La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri
di un reparto militare
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Hyper Velocity Gliding Projectile (HVGP) (島嶼防衛用高速滑空弾, Tōsyobōeiyō-kōsoku-kakkūdan) è un veicolo di scorrimento ipersonico giapponese destinato ad essere utilizzato come arma ipersonica. Questa arma è effettivamente il primo missile balistico de facto del Giappone. Sebbene sia ufficialmente etichettato come un missile per la difesa dell'isola, si ritiene anche che abbia potenziali capacità di attacco contro basi nemiche ostili.
Design e capacità
L'HVGP è progettato come un in grado di attaccare le forze e le basi nemiche dall'esterno della zona di attacco delle armi nemiche. Lo sviluppo dell'HVGP si basa su di un approccio incrementale, con il block 1 sviluppato come prima versione basata sulla tecnologia esistente, seguita dallo sviluppo di un block 2 che migliori le prestazioni. Entrambi sono progettati per il lancio utilizzando un solido booster di razzi, con il proiettile che si separa da esso ad alta quota e poi scivola verso l’obiettivo a velocità ipersoniche fino all’impatto. Nel Block 2, le prestazioni di scorrimento saranno ulteriormente migliorate introducendo la tecnologia waverider.
La guida del proiettile sarebbe fornita principalmente dalla navigazione satellitare, con il sistema di navigazione inerziale come backup. L'imaging a radiofrequenza e l'homing a infrarossi sarebbero utilizzati anche per la guida quando si coinvolgono bersagli in movimento. Speciali munizioni perforanti, in grado di penetrare il ponte delle portaerei, vengono utilizzate per attaccare le navi ed i proiettili esplosivi ad alta densità (EFP), in grado di sopprimere l'area, vengono utilizzati per attaccare obiettivi sulla terraferma.
Il block 1 dovrebbe essere un missile balistico a corto raggio con una portata stimata di 300-500 km (160-270 miglia nmi). Il block 2, d'altra parte, è progettato per essere un missile balistico a medio raggio con una portata di 2.000-3.000 km (1.100-1.600 nmi).
Distribuzione
Il piano è quello di completare lo sviluppo del Block 1 entro l'anno fiscale 2025 e iniziare il dispiegamento nell'anno fiscale 2026, e di iniziare il dispiegamento del Block 2 negli anni 2030, schierando due battaglioni nella Forza di autodifesa terrestre giapponese. Queste batterie sono prese in considerazione per l'impiego a Hokkaido e Kyushu.
Secondo quanto riferito, lo sviluppo di una versione lanciata da sottomarini è in fase di esame.
"La Bandiera non sventola a causa dei venti che la soffiano,
La Bandiera sventola a causa dell'ultimo respiro di ogni soldato che soffia.
Per coloro che hanno combattuto e sono morti per questo,
la libertà ha un sapore che i protetti non sapranno mai.
Il vero soldato combatte non perché odia quello che ha davanti,
ma perché ama ciò che c'è dietro di sé. "
Chi sa comprende, il resto non conta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà:
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!
Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti
sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace,
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non,
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo:
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, SAFARI, Google, Wikipedia, You Tube)
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri
di un reparto militare
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Lo Jumo 211 fu uno dei motori aeronautici Junkers di maggiore successo e diffusione. Il suo prototipo venne realizzato nella metà degli anni ’30 a partire dal modello 210 per ottenere un aumento di prestazioni richiesto dal Ministero dell’Aeronautica tedesco, mantenendo lo schema costruttivo con dodici cilindri a V invertiti e il sofisticato sistema di iniezione diretta del combustibile. La sua produzione in serie, avviata nel 1937, venne ripartita in diversi siti, raggiungendo un totale di oltre 68000 unità nel 1944. La Junkers realizzò varie versioni del motore 211, caratterizzate da miglioramenti tecnici e prestazionali: la versione J, introdotta 1942, è una delle più potenti tra quelle prodotte in serie e si contraddistingue per l’impiego di un intercooler. La maggior parte dei motori Jumo 211 fu utilizzata in velivoli da bombardamento, tra i quali gli Junkers Ju 87 Stuka (abbreviazione di Sturzkampfflugzeug, velivolo da combattimento in picchiata), in dotazione anche in alcuni reparti della Regia Aeronautica durante la Seconda guerra mondiale.
L'esemplare in copertina fa parte del patrimonio storico della Aeronautica Militare Italiana ed è stato restaurato dal Museo dei Motori nell’ambito di un progetto di ricerca, tutela e valorizzazione museale di motori aeronautici di varie epoche, realizzato congiuntamente tra la Forza Armata e l’Ateneo di Palermo in occasione del Centenario dell'istituzione dell'Aeronautica Militare italiana.
Lo Junkers Jumo 211 era un motore aeronautico a 12 cilindri motore a V invertita sviluppato dall'azienda aeronautica tedesca Junkers Flugzeug und Motorenwerke AG (JFM) dalla metà degli anni trenta ed utilizzato come equipaggiamento di velivoli durante il periodo della seconda guerra mondiale.
Contemporaneo e concorrente del Daimler-Benz DB 601 fu uno dei motori prodotti in maggior numero tra quelli utilizzati nel secondo conflitto mondiale. Al contrario del DB 601 che venne impiegato principalmente per motorizzare aerei da caccia e zerstörer, lo Jumo 211 venne utilizzato nei bombardieri quali il monomotore Junkers Ju 87 Stuka ed il bimotore Ju 88.
Storia del progetto
Le origini
Nel 1934 il Reichsluftfahrtministerium (RLM) emise una specifica per la fornitura di una nuova classe di motore aeronautico; questa doveva erogare una potenza di almeno 1 000 cavallo vapore (PS) con un peso a vuoto di circa 500 kg. Al bando risposero la Junkers Flugzeug und Motorenwerke AG e la Daimler-Benz, entrambi con un 12 cilindri a V rovesciata, la prima con un nuovo progetto e la seconda con il DB 600 che già aveva sperimentato.
Nel 1935 negli stabilimenti Junkers di Dessau erano ancora impegnati nel programma di test di pre-produzione dello Jumo 210 quando venne incaricato il Dr. Franz Neugebauer di progettare un nuovo motore che rispondesse ai requisiti richiesti. Al fine di riuscire ad anticipare la Daimler-Benz, intenta a sviluppare il concorrente DB 600, Neugebauer decise di utilizzare i disegni dello Jumo 210 H riprogettandolo in una scala ridotta. Il nuovo motore assunse la denominazione ufficiale di Jumo 211.
Lo Jumo 211 iniziò la sperimentazione pratica nell'aprile 1936.
Come lo Jumo 210 dal quale derivava, lo Jumo 211 era caratterizzato da una configurazione a V rovesciata, dalla distribuzione a tre valvole per cilindro e da un sistema di iniezione diretta alimentato da piccoli pistoni che prendevano moto dall'albero a gomiti.
La produzione di serie
La prima versione di serie, lo Jumo 211A, venne inizialmente prodotta a partire dall'aprile 1937 negli stabilimenti a Dessau in poco più di 1 000 esemplari prima che la produzione passasse definitivamente a Magdeburgo il luglio successivo. Di questo sono state prodotte tre differenti versioni in base alla taratura del compressore a due velocità di cui era dotato, ottimizzate per l'uso a bassa o alta quota.
Nel novembre 1937 lo Jumo 211 venne finalmente installato su un velivolo per i test di volo quando però oramai anche lo sviluppo del DB 600 era terminato. Quest'ultimo introdusse una serie di importanti migliorie che evidenziarono una superiorità tecnica rispetto allo Jumo 211. In particolare il DB 600 utilizzava un circuito di raffreddamento pressurizzato che permetteva all'acqua, all'aumentare della quota, di rimanere liquida anche al diminuire della pressione atmosferica. Questo si traduceva nella minore esigenza di quantità di liquido di raffreddamento e nella possibilità di utilizzare radiatori dalla minor superficie radiante con conseguente riduzione del peso complessivo. Dotato anche di un compressore più potente, il DB 600 surclassava nettamente lo Jumo 211 a quota medio-alta relegando l'equipaggiamento di quest'ultimo a velivoli che operavano a bassa altitudine.
Sebbene molti velivoli progettati avessero inizialmente previsto l'installazione del motore Junkers, tra questi il caccia Messerschmitt Bf 109 ed il Bf 110, in fase di produzione passarono velocemente al DB 600 (e successivamente al DB 601).
Lo Jumo 211 risulta essere stato il motore maggiormente usato dai bombardieri in forza alla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale, sia per le caratteristiche più consone ai velivoli di questo ruolo, sia perché la Junkers produsse anche la maggior parte dei bombardieri tedeschi di quel periodo.
Lo sviluppo dello Jumo 211 si concretizzò nel 1938 con la realizzazione della prima importante versione, lo Jumo 211B, con un lieve incremento della potenza e del regime di rotazione massimi, e successivamente con i 211C e 211D caratterizzati da diversi rapporti di riduzione. Lo sviluppo più importante riguardò, nel 1940, la versione 211E che adottando anch'essa un circuito di raffreddamento pressurizzato raggiunse prestazioni equivalenti al DB 601. Grazie a questa miglioria poteva raggiungere un più elevato livello di potenza erogata senza incorrere nel surriscaldamento delle sue componenti meccaniche. Di seguito divenne disponibile il 211F che disponeva di un nuovo albero a gomiti e di un compressore più efficiente. Le versioni 211F e la simile 211J incrementarono ulteriormente il regime di rotazione raggiungendo i 2.600 giri/min con conseguente innalzamento della potenza massima erogata a 1 350 PS. Ulteriori affinamenti e migliorie aumentarono la potenza erogata dai 1 425 PS del 211N ai 1 475 PS del 211P, versione quest'ultima dalla quale venne sviluppato il nuovo Junkers Jumo 213.
La produzione totale dello Jumo 211 ammonta a 68 248 unità con un picco di 1 700 motori realizzati al mese nell'autunno del 1942.
Versioni
Jumo 211 - prototipo
Jumo 211A - prima versione standard di serie prodotta nel 1937.
Jumo 211A-0 - versione di preserie; potenza erogata 1 000 PS (735 kW) al decollo a 2 200 giri/min (0,615 kg/CV)
Jumo 211A-1 - Potenza 1 075 PS (790 kW)
Jumo 211A-3 - Potenza 1 100 PS (809 kW) al decollo a 2 300 giri/min
Jumo 211Ba - Potenza 1 200 PS (883 kW) al decollo a 2 400 giri/min (0,55 kg/CV). Quota di ristabilimento a 5 200 m
Jumo 211C -
Jumo 211Da - come 211Ba ma dotato di un riduttore di velocità interposto all'albero dell'elica.
Jumo 211E - introduzione del circuito di raffreddamento in pressione.
Jumo 211F - introduzione di un albero a gomiti rinforzato e di un compressore più efficiente. Potenza 1 340 PS (986 kW) a 2 600 giri/min (0,615 kg/CV)
Jumo 211G - come 211Da ma (...). Potenza 1 200 PS (883 kW) al decollo a 2 400 giri/min (0,55 kg/CV).
Jumo 211H - come 211Da ma (...). Potenza 1 200 PS (883 kW) al decollo a 2 400 giri/min (0,55 kg/CV).
Jumo 211J - come 211F ma dotato di intercooler. Potenza 1 420 PS (1.045 kW) al decollo a 2 600 giri/min (0,51 kg/CV)
Jumo 211L -
Jumo 211M -
Jumo 211N - come 211F ma con pressione di alimentazione e regime di rotazione aumentati. Potenza 1 450 PS (1 066 kW) al decollo a 2 700 giri/min (0,54 kg/CV)
Jumo 211P - Potenza 1 500 PS (1 103 kW) al decollo a 2 700 giri/min (0,51 kg/CV)
Jumo 211Q - come 211F ma dotato di turbocompressore
Jumo 211R -
Velivoli utilizzatori
Cecoslovacchia - Avia S-199;
Germania - Focke-Wulf Ta 154 - Heinkel He 111 - Junkers Ju 87 - Junkers Ju 88;
Romania - IAR S.79B, il Savoia-Marchetti S.M.79B prodotto su licenza dalla Industria Aeronautică Română (IAR).
Italia - Savoia-Marchetti S.M.79.
"La Bandiera non sventola a causa dei venti che la soffiano,
La Bandiera sventola a causa dell'ultimo respiro di ogni soldato che soffia.
Per coloro che hanno combattuto e sono morti per questo,
la libertà ha un sapore che i protetti non sapranno mai.
Il vero soldato combatte non perché odia quello che ha davanti,
ma perché ama ciò che c'è dietro di sé. "
Chi sa comprende, il resto non conta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà:
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!
Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti
sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace,
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non,
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo:
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, SAFARI, Google, Museomotori, Wikipedia, You Tube)
La bandiera è un simbolo che ci unisce, non solo come membri
di un reparto militare
ma come cittadini e custodi di ideali.
Valori da tramandare e trasmettere, da difendere
senza mai darli per scontati.
E’ desiderio dell’uomo riposare
là dove il mulino del cuore non macini più
pane intriso di lacrime, là dove ancora si può sognare…
…una vita che meriti di esser vissuta.
Nel 2012, durante il suo secondo mandato, il presidente Obama, discutendo con il governatore Mitt Romney confermò che i Marines statunitensi non usavano più le baionette in quanto le forze armate moderne erano cambiate. Più di un decennio dopo, le baionette sono ancora ampiamente utilizzate dalle forze armate statunitensi, dagli alleati, dai nemici e dalle milizie e dai terroristi di tutto il mondo!
Questa è la realtà, in primo luogo perché le forze militari sono lente ad adattarsi e a sbarazzarsi delle attrezzature cosiddette “obsolete”. Ma anche perché le baionette si sono evolute per servire anche come coltelli da campo per uso generale, e sono molto pratiche da avere in dotazione in caso di esaurimento delle munizioni o in caso di utilizzo in modalità occulta. Infatti, al giorno d'oggi, sono in produzione baionette con le quali equipaggiare ogni fucile d’assalto.
Esistono alcune grandi baionette utilizzate in tutto il mondo al giorno d’oggi. Perciò, abbiamo deciso di osservare da vicino quelle che a nostro avviso pensiamo siano le migliori.
POLONIA: COLTELLO A BAIONETTA PER IL FUCILE “GROT MSBS”
Quando l'esercito polacco è passato dai fucili a modello AK a qualcosa di più avanzato, è anche passato ad una moderna baionetta. Il nuovo fucile MSBS Grot della Polonia utilizza una baionetta molto moderna che ha un aspetto elegante e un design abbastanza compatto.
La lama ha una punta che mescola una punta di lancia con un punto di scivolamento che consente alla baionetta di essere perforata, ma fornisce anche una bella pancia per fette profonde. Una parte della lama è seghettata, il che rende il taglio di cose come la corda spessa più facile e veloce. La parte inferiore dell'impugnatura presenta un rompi-vetro che funge anche da cacciavite a testa piatta. La baionetta viene fornita con un modello di guaina in polimero.
Il coltello a baionetta ha una lama da 6,1 pollici ed una lunghezza totale di 10,9 pollici. I polacchi hanno comunque mantenuto il famoso design a filo della baionetta AK. La baionetta di MSBG Grot è un piccolo coltello da campo solido che trasforma il fucile d’assalto in una lancia.
REPUBBLICA CECA: BAYONET MK.I
Quando le forze ceche adottarono la carabina BREN 2 adottarono anche la Bayonet Mk.I. Questa nuova baionetta mirava ad essere un coltello da campo migliore del suo predecessore.
I cechi hanno ridotto il suo peso e le sue dimensioni ed hanno preso ispirazione dai coltelli da commando. Il risultato finale è stato un coltello con una lunghezza totale di 11,5 pollici e una lunghezza della lama di 6,3 pollici. Il coltello ha una punta di lancia con un falso bordo sul retro della lama. È un pugnale efficace ma ha ancora abbastanza pancia per i tagli, se necessario. L'MK.I viene fornito con una moderna configurazione della guaina per l'utilizzo. Inoltre, una lama per lima e sega può essere equipaggiata con il coltello per il lavoro sul campo. L'MK.I sembra e si comporti più come un coltello da combattimento che come una baionetta, il che non è una sorpresa.
AUSTRIA: GLOCK FELDMESSER 78
Oltre alle pistole, la Glock costruisce anche coltelli. Non è molto conosciuta per tale attività, ma Glock ha da tempo realizzato il Feldmesser 78, un coltello da campo che funge anche da baionetta per il fucile austriaco Steyr AUG.
Il coltello Glock ha una lama da 6,5 pollici che combina la punta della lancia e la punta della clip. La lunghezza totale è di 11 pollici e il coltello fa risparmiare peso essendo piuttosto sottile: è quasi simile ad un vero pugnale. L'impugnatura e il fodero sembrano molto simili allo stesso polimero che Glock usa per le sue pistole. Una delle caratteristiche preferite di questo coltello è che può funzionare anche come apri-bottiglie. Il coltellino è molto efficiente ed efficace e dà all'AUG qualcosa con cui colpire. Meglio ancora, è conveniente e facilmente disponibile.
FRANCIA: EICKHORN SG 2000 WC-F
I francesi hanno adottato una nuova baionetta insieme al loro nuovo fucile HK 416. L'Eickhorn SG 2000 WC-F è un coltello dall'aspetto unico che sembra essere estremamente capace. Utilizza una lama da 6,8 pollici ed ha una lunghezza complessiva di 12,1 pollici. È una baionetta robusta che pesa 11,29 once.
La particolare lama ha una forma quadrata in grado di perforare materiali molto duri più facilmente di altre baionette. L'Eickhorn SG 2000 WC-F ha anche un po' di dentellatura che gli consente di essere utilizzato anche come coltello da campo. La guaina e il coltello si combinano per creare un dispositivo di taglio a filo. L'Eickhorn è certamente una baionetta multiuso con un design generale grosso che è adatto per l'utilizzo in combattimento. È meno un coltello da campo e molto più idoneo al combattimento.
STATI UNITI: BAYONET OKC-3S
L'OKC-3S è una delle migliori baionette al mondo ed è stata sviluppata per il Corpo dei Marines; l'OKC-3S ha perfezionato ciò che l'M9 non è riuscito a fare ed ha fornito un coltello efficace per più ruoli e rende un'eccellente baionetta. Probabilmente, può essere un po' grande per le attività sul campo, ma la lunghezza della lama esiste per un motivo: consente al soldato di raggiungere gli organi vitali di un avversario indipendentemente da dove colpisci; è devastante in un combattimento.
L'OKC-3S è stato modellato sul famoso coltello da combattimento Ka-Bar. La sua punta a clip lo rende molto versatile e la sua pancia è bella e profonda, quindi i tagli sono efficaci e puoi tagliare un bel po' con la sua lama lunga otto pollici. Il manico è spesso e comodo e c'è un affila-coltelli integrato nella guaina. Parte della lama resistente alla corrosione del coltello è seghettata per una maggiore efficienza. Pesa meno di due chili. L'OKC-3S combina le migliori caratteristiche dei coltelli da campo, dei coltelli da combattimento e delle baionette. Le baionette stanno certamente diventando reliquie della guerra poiché i fucili più recenti spesso non ne consentono l'utilizzo. Potrebbero non rimanere sulle punte dei fucili in futuro, ma le truppe avranno sempre bisogno di ciò che offre una vera baionetta nei combattimenti corpo a corpo.
ITALIA: Extrema Ratio FULCRUM BAYONET
Dopo il successo del coltello multiruolo FULCRUM è nata la versione a baionetta. Come il FULCRUM, la baionetta è un coltello estremamente robusto e versatile, la lama regge carichi di rottura superiori ai 150 Kg; la punta è robustissima ed il profilo consente di lavorare a lungo con il coltello senza intaccare l’affilatura dell’ultima sezione, che garantisce, insieme all’affilatura parziale dorsale, di mantenere la capacità di penetrazione necessaria nel combattimento corpo a corpo contro obiettivi coperti da indumenti pesanti, buffetteria e protezioni balistiche morbide. Il baricentro avanzato ed il peso della lama la rendono adatta ai lavori da campo pesanti.
FULCRUM BAYONET E.I. è la versione fornita all’Esercito Italiano con attacchi e guardia per il fucile d’assalto ARX160, manico nero, fodero rigido in nylon nero, fodero morbido in cordura Camo Italia.
Il FULCRUM è una pietra miliare fra i coltelli multi-uso. Impiegato su larga scala anche in Afghanistan come equipaggiamento standard dai componenti della missione italiana “Nibbio”, fa parte di un progetto sperimentale di rinnovamento degli equipaggiamenti individuali intrapreso dal Comando Truppe Alpine. Durante la preparazione di quella importante missione, il Comando Truppe Alpine ha coordinato un team di aziende nella realizzazione di un completo e rinnovato equipaggiamento individuale sperimentale. Extrema Ratio è l’azienda che il Comando Truppe Alpine ha selezionato e contattato per lo sviluppo di un’arma multiruolo adatta alla fanteria di prima linea, un coltello che potesse essere impiegato a tutte le latitudini e che assolvesse con successo ad ogni tipo di problematica che le attrezzature più specializzate non potevano risolvere. Il successo è stato tale che quel multiruolo ha dato il via allo sviluppo della Baionetta Fulcrum, di pari caratteristiche ma innestabile sui fucili d’ordinanza. Il FULCRUM è un coltello estremamente robusto e versatile. La lama regge carichi a rottura superiori ai 150 Kg, la punta è robustissima ed il profilo permette di lavorare a lungo con il coltello senza intaccare l’affilatura dell’ultima sezione. Il baricentro avanzato ed il peso della lama lo rendono adatto ai lavori da campo pesanti.
Mod. Fulcrum Esercito Italiano “Nibbio":
Destinazione d'uso: tattico/militare/multiruolo; Lama: full tang in acciaio Inox N690Co 58HRC; Manicatura: smontabile in Forprene; Lunghezza lama: 180mm;
Spessore della lama: 6.3mm; Lunghezza chiuso: - ;
Lunghezza totale: 310mm;
Bilanciatura: avanzata, a 1.5 cm dal ramo di guardia inferiore;
Peso: 325g;
Chiusura: - ;
Clip: - ;
Fodero: tattico modulabile, da coscia o cintura, in Nylon e Kydex;
Note: .-
La Extrema Ratio è specializzata nello sviluppo e produzione di coltelleria professionale ad uso Militare, Pubblica Sicurezza e soccorso. Il livello della produzione si attesta su una fascia medio/alta; la filosofia dell’azienda, il cui marchio fa fede, è produrre attrezzature tecniche di ottimo valore funzionale, lunga vita operativa, costanza qualitativa seriale a costi congrui per le amministrazioni pubbliche e clienti istituzionali. In altre parole un prodotto di prim’ordine a prezzi concorrenziali. La produzione è caratterizzata da procedimenti industriali e finiture artigianali, caratteristica che fornisce una forte identità all’azienda: sono automatizzati ed industrializzati soltanto i processi che garantiscono uniformità, alta capacità produttiva ed economia di scala, rimangono artigianali i processi che, come i controlli, garantiscono l’affidabilità e l’alta qualità generale dei singoli pezzi all’interno delle serie, nonché operazioni, che per loro natura intrinseca, derivano le loro caratteristiche di funzionalità dalla manualità dell’operatore, come le affilature piane, che vengono effettuate tutte ed esclusivamente in maniera artigianale.
Grazie all’interazione con le Forze Armate Italiane e poi anche internazionali, la ditta ha accumulato e sta continuando ad accumulare un prezioso bagaglio di esperienza ed informazioni che le permettono di procedere allo sviluppo di lame veramente qualificate e professionali. Peculiarità dell’azienda è l’aver lavorato insieme alle Forze Armate con l’intento, conseguito con successo, di elevare gli standard qualitativi e funzionali della coltelleria militare moderna. L’alto livello di qualità è dato dalla funzionalità dei progetti, dalla scelta dei migliori materiali e dei trattamenti più moderni. L’azienda effettua internamente test di efficienza e resistenza dei prodotti grazie allo sviluppo di strumenti specifici.
Si avvale della collaborazione della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Perugia che ha curato l’aspetto ergonomico dei suoi prodotti: l’indispensabile capacità degli stessi di interfacciarsi con l’utilizzatore. Si avvale della collaborazione della Facoltà d’Ingegneria dell’Università di Firenze che cura i test e le analisi su strutture, materiali e finiture superficiali dei prodotti. Il potenziale produttivo è sufficiente a garantire forniture governative su larga scala, con standard qualitativi molto elevati. L’azienda è certificata ISO 9001 ed è iscritta fra i fornitori delle Forze Armate, Codice NATO (N/CAGE): AD856.
E’ attualmente fornitrice ufficiale delle Forze Armate Italiane e Francesi, nonché collabora attivamente ed è fornitrice delle migliori unità italiane ed alcune fra le migliori unità internazionali militari e di pubblica sicurezza.
"La Bandiera non sventola a causa dei venti che la soffiano,
La Bandiera sventola a causa dell'ultimo respiro di ogni soldato che soffia.
Per coloro che hanno combattuto e sono morti per questo,
la libertà ha un sapore che i protetti non sapranno mai.
Il vero soldato combatte non perché odia quello che ha davanti,
ma perché ama ciò che c'è dietro di sé. "
Chi sa comprende, il resto non conta.
Ripensare la guerra, e il suo posto
nella cultura politica europea contemporanea,
è il solo modo per non trovarsi di nuovo davanti
a un disegno spezzato
senza nessuna strategia
per poterlo ricostruire su basi più solide e più universali.
Se c’è una cosa che gli ultimi eventi ci stanno insegnando
è che non bisogna arrendersi mai,
che la difesa della propria libertà
ha un costo
ma è il presupposto per perseguire ogni sogno,
ogni speranza, ogni scopo,
che le cose per cui vale la pena di vivere
sono le stesse per cui vale la pena di morire.
Si può scegliere di vivere da servi su questa terra, ma un popolo esiste in quanto libero,
in quanto capace di autodeterminarsi,
vive finché è capace di lottare per la propria libertà:
altrimenti cessa di esistere come popolo.
Qualcuno è convinto che coloro che seguono questo blog sono dei semplici guerrafondai!
Nulla di più errato.
Quelli che, come noi, conoscono le immense potenzialità distruttive dei moderni armamenti
sono i primi assertori della "PACE".
Quelli come noi mettono in campo le più avanzate competenze e conoscenze
per assicurare il massimo della protezione dei cittadini e dei territori:
SEMPRE!
….Gli attuali eventi storici ci devono insegnare che, se vuoi vivere in pace,
devi essere sempre pronto a difendere la tua Libertà….
La difesa è per noi rilevante
poiché essa è la precondizione per la libertà e il benessere sociale.
Dopo alcuni decenni di “pace”,
alcuni si sono abituati a darla per scontata:
una sorta di dono divino e non,
un bene pagato a carissimo prezzo dopo innumerevoli devastanti conflitti.…
…Vorrei preservare la mia identità,
difendere la mia cultura,
conservare le mie tradizioni.
L’importante non è che accanto a me
ci sia un tripudio di fari,
ma che io faccia la mia parte,
donando quello che ho ricevuto dai miei AVI,
fiamma modesta ma utile a trasmettere speranza
ai popoli che difendono la propria Patria!
Violenza e terrorismo sono il risultato
della mancanza di giustizia tra i popoli.
Per cui l'uomo di pace
si impegna a combattere tutto ciò
che crea disuguaglianze, divisioni e ingiustizie.
Signore, apri i nostri cuori
affinché siano spezzate le catene
della violenza e dell’odio,
e finalmente il male sia vinto dal bene…
Come i giusti dell’Apocalisse scruto i cieli e sfido l’Altissimo:
fino a quando, Signore? Quando farai giustizia?
Dischiudi i sette sigilli che impediscono di penetrare il Libro della Vita
e manda un Angelo a rivelare i progetti eterni,
a introdurci nella tua pazienza, a istruirci col saggio Qoelet:
“””Vanità delle vanità: tutto è vanità”””.
Tutto…tranne l’amare.
(Fonti: https://svppbellum.blogspot.com/, Web, SAFARI, Google, SANDBOXX, ColtelleriaCollini, Wikipedia, You Tube)