliorato, che avrebbe dovuto essere montato a bordo di un Macchi M.C.202, un caccia veloce che doveva assumere il ruolo di aereo "P".
Entro i primi di agosto del 1943 erano disponibili e pronti all'impiego un aereo P, due ARP basati su S.M.79 e due AR 4.
Nella giornata dell'8 settembre 1943 Raffelli stava disponendo l'impiego di tali mezzi al fine di attaccare la flotta angloamericana che si dirigeva verso Salerno per lo sbarco, ma l'annuncio dell'armistizio tra Italia ed Alleati, fece annullare anche questa missione.
Al piccolo ma tenace gruppo che caparbiamente aveva perseguito il primo progetto di aereo militare teleguidato per tutta la durata del conflitto non rimase che il compito di provvedere alla distruzione degli apparecchi esistenti e della documentazione relativa allo sfortunato sistema.
L'Aeronautica Lombarda A.R., o semplicemente A.R. da Assalto Radioguidato, citato anche come Aereo da Assalto Radioguidato
Era un bombardiere a pilotaggio semi-remoto ad ala media sviluppato dall'azienda italiana Aeronautica Lombarda nei primi anni quaranta.
Progettato da un gruppo di lavoro diretto dagli ingegneri Ermenegildo Preti e Stelio Frati per rispondere all'esigenza della Regia Aeronautica di disporre di un mezzo da bombardamento aereo in grado di operare all'interno del territorio nemico ma dai costi contenuti, benché approvato ed avviato alla serie rimase bloccato dalle vicende legate alla firma dell'Armistizio di Cassibile.
Con l'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, le forze aeronavali si trovarono ad affrontare le grandi unità della Mediterranean Fleet, la flotta della britannica Royal Navy assegnata al controllo del mar Mediterraneo, con una flotta di aerei da assalto, designazione italiana di un velivolo che ricopriva il ruolo di bombardiere in picchiata e di cooperazione con le truppe di terra, basata su modelli obsoleti o inadatti ad operare con sufficiente precisione ed efficacia.
Per sopperire alle carenze operative i vertici della Regia Aeronautica, che manteneva il controllo delle operazioni aeree anche in ambito navale, concepirono il programma ARP, contrazione di Aereo Radio Pilotato, proposto dall'ingegnere ed ufficiale della R.A. Ferdinando Raffaelli. Il progetto consisteva nell'adattamento dei bombardieri trimotori Savoia-Marchetti S.M.79 giunti al limite della loro vita operativa equipaggiandoli con un impianto di radio controllo a distanza i quali, condotti normalmente nell'area operativa dall'equipaggio veniva abbandonato dai membri tramite lancio con paracadute e pilotato a distanza da un secondo velivolo che lo seguiva, designato aereo "P" (Pilota).
L'ARP venne impiegato sperimentalmente il 12 agosto 1942, durante la battaglia di mezzo agosto, disattendendo però i risultati sperati. Durante il volo un'avaria occorsa al sistema trasmittente dell'aereo P causò la perdita di controllo del bombardiere che, esaurito il combustibile, andò a schiantarsi contro i monti dell'Algeria.
Nonostante l'insuccesso, che la commissione esaminatrice determinò essere stato causato da un componente difettoso dell'apparato radiotrasmittente, il sistema d'arma continuò a godere la fiducia dei vertici militari che ne consigliarono lo sviluppo con la richiesta però di abbandonare l'utilizzo di velivoli di grandi dimensioni a favore di un velivolo appositamente progettato allo scopo. Data la certezza della perdita dell'apparecchio durante l'azione, le specifiche prevedevano linee semplici e la costruzione utilizzando il più possibile materiali non strategici, scelta che avrebbe dovuto limitare anche i costi di realizzazione.
Venne a questo scopo contattata la Aeronautica Lombarda, azienda con sede a Cantù e che godeva di buona considerazione per la propria esperienza nella realizzazione di veleggiatori a struttura lignea. Nel novembre 1942 venne stipulato un contratto di fornitura di un prototipo e cinque esemplari di preserie per un importo di £. 4.200.000 per l'A.R., un progetto disegnato e sviluppato dagli ingegneri Ermenegildo Preti e Stelio Frati ed al quale vennero assegnate le Matricole Militari dal 75576 al 75581. In ossequio alle specifiche imposte il velivolo si presentava estremo nella sua semplicità, un monomotore monoplano ad ala media di costruzione prevalentemente lignea tranne in alcuni particolari, le superfici degli alettoni, il carrello e, ovviamente, il gruppo motoelica basato sul motore radiale Fiat A.80 RC.41 da 1 000 CV (735 kW), materiale surplus proveniente dai bimotori Fiat B.R.20. Erano presenti tuttavia alcune raffinatezze tecniche, più nella concezione che nella realizzazione, come il carrello concepito per essere sganciabile e riutilizzabile.
Il prototipo, matricola MM.75576 caratterizzato dalla doppia cabina, dalla cellula irrobustita e dal carrello d'atterraggio fisso per le manovre d'atterraggio non previste sul modello di serie, venne portato in volo per la prima volta il 13 giugno 1943 dal pilota collaudatore aziendale Nello Valzania che si staccò da terra dal campo di aviazione di Venegono. Le successive prove confermarono la qualità del progetto nelle prestazioni generali rivelatesi nel prototipo superiori a quanto previsto. In seguito il prototipo venne trasferito in volo da Vengono alla Direzione Superiore Studi ed Esperienze di Guidonia dove nuovamente continuò le prove di volo senza accusare alcun inconveniente. L'ordine di fornitura venne quindi confermato ed avviata la produzione in serie.
Il velivolo di preserie, al quale venne assegnata la MM.75577, venne completato nell'agosto successivo mentre i successivi risulta fossero in allestimento presso gli stabilimenti aziendali di Cantù alla data dell'8 settembre e delle vicissitudini ad esso collegate. Il controllo delle autorità militari tedesche ebbe come conseguenza la sospensione del programma ed il successivo definitivo annullamento. I cinque esemplari di preserie risultano tutti distrutti mentre del prototipo non si hanno notizie certe.
Da notare che al termine del conflitto, tra la documentazione requisita dalle alleati della seconda guerra mondiale e restituita al governo italiano, si rinvenne un disegno che riportava una composizione tra un A.R. ed un caccia Macchi M.C.202 simile alla configurazione del tipo mistel sviluppata dalla Luftwaffe. Si tratta dell'unico dato circa una soluzione di questo genere sviluppata in Italia non suffragata da altri riscontri.
Il velivolo era caratterizzato da una struttura completamente in legno, con fusoliera a sezione ovoidale digradante verso coda, realizzata con una serie di ordinate e correnti ricoperta di pannelli in pesante compensato, dotata di una semplice ed essenziale cabina di pilotaggio, chiusa da un cupolino accessibile tramite una botola posta sulla parte inferiore e che consentiva al pilota di lanciarsi a compito esaurito. La struttura integrava il serbatoio del combustibile dalla capacità di 700 L ed il vano di carico, posizionati rispettivamente dietro e sotto l'abitacolo in prossimità del baricentro, quest'ultimo che incorporava i due punti d'attacco affiancati per bombe da caduta da 1 000 kg prive di impennaggio racchiuso da un portellone staccabile. Posteriormente terminava in un impennaggio dagli elementi verticale ed orizzontali di grandi superficie, identici nella centinatura e con elementi mobili che insistevano su tutta la loro lunghezza.
La velatura era monoplana ad ala media, bilongherone a pianta trapezoidale caratterizzata dall'evidente rastremazione alle estremità e marcato angolo di diedro positivo, soluzione per garantire la maggior stabilità possibile. Data l'impossibilità di rientro venne dotata solamente di alettoni, non essendo necessari gli ipersostentatori utili nella manovra di atterraggio.
Il carrello era fisso, dotato di gambe di forza ammortizzate, caratterizzato da una struttura sganciabile dopo il decollo su comando del pilota e che, nelle intenzioni del progettista, poteva così essere recuperato e riutilizzato.
La propulsione era affidata ad un motore Fiat A.80 RC.41, un radiale 18 cilindri a doppia stella raffreddato ad aria dotato di riduttore interposto all'elica e compressore tarato per una quota di ristabilimento di 4 100 m, in quella configurazione erogante una potenza pari a 1 000 CV (735 kW). Posto all'apice anteriore della fusoliera e racchiuso in una cappottatura NACA era abbinato ad un'elica tripala.
L'unico armamento, data la particolare natura dell'impiego operativo, consisteva in quello offensivo basato su due ordigni da caduta da 1 000 kg ciascuno.
Utilizzatori:
- Italia - Regia Aeronautica - utilizzato unicamente in prove di valutazione.
L’ideatore dell’SM79 “DRONE” fu Ferdinando Raffaelli (Roma, 29 gennaio 1899 – gennaio 1981), ingegnere e generale italiano di squadra aerea.
Frequentò la Scuola allievi ufficiali del Genio di Roma (Scuola del genio dell'Esercito Italiano) uscendone come sottotenente nell'agosto del 1922. Nel 1926 transita nella Regia Aeronautica diventando pilota militare nel gennaio 1927. Comandò la 2ª Squadriglia osservazione aerea fra il 1929 ed il 1930 per poi comandare nel 1936 il XXVI Gruppo, il 21º Stormo bombardamento terrestre durante la Guerra civile spagnola con il nome di copertura di Umberto Marelli ed il 9º Stormo in seguito. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, con il grado di colonnello, comandò l'Ufficio operazioni dello Stato Maggiore Generale fino al luglio 1941, quando passò con il grado di Generale di Brigata Aerea al comando del settore Aeronautica della Libia - Est.
Dal marzo 1942 fino all'armistizio di Cassibile diresse il 5º Reparto (studi tecnico-militari) dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica. In tale posizione sviluppò dapprima l'idea di un bombardiere telecomandato (ARP = aereo radio pilotato) su SM 79 e poi commissionò alla Società Lombarda di Cantù un apparecchio appositamente progettato dall’ing. Sergio Stefanutti. Tale apparecchio, un monoplano di caratteristiche costruttive più economiche e semplici denominato AR4.
Presentatosi al comando della 1ª Zona Aerea Territoriale (Z.A.T.) alla fine della Guerra di liberazione italiana, diventa comandante della 2ª Z.A.T. dal 22 settembre 1945 al 1º settembre 1948, quando viene nominato Sottocapo di Stato Maggiore dell'Aeronautica. Dal 31 dicembre 1950 viene promosso per merito di guerra a Generale di Squadra Aerea. Dal 1º aprile 1951 viene nominato Ispettore delle Forze Aeree e comandante generale della Difesa Aerea Territoriale (D.A.T.).
È stato insignito di due medaglie d’argento e di una di bronzo al valor militare, oltre che di una medaglia d’argento al valore aeronautico. Dal 10 novembre 1954 al 1º febbraio 1958 è stato Capo di stato maggiore dell'Aeronautica.
Decorazioni:
- Medaglia d'argento al valor militare - «Volontario in una missione di guerra combattuta per un supremo ideale, affrontava ardimentosamente le più ardue prove, dando costante esempio di sprezzo del pericolo e di alto valore. Cielo di Spagna, dicembre 1936 - marzo 1937-XV.»
- Medaglia d'argento al valor militare - «Volontario in missione di guerra per l'affermazione degli ideali fascisti, comandante di stormo da bombardamento già distintosi per valore e coraggio, era sempre di esempio per ardimento e perizia alle formazioni ai suoi ordini. Sempre alla testa del suo reparto superava con ardimento le insidie della caccia nemica, ed incurante della vivace reazione contraerea, riusciva sempre a raggiungere gli obiettivi assegnatigli. Cielo di Spagna, 20 giugno - 5 ottobre 1937-XV.»
- Medaglia di bronzo al valor militare - «Comandante di settore aeronautico avanzato in Africa Settentrionale, partecipava più volte ad azioni di guerra e presenziava assiduamente all'organizzazione ed al funzionamento dei campi più avanzati, dove più frequenti erano le offese aeree nemiche. Cielo dell'Africa Settentrionale Italiana, luglio 1941-XIX-novembre 1941-XX.»
- Avanzamento per merito di guerra - «Promosso a scelta assoluta a Generale di Squadra Aerea dal 31 dicembre 1950»
- Gran croce al merito con placca e cordone dell'ordine al merito di Germania — 1958.
IL NOSTRO PENSIERO
Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà: altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: SEMPRE!
Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, WIKIPEDIA, You Tube)

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