domenica 30 novembre 2025

AERONAUTICA & MARINA MILITARE ITALIANA: sempre più spesso torna alla ribalta in Italia il tema della scelta del futuro MPA (Maritime Patrol Aircraft) per le nostre Forze Armate: Boeing P-8 Poseidon o Kawasaki P-1?.









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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.







Funzioni ASW nell'Aeronautica Militare 


Supporto alle operazioni aeronavali: l'Aeronautica supporta la Marina Militare in operazioni aeronavali, fornendo ricognizione, sorveglianza, e protezione.
Ruolo degli stormi: l'Aeronautica Militare impiega diversi stormi per queste funzioni, tra cui il 4° Stormo di Grosseto (Eurofighter) e il 32° Stormo di Amendola (F-35).
Requisiti per operazioni ASW: l'Aeronautica Militare e la Marina Militare collaborano per le operazioni ASW, ma la Marina Militare è responsabile della difesa ASW di superficie e sottomarina. 

Ruolo della Marina Militare 


Responsabilità ASW: la Marina Militare è la forza responsabile per la difesa ASW di superficie e sottomarina.
Operazioni aeronavali: la Marina Militare svolge le operazioni aeronavali, ovvero le operazioni di ricognizione, sorveglianza e intercettazione che coinvolgono il mare e l'aria. 

LA SCELTA DI UN NUOVO VELIVOLO SPECIFICAMENTE PROGETTATO PER IL RUOLO ASW E ANTI-SUPERFICIE

Il Kawasaki P-1 è un aereo di produzione giapponese progettato specificatamente per la lotta Anti-Submarine Warfare, anti-superficie e per il pattugliamento marittimo. Con l'apertura di Tokyo all'export militare, l'aereo ha riscosso un forte interesse in Europa, in quanto possibile alternativa al P-8 statunitense per quei paesi che devono ancora sostituire le flotte di ATLANTIC e P-3 ORION, come la Francia e la stessa Italia.
Di recente, le informazioni scaturite da un’audizione parlamentare del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Gen. Goretti e rilanciate dai media, è tornato alla ribalta il tema della scelta del futuro MPA (Maritime Patrol Aircraft) per le nostre Forze Armate.
Ciò di cui si sta parlando e cioè gli MPA o i velivoli ad ala fissa ottimizzati per le operazioni di pattugliamento marittimo e la lotta antisom, cioè aeromobili che possono generalmente imbarcare munizionamento adatto al contrasto di navi di superficie e, soprattutto, dei sottomarini. Grazie alle sofisticate dotazioni in termini di sensori e sistemi collegati, possono svolgere missioni di Intelligence, Surveillance and Reconnaissance ad ampio spettro.
L’importanza di questi stessi MPA è andata via via aumentando in questi ultimi anni, al punto di farli diventare diventare un assetto operativo indispensabile e ricercato.

La situazione specifica del nostro Paese. 

Il particolare assetto operativo in Italia è gestito in una maniera a dir poco “originale”, con l’Aeronautica Militare che dal 1957 ha in carico i velivoli dedicati a queste missioni ma che poi li fa operare con piloti e operatori di bordo anche appartenenti alla Marina Militare, andando così a creare un classico esempio di collaborazione interforze e in qualche modo condivise.
Ad oggi Aeronautica e Marina dispongono di 4 velivoli dedicati, i P-72A in dotazione all’88° Gruppo inquadrato nel 41° Stormo di base a Sigonella. Il P-72A è  un velivolo derivato dal ben noto ATR-72 e cioè uno degli aerei da trasporto regionale più diffusi nel mondo; il loro acquisto è stato deciso per venire incontro alla sostituzione dei precedenti Breguet Br 1150 Atlantic, ritirati completamente dal servizio nel 2017.
Come noto agli addetti ai lavori, il programma relativo a questi nuovi velivoli, entrati in linea a partire dal 2018, nasce come un semplice “gap filler” per non disperdere le capacità in questo settore; non disponendo delle risorse necessarie per acquistare altri costosi MPA, il Ministero della Difesa scelse di acquisire un numero limitato di P-72A che non dispongono di capacità operative complete in ambito ASW. Da qui la sempre più stringente esigenza di adottare un nuovo MPA specificatamente progettato allo scopo.
Nell’ultimo Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa (DPP), relativo agli anni 2024-2026, si registra un primo stanziamento di 560 milioni di € destinato all’acquisizione di una nuova piattaforma aerea indicata come Maritime Multi Mission Aircraft.
L’obiettivo è quello di acquistare alla fine 6-8 MPA che dovranno così assicurare capacità di pattugliamento aereo marittimo a lungo raggio, sopra e sotto la superficie del mare, con il ritorno quindi a piene capacità ASW e altrettanto ampie capacità ISR.
Non è da escludere che alla luce dei nuovi ingenti fondi messi a disposizione della Difesa si possa assistere ad un’accelerazione e il fattore “tempi” potrebbe diventare tra i più importanti in termini di scelte future.
Come già evidenziato su questo “blog”, si stanno aprendo prospettive di collaborazioni industriali nel settore della Difesa tra Italia e Giappone; collaborazioni che potrebbero riguardare sia il settore degli addestratori avanzati M-346 di Leonardo, quello del pattugliamento marittimo e, forse, quello dei velivoli da trasporto di progetto giapponese.
L’Italia è interessata al P-1 prodotto dalla Kawasaki che è in servizio nella Japan Maritime Self-Defense Force; tra le sue caratteristiche peculiari c’è quella di essere stato sviluppato appositamente per questo ruolo; a differenza dell’attuale offerta di velivoli di questo tipo, ormai basati tutti sulla modifica estesa di aerei di linea.
Lo scrivente è certo che il P-1 stesso è da considerare, per gli avanzati sistemi imbarcati, come una delle piattaforme più performanti di questo tipo oggi in servizio e pertanto, l’eventuale sua scelta da parte Italiana avrebbe una certa logica. Ad ogni buon conto, le caratteristiche sopra menzionate finiscono con il rappresentare anche uno svantaggio sul fronte dei costi di acquisto, di gestione e supporto logistico.
L’opzione che emerge di “personalizzare” tale velivolo una volta acquistato dal nostro Paese è quella di sostituire una serie di sistemi originali di missione con altri di produzione nazionale (Leonardo e ELT Group); il percorso potrebbe chiaramente portare ad ulteriori incrementi dei costi di sviluppo e lungaggini per la messa a punto.

L’ipotesi P-1 appare allettante per la qualità dei prodotti giapponesi.

Allo stato attuale, si è parlato anche di una versione MPA/ASW appositamente sviluppata dal noto aereo da trasporto tattico C-27J di Leonardo, già in dotazione all’Aeronautica. Ipotesi dunque interessante dal punto di vista della comunanza logistica e dalla pressoché completa autorità nazionale sul progetto; anche qui però non mancano i dubbi legati alle reali capacità operative finali.

Un nuovo aereo MPA/ASW per l'Italia avrà bisogno: 
  • di un sistema aeroportato ASW avanzato ogni tempo, 
  • della capacità di attacco anti-superficie (ASuW), 
  • capacità ISR multispettrale, 
  • connettività sicura a lungo raggio 
  • e autonomia operativa significativamente maggiori rispetto al P-72A.

L'Italia è chiaramente interessata a una versione "italianizzata" della Kawasaki P-1 per soddisfare le sue esigenze, utilizzando i sistemi aeroportati radar ed ESM/ECM di Leonardo/Elettronica allo scopo di massimizzare la quota di lavoro nazionale.
Con le crescenti preoccupazioni per la dipendenza dal "kit" degli Stati Uniti, il Kawasaki P-1 quadrimotore, che è stato sviluppato come aereo MPA/ASW dedicato, potrebbe essere in grado di sfidare il dominio statunitense del P-8A bimotore basato sugli aerei di linea Boeing 737.




M.P.A. Kawasaki P-1

Il Kawasaki P-1 è un pattugliatore oceanico quadrimotore a getto, progettato e costruito dalla divisione aeronautica dell'azienda giapponese Kawasaki Heavy Industries, con il quale i nipponici intendono sostituire il diffusissimo P-3 Orion. A differenza di molti aerei da pattugliamento marittimo, che sono in genere conversioni di progetti civili, il P-1 è un velivolo marittimo appositamente costruito senza essere derivato da un aereo civile ed è stato progettato sin dall'inizio per questo ruolo.
Il P-1 monta un'ala convenzionale con una freccia di 25° con slat su tutto il bordo di attacco e flap Fowler a curvatura singola su quello di uscita. Le ali e la deriva verticale sono costruite da Fuji Heavy Industries, mentre il piano orizzontale di coda da KHI, responsabile anche della sezione anteriore della fusoliera. Le sezioni centrale e posteriore di fusoliera sono realizzate da Mitsubishi Heavy Industries ed il carrello da Sumitomo Precision Products. Nel dicembre 2004 la JDA annunciò la scelta del motore XF7-10 che sarebbe stato sviluppato da lshikawajima-Harima Heavy Industries con la collaborazione di altre società nazionali. Si trattava di un impegno notevole anche se IHI aveva sviluppato in precedenza l’F3-IHI-30 da 3.680 libbre per l’addestratore Kawasaki T-4. Il motore risultante era un turbofan ad alto rapporto di diluizione basato sull’XF5-1 a basso rapporto, sviluppato con il TRDI del Ministero della Difesa giapponese e con la partecipazione di KHI e MHI. I prototipi furono assemblati e provati dalla JDA, ma gli esemplari di produzione sono realizzati da un team guidato da lHl. Il propulsore riprendeva sotto vari aspetti il General Electric CF34-8, alla cui produzione partecipavano sia lHl che KHI, con la differenza principale di un aumento del rapporto di bypass da 5 ad 8,2 ottenuto con un piccolo aumento della sezione del motore e con vantaggi per l’efficienza e la silenziosità. Inizialmente vennero costruiti 5 esemplari dell'XF7 e le prove al banco iniziarono nel settembre 2002. Uno dei primi motori venne montato su un trasporto Kawasaki C-1 al posto di uno dei 2 JT8D, mentre gli altri 4 furono usati per le prove a terra PFRT (Preliminary Flight Rating Testing) dal secondo trimestre 2001 all'agosto 2007. Nel 2005 vennero realizzi altri 2 motori configurati con relative gondole e questi furono seguiti ai primi del 2006 da 4 F7-10 certificati per il volo destinati al prototipo XP-1. Altri 3 motori furono ordinati a fine 2006 per le prove di qualifica. Il motore ha emissioni al di sotto degli standard ICAO ed è più silenzioso del T56 del P-3C con 76 dB al minimo e 70,6 al decollo. La gondola è dotata di inversori di spinta con un sistema General Electric. La silenziosità è importante perché ritarda la scoperta acustica da parte dei sensori del possibile bersaglio. L’F7-10 è lungo 2,7 m con un diametro di 1,4 m ed un peso a secco di 1.240 kg. La spinta è di 60 kN/13.500 libbre e l’SFC (Specific Fuel Consumption) è di 0,34 kg/ora/daN. Il motore è realizzato con materiali resistenti alla corrosione salina. ll P-1 monta un sistema di controllo FBL (Fly-By-Light) simile al diffuso FBW (Fly-By-Wire) ma che, al posto dei tradizionali cablaggi e interfacce comunicazioni tra i comandi, il computer di controllo e gli attuatori delle superfici, usa un sistema a fibre ottiche che non solo aumenta l’efficacia e l’affidabilità, ma riduce l’interferenza elettromagnetica con gli equipaggiamenti di missione del velivolo. La tecnologia è stata provata a lungo sull’UP-BC prima di essere integrata sul P-1.

Sensori e avionica

La suite sensori integrata è composta da vari apparati. Il radar AESA (Active Electronically Scanned Array) HPS-106 in banda X è stato sviluppato congiuntamente da Toshiba e TDRI; il sensore ha 4 antenne (nel muso, sui fianchi della sezione anteriore della fusoliera al di sotto del cockpit e in coda) per coprire continuamente i 360° ed utilizza elementi in GaN. Il radar ha varie modalità di impiego: ricerca di bersagli in superficie, aria-aria, navigazione, meteo, SAR (Synthetic Aperture Radar) e ISAR (Inverse Synthetic Aperture Radar, che sfrutta il movimento del bersaglio per creare immagini 2D ad alta definizione per facilitare l’identificazione). Il sensore elettro-ottico HAQ-2 di Fujitsu, collocato in torretta retrattile sotto al muso, è composto dal FLIR (Forward-Looking infraRed), che fornisce immagini termiche e visione notturna assistendo anche la navigazione e telecamere per la ripresa di immagini negli spettri del visibile e del quasi infrarosso. Gli altri sensori sono l’ESM HLR-109B di Mitsubishi Electric con antenna nel radome dorsale anteriore, la suite di autoprotezione HLQ-9, sempre di Mitsubishi Electric e dotata di sensori RWR (Radar Warning Receiver) e MAWS (Missile Approach Warning System), con associati lanciatori chaff/flare, il sonar della Nippon Electric Company mentre il resto della suite ASW è della Shinko Electric. Il 18 febbraio 2004, per equipaggiare l’allora P-X, venne scelto il MAD (Magnetic Anomaly Detection) AN/ASQ-508(V) di CAE che firmò un contratto di licenza di costruzione con Mitsubishi Electric Corporation per il prototipo ed i successivi velivoli di produzione; il modello montato sugli aerei di produzione è I’HSQ-102 che Mitsubishi Electric ha integrato con propri equipaggiamenti appoggiandosi alla tecnologia MAD di CAE. L’apparato ha un raggio di scoperta di circa 1.200 m (massimo 1.900 m) per cui richiede di volare a quote e velocità molto basse, cosa che il P-1, per la sua configurazione aerodinamica e motoristica, può fare molto bene. Il P-1 ha a bordo 30 boe acustiche già inserite nei tubi di lancio ed altre 70 immagazzinate per la ricarica dei tubi. Il sistema acustico si compone dell’elaboratore segnali HQA-7 di NEC, del ricevitore boe acustiche HRQ-1 (con antenne sui portelloni della stiva bombe), del registratore dati HQH-106 e del controllore boe HAS-107. Al Salone di Singapore, ai primi del 2016, Honeywell annunciò che il P-1 avrebbe impiegato la sua APU (Auxiliary Power Unit) 131 -9J, montata in coda davanti allo stabilizzatore (per non interferire con il MAD inserito all’estremità posteriore), e vari altri equipaggiamenti: EPWS (Enhanced Proximity Warning System) e Smart Traffic Collision Avoidance System, il sistema di controllo pressione in cabina, la valvola di spillaggio aria dello starter dei motori, l'illuminazione interna ed esterna, l'unità ossigeno individuale, la turbinetta ausiliaria estraibile, il sistema di spillaggio aria ed il dispenser delle boe acustiche. Il cockpit del P-1, molto ampio, ospita oltre ai 2 piloti anche un ingegnere di volo ed un osservatore; il “glass cockpit” è composto da 6 display LCD multifunzione e da 2 HUD (Head-Up Display) di Shimadzu Corporation (comuni al C-2). In cabina seguono la postazione del TACCO (Tactical Coordinator) e dell’operatore NAV/COM rivolte nel senso di volo e 4 postazioni per gli addetti ai sensori rivolte verso la fiancata sinistra. Il TACCO ha a disposizione il sistema ACDS (Advanced Combat Direction System) HYQ-3 di Toshiba che, usando la tecnologia a intelligenza artificiale, analizza le informazioni provenienti dai vari sensori e presenta le soluzioni ottimali di attacco riducendo il carico di lavoro ed i tempi di reazione. Andando verso coda, prima del portello principale di accesso, vi è il compartimento di lancio delle boe acustiche e quindi la postazione dell’osservatore posteriore e l’area di riposo dell’equipaggio. Il sistema radio di bordo è un UHF/VHF HRC124 con equipaggiamento di comunicazioni satellitari HRC-123 di Mitsubishi Electric con antenna al disotto del radome posteriore sul dorso della fusoliera. Il velivolo è equipaggiato con un terminale MlDS-LVT compatibile con il Link 16 per scambiare dati di bersaglio ed altre informazioni con aeromobili da combattimento e pattugliamento parimenti equipaggiati e unità di superficie come i cacciatorpediniere Aegis. L’IFF (identification Friend or Foe) è l’HPX-105 con 2 set di 4 antenne N-AT-347 poste subito davanti al parabrezza e ventralmente.

Armamento

Nel giugno 2005 Smiths Aerospace venne scelta per fornire il sistema di gestione dei carichi (stiva e piloni subalari) che si basava sulla nuova Universal SCU (Stores Control Unit) sviluppata e costruita dalla Smiths Aerospace. L’armamento, per un totale di circa 9 t, è contenuto nella stiva interna posta davanti al cassone alare con 8 punti di attacco mentre l’ala dispone di 8 punti di attacco con piloni BRU-47/A da 2.000 libbre. La stiva ha dimensioni paragonabili a quelle del Nimrod della RAF e notevolmente superiori a quelle d P-3C e P-8. Tra i vari armamenti, oltre a bombe, siluri (Mk-46, Type 97/G-RX4, Type 12/G-RX5), mine e cariche di profondità, vi sono missili AGM-84 Harpoon, AGM-65 Maverick e i missili antinave nazionali ASM-1C. È prevista l’integrazione di armamenti a guida laser e GPS.

Utilizzatori:
  • Giappone - Kaijō Jieitai - I primi 2 P-1 sono stati consegnati il 26 marzo 2013, con previsione di acquisto di circa 70 aerei. - Nel 2024 erano stati ordinati un totale di 48 aerei e consegnati 34 già in servizio operativo.
  • ITALIA - ĽItalia da tempo ha mostrato un forte interesse per una possibile acquisizione di una versione italianizzata da Leonardo e ELT Group.

Specifiche (XP-1) - Caratteristiche generali:
  • Equipaggio: equipaggio di volo: 3
equipaggio della missione: 8
  • Lunghezza: 38 m (124 piedi 8 in)
  • Apertura alare: 35,4 m (116 piedi 2 in)
  • Altezza: 12,1 m (39 piedi 8 in)
  • Peso massimo al decollo: 79.700 kg (175.708 libbre)
  • Potenza: 4 motori turbofan IHI F7-10, 60 kN (13.000 lbf) di spinta ciascuno.
  • Velocità massima: 996 km/h (619 mph, 538 kn)
  • Velocità di crociera: 833 km/h (518 mph, 450 kn)
  • Autonomia: 8.000 km (5.000 miglia, 4.300 miglia nn)
  • Raggio d’azione: 2.500 km (1.600 miglia, 1.300 miglia)
  • Tangenza: 13.520 m (44.360 piedi).
  • Armamento: Punti d’attacco: 8, 2x su ogni ala e 2x su ogni radice dell'ala. Otto stazioni interne di bomb station con una capacità di 9.000 kg (19.842 lb) +, con disposizioni per trasportare combinazioni di: Missili:  AGM-84 Harpoon - ASM-1C - AGM-65 Maverick.
  • Bombe:  mine - cariche di profondità - Altro: MK-46 - Siluro tipo 97 - Siluro di tipo 12 - 30+ sonobuoy precaricati, 70+ sonobuoys dispiegabili dall'interno;
  • Avionica: Radar: Toshiba, sistema radar Active Electronically Scanned Array - Sonar: NEC, sistema di navigazione audio multistatico - Sistemi antisommergibile: SHINKO ELECTRIC CO.LTD., sistema avanzato di direzione di combattimento - Collegamento dati: Kawasaki, sistema di collegamento dati - Altro: Mitsubishi Electric, contromisure elettroniche (CMD, RWR, MWS, ESM), sistema di direzione di combattimento.







Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, 
storia militare, sicurezza e tecnologia. 


La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri 
di un reparto militare 
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, 
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà: 
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! 
Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti 
sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze 
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: 
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non, 
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò 
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: 
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita 
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, 
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, Starmag, Wikipedia, You Tube)































 

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