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Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.
Armée de l'air et de l'espace, (già Armée de l’air)
L'Armée de l'air et de l'espace, già Armée de l'air spesso abbreviata in ALA, è l'attuale aeronautica e astronautica militare della Francia e parte integrante dell'Armée française, insieme all'Armée de terre (esercito), alla Marine nationale (marina militare) e alla Gendarmerie nationale.
Formata nel 1909 come Aéronautique Militaire, parte dell'Armée de terre, è diventata Forza armata indipendente nel 1934 ed è tra le forze aeree militari più antiche del mondo.
Il 24 luglio 2020 il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron ha dichiarato la volontà di modificare la denominazione ufficiale della forza armata in Armée de l'air et de l'espace, a sottolineare l'accresciuta importanza della dimensione spaziale per le forze armate francesi, denominazione diventata ufficiale dall'11 settembre 2020.
SNCASO SO-4000
Lo SNCASO SO-4000 era un bombardiere strategico bimotore a getto, ad ala media a freccia, prodotto dall'azienda francese Société nationale des constructions aéronautiques du sud-ouest all'inizio degli cinquanta.
Costruito in un solo esemplare, rimase allo stato sperimentale.
Storia del progetto
Il progetto del SO-4000 nacque nel corso del 1946 quando la Direction de la Technique et de l'Innovation (organo ministeriale del governo francese) incaricò le aziende Société nationale de constructions aéronautiques du Centre (SNCAC) e Société nationale des constructions aéronautiques du sud-ouest (SNCASO) di costruire due prototipi al fine di valutare la realizzazione di un bombardiere che fosse in grado di trasportare 5 000 kg di bombe alla velocità di oltre 900 km/h, dotato di autonomia pari ad almeno 3000 km e capace di volare a 9 000 m di altezza.
Il programma di sviluppo proposto dalle due aziende coinvolte prevedeva la realizzazione di due velivoli in scala ridotta (in rapporto 1:2) per l'acquisizione dei dati utili alla costruzione del bombardiere richiesto, stante l'assenza di gallerie del vento sufficientemente grandi da consentire le prove ad un velivolo delle dimensioni previste.
La SNCASO procedette quindi con la realizzazione dei velivoli SO-M1 e SO-M2 (la lettera M stava ad indicare Maquette, modello in francese). In sostanza si trattava di due esemplari identici ma il primo era un aliante (destinato ad eseguire test di volo dopo essere stato portato in quota da un altro velivolo), mentre il secondo era alimentato da un turbogetto Rolls-Royce Derwent.
Il programma di sviluppo del SO-4000 procedette speditamente, sotto la guida dell'ingegnere Jean-Charles Parot (responsabile del gruppo di progettisti che operava nello stabilimento SNCASO di Courbevoie): all'epoca l'Armée de l'air aveva previsto che, del progetto prescelto, sarebbe stata avviata la costruzione di cinque prototipi (da realizzare tra il dicembre del 1948 e l'aprile del 1949) e di 100 esemplari di serie, la cui consegna era prevista, con la cadenza di 6 esemplari al mese, a partire dal marzo del 1949.
Ben presto, però, gli scenari mutarono drasticamente e, in base ad una scelta dettata prevalentemente da ragioni di budget, già alla fine del 1947 lo stato maggiore dell'Armée de l'air aveva deciso di fare del SO-4000 un velivolo sperimentale la cui produzione si sarebbe limitata ai due modelli in scala ridotta ed al prototipo.
La realizzazione del prototipo venne portata a termine all'inizio del 1950: il 4 marzo il SO-4000 venne trasferito presso la base aerea di Orléans-Bricy (posta nell'omonima località del Loiret) ed il 13 aprile iniziarono le prove di rullaggio.
Struttura
Lo SNCASO SO-4000 era un monoplano bimotore ad ala media, con angolo di freccia di 31°; la fusoliera era di sezione ovale. La cabina di pilotaggio era pressurizzata: nei progetti era previsto che ospitasse i due membri dell'equipaggio (pilota e navigatore/bombardiere) in posizione affiancata sotto la vetratura integrata nelle linee della fusoliera, ma all'atto pratico questa soluzione fu accantonata in favore di un abitacolo che vedeva l'equipaggio disposto in tandem: il pilota sotto un cupolino a goccia ed il navigatore/bombardiere subito dietro ma all'interno della fusoliera.
Il vano bombe ed i serbatoi del carburante erano disposti nella sezione centrale del velivolo, subito davanti ai due turbogetto che erano disposti affiancati nella sezione finale della fusoliera. Le prese d'aria erano realizzate a fianco della fusoliera, poco prima del bordo d'entrata delle semiali. Gli impennaggi erano di tipo classico, con i piani orizzontali disposti in posizione ribassata, per non subire la turbolenza dell'aria prodotta dalle ali, e la deriva curvilinea e dalle dimensioni generose.
Il carrello d'atterraggio era caratterizzato da un singolo elemento anteriore monoruota (all'altezza della cabina di pilotaggio) e dal treno principale disposto sotto le ali (a poca distanza dalla fusoliera) costituito da due gambe indipendenti (anche in questo caso ciascuna dotata di una singola ruota) per ogni lato.
Motore
All'epoca della realizzazione del progetto l'industria francese non aveva in produzione un proprio turbogetto, per cui sul SO-4000 venne prevista l'installazione di motori Rolls-Royce Nene prodotti su licenza dalla Hispano-Suiza. Nelle intenzioni non era tuttavia previsto che questo motore equipaggiasse gli esemplari di serie: infatti con i loro 22,26 kN di spinta ciascuno, i Nene non erano in grado di garantire al velivolo le prestazioni previste dalla richiesta iniziale.
Armamento
Nel progetto il SO-4000 era in grado di trasportare 5000 kg di bombe nel vano ricavato all'interno della fusoliera.
Per quanto riguarda l'armamento difensivo era stata studiata una soluzione inconsueta: disposta sul terminale di ciascuna delle semiali sarebbe stata disposta una struttura carenata contenente due cannoncini calibro 20 mm comandati a distanza.
Poiché il velivolo rimase allo stadio di prototipo, nessuna apparecchiatura bellica venne mai installata a bordo.
Impiego operativo
Dopo dieci giorni di prove da fermo o in rullaggio, il giorno 23 aprile 1950, il pilota collaudatore Daniel Rastel eseguì una prova di rullaggio portando il velivolo alla velocità di 200 km/h: il SO-4000 piegò a sinistra e si intraversò. A causa del cedimento delle gambe del carrello d'atterraggio, il velivolo finì con lo strisciare rumorosamente sul ventre della fusoliera tra un mare di scintille. Fortunatamente i motori si spensero e, malgrado i danni considerevoli, il velivolo ed il suo pilota riuscirono a cavarsela.
Nel successivo mese di maggio il Ministero della Difesa francese procedette ad annullare definitivamente il progetto relativo al SO-4000. La SNCASO decise di proseguire, comunque ed a proprie spese, il programma delle prove con l'obbiettivo di portare in volo il proprio bombardiere.
Durante i lavori di riparazione la casa costruttrice decise di apportare anche alcune modifiche al velivolo, che fu messo nuovamente in condizione di effettuare le prove nel mese di ottobre del 1950; in questa seconda occasione tuttavia venne riscontrato un problema ai comandi, a causa del quale il velivolo non risultò in grado di decollare. Dopo le nuove ed indispensabili modifiche, alla fine, il 14 febbraio 1951 Daniel Rastel fece compiere il primo, piccolo, balzo sulla pista al SO-4000.
Il 15 marzo successivo Rastel decise, finalmente, di portare in volo l'aereo: ancora una volta, durante il rullaggio, il SO-4000 derivò a sinistra ma questa volta, a colpi di freno, il pilota riuscì a portare a termine il decollo. Una volta in volo il velivolo risultò di difficile pilotaggio, soprattutto a causa di problemi di rollio e di risposta ai comandi verticali. Rastel, senza mai aver retratto il carrello, decise dopo soli 15 minuti di riportare il velivolo sulla pista, ponendo definitivamente fine alla vita del SO-4000.
IL NOSTRO PENSIERO
Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà: altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Destinatiojourney, WIKIPEDIA, You Tube)

























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