mercoledì 23 luglio 2025

MARINA MILITARE ED ESERCITO ITALIANO: con il nome Vulcano Leonardo-OTO identifica una nuova famiglia di proiettili HEFSDS (High Explosives Fin Stabilized Discarding Sabot) per i cannoni navali da 76/62 e 127mm, 120 mm per MBT e per gli obici da 155 mm, sia il cannone trainato Fh-70 sia per quelli che equipaggiano i semoventi M109 e PzH 2000.










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Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.





Con il nome Vulcano l’azienda italiana Leonardo-OTO identifica una nuova famiglia di proiettili per i cannoni imbarcati da 76/62 e 127mm anche nella versione 52 calibri, e 120 mm per MBT e per gli obici da 155 mm, sia il cannone trainato Fh-70 sia per quelli che equipaggiano i semoventi M109 e PzH 2000.




Prodotti dal Leonardo - Oto Melara, questi proiettili hanno la caratteristica di avere una gittata estesa rispetto al munizionamento tradizionale dello stesso calibro e, per alcune versioni, un sistema di guida che consente attacchi di precisione contro bersagli navali o terrestri.
Come già detto, lo stesso proiettile può essere sparato da calibri diversi (76, 120 mm, 127 mm e 155 mm) in quanto questo risulta essere sottocalibrato e camerato tramite dei distanziali a perdere nello stesso modo dei proiettili APFSDS; la denominazione precisa per questo tipo di munizioni è HEFSDS (High Explosives Fin Stabilized Discarding Sabot) cioè proiettile ad alta esplosività, stabilizzato ad alette, ad abbandono d'involucro.
La munizioni sono composte da due sezioni: quella anteriore con 6 alette canard e la testata, quella posteriore con alette spaziatrici. In tutto il proiettile pesa circa 20 kg con 2,5 kg di esplosivo. 


Le munizioni sono di 3 tipi:
  • Ballistic Extended Range (BER) - versione base non guidata che può raggiungere i 70 km e può essere utilizzata contro ogni tipo di obiettivo navale, terrestre o aereo.
  • Guided Long Range (GLR/IR) - versione antinave guidata nel finale da un sensore infrarosso (IR) che inizia a cercare il bersaglio ad una distanza di 6 km e ad un'altezza di 2,5 km. Può raggiungere i 90 km o anche 120 km se sparato dalla canna da 64 calibri. La testata esplode dopo aver penetrato lo scafo della nave bersaglio. Oto Melara indica una "kill probability" dell'80% con il primo colpo contro una nave delle dimensioni di una fregata.
  • Guided Long Range (GLR) - munizione completamente guidata tramite GPS e IMU (Inertial Measurement Unit). Il proiettile viene sparato fino a 25 km in altezza dove viene guidato dal sistema IMU costantemente aggiornato dal GPS proseguendo a velocità supersonica con angolo di discesa costante. L'ultima fase del volo avviene in picchiata sull'obiettivo.
La traiettoria delle munizioni non guidate è di tipo convenzionale balistico con una gittata fino a 70 km, mentre la gittata delle versioni guidate raggiungerà i 100 km quando sparate dal cannone cal. 127/54C e di 120 km quando sparate dal cannone cal. 127/64LW.

Il cannone da 76/62 mm ed il relativo munizionamento VULCANO.

Il sistema Strales di OTO Melara potenzia le capacità dei cannoni navali 76/62 nell'affrontare le sfide poste dai nuovi contesti asimmetrici. Dopo oltre cento anni si dimostra vincente la scelta di OTO Melara di investire nella produzione di artiglierie navali innovative e tecnologicamente avanzate.





Il sistema d’arma Strales di OTO Melara potenzia le capacità dei cannoni navali da 76/62 nell’affrontare le sfide poste dai nuovi contesti asimmetrici.
Negli scenari operativi attuali, imbarcazioni piccole ma molto manovriere, capaci di colpire improvvisamente e simultaneamente grandi navi, rappresentano una minaccia concreta. Anche i missili antinave a capacità manovrante costituiscono un pericolo potenziale. L’ingaggio del bersaglio si deve quindi sviluppare con precisione chirurgica e con ridotto volume di fuoco. In questo contesto il sistema di OTO Melara 76/62 SR o C, dotato di kit Strales, assolve pienamente il ruolo di efficace e moderna difesa navale.
Il kit Strales, installato su di un affusto 76/62, il kit Strales è composto da un’antenna che, tramite un fascio di radio-frequenza (RF), guida precisamente uno o più proiettili DART (Driven Ammunition Reduced Time Of Flight) verso il bersaglio garantendo di raggiungerlo senza margini di errore ed evitando così il rischio di danni collaterali.


Il sistema 76/62 Strales spara proiettili sotto-calibrati DART i quali vengono espulsi dalla canna a una velocità più elevata dei proiettili 76mm standard. Il proiettile DART, che è dotato di una sezione anteriore di guida, una volta sparato si muove in un fascio RF puntato costantemente al punto presente della traiettoria della minaccia in avvicinamento. Raggiunta la distanza di ingaggio, una spoletta di prossimità di ultima generazione attiva il proiettile DART sulla minaccia all’istante ottimale, per garantire un ingaggio di successo. La velocità dei proiettili DART e le loro capacità di guida rendono un 76/62 Strales uno strumento capace di contrastare minacce veloci e manovranti, sia di tipo asimmetrico, che di tipo tradizionale, consentendo però un contenimento dei costi rispetto ad analoghi sistemi di difesa basati su tecnologia missilistica.
Il kit Strales può essere anche introdotto su cannoni 76/62 Super Rapidi o Compatti già in servizio, consentendo di mantenere intatto il ritmo di fuoco sia nello sparare munizioni 76mm standard che nello sparare le munizioni guidate DART.
Il sistema 76/62 Strales risolve il problema intrinseco delle artiglierie navali che, ingaggiando un bersaglio al punto futuro della sua traiettoria, possono essere non efficaci, specialmente laddove i bersagli siano mobili ed imprevedibili.
La scelta da parte di OTO Melara di continuare ad investire nella produzione di artiglierie navali, puntando sull’innovazione e sulle grandi capacità tecnologiche e progettuali acquisite, si dimostra ancora vincente e fonte di importanti sviluppi.

Il cannone da 120 mm con canna da 55 calibri – 120/L55 – ed il nuovo munizionamento VULCANO da 120 mm.

La nuova bocca da fuoco prodotta da Leonardo-OTO garantisce una maggiore velocità alla volata, grazie alla maggiore lunghezza della canna, e la possibilità di sparare un maggior numero di colpi anche con pressioni di esercizio più elevate, rispetto alle munizioni oggi in sviluppo, grazie ad un nuovo processo di auto-forzamento, ideato e realizzato da Leonardo. 







Il 120/L55 è stato messo a punto e progettato principalmente per il PANTHER-IT in variante combat che equipaggerà 82 dei 132 esemplari previsti (gli altri 50 avranno il cannone L55A1 di Rheinmetall); potrà essere “retrofittato” anche sull’ARIETE C2 e sul carro leggero AICS-120, soprattutto pensando all’export. Le qualifiche del pezzo di artiglieria avranno una durata di 12 mesi e verranno impiegati 5 prototipi.



Il VULCANO da 120 mm è l’ultimo proietto della famiglia sotto-calibrata/di precisione VULCANO; è stato progettato per equipaggiare le bocche da fuoco da 120 mm degli MBT, ma anche dei calibri analoghi di mezzi ruotati 8 x 8 e cingolati per la ricognizione pesante (CENTAURO II e AICS-120). Il nuovo proietto avrà una gittata massima di circa 30 Km. Con il VULCANO-120, dunque, potranno essere ingaggiati oltre la linea di vista obbiettivi quali mezzi blindati, lanciarazzi, siti della difesa aerea, ecc, ma anche gli stessi MBT avversari, provocandone, distruggendone ottiche, antenne e così via. La sua concezione nasce dai moderni scenari operativi, rispetto alla quale l'inviluppo della manovra a contatto si è esteso in profondità ed ha abbracciato anche altre dimensioni, oltre a quella terrestre. In tale contesto, l’MBT sta evolvendo in una sorta di Piattaforma Principale Multiruolo da Combattimento che deve essere in grado di colpire anche a notevole distanza.
Il Vulcano 120 mm è l’ultimo nato nella famiglia di munizionamento di precisione Vulcano sviluppata da Leonardo, concepito per estendere radicalmente la portata e la versatilità delle bocche da fuoco da 120 mm in dotazione ai carri armati ed ai mezzi da combattimento. Tale progetto trae origine dall’esperienza maturata con le munizioni Vulcano nei calibri 76 e 127 mm navale e 155 mm terrestre.
La necessità di un proiettile del genere nasce dall’evoluzione degli scenari operativi moderni, nel ambito dei quali i carri armati si trovano ad affrontare minacce sempre più complesse, distanti e distribuite sul campo di battaglia. Le lezioni apprese da conflitti recenti tra cui la guerra in atto tra Russia ed Ucraina hanno evidenziato l’importanza di capacità di ingaggio a lungo raggio ed oltre la linea visiva.
Il programma Vulcano 120 mm ha ricevuto l’interesse dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano (SME), interessato a dotare le proprie unità corazzate e da ricognizione pesante di una capacità organica di ingaggio a lungo raggio.
Ad oggi è in fase avanzata la qualificazione ed integrazione del sistema, che proseguirà nei prossimi circa 12 mesi.
Dal punto di vista tecnico, il Vulcano 120 mm è un proiettile sottocalibrato a guida di precisione. Ciò significa che il proietto effettivo ha un diametro inferiore a 120 mm ed è racchiuso in un sabot che si separa all’uscita dalla canna; una volta in volo, il proietto è stabilizzato da alette ed è dotato di sistemi di guida attiva in grado di correggere la traiettoria. La munizione non è razzo ma sfrutta l’elevata velocità iniziale impartita dal cannone ed un profilo aerodinamico ottimizzato (con una fase di planata supersonica) per raggiungere distanze molto superiori ai proiettili convenzionali dello stesso calibro. Grazie a queste soluzioni, il Vulcano 120 mm può triplicare la gittata utile rispetto a un 120 mm standard e conseguire una precisione nettamente superiore che non dipende dalla gittata.
Leonardo ha riutilizzato molti sottosistemi già sviluppati per le munizioni guidate da 76 e 127 mm navali e 155 mm terrestri, riducendo i rischi di sviluppo ed i costi unitari. Il sensore di guida laser semi-attiva (SAL) impiegato nel Vulcano 120 mm è lo stesso componente usato nei sistemi Vulcano di calibro maggiore, il che ha permesso di integrarlo senza dover sviluppare un seeker ad hoc con evidenti benefici in termini di tempistiche e di contenimento dei costi. E’ un sistema d’arma ITAR-free, cioè privo di componenti soggetti a restrizioni statunitensi, facilitando così l’esportazione verso Paesi amici esteri.
Qualsiasi veicolo equipaggiato con un cannone NATO da 120 mm può impiegare questa munizione, a patto di disporre dell’elettronica di programmazione necessaria. Le interfacce meccaniche sono identiche a quelle dei proiettili standard; quindi, il Vulcano 120 non richiede modifiche alla camera di scoppio o ai meccanismi di caricamento dei cannoni esistenti. Dal punto di vista balistico, il nuovo 120/L55 italiano, grazie ad un avanzato processo produttivo, è in grado di sparare il Vulcano 120 mm a velocità iniziali superiori di circa il 5%.
È chiaro, tuttavia, che la distanza massima raggiungibile dipende dai limiti di elevazione del pezzo da 120 mm: i carri armati generalmente hanno un’elevazione massima del cannone attorno a 15-20 gradi, sufficiente per traiettorie indirette fino a circa 8-12 km. Per sfruttare appieno il potenziale balistico del Vulcano (e avvicinarsi alla soglia dei 20-30 km), sarebbe necessario adottare accorgimenti tattici come piattaforme con maggiore angolo di tiro o posizionare il carro su terrapieni inclinati od ancora rampe per aumentare l’elevazione. Il Vulcano 120 mm vanta un’accuratezza di gran lunga superiore alle munizioni balistiche con un CEP (Circular Error Probable) inferiore a 5 metri sulle coordinate bersaglio usando la sola guida inerziale+GPS, che scende notevolmente in presenza di una guida terminale laser. In termini pratici, ciò significa avere alte probabilità di first-round hit anche su obiettivi di piccole dimensioni, eliminando la necessità di aggiustamenti di tiro. La traiettoria del proiettile è controllata attivamente da un sistema di navigazione INS/GNSS: durante il volo di crociera la munizione corregge la rotta tramite un’unità inerziale assistita da segnali satellitari (GPS, Galileo e altre costellazioni). Il ricevitore GNSS è multi-banda e multi-costellazione, in grado di sfruttare sia segnali GPS statunitensi sia europei Galileo ed altri, per aumentare la disponibilità e la resilienza. In caso di jamming, il proietto può fare affidamento esclusivamente sull’INS, il che degrada la precisione ma consente comunque di portarsi nell’area del bersaglio; inoltre, nella fase terminale intervengono i sensori homing (laser o IR) a rifocalizzare sul punto esatto.
Il Vulcano 120 mm prevede configurazioni con diversi tipi di seeker intercambiabili:
  • Guida Semi-Attiva Laser (SAL): è l’opzione già disponibile ed integrata sul proiettile corrente. In questa modalità, il proietto è dotato di un sensore laser che “vede” l’energia riflessa da un bersaglio illuminato da un designatore laser esterno.
  • Guida GPS/INS: né laser né IR, in tale configurazione il proiettile può operare in modalità solo “geografica” con coordinate conosciute. In tal caso seguirà una traiettoria programmata verso un punto designato prima del lancio ed impatterà in quella zona prestabilita. La precisione dipende solo dalla guida inerziale/GPS.
Queste modalità risultano anche particolarmente resistenti a contromisure elettroniche: non avendo segnali emessi che possano essere disturbati, e con l’INS a garantire la navigazione in caso di oscuramento GNSS, tentare di “accecare” il Vulcano 120 mm risulta molto difficile. Inoltre, come spiegato dagli ingegneri di Leonardo, lo spoofing di un sistema GNSS militare in un proiettile di artiglieria è teoricamente possibile ma praticamente irrealizzabile: per ingannare il ricevitore bisognerebbe generare in tempo reale segnali falsi calibrati sulla posizione imprevedibile del proiettile, che in pochi secondi percorre centinaia di metri e, quindi, in grado di variare continuamente la sua posizione a velocità supersonica.
In sintesi, l’introduzione del Vulcano 120 mm abilita due modalità di ingaggio principali: 
  • un ruolo primario con traiettorie estese anche NLOS con profilo di attacco dall’alto ed un ruolo secondario con tiro diretto avanzato.
  • In scenari NLOS (Non-Line of Sight), un carro armato equipaggiato con Vulcano 120 mm può ingaggiare bersagli posti oltre la sua linea visiva, simile a un’azione di artiglieria. 
Questo comporta l’uso di elevate angolazioni di tiro e della guida correttiva del proietto per colpire obiettivi nascosti dietro ostacoli naturali od a grande distanza come, ad esempio, contro mezzi nemici disposti oltre colline, batterie di lanciarazzi, o centri di comando arretrati. Come discusso, la gittata massima in tale modalità è attualmente limitata dall’elevazione del cannone, dai 10-15 km ai 25-30 km secondo Leonardo, che rappresenta un salto significativo rispetto ai 4-5 km di un colpo tradizionale APFSDS sparato in tiro curvo. Più la distanza è grande, più è possibile ottenere angoli di attacco elevati (fino quasi al verticale oltre i 10-15 km), sebbene la velocità d’impatto diminuisca all’aumentare dell’angolo.
La modalità top-attack rende il Vulcano 120 mm particolarmente letale contro mezzi pesanti.
Il proiettile Vulcano è un oggetto piccolo, molto veloce e con ridotta traccia radar (RCS), caratteristiche che lo rendono difficile da individuare e ingaggiare in tempo dai radar degli APS attuali. Di fatto, il proiettile guidato Vulcano 120 può essere considerato un “quasi-missile” a basso costo. Nel tiro diretto in traiettorie balistiche controllate a meno di dieci chilometri di distanza. In questo caso il carro armato può ingaggiare un bersaglio che, eventualmente, rientri nel suo campo visivo o di scoperta radar od optronica sfruttando il Vulcano per assicurarsi una elevata probabilità di colpire il bersaglio. Ad esempio, contro un carro nemico individuato a 6-8 km, un Ariete o i-MBT potrebbe lanciare un Vulcano 120 con la sicurezza che rispetto ad un proietto “legacy” il Vulcano è in grado di compensare effetti esterni come potrebbe essere ad esempio il vento. Rimane inalterata l’acquisizione con modalità IR o SAL che accresce ulteriormente le capacità del Vulcano 120 di colpire con precisione il bersaglio.
In questi scenari operativi l’impiego dei droni risulta non solo complementare ma fondamentale. Un drone UAV può svolgere tre ruoli chiave: intelligence, designazione e valutazione danni. In primo luogo, piccoli UAV tattici associati alle unità corazzate possono esplorare il terreno fino a decine di km, individuando bersagli oltre la vista delle unità a terra. Una volta individuato un obiettivo, il drone ne può fornire le coordinate precise (per guida GPS) oppure illuminare il bersaglio con un designatore laser dal cielo (per guida SAL).
Il Vulcano 120 mm conferisce ai reparti equipaggiati un’inedita flessibilità tattica: possono ingaggiare bersagli oltre l’orizzonte, attaccare dall’alto veicoli protetti, cooperare strettamente con droni e resistere ad interferenze elettroniche. Il carro armato/mezzo da ricognizione e combattimento diventa così sia uno strumento di manovra diretta sia una piattaforma di fuoco indiretto di precisione, adattandosi alle esigenze di uno scenario bellico in cui le minacce e gli ingaggi si sviluppano su distanze molto maggiori che in passato.
La testata bellica del Vulcano 120 mm è progettata per massimizzare gli effetti terminali sul bersaglio attraverso una combinazione di danno cinetico diretto e blast/frammentazione. A differenza di un missile anticarro dedicato, il Vulcano non impiega una carica cava (HEAT) per perforare grossi spessori di corazza. All’interno del proietto è alloggiata una certa quantità di esplosivo che, all’impatto od a distanza ravvicinata dal bersaglio, detona azionando una spoletta intelligente; l’esplosione genera un’onda d’urto ed una nube di frammenti ad alta velocità capaci di neutralizzare personale non protetto o veicoli corazzati. Questo effetto è ideale per ottenere mission kill sui carri armati nemici: invece di cercare una penetrazione frontale della corazza, il Vulcano 120 mm punta a distruggere o danneggiare gravemente elementi critici del carro avversario – ad esempio sistemi di puntamento ottici, sensori, antenne, cingoli, compartimento motore – rendendolo incapace di combattere ulteriormente. Nel gergo militare questo risultato è definito danno funzionale, poiché il veicolo bersaglio pur restando intatto strutturalmente è privato delle sue funzionalità belliche: pur avendo un calibro ridotto, il Vulcano impatta con un’energia circa 3-4 volte superiore a quella di un proiettile da 30 mm sparato dal cannone GAU-8 dell’A-10 Thunderbolt. Questo significa che, oltre all’effetto esplosivo, il proietto stesso, costruito probabilmente in acciaio speciale o tungsteno, possiede un’energia cinetica tale da perforare decine di millimetri di acciaio in caso con impatto diretto. Durante test a fuoco effettuati presso il poligono di Nettuno, un proiettile Vulcano 120 mm ha dimostrato di poter perforare spessori equivalenti o superiori alla corazza di un tetto torre o del vano motore di un carro armato moderno. Ciò è avvenuto a velocità d’impatto residuali tipiche di ingaggi top-attack a lungo raggio, confermando che anche solo l’energia cinetica del corpo penetrante può mettere fuori uso un mezzo centrando le parti superiori relativamente deboli. 
L’Esercito Italiano, laddove adottasse il Vulcano 120, potrebbe contare su un’arma che, senza dover penetrare frontalmente 700 mm di corazza, ottiene comunque l’effetto militare desiderato di inabilitare se non distruggere i carri armati ed i veicoli blindo-corazzati avversari, oltre colpire con estrema efficacia ed alta precisioni altri obbiettivi come postazioni protette, infrastrutture e truppe nemiche allo scoperto.
Per impiegare efficacemente una munizione guidata come il Vulcano 120 mm, è essenziale un sistema di programmazione e comunicazione dati tra il veicolo lanciatore ed il proietto prima dello sparo. Il Vulcano 120 mm è più adatto contro target a posizione nota o con spostamenti limitati durante il tempo di volo. Questo lo differenzia da un missile anticarro filoguidato o da drone loitering, che può inseguire i bersagli; tuttavia, l’enorme velocità iniziale riduce la finestra temporale in cui il bersaglio potrebbe muoversi significativamente e le precedenti affermati capacità stealth lascerebbero pochissimo tempo al mezzo di muoversi.
L’adozione del Vulcano 120 mm potrà influenzare significativamente la dottrina d’impiego delle unità corazzate italiane.

Il cannone da 127/64 mm ed il relativo munizionamento VULCANO.

Il sistema 127/64 LW - VULCANO è costituito da quattro sottosistemi chiave:
  • il gruppo cannone 127/64 LW di grosso calibro;
  • il Sistema automatizzato di gestione delle munizioni;
  • il supporto di controllo del fuoco navale; 
  • e la famiglia di munizioni VULCANO.
Il 127/64 LW - VULCANO è un cannone di medio calibro all'avanguardia, un'eccellenza mondiale, adatto all'installazione su navi di grandi e medie dimensioni e destinato al fuoco di superficie e al supporto del fuoco navale come ruolo principale e al fuoco antiaereo come ruolo secondario. 













La compattezza del sistema di alimentazione del cannone rende possibile l'installazione su imbarcazioni di sezione ridotta. Il sistema è dotato di un caricatore modulare, composto da 4 tamburi con 14 munizioni pronte al fuoco ciascuno, ricaricabili durante il tiro, e altamente flessibile in termini di selezione delle munizioni, indipendentemente dalla loro posizione nei tamburi. Il flusso delle munizioni è reversibile, poiché i colpi possono essere scaricati automaticamente. E’ in grado di sparare tutte le munizioni standard da 127 mm / 5 pollici e la nuova famiglia di munizioni VULCANO e dispone di un'interfaccia digitale/analogica e di capacità di calcolo balistico che consentono un'agevole integrazione con qualsiasi sistema di gestione del combattimento. Il sistema di gestione automatica delle munizioni è una soluzione modulare adattabile a qualsiasi layout del caricatore della nave; è in grado di caricare il caricatore di alimentazione del cannone senza l'assistenza dell'uomo durante il funzionamento per consentire un'azione di fuoco sostenuta del cannone.
 


Il sistema è in grado di gestire sia le munizioni standard da 127 mm /5 pollici sia le nuove munizioni della famiglia VULCANO. Il Naval Fire Control Support è un sistema di pianificazione della missione che può supportare il Combat Management System per la definizione delle possibili soluzioni di tiro, la selezione delle munizioni, la definizione della traiettoria e l'identificazione della migliore rotta della nave.
La famiglia di munizioni VULCANO da 127 mm è composta da munizioni Ballistic Extended Range (BER) e Guided Long Range (GLR) con diverse spolette multifunzionali, sensori e guida finale che estendono la gittata dell'arma fino a 100 km. Il sistema imbarcato 127/64 LW VULCANO è esente da ITAR ed è stato attualmente selezionato da numerosi clienti esteri oltre che dalla nostra Marina Militare. Il cannone può usare il sistema di munizionamento Vulcano con proiettili aventi la caratteristica di possedere una gittata estesa rispetto al munizionamento tradizionale dello stesso calibro e per alcune versioni un sistema di guida che consente attacchi di precisione contro bersagli navali o terrestri. Lo stesso proiettile può essere sparato da calibri diversi (127 mm e 155 mm) in quanto risulta essere sottocalibrato e camerato tramite dei distanziali a perdere nello stesso modo dei proiettili APFSDS, la denominazione precisa per questo tipo di munizioni è HEFSDS (High Explosives Fin Stabilized Discarding Sabot) cioè proiettile ad alta esplosività, stabilizzato ad alette, ad abbandono d’involucro. Il supporto per cannone navale Oto Melara 127/64 Lightweight (LW) è un supporto per cannone a fuoco rapido adatto per l'installazione su navi di grandi e medie dimensioni. Ha anche una versione per la difesa costiera, destinata al fuoco di superficie e al supporto del fuoco navale come ruolo principale e al fuoco antiaereo come ruolo secondario. La compattezza del sistema di alimentazione del cannone ne rende possibile l'installazione su imbarcazioni di sezione ristretta. Il cannone può sparare con tutte le munizioni standard da 127 mm (5 pollici), comprese le munizioni guidate a lungo raggio Vulcano. I caricatori modulari ad alimentazione automatica consentono di sparare fino a quattro tipologie di munizioni differenti ed immediatamente selezionabili; i caricatori (quattro tamburi, ciascuno con un proiettile pronto a sparare e altre 13 munizioni in magazzino) possono essere ricaricati mentre la montatura è in funzione.
È disponibile un sistema di manipolazione delle munizioni per il trasporto di proiettili e cariche propulsive dal deposito munizioni principale ai caricatori di alimentazione, che vengono ricaricati automaticamente. Il flusso di munizioni è reversibile. I colpi possono essere scaricati automaticamente dalla pistola. Sono disponibili interfacce digitali e analogiche per qualsiasi Combat Management System, anche secondo il protocollo COBRA.
Il cannone navale 127/64 LW include un modulo Vulcano, che agisce in due modi:
  • Programmatore per spoletta e sistema di guida delle munizioni;
  • Pianificazione ed esecuzione della missione per l'azione di supporto al fuoco navale (soluzioni di fuoco, selezione delle munizioni, definizione di traiettorie e sequenze di fuoco, calcoli balistici che tengono conto del tipo di munizioni, ecc.), come standalone o in interazione con il Network Centric System della nave;
  • La famiglia di munizioni VULCANO comprende anche il VULCANO 76mm che ha ultimato da tempo la fase di sviluppo.
Si tratta di un proiettile di calibro inferiore che può impegnare un bersaglio su una distanza di 40 km raddoppiando la portata di un proiettile standard da 76 mm. La tecnologia Vulcano è stata applicata ad un calibro più piccolo, migliorando le capacità dei cannoni navali 76/62 in servizio con 56 Marine nel mondo, al fine di colpire i bersagli con maggiore precisione e ridurre al minimo il rischio di danni collaterali.
La multinazionale Leonardo, insieme alle munizioni DART e 4AP, ha sviluppato una famiglia di munizioni non guidate e guidate denominate “VULCANO” con una gittata superiore alle normali munizioni e con una precisione ineguagliabile. 
Con il munizionamento Vulcano è possibile ingaggiare bersagli a lungo raggio, utilizzando solo i cannoni e risparmiando i missili per bersagli più lontani e costosi.
Il progetto in esame è stato sviluppato dalla società OTO Melara di La Spezia (poi confluita in Leonardo S.p.A.), prevede una munizione sotto-calibrata non autopropulsa dotata, nella versione guidata, di governi aerodinamici, navigazione inerziale/GPS e, in alcuni sottotipi, di un sistema di guida terminale. Il proietto è caratterizzato da una elevatissima gittata e da una precisione molto spinta con un CEP < 20m.
Una prima differenziazione tra le munizioni - il cui sviluppo è terminato - si può fare tra munizioni non guidate e munizioni guidate, denominate rispettivamente:
  • Extended Range;
  • Long Range. 
I calibri presi in considerazione da Leonardo sono:
  • Il 76 mm;
  • Il 120 nella versione terrestre;
  • il 127mm in quella navale;
  • il 155mm nella versione terrestre.
La traiettoria delle munizioni non guidate è di tipo convenzionale balistico con una gittata:
  • Fino a 40 Km con il 76/62 mm;
  • Fino a 70 km, mentre la gittata delle versioni guidate raggiungerà i 100 km quando utilizzate dal cannone cal. 127/54C;
  • 120 km quando sparate dal nuovo cannone cal. 127/64LW;
  • Fino a 100 Km è la gittata del 155mm.
Tali gittate saranno ottenibili grazie ad una velocità iniziale dei proiettili molto elevata ed a coefficienti aerodinamici molto bassi se confrontati con quelli di munizioni di grosso calibro in servizio.
Il nuovo munizionamento “Vulcano” di Leonardo farà fare al sistema dell’artiglieria italiana e degli alleati occidentali una notevole salto di qualità nel futuro.
Il Vulcano è un munizionamento guidato che estenderà il ruolo dell’artiglieria a missioni non effettuabili con i sistemi convenzionali. Per l’artiglieria navale si potranno effettuare tiri da distanza di sicurezza per la nave con tiri oltre l’orizzonte e contro bersagli in movimento in modalità “fire and forget”, in supporto a truppe operanti a terra; vi sarà poi la possibilità di neutralizzare bersagli puntiformi quali postazioni, obiettivi strategici e molto altro ancora.
Per l’artiglieria terrestre sarà possibile svolgere missioni per le quali ad oggi viene richiesto il supporto aereo utilizzando un numero minore di munizioni in aree densamente popolate.
Le artiglierie terrestri e navali potranno operare con gittate tre volte superiori a quelli standard con precisione metrica: si potrà far entrare un colpo in una finestra a 85 Km di distanza. Si potrà colpire una nave oltre la linea dell’orizzonte o annientare un nido di mitragliatrici che tiene sotto tiro i nostri soldati, senza far partire elicotteri, in ogni condizione meteorologica. Si potranno effettuare missioni impossibili nelle attuali condizioni anche entro il range dove oggi operano le artiglierie tradizionali. Insomma, si potrà completare la missione con costi inferiori ma soprattutto con intensità proporzionale alla minaccia e bassissimo tasso di danni collaterali. La riduzione dei danni collaterali si potrà ottenere su tutto il range di utilizzo grazie alla accuratezza estrema, indipendentemente dalla distanza, attraverso la selezione dell’angolo di impatto futuro. La munizione ha installate alcune sicurezze che, se del caso, possono condurre alla sua inertizzazione. In definitiva, si riduce la possibilità di danni collaterali in misura davvero inimmaginabile, sia per la precisione del sistema che per l’estrema focalizzazione degli effetti della testa in guerra. Il Vulcano è di fatto un munizionamento guidato, non intelligente. Un sistema intelligente prende decisioni in modo autonomo. Il Vulcano è un sistema esperto. Uno dei componenti essenziali del Vulcano è il “Vulcano module” che in base agli elementi di scenario calcola e prepara soluzioni di tiro. Per il suo corretto utilizzo in battaglia è raccomandata un’attività addestrativa per conoscere al meglio il nuovo sistema particolarmente in relazione alle logiche di impiego.
Sotto l’egida dei governi italiano e tedesco, Leonardo e Diehl Defense hanno sviluppato e qualificato la famiglia di munizioni di precisione per i cannoni calibro 127mm e 155mm.
La qualificazione congiunta conforme allo STANAG controllata dalle autorità italiane e tedesche è stata completata con successo.

Il cannone da 155/52 mm ed il relativo munizionamento VULCANO.

Vulcano 155mm è una famiglia di munizioni sotto-calibrate per i sistemi di artiglieria terrestre da 155mm composta da un proiettile non guidato denominato BER (Ballistic Extended Range) e da uno guidato denominato GLR (Guided Long Range). Rappresentano la tecnologia più avanzata attualmente disponibile per un tiro preciso di artiglieria terrestre.












Il proiettile Vulcano è stato specificamente concepito e realizzato per migliorare le prestazioni delle altre munizioni dello stesso calibro, sia in termini di gittata che di precisione, mantenendo la compatibilità con le cariche propulsive in servizio e con le canne da 155 mm. La sagoma della munizione è quasi identica a quella dei proiettili convenzionali, il che ne consente la gestione senza alcun onere logistico aggiuntivo.




L'applicazione principale del Vulcano 155 GLR è il supporto al fuoco a lungo raggio e ad alta precisione contro bersagli puntiformi stazionari e in movimento con una probabilità estremamente ridotta di danni collaterali.
L'eccezionale aerodinamica, unita alla guida GPS e alle capacità di modellamento della traiettoria, consentono al Vulcano 155 GLR di raggiungere una gittata massima di 70 km, mantenendo un'estrema precisione di meno di 5 m in tutti i campi operativi.
Il bossolo è riempito di esplosivo IM ed è composto da specifici anelli di tungsteno preformati e brevettati, che consentono un'efficacia estremamente elevata contro bersagli morbidi e leggermente protetti; l'innesco della detonazione è generato da una spoletta programmabile a radiofrequenza in grado di svolgere diverse funzionalità, quali l’impatto altimetrico, istantaneo e ritardato. Quando la spoletta a radiofrequenza viene sostituita con il sensore Semi Active Laser (SAL) dedicato, il munizionamento può anche ingaggiare efficacemente bersagli designati dal laser (è richiesto un osservatore in avanti), fissi e in movimento, con un’ulteriore precisione migliorata rispetto alla pura guida GPS.
Inoltre, la possibilità di programmare l'angolo di attacco finale del proiettile fino a 90° (cioè la caduta verticale) contro il bersaglio consente di massimizzare sia l’efficacia della testata che la precisione della guida, oltre a ridurre al minimo la probabilità di rilevamento del proiettile in volo da parte dei sistemi di difesa del nemico.
Le munizioni Vulcano 155, sia BER che GLR, sono state qualificate.
CARATTERISTICHE PRINCIPALI:
  • Gittata più elevata, che estende fino a tre volte le gittate operative dell'artiglieria convenzionale;
  • Maggiore precisione a qualsiasi distanza;
  • Minori danni collaterali;
  • Minimizzazione dei costi di ingaggio;
  • Capacità di annullare l'errore di localizzazione del bersaglio (TLE) per
  • bersagli fissi e in movimento (con il cercatore SAL);
  • Design all'avanguardia della munizione insensibile (IM).





Si vis pacem, para bellum 
(in latino: «se vuoi la pace, prepara la guerra») è una locuzione latina.

Usata soprattutto per affermare che uno dei mezzi più efficaci per assicurare la pace consiste nell'essere armati e in grado di difendersi, possiede anche un significato più profondo che è quello che vede proprio coloro che imparano a combattere come coloro che possono comprendere meglio e apprezzare maggiormente la pace.
L'uso più antico è contenuto probabilmente in un passo delle Leggi di Platone. La formulazione in uso ancora oggi è invece ricavata dalla frase: Igitur qui desiderat pacem, praeparet bellum, letteralmente "Dunque, chi aspira alla pace, prepari la guerra". È una delle frasi memorabili contenute nel prologo del libro III dell'Epitoma rei militaris di Vegezio, opera composta alla fine del IV secolo.
Il concetto è stato espresso anche da Cornelio Nepote (Epaminonda, 5, 4) con la locuzione Paritur pax bello, vale a dire "la pace si ottiene con la guerra", e soprattutto da Cicerone con la celebre frase Si pace frui volumus, bellum gerendum est (Philippicae, VII, 6,19) tratta dalla Settima filippica, che letteralmente significa "Se vogliamo godere della pace, bisogna fare la guerra", che fu una delle frasi che costarono la vita al grande Arpinate nel conflitto con Marco Antonio.

Blog dedicato agli appassionati di DIFESA, 
storia militare, sicurezza e tecnologia. 


La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri 
di un reparto militare 
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, 
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà: 
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! 
Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti 
sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze 
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: 
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non, 
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò 
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: 
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita 
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, 
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, Google, RID, ARESDIFESA, Leonardo, Wikipedia, You Tube)









 

martedì 22 luglio 2025

Esercito Popolare di Liberazione (中国人民解放军): il J-10C è una versione aggiornata del J-10B, ed è dotata di un radar di controllo del fuoco AESA indigeno ed è dotato di un cercatore di immagini a infrarossi (IIR) PL-10; il turbofan WS-10B e missili aria-aria PL-15. Il J-10C è descritto come un velivolo di generazione 4.5.









https://svppbellum.blogspot.com/

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Esercito Popolare di Liberazione (中国人民解放军)

L'Esercito Popolare di Liberazione (中国人民解放军, Zhōnggúo Rénmín Jiěfàngjūn, abbreviato EPL o PLA) è il nome ufficiale delle forze armate della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese, che comprendono la Commissione Militare Centrale, le forze di terra del PLA, la marina militare del PLA, la forza aerea cinese, la forza missilistica e la forza di supporto strategico. È la seconda forza militare più numerosa al mondo e, secondo Business Insider nel 2018, la seconda forza militare più potente al mondo.





Il caccia Chengdu J-10C (cinese: 歼-10 猛龙)

Il drago vigoroso di Chengdu J-10C (cinese: 歼-10 猛龙; pinyin: Jiān-10 Měnglóng; codice NATO: Firebird) è un aereo da combattimento cinese di peso medio, monomotore, multiruolo che utilizza un'ala delta e un design canard, con una velocità massima di Mach 1.8. Il J-10C è una versione aggiornata del J-10B, ed è dotato di un radar di controllo del fuoco AESA indigeno ed è dotato di cercatore di immagini a infrarossi (IIR) PL-10, motore WS-10B e missili aria-aria PL-15. Justin Bronk descrive il J-10C come un velivolo di generazione 4.5. È prodotto dalla Chengdu Aircraft Corporation (CAC) per la People's Liberation Army Air Force (PLAAF) e la People's Liberation Army Naval Air Force (PLANAF) della Cina, ed esportato nella Pakistan Air Force (PAF). Il J-10 è principalmente progettato per il combattimento aria-aria, ma può anche eseguire missioni di attacco al suolo.

Sviluppo

Nel 1981, il comandante del PLAAF Zhang Tingfa presentò una proposta a Deng Xiaoping per lo sviluppo di un caccia di terza generazione per 500 milioni di ¥ CN; fu accettata più tardi quell'anno dalla Commissione Militare Centrale (CMC). È stato il primo programma di aerei cinesi a incorporare moderni processi di sviluppo e acquisizione. In una partenza dal passato, il fornitore era ora responsabile direttamente nei confronti del cliente; ciò ha permesso al PLAAF di comunicare i suoi requisiti e garantire che fossero soddisfatti; in precedenza i fornitori erano responsabili nei confronti della loro agenzia di gestione, che poteva produrre prodotti che non soddisfacevano i requisiti dell'utente finale. Un'altra differenza era la selezione di un progetto attraverso la concorrenza, piuttosto che assegnare un progetto a un istituto e utilizzare qualsiasi progetto creato da quell'istituto.
Le proposte di progettazione sono state fatte dai tre principali istituti di progettazione aeronautica. La proposta di Shenyang si basava sul suo J-13 cancellato con un'ala di strape simile a un F-16. La proposta di Hongdu era simile a MiG-23/Su-24 con un'ala a spazzata variabile. La proposta del Chengdu Aircraft Design Institute (CADI) era un progetto simile a Saab 37 Viggen basato sul suo J-9 cancellato. La proposta di CADI è stata selezionata nel febbraio 1984. Il mese successivo, CADI e Chengdu Fighter Factory furono formalmente indirizzati a sviluppare e produrre gli aerei, rispettivamente. Song Wencong (宋文骢) divenne capo progettista.
Il motore è stato selezionato durante la fase di proposta di progettazione. I candidati erano un Woshan WS-6 migliorato, il WP-15 o un nuovo motore. Il nuovo motore, in definitiva lo Shenyang WS-10, è stato scelto nel 1983.
Il Consiglio di Stato e il CMC approvarono il programma nel 1986, nome in codice "No. 10 Progetto”. L'interesse è diminuito negli anni successivi, il che ha limitato i finanziamenti e prolungato lo sviluppo. La Guerra del Golfo ha rinnovato l'interesse e ha portato risorse adeguate. A differenza dei programmi precedenti, il J-10 ha evitato il creep dei requisiti paralici.
Lo sviluppo tecnico è stato lento e difficile. Il J-10 rappresentava un livello di complessità più elevato rispetto alle precedenti generazioni di aerei cinesi. Circa il 60% degli aerei richiedeva nuove tecnologie e parti, invece di - secondo Chengdu - il solito 30% per i nuovi aerei; l'alta percentuale rifletteva sia i requisiti che le limitate capacità domestiche. Lo sviluppo e la modernizzazione dell'industria aeronautica cinese hanno avuto insieme al J-10; il programma è stato uno dei primi utenti cinesi di progettazione digitale, modellazione e test compresa la progettazione assistita da computer (CAD) e la fluidodinamica computazionale. Il J-10 è stato il primo aereo cinese a fare un uso importante del CAD per il suo design strutturale, permettendo al progetto dettagliato di essere completato nel 1994. Il sistema idraulico è stato testato con modelli fisici a causa delle limitate capacità di modellazione digitale.
Il primo J-10 è stato assemblato nel giugno 1997. Lei Qiang ha volato il primo volo il 23 marzo 1998; Lei è stato scelto per la sua esperienza con aerei moderni, stranieri, di terza generazione. Le unità di addestramento PLA hanno ricevuto il J-10 prima del previsto a partire dal 2003. I test sulle armi si sono verificati nell'autunno di quell’anno. Il progetto è stato finalizzato nel 2004. Le voci di incidenti durante i test di volo erano in realtà incidenti legati al motore AL-31.
Il J-10 è diventato operativo nel 2006. È stato ufficialmente svelato dal governo cinese nel gennaio 2007, quando le fotografie sono state pubblicate dalla Xinhua News Agency.
Il Siberian Aeronautical Research Institute (SibNIA) della Russia è stato coinvolto nel programma nel 2006. Secondo SibNIA, con il ruolo dichiarato solo come osservare e istruire come "guide scientifiche".
Nel maggio 2021, China National Radio ha pubblicato immagini del J-10C alimentato dal motore WS-10B; questa è stata la prima volta che il WS-10 è stato ufficialmente visto su un J-10 operativo.

Origini

Nel 1988 il ministro della difesa israeliano ha negato un rapporto del Sunday Times secondo cui Israele e la Cina avevano concordato di sviluppare un caccia derivato dall'IAI Lavi, un progetto basato sull’F-16. Nel 2006, gli ingegneri russi della SibNIA credevano che il J-10 fosse "più o meno una versione" del Lavi, incorporando "un crogiolo di tecnologia straniera e metodi di progettazione acquisiti... ma ci sono una serie di altri pezzi di altri aerei o tecnologie che fanno parte della configurazione che hanno acquisito da diverse fonti”. Nel 2008, Janes ha affermato che il J-10 ha beneficiato delle informazioni tecniche del progetto israeliano, citando alti ingegneri russi che hanno detto di averlo sentito da colleghi cinesi.
I cinesi affermano che le caratteristiche del J-10 che si ritiene provengano dal Lavi provengono dal precedente progetto dell'aereo del produttore, ad esempio attribuendo la configurazione a doppia canard simile a Lavi del J-10 al lavoro di Chengdu sul J-9 cancellato degli anni '60 e ’70; questa vista è supportata da Song Wencong, che ha lavorato sul J-9 ed è diventato il capo progettista del J-10, e il maggiore generale PLAAF Zhang Weigang.

Progettazione

Il J-10 è stato progettato e sviluppato dal Chengdu Aircraft Design Institute (CADI), una filiale di Chengdu Aircraft Corporation.

Avionica

La cabina di pilotaggio ha tre display multifunzione a cristalli liquidi (LCD) (MFD) e un display head-up olografico sviluppato in Cina (HUD). Questi sono compatibili con un mirino cinese montato su casco (HMS); i cinesi considerano l'HMS del Sukhoi Su-27 importato come peggiore. 

Radar

I primi J-10 erano inizialmente dotati del radar Doppler a impulsi (PD) di tipo 1473 sviluppato dal CETC 14th Institute; il tipo 1473 è stato chiamato il primo radar PD "di successo" o "pratico" della Cina.
Il J-10B è dotato di un array attivo scansionato elettronicamente (AESA) o radar passivo a scansione elettronica (PESA). Secondo i resoconti cinesi, PESA non è mai stato utilizzato a causa di prestazioni insoddisfacenti; l'Istituto AVIC 607 e il CETC 14th Institute hanno sviluppato un radar PESA in grado di tracciare più bersagli contemporaneamente ma aveva una portata inferiore rispetto al radar PD. Lo sviluppo di PESA e AESA ha ritardato il J-10B. Il CETC 14th Institute ha contribuito a sviluppare il radar AESA del J-10B.

Propulsione

Il J-10 è alimentato da un singolo turbofan. Il J-10A è entrato in produzione con il russo Salyut AL-31FN. La versione iniziale ha generato una spinta statica massima di 12.500 kgf (123 kN; 28.000 lbf). Nel dicembre 2013, Salyut ha riferito che stava testando un AL-31FN Serie 3 aggiornato per la Cina con 250 ore in più di vita e 1000 kg/f in più di spinta; la Serie 3 sarebbe stata equipaggiata sul J-10B migliorato. Rispetto all'originale Lyulka-Saturn AL-31F, l'AL-31FN è stato montato sul J-10 ruotando il cambio e il pacchetto accessori sul lato inferiore.
Il motore previsto per J-10 è il cinese Shenyang WS-10. Il WS-10 ha subito difficoltà di sviluppo e la produzione dell'aereo è andata avanti con il Salyut AL-31FN come sostituto. Un J-10C di pre-produzione ha volato con un WS-10 alla China International Aviation & Aerospace Exhibition 2018; l'ugello del motore è stato modificato per il stealth and thrust vectoring (TVC). Nel marzo 2020, un video dei media statali cinesi ha mostrato un J-10C in livrea PLAAF dotato del WS-10B; gli aerei spinti dal WS-10B erano in servizio entro novembre 2021.

Armi e carichi esterni

L'armamento interno dell'aereo è costituito da un cannone a doppia canna Gryazev-Shipunov GSh-23, situato sotto il lato del porto dell'aspirazione. Altre armi e attrezzature sono montate esternamente su 11 punti rigidi, a cui possono essere collegati 5.600 kg (12.300 libbre) di missili e bombe, serbatoi di caduta contenenti carburante o altre attrezzature come baccelli avionici.
I ordigni trasportati possono includere missili aria-aria a corto raggio come il PL-8 e il PL-10 (su J-10C), missili aria-aria guidati da radar a medio raggio come il PL-12 e il PL-15 (su J-10C), munizioni non guidate e guidate di precisione come le bombe a guida laser, missili aria-superficie come KD-88, missili antinave come l'YJ-91A, e missili anti-radiazioni come l’YJ-91.

Storia operativa 

Cina

Squadra di acrobatica del 1° agosto

I primi aerei sono stati consegnati al 13° Reggimento di Prova il 23 febbraio 2003. L'aereo è stato dichiarato "operativo" nel dicembre dello stesso anno, dopo 18 anni di sviluppo.
Il J-10C è entrato in servizio di combattimento nell'aprile 2018.
È stato riferito che il J-10C ha costantemente prevalso negli impegni di combattimento simulati contro i caccia Su-35 acquisiti dalla Russia, con la visibilità radar ridotta del caccia che gli consente di rilevare e sparare prima sul suo bersaglio. La firma radar inferiore del caccia e i sensori e le armi significativamente più avanzati per gli impegni sia visivi che per quelli a distanza oltre sono stati citati dagli esperti come i principali vantaggi che l'aereo ha mantenuto. Il J-10C ha vinto sia contro il Su-35 che contro il J-16 in esercitazioni per tre anni consecutivi dal 2019 al 2021.

Pakistan

Le trattative per le acquisizioni di J-10A sono state avviate nel 2006 quando è stata offerta dalla Cina, ma i negoziati sono persistiti nel 2012 con l'offerta del J-10B.
Nel settembre 2020, è stato riferito che il Pakistan era interessato al J-10C. Nel dicembre 2021, il Pakistan ha annunciato l'acquisto di 25 J-10CE, con un'opzione per altri 11. Il 4 marzo 2022, il primo lotto di 6 J-10CE per l'aeronautica pakistana (PAF) è atterrato alla base PAF Minhas (Kamra) dopo un volo in traghetto da Chengdu, in Cina. Sono stati ufficialmente inseriti nel PAF'sNo. 15 Squadron Cobras con sede alla PAF Base Minhas l'11 marzo 2022.
Il 18 gennaio 2024, il Pakistan ha attaccato le basi dell'Esercito di Liberazione del Baluchistan e del Fronte di Liberazione del Baluch in Iran durante l'operazione Marg Bar Sarmachar. Gli attacchi includevano attacchi aerei dei droni CAIG Wing Loong II scortati da J-10CE.
I PAF J-10CE schierati contro l'aeronautica indiana (IAF) durante il conflitto India-Pakistan del maggio 2025, e ha affermato di aver abbattuto cinque aerei IAF, tra cui tre Dassault Rafales. Un funzionario anonimo degli Stati Uniti ha detto che c'era "alta fiducia" che i J-10 hanno abbattuto almeno due aerei, tra cui un Rafale. Secondo il deputato francese Marc Chavent, diverse fonti - tra cui analisti americani e dati di intelligence della NATO - hanno accreditato il J-10C di aver distrutto un Rafale. Potrebbe essere stato utilizzato il missile aria-aria a lungo raggio PL-15E. Il 7 maggio, gli analisti hanno attribuito un aumento del prezzo delle azioni di Chengdu Aircraft Corporation ai rapporti sul dispiegamento di combattimento di successo del J-10. Questo è stato il primo utilizzo del J-10 in combattimento.

Varianti:
  • J-10A: variante a posto singolo. La designazione di esportazione è F-10A o FC-20.
  • J-10AH: versione navale di J-10A.
  • J-10AY: variante aerobica di J-10A.
  • J-10S: variante dell'allenatore seduto in tandem di J-10A.
  • J-10SH: versione navale di J-10S.
  • J-10B: un J-10 aggiornato, inizialmente identificato come “Super-10". È dotato di un ingresso supersonico senza deviatore più leggero e furtivo, un radomo del naso più lungo che potrebbe ospitare un radar array attivo scansionato elettronicamente, un sensore di targeting elettro-ottico (IRST e telemetro laser) e un nuovo avviso elettronico o pod di contromisure in cima allo stabilizzatore verticale. L'aereo è alimentato dall'AL-31FN M1; un'unità è stata trasportata con un aWS-10A nel luglio 2011, ma quel motore non è stato selezionato per il lotto di produzione iniziale. Il primo volo dell'aereo è avvenuto non più tardi di dicembre 2008.
  • Dimostratore TVC J-10B: un prototipo di caccia basato su J-10B dotato di un motore di controllo di spinta-vectoring WS-10B. Il caccia ha supermanevrabilità, in grado di eseguire la manovra Cobra.
  • J-10C: una versione aggiornata del J-10B, è dotata di un radar di controllo del fuoco AESA indigeno ed è dotata di cercatore di immagini a infrarossi (IIR) PL-10, motore WS-10B e missili aria-aria PL-15. Justin Bronk descrive il J-10C come un caccia a reazione di 4,5 generazioni.
  • J-10CE: versione di esportazione di J-10C.
  • J-10CY: variante acrobatica di J-10C, sostituita da J-10AY.

Operatori:
  • Repubblica Popolare Cinese - Forza Aerea dell'Esercito Popolare di Liberazione: 236 J-10A, 55 J-10B, 220 J-10C, 77 J-10S al 2023.
  • Pakistan - Pakistan Air Force: 36 J-10CE (20 consegnati, 16 su ordinazione a stare dal 2024).

Incidenti e incidenti

Il 12 novembre 2016, un volo di addestramento del 1° agosto Aerobatics Team ha subito una collisione a mezz'aria a Hebei. Un J-10 a due posti si è schiantato. Il pilota, il capitano Yu Xu, la prima donna certificata per pilotare il J-10, e il copilota espulso. Yu è stato colpito da un altro J-10 e ucciso.
Nell'ottobre 2020, il People's Liberation Army Daily ha riferito che un J-10 si è schiantato dopo che un attacco di uccello ha disabilitato il suo motore. Il pilota si è espulso ed è sopravvissuto.

Specifiche (J-10C) - Caratteristiche generali:

  • Equipaggio: 1
  • Lunghezza: 16,9 m (55 piedi 5 in)
  • Apertura alare: 9,8 m (32 piedi 2 in)
  • Altezza: 5,7 m (18 piedi 8 in)
  • Superficie alare: 37 m2 (400 piedi quadrati)
  • Peso a vuoto: 9.750 kg (21.495 libbre)
  • Peso lordo: 14.000 kg (30.865 libbre)
  • Peso massimo al decollo: 19.227 kg (42.388 lb)
  • Capacità del carburante: 4950 L (3860 kg) interno. 4000 L (3120 kg) esterni con 3 serbatoi di caduta (2 × 1600L + 1 × 800L)
  • Potenza: 1 × motori turbofan post-combustione WS-10B, 89,17 kN (20.050 lbf) spinta, 135 kN - 144 kN con postbruciatore.

Prestazioni:
  • Velocità massima: Mach 1.8
  • Velocità di stallo: 200 km/h (120 mph, 110 kn)
  • Portata: 1.850 km (1.150 miglia, 1.000 miglia nn)
  • Raggio d’azione di combattimento: 1.240 km (770 mi, 670 nmi)
  • Autonomia di trasferimento: 4.600 km (2.900 mi, 2.500 nmi)
  • Tangenza: 18.000 m (59.000 piedi)
  • Velocità di salita: 300 m/s (59.000 ft/min)
  • Carico alare: 381 kg/m2 (78 libbre/sq ft)
  • Spinta/peso: 1,04.

Armamenti:
  • Cannone: 1× Gryazev-Shipunov GSh-23
  • Punti hard: 11 in totale (6 × sotto l'ala, 2 × sotto l'assorbimento e 3 × sotto la fusoliera) con una capacità di 5600 kg di carburante esterno e ordine;
  • Razzi non guidati da 90 mm.
  • Missili: Missili aria-aria: PL-8 - PL-10 (J-10C) - PL-12 - PL-15 (J-10C) - Missili aria-superficie: KD-88 missile d'attacco terrestre  - YJ-91 missile anti-radiazioni.
  • Bombe:  Bombe a guida laser: (LS-500J, LT-2) - Bombe di scivolata: (LS-6, GB3, GB2A, GB3A, GB250) - Bombe guidate da satelliti: (FT-1) - Bombe non guidate: 250 kg, 500 kg;
  • Altri: Fino a 3 serbatoi di caduta del carburante esterni (1 × sotto la fusoliera, 2 × sotto l'ala) per una portata estesa e un tempo di vagabondaggio
  • Avionica: Radar - Radar AESA (J-10C) - Radar di controllo del fuoco a impulsi Doppler di tipo 1473H (J-10A).
  • POD avionici montati esternamente: K/JDC01A pod di targeting (su J-10A) - Digita Hongguang-I ricerca a infrarossi e pod di tracciamento (su J-10A) - CM-802AKG targeting pod per KD-88 e YJ-91 (su J-10C) - Pod di contromisura elettronica KG600 - Blue Sky navigazione/pod d'attacco.










"La Bandiera non sventola a causa dei venti che la soffiano,
La Bandiera sventola a causa dell'ultimo respiro di ogni soldato che soffia.
Per coloro che hanno combattuto e sono morti per questo,
la libertà ha un sapore che i protetti non sapranno mai.
Il vero soldato combatte non perché odia quello che ha davanti,
ma perché ama ciò che c'è dietro di sé. "
Chi sa comprende, il resto non conta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero, 
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà: 
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai! 
Nulla di più errato. 
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti 
sono i primi assertori della "PACE". 
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze 
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori: 
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace, 
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non, 
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò 
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo: 
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita 
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni, 
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.

(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, SAFARI, Google, Wikipedia, You Tube)



























 

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