martedì 22 settembre 2026

OPERAZIONE “Peace Pearl” - 1984 - 1990: lo Shenyang J-8II (noto con la designazione da esportazione F-8 II e nome in codice NATO Finback-B) è un caccia intercettore supersonico bimotore ad ala a delta, sviluppato in Cina dalla Shenyang Aircraft Corporation (SAC) a partire dagli anni ottanta. Nel corso degli anni novanta, la Cina ha cercato di modernizzarlo integrando tecnologie occidentali (programma poi cancellato nel 1990) e successivamente avionica e radar di origine russa (versione F-8IIM con radar Phazotron Zhuk).








Lo Shenyang J-8II (noto con la designazione da esportazione F-8 II e nome in codice NATO Finback-B) è un caccia intercettore supersonico bimotore ad ala a delta, sviluppato in Cina dalla Shenyang Aircraft Corporation (SAC) a partire dagli anni ottanta. 
Sebbene nasca primariamente come intercettore d'alta quota, le sue versioni successive lo hanno trasformato in un velivolo multiruolo con capacità di attacco al suolo (caccia-bombardiere). 




Il Grande Ridisegno

La differenza fondamentale tra il primo J-8 (Finback-A) e l'F-8 II risiede nella parte anteriore della fusoliera:
  • Presa d'aria spostata: Gli ingegneri hanno eliminato la presa d'aria frontale sul muso (stile MiG-21), riposizionandola sulle fiancate della fusoliera.
  • Nuovo Radome: Questa modifica ha liberato l'intero muso dell'aereo, consentendo l'installazione di un muso pieno ("radome") per ospitare un radar Doppler molto più grande e moderno, trasformando il velivolo in un caccia ognitempo. 

Caratteristiche Tecniche Principali:
  • Equipaggio: 1 pilota
  • Propulsione: 2 turbogetti Guizhou WP-13 con postbruciatore.
  • Velocità Massima: Mach 2.2 ad alta quota (circa 2.330 km/h).
  • Quota Massima (Tangenza): Oltre 20.000 metri.
  • Armamento: Un cannone a doppia canna da 23 mm, supportato da 7 attacchi esterni (hardpoint) per missili aria-aria (come i PL-12 a medio raggio), missili antinave, razzi e bombe a caduta libera. 

Ruolo Operativo e Storia

L'aereo ha volato per la prima volta nel 1984 ed è entrato in servizio nel 1988. Nel corso degli anni novanta, la Cina ha cercato di modernizzarlo integrando tecnologie occidentali (programma statunitense Peace Pearl, poi cancellato nel 1990) e successivamente avionica e radar di origine russa (versione F-8IIM con radar Phazotron Zhuk). 
L'F-8 II è tristemente famoso a livello internazionale per l'incidente dell'isola di Hainan del 2001, quando un J-8B cinese entrò in collisione in volo con un aereo da ricognizione statunitense EP-3E della Marina americana. Sebbene sia una piattaforma ormai anziana rispetto ai moderni caccia stealth cinesi di quinta generazione come il Chengdu J-20, diverse varianti aggiornate rimangono in servizio operativo limitato all'interno della PLAAF (Aeronautica) e della PLANAF (Marina cinese) per compiti di ricognizione e intercettazione.

UNA STORIA AERONAUTICA POCO NOTA: OPERAZIONE “Peace Pearl”

Il breve disgelo nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina negli anni '80 ha portato a questo sorprendente programma di caccia ibrido guidato dalla statunitense Grumman.
Oggi, con le fila dell'Aeronautica militare dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese che si stanno riempiendo di caccia multiruolo J-10 di produzione nazionale, nonché di un numero crescente di caccia stealth J-20, il vecchio caccia Shenyang J-8 Finback è sempre più una reliquia di un'epoca passata per l'aeronautica. Sebbene il J-8 di produzione nazionale sia stato costruito in diverse versioni, i cinesi lo avevano già affiancato ai Su-27 Flanker di fabbricazione russa non appena possibile. Tuttavia, per un certo periodo, la storia del possente Finback sembrava destinata a essere molto diversa, grazie al coinvolgimento del gigante della difesa statunitense Grumman.

La storia del coinvolgimento di Grumman nel programma cinese del caccia J-8 risale alla normalizzazione delle relazioni sino-americane nel 1979. 

Quell'anno, il governo statunitense riconobbe Pechino, e non Taipei, come legittima capitale cinese, inaugurando un nuovo periodo di relazioni diplomatiche e commerciali. Questa nuova realtà ebbe un impatto anche sul mercato globale degli armamenti e la Cina iniziò ad acquistare armi da aziende statunitensi, con l'approvazione ufficiale del Dipartimento di Stato. È per questo motivo che, ancora oggi, l'Esercito Popolare di Liberazione utilizza diversi elicotteri multiruolo Sikorsky S-70 Black Hawk.
Ora che Pechino poteva acquistare armi dagli Stati Uniti e beneficiare della loro competenza tecnologica, l'Aeronautica militare dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF) aveva l'opportunità di cambiare le sorti del suo caccia J-8. Lo sviluppo del velivolo era stato estremamente lungo e costantemente ostacolato dagli effetti della Rivoluzione Culturale di Mao.
Lo Shenyang J-8 nacque nei primi anni '60 come progetto per un intercettore a lungo raggio e ad alta quota. Concettualmente, si trattava di una versione ingrandita e bimotore del J-7, a sua volta versione cinese del prolifico MiG-21 Fishbed di progettazione sovietica. Sebbene la progettazione fosse iniziata già nel 1964 e un prototipo avesse effettuato il suo primo volo nel 1969, fu solo a metà degli anni '80 che il J-8I, ottimizzato per la produzione, fu effettivamente pronto per essere consegnato all'Aeronautica militare dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF). A quel punto, l'aereo era ormai obsoleto e ne furono completati solo 100 esemplari.

Lo sviluppo della seconda generazione del J-8II, noto anche come J-8B, iniziò nel 1980 e rappresentò una profonda riprogettazione del velivolo originale. 

Il J-8II presentava prese d'aria laterali per i motori anziché le prese d'aria frontali in stile MiG-21 del J-8I, consentendo l'installazione di un grande radar nella parte anteriore della fusoliera. Si ipotizza che alcune caratteristiche progettuali siano state ispirate dal MiG-23 Flogger di fabbricazione sovietica, alcuni esemplari del quale furono acquisiti dalla Cina dall'Egitto a scopo di valutazione, e almeno uno di questi potrebbe essere stato conservato sull'ex portaerei sovietica Minsk.
Il J-8II effettuò il suo primo volo nel giugno del 1984 e, pur offrendo un vantaggio rispetto al più semplice J-8I, era ancora limitato dall'avionica cinese disponibile, che era arretrata rispetto a quella presente sui caccia occidentali e sovietici. Per questo motivo, l'Aeronautica militare cinese (PLAAF) era riluttante a effettuare ordini.

Fu durante i test di volo del J-8II che Pechino iniziò a guardare agli Stati Uniti per ottenere assistenza nello sviluppo di un caccia più moderno. 

Successivamente, venne avviato un programma formale di assistenza militare, supervisionato dall'USAF e soprannominato "Peace Pearl". L'Aeronautica militare statunitense utilizza da tempo soprannomi composti da due parole che iniziano con "Peace" per i progetti di assistenza militare all'estero, in genere finalizzati a facilitare la fornitura di velivoli di fabbricazione americana.
Nell'agosto del 1987, la Divisione Sistemi Aeronautici dell'USAF stipulò un contratto con la Grumman per la fornitura di aggiornamenti avionici per un certo numero di caccia J-8II, tra 50 e 55 a seconda della fonte, per un valore stimato  di 502 milioni di dollari. 


Il pacchetto si basava sullo stesso radar Westinghouse AN/APG-66 installato sui primi F-16. 

L'aggiornamento includeva anche sistemi di navigazione inerziale di fabbricazione statunitense, display head-up (HUD), display multifunzione per la cabina di pilotaggio, computer e sedili eiettabili. Accompagnati da circa 40 ufficiali militari cinesi, due dei jet furono trasportati negli Stati Uniti per i test all'inizio del 1989, dove era previsto che venissero pilotati da piloti statunitensi. A quel tempo, si prevedeva che la produzione del cinquantesimo aereo sarebbe stata completata nel 1995.

LA FORNITURA DI MISSILI ALENIA ASPIDE ALLA CINA

Mentre l'avionica doveva essere fornita dagli Stati Uniti, la responsabilità degli armamenti era dell'industria della difesa italiana, nella forma dell'Alenia Aspide, un missile a lungo raggio, basato sull'AIM-7E Sparrow, con guida radar semiattiva. Un lotto di missili Aspide fu consegnato alla Cina a metà degli anni '80, dove il progetto fu ulteriormente sviluppato per applicazioni di lancio da terra e dall’aria.






La stampa italiana ha sempre riportato ottime cose sulle capacità e precisione dell'Aspide, ma esiste la questione delle sue origini. 


Il fatto che l'Aspide somigli tanto allo Sparrow e che l'Italia non abbia mai costruito un ben più economico missile a guida IR, non è legato solo alla necessità di rimpiazzare i vecchi Sparrow E con armi fisicamente compatibili, ma anche alla produzione su licenza di oltre 1000 AIM-7 da parte della Selenia, fatto praticamente ignoto fino a non molto tempo fa, il che spiega come mai la ditta italiana abbia avuto accesso al know-how per la costruzione di un'arma a medio raggio e come mai all'estero l'Aspide venga considerato come una versione su licenza dello Sparrow, pur avendo elettronica, testata e motore assolutamente originali e molto più prestanti rispetto al modello E statunitense, differenziandosi da questo ancora di più di quanto non facesse il britannico Skyflash che era effettivamente uno Sparrow con testa di guida differente.
Grazie però all'ingegnere Sandro Mazzuca, che ha curato la parte aerodinamica, ed al Dr. Paolo Iudica, che ha curato la parte meccanica, venne sviluppata la cosiddetta "ala corta" che evitava di avere l'ala di manovra in due pezzi e quindi il relativo cinematismo di dispiegamento. Il sistema delle quattro ali indipendenti consentiva quindi anche l'uso di ali fisse di apertura ridotta anche da lanciatori di superficie.
A riprova del grande vantaggio di manovra dell'Aspide sui missili della stessa classe, i britannici vollero acquistare per il loro Skyflash dalla Alenia l'unità di controllo dell'Aspide a quattro ali indipendenti.
Un'altra differenza molto importante di allora era la diversa testata che l'Aspide adottava. Lo Sparrow aveva una testata di tipo continuous rod o barra continua: tanto per esemplificare, al momento dell'esplosione la testata lanciava una specie di "metro da muratore", un cerchio metallico composto da diverse barrette unite insieme e praticamente dopo l'esplosione della testata si vedeva una specie di "corda metallica" che impattava con il bersaglio. La letalità di questo sistema non era "universalmente" garantita, a differenza dell'Aspide che, invece, aveva una testata a frammentazione che al momento dell'esplosione lanciava frammenti metallici in diverse direzioni, aumentando così la sua letalità o kill probability.
Per quanto riguarda l'elettronica, solo con lo Sparrow M gli USA introdussero la tecnica di guida mono-pulse, che, oltre che dagli italiani, era usata anche dai britannici con lo Skyflash, missile che era un aggiornamento elettronico dello Sparrow E, anche se dotato ancora del vecchio e meno potente motore a razzo.
L'Aspide nel modello aria-aria è riconoscibile per le alette triangolari a grande apertura, mentre nelle versioni per lanci da superficie poteva avere alette similari a quelle dello Sparrow o la famosa ala corta.
L'Aspide, nelle sue varie versioni, è stato utilizzato sia nel ruolo aria-aria, trasportato dagli F-104 dell'Aeritalia dopo l'aggiornamento ASA, sia nel ruolo terra-aria da installazioni sia terrestri che navali. Nel primo ruolo è stato sostituito dall'AIM -120 AMRAAM e dall'MBDA Meteor, nel secondo ruolo dall'MBDA Aster. I lanciatori navali dell'Aspide possono essere adattati per lanciare il Sea Sparrow semplicemente sostituendo una singola scheda elettronica. A metà degli anni '80, la Cina importò un piccolo lotto di Aspide Mk. 1 dall'Italia, quindi firmò un accordo con Alenia per produrre il missile localmente su licenza. Nel 1989, la Cina produsse il suo primo lotto di missili Aspide Mk. 1 utilizzando parti importate dall'Italia. Tuttavia, a causa dell'embargo sulle armi imposto dalla CEE dopo le proteste e il massacro di Piazza Tiananmen del 1989, la Cina non fu in grado di acquistare ulteriori kit Aspide.  Successivamente la Cina sviluppò una propria famiglia di missili basata sull'Aspide Mk. 1, con versioni terra-aria designate HQ-6 e una versione aria-aria designata PL-11.

Le installazioni prototipo erano previste per due J-8II (presumibilmente quelli spediti negli Stati Uniti per le prove), che avrebbero dovuto essere consegnati alla base aerea di Edwards, o forse al vicino Mojave Air and Space Port, in California, nel 1989.

Almeno una foto, in allegato a questa pagina, mostra uno dei J-8II all'interno di una camera anecoica negli Stati Uniti. Queste camere, che attenuano le radiazioni elettromagnetiche ambientali, vengono utilizzate di routine durante l'integrazione di nuovi radar e altre apparecchiature elettroniche sugli aeromobili, garantendo che le varie emissioni non interagiscano negativamente con gli altri sistemi di bordo.
Ci sono anche notizie di test ai motori e prove a terra presso il famoso stabilimento Grumman di Bethpage, New York, ma non esiste alcuna prova confermata di voli di prova del velivolo aggiornato negli Stati Uniti.
Fu sviluppata anche una versione da esportazione del J-8II aggiornato "Peace Pearl", denominata Shenyang F-8II, che venne esposta al Salone Internazionale dell'Aeronautica e dello Spazio di Parigi del 1989. Rispetto alla versione del jet costruita per l'Aeronautica Militare Cinese (PLAAF), questa si sarebbe distinta per l'avionica e l'armamento non americani. L'esemplare esposto a Parigi era inoltre carico di munizioni inerti di fabbricazione cinese.

Tuttavia, con l'ingresso dei carri armati in Piazza Tiananmen nel giugno del 1989, la cooperazione cinese con le aziende statunitensi e di molte altre nazioni si interruppe bruscamente, con l'imposizione rapida di embarghi sulle armi e sanzioni alla Cina da parte del governo statunitense e dell'Unione Europea. 

L'embargo statunitense sulle armi fu convertito in legge, di fatto vietando la vendita alla Cina di qualsiasi materiale militare, letale e non letale, presente nella lista statunitense delle munizioni. La conferma ufficiale della cancellazione del programma Peace Pearl arrivò nel maggio del 1990 e i due velivoli incompiuti negli Stati Uniti furono restituiti alla Cina.
In definitiva, tra il 1992 e il 1995 furono completati solo circa 60 esemplari del J-8II, tutti senza equipaggiamento statunitense.

Per le successive versioni migliorate del Finback, tra la metà e la fine degli anni '90, la Cina si rivolse invece a Russia e Israele per ottenere assistenza nello sviluppo di sistemi avionici avanzati. 

Un altro obiettivo chiave fu lo sviluppo di radar migliorati, utilizzabili con missili aria-aria più moderni, che conferissero ai jet una capacità di combattimento oltre la portata visiva. Il missile principale in questione era il PL-11, di produzione nazionale, che utilizzava un sistema di puntamento basato su quello del già citato Aspide.
Circolano anche voci secondo cui il radar Doppler a impulsi Type 1471 fosse basato sull'israeliano Elta EL/M-2034, mentre il missile PL-8 deriverebbe chiaramente, a livello concettuale, dall'israeliano Python 3. Venne inoltre offerta una versione dell'F-8IIM ottimizzata per l'esportazione, dotata del radar russo Phazotron Zhuk e di armamenti russi.
La variante finale e più avanzata del caccia Finback, il J-8F, ha effettuato il suo primo volo nel 2000, introducendo finalmente una moderna cabina di pilotaggio digitale con display a testa alta (HUD) e un radar nuovo e più potente. Una volta cessata la produzione dei modelli da caccia, Shenyang ha continuato a produrre un numero limitato di versioni specializzate per la soppressione delle difese aeree nemiche (SEAD) e la ricognizione tattica. Oggi, alcune unità dell'Aeronautica militare dell'Esercito Popolare di Liberazione (PLAAF) utilizzano ancora i J-8 di ultima generazione, così come un singolo reggimento della Marina dell'Esercito Popolare di Liberazione.

Nel complesso, tuttavia, il maggiore beneficiario del crollo del programma Peace Pearl fu l'Unione Sovietica, e in seguito la Russia, che divenne il principale fornitore di armi della Cina. 

I negoziati cinesi per l'acquisto di caccia da Mosca iniziarono nel 1990, con Pechino che scelse il Su-27 come primo caccia veramente moderno dell'Aeronautica militare cinese. La Cina fu il primo cliente estero del Flanker e si assicurò un accordo di produzione su licenza, producendo da allora una pletora di versioni nazionali migliorate .
Gli impressionanti progressi compiuti dall'industria aerospaziale cinese negli anni successivi fanno sì che il programma Peace Pearl sia ormai poco ricordato. Ma è affascinante immaginare cosa sarebbe potuto succedere se l'Aeronautica militare cinese avesse ricevuto un impulso tecnologico di questo tipo dagli Stati Uniti negli anni '80. Il solo pensiero di un caccia Shenyang-Grumman è oggi quasi inconcepibile. 


(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, AI Google, TWZ, WIKIPEDIA, You Tube)












https://svppbellum.blogspot.com/

Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.


“…La difesa della Patria (di ogni Patria) è sacro dovere del cittadino…”.









IL NOSTRO PENSIERO

Si vis pacem, para bellum  (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia. 

La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,  in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà:  altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!  Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE". 

Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:  SEMPRE!

Di fronte agli ultimi sconvolgimenti bellici, lo storico Antonio Socci, ha scritto su Libero-quotidiano:
“””….Giancarlo Torlizzi, un vero addetto ai lavori, l’altro ieri ha fatto notare che «Pechino non sta affatto assistendo passivamente alle dinamiche mediorientali» e ora «offre la sua disponibilità di materie prime per ampliare le sfera d’influenza» con l’obiettivo di «estendere il controllo sull’Asia». Torlizzi conclude: «Stiamo andando incontro a un sistema basato su due blocchi commerciali finanziari e industriali. E l’Europa deve scegliere da che parte stare».
Si tratta anche di due blocchi politici e culturali. Purtroppo ci sono forze che spingono verso il suicidio dell’Occidente: opporre la Ue agli Usa è oggi il pericolo maggiore. L’Europa è legata al vecchio scenario (fallito) della globalizzazione clintoniana, non all’ideale della difesa dell’Occidente, perciò giudica folle la leadership di Trump. E la Casa Bianca ritiene suicida la Ue per le sue politiche economiche, immigratorie, burocratiche e demografiche. Che sono vecchie, fallimentari e condannano la Ue all’irrilevanza.
L’Ue appare fuori gioco anche nel dibattito sull’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione che cambierà tutto. Anche su questo la Cina, leader del fronte avverso all’Occidente, tenta di sorpassare gli Usa e gli scenari che si prospettano sono cupi. Ha posto il problema Alexander C. Karp, Ceo di Palantir in cui è socio di Peter Thiel. Quella di Karp è una storia interessante. Karp nasce a New York nel 1967 in una famiglia di sinistra molto impegnata nelle battaglie civili. Si laurea in giurisprudenza a Stanford, poi un Ph.D alla Goethe Universität di Francoforte (sì, è la culla della Scuola di Francoforte che a quel tempo aveva il suo simbolo in Jürgen Habermas). Una formazione di sinistra Doc, infatti ha sempre votato Dem. Ma è duro con l’ala woke del partito democratico e ultimamente la sua antipatia per Trump ha virato verso il pragmatismo e la condivisione su alcuni temi.
Nel libro che ha scritto con Nicholas W. Zamiska, La repubblica tecnologica (Come l’alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell’Occidente), pubblicato in Italia da Silvio Berlusconi editore, Karp indica la necessità di una svolta per «i giganti della Silicon Valley che dominano l’economia americana».
In una lettera indirizzata ai propri investitori Karp citò una frase del famoso libro di Samuel P. Huntington Lo scontro delle civiltà: «L’ascesa dell’Occidente non è stata resa possibile dalla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione... ma dalla sua superiorità nell’usare la violenza organizzata».
Federico Rampini, nella prefazione del libro, commenta: «Nella sua visione (di Karp, ndr), questa non è una premessa per esprimere sensi di colpa, pentimento e vergogna verso la nostra civiltà.
Al contrario, è una forza di cui dobbiamo essere consapevoli, orgogliosi, e che va preservata. “Siamo ancora abbastanza duri” si chiedeva in un’intervista al New York Times “da spaventare i nostri avversari, e quindi evitare la guerra? Cinesi, russi, iraniani, ci considerano ancora forti?” Bastano queste parole per capire che Karp non è un personaggio banale. Nel 2024 il New York Times ha definito l’azienda da lui fondata, la Palantir, come impregnata di una cultura “filo-occidentale, la convinzione che l’Occidente rappresenti un modello superiore”.
La Palantir è un gioiello tecnologico della Silicon Valley, specializzata nell’analisi di Big Data e nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale, che annovera tra i suoi clienti le forze armate, l’intelligence e corpi di polizia». In realtà quel giudizio di Huntington (anch’egli Dem), che di fatto è alla base dell’ideologia woke e dei sensi di colpa occidentali, non è storicamente vero, perché l’Occidente è stato a lungo sotto attacco e a volte ha perso. Non solo. Le potenze antagoniste dell’Occidente sanno bene che alla radice del suo successo c’è altro.
L’Accademia delle scienze sociali di Pechino, per esempio, nel 2002 giunse a questa conclusione: «Una delle cose che ci è stato chiesto di investigare era che cosa spiegasse il successo, anzi, la superiorità dell’Occidente su tutto il mondo. Abbiamo studiato tutto ciò che è stato possibile dal punto di vista storico, politico, economico e culturale. Inizialmente abbiamo pensato che la causa fosse che avevate cannoni più potenti dei nostri. Poi abbiamo pensato che avevate il sistema politico migliore. Poi ci siamo concentrati sul vostro sistema economico. Ma negli ultimi vent’anni abbiamo compreso che il cuore della vostra cultura è la vostra religione: il cristianesimo. Questa è la ragione per cui l’Occidente è stato così potente. Il fondamento morale cristiano della vita sociale e culturale è ciò che ha reso possibile la comparsa del capitalismo e poi la riuscita transizione alla politica democratica. Non abbiamo alcun dubbio».
Non c’è solo l’economia. Ratzinger indicava nell’incontro del cristianesimo con la filosofia greca la premessa dell’approccio scientifico alla realtà. E la scienza ha prodotto, soprattutto negli ultimi secoli, la nostra superiorità tecnologica. Gerusalemme, Atene e Roma sono la culla dell’Occidente. Per difenderlo non si può dimenticare nessuna di queste radici”””..….(Antonio Socci)

….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. 
La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. 
Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò  che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.

Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…

Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita  e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,  a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.

Tutto…tranne l’amare.































 

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