https://svppbellum.blogspot.com/
Si vis pacem, para bellum
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Articolo 52 della Costituzione italiana: “…La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”.
IL C.C.A.P. è un'iniziativa multinazionale guidata da Italia, Giappone e Regno Unito per sviluppare congiuntamente un caccia stealth di sesta generazione, informalmente denominato Tempest.
Il programma mira a sostituire l'Eurofighter Typhoon in servizio con la Royal Air Force (RAF) e l'Aeronautica Militare italiana, e il Mitsubishi F-2 in servizio con la Japan Air Self-Defense Force. In data 9 dicembre 2022, Italia, Giappone e Regno Unito hanno annunciato congiuntamente che avrebbero sviluppato e schierato un aereo da combattimento comune. Ciò è stato formalizzato con un trattato firmato nel dicembre 2023 in Giappone.
Circa 9.000 tra tecnici, ingegneri e operai lavorano ad oggi al programma in tutto il mondo, con oltre 1.000 fornitori provenienti dalle tre nazioni partner; 600 di questi fornitori hanno sede nel Regno Unito e 400 in Italia e Giappone.
Secondo la tempistica attuale, un velivolo dimostrativo volerà nel 2027 e gli aerei di produzione inizieranno ad entrare in servizio dal 2035.
Operatori futuri:
- Italia - Aeronautica Militare Italiana
- Giappone - Forza di autodifesa aerea giapponese
- Regno Unito - Royal Air Force.
Potenziali operatori:
- Australia – nel dicembre 2024, il governo del Regno Unito si stava avvicinando all'Australia per un suo possibile coinvolgimento nel programma. Nel marzo 2025, un briefing informativo del consorzio GCAP ai funzionari della Royal Australian Air Force (RAAF) si è svolto durante l'Avalon Australian International Airshow. Il vice maresciallo dell'aria Nicholas Hogan, capo delle capacità dell'aeronautica dela RAAF, ha precisato che sussistono ad oggi ancora troppe incognite per poter presentare opzioni riguardo al velivolo pilotato.
- Canada - Nel dicembre 2025, anche il governo canadese stava esaminando il GCAP come possibile seguito agli F-35A. Entro il mese di giugno 2026, il Canada si sarebbe unito informalmente al GCAP come osservatore.
- Germania – Già nel novembre 2023, il Times ha riportato che la Germania stava valutando l'abbandono del programma FCAS da 100 miliardi di euro con Francia e Spagna a favore dell'adesione al GCAP, in un contesto di continue controversie sulla proprietà intellettuale, la partecipazione industriale e le più ampie tensioni in materia di difesa, tra cui l'acquisizione da parte della Germania degli F-35A. Alcuni analisti hanno suggerito che questa potesse essere una tattica negoziale per ottenere concessioni da Francia e Spagna, mentre altri si sono chiesti se la Germania potesse assicurarsi un ruolo equivalente all'interno del GCAP. Nel settembre 2025 la spinta della francese Dassault per una quota di lavoro dell'80% sul Next Generation Weapon System ha riacceso le tensioni con Berlino, che in precedenza aveva concordato una divisione equa con Francia e Spagna. Questi disaccordi hanno spinto la Germania a esplorare alternative.
- India - In data 18 marzo 2026, il Ministero della Difesa indiano ha informato la Commissione parlamentare permanente per la difesa che l'aeronautica militare indiana intende aderire a uno dei consorzi europei per i caccia di sesta generazione, con il GCAP e l'FCAS indicati come i due preferiti.
- Portogallo – nel luglio 2025, il Ministro della Difesa nazionale portoghese ha dichiarato che il paese avrebbe cercato di aderire al GCAP o all'FCAS come osservatore nell'ambito di piani di modernizzazione più ampi.
- Arabia Saudita – Nell'agosto 2023, il Financial Times ha riportato che l'Arabia Saudita stava cercando di aderire al GCAP. Mentre il Regno Unito e l'Italia erano aperti all'idea, il Giappone si opponeva, citando preoccupazioni sulla politica di esportazione, le tempistiche del programma, la sicurezza tecnologica e il limitato contributo tecnico dell'Arabia Saudita. Al World Defence Show del febbraio 2024, i funzionari sauditi hanno ribadito il loro interesse, sottolineando che la partecipazione sarebbe dipesa da un significativo coinvolgimento industriale locale, in linea con gli obiettivi nazionali di reinvestire il 50% della spesa per la difesa a livello nazionale entro il 2030. Durante il vertice del G20 del 2024, Italia, Regno Unito e Giappone hanno discusso della potenziale partecipazione saudita, concentrandosi sulla condivisione dei costi e sul trasferimento tecnologico. I funzionari italiani hanno poi indicato che l'Arabia Saudita avrebbe probabilmente aderito. Nel febbraio 2025, Leonardo ha riferito che il coinvolgimento saudita potrebbe essere rafforzato costruendo capacità aerospaziali locali, compreso il lavoro congiunto su elicotteri o caccia Typhoon, stabilendo la produzione di componenti per prepararsi ad un ruolo futuro nel GCAP.
- Svezia – Nel dicembre 2022, poco dopo l'annuncio del GCAP, il Giappone e la Svezia hanno firmato un accordo di trasferimento di tecnologia per la difesa, alimentando le speculazioni sul fatto che la Svezia potesse unirsi al programma per sostituire il suo Saab JAS 39 Gripen, data la sua precedente cooperazione con il Regno Unito e l'Italia. Nel dicembre 2023, i funzionari svedesi hanno dichiarato che una decisione su un futuro caccia non sarebbe stata presa prima del 2031, a seguito di studi e pianificazioni nazionali. Sebbene una futura partecipazione al GCAP non fosse esclusa, ritardare una decisione rischiava di ridurre l'influenza della Svezia sullo sviluppo del programma.
- Polonia - il viceministro delle Risorse Statali della Polonia, Konrad Gołota, in un’intervista delle scorse settimane, ha confermato che ha tenuto una serie di contatti con i rappresentanti delle industrie della difesa italiana e giapponese. Un segnale che i negoziati, per quanto ancora esplorativi, hanno già una sostanza concreta. Per la Polonia, entrare nel Gcap significa scegliere il proprio posto nella futura gerarchia del potere militare alleato. Chi ottiene oggi anche un punto d’ingresso industriale limitato guadagna accesso a tecnologie, catene di fornitura e concetti operativi che definiranno il combattimento aereo dopo l’era dell’F-35. Sul fianco orientale della Nato, dove la prontezza operativa non è mai teorica, la differenza tra possedere hardware avanzato e contribuire a definire l’architettura della deterrenza è sostanziale. I negoziati sono ancora in una fase esplorativa, e la decisione finale spetterà ai tre governi fondatori.
Il Global Combat Air Programme (GCAP) è un programma di collaborazione internazionale che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone con l'ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il 2035. Leonardo è partner strategico insieme alla britannica BAE Systems e alla giapponese Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd.
Il futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, opererà nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il caccia pilotato di nuova generazione sarà la “core platform” connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati. Una capacità tecnologica, digitale in tutte le sue componenti, in grado di effettuare le missioni in maniera coordinata e sinergica, attraverso l’ausilio di un'infrastruttura di comando e controllo e di comunicazioni, basata su intelligenza artificiale (AI) e super calcolo, architettura combat cloud e datalink cyber resilienti, auto-adattabili e superveloci nel trasferimento di elevati volumi di dati.
Il GCAP farà da volano per lo sviluppo tecnologico e per la crescita a lungo termine delle economie dei paesi coinvolti, creando posti di lavoro altamente qualificati e sostenendo gli ecosistemi produttivi lungo tutta la catena di approvvigionamento.
L’industria italiana vede coinvolte al fianco di Leonardo altre importanti aziende leader del settore come Avio Aero, Elettronica e MBDA Italia e le filiere ad esse connesse (università, centri di ricerca, PMI e start-up).
Il GCAP è uno dei programmi più sfidanti e avveniristici per l’industria dell’aerospazio, difesa e sicurezza che garantirà la sovranità tecnologica per le generazioni a venire.
Il velivolo pilotato e i droni collaborativi ad esso collegati, sono pensati per restare centrali ben oltre il 2070; ad oggi, il Parlamento italiano ha già approvato un piano di finanziamento da quasi 9 miliardi di euro per la partecipazione nazionale al programma. Questo significa che non siamo davanti a una spesa limitata o a un semplice aggiornamento tecnologico: siamo di fronte all’avvio operativo di una filiera militare che lega risorse pubbliche, diplomazia, industria e strategia militare per i prossimi decenni.
Il Gcap, Global Combat Air Programme, viene raccontato come uno strumento di deterrenza e modernizzazione, ma il suo sviluppo avviene in una fase in cui il mondo, e in particolare il Medio Oriente, offre già la dimostrazione concreta dei costi della militarizzazione.
In questi giorni la crisi tra Iran, Israele e Stati Uniti ha riportato il Golfo al centro di una nuova escalation, con effetti diretti sulla sicurezza marittima, sulle infrastrutture energetiche e sul rischio di allargamento del conflitto. Lo Stretto di Hormuz è tornato a essere un punto nevralgico per gli equilibri globali, e le tensioni nella regione stanno producendo onde d’urto economiche e strategiche ben oltre il Medio Oriente.
In questo quadro, il programma Gcap acquista una valenza geopolitica ancora più evidente. Non perché si possa dire, in modo semplicistico, che il nuovo caccia “servirà contro l’Iran”, ma perché la crisi regionale rafforza la narrativa politica del riarmo come risposta inevitabile all’instabilità.
Il coinvolgimento del Giappone è particolarmente significativo: Tokyo è fortemente esposta agli shock energetici mediorientali, e proprio in questi giorni Giappone e Francia hanno intensificato il coordinamento sulla crisi iraniana e sulla sicurezza di Hormuz.
La guerra in Medio Oriente, quindi, non spiega da sola il Gcap, ma rende più spendibile e più urgente il suo racconto pubblico come investimento strategico necessario.
Il punto politico quindi è un altro: mentre l’escalation in Medio Oriente mostra cosa producano le logiche di forza, la risposta dei governi alleati non è una riduzione strutturale della dipendenza militare, ma l’accelerazione di nuovi programmi d’armamento.
Il Gcap non è un semplice caccia
I documenti strategici britannici e le ricostruzioni internazionali lo descrivono come parte di un sistema di combattimento più ampio, integrato con piattaforme senza pilota, reti di dati, sensori avanzati e capacità operative di nuova generazione. In altre parole, non si sta solo sostituendo un velivolo: si sta facendo un salto di qualità nell’automazione e nella sofisticazione della guerra futura. Da qui discende una seconda critica, altrettanto importante: la normalizzazione dell’economia di guerra. Il linguaggio ufficiale parla di partnership, innovazione, leadership tecnologica, posti di lavoro e competitività. Ma sotto questa narrazione si consolida il peso dell’industria militare nelle scelte pubbliche. Una volta avviati, questi programmi diventano difficili da fermare: generano filiere, interessi, occupazione, accordi internazionali e vincoli politici che finiscono per autoalimentarsi.
Il rischio è che la spesa per armamenti avanzati diventi non l’eccezione, ma una componente stabile dell’orizzonte economico e strategico dei governi.
Il problema non è negare l’esistenza delle crisi, ma contestare il riflesso automatico che porta a tradurle in nuova spesa militare e nuova tecnologia bellica. La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti sta già producendo instabilità, vittime, paura e tensione sui mercati energetici. Proprio per questo, investire miliardi in un sistema d’arma pensato per dominare i cieli fino alla seconda metà del secolo appare meno come una risposta alla pace e più come l’ennesima istituzionalizzazione del conflitto permanente.
La Joint Venture avrà quattro siti principali, uno in ciascuna nazione, compreso il quartier generale nel Regno Unito; il sito italiano principale sarà Torino Caselle, già sede della linea di assemblaggio dell'Eurofighter, ma il lavoro sarà distribuito tra i siti Leonardo di Roma, Pomezia, Firenze e Nerviano per l'elettronica e l'avionica. Delle 9000 persone che lavorano al GCAP in questa fase, 3000 sono italiane. Leonardo ha sottolineato l'importanza della sicurezza informatica e degli ingegneri informatici per il programma, sia per l'aereo stesso, sia per le strutture che lo sviluppano.
In data 20 giugno 2025, la Joint Venture è stata ufficialmente denominata Edgewing. Nell'aprile 2026, il GIGO ha assegnato a Edgewing un contratto internazionale congiunto da 686 milioni di sterline per guidare la progettazione e lo sviluppo del GCAP.
Nel 2027 il Tempest Combat Air Demonstrator
Nel giugno 2023, i partner industriali del Regno Unito hanno condiviso i progressi nello sviluppo del dimostratore tecnologico 2027 già commissionato nell'ambito del programma Tempest. Le prove di volo iniziali, effettuate su simulatori presso lo stabilimento BAE di Warton, avevano accumulato centinaia di ore di volo simulato, e BAE aveva anche affermato che, grazie all'uso della codifica automatica, il software di sistema critico utilizzato e testato nel simulatore era stato messo a punto in pochi giorni anziché in settimane. Nel frattempo, Rolls Royce ha annunciato di aver utilizzato un motore EJ200 per testare una nuova presa d'aria/condotto stealth a forma di S sviluppata da BAE. Infine, Martin Baker e BAE avevano condotto le prove iniziali del sedile eiettabile utilizzando una cabina di pilotaggio modello.
Già nel luglio 2023, erano in corso un totale di 60 progetti di dimostrazione tecnologica. In riferimento all'aereo dimostrativo vero e proprio, sono state sottolineate le necessità di provare le caratteristiche stealth e il funzionamento del vano armi.
Nel luglio 2024, a seguito del superamento di una revisione critica del progetto, è stata avviata la produzione e l'assemblaggio del dimostratore tecnologico in grado di volare. La maggior parte dei componenti del velivolo sarà prodotta nel Regno Unito con il coinvolgimento di oltre 100 fornitori. Il processo produttivo ha utilizzato una pressa isostatica a caldo per ridurre gli sprechi di materiale e i tempi di consegna associati alla forgiatura, nonché la produzione additiva. Il dimostratore dovrebbe essere dotato di un vano armi integrato, il primo per un velivolo di fabbricazione britannica dai tempi del Blackburn Buccaneer, con MBDA UK che ha fornito assistenza per l'integrazione degli armamenti. Nel frattempo, Rolls-Royce fornirà due motori EJ200 donati dal Ministero della Difesa per alimentare il dimostratore. Il velivolo sarà anche il primo ad utilizzare l'architettura avionica Pyramid, un'architettura di missione riutilizzabile a sistema aperto progettata per rendere gli aggiornamenti avionici degli aeromobili più semplici, economici e veloci, concentrandosi su un approccio basato su software con compatibilità integrata con altre piattaforme che eseguono l'architettura di riferimento Pyramid. Inoltre, il tempo di volo di prova simulato del dimostratore ha superato le centinaia di ore. Mentre lo sviluppo di questo dimostratore tecnologico è uno sforzo sovrano del Regno Unito, le lezioni apprese confluiranno nel GCAP proprio come con il Mitsubishi X-2 giapponese anni prima. Le dimensioni del dimostratore tecnologico non sono state rivelate ma, a causa delle dimensioni dei suoi condotti del motore mostrati pubblicamente da BAE Systems, si stima che l'aereo sia probabilmente un terzo più grande di un Eurofighter Typhoon.
I “DRONI COLLABORATIVI O LOYAL WINGMAN”
Nell’ambito del programma Gcap la componente senza pilota resta ancora in una fase fluida, priva di un’integrazione strutturata all’interno della tabella di marcia ufficiale. Da diverso tempo, Leonardo starebbe valutando soluzioni nazionali per i droni, compresa la riconversione di piattaforme già esistenti come gli addestratori M-345 e M-346. “Potremmo modificarli per renderli senza pilota”, ha spiegato a margine del Paris Air Show, ipotizzando un approccio inverso rispetto a quello turco: partire da un aereo con caratteristiche operative già mature e trasformarlo in un sistema unmanned. Il riferimento è anche al possibile contributo della turca Baykar, entrata recentemente nella joint venture con il proprio drone a reazione Kizilelma. Ad ogni buon conto, l’impiego di piattaforme Baykar non è scontato e che “il drone c’è, ma bisogna trasformarlo in un vero aereo”. Le valutazioni restano quindi aperte e, almeno per ora, affidate all’iniziativa dei singoli partner. Il lavoro sui droni non segue infatti la stessa governance condivisa prevista per il velivolo pilotato, che rimane il cuore del programma nei prossimi cinque anni. Su questo fronte, le ultime indicazioni progettuali suggeriscono un incremento dimensionale significativo del caccia Gcap, con un’apertura alare fino a 40 metri. Una scelta che riflette sia l’ambizione tecnologica sia la volontà di costruire un’architettura integrata, capace di operare in team con piattaforme senza pilota armate e dotate di sensori. Una visione coerente con gli sviluppi internazionali sulla sesta generazione di velivoli da combattimento, dove il concetto di sistema “manned-unmanned teaming” è ormai centrale.
Parallelamente, si consolida un elemento chiave della strategia Gcap: l’interoperabilità. Come ha chiarito il generale Giandomenico Taricco, l’obiettivo non è competere con i programmi statunitensi ma garantirne l’integrazione operativa. “L’F-47 sarà principalmente un caccia statunitense e non un concorrente del Gcap”, ha affermato, auspicando una futura coesistenza tra sistemi alleati, piuttosto che una duplicazione competitiva. L’F-47, sviluppato dalla Boeing dovrebbe entrare in servizio prima del Gcap, forse nel 2030.
Nel contempo, in Giappone, cresce l’impazienza per i tempi lunghi dello sviluppo congiunto.
Tokyo ha aderito al consorzio per avere accesso pieno alla proprietà intellettuale e alle tecnologie del caccia, un’opzione che non sarebbe percorribile con un velivolo statunitense. Tuttavia, le tensioni regionali, in particolare la competizione con la Cina comunista e il programma J-50 cinese, spingono Tokyo verso una ridefinizione delle priorità operative. Resta in secondo piano, ma non meno rilevante, la questione dell’export. Leonardo ha ricordato come la proiezione internazionale sia parte integrante del progetto, anche se i contatti con nuovi partner, come l’Arabia Saudita, restano per ora gestiti esclusivamente a livello governativo. In questo contesto, le valutazioni industriali si intrecciano con dinamiche geopolitiche complesse, in cui l’autonomia tecnologica e la coerenza strategica diventano elementi imprescindibili.
Il programma Gcap si conferma dunque come un laboratorio tecnologico, industriale e politico. L’Italia prova a ritagliarsi uno spazio autonomo, puntando su soluzioni domestiche per i droni, senza però rinunciare alla logica della cooperazione. La scommessa sarà trovare un equilibrio tra ambizioni nazionali, interoperabilità alleata e sostenibilità di lungo periodo. E’ certo che nella sesta generazione, il successo non dipenderà solo dalle piattaforme, ma dalla capacità di integrare visione politica, industria e tecnologia
AGGIORNAMENTI AL MESE DI APRILE 2026:
Primo Contratto Internazionale: Firmato l'accordo tra la GIGO (GCAP International Government Organisation) e la joint venture Edutwing per attività di progettazione e ingegneria, con scadenza al 30 giugno 2026.
Interesse del Canada: Il Canada cerca l'adesione come osservatore per il programma. Un passo verso l'ambizioso progetto internazionale che vede la collaborazione tra Italia, Regno Unito e Giappone per lo sviluppo di un sistema di combattimento aereo di sesta generazione, sta attirando un interesse crescente a livello globale. Recentemente, è emersa la possibilità che il Canada possa unirsi al programma in veste di osservatore, un'eventualità che segnerebbe un cambiamento significativo nelle strategie di difesa di Ottawa. L'interesse canadese per il GCAP nasce dalla necessità di guardare oltre l'attuale flotta di quinta generazione, come gli F-35, per garantire la sovranità tecnologica e la capacità operativa nei complessi scenari bellici previsti per il 2040 e oltre. Entrare come osservatore permetterebbe al Canada di accedere a informazioni cruciali sullo sviluppo di tecnologie all'avanguardia, che includono non solo il velivolo "core", ma anche droni gregari (unmanned systems), infrastrutture cloud per il combattimento e l'integrazione massiccia dell'intelligenza artificiale. Per i partner fondatori — rappresentati da campioni industriali come Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi Heavy Industries — l'apertura a nuovi alleati come il Canada o l'Australia rappresenta un'opportunità per condividere i costi di ricerca e sviluppo e per espandere il futuro mercato del velivolo. Tuttavia, la priorità rimane il rispetto della tabella di marcia, che punta a far entrare in servizio il nuovo caccia entro il 2035.
Il GCAP non sarà solo un progetto aeronautico, ma un pilastro della difesa collaborativa tra le nazioni democratiche per i decenni a venire.
Fase operativa: Inaugurata la nuova sede comune in UK per la GIGO e Edutwing a Reading.
Pressioni e Costi: Nonostante i progressi, emergono preoccupazioni dal Giappone per i ritardi contrattuali. Il progetto è considerato il più costoso nella storia della difesa italiana, con stime di sviluppo in crescita.
Fase di sviluppo: Il caccia sostituirà l'Eurofighter e opererà con droni da combattimento (c.d. "gregari" o loyal wingman).
Il GCAP mira a sviluppare non solo un velivolo, ma un intero ecosistema tecnologico avanzato entro il 2035.
L’ultima configurazione a delta troncato, più ampia, dovrebbe consentire al velivolo di volare più lontano e più velocemente, trasportando al contempo più armi e carburante. Tuttavia, questi vantaggi si ottengono a scapito della manovrabilità, che è diminuita rispetto sia ai livelli del concetto originale di ala a delta troncata (o "ala lambda") presentato nel 2018, sia rispetto ai concept art ufficiali giapponesi per il programma di caccia FX (poi inglobato nel GCAP).
Il responsabile del programma BAE, Herman Claesan, ha reso esplicito ciò che era visivamente implicito affermando: "...dobbiamo andare lontano, dobbiamo trasportare un sacco di cose e dobbiamo farlo in una configurazione a bassa osservabilità/stealth". Il giornalista aeronautico britannico Gareth Jennings ha affermato che l'apertura alare del modello ingrandito era paragonabile a quella del bombardiere regionale supersonico statunitense F-111 Aardvark, da tempo in pensione. Mentre l'F-111 ad ala a geometria variabile si affidava al volo a bassissima quota per penetrare le difese, il GCAP sfrutterà invece la tecnologia stealth e i missili a lungo raggio. In quanto tale, assomiglia maggiormente all'FB-22, una variante di cacciabombardiere a lungo raggio proposta per il potente (ma a corto raggio) caccia stealth F-22A Raptor dell'USAF, che aveva anch'esso un'ala a delta molto ampia.
Per essere chiari, l'ultimo concept del GCAP non è necessariamente definitivo. E a differenza dell'FB-22, l'FCAS sarà progettato per bilanciare le missioni aria-aria e di attacco al suolo. Dopotutto, mentre il cacciabombardiere FB-22 è stato proposto per affiancare gli F-22 specializzati in combattimento aria-aria dell'USAF, ci si aspetta che il GCAP sia ugualmente utile in entrambi i ruoli.
E’ chiaro agli addetti ai lavori che il progetto rivisto indica che i progettisti del GCAP propendono per sacrificare parte dell'agilità (utilizzata nei combattimenti aerei ravvicinati con i caccia nemici) a favore di una maggiore autonomia e capacità di carico. Questo probabilmente perché ritengono che tali qualità saranno più importanti, non solo per le missioni di attacco al suolo e antinave, ma presumibilmente anche per il combattimento aria-aria.
I partner del GCAP utilizzano tutti i caccia stealth F-35B a decollo verticale, capaci di operare da portaerei, e (ad eccezione del Regno Unito) gli F-35A basati a terra. Tuttavia, desiderano costruire un proprio velivolo stealth di nuova generazione, in grado di volare più lontano e trasportare un carico bellico maggiore rispetto all'F-35, un aereo che possano modificare e/o esportare senza restrizioni da parte degli Stati Uniti. Quest'ultimo fattore potrebbe facilitare l'integrazione di sistemi missilistici di produzione nazionale come l'MBDA Meteor, lo SPEAR 3 e i missili aria-aria a medio raggio giapponesi ASM-3 e JNAAM.
Più in generale, questo velivolo combinerebbe la caratteristica distintiva del caccia di quinta generazione (bassa osservabilità radar) con una serie di caratteristiche che si prevede definiranno la sesta generazione, ancora in fase concettuale:
- Collegamenti dati sofisticati e sicuri che consentono la connessione in rete di sensori e armi con le forze amiche;
- Caschi che mostrano cabine di pilotaggio virtuali e trasparenti per i piloti, monitorandone al contempo lo stato mentale per consentire l'intervento in caso di sovraccarico di lavoro o perdita di coscienza;
- Intelligenza artificiale (AI) integrata che assisterà il pilota in numerose attività, tra cui impartire istruzioni a più droni da combattimento "fedeli gregari" in grado di intraprendere missioni ad alto rischio;
- Motori turbofan avanzati a ciclo adattivo in grado di riconfigurarsi in volo per ottimizzare le prestazioni o l'efficienza del carburante;
- Raffreddamento del motore migliorato e generatori elettrici senza cambio in grado di produrre dieci volte più elettricità per alimentare sensori e, forse in futuro, armi a energia diretta.
Sebbene le divergenti esigenze nazionali e le priorità commerciali abbiano compromesso molti programmi multinazionali di aerei da combattimento in passato, i partner avrebbero raggiunto un accordo su di un progetto unificato: Regno Unito e l'Italia desiderano che il GCAP sostituisca i loro caccia Typhoon di generazione 4.5, mentre il Giappone ne ha più urgente bisogno per sostituire i suoi Mitsubishi F-2, che presentano gravi problemi di fessurazione delle ali e che rendono urgente la fine della vita operativa.
L'Arabia Saudita, ha di recente espresso interesse per aderire al GCAP, ma non è stata ancora invitata a causa di alcune obiezioni e tentennamenti giapponesi.
La Svezia era da tempo in trattative per entrare a far parte del GCAP, ma si è ritirata, affermando che riconsidererà la sua posizione nel 2031.
Ad ogni buon conto, è prevista la firma di un accordo di joint venture tra i partner entro pochi mesi allo scopo di avviare la produzione dei velivoli da combattimento entro il 2035. L'utilizzo di nuovi strumenti digitali consentirà di raggiungere questo importante obiettivo di sviluppo.
Nel frattempo, la produzione di un dimostratore volante, iniziata nel 2023, vedrà il suo primo volo nel 2027. Il prototipo-dimostratore sarà dotato di un vano di carico interno, un sedile eiettabile Martin-Baker e turbofan EJ200, gli stessi utilizzati dal caccia Typhoon, e non i turbofan adattivi di nuova generazione previsti per il GCAP.
Da tempo, un Boeing 757-200 denominato Excalibur è stato convertito in un banco di prova avionico per i sistemi del GCAP; già dal 2026 consentirà di mettere a punto il radar MFRS, il sensore ad infrarossi e i sistemi di comunicazione e autodifesa del GCAP.
Un'organizzazione denominata Organizzazione intergovernativa GCAP (GIGO) sovrintende al progetto congiunto. Ha sede nel Regno Unito ed è attualmente guidata da un funzionario giapponese. Un programma GCAP di successo porterebbe alla creazione di un aereo chiamato Tempest in Gran Bretagna, ma potrebbe avere altre designazioni sia in Italia che in Giappone.
Il progetto GCAP/Tempest è la componente di un più ampio programma a guida britannica denominato Future Combat Air System (FCAS), e che comprende anche lo sviluppo di droni da combattimento e munizioni aeree correlate.
TURBOFAN ADATTIVI IN PROGETTO DA PARTE DI Rolls-Royce (Regno Unito), Avio Aero (Italia) e IHI (Giappone)
In data 9 settembre 2025, il consorzio internazionale composto da Rolls-Royce (Regno Unito), Avio Aero (Italia) e IHI (Giappone) ha reso pubblica un'importante espansione della propria partnership per accelerare lo sviluppo del sistema di propulsione e alimentazione per il caccia di nuova generazione in fase di sviluppo nell'ambito del Global Combat Air Programme (GCAP).
Questo passo rappresenta il passaggio da contratti nazionali a una collaborazione internazionale pienamente integrata, ponendo le basi per la progettazione dettagliata e lo sviluppo del nuovissimo motore da combattimento GCAP. Tale sviluppo si basa sui progressi positivi del dimostratore del motore GCAP, anch'esso di nuova concezione. Le tre aziende hanno firmato un accordo di collaborazione evoluto che consente loro di interagire direttamente con Edgewing, la joint venture di recente costituzione tra BAE Systems, Leonardo e JAIEC del Giappone.
In quanto consorzio, Rolls-Royce, Avio Aero e IHI stanno trasformando il loro modo di lavorare per consentire una continua innovazione e far progredire la tecnologia di propulsione per l'aviazione da combattimento, al fine di rispettare la tempistica per il primo volo del GCAP:
- Pierfederico Scarpa, Senior Vice President Marketing & Sales, Avio Aero: “””Noi di Avio Aero siamo orgogliosi di contribuire a questa importante partnership internazionale con la nostra consolidata esperienza e competenza nella progettazione, sviluppo e produzione di tecnologie motoristiche avanzate. Lavorando a stretto contatto con Rolls-Royce e IHI, non ci limitiamo a sviluppare il sistema di propulsione per il GCAP, ma stiamo plasmando il futuro della collaborazione aerospaziale tra le tre nazioni”””.
- Phil Townley, Direttore della divisione Aerospaziale e Difesa - Programmi Futuri, Rolls-Royce: “””Questo nuovo accordo rappresenta un passo fondamentale: ci permette di passare da programmi nazionali a un approccio veramente internazionale, basato su un lavoro di squadra. Unendo le nostre competenze complementari, stiamo accelerando le innovazioni tecnologiche nei materiali, nella produzione e nella progettazione che alimenteranno il GCAP e rafforzeranno la base industriale della difesa nel Regno Unito, in Italia e in Giappone”””.
- Atsushi Sato, Presidente Aero Engine, Area di business Spazio e Difesa, IHI Corporation: “””Questa collaborazione rappresenta una nuova era per la propulsione aerea da combattimento. Unendo l'innovazione giapponese nelle tecnologie avanzate con i punti di forza dei nostri partner britannici e italiani, stiamo creando un motore che offrirà prestazioni ineguagliabili per il GCAP, rafforzando al contempo le basi industriali condivise tra le nostre tre nazioni”””.
CONCLUSIONI
I partner stanno compiendo progressi sul dimostratore del motore, sviluppando tecnologie di produzione additiva, sistemi di raffreddamento e progettazione di compressori ad alta pressione, e altro ancora. I team di ingegneri dei tre partner del consorzio hanno già condotto diverse revisioni trilaterali per approvare il progetto del dimostratore del motore, a seguito del completamento di iterazioni di progettazione congiunte, e hanno avviato l'approvvigionamento dell'hardware.
Tra i recenti traguardi, spicca il collaudo di successo di una camera di combustione rivoluzionaria, sviluppata con tecniche avanzate di produzione additiva a strati (ADM) per creare percorsi di raffreddamento geometrici unici. Le tecnologie di raffreddamento e i materiali di nuova generazione consentono temperature di esercizio più elevate per la turbina, permettendo al contempo ai componenti di funzionare a temperature inferiori per un intervallo più ampio, migliorando così la durata e la sostenibilità del motore durante l'intero ciclo di vita.
Insieme, le tre aziende formano il consorzio per la propulsione che costituisce il cuore del GCAP, promuovendo l'innovazione e la collaborazione industriale tra tre nazioni per realizzare il motore da combattimento del futuro.
I partner mettono a disposizione un patrimonio di esperienza globale per consentire una continua innovazione e far progredire la tecnologia di propulsione degli aerei da combattimento.
IL NOSTRO PENSIERO
Si vis pacem, para bellum (in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.
Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.
Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, storia militare, sicurezza e tecnologia.
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri di un reparto militare ma come cittadini e custodi di ideali. Valori da tramandare e trasmettere, da difendere senza mai darli per scontati. E’ desiderio dell’uomo riposare là dove il mulino del cuore non macini più pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto nella cultura politica europea contemporanea, è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti a un disegno spezzato senza nessuna strategia per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali. Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando è che non bisogna arrendersi mai, che la difesa della propria libertà ha un costo ma è il presupposto per perseguire ogni sogno, ogni speranza, ogni scopo, che le cose per cui vale la pena di vivere sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, in quanto capace di autodeterminarsi, vive finché è capace di lottare per la propria libertà: altrimenti cessa di esistere come popolo. Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà…. La difesa è per noi rilevante poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale. Dopo alcuni decenni di “pace”, alcuni si sono abituati a darla per scontata: una sorta di dono divino e non, un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità, difendere la mia cultura, conservare le mie tradizioni. L’importante non è che accanto a me ci sia un tripudio di fari, ma che io faccia la mia parte, donando quello che ho ricevuto dai miei AVI, fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza ai popoli che difendono la propria Patria! Violenza e terrorismo sono il risultato della mancanza di giustizia tra i popoli. Per cui l'uomo di pace si impegna a combattere tutto ciò che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori affinché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: fino a quando, Signore? Quando farai giustizia? Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet: “””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, Leonardo, Diogenenotizie, WIKIPEDIA, Formiche, You Tube)

















Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.