domenica 31 marzo 2019

Dopo il mitra FRANCHI LF 57, la Carabina FRANCHI LF58 ed il Fucile d'Assalto FRANCHI LF59



Il 1° maggio 1957, l’adozione, da parte dell’US ARMY del fucile M14, camerato con il calibro 7,62 mm NATO, non fermò il lavoro sperimentale condotto dai due più grandi produttori italiani di armi dell’epoca per produrre una versione migliorata della fantastica carabina Winchester M1.
Giustamente si riteneva che il 7,62 mm NATO non avrebbe rimpiazzato tutti i calibri allora in uso se non dopo un considerevole periodo di tempo, nonostante la NATO avesse annunciato il 15 Dicembre 1953 la standardizzazione del calibro e l’adozione della nuova munizione denominata T65.
Ad avvalorare le considerazioni dei produttori italiani di armi stava il fatto che le carabine M1 ed M2 godevano di un'elevata considerazione tra le truppe alpine dell'Esercito Italiano per la loro precisione, per il loro peso ridotto e per il basso rinculo; inoltre, erano particolarmente adatte (all’epoca) alla corporatura mediamente minuta dei nostri militari.
Nel 1958, la Beretta e la Franchi proposero due carabine molto interessanti in calibro 30M1: della carabina Beretta fu data notizia pubblicamente, la carabina Franchi invece non fu mai pubblicizzata.
Oggi - purtroppo - l’azienda italiana Franchi non è un produttore di armi leggere militari di grande impatto, ma a metà degli anni '50 l'azienda produceva fucili, carabine e mitragliatrici molto interessanti per il mercato militare. Il più riconoscibile e affidabile tra questi era la pistola mitragliatrice LF-57, una semplice mitragliatrice a contraccolpo molto simile nel design e nell'aspetto alla contemporanea Walther MPL. La LF-57 utilizzava un pesante bullone a sbalzo per controllare il tasso ciclico di fuoco fino a circa 500 colpi al minuto. L'LF-57 alla fine non fu un grande successo per Franchi, e solo poche nazioni (inclusa l'Italia) la acquistarono.
Subito dopo la Franchi produsse altre due armi da fuoco molto interessanti che non registrarono vendite apprezzabili. Entrambe si basavano sulla stessa azione di base, che accoppiava un pistone fisso che azionava lo stelo ad un bullone inclinabile molto simile a FAL, e che utilizzava un meccanismo di sparo a doppio martello molto particolare.

La carabina FRANCHI LF58

Il primo progetto prodotto fu chiamato LF-58, camerata per il calibro americano .30 Carbine; era sicuramente progettata per le nostre truppe alpine.
Una volta che divenne chiaro che la NATO stava standardizzando i calibri sul potente 7,62x51mm, gli ingegneri Franchi riprospettarono l’arma per quel calibro, dando luogo all’LF-59.
Pochissimi esemplari di entrambi i tipi furono prodotti e nessuno fu probabilmente venduto sul mercato. Tuttavia, all’epoca tali progetti rappresentavano una notevole ed evidente capacità tecnologica per la Franchi.
La Franchi LF-58 era una carabina di origine italiana sicuramente influenzata dal progetto del fucile d'assalto tedesco StG 44; l'arma funzionava a recupero gas e veniva fornita con un calcio di filo pieghevole laterale simile a quello del mitra Franchi LF-57. 
L'LF-58 fu sviluppato in concorrenza con il modello Beretta 57.  Nonostante la standardizzazione della cartuccia NATO 7.62x51, lo sviluppo della cartuccia NATO continuò nell'ipotesi che la cartuccia NATO avrebbe richiesto un po' di tempo per raggiungere l'uso su larga scala. La LF-58 non fu mai stata messa in produzione di massa e non fu mai stata utilizzata al di fuori dei test.
La carabina Franchi LF58 nacque come arma a tiro selettivo a recupero di gas; il pistone del gruppo presa gas, a lunga corsa, era ubicato al di sopra della canna.
Quando il proiettile superava il foro di spillamento dei gas, ad una distanza di circa 200 mm dalla bocca, una parte dei gas veniva dirottata verso un cilindro dove, espandendosi, spingeva indietro un pistone. Il pistone era parte integrante dell'asta di armamento e del porta otturatore. Due camme erano ricavate nel porta otturatore, e nell'arretrare esse impegnavano due alette di chiusura presenti sull'otturatore: le alette si sollevavano completamente e svincolavano l'otturatore solo quando la pressione dei gas era scesa a livelli di sicurezza, e l'otturatore poteva continuare ad arretrare liberamente assieme al porta otturatore.
La carabina Franchi LF 58 incorporava una caratteristica unica per ridurre la cadenza di tiro nel fuoco automatico, poiché ricorreva ad meccanismo costituito da una coppia di cani.
Alla pressione del grilletto il primo cane cadeva, ed al termine della sua corsa, lungo un arco di circa 90°, liberava un secondo cane posto alla sua destra, ed è il secondo cane che colpisce il percussore.
In tal modo il tempo di percussione veniva ad essere raddoppiato, e la cadenza ridotta a soli 520 colpi al minuto.
Grazie a questa ridotta cadenza, la carabina Franchi LF58 poteva essere controllata facilmente nel fuoco automatico: anche un tiratore privo di addestramento poteva tirare con precisione delle lunghe raffiche.
La Franchi LF 58 fu realizzata in un numero ridotto di esemplari, in diverse  versioni sperimentali, la più comune delle quali aveva il calcio pieghevole, ed un mirino collocato all'altezza della presa di gas.
L’alimentazione avveniva attraverso caricatori identici a quelli della carabina M1, che potevano essere riempiti con colpi singoli, o a mezzo di lastrine da 10 colpi.

Il Fucile d’assalto FRANCHI LF 59

Non si comprese che il calibro 7,62 mm NATO si era imposto definitivamente, vennero intraprese intense sperimentazioni per produrre un'arma in tale calibro: il nuovo Beretta BM 59 in calibro 7,62 x 51 era la conversione del fucile M1 Garand, mentre la Franchi, per la nuova arma automatica, preferì basarsi su di un progetto completamente nuovo che ricordava esternamente il FAL Belga, ma il Franchi LF 59, prodotto all'inizio del 1959, fu effettivamente un'arma di concezione originale derivata dalla carabina LF58.
Il Franchi LF 59 non utilizzava il pistone a corsa breve utilizzato dal FAL belga, ma ne utilizzava uno a corsa lunga: quando il proiettile supera il foro di spillamento dei gas, nella parte superiore della canna (ad una distanza di circa 220 mm dalla bocca), una parte dei gas si espandeva in una camera contro la testa di un pistone spingendolo indietro. Il pistone era parte integrale dell'asta di armamento e del porta otturatore cosicché, muovendosi il pistone impegnava due camme presenti sull'otturatore: quando la pressione dei gas scendeva a livelli di sicurezza, l'otturatore veniva svincolato dalla scatola di culatta e arretrava liberamente assieme al porta otturatore.
Il vincolo tra otturatore e carcassa era realizzato in modo diverso e più semplice rispetto a quanto avveniva nella carabina LF58; la differenza stava nella molla di recupero, che era racchiusa in una custodia tubolare che rientrava telescopicamente nel porta-otturatore.

Le armi erano simili nell’impostazione generale, e, più specificatamente, nella:
  • presenza di uno sportellino caricato da una molla sulla finestra di espulsione;
  • manetta di armamento posta sul lato sinistro dell’arma;
  • fermo del serbatoio posto davanti alla guardia del grilletto;
  • avviso di arma scarica attivato dalla suola dell’elevatore;
  • selettore di tiro a traversino passante, posto sopra il grilletto;
  • sicurezza, posta anch’essa sopra il grilletto.

Il fucile d'assalto Franchi LF 59 utilizzava lo stesso sistema della carabina LF58 per ridurre la cadenza di tiro che era pari a 580 colpi al minuto, molto più bassa di quella di altri fucili dello stesso calibro.
A differenza di questi, l'arma era controllabile anche tirando raffiche prolungate.
L’LF59 era un'arma molto robusta ed efficace, aveva meno componenti della carabina LF58 e utilizzava gli stessi caricatori da 20 colpi del fucile M14.
L’arma automatica venne fabbricata in piccole quantità, ed in varie versioni.
I costi di produzione erano comunque molto elevati, e questa fu una delle ragioni per cui il Beretta BM 59 non trovò concorrenti nella gara per essere adottato dall’Esercito Italiano.

(Web, Google, Wikipedia, Exordidanza, GunsReview, American Rifleman, Ugo Venturoli, You Tube)




















2 commenti:

  1. Leggo un tag "ezordidanza": immagino si riferisca al sito www.exordinanza.net?

    Nel caso ringrazio per la citazione, anche a nome del Dott. Venturoli.

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